IL MISTERO DELLA CROCE NELLA VITA DI VICKA

A Medjugorje ci sono due monti pieni di significato: il primo è il Podbrdo o collina delle prime apparizioni, il secondo è il Krizevac o monte della croce, così chiamato perché sulla cima si erge una grande croce di cemento, costruita lassù dagli abitanti del posto nel 1933, in occasione del diciannovesimo anniversario della redenzione. Riguardo a questa croce così la Madonna si è espressa in un messaggio molto significativo:  “Anche la croce faceva parte del disegno di Dio, quando voi l’avete costruita” (30.08.1984).

Il mistero della croce occupa a Medjugorje una posizione fondamentale. La Madonna lo richiama spesso, specie nel tempo di quaresima. Già nel secondo giorno delle apparizioni, il 26 Giugno 1981, la Regina della pace è apparsa in lacrime a Marija e, mentre invocava la riconciliazione con Dio e fra gli uomini, una croce scura, formata dai soli legni, si stagliava dietro le sue spalle. Sono le lacrime della Madre per le anime dei suoi figli che si perdono  sulla via del male.

Un richiamo ancora più coinvolgente la Madonna lo ha fatto quando in due occasioni diverse è apparsa con a fianco Gesù sofferente, incoronato di spine, flagellato e grondante sangue. In quell’occasione Gesù era rimasto muto e non aveva neppure alzato gli occhi.

 Quanto sia incisivo il messaggio della croce che viene da Medjugorje l’ho compreso durante la Via Crucis più bella e più faticosa della mia vita. L’appuntamento era alle due di notte ai piedi del monte Krizevac. Mi trovai là con Vicka, Suor Elvira e un gruppo di una trentina di giovani ex tossicodipendenti del Campo della Vita, una delle numerose comunità che questa suora eccezionale ha realizzato nel mondo per strappare i giovani dagli artigli della droga e riconsegnarli a Dio e alla gioia della vita.

 Incominciammo la salita sostando a lungo davanti ai bellissimi pannelli delle stazioni, opera di uno scultore italiano, catturato come tante altre persone dal fascino della Gospa.  Vicka si fermava davanti a ognuna di essi estraendo dal suo cuore pensieri fra i più profondi che abbia mai udito sulla sofferenza. I ragazzi assorti ascoltavano e cantavano. Ebbi la fortunata idea di registrare i passaggi più significativi di quella Via Crucis che terminò quando il sole era già alto nel cielo. Ne ritagliai una composizione di circa due ore che di tanto in tanto metto in onda a Radio Maria, con grande edificazione degli ascoltatori.

 Vicka ci precedeva avanzando a piedi nudi sui sassi aguzzi del sentiero ritagliato fra le rocce. E’ una consuetudine del posto, che impressiona e spesso affascina i pellegrini. Una volta osservai una giovane donna italiana che saliva a piedi nudi l’ultimo giorno dell’anno, incurante del gelo polare. Mi disse sorridendo che in questo modo desiderava esprimere il suo amore e il suo grazie alla Madonna.

Notai che Vicka era molto presa dalle sofferenze di Gesù, fino quasi a immedesimarsi. Nelle sue preghiere spontanee davanti ai quadri della Passione sembrava rivivere in se stessa gli avvenimenti rappresentati. A volte chiamava il Krizevac col nome di Calvario. Compresi quanto la Madonna avesse introdotto i sei veggenti nel mistero della croce.

 Nel lungo racconto fatto a Radio Maria sulle apparizioni di Medjugorje ,Marija Pavlovic afferma che anche i veggenti hanno fatto la loro Via Crucis, a causa soprattutto delle persecuzioni dei primi anni. Si tratta di una affermazione molto giusta. La Madonna ha protetto i suoi sei “angeli”, ma non ha risparmiato loro le  croci ordinarie della vita, anzi, ne ha aggiunto anche di straordinarie, aiutandoli a comprendere che la croce è un grande valore. Ivanka aveva perso la madre ancora in giovane età, due mesi prima dell’inizio delle apparizioni. Jakov, già orfano di padre, era stato privato dalla madre nei primi anni delle apparizioni. Marija, pur cagionevole di salute, non esitò a donare un rene al fratello che non aveva più speranze di vita.

 La grazia di vedere la Madonna e la missione di testimoniarla è fruttificata attraverso la croce. La Regina della pace ha insegnato prima ai veggenti e poi ai pellegrini che senza la croce non si matura nella fede.

Per quanto riguarda la comprensione del valore della sofferenza Vicka ha vissuto un’esperienza molto particolare che va messa nella giusta luce. Non è nelle intenzioni di quest’opera fare il racconto di tutti gli avvenimenti, neppure dei più significativi, di Medjugorje. C’è da augurarsi che qualche persona adatta si accinga al compito che si presenta immane. Qui ci limitiamo a segnalare quelle cose che aiutano alla comprensione del messaggio che la Madonna è venuta a portare. Mi pare che la Regina della pace abbia condotto Vicka in un modo tutto particolare nel mistero della sofferenza.

L’intensità spirituale con la quale per molte ore aveva guidato la Via Crucis mi aveva colpito. Compresi che quell’anima privilegiata stava vivendo un’autentica esperienza mistica in relazione alla Passione di Gesù. Me ne accorsi soprattutto da alcuni passaggi delle sue preghiere spontanee, quando con accenti di grande partecipazione esclamava: “ Grazie Gesù, perché la tua croce è grazia! Grazie Gesù, perché la tua croce è gioia”. Lo diceva come se lo sperimentasse, come se lo vivesse sulla sua pelle.

 In quegli anni Vicka era affetta da una malattia misteriosa. Si è scritto e detto un po’ di tutto al riguardo. Nel marzo del 1988 si tenne a Milano un convegno a porte chiuse, con la partecipazione di una quindicina di medici di varie specializzazioni, alcuni di fama internazionale. Era presente anche René Laurentin. Fui invitato anch’io per esporre, come persona informata sui fatti,  quella che poteva essere una chiave di interpretazione di una patologia che la medicina non riusciva a decifrare.

 Vicka di tanto in tanto, forse mediamente una volta al mese, entrava in uno stato di apparente coma, durante il quale soffriva molto, non solo alla testa, ma in tutto il corpo. La vidi molte volte in quella situazione, alcune volte sveglia, altre volte assopita, mentre le sorelle o alcune amiche la assistevano. Di che cosa si trattava? Qualcuno in passato aveva azzardato l’ipotesi che ci si trovasse di fronte a una forma di isteria e che anche la supposta apparizione della Madonna fosse da attribuirsi alla medesima causa. I medici convegnisti, alcuni dei quali aveva studiato il fenomeno da vicino, esclusero in modo unanime una simile ipotesi. La medicina brancolava nel buio. Non riusciva a dare una spiegazione scientifica a un fenomeno che sfuggiva a valutazioni puramente umane.

 L’interpretazione di quella patologia, spiegai a mia volta, andava ricercata in una esperienza mistica particolare, non ignota alla storia della spiritualità cristiana. Quello che volgarmente veniva chiamato lo stato di “coma” era in realtà un’esperienza di sofferenza molto intensa, durante la quale Vicka, anche se all’esterno sembrava perdere o realmente perdeva i sensi, interiormente era vigile e in questo stato di coscienza soffriva indicibilmente e pregava. Si può affermare al riguardo che riviveva in se stessa qualcosa della Passione di Gesù in favore del suo corpo mistico che è la Chiesa.

 Questa situazione di sofferenza mistica che Vicka in genere viveva per alcuni giorni di seguito è durata per un periodo di quasi quattro anni. In tutto questo tempo la sua vita era completamente dedicata all’instancabile accoglienza dei pellegrini che accorrevano alla sua casa dalla mattina alla sera, salvo questi intervalli di tempo in cui era quasi rapita dal mondo e resa partecipe delle sofferenze di Gesù. Chi può dire quali benefici ne derivarono per le anime che accorrevano bisognose di grazia? Questo mirabile fenomeno mistico avveniva nella più grande semplicità e nel più rigoroso riserbo, come se la protagonista, sempre sorridente, non ne fosse consapevole. La Madonna preannunciò alcuni mesi prima a Vicka che le avrebbe tolto questa sofferenza, cosa che si verificò puntualmente nella data che lei aveva stabilito

(Perchè Credo a Medjugorje – Padre Livio – Ed Sugarco pag 123 -126))