di Giuseppe Sarcina -Corriere  della Sera –  5 Novembre 2026

Il politologo aveva previsto fin dall’inizio che il presidente americano avrebbe perso le elezioni di midterm

«La sconfitta è pesante, ma sarebbe sbagliato dichiarare la fine di Donald Trump. Al contrario, abbiamo davanti due anni di turbolenza». Charles Kupchan, 68 anni, politologo americano, professore alla Georgetown University e consigliere di Barack Obama dal 2014 al 2107, aveva previsto fin dall’inizio, anche nelle interviste con il Corriere, che Trump avrebbe perso le elezioni di midterm. Ma ora invita a non considerare chiuso il suo ciclo politico.

Perché era così sicuro che l’elettorato americano avrebbe punito la Casa Bianca?
«Ero abbastanza convinto che le sue scelte politiche non avrebbero raggiunto i risultati annunciati. Aveva promesso di rilanciare il ceto medio, reindustrializzando il Paese. Un’impresa che si è rivelata un’illusione mitologica. Ha, invece, imposto i dazi a mezzo mondo con il risultato di far alzare i prezzi; poi ha varato la sua legge cardine, il “big beautiful bill”, che ha rincarato i costi dell’assistenza sanitaria. Infine, ha iniziato la guerra contro l’Iran, infrangendo la promessa di non trascinare mai più l’America in un conflitto. Alla fine gli elettori gli hanno presentato il conto».

La sua parabola politica finisce qui?
«No, sarebbe un errore dichiarare la fine politica di Trump. Al contrario, ci aspettano due anni turbolenti».

Che cosa succederà sul piano interno?
«La situazione è fluida. Possiamo immaginare due scenari. Nel primo, il presidente prende atto della sconfitta e cerca di negoziare con i democratici per adottare misure contro l’inflazione e tutto il resto. Oppure, ed è l’ipotesi che mi sembra più probabile, Trump metterà il veto su ogni iniziativa legislativa e si scivolerà nello scontro permanente tra Congresso e Casa Bianca. In definitiva, nella paralisi. Credo che un Trump messo all’angolo diventerà un Trump ancora più pericoloso».

Il presidente sarà ancora più aggressivo in politica estera? Partiamo dall’Iran…
«Anche in questo caso, vedo due strade. Trump vuole dimostrare di aver avuto ragione ad attaccare l’Iran e quindi lancerà una grande campagna militare per sconfiggere e rovesciare il regime degli ayatollah. Oppure, e penso che prenderà questa direzione, cercherà una via d’uscita rapida dal conflitto, trattando con Teheran. Si renderà conto che sarebbe molto difficile ottenere una vittoria completa. Casomai sposterà, invece, la pressione militare su Cuba».

Nel nuovo Congresso si potrebbe formare una maggioranza bipartisan favorevole a riprendere la fornitura gratuita di armi a Volodymyr Zelensky?
«Non credo. Trump ha già dimostrato di non tenere in conto la posizione del Congresso sull’Ucraina. Abbiamo una prova concreta. Poche settimane fa, Camera e Senato hanno varato una legge che impone altre sanzioni alla Russia e ai Paesi che ne acquistano il petrolio. Trump l’ha firmata e poi ha stretto un accordo sul gas con Vladimir Putin. La conclusione è che il presidente ritiene che l’Ucraina non sia un problema americano. Sono gli europei a essere minacciati e quindi devono essere loro a pagare le armi per Zelensky».