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"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Perché questa può essere una rivoluzione diversa per l’Iran: le manovre di Pahlavi e le mosse americane. I due scenari

di Andrea Nicastro – Corriere della Sera – 10 Gennaio 2025

La nostalgia monarchica si somma alle altre frustrazioni ma questo non basta per far cadere il regime

Non ci si accorge subito quando comincia una rivoluzione. Il giorno della presa della Bastiglia, Luigi XVI era a caccia come sempre e quando scese da cavallo sul diario scrisse «niente». Ieri la Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamanei, è comparso come sempre al suo pubblico di donne in chador nero e uomini in grigio. 

Nelle strade i suoi sgherri tagliano internet, sparano ai manifestanti e li arrestano, eppure Khamenei ha detto che «quel mucchio di vandali vuole solo fare un favore a Trump». Forse un giorno gli storici dovranno spiegare la miopia di chi non capisce di avere i giorni contati. Forse no. 

L’Iran è sull’orlo del collasso almeno dal 2009, quando milioni di iraniani contestarono i brogli elettorali. Allora il sistema poteva riformarsi, ma decise di stroncare la protesta. Il candidato sconfitto è tutt’oggi agli arresti domiciliari. Ora il regime è ancora meno popolare, azzoppato da decenni di sanzioni economiche e indebolito dalle vittorie israeliane. La caduta prima o poi arriverà, ma chi sarà decisivo? 

Rispetto alle proteste degli anni scorsi questa ha il vantaggio di saldare la contestazione politica a quella economica. Sfilano assieme poveri, studenti e «bazarì», commercianti. Era successo di rado. In più è comparso un terzo attore: le minoranze. 

Gli scontri sono stati più sanguinosi nelle regioni a prevalenza curda, azera e araba. Mahsa Amini, la ragazza da cui era partita la rivolta del movimento «Donna, Vita, Libertà», era curda. Disoccupati, classe media e minoranze assieme hanno più possibilità di prendere il carcere di Evin, come i francesi presero la Bastiglia. 

Il regime però resta forte. Ha apparati fedeli e una penetrazione economica tale da ricattare i padri di famiglia. Tieni tuo figlio a casa o perderai il lavoro. C’è anche un altro angolo da cui guardare la crisi. La Repubblica Islamica è nemica degli Stati Uniti e di Israele sin dalla nascita nel 1979. Ostilità pienamente ricambiata. Il progetto di esportazione dell’Islam sciita è un pericolo «esistenziale» per Israele e strategico per gli Usa. Gli ayatollah inseguono proseliti tra i sunniti che gli Usa preferiscono divisi. E lo fanno difendendo la causa palestinese che per Israele è l’incubo. Il tentativo di rivolta avviene in questo contesto, non in un’ampolla sigillata. Per gli ayatollah è più pericoloso. 

La Casa Bianca sa di non poter invadere l’Iran. Dopo l’esperienza dell’Iraq e dell’Afghanistan, non vuole morti americani all’estero. Anche l’idea della proxy war, la guerra fatta combattere a qualcun altro, è fallita dopo 10 anni di scontri tra Iraq e Iran. Il presidente Trump ha annunciato una linea rossa: se la repressione sarà sanguinosa, le «meravigliose armi americane» difenderanno gli insorti. Tradotto: bombe.

Negli anni passati i dissidenti iraniani hanno osteggiato l’ipotesi. La premio Nobel Shirin Ebadi è rimasta ferma sulla «non interferenza», ma la protesta 25-26 è diversa anche sotto questo aspetto. Reza Ciro Pahlavi, il figlio dell’ultimo scià, è più ambiguo sull’intervento straniero. Esule tra Los Angeles e Parigi, lancia appelli online alla rivoluzione, ha un seguito rilevante tra gli expat e in strada si sentono cori chiedere il suo ritorno.

Il 13 gennaio secondo influencer trumpiani sarà a Mar-a-Lago, la reggia di Trump in Florida. Si proporrà per guidare la transizione a un presidente piuttosto scettico. La nostalgia monarchica si somma alle altre frustrazioni per far cadere il regime. Basterà? No. Ci vuole altro. 

Due gli scenari: quello libanese-venezuelano e quello siriano. Il primo è un mix di intelligence e cacciabombardieri per individuare ed eliminare i vertici del nemico. L’ha sperimentato Israele contro i filo iraniani di Hezbollah in Libano e l’ha «americanizzato» Trump con il rapimento del presidente venezuelano Maduro. Via la «testa del serpente», la speranza è che il corpo cambi atteggiamento. Senatori americani parlano apertamente di «uccidere Khamenei».

Trump non si pone limiti di legalità. Il secondo scenario prevede di finanziare e armare qualsiasi gruppo ostile al regime. In Siria il sistema è costato 650 mila morti, ma alla fine il dittatore se n’è andato. In Iran sperano che la storia, per loro, sia diversa.

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Pensieri sui Vangeli Festivi: Battesimo del Signore – di Padre Livio

Vangelo

Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 3,13-17
 
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore.

IL MIRACOLO DELLA CONVERSIONE – Catechesi di P. Livio – Puntata 30

Preparazione alla Confessione nel Tempo di Natale

🔴LIVE🔴 🙏🚗⛪️🔔PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – ITINERARI CON P.LIVIO– puntata 34~ #MONTFORT : SAN LUIGI MARIA GRIGNON (seconda parte)

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🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: LE TROMBE DELL’APOCALISSE – Puntata 9🙏

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MEDJUGORJE CON LA NEVE

DA RADIO MARIA IN TERRASANTA

La Santa Messa Presieduta da Sua Ecc. Mons. Eyad El Twal, Vicario patriarcale dei latini in Giordania, nel luogo del Battesimo di Gesù sul Giordano, in occasione del pellegrinaggio annuale dei cattolici al Giordano.
Presenti il Nunzio Apostolico in Giordania, Sua Ecc. Mons. Giovanni Pietro Dal Toso e Andrea Tornielli, Direttore editoriale Dicastero Comunicazione.
Tutta la celebrazione è stata trasmessa in diretta dallo studio mobile di Radio Maria in Giordania.

DA RADIO MARIA UCRAINA

Poco fa un drone russo “Shahed” ha colpito questo edificio nei dintorni.
In questo video si può vedere il punto dell’impatto del drone “Shahed”

ALEPPO (SIRIA) CHIEDE PREGHIERE

Ciao.
Mi chiamo Maria Makokji, e sono volontaria di Radio Maria ad Aleppo.
Vi parlo dalla mia città, Aleppo: una città in cui il dolore è diventato parte della nostra vita quotidiana.
Negli ultimi tre giorni abbiamo vissuto ore indescrivibili. I bombardamenti e gli attacchi aerei non si sono mai fermati. Le esplosioni hanno fatto tremare la terra sotto i nostri piedi. Ma, onestamente, il dolore più grande non è stato solo il rumore delle bombe: è stato quello che abbiamo sentito nel cuore.
Oggi ho 24 anni, ma durante questi bombardamenti mi sono sentita come se ne avessi di nuovo 10. Ho provato la stessa paura che mi stringeva il cuore quando ero bambina, quattordici anni fa. Sono bastati tre giorni per riaprire ferite che credevamo guarite, per far riaffiorare ricordi dolorosi dai quali abbiamo cercato di fuggire per tutta la vita.
La guerra che stiamo vivendo oggi non è solo una guerra di distruzione. È una guerra che mette a dura prova i nostri nervi, i nostri sogni, il nostro futuro. Mi spezza il cuore guardare i bambini, perché rivedo la mia infanzia riflessa nei loro occhi: la stessa paura, la stessa angoscia che portavo nel cuore.
Aleppo è stanca, e anche noi siamo stanchi. Tutto ciò che desideriamo è vivere in pace. Vogliamo poter dormire senza chiederci se ci sveglieremo domani.
Chiedo a tutti coloro che ascoltano Radio Maria di ricordare Aleppo nelle vostre preghiere. State con noi, siate la nostra voce, mentre cerchiamo di tornare a vivere con dignità e sicurezza.

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