Con gioia comunichiamo la promulgazione del Decreto che istituisce uno speciale Anno Giubilare in commemorazione dell’ottavo centenario del transito di San Francesco d’Assisi. Sua Santità Papa Leone XIV ha stabilito che, dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027, si celebri questo Anno di San Francesco, durante il quale tutti i fedeli cristiani sono invitati a seguire l’esempio del Santo di Assisi, diventando modelli di santità di vita e testimoni instancabili di pace. La Penitenzieria Apostolica concede l’indulgenza plenaria, alle consuete condizioni, a quanti parteciperanno devotamente a questo straordinario Giubileo, che rappresenta un’ideale continuazione del Giubileo Ordinario del 2025.
Questo Anno giubilare è rivolto in modo particolare ai membri delle Famiglie Francescane del Primo, Secondo e Terzo Ordine Regolare e Secolare, così come agli Istituti di vita consacrata, alle Società di vita apostolica e alle Associazioni che osservano la Regola di San Francesco o si ispirano alla sua spiritualità. Tuttavia, la grazia di questo anno speciale si estende anche a tutti i fedeli, senza distinzione, che, con l’animo distaccato dal peccato, visiteranno in forma di pellegrinaggio qualsiasi chiesa conventuale francescana o luogo di culto dedicato a San Francesco in qualunque parte del mondo. Gli anziani, i malati e quanti, per gravi motivi, non possono uscire di casa, potranno ugualmente ottenere l’indulgenza plenaria unendosi spiritualmente alle celebrazioni giubilari e offrendo a Dio le loro preghiere, i loro dolori e le loro sofferenze.
In questo tempo di celebrazione, che corona otto secoli di memoria francescana, invitiamo cordialmente tutti i fedeli a prendere parte attiva a questo eccezionale Giubileo. Il luminoso esempio di San Francesco, che seppe farsi povero e umile per essere un vero alter Christus sulla terra, ispiri i nostri cuori a vivere nella carità cristiana autentica verso il prossimo e con sinceri desideri di concordia e di pace tra i popoli. Sulle orme del Poverello di Assisi, trasformiamo la speranza che ci ha resi pellegrini durante l’Anno Santo in fervore e zelo di carità operosa. Questo Anno di San Francesco sia per ciascuno di noi un’occasione provvidenziale di santificazione e di testimonianza evangelica nel mondo contemporaneo, a gloria di Dio e per il bene di tutta la Chiesa.
Condizioni per ricevere l’Indulgenza
(per sé o per i defunti)
Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti); Partecipazione alla Messa e Comunione eucaristica; Visitare in forma di pellegrinaggio qualsiasi chiesa conventuale francescana o luogo di culto dedicato a San Francesco in qualunque parte del mondo, dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del Credo, per riaffermare la propria identità cristiana; La recita del Padre Nostro, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo; Una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
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Coltivare l’identità cristiana
Nel mondo post-cristiano, che ha rinnegato Gesù Cristo, dominano ideologie di vario genere, che trovano il loro denominatore comune nell’avere posto l’uomo al posto di Dio.
Quando parliamo di Dio intendiamo il Dio Creatore e Redentore, il Dio della pace e dell’amore, che si è manifestato in Gesù Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza.
L’ideologia modernista dell’uomo al posto di Dio ha conquistato il mondo, nel quale l’uomo si è messo al posto del Creatore e ha fatto di sé stesso un idolo da adorare.
Si ripropone nel nostro tempo il peccato dei progenitori dell’umanità, che hanno preferito sé stessi a Dio e lo hanno disprezzato, seguendo l’invito del serpente antico, peccatore fin dal principio.
Le ideologie anticristiane, che dominano il mondo moderno, sono la proliferazione di questo atteggiamento di superbia e di invidia che porta l’uomo alla perdizione, come già accaduto al demonio.
Il cristiano, che non coltiva la fede e la preghiera, corre il rischio fatale di essere inquinato da questo veleno ideologico che porta alla morte eterna.
Oggi è vitale per il cristiano coltivare la propria identità, che consiste nella fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio e Redentore del mondo, nell’accoglienza del suo amore e della sua luce di verità e nell’appartenenza alla Chiesa nella quale Cristo è vivo e dona la vita.
Stamane nella Cappella Sistina Papa Leone XIV ha presieduto la Messa nella festa del Battesimo del Signore, durante la quale ha battezzato alcuni bambini.
Di Marco Mancini
Città del Vaticano, domenica 11 gennaio 2026, 9:58 (ACI Stampa).
Proseguendo una ormai lunga tradizione, stamane nella Cappella Sistina Papa Leone XIV ha presieduto la Messa nella festa del Battesimo del Signore, durante la quale ha battezzato alcuni bambini.
“Quando il Signore entra nella storia – ha osservato il Papa nell’omelia – viene incontro alla vita di ciascuno con cuore aperto e umile. Egli cerca il nostro sguardo con il suo, pieno d’amore, e dialoga con noi rivelandoci il Verbo della salvezza. Fatto uomo, il Figlio di Dio realizza per tutti una possibilità sorprendente, che inaugura un tempo nuovo e inatteso persino dai profeti”.
“Come luce nelle tenebre – ha aggiunto – il Signore si fa trovare lì dove non ce lo aspettiamo: è il Santo tra i peccatori, che vuole abitare in mezzo a noi senza tenere le distanze, anzi, assumendo fino in fondo tutto quel che è umano”.
Si adempie – ha proseguito Papa Leone – la giustizia di Dio “che nel battesimo di Gesù opera la nostra giustificazione: nella sua infinita misericordia, il Padre ci fa giusti per mezzo del suo Cristo, l’unico Salvatore di tutti”.
“Colui che viene battezzato da Giovanni nel Giordano – ha spiegato ancora il Pontefice- fa di questo gesto un segno nuovo di morte e risurrezione, di perdono e comunione. Ecco il Sacramento che celebriamo oggi per questi bambini: poiché Dio li ama, essi diventano cristiani, nostri fratelli e sorelle”.
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“I figli, che ora tenete in braccio, sono trasformati – ha scandito – in creature nuove. Come da voi genitori hanno ricevuto la vita, così ora ricevono il senso per viverla: la fede. Quando sappiamo che un bene è essenziale, subito lo cerchiamo per coloro che amiamo. Chi di noi, infatti, lascerebbe i neonati senza vestiti o senza nutrimento, nell’attesa che scelgano da grandi come vestirsi e che cosa mangiare? Se il cibo e il vestito sono necessari per vivere, la fede è più che necessaria, perché con Dio la vita trova salvezza”.
“Verrà il giorno in cui diventeranno pesanti da tenere in braccio; e verrà anche il giorno in cui saranno loro a sostenere voi.
Il Battesimo, che ci unisce nell’unica famiglia della Chiesa, santifichi in ogni tempo tutte le vostre famiglie – ha concluso – donando forza e costanza all’affetto che ci unisce. I gesti che tra poco compiremo ne sono bellissime testimonianze: l’acqua del fonte è il lavacro nello Spirito, che purifica da ogni peccato; la veste bianca è l’abito nuovo, che Dio Padre ci dona per l’eterna festa del suo Regno; la candela accesa al cero pasquale è la luce di Cristo risorto, che illumina il nostro cammino”.
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Papa Leone XIV: “Il Battesimo è luce, riconciliazione e porta del Cielo”
Al termine dell’Angelus il Papa ha pregato per Siria, Iran e Ucraina
Papa Leone XIV | | Vatican Media
Di Marco Mancini
Città del Vaticano , domenica, 11. gennaio, 2026 12:14 (ACI Stampa).
“La festa del Battesimo di Gesù, che oggi celebriamo, dà inizio al Tempo Ordinario: questo periodo dell’anno liturgico ci invita a seguire insieme il Signore, ascoltare la sua Parola e imitare i suoi gesti d’amore verso il prossimo. È così che confermiamo e rinnoviamo il nostro Battesimo, cioè il Sacramento che ci fa cristiani, liberandoci dal peccato e trasformandoci in figli di Dio, per la potenza del suo Spirito di vita”. Lo ha detto stamane il Papa, introducendo la preghiera mariana dall’Angelus.
Nell’episodio del Battesimo di Gesù – ha osservato Leone XIV – “tutta la Trinità si fa presente nella storia: come il Figlio discende nell’acqua del Giordano, così lo Spirito Santo discende su di Lui e, attraverso di Lui, ci viene donato quale forza di salvezza”.
“Dio- ha spiegato ancora Papa Leone – non guarda il mondo da lontano, senza toccare la nostra vita, i nostri mali e le nostre attese! Egli viene in mezzo a noi con la sapienza del suo Verbo fatto carne, coinvolgendoci in un sorprendente progetto d’amore per l’intera umanità. Nella sua santità il Signore si fa battezzare come tutti i peccatori, per rivelare l’infinita misericordia di Dio. Il Figlio Unigenito, nel quale siamo fratelli e sorelle, viene per servire e non per dominare, per salvare e non per condannare”.
“E’ il Cristo redentore: prende su di sé quello che è nostro, compreso il peccato, e ci dona quello che è suo, cioè la grazia di una vita nuova ed eterna. Il sacramento del Battesimo – ha concluso il Papa – realizza quest’evento in ogni tempo e in ogni luogo, introducendo ciascuno di noi nella Chiesa, che è il popolo di Dio, formato da uomini e donne di ogni nazione e cultura, rigenerati dal suo Spirito. Dedichiamo allora questo giorno a fare memoria del grande dono ricevuto, impegnandoci a testimoniarlo con gioia e con coerenza. Proprio oggi ho battezzato alcuni neonati, che sono diventati nostri nuovi fratelli e sorelle nella fede: quant’è bello celebrare come un’unica famiglia l’amore di Dio, che ci chiama per nome e ci libera dal male! Il primo dei Sacramenti è un segno sacro, che ci accompagna per sempre. Nelle ore buie, il Battesimo è luce; nei conflitti della vita, il Battesimo è riconciliazione; nell’ora della morte, il Battesimo è porta del cielo”.
“Come ho già accennato – ha proseguito Leone XIV prima di concludere l’Angelus – questa mattina secondo la consuetudine della festa del Battesimo di Gesù battezzato alcuni neonati figli di dipendenti della Santa Sede. Ora vorrei estendere la mia benedizione a tutti i bambini che hanno ricevuto o riceveranno il battesimo in questi giorni a Roma e nel mondo intero, affidandoli alla materna protezione della Vergine Maria: in modo particolare prego per i bimbi nati in condizioni più difficili sia di salute sia per i pericoli esterni”.
Il pensiero del Papa si è poi esteso a Iran e Siria: “auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace perseguendo il bene comune dell’intera società”.
Infine “in Ucraina nuovi attacchi particolarmente gravi indirizzati soprattutto a infrastrutture energetiche proprio mentre il freddo si fa più duro colpiscono pesantemente la popolazione civile. Rinnovo l’appello a cessare le violenze e a intensificare gli sforzi per arrivare alla pace”.
La “dottrina Donroe”, enunciata da Trump, ormai corrisponde perfettamente ai principi del Russkij Mir di Putin: gli Usa come la Russia valutano quanto i Paesi del proprio spazio di competenza, sia esso il doppio continente americano o lo spazio eurasiatico ex-sovietico, siano da controllare, conquistare, invadere e sfruttare.
L’operazione americana a Caracas ha suscitato reazioni contrastanti in Russia, a cominciare dall’invidia di Putin nei confronti di Trump, per essere riuscito in due ore a fare quello che a lui non riesce da quattro anni, e cioè catturare e annientare il leader “ucronazista” Zelenskyj ed esibirlo al mondo come è accaduto con il dittatore “narcotrafficante” Maduro.
L’ex-presidente Dmitrij Medvedev ha invece espresso, con il suo solito gergo esagitato, un avvertimento ai “compagni del Pindostan”, come venivano chiamati sprezzantemente gli americani ai tempi sovietici: “adesso non potrete più rimproverarci di nulla, neanche formalmente”, visto che “la squadra di Trump si cura soltanto dei propri interessi, in modo cinico e violento”.
Insomma, la “dottrina Donroe”, enunciata da Trump per difendere gli ideali Maga, ormai corrisponde perfettamente ai principi del Russkij Mir di Putin: gli Usa come la Russia valutano quanto i Paesi del proprio spazio di competenza, sia esso il doppio continente americano o lo spazio eurasiatico ex-sovietico, siano da controllare, conquistare, invadere e sfruttare, e nessuno si deve intromettere, soprattutto i debosciati dell’Europa.
I pindosy americani dei tempi sovietici erano ancora prima i greci dei tempi zaristi, accusati di “degradazione morale” già nell’Ottocento, essendo anche gli avversari per la difesa della vera fede ortodossa, e non a caso la guerra russa in Ucraina è stata provocata anche dallo scisma con il patriarcato di Costantinopoli. Nella lingua neogreca pindos vuol dire in effetti “stagno puzzolente”, tutto ciò di cui ci si deve liberare e ripulire.
Nella greve ironia di Medvedev traspare peraltro anche un certo senso di soddisfazione, del tipo “avete visto che adesso ci imitano tutti”, dando alla Russia la convinzione di essere riusciti a tornare a dirigere il mondo come ai bei tempi della guerra fredda.
Tra Ucraina e Venezuela si consuma quindi la fine del globalismo del trentennio post-sovietico, dal 1992 delle riforme liberali di Eltsin al 2022 dell’operazione speciale di Putin; col 2026 delle conquiste di Trump, inizierebbe una nuova era di divisione del mondo tra i vari imperatori, da Trump a Putin fino a Xi Jinping.
Ora si capisce meglio perché sia stata vietata ufficialmente la parola “guerra” nel linguaggio pubblico della Russia, tanto che nei testi voina si deve scrivere v***na con gli asterischi, altrimenti si rischiano forti multe: la guerra è soltanto un “ideale religioso” che viene proclamato dal patriarca di Mosca Kirill, che a Natale ha proclamato i soldati “uomini santi che agiscono per conto di Dio”, mentre quello che sta avvenendo è un’operazione davvero “speciale”, di cui la conquista militare è solo la facciata, mentre il vero fine è una nuova definizione dei rapporti tra gli uomini e gli Stati, un nuovo mondo tutto ancora da risistemare.
Siamo davvero soltanto all’inizio, e le farsesche trattative per la pace in Ucraina perdono sempre più di significato, lasciando tutto lo spazio alle compravendite del petrolio, dei territori e dei ghiacci eterni che ormai si sciolgono, come quelli della tanto ambita Groenlandia, la nuova “ucraina” che segna il confine artico degli imperi.
Trump ha imposto alla presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez, sottoposta al suo pieno controllo, di tagliare ogni rapporto commerciale e finanziario con la Russia e la Cina, che hanno quindi elevato la loro protesta nelle stanze ormai ammuffite del Consiglio di sicurezza dell’Onu. I loro rappresentanti hanno chiesto di liberare Maduro, mentre gli americani rispondono che “non stiamo facendo la guerra in Venezuela, e non lo abbiamo occupato”, proprio mentre si aprivano le sedute di tribunale per presentare le accuse contro il deposto leader in catene.
Il russo Vasilij Nebenzja ha aggiunto alla seduta dell’Onu che “l’incidente” del 3 gennaio a Caracas è “un presagio del ritorno all’epoca dell’illegalità e del dominio americano imposto con la forza, del caos e dell’immoralità”, toni aggressivi della guerra fredda novecentesca, e della “guerra ibrida” del terzo millennio, ma anche un annuncio del ristabilimento dei ruoli.
Dopo aver più volte giustificato l’operazione russa in Ucraina, Nebenzja ha lamentato che “una serie di Stati” negli ultimi anni applicano le norme del diritto internazionale “in modo selettivo, a seconda delle congiunture politiche”, in pratica ognuno faccia un po’ come gli pare. Il rappresentante cinese Fu Cong ha aggiunto che Pechino “è scioccata da quanto è successo a Caracas”, condannando le “azioni unilaterali degli Usa”, anch’egli quindi rispolverando linguaggi antichi con prospettive nuove.
Del resto, le dichiarazioni minacciose abbondano da parte russa, come quella del capo della commissione della Duma per la politica informativa Aleksej Puškov, che parla delle possibili “conseguenze catastrofiche” in seguito ai proclami trionfali di Trump, “in analogia con i disastrosi interventi di Washington nel passato, attribuendosi il diritto di decidere tutto nel proprio emisfero senza riguardo per niente e per nessuno”.
Il vice-capo del comitato parlamentare per la difesa, Aleksej Žuravlev, ha proposto di rispondere all’arresto delle petroliere russe “affondando le navi americane”, e poi di colpire in Europa con i missili ipersonici Oreškin, considerando le azioni degli occidentali “equivalenti ad attacchi sul territorio russo” e vista l’euforia degli impuniti americani per l’operazione in Venezuela, l’unica risposta adeguata per fermarli è “prenderli a calci in faccia”.
Il capo degli analisti del Fondo per la sicurezza energetica della Russia, Jurij Juškov, esprime invece la preoccupazione che l’operazione speciale in Venezuela sconvolga il mercato mondiale del petrolio, “togliendo dal mercato” 500-600 mila barili al giorno, ciò che potrebbe far lievitare il prezzo fino a 65-70 dollari al barile, ma senza aggiungere che questo andrebbe del tutto a favore della Russia, costretta finora a fare sconti a tutti pur di vendere qualche barile in più, dove vengono accettati.
I primi a soffrire di questa “guerra energetica” sono peraltro gli abitanti di Cuba, che senza il petrolio venezuelano rimangono senza luce e riscaldamento, e Trump attende di aprire all’Avana la sua più grande agenzia turistica, magari insieme a quella di Gaza, nell’unione edonistica di Oriente e Occidente.
Come in effetti ricorda Ivan Preobraženskij, politologo di Radio Svoboda, “la Russia e il Venezuela si occupano insieme da anni di contrabbando del petrolio a livello mondiale”, e la Russia interviene per condannare le ingerenze negli affari interni di altri Stati “solo quando non è la Russia stessa ad interferire”.
Di solito le petroliere russe escono dai porti venezuelani con la bandiera del Ghana o di altri Stati, e ora vengono esposte le bandiere della Russia chiedendo agli americani di non toccarle, ma gli Usa ne hanno già fermate un paio nonostante la presenza di un sottomarino russo a protezione, come nei migliori film delle guerre navali.
L’estrazione di petrolio in Venezuela è da tempo limitata dalle sanzioni, e quello che riesce a produrre è appannaggio delle compagnie alleate di Russia, Iran e Cina, che ora gli Usa vogliono cacciare, magari per poi mettersi d’accordo con loro alle proprie condizioni, come già era accaduto a Panama, dove l’influsso cinese è stato allontanato senza bisogno di alcuna azione militare, ma soltanto attraverso accordi di investimenti finanziari.
La partita è aperta, anche perché per rilanciare le produzioni petrolifere venezuelane serviranno enormi investimenti a lungo termine, considerando che il petrolio di quei pozzi è di scarsa qualità, molto denso e pesante, e necessita di aggiunte di altro petrolio americano.
Il sogno di Trump è il controllo della produzione a livello mondiale, ma non è detto che questo interessi veramente alle compagnie petrolifere americane, che Trump non può costringere con metodi dittatoriali alla maniera di Putin, o degli eredi di Maduro. Neppure sarà così semplice smontare il regime di Caracas, al di là dell’incarcerazione del presidente e di sua moglie, visti gli stretti rapporti anche familiari dei Rodríguez con il clan Maduro. La sostituta del capo in catene potrebbe giocare su due fronti, mettendosi d’accordo con gli americani e mantenendo i rapporti con russi e cinesi, tenendo conto che Delcy è anche la ministra del petrolio in Venezuela.
Alla fine le mosse di Trump possono risultare favorevoli a Putin, visto che intanto hanno congelato tutte le trattative per la pace in Ucraina, che al Cremlino chiaramente non interessano. L’esclusione dagli sporchi affari con il petrolio venezuelano delle compagnie russe, a partire dalla Rosneft di Igor Sečin, il vero capo della casta economica al potere in Russia sulla vasta scala della corruzione a tutti i livelli, potrebbe finire per essere a sua volta conveniente, attribuendo alle perdite di investimenti tutto ciò che è stato rubato per anni in Venezuela.
La Russia ha comunque dimostrato di non essere in grado di aiutare i propri alleati, e la Cina si limita alle condanne formali, dimostrando che il “Sud globale” non ha alcuna reale consistenza sul palcoscenico della geopolitica mondiale, come già accaduto con il crollo del regime di Bashar al-Assad in Siria o le azioni militari di Israele e Usa in Iran. Ora si sta preparando una villa dorata per mettere a riposo l’ayatollah Khamenei vicino a quella di Assad, e non si può escludere che si chieda la consegna di Maduro per farlo riposare vicino all’ex-presidente dell’Ucraina Janukovič, facendo della periferia di Mosca il cimitero degli elefanti dei tempi passati, trofei degli imperatori del tempo attuale e della nuova divisione del mondo
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25MARIA MADRE CHE DA FORZA
Colpisce l’affermazione di Gesù: “Il Regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11,12). La violenza di cui Gesù parla è la virtù della fortezza, dono dello Spirito Santo. Senza di essa non è possibile conseguire la salvezza eterna della propria anima. Infatti gli avversari contro cui combattere sono potenti e non si arrendono mai. Il più insidioso lo portiamo dentro di noi ed è la nostra natura umana indebolita dal peccato e perennemente incline a compierlo. È un nemico con quale abbiamo a che fare in ogni momento e che non è mai domo. Anche i santi hanno dovuto combatterlo fino all’ultimo istante della loro vita. L’amore di sé al posto di Dio si insinua anche nella fase più alta del cammino spirituale, provocando rovinose cadute. L’altro nemico contro il quale siamo chiamati a lottare ogni giorno è il mondo, con le sue seduzioni, le sue false luci e le sue promesse ingannatrici. Questi due formidabili avversari, che sono sempre alleati fra loro, bastano per sottrarre al Regno di Dio numerose anime. Tuttavia, quando la loro offensiva non ottiene lo scopo, interviene il demonio, l’oscuro regista dell’impero delle tenebre, che studia i nostri punti deboli, prepara insidie, ostacola il cammino e sferra attacchi mortali.
Nessun cristiano è esentato dal combattimento spirituale che lo impegna ogni giorno della sua vita. Fra i doni di grazia che la divina Sapienza ci ha donato per riuscire vincitori, vi è la presenza vigile e costante della Madonna. Lei è la Vergine potente contro il male, che l’Altissimo ha posto al nostro fianco per difenderci contro gli attacchi del principe di questo mondo. “Il vostro nemico, il diavolo, come un leone ruggente va in giro cercando chi divorare” (1 Pt 5,8). Quale madre non accorrerebbe in aiuto del suo bambino assalito da una bestia feroce? Lo farebbe con la forza della disperazione, ben consapevole di andare essa stessa incontro al pericolo di essere sbranata. Maria è la Madre che ci può difendere con efficacia dall’attacco dei nemici. Sotto il suo manto siamo al riparo dai dardi infuocati che arrivano improvvisi da dove non avresti mai pensato. Lei protegge i suoi figli tenendoli vicini al suo Cuore immacolato. Nel medesimo tempo infonde nei loro cuori il coraggio e la forza di affrontare la battaglia in campo aperto quando è necessario.
Con Maria al fianco l’impero delle tenebre non fa paura. Satana il più delle volte vince senza combattere, perché il nostro cuore intimorito cede al primo attacco. Il nemico ostenta la sua forza, ma chi è confortato dalla Madre lo affronta con la determinazione di Davide contro Golia. Il nemico non concede mai tregue e non permette di rifiatare. La sua arma più insidiosa è quella dello scoraggiamento. La Madre ti incoraggia col sorriso anche nella sconfitta e ti esorta a riprendere la lotta con rinnovato vigore. Lei non vuole che ci illudiamo con la nostra forza. Ha bisogno della nostra umiltà per chiedere all’Onnipotente la grazia della vittoria. Quando ci vede umili e tenaci, pronti a rialzarci quando siamo caduti, ci ottiene tutti gli aiuti necessari per trionfare nella battaglia.
Maria compie le più grandi imprese con le persone apparentemente più deboli. Le schiere di Maria hanno combattuto e vinto battaglie memorabili lungo il cammino travagliato della Chiesa. Il suo stendardo non ha mai indietreggiato e i suoi figli non hanno mai voltato le spalle. La Madre, che con la sua presenza ha sostenuto il Figlio nell’immane duello contro il potere delle tenebre, è al fianco di ognuno dei suoi figli nella lotta contro il male. Lei infonde nei cuori il suo umile coraggio, la sua silenziosa resistenza, la tenace perseveranza fino alla fine. La Madonna ci insegna a non contare sulle nostre forze, ma sull’aiuto dell’Onnipotente. Chi si affida a Lei diviene lo strumento delle sue più grandi vittorie.