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"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Pensieri sui Vangeli Festivi: Domenica delle Palme – di Padre Livio

VANGELO (Mt 21,1-11)
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo
(Mt 21,1-11)

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma». I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».

Parola del Signore.

De Maria numquam satis

Chiesa cattolica | CR 1943

 25 Marzo 2026 ore 10:07

di Redazione

Riportiamo una conferenza tenuta dal prof.  Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995) ai membri dell’Associazione Tradizione, Famiglia e Proprietà il 25 marzo 1965 dedicata all’atteggiamento della Madonna davanti al Mistero dell’Annunciazione (newsletter dell’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà,marzo 2015).  

Oggi, 25 marzo, è la festa dell’Annunciazione dell’arcangelo san Gabriele alla Madonna e, quindi, dell’Incarnazione del Verbo. Leggiamo il Vangelo di S. Luca: «Nel sesto mese (di Elisabetta), l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra, la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei» (Lc. 1, 26-38).

Questo brano del Vangelo è pieno di contenuti interessantissimi. In primo luogo, l’anonimato in cui viveva la Sacra Famiglia, l’anonimato della stessa città. Dall’alto del Cielo, giunta la pienezza dei tempi, Dio manda l’arcangelo Gabriele sulla terra. Lo invia, però, a un posto talmente sconosciuto da lasciare stupiti: una cittadina della Galilea chiamata Nazareth. Resta sottointeso che era un piccolo villaggio. Lo invia a una vergine, sposa di un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide. Una città sconosciuta, una vergine sconosciuta, sposata con un uomo sconosciuto. L’unica cosa “onorevole” in questo racconto è la menzione alla Reale Casa di Davide.

«La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei (l’arcangelo) disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”». L’espressione «entrando da lei» sembra indicare che la Madonna fosse raccolta in una stanza isolata. “Entrare” dà l’idea di una clausura che si viola. La Madonna era, dunque, in un posto isolato, completamente sola.

È l’auge di tutto ciò che il mondo detesta: una persona sola, isolata, sconosciuta e, quel che è peggio, pregando! Proprio per una tale persona arriva il messaggio celestiale! Possiamo immaginare san Gabriele che, stando nella più alta gerarchia nei Cieli, al cospetto di Dio, è incaricato di un’importante missione, ed è inviato nel posto più inimmaginabile: una casa banale, in un piccolo villaggio sperduto, a una donna sola nella sua stanza, per recapitare il messaggio più importante della storia. Tutto questo è implicito nel testo evangelico, ed è molto bello.

Dopo il saluto dell’angelo, arriva la reazione della Madonna. Secondo certi canoni di oggi, lei avrebbe dovuto reagire esclamando: “Finalmente capiscono il mio valore e mi rendono giustizia!”. Niente di tutto ciò: la Madonna rimane turbata…

Da parte sua, l’angelo si mostra rassicurante, affabile, tranquillo. È una cosa curiosa: in tutte le apparizioni della Madonna che io conosco, si ripete la stessa scena. C’è qualcosa di terribile nella visione che produce paura. Vi è, ovviamente, molta gentilezza, molta bontà, molta affabilità. Ma la sensazione che prevale è la paura. Per esempio, i pastorelli di Fatima hanno avuto paura, tanto che la Madonna dovette calmarli: «Non abbiate paura. Non vi faccio del male». È una paura reverenziale, frutto dell’enorme sproporzione fra le due nature, dell’incontro con qualcosa di incredibilmente maestoso e diverso. Si capisce che incuta paura.

Continua il Vangelo: «Ella si domandava che senso avesse un tale saluto». Vi rendete conto del distacco psichico e temperamentale della Madonna? È qualcosa di meraviglioso! Davanti a un messaggio sconvolgente, la Madonna comincia a domandarsi che senso avesse. Cioè, mantiene la calma e, con spirito riflessivo, comincia ad analizzare il contenuto del messaggio, esaminandolo punto per punto.

Questo ci mostra un aspetto essenziale dello spirito della Madonna: di fronte a un messaggio importantissimo, che evidentemente veniva da Dio, e recapitato in un modo talmente straordinario, Lei fa un’analisi razionale, parola per parola, di ciò che Le è detto. Anche noi dovremmo essere così. Davanti alle cose più incredibili e inattese, non possiamo perdere la testa, bensì analizzarle con spirito riflessivo.

Vediamo lo stesso atteggiamento in un altro episodio raccontato da san Luca. Dopo la nascita di Nostro Signore, «Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19). La Madonna è profondamente razionale, analitica, riflessiva. Niente a che fare con certe immagini sentimentali che la presentano quasi come una bambola spensierata. E anche qui c’è una lezione per noi.

Mi esimo dal commentare l’umiltà della Madonna. È un aspetto eccelso del suo spirito, ma già illustrato da tanti autorevoli analisti, che preferirei concentrarmi su altri aspetti non solitamente mesi in luce.

La Madonna non fa nessuna domanda all’Angelo. Ma è ovvio che, per ispirazione divina, san Gabriele conosceva tutto ciò che avveniva nell’anima della Madonna. Tanto che, a un certo punto, egli risponde alle Sue preoccupazioni: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio». Credo di poter dire con una certa sicurezza che queste parole siano state accompagnate da una grazia di profonda pace interiore.

Vedete un altro punto interessante: il rispetto di Dio nei confronti della Sua creatura. Egli discerne, analizza, viene incontro a ogni suo movimento interiore. La Madonna si era turbata. L’Angelo capisce il motivo di tale turbamento e lo risolve alla radice, spiegando quale fosse il senso del messaggio. Con autorità, san Gabriele afferma che Ella ha trovato grazia presso Dio. Cioè, che è così santa e virtuosa che ha meritato questa grazia. Allora la Madonna si rasserena.

L’Angelo passa allora a preparare ulteriormente il terreno psicologico per ricevere una risposta positiva. Egli approfondisce la spiegazione: «Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Da secoli, il popolo ebraico aspettava un re che salisse sul trono di Davide per governare tutta la terra. Il messaggio di san Gabriele sembrava rispondere a questa speranza terrena. Parlava di un Messia della Casa di Davide che sarebbe divenuto il re atteso dalle nazioni. La Madonna, invece, comprende correttamente: non si trattava di una regalità terrena.

Questa ambivalenza capita spesso con le grandi vocazioni. A volte Dio fa una promessa in un certo senso, ma l’individuo può capirla in un altro. È così che Dio tratta i Suoi amati; è così che li dirige nella Sua sapienza. L’Annunciazione conteneva una formulazione che gli ebrei potevano intendere in modo diverso. La Madonna, invece, preoccupata esclusivamente con le vie di Dio, ne comprende il vero significato.

Tutto sembra risolto. Invece no. Dopo l’obiezione di carattere razionale, ecco sorgerne una di carattere morale: «Come è possibile? Non conosco uomo». Ci si chiede: ma la Madonna non poteva intuirne il motivo? Se Dio decide tutto, c’è dunque bisogno di chiedere nulla? La Madonna, invece, formula chiaramente l’obiezione, rivelando una personalità molto ferma e decisa, per niente romantica o sdolcinata. E anche in questo caso, l’Angelo risolve l’obiezione alla radice: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra, la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio».

Questa è la risposta definitiva alle interrogazioni della Madonna, l’esito di un travagliato processo psicologico, morale e spirituale. Il messaggio si rivela in tutto il suo splendore: si tratta della maternità divina, della maternità verginale. Il suo figlio sarà il Figlio di Dio.

Ma ecco che l’Angelo vuole chiarire ulteriormente la soprannaturalità del fatto: «Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». È una conferma esterna, oggettiva, di tutto ciò che la Madonna sentiva interiormente.

Fugato l’ultimo dubbio, la Madonna risponde in modo perfettamente logico: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». È una risposta perfettamente coerente: se Dio mi ha comunicato questo, è perché vuole il mio assenso, io dunque rispondo accettando la Sua volontà. Ciò mostra una profondità spirituale e una forza d’animo imparagonabili! Mostra uno spirito logico, pieno di fede e di obbedienza, uno spirito coerente che, dopo aver capito con chiarezza la situazione, prende l’unica decisione logica: Sì.

Finita la sua missione, l’Angelo si allontana dalla Madonna. Secondo l’opinione della maggior parte dei teologi, l’Incarnazione avvenne immediatamente dopo, con un’operazione insondabile dello Spirito Santo. È un mistero che scopriremo solo nell’eternità, un mistero che va oltre ogni intellezione umana. Il testo evangelico insinua questo lasciando un piccolo vuoto tra il messaggio e il compimento della profezia, una pausa piena di mistero. Del resto, non ne parla. Il Vangelo lascia nel più assoluto silenzio il momento dell’Incarnazione, operatasi in un ambiente di raccoglimento meditativo proprio delle cose sacre della liturgia.

Ecco perché, in alcuni riti orientali, al momento della Consacrazione durante la Messa si utilizza un velo che nasconde l’altare: è per sottolineare il carattere sacro e misterioso del fatto che sta per compiersi.

Questo ci fa vedere come lo spirito religioso richieda un senso di mistero e di raccoglimento. Alcune cose di Dio dicono più per quello che tacciono che per quello che enunciano. La totale chiarezza, asettica e sempliciotta, non rende l’insondabile maestà delle cose di Dio.

Chiediamo alla Madonna di coprirci con il manto del Suo spirito, di darci una verginità spirituale e materiale fatta di chiarezza e di coerenza.

SOTTO LA TUA PROTEZIONE

✨✨Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio
Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche
di noi che siamo nella prova
ma liberaci da ogni pericolo,

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO – Puntata 2🙏

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🔴LIVE🔴 NON PRAEVALEBUNT – PUNTATA 22: Le tre adorazioni – Catechesi giovanile 2006-2007 di P. Livio


Droni, martiri e mine: sullo sbarco dei marines in Iran l’ombra dell’Iraq (e il rischio del pantano)

di Lorenzo Cremonesi – Corriere della Sera – 27 Marzo 2026

Le difficoltà di un’operazione di terra Usa sull’isola di Kharg e oltre

BAGDAD – Si fa più buio lo scenario della guerra in Medio Oriente con la prospettiva di attacchi americani di terra. Utilizzare la minaccia dell’occupazione dell’isola di Kharg e dell’intensificazione dei bombardamenti su tutto l’Iran nella speranza di costringere il regime degli ayatollah a negoziare da una posizione di debolezza: così Donald Trump dichiara di cercare il dialogo, anche se il conflitto sembra destinato a entrare in una fase ancora più violenta.

Dopo che nelle ultime ore Teheran ha rifiutato i 15 punti del piano di pace Usa, che includono la totale cancellazione dei suoi programmi nucleari, e rilanciato invece i propri 5, comprendenti le riparazioni di guerra e il riconoscimento della sua sovranità sullo Stretto di Hormuz, l’arrivo nella zona di una forza Usa che adesso conta oltre 7.000 soldati scelti fa prevedere che la strada dello sbarco su Kharg diventi sempre più probabile.

C’è da aggiungere che gli iraniani non hanno alcuna fiducia nelle promesse di Trump. Ai loro occhi, il presidente Usa, che per ben due volte — nel giugno scorso e poi il 28 febbraio — ha lanciato i suoi raid all’improvviso nel pieno delle trattative, non ha alcuna credibilità. E ciò spiega come da molto tempo ormai si stiano preparando a una disperata resistenza a oltranza destinata a rinfocolare l’ethos religioso sciita del «martirio» che include attacchi suicidi, disastri ecologici, bombe sugli Stati del Golfo e danni gravi al traffico energetico mondiale. A sua volta, Israele non crede agli ayatollah, li vuole morti e sepolti con Hamas, gli Houthi e Hezbollah, e farà di tutto per continuare l’offensiva.

Sulla carta lo sbarco su Kharg potrebbe sembrare una mossa relativamente semplice per la superpotenza americana, che da quattro settimane martella l’Iran assieme a Israele e ha il totale controllo dello spazio aereo. Sulle navi Usa sono tra gli altri pronti all’azione un migliaio di paracadutisti-commando della 82esima Divisione aviotrasportata e 2.300 marines. Negli ultimi giorni razzi e missili hanno colpito almeno 90 postazioni di difesa dell’isola. 

Sono possibili blitz anche sulla terraferma. Gli iraniani però hanno spostato parecchi barchini esplosivi sulle coste rocciose e frastagliate della zona. Non è chiaro se abbiano disposto mine nel mare. E annidati in bunker sotterranei stanno i pasdaran pronti a tutto. Gli ayatollah minacciano che l’invasione di Kharg, che è il loro scalo petrolifero principale nel Golfo, li porterebbe a imporre il blocco totale non solo di Hormuz, bensì anche dello stretto di Bab al-Mandeb.

Per comprendere le incognite di una guerra di fanteria sul territorio iraniano è utile fare riferimento al vecchio scenario dell’invasione americana dell’Iraq nel 2003 e a quello attualissimo in Ucraina. Nel primo caso, gli iracheni ricordano il flop sanguinoso degli oltre 600.000 militari americani, che in tre settimane arrivarono a Bagdad con meno di 200 morti, rovesciarono la dittatura di Saddam Hussein e poi si ritrovarono a dover fronteggiare una guerriglia terrificante con kamikaze e terrorismo seriale, che in 8 anni costò loro circa 5.000 soldati e la devastazione sanguinosa dell’intero Paese.

Il teatro della guerra russo-ucraina invita invece a tenere conto dei droni, che costano molto meno di razzi e missili, per non parlare di aerei e navi. Gli iraniani ne costruiscono in grandi quantità e possono continuare a farlo per lungo tempo: costano poco, sono agili, non necessitano di basi o rampe. Sembra che di recente i russi (loro grandi clienti) li abbiano ripagati fornendo i modelli di Shahed iraniani modificati (sono quasi alla trentesima versione) con fibre ottiche, che quindi non possono subire interferenze elettroniche. 

Ne stanno parlando gli esperti di cose militari alla stampa americana: sembra che finora l’esercito Usa, per esplicita volontà di Trump, sia stato poco propenso a imparare dall’esperienza ucraina, che invece è totalmente condizionata dalla sfida dei droni. Ondate di pasdaran volontari kamikaze muniti di droni potrebbero diventare l’incubo di ogni soldato americano in Iran.

CON GESU’ VERSO LA PASQUA

🔴LIVE🔴 IL FALSARIO: LA LOTTA QUOTIDIANA CONTRO SATANA – PUNTATA 15


1. Il male: qual è la sua origine?

Il problema del male è un tema fondamentale da quando esiste l’uomo. Entrando nel mondo l’uomo si pone il problema del senso della sua vita, dell’origine della sua vita, del fine della sua vita e di chi è lui stesso. Si tratta di interrogativi profondi che riguardano l’umanità da sempre. Lo slancio verso l’Aldilà ha accompagnato l’umanità fin dalle origini, fin da quando Adamo ed Eva hanno perso il dono dell’immortalità.

Nell’uomo risplende l’immagine di Dio nonostante le ferite che sono rimaste dal peccato originale. Il Cristianesimo parte da questa affermazione di fondo e cioè che l’Universo è stato creato dal nulla da Dio ed è stato creato buono. È un concetto ben diverso rispetto a tante ideologie che ritengono che la materia sia un male e quindi lo sia anche il corpo umano; di conseguenza, per questo motivo, attribuiscono la creazione del male a un Dio cattivo. Nella riflessione umana non è mai mancato un giudizio negativo sul mondo, mentre l’affermazione del Cristianesimo è che la Creazione di Dio – così com’è uscita dalle Sue mani – è bella, buona e santa, in essa non c’è il germe del male.

Per quanto riguarda l’uomo, il Cristianesimo non solo afferma l’esistenza di un corpo che è buono (e non una prigione da cui liberarsi), ma anche dell’anima spirituale immortale che riflette l’immagine di Dio, è creata dal nulla, ha un’intelligenza, una volontà, una libertà. L’anima spirituale immortale sopravvive anche alla morte del corpo e ha il sigillo dell’immortalità. Sono tutte conquiste della riflessione umana ma sono il retaggio del Cristianesimo.

Il Cristianesimo afferma che nel momento in cui si forma l’embrione umano viene immessa l’anima spirituale immortale creata direttamente da Dio. Nell’antropologia cristiana al primo posto viene l’anima che sopravvive alla morte del corpo e che è la fonte della grandezza umana in quanto dotata di intelligenza, di volontà e di moralità, con la voce interiore della coscienza che approva quando l’uomo fa il bene e rimorde quando fa il male.

Bisogna, però, fare i conti con l’esperienza del male che l’uomo fa. Fin da bambini, nei primissimi anni, si prova stupore e meraviglia per la bellezza del Creato, per la profondità degli affetti dei propri cari; accade, però, che a un certo punto si scopre il male, la morte, la cattiveria. L’incanto si rompe e si ha a che fare con il male; di qui la riflessione umana sull’origine del male. Da una parte l’uomo compie il male e dall’altra lo trova dentro di sé, si sente spinto al male.

Il male è una realtà molteplice che man mano scopriamo nell’esperienza della vita. Prima di tutto scopriamo il male fisico che colpisce il corpo e la psiche, poi man mano ci rendiamo conto che esiste un male più profondo che è quello spirituale, la cattiveria, le cui radici sono nel cuore dell’uomo. La cattiveria è un male che l’uomo stesso produce; noi stessi sentiamo dentro di noi questa battaglia spirituale tra la tendenza a fare il bene e la tendenza a fare il male. Molte volte non abbiamo la forza di dominare la tendenza al male. Il male colpisce dall’esterno ma ci cresce anche all’interno. Nella nostra vita quotidianamente abbiamo a che fare con il male dal quale ci dobbiamo difendere. La vita è una battaglia, ogni istante è un combattimento continuo contro il male fuori e dentro di noi.

Fino a un certo punto riusciamo a difenderci ma c’è un livello del male talmente forte e potente che ci sovrasta, ci distrugge. Il male è una potenza che non si può eliminare e non si può dominare con le proprie forze se non fino a un certo punto, poi diventa impossibile. Per vincere la potenza del male ci vuole la grazia di Dio; senza la forza dello Spirito Santo non siamo in grado di vincere la potenza del male. Da qui la vita umana come grande combattimento spirituale. I risultati sono diversi a seconda delle persone. Chi viene abituato fin da piccolo al dominio di sé, alla preghiera, il male diventa una potenza che cede all’onnipotenza della grazia di Dio e del suo amore. Se questa reazione contro il male manca dentro di noi e non chiediamo l’aiuto della grazia, il male si impossessa gradualmente di noi, ci distrugge, ci rende infelici e ci porta alla morte nel tempo e nell’eternità. Il combattimento spirituale è un’esperienza che ci accomuna tutti.

La forza umana non basta. Tutte le religioni sono tentativi di vincere il male e sono tutti fallimentari perché la potenza del male è superiore alla forza dell’uomo. Adamo ed Eva in grazia di Dio, con tutti i doni che avevano, sono caduti nel peccato appena il principe del male si è avvicinato; questo ci dice che è un errore sottovalutare la potenza del male che poi si accumula col tempo, con l’adesione di tanti esseri umani che creano l’impero delle tenebre.

Dopo aver constatato che l’uomo non può vincere il male ma lo può arginare, dobbiamo riflette su come si può sintetizzare il male nella sua totalità. Il male è una realtà molto vasta, difatti si parla di mali che affliggono la vita. Il male è una realtà variegata che rende difficile la vita e molte volte la porta alla sconfitta, alla distruzione. Il male colpisce la vita dei singoli e della società nel suo insieme come ha detto la Regina della pace il 25 ottobre 2022: «l’umanità ha scelto per la morte»; si tratta di quelle scelte sbagliate che noi facciamo e con le quali apriamo le porte alle forze della distruzione e della dissoluzione della fede.

Dal punto di vista della terminologia, la vastità del male è condensata in due espressioni estreme: il peccato e la morte. Il peccato è un’espressione che sintetizza tutte le forme di male spirituale; la morte è un’espressione che sintetizza tutte le forme di male fisico che poi porta alla morte. Noi cristiani sappiamo che, oltre alla morte del corpo, c’è la morte dell’anima che è la perdizione eterna. Quando parliamo di male, volendo sintetizzare, dobbiamo dire che i mali che affliggono la condizione umana sono il peccato e la morte dai quali ci può liberare solamente Cristo Signore. Ogni uomo che nasce deve portarsi sulle spalle questo fardello del male, del peccato e della morte.

Il Masaccio ha mirabilmente dipinto la condizione umana in cui nasciamo ritraendo Adamo ed Eva cacciati da un angelo dal Paradiso Terrestre. Il volto di Eva ha dei dettagli che fanno riflettere, dalla bocca emette un grido disperato, lo sguardo è sgomento, la pelle è ombrosa, sono inguardabili. Questo dipinto rappresenta l’umanità dopo il peccato originale; ogni uomo che nasce è in balìa di questi due mostri che sono il peccato e la morte. Ovviamente c’è una connessione tra queste due realtà, è il peccato che ha generato la morte perché l’uomo aveva il dono dell’immortalità che ha perso quando ha commesso il peccato. La nostra mortalità è causa del peccato.

Da una parte, allora c’è il peccato che è una spinta che l’uomo sente dentro di sé fin dalla nascita e che riesce a contenere solo in parte, dall’altra c’è la morte che è proprio iscritta nel nostro essere per cui si dice che noi moriamo ogni giorno perché si svuota la clessidra della nostra vita sempre più velocemente. Il tempo passa in fretta e noi non possiamo fermarlo; la morte è inscritta dentro di noi, siamo come una clessidra che si svuota. Chi ci libererà dalla morte? Chi ci libererà dal peccato? Specialmente in Occidente è avvenuto un cambio di religione, una parte di umanità sedotta da satana, ha abiurato la fede e la Croce, fonti della salvezza vera che è quella di Gesù Cristo, morto e risorto e che con la sua grazia e il suo amore ci dà la forza di vincere il male che è dentro di noi. Attraverso il cammino della vita nel combattimento spirituale quotidiano noi riusciamo a diventare creature nuove; questa è la vera salvezza. Nel nostro tempo è avvenuto che questa salvezza è stata rifiutata da quelli che non l’hanno sperimentata perché richiede l’umiltà della fede, l’impegno nel combattimento spirituale. La nostra generazione è entrata nel dinamismo della presunzione e della superbia, ha elaborato un tipo di salvezza che dipende dalla scienza, dalla tecnica, dalla medicina. Nel Messaggio del 30 ottobre 1981 ha detto chiaramente: «L’Occidente ha incrementato il progresso, ma senza Dio, come se non fosse Lui il Creatore». Dio, la fede e la Croce sono stati sostituiti dal progresso. Abbiamo assistito al rifiuto della vera salvezza che viene soltanto da Dio perché la salvezza è proprio l’amore di Dio diffuso nei nostri cuori, è la grazia dello Spirito Santo.

Non possiamo combattere il male dentro di noi da soli. Mancando l’umiltà per chiedere l’aiuto di Dio, vivendo in una società in cui la scienza e la tecnica sono state presentate come strumenti di vittoria per salvare la condizione umana, l’umanità non è in grado di risolvere il problema del male e della morte. Dal male e dalla morte può salvarci solo Dio. La scienza e la tecnica non possono nulla di fronte ai male che affliggono l’uomo. Negli ultimi decenni l’umanità ha rifiutato la fede e la Croce e c’è stato il dilagare dell’egoismo dei singoli e collettivo. La società del nostro tempo degrada vertiginosamente verso l’autodistruzione. Dominano l’odio e l’egoismo. Satana si prende gioco di noi.

L’essere umano e il mondo sono stati creati da Dio buoni, con la libera volontà di guardare verso Dio oppure voltargli le spalle decidendo in totale libertà. Dio ha creato degli esseri umani e degli angeli liberi di rapportarsi con Lui come figli o di voltargli le spalle entrando in competizione con Lui. Creando la prima coppia umana, Dio l’ha creata sana nel corpo e nello spirito; inoltre, li ha elevati in grazia, ha dato loro dei doni soprannaturali, la grazia di Dio risplendeva in loro, erano tempio di Dio. Allo stesso modo, anche gli angeli sono stati creati elevati in grazia nel primo istante; nel secondo istante hanno scelto davanti a Dio e una parte di essi ha seguito Lucifero che si è contrapposto a Dio per mettersi al suo posto. Gli angeli che si sono contrapposti a Dio sono diventati dei demoni.

L’uomo non è mai riuscito a scoprire da solo che cosa ha portato nel mondo il male e la morte; alcune religioni, addirittura, hanno ipotizzato un dio che ha creato il male e la morte. Dio stesso ci ha rivelato nelle Sacre Scritture qual è l’origine del male. La chiave che spiega l’origine del male consiste nel fatto che la prima coppia umana elevata in grazia, ma ancora nella dimensione del cammino terreno, ha dovuto affrontare la prova della fiducia, sono stati tentati dall’angelo ribelle sottoforma di serpente che, avendo la lingua biforcuta, è diventato simbolo dell’inganno. L’angelo ribelle ha insinuato ai progenitori che sarebbero stati come Dio e li ha spinti sulla via della ribellione e della mancanza di fiducia. La tentazione di satana di diventare come Dio è talmente forte che affascina l’uomo e lo spinge a perdere la fiducia in Dio e a sostituirsi a Lui. La prima coppia umana è caduta in questo inganno satanico e il male è entrato nel mondo, è entrata la morte perché hanno perso il dono dell’immortalità. Poi, è entrato il peccato perché, disobbedendo a Dio, hanno perso la sua amicizia, la sua grazia; sono rimasti intossicati interiormente dal veleno del serpente antico. Questa giustamente viene chiamata la catastrofe originaria che ha fatto sì che la prima coppia umana, splendente di grazia e di immortalità (ma non ancora entrata nella vita eterna), si pervertisse ascoltando il sibilo del serpente antico che li ha spinti a contendere a Dio il primato. Così è entrato il male nel mondo. Da allora il male nel mondo è diventato un fiume inarrestabile che ha travolto innumerevoli uomini che nascono col veleno del serpente antico dentro di loro. È una ferita profonda che non toglie all’uomo l’uso della libertà e dell’intelligenza, ma lo indebolisce. Ne deriva che l’uomo si smarrisce in innumerevoli errori e diventa debole e non riesce a dominare la spinta al male che ha dentro di sé.

Da allora tutti i bambini nascono con il peccato originale ed è per questo motivo che serve il Sacramento del Battesimo perché si viene ricostituiti in grazia di Dio. Solamente la Sacra Scrittura ci spiega che cos’è e da dove viene il male: è la negazione di Dio e di tutto ciò che è di Dio cioè la bontà, la bellezza, l’amore, la verità. Nella nostra società che in gran parte ha rifiutato la fede e la Croce noi vediamo i livelli di cattiveria a cui si arriva. Attraverso la Parola di Dio, allora, scopriamo qual è l’origine del male e che l’uomo nasce con le radici del male. Nel medesimo tempo, la Storia della Salvezza, ci spiega come Dio abbia lavorato per risanare l’uomo interiormente e lo ha fatto conducendoci, dandoci i Suoi Comandamenti. La Legge antica, pian piano, ha educato l’uomo, lo ha curato, lo ha elevato e lo ha preparato alla venuta del Salvatore.

La Regina della pace ha detto che abbiamo rifiutato la fede e la Croce e che abbiamo scelto per la morte. Questo significa che l’unica salvezza per l’essere umano nella morsa del peccato e della morte è la grazia di Dio, il suo amore diffuso nei nostri cuori attraverso i Sacramenti che sono quelle fonti di grazia che ci donano la potenza dello Spirito Santo e fanno di noi delle creature nuove nelle quali rimane la concupiscenza, ma con la grazia di Dio possiamo liberarci dal male, tenerlo lontano per mezzo del combattimento spirituale.

La grazia di Dio ci è donata in Cristo Gesù, il Verbo che si è fatto carne e che morendo sulla Croce ha espiato i peccati del mondo e ci ha ottenuto il perdono dei peccati e la vita nuova nella grazia. Questa è la risposta cristiana al problema del male ed è in questa dimensione che dobbiamo camminare verso la Pasqua. Il Cristianesimo è l’unica risposta adeguata al problema della morte e del male. Quello che ci rende infelici oggi è proprio il rifiuto dell’unica e vera salvezza che viene dalla Croce di Cristo Signore. Mancando la grazia che cambia il cuore degli uomini e li purifica, succede che il male prevarica in loro e quindi non dobbiamo meravigliarci se, man mano che è cresciuta la scristianizzazione, si è affermata la nuova ideologia modernista dell’uomo al posto di Dio che ha rotto tutti gli argini morali e sta portando il mondo all’autodistruzione. Il mondo sta sprofondando nell’abisso. Il rifiuto collettivo della salvezza è il dramma del nostro tempo. È per questo motivo che la Madonna usa espressioni forti come “l’umanità ha scelto per la morte”; l’umanità veramente ha scelto di rifiutare Cristo per correre dietro alle pseudo-ideologie di salvezza che affascinano. Il risultato è il fatto che nel mondo stanno dominando l’egoismo e l’odio, stiamo andando verso l’autodistruzione.

L’umanità di oggi è disarmata di fronte alle ideologie del nostro tempo che distruggono la salvezza cristiana dicendo che è un’illusione e proponendo altre forme di salvezza che vengono dall’uomo. Il Figlio di Dio si è fatto uomo ed è morto sulla Croce in espiazione dei peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi. Con la sua morte Gesù ha vinto il nemico più grande dell’uomo che è la cattiveria. Abbiamo perso la comprensione del Cristianesimo come religione che salva, che purifica, che eleva. Con la grazia del Battesimo e dei Sacramenti veniamo rivestiti dell’immortalità, veniamo uniti a Cristo Risorto. L’approdo finale della speranza cristiana è la partecipazione alla Resurrezione di Cristo e quindi alla vita eterna. È già la felicità qui su questa Terra, sia pure nell’ambito del combattimento spirituale che durerà fino alla morte. Il Cristianesimo è l’unica salvezza.

È necessario un cammino di conversione che ci porta ad aggrapparci a Cristo e alla salvezza che viene da Lui. È su questa strada che dobbiamo camminare se vogliamo giungere alla vita eterna.

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