BLOG DI P.LIVIO DIRETTORE DI RADIO MARIA

"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

🔴LIVE🔴 IL FALSARIO: LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO SATANA – PUNTATA 9


Con gli assaltatori ucraini: «Abbiamo respinto l’offensiva di primavera ma i russi sono come zombie e noi siamo stanchi di ucciderli»

di Marta Serafini – Corriere della Sera – 23 Marzo 2026

Tra i tank che hanno combattuto la guerra del Golfo e militari che non fanno una licenza da due anni

DALLA NOSTRA INVIATA

FRONTE DI ZAPORIZHZHIA – Sul comodino, due barattoli di integratori e una bomba a mano. La neve si è sciolta da poco e il campo base degli incursori della 225esima è ancora immerso nel fango ma la temperatura sta salendo. «Abbiamo respinto gli assalti del nemico per tutto l’inverno. Ne abbiamo uccisi in media 20/30 al giorno». 

Butta il fucile per terra Anton. E si toglie il giubbetto anti-proiettile. Ha 22 anni e il fisico di un lottatore pronto a spezzarti un braccio solo con lo sguardo. Sta preparando lo zaino per il corso di addestramento da testa di cuoio. «I russi ………..hanno i giubbetti anti-proiettile talmente pesanti con le piastre di ferro che quando li attacchiamo se li tolgono per scappare. E poi non hanno rispetto di sé stessi. Molti di loro non sanno nemmeno perché e dove stanno combattendo».

Anton è volontario.  Sopra la branda ha appeso la bandiera americana e la scritta God Bless America. La testa, ancora quella di un ragazzo che crede forte e giusto siano sinonimi.

Il suo comandante, Serhii, è poco più grande. Passa a salutare. Si accende la sigaretta elettronica e racconta: «Per giorni i russi hanno provato a infiltrarsi sul fronte di Huliapole. Ma ci siamo difesi». Spiega che ora usano nuove tattiche. «Entrano in gruppi di tre o quattro carichi di munizioni e razioni. Noi li chiamiamo i soldati usa e getta: i comandanti sanno che li uccideremo. Poi arrivano gli altri che raccolgono tutto e vanno avanti, magari piantano una bandiera per pochi secondi solo per mandare il video a Mosca buono solo per la propaganda. Ma sono mesi che di corpi speciali russi sul fronte non ne vediamo, hanno finito gli uomini migliori e non riescono a tenere i territori che conquistano».  

Tra i prigionieri, la lista degli stranieri si allunga. «Africani qui non ne abbiamo ancora visti. Ma nel Kursk era pieno». Una cosa però i russi la sanno fare bene. «La loro divisione di dronisti, la Rubikon, ci ha dato filo da torcere. Noi siamo più forti. Ma i loro piloti sono bravi, purtroppo, e sanno usare bene la fibra ottica».

Fronte sud est, il fronte dimenticato, quello che ha fatto la differenza. Secondo gli esperti, sebbene i combattimenti più intensi si concentrino nel Donbass, il suo destino è cruciale. È qui, nella regione che la Russia rivendica dopo i referendum farsa illegali del 2022, che la città di Zaporizhzhia, polo industriale e logistico di 700.000 abitanti, ora rischia la testa.

Un azzardo che potrebbe ribaltare il tavolo negoziale a favore di Mosca.
Lo sa il generale Sirsky, il capo di stato maggiore ucraino. Lo sa il presidente Zelensky. Lo sa Putin. Ma lo capisce Trump? E se ne rendono davvero conto gli europei mentre litigano e mentre il presidente ungherese Viktor Orbán tiene tutti bloccati?)

La strada che parte da Zaporizhzhia è costellata da case distrutte e villaggi fantasma. La sagoma della Zaporizhstal, una delle acciaierie più grandi di Europa, si prende mezzo orizzonte mentre il fumo nero copre il sole dell’alba. È il fumo della fabbrica. Due giorni fa alla stessa ora era il fumo di un grad, un missile caduto contro il centro logistico della posta. E ormai a Zaporizhzhia chi dorme più. «C’è un’aria strana. Tanti movimenti di soldati in città. Io ho paura», ci racconta un amico.

Qualche chilometro più a sud est, in direzione di Huliapole, il vice sergente Anton è al telefono vicino al suo Bradley, tank statunitense di cui tanto si è discusso ai tavoli diplomatici. «Quando ce lo hanno portato nel 2023 era color sabbia. Questo bestione ha fatto la Guerra del Golfo. Aveva ancora attaccate le patch degli americani. Lo abbiamo dovuto ridipingere e riadattare al terreno ucraino». Da quando c’è Trump alla Casa Bianca però le cose sono cambiate. «Rischiamo che ce lo richieda indietro», scherza Anton. Ma non troppo. «L’anno scorso ce ne sono arrivati 10, 3 erano inutilizzabili. E se non ci danno nuovi rifornimenti non so come riusciremo a tenere il fronte, questa primavera».

Per la prima volta dal 2022 – ha detto Zelensky – l’Ucraina ha liberato più territorio di quanto ne abbia perso, grazie a una serie di operazioni di contrattacco sul fronte meridionale. Il presidente in persona si è congratulato con gli uomini per essere riusciti a sopravvivere all’inverno peggiore degli ultimi dieci anni. E per aver resistito. Ma non solo. A febbraio, le forze ucraine hanno effettivamente condotto operazioni di contrattacco nella zona in cui il confine orientale dell’oblast di Zaporizhzhia incontra la vicina Dnipropetrovsk, area in cui le forze russe sono entrate per la prima volta alla fine dell’estate.

Nonostante i successi, l’umore della squadra di Anton non è alle stelle. Nessuno degli uomini fa una licenza da oltre un anno. «E chi lo difende il fronte se ce ne andiamo? Speriamo per Pasqua». Anton e i suoi sono scampati alla morte così tante volte che non se lo ricordano nemmeno più. «Come quella volta che eravamo in 16 su un blindato che al massimo ne porta 9, c’erano feriti, sangue dappertutto», dicono mentre lo sguardo un po’ si accende. Mostrano le ferite del carro come se fossero le loro. «Guardi qui, proiettili frammentati, questa una mina. Ma questo carro ci ha salvato decine di volte», raccontano mentre le sigarette finiscono in bocca una dopo l’altra.

Anton ha 37 anni, non ha una famiglia. Spera un giorno di farsene una. «La mia ragazza è anche lei nell’esercito. Lavora in amministrazione». Prima della guerra faceva il muratore e aveva un’auto che aveva ribattezzato Dobby come il personaggio di Harry Potter. Poi l’hanno richiamato, e ora comanda la squadra di uomini e il «suo» Bradley.

È vice sergente ma presto dovrebbe passare di grado. «Spero mi porti fortuna e che arrivi la telefonata, la sto aspettando proprio ora».
Kiev ha inviato sul fronte sud Est unità delle sue forze d’assalto e le migliori brigate come la 225esima: grandi reparti specializzati in operazioni offensive al diretto comando del generale Sirsky. È qui che arriva il flusso maggiore di uomini mobilitati.

Nella maggior parte dei casi, è vero che questi reggimenti d’assalto sono riusciti a stabilizzare le linee ucraine, ma in alcune aree, come il villaggio di Ternuvate, le forze russe sono riuscite a infiltrarsi dietro le linee ucraine, a trincerarsi e, così facendo, ad ampliare la già vasta zona grigia contesa.

All’orizzonte, le matasse di filo spinato si srotolano lungo le trincee di difesa. Vengono tutte dalla Polonia, arrivano al fronte via treno. Poi squadre di civili le sistemano, così come montano le reti anti drone che ormai proteggono tutte le strade del fronte. «Sono uomini che accettano di lavorare in cambio dell’esenzione della leva», spiega Oleksey, press officer della 225esima. I campi che un tempo erano granaio dell’Europa sono ormai una distesa infinita di denti di drago e fortificazioni.

Preme lo zar alle porte del Vecchio continente. E preme ancora più forte mentre il mondo è distratto.

Roman, capitano della 225esima Foto di Matteo Placucci)

«Miniamo ogni giorno». Roman è un geniere. Ha 38 anni, prima della guerra faceva il mobiliere. È stato richiamato. L’anno scorso Kiev e tutti gli stati europei che confinano con la Russia sono usciti dalle convenzioni anti mine data la necessità di proteggere i loro confini. Roman ha le mani grandi e sporche di grasso. Non si toglie nemmeno il giubbetto e inizia a raccontare: «Noi usiamo le Ozem-72, mine anti uomo a frammentazione. Ma non basta. I loro soldati sono così tanti, ne mandano così tanti a morire qui. I russi sono come gli zombie. E noi siamo stanchi di uccidere zombie»

MARIA DOLCE MADRE

32. MARIA MADRE CHE PERDONA

            Quale madre non è disposta a perdonare i suoi figli? Lo fa anche quando hanno commesso le colpe più gravi e le hanno inflitto i più cocenti dispiaceri. Ciò che la addolora di più è quando i figli non tornano a casa, perché si vergognano di quello che hanno fatto o perché temono di non essere accolti. Una madre aspetta impaziente che il figlio si penta e, dopo gli sbandamenti, ritorni da lei che sempre lo aspetta a braccia aperte. La Madonna è una madre che il Salvatore ci ha donato proprio nel momento in cui sulla croce invocava dal Padre il perdono per gli uomini che non sanno quello che fanno. Gesù ha voluto che sua madre si prendesse cura di una umanità lontana per attirarla al suo cuore. Maria ha ricevuto da Gesù la missione di andare a cercare i lontani, per riportarli nella sicurezza e nella pace della casa dei figli di Dio. Il suo cuore materno trepida per ogni suo figlio che si perde nei labirinti del male e non si dà pace finché non lo abbia riportato al sicuro sotto il suo manto materno.

            La Madonna è una madre esigente e non c’è da meravigliarsi se chiede ai suoi figli il massimo che possano dare. Non fanno così anche le madri terrene? Non sognano forse per i loro figli i traguardi più ambiziosi? Non era questo che la madre dei figli di Zebedeo aveva chiesto a Gesù? (cfr Mt 20,20). Maria conosce il destino di gloria che Dio ha preparato per ogni uomo ed esorta ognuno dei suoli figli a raggiungerlo, senza risparmio di sofferenze e fatiche. Nel medesimo tempo conosce la nostra fragilità esistenziale e le nostre debolezze congenite. Sa che siamo canne sbattute dal vento, che si piegano senza opporre resistenza. Sa che siamo bambini presuntuosi, che si avventurano su terreni infidi, dove il leone ruggente si aggira in cerca di chi divorare. Sa che siamo facili prede per la serpe ingannatrice, al cui sibilo siamo pronti ad accorrere e a farci inghiottire.

            Maria si addolora per i nostri sbandamenti, ma non si scandalizza, neppure per i più gravi. Lei, che è senza peccato, conosce il mistero del male del quale siamo infettati. E’ consapevole del fascino sinistro che la seduzione esercita sul cuore umano. Trepida quando varchiamo il confine della fragilità, per camminare sul terreno della malizia e della connivenza col nemico. La Madre è al corrente di tutto ciò che noi facciamo lontano da Lei. Ci vede più di quanto noi non vediamo noi stessi. La spada del dolore la trafigge quando siamo passarti a ingrossare le file di coloro che crocifiggono il Figlio. Eppure non dispera e ci attende. Qualsiasi cosa abbiamo fatto, è pronta ad accoglierci e a perdonarci. Se Giuda si fosse rifugiato  da Lei, invece di cercare l’albero della disperazione, lo avrebbe accolto come un figlio.

            Il perdono della Madonna per i suoi figli che si perdono sulle vie del male è incondizionato. E’ infinitamente più grande di ogni loro colpa. Il suo cuore materno non potrebbe respingere neppure i peccatori più incalliti. Il suo sguardo compassionevole vede quelli più lontani e nascosti e intercede per loro.  Nessuno si deve sentire dimenticato e tanto meno disprezzato. La Madre è pronta ad accogliere e ad abbracciare ogni peccatore che abbia il coraggio di decidere la via del ritorno. Il pentimento sincero è tutto ciò che la Madre ci chiede. Lei, ai piedi della croce, ha cooperato col Figlio all’opera della redenzione, ottenendoci il perdono dei peccati. Le sue lacrime lavano le nostre sporcizie e il suo cuore ci riscalda, comunicandoci coraggio e speranza.

L’abbraccio della Madre ci dà la sicurezza del perdono da parte di Dio. Il nemico, dopo averci trascinato nel fango, non si rassegna a perdere la preda. Insinua la diffidenza, il dubbio e la sfiducia nella divina misericordia. Stretti al cuore di Maria, noi siamo certi che ogni peccato ci è stato per davvero perdonato e che l’amore del Padre celeste è più grande delle nostre miserie.

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

Pensieri sui Vangeli Festivi: V Domenica di Quaresima – di Padre Livio

Vangelo

Io sono la risurrezione e la vita

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 11,1-45

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Parola del Signore. Forma breve: Gv 11, 3-7.17.20-27.33b-45 Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Parola del Signore

🔴LIVE🔴 NON PRAEVALEBUNT – PUNTATA 15: La Confessione, dove il cuore trova pace – Catechesi giovanile 2006-2007 di P. Livio


🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO – Puntata 1🙏

Loading the player...

🔴LIVE🔴 IL FALSARIO: LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO SATANA – PUNTATA 8


Quanto può durare ancora la guerra in Iran? Ipotesi e scenari, dalle truppe di terra Usa a Hormuz all’ira (contro Israele) dei Paesi del Golfo

di Guido Olimpio – Corriere della Sera – 20 Marzo 2026

Da Washington si fa più insistente la possibilità dell’invio di truppe per presidiare la fascia costiera attorno a Hormuz e occupare l’isola di Kharg. L’Arabia Saudita minaccia di intervenire, ma a quale prezzo?

Il conflitto continua ad espandersi coinvolgendo sempre di più il settore energia mentre da Washington trapelano segnali di ulteriori mosse, compreso il ricorso a forze di terra.

L’offensiva

Israele e Stati Uniti, a volte con distinguo, perseguono nella campagna per neutralizzare basi missilistiche, depositi, fabbriche belliche, bunker. Sono migliaia i raid condotti con cruise delle navi, ordigni ad alto potenziale dei bombardieri B 1 e B 52, missili dei caccia e droni. 

Gli ultimi strike nella zona di Hormuz sono considerati dagli esperti come una fase preparatoria per cercare di tenere aperto lo Stretto. La sola aviazione, però, non basta. Ed ecco i presunti piani per l’impiego di unità terrestri. Non solo il contingente dei Marines in trasferimento via nave dall’Asia ma anche truppe oggi ancora negli Usa. Fonti citate dalla Reuters rilanciano le ipotesi di azioni per presidiare la fascia costiera attorno allo Stretto, per occupare l’isola di Kharg o tre isolotti Abu Musa, Piccola e Grande Tumb, per assumere il controllo di impianti nucleari.

Quanto sia vicino questo scenario è difficile dirlo: c’è chi mette in guardia sui rischi e chi, invece, ritiene esistano possibilità di raggiungere gli obiettivi anche se sono da calcolare perdite pesanti. Il presidente ha affermato che non è sua intenzione schierare truppe ma ha poi ha subito aggiunto: «Se lo facessi non ve lo direi».  Le incognite principali però restano immutate: nessuno ha idea di quale sia lo sbocco «politico» o il progetto pensato dalla Casa Bianca. Cambio di regime? Soluzione pragmatica con un accordo? Ma soprattutto quanto durerà? The Donald ha cambiato registro tante volte e non è detto che il co-pilota Bibi Netanyahu condivida la stessa rotta. 

Il segretario del Pentagono ha dichiarato giovedì che sarà il presidente a decidere la fine. Resta la prospettiva di una crisi senza termine mentre gli esperti fanno stime sulla disponibilità di munizioni antimissile necessarie per contrastare gli attacchi dei guardiani. Anche qui c’è il solito balletto di versioni su quanto siano sufficienti le scorte. Domanda che riguarda, però, anche l’arsenale pasdaran. Il Capo di Stato Maggiore statunitense Caine ha osservato che i guardiani «hanno ancora capacità». Lo confermano le fiamme nella raffinerie di Haifa e, su un livello diverso, l’ F 35 «raggiunto» dalla contraerea e costretto ad un atterraggio di emergenza: prima volta che accade.

La difesa

Gli iraniani affermano di essere pronti e, del resto, è da anni che si preparano. Ritengono di poter sfruttare a loro vantaggio la geografia, il territorio, le difficoltà logistiche. Il Pentagono confida sulla potenza del dispositivo, sull’efficacia del martellamento delle posizioni, sul progressivo fiaccamento delle difese. I pasdaran, come previsto, si affidano a missili e droni lanciati in numero ridotto rispetto ai primi giorni però piuttosto precisi. 

La manovra non cambia: allargare i confini della guerra, far saltare la stabilità delle monarchie del Golfotenere in ostaggio il mercato petrolifero usando Hormuz e magari anche il Mar Rosso, resistere il più possibile sperando che The Donald, senza risultati immediati, si stanchi. 

Ma c’è anche un obiettivo più ambizioso: vogliono creare condizioni diverse per la regione per evitare che vi siano in futuro nuove Epic Fury. Le ostilità si fermano – è la loro parola d’ordine – solo in cambio di garanzie precise stipulate con tutti i protagonisti dello scacchiere. Naturalmente devono prima sopravvivere al micidiale taglia-erba, all’eliminazione in serie dei loro leader, allo smantellamento progressivo degli equipaggiamenti, ad un eventuale danneggiamento massiccio delle infrastrutture civili. C’è la possibilità che si apra un fronte interno animato dagli oppositori? Il regime ha agito in modo preventivo con retate massicce e impiccagioni per chiudere gli spazi alla sua maniera.

Le monarchie

Le monarchie del Golfo sono ostaggio di un conflitto che non hanno voluto. Oppure pensavano che sarebbe stato limitato. L’incursione israeliana sul sito qatarino di South Pars ha portato ad una rappresaglia ampia dell’Iran. Il Qatar ha parlato di linea rossa violata e ha ordinato l’espulsione dell’addetto militare iraniano insieme al suo staff. L’Arabia Saudita ha minacciato di intervenire mentre una fonte non ha escluso che Riad possa invocare il patto di difesa con il Pakistan, accordo che le permette di avere un ombrello atomico e missilistico.

Un eventuale intervento saudita ha comunque un prezzo
1) Riad ha già subito nel 2019 le incursioni sui suoi impianti da parte degli Houthi. 
2) Rischia di trovarsi in una morsa con «proiettili» in arrivo dall’Iran e altri dallo Yemen, sparati proprio dalla milizia sciita che, stando ad un’interpretazione diffusa, aspetta solo questo momento per unirsi alla lotta. 
3) Il restare passivi, però, non ha indotto la Repubblica islamica ad abbassare il tiro. 
4) Alla vigilia della crisi erano uscite indiscrezioni sul «doppio linguaggio» saudita con gli inviti pubblici alla Casa Bianca ad evitare l’assalto e l’incoraggiamento in segreto a scatenarlo per farla finita con la Repubblica islamica.

Ci sono però anche altri messaggi trasmessi dagli emiri. Uno insiste su un punto: la guerra – affermano – non è nell’interesse degli Usa ma risponde alle esigenze israeliane. Il Qatar ha espresso tutta la sua rabbia a Trump in persona dopo lo strike israeliano a South Pars. Un secondo messaggio raccoglie l’idea di avere Iran debolesenza però aprire le porte al caos di una seconda rivoluzione. Un terzo auspica il negoziato: il mediatore Oman se ne è fatto portavoce trovando consenso anche nel mondo degli affari degli Emirati. Che oscillano tra la volontà di preservare gli interessi economici e l’ipotesi di aderire ad una missione multinazionale per una libera navigazione attraverso Hormuz.

🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – 20/03/2026

Pagina 192 di 1280

Radio Maria ETS - Via Milano 12, 22036 Erba (Co) - CF 94023530150

Privacy policy