BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

La profezia di Sant’Antonio si è avverata….

PENSIERO QUOTIDIANO

L’Apocalisse fa parte del Credo cristiano

La Divina rivelazione e il conseguente Magistero  della Chiesa pongono all’inizio della storia umana Dio creatore e al termine la venuta di Cristo Redentore, che giudicherà il mondo secondo giustizia, dando agli uomini il premio o la pena eterna.

Nel medesimo tempo pongono al centro della storia umana l’incarnazione del Verbo, la sua opera di evangelizzazione e la sua Passione, morte e resurrezione per la salvezza del mondo.

La visione cristiana della storia è completata da un attenzione particolare, che viene da Gesù Cristo stesso, alla parte finale di questo lungo cammino di Redenzione, quando satana, sciolto dalle catene, tenterà di replicare la ribellione dell’Eden, spingendo l’umanità al rifiuto della fede e della Croce.

Il Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica  (n. 675) evoca infatti la presenza di una impostura anti-cristica che accompagna l’intero cammino della Chiesa ma che, nel tratto finale del percorso, assumerà i connotati di un vero e proprio rinnegamento della salvezza cristiana e di un ritorno alle ideologie mondane.

I segni di questo capovolgimento drammatico sono sotto gli occhi di tutti, ma si tratta di occhi accecati da una concezione della storia ormai divenuta egemone, che esclude Dio creatore e Cristo redentore, per proporre la visione di una materia eterna che genera se stessa secondo i criteri del caso e della necessità.

 Non c’è da meravigliarsi che l’umanità  neopagana proceda verso l’autodistruzione, come se fosse un elemento necessario dell’eterno ritorno della materia. C’è invece da scandalizzarsi che i cristiani  abbiamo dimenticato ciò che Dio ha rivelato e ciò che la Chiesa insegna.

L’Apocalisse infatti è la vera chiave di interpretazione del momento attuale, una fase della storia in cui satana regna, come ha rivelato la Regina della pace.

La sua presenza così straordinaria  rivela che è vicino il momento della liberazione del popolo degli umili, di coloro  che attendono dal Cielo la salvezza e la pace.

A loro accadrà quello che il grande eremita Sant’Antonio abate diceva di se stesso: « Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno, ed al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: – Tu sei pazzo! a motivo della sua dissomiglianza da loro. » 

AIUTIAMO RADIO MARIA IN SIRIA (ALEPPO – DAMASCO)

Ciao a tutti, vi mando la testimonianza di un ascoltatore siriano (ex musulmano) inviato allo studio mobile della Giordania:

Cara Radio Mariàm, sono un ascoltatore siriano e vivo in Giordania. Sono un ex musulmano, ora convertito al Cristianesimo.
Ho ricevuto il battesimo qualche anno fa. Non posso nascondere il mio grande entusiasmo nell’iniziare con voi e nel far parte di questo servizio, offrendo anche un piccolo contributo alla Chiesa, a Radio Maria, a tutti coloro che vi operano, nonché alla fede e ai fedeli, affinché io possa crescere spiritualmente, imparare e beneficiare della vostra esperienza.
Quando avrò l’opportunità di incontrarvi e di ricevere una spiegazione completa, sul funzionamento della radio, potrò comprendere meglio e individuare l’ambito in cui potrei collaborare con voi. Sono pienamente disposto a mettere a disposizione tutte le mie energie e il mio tempo, con amore, sincerità e dedizione. In qualunque ambito riterrete opportuno affidarmi un incarico, mi impegnerò al massimo e continuerò a formarmi per raggiungere il miglior livello possibile, nel dare un contributo utile e significativo, con l’aiuto di Dio.
Sono un credente, membro della Chiesa, ho seguito un percorso di formazione spirituale sotto la guida di un sacerdote, ho ricevuto il sacramento del Battesimo e frequento regolarmente la Chiesa.

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

Leone XIV e la Città di Dio

FONTE IMMAGINE: EWTN

di Roberto de Mattei – CR 1933, 14 Gennaio 2026 

Mi è capitato spesso di riferirmi a sant’Agostino e in particolare al suo capolavoro La Città di Dio. All’inizio di questo 2026, ho scritto che il De civitate Dei di sant’Agostino ci offre una chiave interpretativa della storia, che ci consente di andare oltre la lettura puramente contingente degli eventi politici ed economici e ci rimanda a un conflitto più profondo, tra opposte visioni dell’uomo e del mondo (https://www.corrispondenzaromana.it/comunismo-e-anti-comunismo-in-unora-decisiva-della-storia/). 

Sono stato colpito dunque dal discorso che il Papa ha fatto il 9 gennaio di quest’anno ai membri del Corpo diplomatico (https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/january/documents/20260109-corpo-diplomatico.html).  Un discorso che è incentrato proprio sulla Città di Dio di sant’Agostino e di cui vorrei citare i passi salienti, con le stesse parole di Leone XIV: «Ispirato dai tragici eventi del sacco di Roma del 410 d.C., – dice il Papa – Sant’Agostino scrive una delle opere più poderose della sua produzione teologica, filosofica e letteraria: il De Civitate Dei, La Città di Dio. Come ha osservato Benedetto XVI si tratta di un’“opera imponente e decisiva per lo sviluppo del pensiero politico occidentale e per la teologia cristiana della storia  (Benedetto XVI, Catechesi 20 febbraio 2008).(…) Certamente i nostri tempi sono molto distanti da quegli avvenimenti. Non si tratta solo di una lontananza temporale, ma anche di una sensibilità culturale diversa e di uno sviluppo di categorie del pensiero. Tuttavia, non si può tralasciare il fatto che proprio la nostra sensibilità culturale ha tratto linfa da quell’opera, che, come tutti i classici, parla agli uomini di ogni tempo. Agostino legge gli avvenimenti e la realtà storica secondo il modello delle due città: la città di Dio, che è eterna ed è caratterizzata dall’amore incondizionato di Dio (amor Dei)”, e “la città terrena, incentrata sull’amore orgoglioso di sé (amor sui), sulla brama di potere e gloria mondani che portano alla distruzione. Non si tratta tuttavia di una lettura della storia che intende contrapporre l’aldilà all’aldiquà, la Chiesa allo Stato, né di una dialettica circa il ruolo della religione nella società civile.

Nella prospettiva agostiniana, le due città coesistono fino alla fine dei tempi e posseggono sia una dimensione esteriore che una interiore, poiché non si misurano solo sugli atteggiamenti esterni con cui esse vengono costruite nella storia, ma anche sull’atteggiamento interiore di ogni essere umano dinanzi ai fatti della vita e agli accadimenti storici. In tale prospettiva, ciascuno di noi è protagonista e dunque responsabile della storia. In modo particolare, Agostino rileva che i cristiani sono chiamati da Dio a soggiornare nella città terrena con il cuore e la mente rivolti alla città celeste, la loro vera patria. Tuttavia, il cristiano, vivendo nella città terrena, non è estraneo al mondo politico, e cerca di applicare l’etica cristiana, ispirata alle Scritture, al governo civile. (…) Sebbene il contesto in cui ci troviamo a vivere oggi sia diverso da quello del V secolo, alcune analogie rimangono assai attuali. Come allora siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca.  

Se Sant’Agostino evidenzia la coesistenza della città celeste e di quella terrena fino alla fine dei secoli, il nostro tempo sembra piuttosto incline a negare “diritto di cittadinanza” alla città di Dio. Sembra esistere solo la città terrena racchiusa esclusivamente all’interno dei suoi confini. Ricercare solo beni immanenti mina quella “tranquillità dell’ordine” (S. Agostino, De Civ. Dei, XIX, 13), che per Agostino costituisce l’essenza stessa della pace, la quale interessa tanto la società e le nazioni quanto lo stesso animo umano, ed è essenziale per qualunque convivenza civile. Mancando un fondamento trascendente e oggettivo, prevale solo l’amor di sé fino all’indifferenza per Dio che governa la città terrena (Ibid., XIV, 28). Tuttavia, come nota Agostino, è grande l’insensatezza dell’orgoglio in questi individui che pongono nella vita presente il fine del bene e che pensano di rendersi felici da se stessi (Ibid., XIX, 4. 4).  L’orgoglio offusca la realtà stessa e l’empatia verso il prossimo. Non a caso all’origine di ogni conflitto vi è sempre una radice di orgoglio».

Qual è dunque l’insegnamento di sant’Agostino riproposto da Leone XIV? È l’insegnamento sempre attuale della Città di Dio: la consapevolezza che la storia dell’umanità è attraversata da una radicale alternativa, da due visioni del mondo e della storia inconciliabili tra loro. Da una parte vi è la visione trascendente, che riconosce Dio come principio e fine di ogni realtà e orienta a Lui non solo la vita personale, ma anche quella sociale, culturale e politica, a livello nazionale e internazionale. Dall’altra vi è la visione immanente, che rinchiude l’uomo nell’orizzonte del finito, escludendo Dio dalla storia e riducendo ogni criterio di verità, di giustizia e di bene alla misura dell’uomo stesso. La prima visione è fondata sull’umiltà, di chi non confida nelle proprie forze, ma tutto attende da Dio. La seconda visione, al contrario, nasce dall’orgoglio: dall’auto-adorazione dell’uomo che pensa e agisce come se Dio non esistesse e pretende di costruire la società prescindendo da Lui.

Tra queste visioni del mondo, tra queste due città, non c’è compromesso possibile. Sant’Agostino ci insegna che nelle epoche più drammatiche della storia, come fu il V secolo e come lo è il nostro, è doveroso abbandonare la neutralità e schierarsi, perché la vita dell’uomo e quella della Chiesa è lotta di ogni giorno e in ogni campo, ma a condizione di cogliere l’aspetto soprannaturale di questa lotta, di comprenderne il carattere religioso e metafisico. Combattere dunque, ma con lo sguardo rivolto alla Città di Dio e non a quella degli uomini; combattere, in una parola, per l’avvento del Regno di Cristo, in Cielo e in terra: un Regno che non è un miraggio, ma è l’unica meta reale e ideale per la quale valga veramente la pena vivere e, se necessario, morire. 

Pensieri sui Vangeli Festivi: II Domenica del Tempo Ordinario – di Padre Livio

Vangelo

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,29-34

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Parola del Signore

Putin usa il gelo e il buio per far cedere gli ucraini. Loro rispondono: balli, resistenza, organizzazione

Kristina Berdynskykh – Il Foglio, 17 Gennaio 2026

Kyiv vive in stato di emergenza. Ma tra tende da campeggio in casa, musica e thermos gli ucraini resistono e aspettano la primavera: “Sarà un po’ più caldo e più facile”

Kyiv. La temperatura a Kyiv oscilla fra i -14 e i -16 gradi. Fuori il freddo è penetrante e, per giunta, è buio pesto. Da quando la Russia ha bombardato la capitale ucraina il 9 gennaio, la città vive in stato di emergenza. 100 condomini sono ancora senza riscaldamento, sebbene la corrente elettrica sia già stata ripristinata in 5.900. Sono in vigore interruzioni di corrente di emergenza. La durata media è di dieci ore senza corrente, seguite da tre ore con la corrente. Spesso le interruzioni si prolungano e molte case rimangono senza corrente per 20 ore al giorno.

Quest’inverno, Vladimir Putin ha deciso di rendere Kyiv invivibile, ma ancora una volta ha sottovalutato il popolo ucraino. Durante una di queste lunghe interruzioni, la sera del 15 gennaio, i residenti di un complesso residenziale sulla riva sinistra della città hanno organizzato una festa nel loro cortile, servito vin brulé e improvvisato un dj set.

Vestiti con calde giacche invernali, cappelli e sciarpe, hanno ballato e cantato a squarciagola: “All I need is a light tonight” (tutto quello di cui ho bisogno stanotte è una luce). “Stare sedute per ore senza corrente in un appartamento freddo è incredibilmente triste”, dice Irina Krikunenko, 36 anni, residente a Kyiv. Vive sulla riva destra del fiume, nel quartiere di Obolonskyi, e ogni sera fa lunghe passeggiate sul lungofiume. Il paesaggio pittoresco e gli alberi innevati le risollevano il morale anche nel freddo gelido. “Cerco di non stare seduta a casa per lunghi periodi durante un blackout. Vado al lavoro, a vedere il balletto e incontro gli amici”, racconta al Foglio. Krikunenko vive al 13° piano di un edificio di 19 piani. Senza corrente, gli ascensori non funzionano. Tornare a casa a piedi non è un problema per lei, ma per i residenti anziani che vivono ai piani alti è una vera sfida. Per questo, i vicini hanno posizionato degli sgabelli sui pianerottoli di ogni piano. “Così i pensionati possono sedersi e prendersi una pausa”, spiega. I residenti comunicano tra loro online. Ogni volta che arriva un elettricista, qualcuno pubblica subito un messaggio.

 Ma a volte la corrente dura solo un’ora o due, e poi la chat si riempie di altri messaggi. “Un vicino scrive: ‘Non ho finito di cucinare il borscht’. E un altro: ‘La mia lavatrice non ha finito il lavaggio’”, Irina cita alcuni esempi fra i messaggi che riceve in chat. Afferma che trovarsi in una situazione estremamente difficile ha reso le persone più compassionevoli, e molte si sono offerte di aiutare. 

Per esempio, gli amici nel suo palazzo hanno comprato contenitori di acqua potabile da usare in caso di interruzioni idriche e le hanno detto che erano lì anche per lei. Vladislav Faraponov, 28 anni, direttore del think tank American Studios, ha recentemente avuto un figlio di due mesi. Subito dopo la sua nascita, lui e sua moglie hanno iniziato a prepararsi per eventuali blackout. Hanno una centrale elettrica portatile nel loro appartamento, oltre a lampade che possono essere ricaricate da un power bank e da una lampada a batteria. Quando si svegliano la mattina, scaldano subito l’acqua per tre thermos: uno con il tè e due con acqua bollente. Crede che la cosa più importante ora sia il sostegno reciproco all’interno della famiglia e un chiaro accordo per cui chi rimane a casa quando torna la corrente, collega immediatamente tutto e lo carica. “Quando la situazione di riscaldamento e luce era completamente disperata, siamo andati a dormire da parenti”, racconta. E’ uno scenario comune a Kyiv. Chi è più accogliente invita amici e conoscenti che si trovano in situazioni peggiori.

I pensionati che vivono soli stanno affrontando il momento più difficile. I loro problemi quotidiani sono quelli che si conoscono meno. Per questo motivo, la città ha aperto 1.200 “punti dell’invincibilità” al chiuso e all’aperto, dove le persone possono riscaldarsi e ricaricare i propri dispositivi. A questo scopo, sono state allestite grandi tende arancioni nelle zone residenziali. Dentro all’appartamento della famosa cantante ucraina Sasha Koltsova, la temperatura è di soli 6 gradi. Ha già installato la pellicola a bolle d’aria sulle finestre per ridurre la dispersione di calore, ma non basta. “La stanza è grande e non riesco a riscaldarla completamente”, racconta al Foglio. Così, in una delle stanze, ha montato una tenda da campeggio con un materasso, una coperta normale e una coperta termica. E ora dorme lì. All’interno della tenda, la temperatura va dai 12 ai 15 gradi. Il kit di base che consiglia a tutti è: biancheria intima termica, un sacco a pelo, una tenda, un thermos e un fornello a gas portatile (molte case di Kyiv hanno fornelli elettrici).

Irina Krikunenko ammette di dormire sotto quattro strati: due piumoni e due coperte. “Cammino per la stanza con calzamaglie calde, pantaloni di lana, due paia di calzini, due maglioni e un cardigan”, dice. Non ha una stazione di ricarica portatile, ma ha tantissime candele. “Le accendo tutte e creo una bellissima atmosfera romantica”, aggiunge Irina, con allegria. Il 16 gennaio, il ministro dell’Energia Denys Shmyhal ha invitato le aziende a spegnere la luce delle pubblicità esterne e la città a spegnere i lampioni. Questo significa che i viali di Kyiv saranno presto immersi in un’oscurità ancora maggiore. “Illuminazione stradale e dei parchi, insegne e lucine: niente di tutto ciò ha importanza se le persone non hanno abbastanza elettricità”, ha detto. Ma nonostante i blackout, la stanchezza intensa e le difficoltà quotidiane, gli ucraini non si disperano. “Aspettiamo la primavera; sarà un po’ più caldo e più facile”, spera Faraponov.

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Sant’Antonio


Nome: Sant’ Antonio

Titolo: Abate

Nascita: 12 gennaio 251, Eraclea (Egitto Superiore)

Morte: 17 gennaio 356, Tebaide (Alto Egitto)

Ricorrenza: 17 gennaio

Tipologia: Memoria liturgica

Protettore:
degli animali domestici, dell’ agricoltura, degli allevamenti, degli allevatori, dall’ herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio), dei macellai, dai morbi contagiosi, dalla peste, dallo scorbuto

Luogo reliquie: Chiesa di San Trofimo

Antonio nacque presso Eraclea (Egitto Superiore) nel 251 da nobili genitori, ricchi e timorati di Dio, i quali si presero grande cura di educarlo cristianamente. A soli diciotto anni li perdette, rimanendo egli custode di una piccola sorella e possessore di considerevoli ricchezze.

Ma la voce di Dio non tardò a farglisi sentire, era orfano da appena sei mesi, quando in chiesa sentì leggere le parole di Gesù: « Se vuoi essere perfetto, vendi quanto hai, e dallo ai poveri, così avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi ».

Antonio le prese come dette a se medesimo: andò a casa, distribuì le sue sostanze ai poveri, riservandosene solamente una piccola porzione pel mantenimento suo e della sorella. Poco dopo avendo udito le altre parole di Gesù: « Non vi prendete fastidio del domani », diede ai poveri anche il rimanente, pose la sorella in un monastero di vergini, e lui stesso si ritirò a fare vita penitente nel deserto.

Quivi si sforzava di praticare le virtù che vedeva praticate da altri santi penitenti, nelle cui cellette spesso si recava per imparare da essi la via della perfezione. Lavorava inoltre per procacciarsi il cibo, e tutto ciò che guadagnava in più lo donava ai poveri. Ma il demonio non poteva sopportare in un tal giovane tanto ardore di perfezione, e cercò tutte le maniere possibili per distoglierlo dal suo intento; ma Antonio si raccomandava caldamente notte e giorno a Gesù, e accompagnava le preghiere con rigorosissime penitenze. Mangiava pochissimo e poverissimamente una volta sola al giorno, dormiva sulla nuda terra, e macerava in ogni modo il suo corpo: ottenne così completa vittoria sul demonio.

Dopo un po’ di tempo, pregato un amico che ogni settimana gli portasse qualcosa per cibarsi, si volle appartare maggiormente; si inoltrò nel deserto, si pose in una grotta. Quivi il demonio ricominciò a tendergli le sue insidie, ed una volta venne e lo percosse tanto, che egli fu vicino a morirne; ma benché giacesse per terra sfinito, continuò a pregare e a cantare il versetto del salmo: « Ancorché eserciti interi siano schierati contro di me, il mio cuore non temerà ». Al demonio poi ripeteva le parole di S. Paolo: « Nulla mai potrà separarmi dalla carità di Cristo ».

titolo Tentazioni di Sant’Antonio abate
autore Enea Salmeggia anno 1605

Volle poi egli segregarsi ancor più dagli uomini, e si inoltrò nel deserto giungendo ad una grande grotta; ma furono tante le istanze che alcuni gli fecero per essere suoi discepoli, che egli li accettò, ed essi incominciarono ad abitare vicino a lui.

Ai suoi discepoli il Santo raccomandava continuamente la perseveranza, la custodia del cuore, l’esortazione vicendevole, la pratica delle virtù, e il ricordo quotidiano dei Novissimi. Morì esortando i suoi monaci l’anno 356 al 17 gennaio, in età di 105 anni.

titolo I santi Antonio Abate e Paolo Eremita
autore Diego Velázquez anno 1634-1660

Un testo greco, probabilmente scritto a integrazione della Vita di Atanasio e tradotto in latino da S. Girolamo (30 set.), racconta di una visita di un S. Antonio novantenne a Paolo l’Eremita (15 gen.). Secondo il testo Antonio, che era tentato dalla vanità di credersi colui che aveva servito Dio nel deserto più a lungo e più duramente, aveva ricevuto in sogno la notizia che qualcuno lo aveva invece preceduto nel condurre questo tipo di vita. Guidato quindi da un centauro, da un satiro e da una luce celeste, dopo due giorni e mezzo di marcia giunse alla cella di Paolo. I due si abbracciarono e si salutarono per nome; poi un corvo portò loro del pane, un fatto che Paolo disse avvenire da sessant’anni. Infine disse ad Antonio che Dio lo aveva mandato per seppellirlo e che desiderava essere avvolto nel mantello che Antonio aveva ricevuto da Atanasio. Antonio fece ritorno al monastero per prenderlo, e quando ritornò alla cella di Paolo lo trovò morto in ginocchio; apparvero allora due leoni che scavarono una fossa. Questo incontro è stato raffigurato ancora prima delle tentazioni; appare infatti sulla croce di Ruthwell in Northumbria (VIII sec.) e sulle otto croci irlandesi che risalgono a prima dell’anno 1000.

FRASI DI SANT’ANTONIO ABATE

« Non appesantirti del tuo peccato, neanche con il pretesto di fare penitenza. Perché se ti fissi sul peccato, non fai altro che mettere sempre al centro te stesso » 

« Vivete come se doveste morire ogni giorno » 

« È dal prossimo che ci vengono la vita e la morte. Perché se guadagniamo il fratello, è Dio che guadagniamo; e se scandalizziamo il fratello è contro Cristo che pecchiamo. » 

« Il pessimo male dell’anima sono i desideri insaziabili di ricchezze e piaceri, uniti all’ignoranza della verità. » 

« La Pace è a prezzo della moderazione dei desideri, il nostro desiderare continuo ci riempie di agitazione. » 

« Siamo grati al medico anche per il medicamento doloroso; di fronte al patire dobbiamo esser grati a Dio; qualunque cosa ci accada è per il nostro bene. » 

« Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno, ed al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: – Tu sei pazzo! a motivo della sua dissomiglianza da loro. » 

« Vidi tutte le reti del Maligno distese sulla terra e dissi gemendo: – Chi mai potrà scamparne? E udii una voce che mi disse: – l’umiltà. » 

Un fratello disse al padre Antonio:  « prega per me! »  
L’anziano gli disse: « Non posso io avere pietà di te, e neppure Dio, se non sei tu stesso ad impegnarti nel pregare Dio. » 

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