"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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IL PICCOLO PRINCIPE -Racconto di Antoine de Saint-Exupéry

VERSIONE RADIOFONICA A CURA DI ROBERTA

Il Papa: il perdono non aspetta il pentimento, è dono gratuito che impedisce altro male

All’udienza generale, Leone XIV sviluppa la catechesi sul gesto di Gesù nei confronti di Giuda nell’ultima cena, sa che sta per essere tradito ma “porta avanti e a fondo il suo amore”, “lava i piedi, intinge il pane e lo porge”: la libertà dell’altro, anche quando si smarrisce nel male può ancora essere raggiunta dalla luce di un gesto mite

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Amare fino alla fine: ecco la chiave per comprendere il cuore di Cristo. Un amore che non si arresta davanti al rifiuto, alla delusione, neppure all’ingratitudine.

È questo amore che genera il perdono, Gesù ce lo mostra “durante l’ultima cena”, quando “porge il boccone” a Giuda “che sta per tradirlo”. Il suo “non è solo un gesto di condivisione”, è anche “l’ultimo tentativo dell’amore di non arrendersi”, spiega all’udienza generale, Leone XIV. Proprio al perdono il Pontefice, nell’Aula Paolo VI, dedica la sua terza catechesi su “La Pasqua di Gesù”, nell’ambito del ciclo giubilare “Gesù Cristo nostra speranza”. Ma lo ascoltano anche centinaia di fedeli e pellegrini radunati nel cortile del Petriano e nella basilica di San Pietro. Leone li saluta terminato il momento nell’Aula. “Grazie per la pazienza!”, dice, benedicendo i presenti, i loro cari, “i familiari, i bambini, i malati e i più anziani”. E anche a quanti sono riuniti nella basilica vaticana rivolge, poi, alcune parole in spagnolo, evidenziando che “il perdono è un grande segno di amore, di amore autentico, e soprattutto dell’amore di Dio per tutti noi”. Mentre in inglese esorta tutti ad imparare “a perdonare, perché perdonarci gli uni gli altri è costruire un ponte di pace” e sollecita: “Dobbiamo pregare per la pace che è così necessaria nel nostro mondo oggi, una pace che solo Gesù Cristo ci può donare”.

Il vero perdono non aspetta il pentimento

Nella meditazione proposta, il Papa torna più volte su quel gesto di Gesù verso l’Iscariota, che mostra quel modo di portare avanti “e a fondo il suo amore”, perché Lui “vede con chiarezza” e fa il primo passo.

Ha compreso che la libertà dell’altro, anche quando si smarrisce nel male, può ancora essere raggiunta dalla luce di un gesto mite. Perché sa che il vero perdono non aspetta il pentimento, ma si offre per primo, come dono gratuito, ancor prima di essere accolto.

Gesù non permette che il male abbia l’ultima parola

Quando arriva l’ora più difficile, Gesù “non la subisce: la sceglie”, chiarisce il Papa, in pratica “riconosce il momento in cui il suo amore” sarà ferito dal “tradimento” e, anziché “ritrarsi”, “accusare”, “difendersi”, “continua ad amare: lava i piedi, intinge il pane e lo porge”. L’evangelista Giovanni racconta di Giuda che “Satana entrò in lui” dopo aver ricevuto da Gesù il pane. Un “passaggio” che “colpisce”, riconosce il Papa, “come se il male, fino a quel momento nascosto, si manifestasse dopo che l’amore ha mostrato il suo volto più disarmato”. Ma il gesto di Cristo “ci dice che Dio fa di tutto – proprio tutto – per raggiungerci, anche nell’ora in cui lo noi respingiamo”, sottolinea ancora Leone, e ci fa comprendere che il perdono “non è dimenticanza” né “debolezza”, bensì “capacità di lasciare libero l’altro, pur amandolo fino alla fine”.

L’amore di Gesù non nega la verità del dolore, ma non permette che il male sia l’ultima parola. Questo è il mistero che Gesù compie per noi, al quale anche noi, a volte, siamo chiamati a partecipare.

Continuare ad amare sempre

Oggi accade che tante “relazioni si spezzano”, diverse “storie si complicano” e molte “parole non dette restano sospese”, ma gli evangelisti ci indicano una strada nuova da intraprendere

Il Vangelo ci mostra che c’è sempre un modo per continuare ad amare, anche quando tutto sembra irrimediabilmente compromesso. Perdonare non significa negare il male, ma impedirgli di generare altro male. Non è dire che non è successo nulla, ma fare tutto il possibile perché non sia il rancore a decidere il futuro.

Un’altra via

E se Giuda porta a compimento il suo piano di tradimento, “Cristo rimane fedele fino alla fine, e così il suo amore è più forte dell’odio”.

Anche noi viviamo notti dolorose e faticose. Notti dell’anima, notti della delusione, notti in cui qualcuno ci ha ferito o tradito. In quei momenti, la tentazione è chiuderci, proteggerci, restituire il colpo. Ma il Signore ci mostra la speranza che esiste sempre un’altra via. Ci insegna che si può offrire un boccone anche a chi ci volta le spalle. Che si può rispondere con il silenzio della fiducia. E che si può andare avanti con dignità, senza rinunciare all’amore.

Il perdono libera chi lo dona

Da qui l’invito del Pontefice a chiedere “la grazia di saper perdonare, anche quando non ci sentiamo compresi, anche quando ci sentiamo abbandonati”.

Come ci insegna Gesù, amare significa lasciare l’altro libero — anche di tradire — senza mai smettere di credere che persino quella libertà, ferita e smarrita, possa essere strappata all’inganno delle tenebre e riconsegnata alla luce del bene. Quando la luce del perdono riesce a filtrare tra le crepe più profonde del cuore, capiamo che non è mai inutile. Anche se l’altro non lo accoglie, anche se sembra vano, il perdono libera chi lo dona: scioglie il risentimento, restituisce pace, ci riconsegna a noi stessi.

Insomma, il perdono di Cristo e quel suo “gesto semplice del pane offerto, mostra che ogni tradimento può diventare occasione di salvezza”, se scelto come spazio per un amore più grande”, conclude il Papa. Gesù “vince” il male “con il bene” “impedendogli di spegnere ciò che in noi è più vero: la capacità di amare”.

Leone XIV: il 22 agosto giorno di digiuno e preghiera per invocare pace e giustizia

Al termine dell’udienza generale del mercoledì in Aula Paolo VI il Papa invita in particolare a pregare la Vergine nel giornata di venerdì prossimo in cui è venerata come Regina: il Signore “asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti armati in corso”

Daniele Piccini – Città del Vaticano – 20 Agosto 2025

Papa Leone XIV torna a chiedere insistentemente preghiere per la pace ai fedeli, riuniti oggi, mercoledì 20 agosto, in Aula Paolo VI per l’udienza generale, e li invita ad invocare l’intercessione di Maria. Lo fa chiedendo a tutti i credenti di rispettare nella giornata del 22 agosto, memoria liturgica della Beata Vergine Maria Regina…

…digiuno e preghiera, supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia, e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a cause dei conflitti armati in corso.

Maria, aggiunge il Papa:

E’ Madre dei credenti qui sulla terra, ed è invocata anche come Regina della Pace, mentre la nostra terra continua ad essere ferita da guerre in Terra Santa, in Ucraina, e in molte altre regioni del mondo.

Leone XIV ha salutato con affetto i fedeli che lo attendevano nell'atrio dell'Aula Paolo VI.

Leone XIV ha salutato con affetto i fedeli che lo attendevano nell’atrio dell’Aula Paolo VI. (@Vatican Media)

Perdono presupposto per la pace

Rivolgendosi poi ai fedeli di lingua portoghese Leone XIV ha ricordato il presupposto fondamentale della pacifica convivenza tra i popoli e tra le persone: “Senza il perdono non ci sarà mai la pace!”.

Salutando i pellegrini polacchi presenti a Roma e quelli venuti dal Santuario della Madonna di Jasna Góra, in Polonia, dove è conservata l’icona della Madonna di Częstochowa, ha chiesto loro di “includere nelle vostre intenzioni la supplica per il dono della pace – disarmata e disarmante – per tutto il mondo, in particolare per l’Ucraina e il Medio Oriente”.

Leone XIV prega per la pace al Santuario della Madonna delle Grazie della Mentorella

19/08/2025

Leone XIV prega per la pace al Santuario della Madonna delle Grazie della Mentorella

Il Papa si è recato stamani a Guadagnolo, frazione di Capranica Prenestina, nella diocesi di Palestrina, nell’eremo particolarmente caro a San Giovanni Paolo II. Si è trattenuto…

Preghiera incessante

Nella mattinata di ieri, martedì 19 agosto, il Papa si era recato a Guadagnolo, frazione di Capranica Prenestina, nella diocesi di Palestrina, nell’eremo della Mentorella, particolarmente caro a San Giovanni Paolo II. Qui, ha riferito il rettore si è recato “in chiesa, ai piedi della Madonna, e ha acceso un cero con una supplica particolare per la pace nel mondo”.

Il Papa sull'Ucraina: c'è speranza ma bisogna lavorare e pregare molto

19/08/2025

Il Papa sull’Ucraina: c’è speranza ma bisogna lavorare e pregare molto

Occorre “cercare veramente la strada per andare avanti, trovare la pace” ha detto stasera il Papa ai giornalisti prima di rientrare in Vaticano da Castel Gandolfo, dove si era…

Ancora ieri sera, lasciando la residenza estiva di Castel Gandolfo, intorno alle ore 21, ha detto ai giornalisti che lo aspettavano davanti al cancello di Villa Barberini, che è necessario “pregare molto per la pace”, per alimentare la speranza, che pure c’è.

Trump: «No a truppe Usa in Ucraina». Per il trilaterale con Putin e Zelensky spunta l’ipotesi Budapest

di Viviana Mazza e Giuseppe Sarcina – Corriere della Sera – 20 Agosto 2025

La Casa Bianca: «Da Putin ok all’incontro con il presidente ucraino. L’apertura di Washington sul fornire copertura aerea a Kiev»

DALLA NOSTRA INVIATA
WASHINGTON – Donald Trump non invierà soldati americani sul campo come parte delle garanzie di sicurezza all’Ucraina su cui si lavora nello sforzo per porre fine alla guerra con la Russia. «Ve lo assicuro. E sono il presidente», ha detto in un’intervista ieri a Fox News. Gli Stati Uniti avranno un ruolo di «coordinamento». Ma Trump non ha escluso un «supporto aereo»: «Loro (gli europei, ndr) sono pronti a mettere truppe sul terreno, noi siamo pronti ad aiutarli con alcune cose, probabilmente dal punto di vista aereo perché nessuno ha le cose che abbiamo noi». Trump non ha dato altri dettagli, ma supporto aereo può significare cose diverse, come osservano gli esperti: semplicemente fornire più sistemi di difesa aerea a Kiev oppure un ruolo più attivo degli Usa che includa l’uso dei caccia per far rispettare una no-fly zone. La sua portavoce Karoline Leavitt ha definito ieri il supporto aereo «un’opzione».

In parallelo le diplomazie sono al lavoro per identificare la sede del possibile bilaterale Putin-Zelensky annunciato da Trump lunedì sera, come pure un luogo per il trilaterale successivo. Trump aveva presentato entusiasticamente l’idea di un trilaterale come modo migliore per porre fine alla guerra. Ma come ha riferito Zelensky lunedì sera in conferenza stampa davanti alla Casa Bianca, Putin avrebbe detto di preferire prima un bilaterale.. Il leader ucraino si è detto pronto a «qualunque formato per l’incontro»Secondo Politico, la sede favorita dalla Casa Bianca per il trilaterale sarebbe l’Ungheria: il premier Victor Orbán è vicino a Trump sin dal primo mandato.

L’Europa

Dall’Europa arriva soprattutto un segnale: le garanzie di sicurezza per proteggere l’Ucraina devono essere «solide», come ha più volte detto il presidente francese Emmanuel Macron e ieri l’ha ripetuto anche l’Alta rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas. Lo stesso Macron e il premier britannico Kier Starmer insistono sulla necessità di inviare un contingente militare in Ucraina. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz non esclude di partecipare alla missione. La presidente del consiglio Giorgia Meloni resta contraria. Ma tutti gli europei concordano su un punto: la collaborazione con gli Stati Uniti è fondamentale. Ieri c’è stata un’altra riunione virtuale della «Coalizione dei volenterosi», il gruppo formato da circa trenta Paesi che appoggiano la resistenza ucraina. Macron e Starmer hanno riferito sui risultati del vertice corale di Washington. Gli europei stanno cercando di allargare la platea degli Stati eventualmente pronti a inviare soldati in Ucraina. L’Australia ha confermato la disponibilità. Ma si vedrà nei prossimi giorni se questa ipotesi sarà praticabile. Non è ancora chiaro quanto sia reale l’apertura di Putin su questo punto. Finora ha sempre rifiutato la presenza di truppe europee sul suolo ucraino.

Visto dalla Casa Bianca

Trump ha «ripristinato il prestigio dell’America come leader indiscussa del mondo libero — ha detto la sua portavoce —. I leader mondiali sono venuti qui a Washington a chiedere aiuto». Il presidente «si aspetta» che il bilaterale tra Putin e Zelensky avvenga e in tv ieri ha detto che la loro disponibilità a farlo «dimostra che vanno d’accordo più di quanto pensassi», anche se il Cremlino non ha dato conferme e il ministro degli Esteri Lavrov dichiara che ogni contatto tra capi di Stato va «approfonditamente preparato». Secondo il sito Axios, Trump ha dato all’inviato Steve Witkoff il compito di facilitare l’incontro. «Voglio andare in paradiso, se possibile — ha detto Trump su Fox —. Dicono che non sto andando tanto bene… Se riesco ad andare in paradiso una delle ragioni sarà questa»E ha cancellato le vacanze nel suo resort in New Jersey. «È normalmente il periodo in cui il presidente va in vacanza, ma non questo presidente. Si è discusso se volesse lavorare da Bedminster per un paio di settimane, ha deciso di no», ha detto ieri Leavitt. 

La sede del bilaterale

Macron ha preso l’iniziativa, indicando Ginevra. Il suggerimento convince anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani. Il ministro degli Esteri elvetico Ignazio Cassis ha fatto sapere che è allo studio il piano per garantire l’immunità a Putin, inseguito da un mandato di cattura della Corte penale internazionale dell’Aja, riconosciuta dalla Svizzera. Ma a Mosca non piace questa candidatura: di recente anche gli svizzeri hanno consegnato armi all’Ucraina. Prendono quota, allora, soluzioni alternative. L’Ungheria sarebbe una sede spiacevole per Zelensky: fu il luogo della firma del Memorandum di Budapest del 1994 in cui Usa, Regno Unito e Russia promisero di difendere l’indipendenza, sovranità e rispetto dei confini ucraini in cambio della rinuncia alle armi nucleari: l’aggressione russa ha dimostrato quanto quella promessa fosse vuota. Altre piste portano a Istanbul, a Vienna, in Arabia Saudita o negli Emirati. Zelensky ha invece respinto quella che è sembrata una provocazione di Putin: vediamoci a Mosca.

Il Papa tra i fedeli a Castelgandolfo: «Speranze per la pace, ma occorre pregare e lavorare. Sento i leader continuamente»

di Redazione online – Corriere della –  19 Agosto 2025

Il pontefice è sceso tra i fedeli che lo attendevano sotto Palazzo Barbarini. Subito dopo è rientrato in Vaticano

«C’è speranza, ma bisogna lavorare ancora molto»: sono le parole pronunciate da papa Leone XIV a Castelgandolfo che in serata ha incontrato i fedeli prima di fare rientro in  Vaticano. Un incontro inconsueto, quello del Pontefice con la folla radunatasi sotto palazzo Barberini, seguito da alcune battute con i giornalisti che si trovavano sul posto. 

Leone XIV ha detto anche di sentire ogni tanto per telefono alcuni dei leader impegnati nei colloqui di questi giorni, senza specificare chi. «C’è speranza ma bisogna ancora lavorare molto, pregare molto e cercare veramente la strada per la pace». 

A Castelgandolfo il papa ha trascorso alcuni giorni di riposo prima di fare rientri a Roma e riprendere l’attività: domani è prevista l’udienza generale in Vaticano

Gli ostacoli per l’accordo tra Putin e Zelensky: armi, garanzie di sicurezza e territori occupati

di Giuseppe Sarcina – Corriere della Sera – 19 Agosto 2025

Dopo il vertice di Washington, le diplomazie sono al lavoro sui temi più controversi: formato dei prossimi incontri, territori occupati, garanzie di sicurezza, armi e i bambini rapiti.

Il vertice corale di Washington tra Volodymyr Zelensky, Donald Trump e sette leader europei ha delineato il percorso di un possibile negoziato con Vladimir Putin. Ora le diplomazie sono al lavoro su almeno cinque punti.

Primo: la sequenza dei prossimi vertici

Trump sembra aver convinto Putin a incontrare prima Zelensky. Subito dopo ci sarebbe il summit trilaterale, con l’aggiunta dello stesso presidente americano. Il leader della Casa Bianca vorrebbe completare i due passaggi entro la fine di agosto. Si sta già ragionando su quale sia la sede più opportuna per gli incontri. Il bilaterale Zelensky-Putin potrebbe tenersi a Ginevra, in Svizzera, come proposto dal presidente francese Emmanuel Macron. 

Va, però, superato il problema del mandato di cattura a carico di Putin, emesso dalla Corte penale internazionale dell’Aja. Anche la Svizzera riconosce l’autorità di questo Tribunale. Ma il ministro degli Esteri elvetico, Ignazio Cassis, ha fatto sapere che è già allo studio un piano per garantire l’immunità al presidente russo. Sul piano legale sarebbe possibile invocare un’eccezione, poiché Putin andrebbe in Svizzera per colloqui di pace. 

Secondo: i territori occupati

Il bilaterale tra Putin e Zelensky potrebbe partire dal tema più complicato: la cessione di territori ucraini alla Russia. Zelensky ha scorporato il problema dagli incontri di ieri, lunedì 18 agosto a Washington, per confrontarsi direttamente con Putin. Il Cremlino pretende il controllo integrale delle regioni parzialmente occupate con la forza: Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson, oltre al riconoscimento formale dell’annessione della Crimea, avvenuta nel 2014. Zelensky ha aperto alla possibilità di trattare partendo dall’attuale linea del fronte. Gli ucraini resistono in una parte del distretto di Donetsk, una delle aree più fortificate dell’intero Paese.

Le cittadine di Sloviansk e di Kramatorsk fin dal 2014 sono i bastioni della difesa ucraina. Cederle ai russi innescherebbe non solo una questione costituzionale e politica molto seria per Zelensky, ma scardinerebbe il cordone protettivo che l’armata putiniana ha cercato invano di sfondare negli ultimi tre anni e mezzo. Su questo punto, sembra davvero difficile trovare un compromesso, senza che Putin o Zelensky rinuncino alle posizioni di partenza.

Terzo: le garanzie di sicurezza.

L’altro elemento dell’equazione per la pace è rappresentato dalla formazione di un deterrente militare per evitare che in futuro la Russia torni ad attaccare l’Ucraina. A Washington è emersa una novità importante: Trump si è detto disponibile a contribuire alla protezione del territorio ucraino. Ora si tratta di capire con quali meccanismi. 

Al momento ci sono due ipotesi allo studio. Prende sempre più quota la proposta italiana di adottare un dispositivo simile all’articolo 5 del Trattato Nato: tutti gli alleati corrono in soccorso di un partner aggredito. Poi c’è l’idea suggerita da Macron: non basta un impegno verbale, occorre schierare sul campo una forza militare consistente. Il presidente francese e il premier britannico Keir Starmer da tempo spingono per inviare un contingente europeo. L’Italia è contraria. 

Ma, soprattutto, bisogna capire quale sia l’atteggiamento di Putin. Per mesi il numero uno del Cremlino ha sempre rifiutato la presenza di soldati europei o riconducibili alla Nato. Ora sembra che abbia ammorbidito la sua posizione. È un passaggio chiave che sarà verificato nell’eventuale bilaterale Putin-Zelensky. In parallelo gli europei stanno lavorando per arrivare a una sintesi tra la prospettiva di un «simil articolo 5» e l’ invio di militari in Ucraina. Secondo alcune fonti, una cosa non escluderebbe l’altra.

Quarto: le armi per l’Ucraina

Trump ha spiegato, non per la prima volta in verità, che gli Usa continueranno a fornire armi a Zelenskyma solo a pagamento. Il leader ucraino ha confermato che sono già stati attivati i piani per comprare ordigni americani. In particolare le batterie di missili Patriot, fondamentali per la difesa aerea. È un processo iniziato a Roma, all’inizio di luglio, a margine della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina. 

Trump ha detto che le armi vengono vendute ai Paesi Nato e da questi passano all’Ucraina. La spesa, dunque, sarà a carico di alcuni Stati europei, tra i quali Germania e Norvegia. Il Financial Times ha scritto che l’Ucraina e gli europei avrebbero concordato un piano di forniture da 100 miliardi di dollari. Zelensky ha aggiunto che anche l’Ucraina troverà i soldi per acquistare in autonomia altre armi. 

Infine è pronto un accordo con le industrie americane che produrrebbero in Ucraina, in joint venture con società locali, droni per un valore di 50 miliardi di dollari. 

Quinto: i bambini scomparsi

Russi e ucraini sembrano vicini ad accordarsi sullo scambio dei soldati prigionieri. Più difficile trovare un’intesa sulla restituzione dei bambini ucraini, rapiti e deportati dai soldati russi. È un tema che sta acquisendo sempre più peso politico. La First lady Melania Trump ha inviato una lettera a Putin, chiedendo di liberare i bambini. Zelensky ha citato più volte questo messaggio nel suo incontro con Trump. E il presidente americano ora sta appoggiando la campagna avviata dalla moglie e ripresa in Europa dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Putin potrebbe trovarsi in difficoltà. 


Cari amici, dopo che avete letto l’articolo, recitate un’Ave Maria alla Regina della pace o, meglio ancora, un Rosario, perchè senza l’ aiuto di Dio non si ottiene la pace.

Vostro Padre Livio

San Bernardo di Chiaravalle


autore: Jeronimo De Espinosa anno: XVII sec. titolo: San Bernardo di Chiaravalle caricato degli strumenti della Passione

Titolo: Abate e dottore della Chiesa

Nascita: 1090, Dijon, Francia

Morte: 20 agosto 1153, Chiaravalle-Clairvaux

Ricorrenza: 20 agosto

Canonizzazione:
1174, Anagni, Frosinone, papa Alessandro III

Luogo reliquie: Cattedrale di Troyes

Bernardo nacque l’anno 1090 nel castello di Fontaine, presso Dijon. Suo padre Techelino era uno dei più cospicui uomini del tempo e sua madre Aletta era parente dei duchi di Borgogna; entrambi però splendevano più per pietà che per ricchezza. Appena nato Bernardo, la piissima madre, non contenta di offrirlo solamente a Dio come aveva fatto degli altri suoi figli, lo destinò in modo particolare al servizio della Chiesa. Educato santamente fu mandato a Chatillon per compiere gli studi nel collegio dei canonici di quella città. Bernardo, quantunque giovanetto, amava star ritirato; era sempre raccolto, docile, affabile e cortese con tutti, e di una modestia singolare. La prontezza e la vivacità del suo ingegno facevano stupire i suoi maestri.

titolo Apparizione della Vergine a San Bernardo
autore Bartolomé Esteban Murillo anno 1650-55


Ma se egli ascoltava le lezioni dei maestri, molto più era attratto dalla voce di Dio, che gli parlava internamente. Una notte di Natale gli comparve la Vergine Maria con in braccio il Bambino Gesù, e Bernardo fu talmente invaghito della divina bellezza del Redentore, che fu poi sempre devotissimo dell’Incarnazione. A 18 anni perdette la virtuosa sua madre. Intanto, compiuti gli studi della teologia e della Sacra Scrittura, ritornò alla casa paterna.

Vedendo quanto era pericoloso il vivere nel mondo, pensò di ritirarsi a vita monastica. Tutta la famiglia e l’intero parentado dapprima gli si opposero, ma egli con la sua grazia e cortesia seppe talmente difendere la sua causa, che poco dopo molti di quelli che s’erano opposti seguirono il suo esempio. Infatti i fratelli Guido, Gerardo, Bartolomeo, Andrea e lo zio Gondrino, signore di Tolone, lo seguirono nella vita monastica.

A questi si unirono altri, così che furono in trenta a seguire con lui la divina chiamata. Presentatisi al monastero, l’abate S. Stefano, vedendo il loro fervore e la loro risoluzione, li accettò con gioia. Fatta la professione dopo un anno di noviziato, Bernardo si diede con grandissimo fervore alla pratica della virtù. Spesso, per eccitarsi al fervore si domandava: « Bernardo, a che fine sei venuto qui? ».

Devotissimo di Maria SS. non lasciava passare giorno senza offrirle qualche ossequio speciale; in tutti poi cercava di diffondere la devozione alla gran Madre di Dio. E la Madonna molto gradiva l’amore di quell’anima santa. Un giorno, passando Bernardo davanti alla statua della Vergine, le rivolse il saluto angelico : « Ave Maria », ma lo disse con tanta grazia ed affetto, che dalla statua si sentì rispondere: « Ave Bernardo »

Morto S. Stefano, fu eletto abate con voto unanime Bernardo. Quantunque sempre malaticcio, tuttavia predicava ovunque con grande zelo, e le sue prediche erano talmente piene di grazia, che da ogni parte accorrevano ad udirlo, e molti lo seguivano, chiedendo di essere accettati nel monastero.

Nel 1119, un gruppo di cavalieri, guidati da Ugo di Payns, diede vita a un nuovo ordine monastico-militare destinato a cambiare la storia: l’Ordine dei Cavalieri del Tempio, conosciuto come i Templari. Con sede a Gerusalemme, l’Ordine aveva come missione principale la protezione dei pellegrini cristiani lungo le pericolose strade della Terra Santa. La loro causa ottenne un riconoscimento ufficiale nel 1128, quando Papa Onorio II approvò l’Ordine durante il concilio di Troyes. A ispirare la rigida regola dell’Ordine fu probabilmente San Bernardo di Chiaravalle, una delle figure religiose più influenti dell’epoca.

San Bernardo non fu solo un sostenitore dei Templari, ma anche un attivo partecipante nelle questioni politiche e religiose del suo tempo. Appoggiò Tibaldo II, conte di Champagne, in una disputa contro il re Luigi VII, e svolse un ruolo centrale nella repressione del Comune di Reims nel 1140, dove dimostrò il suo rigido controllo su questioni di fede e ordine.

Uno degli episodi più famosi della sua vita fu il conflitto con il filosofo Pietro Abelardo. Bernardo accusò Abelardo di diffondere idee teologiche errate e riuscì a farlo condannare nel concilio di Sens del 1140, nonostante le accuse fossero basate su interpretazioni discutibili delle opere del filosofo. Questo scontro tra due delle menti più brillanti del tempo segnò profondamente il dibattito intellettuale e religioso del XII secolo.

Bernardo si distinse anche nella lotta contro le eresie che minacciavano l’ortodossia cattolica. Nel 1145, Papa Eugenio III, un suo ex discepolo diventato papa, lo incaricò di predicare la Seconda Crociata. Bernardo, con la sua eloquenza, riuscì a mobilitare non solo i francesi, ma anche i tedeschi. Tuttavia, la crociata si rivelò un disastro, con il fallito assalto a Damasco. Bernardo attribuì la sconfitta ai peccati dei crociati, un tema che riprese nel suo trattato La considerazione.

Una delle leggende più curiose su San Bernardo racconta di un episodio avvenuto durante un viaggio a Vigevano, dove avrebbe catturato un diavolo che cercava di sabotare il suo carro. Il demone fu successivamente bruciato dai cittadini di Vigevano, un evento che viene ancora oggi commemorato con un rituale locale. 

titolo San Bernardo e Satana
autore Marcello Baschenis anno 1885


In Bernardo si vide meravigliosamente accoppiata la santità con la sapienza: è chiamato il Dottore mellifluo. Numerosissime sono le sue opere, e per i suoi numerosi, alti e sapienti scritti sulle grandezze della Madre di Dio, venne chiamato il cantore di Maria. 

Dopo una vita così santa e attiva, spirò il 20 agosto 1153 a 62 anni. La Chiesa lo onora col titolo di dottore.

Le reliquie di san Bernardo di Chiaravalle sono custodite principalmente nella Cattedrale di Troyes, in Francia, dove si trova parte della sua testa. Questa è l’unica reliquia sopravvissuta alla rivoluzione francese, mentre il resto delle sue spoglie è andato distrutto. Oltre a quella di Troyes, un’altra porzione molto piccola è conservata in Italia, nella chiesa collegiata di Fiorenzuola: è stata donata di recente all’abbazia di Chiaravalle della Colomba, nei pressi di Piacenza.

PRATICA. Siamo molto devoti della SS. Vergine, e facciamole oggi un fioretto

L’intesa sui dazi e le spese militari: così l’Europa ha convinto Trump a proteggere Kiev

di Federico Rampini – Corriere della Sera – 19 Agosto 2025

Da una parte gli «amici» europei e la nuova disponibilità a sostenerli nella difesa dell’Ucraina. Dall’altra l’incognita Putin: non è chiaro in che misura lo zar abbia cambiato posizione

La novità era nell’aria, lui l’ha confermata. Trump accetta che gli Stati Uniti abbiano un ruolo a garanzia della futura sicurezza dell’Ucraina. «L’Europa è in prima linea per la vostra difesa, ma noi la sosterremo», così ha detto il presidente americano a Zelensky di fronte alla stampa. Più volte incalzato dai giornalisti su quel punto, non ha escluso neppure l’invio di truppe Usa sul terreno. Ma ciò che conta di più — lo sanno bene Francia e Regno Unito, le due nazioni più disponibili all’invio di soldati — è la protezione aerea, il controllo dei cieli, e l’intelligence satellitare: lì l’America ha una superiorità su tutti, Russia inclusa. Trump fa uno strappo rispetto alla sua linea di disimpegno dalle responsabilità militari in Europa. È essenziale perché gli europei possano sobbarcarsi un ruolo pieno di rischi.

Lo scambio

Il punto di partenza è sempre lo scambio «land for peace»: concessioni territoriali, pur di far cessare la guerra. È un prezzo altissimo per il popolo ucraino, è una prova che «il crimine paga» perché Putin vedrebbe premiata l’aggressione. Ma ricacciare indietro l’armata russa con la forza delle armi è un sogno a cui non crede più nessuno. Per limitare i danni, bisogna almeno evitare che un accordo sulla fine delle ostilità assomigli al 2014: Putin invase la Crimea e l’Occidente non volle capire che era solo un inizio.

Evitare gli errori del passato

Gli europei continuarono a fare affari con Mosca, la Merkel proseguiva con il gasdotto Nord Stream 2. L’amministrazione Obama-Biden varò delle sanzioni talmente bonarie da assomigliare a un condono. Non ci fu una seria strategia per proteggere l’Ucraina da successive aggressioni.

Per non ripetere gli errori di undici anni fa, Zelensky ha detto di cos’ha bisogno: mantenere un esercito ucraino forte, continuare a ricevere armi dall’Occidente, e un aiuto dagli amici anche sotto forma di impegno militare diretto. Sono cose che Putin respingeva tassativamente fino a poco tempo fa. Non è chiaro in che misura abbia cambiato posizione. Se lo ha fatto, allora il vertice in Alaska non è stato un fallimento totale. In ogni caso c’è questa nuova disponibilità di Trump, che non era stata data neppure da Biden. Oltre a escludere categoricamente «scarponi Usa sul terreno», Biden aveva sempre rifiutato anche altre ipotesi di coinvolgimento americano come una no-fly zone.

La terza invasione

Certo, si suppone che la disponibilità di Trump a sostenere le forze armate europee in Ucraina sia legata a un vero cessate-il-fuoco, ma è comunque un «game-changer», cambia le regole del gioco perché consente a Londra, Parigi, Berlino, Varsavia, e speriamo Roma, di mettere in piedi un dispositivo di sicurezza a garanzia permanente di quella tregua. Perché il cessate-il-fuoco diventi duraturo, una vera pace, non una pausa durante la quale Putin si riarma e prepara la terza invasione.

Tra le due sponde dell’Atlantico

Che cosa è successo, per convincere Trump a offrire un supporto agli europei per la loro difesa dell’Ucraina? Lasciamo stare il Nobel per la Pace: di sicuro Trump ci spera, ma non spiega questo cambio di strategia. Rispetto a febbraio, quando ci fu l’agguato a Zelensky nello Studio Ovale, sono accaduti due eventi chiave. L’accordo in sede Nato per alzare la spesa militare dei Paesi membri al 3,5% del prodotto interno lordo, in futuro fino al 5%. L’intesa sui dazi, sofferta e controversa ma in ultima istanza più benefica che distruttiva (soprattutto rispetto alle alternative). Questo ha rasserenato le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico.

«I miei amici»

Bastava sentire Trump ieri omaggiare ripetutamente «i sette potenti leader europei, i miei amici». A contorno delle due intese in sede Nato e sul commercio estero: la Germania di Merz con piani di spesa da mille miliardi si candida alla metamorfosi da economia-parassita (che cresceva facendosi trainare dalle esportazioni sui mercati altrui) a un modello con propulsione interna, trainato dalla propria domanda. Aggiungiamo la proposta dell’Italia sul tipo di garanzie di sicurezza da offrire all’Ucraina «sul modello dell’articolo 5 Nato», che aggira l’impossibilità di un’adesione di Kiev al Patto Atlantico (peraltro esclusa anche da Biden). Tutto ciò viene impacchettato da Trump in un linguaggio sempre sovranista al 100%: «Io le armi all’Ucraina le vendo, non le regalo». Ma fino a un recente passato lui aveva minacciato qualcosa di molto peggio, un abbandono totale dell’Ucraina e dell’Europa al loro destino.

La presidente del Consiglio a Washington prima del vertice alla Casa Bianca

CorriereTv – 18 Agosto – 2025

Oggi è «una giornata importante, dopo 3 anni e mezzo in cui noi abbiamo avuto una Russia che non dava alcun segnale di dialogo che pretendeva la capitolazione di Kiev. Oggi finalmente si aprono degli spiragli di dialogo». 

Lo ha detto la presidente del Consiglio  Giorgia Meloni parlando con i giornalisti a Washington, prima di recarsi all’ambasciata ucraina per l’incontro pre vertice con gli altri leader europei e Volodymyr Zelensky, e in seguito alla Casa Bianca


Cari amici,

Siamo capaci in questa settimana cruciale di offrire alla Regina della pace un Rosario al giorno e qualche rinuncia perché tacciano le armi e i cuori si aprano alla compassione e al perdono?

Votro Padre Livio

LE CRONACHE DI NARNIA

NELLA VERSIONE RADIOFONICA DI RADIO MARIA (1)

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