
Programma di Padre Livio – Martedì 24 Marzo 2026
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE:
I cinque minuti dello Spirito Santo
h. 08.55 – 09.30: UNO SGUARDO SULL’ATTUALITA’
1) 28. La mortificazione degli occhi, della lingua e della gola
+Le radici del male che sono in noi vanno sradicate
+ Per questo è necessario un esercizio quotidiano di discernimento dei desideri
+ I desideri peccaminosi vanno mortificati con la rinuncia
+ L’obbiettivo da raggiungere è un cuore puro
2) Perché Putin si sente vincitore
h. 9.30 – 9.40: VIATICO QUOTIDIANO
Pensieri sulla preghiera (88)
h. 9.40 – 10.05: I SEGRETI DI MEDJUGORJE
30) La chiesa cattolica nel tempo dei Segreti
+I Segreti riguardano soprattutto la Chiesa cattolica
+ Il momento fondamentale per la Chiesa sarà l’evento del terzo Segreto
+ Dal quarto al decimo Segreto la Chiesa dovrà testimoniare la salvezza che viene da Maria
+ La Chiesa cattolica dovrà subire una sanguinosa Via Crucis
+ I nemici cercheranno di annientarla e di sostituirla con una falsa Chiesa
+ La falsa chiesa crollerà col mondo senza Dio
+ La Chiesa cattolica trionferà con Maria
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.05: TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO
Libro di Padre Livio: Tutti e Segreti si realizzeranno (27)
BLOG: blogdipadrelivio.it
Il Papa riconosce la Cappella della Regina di Radio Maria
DAI UNA MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO
+Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano – IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574
+Conto corrente postale – N. 1 4 5 2 2 2 2 1
Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
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UNA CLESSIDRA MISSIONARIA PER AIUTARE PER RADIO MARIA BURUNDI,NEL
PAESE PIÙ POVERO DEL MONDO.ATTIVA DA APRILE 2004
Il Burundi è considerato lo stato più povero del mondo, con oltre il 70% della popolazione che vive sotto la soglia di povertà assoluta.
La povertà è legata all’agricoltura di sussistenza, all’analfabetismo e ai conflitti interni.
Molti i bambini costretti a vivere in strada.
Nonostante questo, la popolazione ha un forte resistenza. Si lotta per superare le difficoltà.
In questo contesto nasce Radio Maria Burundi
il 17 aprile 2004, nel continente africano trasmette in lingua francese, diffonde il messaggio del
Vangelo e della Regina della Pace: promuove la preghiera nel paese e programmi specifici.
Si concentra sull’evangelizzazione, la preghiera la conversione e la scuola basandosi sul volontariato.
E’ attiva nel paese con studi e trasmissioni, soprattutto sostenuta dalla nostra Radio Maria italiana.
Fondata per portare il Vangelo e promuovere pace e riconciliazione nel Paese, fa parte delle radio Maria africane create localmente con alto contenuto tecnologico. Svolge un ruolo cruciale nell’evangelizzazione e nella diffusione della cultura cristiana.
Radio Maria Burundi è stata istituita con lo scopo di diffondere il Vangelo, portando messaggi di pace, concordia e rispetto. E lotta per sopravvivere.
Si inserisce nel contesto delle Radio Maria africane, che sono gestite localmente, mantenendo il carisma originale di Radio Maria.
L’emittente Radio Maria Burundi è attiva nella comunità locale, coinvolgendo giovani e famiglie nelle sue attività.
e’ nota per le sue trasmissioni di preghiera e per seguire eventi importanti, inclusa la visita del Cardinale Pietro Parolin nel paese.
Grazie per aiutarci a portare avanti la sfida di R. Maria Burundi ha bisogno del nostro aiuto per poter vivere e portare avanti la sua missione. Ogni piccolo aiuto e’ un gesto enorme e una benedizione che condividi con noi🙏








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diMarco Imarisio| 23 marzo 2026 – Corriere della Sera
Tra propaganda e repressione. Per il presidente russo conta solo il qui e ora. E non gli importa di ottenere una vittoria a un costo talmente alto da risultare quasi equivalente a una sconfitta
«Non vogliamo, non ci prenderete nella vostra rete/Non stiamo, non staremo mai seduti sul vostro Internet». La canzone è affidata a una vecchia gloria della scena musicale russa, dietro di lei una decina di bambini fanno il coro e ballano felici. Nord Corea, stiamo arrivando. E non soltanto da quando il primo canale di Stato si è messo a trasmettere tre volte al giorno, mattina, pomeriggio e sera, il video estratto da una puntata dell’equivalente del nostro vecchio Zecchino d’oro.
L’uso massiccio della televisione come strumento di propaganda per fare il lavaggio del cervello alla popolazione e indurla a credere negli eventuali benefici di una vita senza il web, tranne quello controllato dal Cremlino, alla cinese, non è certo una novità.
Niente WhatsApp, niente Telegram, niente di niente a Mosca. È un blocco totale che può essere letto in due diversi modi. Il primo riguarda l’eterna diffidenza di Vladimir Putin verso la Capitale, che nella sua visione è un luogo popolato da giovani sediziosi e spie straniere, e il timore conseguente di una improbabile fine alla Khamenei. La seconda interpretazione, avallata da molte ambasciate estere, racconta di una prova generale dell’ennesima torsione dei diritti civili, in vista di una nuova mobilitazione parziale, per trovare altra carne da gettare sul banco della macelleria ucraina.
Perché in questo enorme disordine mondiale, una sola cosa appare chiara. Putin non ha mai avuto la minima intenzione di fermare il conflitto. I colloqui di Anchorage, Istanbul e Ginevra, sono stati sabbia da gettare negli occhi di chi strumentalmente finge di credere a una sua volontà di pace, come l’attuale inquilino della Casa Bianca. Quella in Ucraina non è una guerra esistenziale per la Russia. Lo è solo per Putin e i suoi accoliti. Il presidente russo ha bisogno assoluto di quel lembo restante di Donbass per celebrare una vittoria purchessia, con la parata militare sulla piazza Rossa e la consueta glorificazione mediatica. Senza il 20 per cento mancante di un territorio martoriato, spacciare quel risultato come una vittoria dell’attuale ideologia imperialista sarebbe difficile anche per la sua dominante macchina della propaganda.
In questo senso, a quasi un mese dall’inizio della terza guerra del Golfo inaugurata da Usa e Israele, l’unico vincitore appare essere lui, Vladimir Putin. I media occidentali possono provare ad accontentarsi con l’acclarata perdita di peso internazionale dovuta all’ennesimo abbandono di un alleato. Ma i vantaggi immediati che derivano dall’attuale caos sono più importanti. Gli Usa hanno allentato le sanzioni sul petrolio russo, alimentando le speranza del Cremlino di una loro cancellazione totale. Il vertiginoso aumento dei prezzi del greggio porterà un temporaneo sollievo all’economia, che stava davvero cominciando a vacillare, mentre sta mettendo pressione addosso ai nemici europei.
La recente affermazione di Volodymyr Zelensky, secondo il quale la guerra in Iran sta privando l’Ucraina dei missili necessari per difendersi e contrattaccare, è stata accolta da grida pubbliche di giubilo, per tacere degli insulti quotidiani di Trump all’odiata Nato. «Vale la pena coltivare relazioni e trattare la fine del conflitto ucraino con una amministrazione Usa incapace e inaffidabile?», si chiede l’agenzia statale Ria Novosti nell’editoriale di ieri.
Prima degli affari con Donald Trump, del prestigio internazionale, della possibile recessione globale e del crollo di un fantomatico Nuovo ordine mondiale, viene la necessità di portare a termine la cosiddetta Operazione militare speciale. Un uomo come Putin, isolato dal mondo, ignaro di qualunque nuova tecnologia, che frequenta unicamente i libri di storia, sa bene che l’invasione dell’Ucraina è lo strumento che gli rimane per essere ricordato, per venire citato con grande evidenza in quei manuali. «Lui parla solo con Pietro il Grande e Caterina II», disse un giorno il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, il suo più longevo collaboratore, e non stava scherzando.
Per il Cremlino, conta il qui ed ora. Il risultato immediato. Poco importa se la sconfitta, o la vittoria di Pirro, in Ucraina diventerà per la Russia l’equivalente della crisi di Suez del 1956 per la Gran Bretagna e della guerra in Algeria per la Francia, quel momento in cui un’ex potenza imperiale viene obbligata proprio dalla Storia a fare i conti con un ruolo molto ridimensionato, in questo caso soprattutto a causa degli errori e dell’autolesionismo di un uomo che da venticinque anni detiene il potere assoluto.
A Putin interessa soprattutto allontanare e mascherare il momento in cui lui e il suo Paese dovranno affrontare i propri demoni. E la continuazione della guerra in Ucraina è un presupposto necessario per raggiungere questo obiettivo.

