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Iran, la guerra degli altri: Europa, Cina, Arabia

di Federico Rampini| 24 marzo 2026 – Corriere della Sera

L’Europa è il retroterra logistico della guerra, l’Arabia prova a orientarne l’esito, mentre la Cina è il laboratorio dove ne si misura l’impatto economico.

Vista da Europa, Cina e Arabia Saudita, la guerra contro l’Iran assume tre forme diverse: supporto logistico silenzioso, gestione interna dello choc economico, pressione politica per radicalizzare l’offensiva. Tre prospettive molto diverse che oggi ricevono attenzione sui media Usa.

Il primo teatro è l’Europa, che ufficialmente prende le distanze ma nei fatti è un pilastro operativo più essenziale di quanto creda. Le basi militari disseminate nel continente stanno svolgendo un ruolo cruciale nella conduzione della guerra, al punto che senza questa infrastruttura l’intera campagna americana sarebbe più lenta, più costosa e meno efficace.

Il dato di partenza è elencato in un dettagliato reportage del Wall Street Journal: circa 40 basi americane e 80.000 militari statunitensi distribuiti sul suolo europeo. Una rete costruita durante la Guerra fredda e oggi riattivata come piattaforma avanzata per operazioni verso Medio Oriente e Africa. La sua funzione è duplice: logistica e operativa. Da queste basi partono missioni, ma soprattutto vengono preparate, coordinate e sostenute.

Il cuore di questo sistema è in Germania. La base di Ramstein è una delle piattaforme della guerra: un hub di comando, comunicazioni e trasmissione dati. Qui passano flussi informativi che collegano i droni in volo, i centri di comando americani e le unità operative nel Golfo. Da Ramstein vengono dirette molte missioni con droni e coordinati gli attacchi a lunga distanza. Attorno a questa base ruota un intero sistema: Spangdahlem contribuisce al dispiegamento delle forze, mentre il quartier generale di Stoccarda svolge funzioni di pianificazione strategica. Sempre in Germania si trova anche il più grande ospedale militare americano fuori dagli Stati Uniti, supporto sanitario per operazioni prolungate. Dalla Germania parte un «ponte aereo» continuo verso il Medio Oriente. Aerei da trasporto come i C-17 e i C-130J trasferiscono personale, munizioni ed equipaggiamenti verso il Golfo. Questo flusso logistico è uno degli elementi meno visibili ma decisivi della guerra.

Il secondo pilastro è il Regno Unito. La base di RAF Fairford è stata utilizzata per i bombardieri strategici B-1, fotografati mentre caricavano carburante e munizioni prima di missioni dirette contro obiettivi iraniani. Londra inizialmente aveva posto limiti all’uso delle proprie basi, ma in seguito ha autorizzato missioni definite «difensive», in particolare contro sistemi missilistici iraniani. È una distinzione politica, non cambia la sostanza operativa: gli aerei partono da lì.

Nel Mediterraneo orientale, la Grecia svolge un ruolo importante. La base di Souda Bay, a Creta, è uno dei pochi porti profondi e sicuri in grado di ospitare grandi unità navali americane. Qui ha trovato appoggio la portaerei USS Gerald R. Ford, e da qui operano anche aerei da ricognizione elettronica come i Rivet Joint, impegnati a raccogliere intelligence sui sistemi iraniani. Non è solo un punto di passaggio, ma un centro avanzato per operazioni di sorveglianza e guerra elettronica.

Un altro nodo è il Portogallo, con la base delle Azzorre di Lajes, sull’isola di Terceira. Questa installazione è diventata un hub logistico per il rifornimento in volo: decine di aerei cisterna vi hanno fatto scalo per sostenere le missioni a lunga distanza. In una guerra che si combatte a migliaia di chilometri di distanza, la capacità di rifornire in volo i bombardieri è decisiva.

Anche l’Italia è parte integrante di questa architettura illustrata nell’ampio servizio del Wall Street Journal. La base di Aviano, una delle principali installazioni dell’US Air Force in Europa, ospita velivoli per il rifornimento che permettono ai bombardieri di raggiungere l’Iran senza rientrare negli Stati Uniti. Il governo italiano ha insistito sul fatto che queste attività «non implicano bombardamenti», ma si tratta di un supporto essenziale: senza rifornimento, le missioni non sarebbero possibili.

La Francia ha offerto un contributo simile, consentendo l’utilizzo della base di Istres-Le Tubé per gli aerei cisterna. Anche qui la narrativa ufficiale sottolinea la natura «tecnica» del supporto: un aereo cisterna è una «stazione di servizio volante». Ma, ancora una volta, è un elemento chiave dell’intero sistema operativo.

Infine, ci sono le piattaforme navali e i punti di appoggio sparsi nel Mediterraneo e nell’Atlantico, che completano la rete. Questa infrastruttura consente agli Stati Uniti di evitare lunghi voli transoceanici, riduce i tempi di risposta e mantiene una presenza continua nell’area di operazioni.

Da un lato, i governi europei – dalla Germania all’Italia – ribadiscono che «non è la nostra guerra». Dall’altro, permettono agli Stati Uniti di utilizzare infrastrutture fondamentali per combatterla. In alcuni casi, come la Germania, il governo sottolinea di non avere alcun controllo diretto sull’uso delle basi, a causa di accordi bilaterali che risalgono a decenni fa. In altri, come Spagna e inizialmente Regno Unito, emergono resistenze politiche, ma senza compromettere l’insieme del sistema. In sostanza, l’Europa è diventata il retroterra logistico della guerra: non combatte, ma rende possibile combattere. E questo spiega perché Washington continui a considerare il continente un elemento indispensabile della propria proiezione globale di potenza.

Se l’Europa è il retroterra operativo della guerra, la Cina è il laboratorio dove si misura il suo impatto economico. Pechino osserva il conflitto con preoccupazione crescente, soprattutto per le conseguenze sul prezzo dell’energia e sulla stabilità interna.

Il governo cinese è intervenuto direttamente sul prezzo della benzina, una decisione insolita per un sistema che normalmente segue formule automatiche legate ai prezzi internazionali del petrolio. Stavolta lo Stato ha deciso di assorbire parte dello choc per proteggere consumatori e imprese. Nonostante questo, dall’inizio della guerra il prezzo della benzina in Cina è salito di circa il 20%. Un incremento significativo in un’economia in deflazione e alle prese con difficoltà strutturali: crisi immobiliare, disoccupazione giovanile elevata, fiducia dei consumatori fragile. Il rischio è che l’energia diventi il fattore scatenante di un rallentamento più grave.

La sensibilità cinese è legata alla dipendenza energetica. Più della metà del petrolio importato via mare proviene dal Medio Oriente, una quota rilevante dall’Iran. Questo rende Pechino particolarmente esposta a qualsiasi interruzione delle forniture o aumento dei prezzi. Il governo è consapevole delle implicazioni sociali. Circa 300 milioni di veicoli in Cina funzionano ancora esclusivamente a benzina. I più colpiti sono i lavoratori della gig economy – autisti, corrieri – e i camionisti, molti dei quali operano con margini ridottissimi. Già si registrano segnali di tensione: alcuni autisti dichiarano di voler sospendere l’attività perché i costi del carburante erodono i guadagni.

La decisione di calmierare i prezzi ha un significato politico oltre che economico. È un segnale che il governo vuole prevenire un deterioramento del clima sociale, un indizio della preoccupazione di fondo: una guerra prolungata in Medio Oriente potrebbe compromettere non solo la crescita, ma anche la stabilità interna.

Infine c’è la prospettiva dell’Arabia Saudita, terzo punto di osservazione: non subisce passivamente gli effetti della guerra, ma cerca di orientarne l’esito. Secondo fonti americane citate in un retroscena del New York Times, il principe ereditario Mohammed bin Salman ha esercitato una pressione diretta su Donald Trump perché l’offensiva contro l’Iran prosegua fino in fondo, parlando di una «opportunità storica» per ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente. 

La sua posizione parte da una valutazione strategica: l’Iran è una minaccia strutturale per i Paesi del Golfo e può essere neutralizzato solo con un cambiamento di regime. Da qui la spinta a non fermarsi a metà strada, a non accontentarsi di una semplice riduzione delle capacità militari iraniane. Secondo le stesse fonti, il principe avrebbe suggerito anche opzioni più radicali, inclusa la possibilità di operazioni terrestri per colpire infrastrutture energetiche chiave. È un salto qualitativo significativo rispetto a una guerra limitata a bombardamenti e attacchi mirati. 

Tuttavia, la posizione saudita è ambivalente. Da un lato, la volontà di sfruttare la guerra per indebolire definitivamente l’Iran. Dall’altro, la consapevolezza dei rischi immediati. Gli attacchi iraniani con missili e droni hanno già colpito infrastrutture petrolifere saudite, causando interruzioni nella produzione e nel mercato energetico. 

Il nodo centrale è lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa la maggior parte delle esportazioni di petrolio del Golfo. La sua chiusura – anche parziale – ha effetti devastanti. Oleodotti e gasdotti alternativi esistono, ma hanno capacità limitata e sono anch’essi vulnerabili. Per Riad il dilemma è duplice: una guerra incompiuta potrebbe lasciare un Iran indebolito ma vendicativo; una guerra prolungata potrebbe destabilizzare l’intera economia regionale. A questo si aggiunge un fattore interno: i grandi progetti di trasformazione economica saudita richiedono stabilità e investimenti internazionali. Un conflitto lungo e incerto rischia di compromettere queste ambizioni.

Da queste tre prospettive emerge un quadro molto differenziato. L’Europa è coinvolta (senza dirlo troppo ad alta voce) anche militarmente, la Cina è colpita senza combattere e rivela la sua vulnerabilità, l’Arabia Saudita cerca di guidare l’esito senza esporsi direttamente sul campo. La guerra contro l’Iran, pur combattuta da altri, è già una guerra di tutti.

I Segreti di Medjugorje – di P. Livio – Puntata 30 – La chiesa cattolica nel tempo dei Segreti di Medjugorje

I SEGRETI DI MEDJUGORJE

30. La Chiesa Cattolica nel tempo dei Segreti

Il 18 marzo 2026 la Regina della pace ha dato un Messaggio con lo sguardo volto ai Segreti di Medjugorje. È un Messaggio di speranza in cui la Madonna usa espressioni nuove come «Non temete il futuro perché esso appartiene completamente alla volontà di mio Figlio»; sono parole fortissime che incutono serenità e coraggio con cui possiamo guardare al futuro con uno sguardo diverso. Se la Madonna dice di non aver paura nel futuro significa che dobbiamo avere totale fiducia in Dio. Quando c’è questo atteggiamento interiore di totale affidamento la paura si dissolve si diventa protagonisti; con la paura, invece, la fede si affievolisce e si diventa vittime. Con la fede si diventa apostoli attivi e vincitori.

Non è la prima volta che la Regina della pace dà uno sguardo di fiducia verso il futuro; anche a Fatima aveva detto che alla fine il Suo Cuore Immacolato avrebbe trionfato e che la Russia si sarebbe convertita. È anche con questo sguardo di fiducia e di speranza che dobbiamo guardare ai Segreti di Medjugorje e al ruolo della Chiesa in quel tempo. I primi due Segreti riguardano proprio Medjugorje; il terzo è un segno bellissimo e riguarderà la Chiesa che sarà chiamata a pronunciarsi sulle apparizioni. Gli eventi dei Segreti successivi riguardano soprattutto la Chiesa, come ha detto a me personalmente il veggente Ivan. Il terzo Segreto di Fatima è una profezia che riguarda i Segreti di Medjugorje dal quarto al decimo. La Chiesa, al terzo Segreto, dovrà in qualche modo prendere posizione sulle apparizioni di Medjugorje. Nella struttura del Documento della Santa Sede voluto da Papa Francesco riguardo alle apparizioni mariane esclude in via ordinaria la dichiarazione di soprannaturalità. Il Nulla Osta, che la Chiesa dà, riguarda i frutti e rende possibile il culto.

A Medjugorje non sono state riconosciute le apparizioni ma i frutti spirituali, i Messaggi che la Chiesa ha esaminato. I frutti spirituali sono le conversioni, le vocazioni, i molti sacerdoti che a Medjugorje hanno ritrovato il fervore del loro ministero. La Chiesa ha analizzato i Messaggi, si possono leggere. La Chiesa non ha dato una dichiarazione di soprannaturalità alle apparizioni di Medjugorje e questo avverrà con la manifestazione del terzo Segreto proprio perché la Madonna ha bisogno che la Chiesa, prima dei sette flagelli, riconosca le apparizioni e affronti con Lei il tempo dei sette flagelli. Ciononostante, la Regina della pace ha detto che davanti al segno molti si inginocchieranno ma non crederanno, non facciamoci illusioni. La grande apostasia è una brutta bestia da combattere che riguarda anche il popolo, non solo le classi colte. Ormai, la religione popolare è l’ateismo. Il diavolo ci ha degradato, ci ha imprigionato con la sua falsa felicità, la sua falsa speranza e il suo splendore falso, come ha detto la Madonna proprio nel Messaggio del 18 marzo 2026.

Nel tempo dal quarto al decimo Segreto la Chiesa sarà protagonista, riconoscerà le apparizioni e la soprannaturalità del segno sulla collina. Dal quarto al decimo Segreto bisognerà testimoniare la fede, anche a costo della vita; difatti, nella salita al Calvario del terzo Segreto di Fatima vengono descritti dei soldati che uccidono i dignitari della Chiesa in processione e alla fine uccidono anche il Papa, gli angeli raccolgono nella anfore il sangue dei martiri e lo versano sulle anime che hanno bisogno di redenzione.

Anche se la Madonna dice di non aver paura del futuro e che sarà Lei a vincere, non significa che sarà una passeggiata, sarà un futuro di testimonianza magari fino al martirio. Il martirio è una vera grazia che ci rende immortali, nel martirio siamo incoronati in Cielo. Il martirio è un battesimo di sangue che purifica radicalmente da ogni macchia di peccato e fa entrare direttamente in Paradiso. Non bisogna avere paura del martirio, morire per Cristo è un onore. Il martirio è una corona di gloria! Il fatto che ci sarà una persecuzione da parte di potenze mondane che cercheranno di annientare la Chiesa Cattolica e sostituirla con una falsa è sicuro, perché è descritto chiaramente nel terzo Segreto di Fatima. Dal quarto al decimo Segreto la Chiesa dovrà dare testimonianza fino al versamento del sangue La Chiesa dovrà subire una sanguinosa Via Crucis, anche noi siamo membri della Chiesa. I nemici della Chiesa Cattolica cercheranno di annientarla e di sostituirla con una falsa, ma la falsa Chiesa crollerà insieme al mondo senza Dio, la Chiesa Cattolica trionferà con Maria.

Questa è una prospettiva che io deduco dal terzo Segreto di Fatima che è stato riconosciuto dalla Chiesa, è stato fatto pubblicare da Papa Giovanni Paolo II e che riguarda il futuro, come disse Papa Benedetto XVI proprio a Fatima nel 2007. La persecuzione alla Chiesa Cattolica e l’uccisione del Papa descritti nel terzo Segreto di Fatima riguardano il futuro, riguardano i Segreti di Medjugorje dal quarto al decimo.

Anche noi italiani saremo protagonisti perché il Papa è a Roma, ma se saremo saldi nella fede avremo la gloria imperitura insieme alla schiera dei martiri. Queste sono profezie che rientrano nel piano divino da Fatima a Medjugorje e che porteranno al tempo della pace. Il Cristianesimo è un martirio per amore che sfocia nella resurrezione e nella gloria del Cielo. Alla fine la Chiesa Cattolica, in Cielo e in Terra, trionferà con Maria.

VIATICO QUOTIDIANO – di P. Livio – Puntata 88

La mortificazione degli occhi, della lingua e della gola

La Regina della pace ha rinverdito il digiuno della Chiesa delle origini, il mercoledì e il venerdì a pane e acqua proprio come esercizio di rinuncia. Inoltre, il significato è profondo perché il pane richiama l’Eucarestia e l’acqua il Battesimo. La Madonna ha detto che l’esercizio del digiuno si deve ampliare perché la sua finalità è quella di esercitare il nostro libero arbitrio a dire no al peccato. Quando satana ci presenta la tentazione – che è sempre il male tinto di bene – dobbiamo essere forti e resistere, dire di no. La natura umana che riceve il Battesimo ha la grazia di vedere cancellato il peccato originale e quindi diventa il tempio dello Spirito Santo; rimane però la conseguenza del peccato originale che si chiama concupiscenza che è stata tripartita in concupiscenza della carne, degli occhi, della lingua. La concupiscenza è quella tendenza al male che insita in noi e che rimane anche dopo il Battesimo.

Il Concilio di Trento ha un’espressione molto forte per spiegare perché Dio ha lasciato che la concupiscenza rimanesse in noi, dice che c’è stata lasciata ad agonem e cioè per il combattimento spirituale. La tendenza al male c’è in ogni persona; solamente la Madonna è stata concepita senza peccato originale e quindi non aveva la concupiscenza. Questa tendenza al male è stata lasciata da Dio affinché, con l’aiuto della grazia dello Spirito Santo, la nostra volontà venisse fortificata, la nostra mente venisse illuminata e quindi attraverso il combattimento spirituale perveniamo al dominio di noi stessi che consiste nel dire no alla concupiscenza della carne, degli occhi e della vita.

I desideri impuri vengono elencati dal Vangelo e anche nelle Lettere di San Paolo, prolificano in noi e se non li teniamo a bada ci portano alla rovina. Questa tendenza al male che è in noi se non viene mortificata prende il sopravvento.

Mortificare significa “dare la morte” a questi desideri. È come se in un giardino non sradichiamo le erba infestanti, accade che soffocano tutto il resto. Se permettiamo ai desideri della carne di prevalere, essi si fortificano, prendono il possesso di noi stessi e ci fanno schiavi del peccato. Quando parliamo di digiuno dobbiamo allargare il concetto e comprendere la rinuncia a tutti i desideri della carne che germinano in noi e sui quali satana costruisce le sue tentazioni.

Satana è un abile tentatore che presenta qualcosa che la carne desidera. E siccome ciascuno di noi ha desideri diversi, satana offre a ognuno la tentazione ad hoc. Satana studia le debolezze e si insinua proprio in esse. Se, allora, non siamo allenati alla rinuncia satana ci cattura molto facilmente. Di qui l’importanza della mortificazione dei desideri peccaminosi che è il combattimento spirituale quotidiano e che dura tutta la vita.

Il combattimento spirituale talvolta è estenuante. Dentro di noi ci sono tendenze gravi, vizi di carattere spirituale come la vendetta, l’odio, la cattiveria, l’invidia, la superbia; sono veleni micidiali che uccidono la presenza di Dio nell’anima. Nella nostra vita quotidiana, allora, dobbiamo esercitare quella scienza che si chiama ascetica e che è proprio l’esercizio di rinuncia ai desideri della carne. Senza il dominio rispetto a questi desideri può accadere che molte vite vengano rovinate, distrutte da vizi come l’alcool, la droga, i disordini sessuali; ci sono poi vizi peggiori che distruggono l’anima e non solo il corpo e sono l’odio, l’invidia, la vendetta, la violenza.

È molto importante, allora, esercitare il digiuno inteso come una rinuncia a tutto ciò che satana ci offre e con il quale ci fa deviare rendendoci schiavi di noi stessi. La mortificazione degli occhi, della lingua e della gola è classica nell’ascetica cristiana, abbraccia sia la parte materiale che quella spirituale dell’uomo. Come dicono i padri dell’ascetica gli occhi sono la finestra dell’anima; l’anima entra in contatto con il mondo proprio attraverso gli occhi. Dagli occhi può entrare qualsiasi cosa, dalla bellezza del Creato alle brutture del mondo; la lettura è un esercizio degli occhi e nel medesimo tempo dell’intelletto, possiamo leggere cose meravigliose che elevano l’anima o cose orripilanti che la sporcano, la inquinano e ci deviano. L’importanza dell’esercizio degli occhi è fondamentale. Sapere abbassare gli occhi per non vedere il male che satana ci mostra per attirarci e per farci suoi è oggi un esercizio sempre più necessario; guardando la televisione o il cellulare possiamo far entrare dentro di noi di tutto, di qui l’importanza dell’ascesi, della rinuncia. Possiamo decidere di usare questi strumenti che il mondo mette a disposizione solamente per nutrire l’anima, abbellirla, elevarla. Ad esempio, si può abbellire la propria casa con dei quadri che rappresentano la natura, con delle belle immagini anche sacre; considerando che in casa si passa molto tempo, ne deriva che la nostra anima viene nutrita attraverso gli occhi da cose belle. Chi sceglie, invece, di mettere in casa quadri di cattivo gusto di certo non edifica la propria anima, non la nutre. Anche la lettura passa attraverso gli occhi ed è quindi fondamentale saper scegliere libri che edificano. Bisogna disciplinare gli occhi e scegliere che cosa vedere.

Questo riguarda anche la mortificazione della gola. Tutti sanno che la mortificazione della gola preserva la salute e ci dà una lunga serie di anni da vivere sulla Terra. Molte volte la nostra salute dipende da quello che mangiamo. I padri del deserto erano longevi, si nutrivano con pane secco e acqua, solamente al sabato mangiavano verdure, carne o latticini. La sobrietà nel cibo fa stare bene di salute, tiene la mente fresca. Oggi si fa di tutto per mantenersi in forma ma si è dimenticata una scoperta antica, una medicina preventiva che è il dominio del corpo attraverso l’ascesi della gola. Senza tenere a bada la gola distruggiamo noi stessi.

Anche la mortificazione della lingua è molto importante. Una parola mal detta può scatenare una guerra. Nella vita quotidiana il silenzio porta la pace. Se non la si tiene a bada, il rischio è di lanciare dardi infuocati che uccidono le persone delle quali parliamo. È importante nella vita quotidiana usare la lingua per dire le parole della pace, dell’incoraggiamento, dell’amore, del perdono. Pensiamo alle parole che ha detto Gesù Cristo, tutte piene di luce, di verità e di bontà, così siano anche le nostre parole. Costruiamo noi stessi con parole sagge, prudenti, vere, piene di comprensione, di stima e di amore per altri. Chi sa usare la lingua secondo i criteri della bontà, del perdono, della verità diventa un benefattore di se stesso e dell’umanità.

Riscopriamo tutto ciò che ci rende immagine di Dio. È un lungo cammino spirituale quotidiano che dura tutta la vita ma che porta dei risultati; si distinguono le persone che esercitano il dominio di sé in tutto, anche nella sobrietà della vita, nell’uso del denaro che serve per fare del bene e non per fare del male. Tutto questo esige dentro di noi un lavorio continuo facendo riferimento sempre a Cristo, che è l’immagine che dobbiamo riflettere attraverso la mortificazione. Dobbiamo, per così dire, scolpire noi stessi attraverso l’esercizio della mortificazione affinché la nostra immagine rifletta quella di Gesù. Anche la Regina della pace ci ha esortato a essere sua immagine e non immagine di satana.

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🔴LIVE🔴 TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO – Catechesi a cura di P. Livio – Puntata 29

🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – 24/03/2026

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Martedì 24 Marzo 2026

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE:

I cinque minuti dello Spirito Santo


h. 08.55 – 09.30: UNO SGUARDO SULL’ATTUALITA’

1) 28. La mortificazione degli occhi, della lingua e della gola

+Le radici del male che sono in noi vanno sradicate

+ Per questo è necessario un esercizio quotidiano di discernimento dei desideri

+ I desideri peccaminosi vanno mortificati con la rinuncia

+ L’obbiettivo da raggiungere è un cuore puro

2) Perché Putin si sente vincitore


h. 9.30 – 9.40: VIATICO QUOTIDIANO

Pensieri sulla preghiera (88)


h. 9.40 – 10.05: I SEGRETI DI MEDJUGORJE

30)  La chiesa cattolica nel tempo dei Segreti

+I Segreti riguardano soprattutto la Chiesa cattolica

+ Il momento fondamentale per la Chiesa sarà l’evento del terzo Segreto

+ Dal quarto al decimo Segreto la Chiesa dovrà testimoniare la salvezza che viene da Maria

+ La Chiesa cattolica dovrà subire una sanguinosa Via Crucis

+ I nemici cercheranno di annientarla e di sostituirla con una falsa Chiesa

+ La falsa chiesa crollerà col mondo senza Dio

+ La Chiesa cattolica trionferà con Maria

h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO


h. 10.05: TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO

Libro di Padre Livio: Tutti e Segreti si realizzeranno (27)


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