Caro Padre Livio,

Devo dire che ascoltando la lettera della Signora Rosaria letta in radio da te ho subito pensato alla condizione perfetta dell’inizio paradisiaco- poi ho letto la tua risposta sul blog e ho avuto conferma che per una spiegazione comprensibile “da lì non si scappa” per dirla in gergo spirituale:

il nesso centrale è LA LIBERTA’, la libertà comprende il rischio, il bivio dello scegliere, la prova del discernere, non esiste su questo mondo una felicità perfetta, verace, meritoria, ossia che abbia un senso fondato nella realtà, che non sia e stia nella libertà di poter accogliere o rifiutare anche la stessa perfetta felicità che ci attende.

 Difatti la vera perfetta felicità non è non cadere mai in errore, ma rialzarsi dall’errore, sempre, pure 77 volte sette, rimediando al limite che ci siamo creati noi stessi, magari perseverando nell’errore stesso.

Altro fattore secondo me plausibile è che l’umiltà di Adamo e di Eva era perfetta si ma fino a un certo punto, mancava del cuore pulsante dell’umiltà stessa, difatti per Adamo ha corretto Gesù e per Eva ha corretto Maria, le due tipologie perfette di umiltà, dotate di questo cuore che solo il Padre conosce.

Noi non conosciamo cos’è veramente la perfezione di Dio in noi, il serpente antico ci ha “provati” e noi non siamo nemmeno stati capaci di ammettere di fronte al Signore la nostra manchevolezza, dandoci la colpa fuori di noi l’un l’altro.

 La vera felicità non è la nostra perfezione, ma l’umiltà, la sola virtù che risana tutte le imperfezioni.

Grazie per l’attenzione Amico mio e un saluto alla Signora Rosaria.