"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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 La scelta del Papa per la vita comune, strada privilegiata dell’adesione a Cristo

La decisione di Leone XIV di andare a vivere nel Palazzo Apostolico con altri quattro fratelli agostiniani

Di Massimo Camisasca – Tempi – 31 Agosto 2025

La riflessione di monsignor Camisasca sulla decisione di Leone XIV di andare a vivere nel Palazzo Apostolico con altri quattro fratelli agostiniani: «Gesto semplice ma rivoluzionario che pone al cuore della Chiesa la comunione»

Il pontificato di Leone XIV è ancora all’inizio. Nessun uomo serio può immaginare il futuro. Nello stesso tempo si intravedono già alcune linee fondamentali che meritano di essere sottolineate.

Il cuore delle appassionate parole di papa Leone è la riconciliazione all’interno della Chiesa, segnata negli ultimi tempi da polarizzazioni laceranti e da confusione. Tutto ciò é l’anticipo della riconciliazione tra gli uomini, tra le famiglie, tra i popoli. Soltanto un uomo riconciliato dall’azione di Dio può essere fattore di riconciliazione nel mondo. In quest’ottica si può leggere l’attenzione continua di papa Leone per la pace.

Alla riscoperta del Catechismo

Il suo percorso è cristologico. Egli sa e ha ribadito più volte che soltanto guardando a Cristo e riconsegnando a Lui le nostre vite possiamo trovare la prospettiva della riconciliazione ecclesiale. Essa non è certo il frutto di una mediazione umana; avviene attraverso la riscoperta di Cristo nostra pace: in lui ritroviamo la verità della nostra vita e nello stesso tempo la strada dell’abbraccio con i nostri fratelli uomini.

Si può dire che l’intento finora perseguito da papa Leone sia quello di aiutare la Chiesa a riscoprire il Catechismo. Se raccogliamo i suoi interventi di questi primi mesi, possiamo cogliere molte sottolineature discrete dei temi centrali del Catechismo della Chiesa cattolica.

Prevost agisce con pazienza, con discrezione, senza mai porsi sotto i riflettori, con prudenza. Non ha ancora provveduto a nomine importanti che certamente egli sta maturando dentro di sé e che vuole siano segno di un bene per tutta la Chiesa. Ma le sue parole, il suo atteggiamento, l’abbandono chiaro all’aiuto di Dio mostrano che egli ha preso su di sé questo compito immane di condurre in avanti la vita della Chiesa con molta confidenza, si può dire quasi con leggerezza.

La comunione al cuore della Chiesa

C’è un segno che vorrei mettere in luce, sottolineare, perché sembra molto significativo ed è passato quasi totalmente inosservato. Egli ha deciso di vivere nel Palazzo Apostolico, alla terza loggia, nell’appartamento pontificio che fu degli ultimi papi fino a Francesco. Ma ha deciso di vivere con altri quattro fratelli agostiniani: il suo segretario e altri tre sacerdoti. Non so se questi sacerdoti avranno dei compiti in Curia o semplicemente dei compiti nella Congregazione agostiniana. Mi interessa però notare che questo gesto così semplice, ma così rivoluzionario di papa Leone pone al cuore della Chiesa la comunione, la vita comune.

Egli sa di essere il papa e che le decisioni spettano a lui, ma vuole arrivare ad esse pregando con altri, sedendo a tavola con altri, condividendo la vita di altri fratelli. È la scelta che dalla comunità apostolica in poi, attraverso la vita monastica e poi la vita degli ordini mendicanti, ha sorretto la Chiesa fino alla modernità.

Successivamente l’individualismo ha preso il sopravvento e ancora oggi la vita comune non è guardata con la dovuta attenzione e speranza da parte di tanti nella Chiesa.

Con questa decisione silenziosa papa Leone ha dato un segnale a tutta quanta la cristianità: soltanto vivendo la comunione, anche nella sua micro-realizzazione che è una piccola comunità, noi possiamo diventare attori di comunione.

Un esempio di semplice e concreta sinodalità

La vita comune è la strada privilegiata dell’adesione a Cristo, del cambiamento quotidiano della personalità, e nello stesso tempo un anticipo della vita che non finisce, pur nelle ristrettezze, nelle cadute e nelle difficoltà della nostra esistenza quotidiana.

Ponendo al centro della Chiesa la vita comune, il Papa mostra la persona dello Spirito Santo. È Lui che realizza la nostra unità, è Lui che ci dà la forza e l’intelligenza perché il nostro pensiero e il nostro cuore siano plasmati, ora dopo ora, nella partecipazione al pensiero e al cuore di Cristo. È Lui che ci dà quella leggerezza e quell’anticipo di gioia che permettono di vivere ogni sacrificio senza esserne schiacciati.

Questa decisione di papa Leone è una realizzazione semplice e concreta della sinodalità. Ritrova nella comunità apostolica le linee fondamentali della vita cristiana e propone a tutta la Chiesa, senza imporre nulla, questa ottica come un’ottica intelligente e discreta per guardare anche al grave problema della diminuzione delle vocazioni sacerdotali e della collaborazione fra le varie vocazioni all’interno della compagine ecclesiale.

Putin alla corte di Xi minaccia gli europei: «Ricordino la Storia»

di Marco Imarisio – Corriere della Sera – 31 Agosto 2025

Il leader russo, oggi a Pechino, in un’intervista attacca la militarizzazione della Ue (e non cita mai gli Usa)

Il presidente russo Putin e quello cinese Xi nell’ottobre scorso in occasione del summit dei

Nella lunghissima intervista, mancano due parole. Come succede sempre prima di un suo viaggio in Cina, Vladimir Putin ha concesso un colloquio all’agenzia Xinhua, durante il quale ha spaziato sull’attualità geopolitica e sullo stato del mondo, senza mai nominare gli Stati Uniti. Una circostanza ben strana alla luce di quanto accaduto il mese scorso tra l’Alaska e Washington, ma perfettamente comprensibile, tenuto conto del pubblico e dei referenti ai quali si stava rivolgendo il presidente russo.

Una volta reso omaggio al futuro ospite Xi Jinping, lui sì «vero leader di una grande potenza dotato di ampia visione strategica», e anche alle relazioni economiche tra Mosca e Pechino, che hanno raggiunto «un livello senza precedenti», Putin ha introdotto il concetto di «Maggioranza globale», con la quale ha indicato la massa critica di quel nuovo ordine multipolare che il Cremlino teorizza da tempo. «Noi e la Cina condividiamo ampi interessi comuni e opinioni straordinariamente simili su questioni fondamentali. Siamo uniti nella nostra visione di costruire un ordine mondiale giusto e multipolare, con particolare attenzione alle nazioni della Maggioranza globale».

Ma il presidente russo ha anche indicato il luogo dove dovrebbe cominciare il cambiamento, se non il rovesciamento, dei rapporti di forza. Facendo un astuto riferimento alla risoluzione «Sradicamento del colonialismo in tutte le sue forme e manifestazioni», adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 4 dicembre 2024, Putin ha detto che Russia e Cina «sostengono la riforma dell’Onu affinché ripristini pienamente la sua autorità e rifletta le realtà moderne», auspicando una riforma del Consiglio di sicurezza, «per renderlo più democratico, includendo Stati di Asia, Africa e America Latina».

L’aquila a due teste, il simbolo della Russia, è sempre stata simmetrica solo in apparenza. Per molto tempo nella sua storia millenaria ha guardato esclusivamente a ovest. Ma dopo il crollo dell’Unione Sovietica e ben prima di Putin, si è rivolta a Oriente. Già nel 1993, il Concetto di politica estera fu il primo documento ufficiale a riconoscere l’Asia come «uno dei centri dell’economia della politica mondiale», affermando che per diventare protagonista in quell’area, alla Russia sarebbe bastato «evitare di riprodurre le esperienze europee nella regione». La nascita di un grande spazio eurasiatico è insomma una vecchia idea della Russia, alla quale Xi ha aderito da azionista di maggioranza, diventando referente non solo dei Brics ma di un’area allargata al Sudamerica e all’Africa che si oppone al cosiddetto vecchio ordine mondiale.

«Eurasia senza Occidente: la Cina mostrerà un mondo nuovo». È tutto un programma il titolo dell’editoriale dell’agenzia statale Ria Novosti che inaugura il viaggio cinese di Putin. «Sì, è una sfida. O meglio, un dissenso verso l’Occidente, e in primo luogo gli Stati Uniti, che si sono unilateralmente proclamati responsabili della sicurezza globale. Il periodo coloniale del suo dominio in Asia è finito da tempo, ma la sua influenza e i suoi interessi non sono scomparsi. Gli atlantisti continuano a voler “pascolare i popoli” dell’Asia, guidandoli, dirigendoli, sfruttando le loro contraddizioni e talvolta mettendoli apertamente l’uno contro l’altro».

Putin non ha mancato di sottolineare il solco che ormai divide le due realtà. «In Russia, non dimenticheremo mai l’eroica resistenza della Cina. Vediamo che in alcuni Stati occidentali i risultati della Seconda guerra mondiale vengono di fatto rivisitati. Il militarismo giapponese viene rianimato con il pretesto di immaginarie minacce russe o cinesi, mentre in Europa, Germania inclusa, si stanno compiendo passi verso la rimilitarizzazione del continente, con scarsa attenzione ai parallelismi storici».

Sarebbe tutto abbastanza normale. Non fosse che durante questa estate, il Cremlino ha rivolto un largo sorriso agli Usa di Donald Trump, con tanto di incontro e di foto storiche in quel di Anchorage, «che permettono a Putin di recarsi dal suo principale alleato non come vassallo, ma come leader mondiale che dialoga da pari a pari con il presidente degli Stati Uniti, il principale rivale della Cina», come sostengono molti opinionisti indipendenti russi. Anche per questo, l’assenza di ogni riferimento agli Usa sembra una omissione voluta, un argomento imbarazzante da evitare. Insieme ai presidenti di India, Iran, Turchia, e altri Stati con i quali la Casa Bianca ha rapporti problematici, Putin sarà l’ospite d’onore del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shangai che si terrà da oggi al primo settembre a Tianjin. Una specie di Stati generali del cosiddetto Sud Globale, unito anche da una buona dose di antiamericanismo, ai quali seguirà la parata per l’ottantesimo anniversario della vittoria cinese nella Seconda guerra mondiale.

«Dal 2021, il commercio bilaterale con Pechino è cresciuto di circa 100 miliardi di dollari» ha affermato il presidente russo. «Manteniamo saldamente la nostra posizione di principale esportatore di petrolio e gas verso la Cina» ha aggiunto, rendendo così implicito merito al Paese che gli ha consentito di galleggiare sopra le sanzioni. «Nel 2027, prevediamo di lanciare un’altra importante rotta del gas, la cosiddetta via dell’Estremo Oriente» è stato l’ulteriore annuncio. Al tempo stesso, Putin è la persona che si è appena incontrata con il nemico dichiarato della Cina, e che progetta grandi affari artici e altrettanti accordi con gli Stati Uniti. L’aquila russa sta facendo il pendolo. Chissà cosa ne pensa davvero Xi Jinping.

La missionaria rapita nell’inferno di Haiti

di Paolo Lepri| 29 agosto 2025 – Corriere della Sera – 30 Agosto 2025

La missionaria laica irlandese Gena Heraty da quasi un mese è nelle mani dei suoi rapitori ad Haiti. L’arcidiocesi di Port-au-Prince ha definito il sequestro «un attacco alla società» che ha avuto luogo «in un clima di disumanizzazione»

È quasi un mese che la missionaria laica irlandese Gena Heraty è nelle mani dei suoi rapitori ad Haiti, un inferno sulla terra in cui le bande armate seminano morte e violenza. La gang più temibile è Viv Ansanm, capeggiata da Jimmy «Barbecue» Chérizier, criminale ultraricercato per la cui cattura l’Fbi offre una ricompensa di 5 milioni di dollari. 

Sono stati probabilmente i suoi uomini a fare irruzione nella Casa Sant’Elena, un orfanotrofio gestito dall’organizzazione Nos Petits Frères et Soeurs a Kenscoff, sulle colline nei pressi della capitale Port-au-Prince, portando via anche sette dipendenti della struttura e un bambino di tre anni sofferente per problemi neurologici (uno dei 270 che vivono nella struttura).

La liberazione di Gena Heraty è stata chiesta anche dal Papa. Leone XVI ha lanciato appello durante l’Angelus del 10 agosto sottolineando anche l’urgenza di «un fermo sostegno della comunità internazionale per creare le condizioni sociali e istituzionali che consentano al popolo haitiano di vivere in pace».

L’arcidiocesi di Port-au-Prince ha definito il sequestro «un attacco alla società» che ha avuto luogo «in un clima di disumanizzazione». Parole terribili, che descrivono una situazione ormai senza speranza, aggravatasi dopo l’assassinio del presidente Jovenel Moïse nel 2021. 

Le gang hanno ormai preso il controllo di gran parte del territorio del Paese. Secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani almeno 3141 persone sono state uccise nella prima metà del 2025.  

  Nata a Westport, nella contea di Mayo, in una famiglia dove era una degli undici figli, la missionaria irlandese è da trentadue anni nell’isola dei Commedianti di Graham Greene (anche l’hotel Oloffson, dove lo scrittore inglese ha vissuto, è stato distrutto in un incendio doloso). Arrivata per un periodo di volontariato, dopo la laurea in economia all’Università di Limerick, non si è mai più mossa.

«Sono qui per restare», ha detto qualche tempo fa a The Irish Independent. In quello stesso articolo raccontava il suo impegno per le persone che soffrono, maturato durante la sua giovinezza, quando i genitori le avevano insegnato a «trattare gli altri come tu vorresti essere trattato». A volte la bontà è molto semplice


“Li avevano catturati insieme. Sono tornati liberi insieme ventisei giorni dopo. Del resto, la missionaria Gena Heraty, lo ripeteva spesso: «Dobbiamo affrontare insieme questa situazione». La laica irlandese, i sette collaboratori locali dell’orfanotrofio Saint-Hélène di Kenscoff, sobborgo-satellite di Port-au-Prince e il bimbo disabile di tre anni rapiti il 3 agosto da un commando di tre miliziani armati sono stati, alla fine, rilasciati” ( Avvenire)


PS. Il bene che non si vede permette al mondo di di sopravvivere

No, per Leone XIV le religioni non sono tutte uguali: “Solo Gesù ci salva”

Il Papa riceve in udienza i ministranti di Francia e parla di salvezza, liturgia e vocazioni sacerdotali… (Brani selezionati)

Matteo Matzuzzi – il foglio – 26 Agosto 2025

“Forse percepite quanto abbiamo bisogno di sperare. Sentite certamente che il mondo va male, che deve affrontare sfide sempre più gravi e inquietanti. Può darsi che siate toccati, voi o chi vi sta attorno, dalla sofferenza, dalla malattia o dalla disabilità, dal fallimento, dalla perdita di una persona cara; e, di fronte alla prova, il vostro cuore prova tristezza e angoscia. Chi verrà in nostro soccorso? Chi avrà pietà di noi? Chi verrà a salvarci? …Non solo dalle nostre sofferenze, dai nostri limiti e dai nostri errori, ma anche dalla morte stessa? Ù

La risposta è perfettamente chiara e risuona nella Storia da 2000 anni: solo Gesù viene a salvarci, nessun altro: perché solo Lui ha il potere di farlo – Egli è Dio Onnipotente in persona – e perché ci ama. San Pietro lo ha detto con forza:

 ‘Non c’è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati’. Non dimenticate mai queste parole, cari amici, imprimetele nel vostro cuore; e mettete Gesù al centro della vostra vita”.

Nel suo breve intervento, Leone XIV ha anche parlato delle vocazioni sacerdotali:

“Mi rivolgo alle vostre coscienze di giovani, entusiasti e generosi, e vi dirò una cosa che dovete ascoltare, anche se può inquietarvi un po’: la mancanza di sacerdoti in Francia, nel mondo, è una grande disgrazia! Una disgrazia per la Chiesa! Che possiate, a poco a poco, di domenica in domenica, scoprire la bellezza, la felicità e la necessità di una simile vocazione. Che vita meravigliosa è quella del sacerdote che, al centro di ogni sua giornata, incontra Gesù in modo così eccezionale e lo dona al mondo!”.

E a proposito di domeniche festive, il Pontefice ha voluto anche porre qualche paletto su come intenda la messa fatta bene: “La messa è un momento di festa e di gioia. In effetti, come non provare gioia nel cuore alla presenza di Gesù? 

Ma la messa è, al tempo stesso, un momento serio, solenne, intriso di gravità. Possano il vostro atteggiamento, il vostro silenzio, la dignità del vostro servizio, la bellezza liturgica, l’ordine e la maestà dei gesti introdurre i fedeli nella grandezza sacra del Mistero”.

Ucraina: sale a 23 il bilancio delle vittime dell’attacco russo su Kyiv

“La nostra ambasciata è stata danneggiata piuttosto gravemente dall’onda d’urto di un missile da crociera che ha colpito un edificio vicino. Putin non è interessato alla pace”, ha dichiarato l’ambasciatrice Ue a Kyiv, Katarina Mathernova. Nelle scorse ore nuovi attacchi russi nella regione di Dnipropetrovsk: due i morti. Prevista per oggi pomeriggio una riunione di emergenza convocata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite

Gianmarco Murroni – Città del Vaticano

“La nostra ambasciata è stata danneggiata piuttosto gravemente dall’onda d’urto di un missile da crociera, o da qualche altro tipo di attacco missilistico su un edificio vicino. All’interno, mentre stavamo rimuovendo le macerie, abbiamo notato frammenti metallici nei locali, nei mobili. Sembrano venire proprio dall’ordigno dell’attacco”: lo ha detto l’ambasciatrice Ue a Kyiv, Katarina Mathernova, in un’intervista a ‘la Repubblica’ dopo i raid di Mosca con droni e missili contro la capitale ucraina che ha provocato almeno 23 morti. Alla domanda se l’attacco fosse un messaggio all’Europa, Mathernova ha risposto: “Putin invia chiaramente un messaggio secondo cui non è assolutamente interessato alla pace. È qualcosa che molti leader europei, e molti di noi certamente qui sul campo, ripetono da tempo. Ci ha appena fornito un’ulteriore chiara prova”.

Reazioni internazionali

Nelle ore successive all’attacco si sono susseguite le dichiarazioni di diversi leader internazionali. “Mentre il mondo cerca una via per la pace, la Russia risponde con missili. L’attacco notturno su Kyiv mostra una scelta deliberata di fare un’escalation e deridere gli sforzi di pace”, ha commentato l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas. Anche per la Casa Bianca “questi attacchi atroci minacciano la pace che” il presidente Donald Trump “sta perseguendo”, afferma l’inviato speciale di Donald Trump per l’Ucraina, Keith Kellogg. Mentre Usa e Ucraina, insieme all’Europa, definiscono i dettagli delle future garanzie di sicurezza per Kyiv, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, si è detta “indignata” per l’attacco agli uffici Ue: “Putin deve sedersi al tavolo delle trattative. Dobbiamo garantire una pace giusta e duratura per l’Ucraina con garanzie di sicurezza solide e credibili”.

Sanzioni a Mosca

La presidente della Commissione ha anche annunciato che il 19° pacchetto di sanzioni sarà pronto nei prossimi giorni e che verrà portato avanti il lavoro sull’uso degli asset russi congelati. Il tema sarà anche sul tavolo dei ministri degli esteri al Consiglio informale Gymnich di sabato a Copenaghen. Al momento nell’Ue si trovano 210 miliardi di euro di beni russi e sta già utilizzando i profitti derivanti da questi asset per sostenere l’Ucraina con un prestito del G7 di 45 miliardi di euro. Un risultato raggiunto solo dopo un lungo lavoro portato avanti dall’Ue e dai partner per mettersi al riparo da future rivendicazioni russe e che non ha visto la confisca dei beni ma solo l’utilizzo dei profitti generati dal loro congelamento. Ora l’Europa cerca di esplorare nuove vie per mettere pressione su Putin, finché questo non dimostri di voler negoziare veramente, come osserva il segretario generale della Nato Mark Rutte, “Gli attacchi su Kyiv dimostrano ancora una volta che non possiamo essere ingenui riguardo alla Russia”

Armi all’Ucraina

L’amministrazione Trump ha approvato una vendita di armi all’Ucraina per 825 milioni di dollari, che includerà missili a raggio esteso e relative attrezzature per potenziarne le capacità difensive. Il Dipartimento di Stato ha annunciato giovedì di aver notificato al Congresso la vendita di missili con munizioni d’attacco a lungo raggio e sistemi di navigazione per l’Ucraina. La vendita comprenderà 3.350 missili Eram (gittata 240-400 km), 3.350 unità Gps, oltre a componenti, pezzi di ricambio e altri accessori, nonché addestramento e supporto tecnico. Il capo dello staff presidenziale ucraino Andriy Yermak ha confermato l’accordo, pubblicando un comunicato ufficiale del Dipartimento di Stato americano: “La vendita proposta sosterrà la politica estera e gli obiettivi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, migliorando la sicurezza di un paese partner che rappresenta una forza per la stabilità politica e il progresso economico in Europa”. Inoltre, la “vendita migliorerà la capacità dell’Ucraina di affrontare le minacce attuali e future, dotandola ulteriormente degli strumenti necessari per condurre missioni di autodifesa e di sicurezza regionale”. L’Ucraina utilizzerà, tra l’altro, finanziamenti da Danimarca, Paesi Bassi e Norvegia, oltre a finanziamenti militari esteri degli Usa.

Nuovi attacchi

Intanto, non si fermano gli attacchi russi in ucraini: due persone sono morte e un’altra è rimasta ferita in un attacco con droni sferrato dall’esercito russo nella regione ucraina di Dnipropetrovsk. Lo ha riferito Sergiy Lysak, capo dell’amministrazione militare della regione centro-orientale. È la prima volta che le autorità ucraine ammettono la presenza di forze russe nel Dnipropetrovsk, dove Mosca aveva rivendicato un’avanzata già a luglio. Nella mattinata è stata diramata una nuova un’allerta aerea nella regione di Kyiv a causa della minaccia di un attacco russo. Per il pomeriggio di oggi il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha convocato una riunione di emergenza. L’incontro è stato richiesto dall’Ucraina, oltre che da Regno Unito, Francia, Slovenia, Danimarca e Grecia. Separatamente, nella giornata odierna i due inviati ucraini incontreranno i membri dell’amministrazione Trump per discutere della mediazione Usa tra Kyiv e Mosca.

Martirio di San Giovanni Battista


autore: Fausto Raineri anno: XIX sec. titolo: Decollazione del Battista

Nome: Martirio di San Giovanni Battista

Titolo: La richiesta di Salome

Ricorrenza: 29 agosto

Tipologia: Memoria liturgica

Nell’anno XV del regno di Tiberio Cesare, Giovanni Battista dal deserto venne alle rive del Giordano, nelle vicinanze di Gerico, per predicarvi il battesimo di penitenza, in preparazione alla venuta del Messia. Tutta Gerusalemme e i paesi circonvicini andavano in massa ad ascoltarlo e molti si convertivano alle sue parole, confessando i loro peccati e ricevendo il battesimo di penitenza.

Un giorno che Giovanni, come d’uso, battezzava ed istruiva i peccatori, anche Gesù di Nazareth venne alle rive del Giordano. Il Battista, alla vista di Gesù, interiormente illuminato, riconobbe in lui il Messia aspettato, onde non voleva battezzarlo, stimandosi indegno anche di sciogliergli i legacci dei calzari. Tuttavia Gesù insistette e Giovanni dovette accondiscendere. In quel tempo Erode Antipa, figlio di Erode il Grande, conviveva con Erodiade, moglie di suo fratello. Giovanni, all’udire tale mostruosità, riprese il re di quella colpa, dicendogli francamente che non gli era lecito vivere con la moglie di suo fratello. Erode, sdegnato e istigato da Erodiade, lo fece rinchiudere in una tetra prigione del castello di Macheronte. Non contenta Erodiade di vederlo in prigione, voleva anche farlo morire. Erode però si opponeva, temendo una sommossa, perché Giovanni era venerato dal popolo come un profeta.

Qualche tempo dopo, tuttavia, Erodiade ebbe l’occasione tanto desiderata e propizia per soddisfare il suo odio contro il Precursore di Cristo. Mentre Erode celebrava il suo compleanno e teneva un banchetto a tutta la corte, Salome, figliola di Erodiade e nipote di Erode, si presentò nella sala del convito e si pose a danzare. Ciò piacque a tutti, tanto che Erode le promise di concederle qualunque cosa avesse domandato, fosse anche la metà del regno. Salome a queste parole, non sapendo cosa domandare, corse da sua madre e questa le ordinò di chiedere la testa di Giovanni. Salome ritornò in fretta dal re e lo pregò di farle portare subito in un bacile la testa del santo Precursore. Erode, benché sorpreso ed afflitto da questa domanda, ordinò di accontentarla. La fanciulla come ebbe tra le mani quel sacrosanto capo, lo portò a sua madre, la quale, a tal vista, esultò di gioia e si dice che per vendicarsi della libertà con cui il Santo aveva disapprovato i suoi disordini, trafisse con un ago quella sacra lingua.

La morte del Battista avvenne tra la fine dell’anno 31 e il principio del 32 dopo la nascita di Gesù Cristo.

PRATICA. La castità trasforma gli uomini in angeli: e chi è casto, è un angelo in carne (S. Ambrogio)

Trump vuole un esercito forte a Kyiv. Meloni? Eroina. Parla il diplomatico ucraino Kyslytsya

Kristina Berdynskykh – 28 ago 2025 – IL FOGLIO – 28.08.2025

Il primo viceministro degli Esteri, per cinque anni rappresentante permanente all’Onu, ci racconta i negoziati con Mosca, la mappa del Donbas di Trump e il sostegno europeo

Kyiv. Sergiy Kyslytsya, primo viceministro degli Esteri ucraino, vanta oltre trent’anni di esperienza diplomatica. “I negoziati non sono come il jazz, dove puoi improvvisare, sono una grande responsabilità”, afferma in un’intervista esclusiva al Foglio, concessa presso il palazzo del ministero in piazza Mykhailivska, nel centro di Kyiv. Per cinque anni, Kyslytsya è stato rappresentante permanente dell’Ucraina presso le Nazioni Unite. Durante le riunioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, si è spesso opposto duramente al rappresentante russo Vasily Nebenzya. Nel febbraio 2025, Kyslytsya è tornato a Kyiv, ricevendo un nuovo incarico al ministero degli Esteri. Quest’anno, come parte della delegazione ucraina, si è recato più volte a Istanbul per negoziati diretti con i russi. Durante uno di questi incontri, Vladimir Medinsky, a capo della squadra negoziale russa, ha dichiarato che la Russia era pronta a combattere a lungo, quindi gli ucraini “avrebbero perso altri familiari”.

È improbabile che la frase sia stata pronunciata per caso in presenza di Kyslytsya: il nipote del diplomatico ucraino è morto al fronte. Kyslytsya era presente anche all’incontro tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, svoltosi alla Casa Bianca il 18 agosto con la partecipazione dei leader europei. Non c’è stata alcuna pressione sulla parte ucraina riguardo allo “scambio di territori”, racconta il diplomatico. “Inoltre, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che si tratta di una questione che gli ucraini dovrebbero risolvere nei negoziati con la Federazione russa”. Di fronte a una mappa dell’Ucraina esposta alla Casa Bianca, Zelensky ha spiegato dettagliatamente a Trump come, quando e quali territori sono passati sotto il controllo russo. La mappa è stata preparata dagli americani, presentava alcune imprecisioni nella percentuale di territori occupati per ogni regione, “ma era molto dettagliata”, afferma Kyslytsya, secondo il quale è persino positivo che si trattasse di una versione americana della mappa: “Nessuno potrà più affermare che questa sia la visione della parte ucraina”, aggiunge. Zelensky ha detto a Trump che la stragrande maggioranza dei territori presi dai russi sono quelli occupati tra il 2014 e il 2022, e non tra il 2022 e il 2025. Durante questo incontro, Sergiy Kyslytsya ha infranto il protocollo e si è rivolto al presidente degli Stati Uniti, raccontando gli eventi di 11 anni prima. Il 12 marzo 2014, il diplomatico ucraino era seduto sullo stesso divano dello Studio Ovale di oggi. All’epoca, c’era Barack Obama e durante un incontro con gli ucraini si era espresso contro l’inizio di una guerra in Crimea. Questa conversazione ebbe luogo pochi giorni prima del referendum illegale sull’annessione della penisola, che alla fine fu occupata praticamente senza resistenza. L’Ucraina ha ricevuto le  prime armi letali dagli Stati Uniti solo quattro anni dopo l’inizio dell’aggressione russa, nel 2018, durante la prima presidenza di Trump. “La percentuale di territori conquistati dai russi tra il 2022 e il 2025 non è così elevata rispetto a quella relativa ai tempi in cui l’Ucraina non riceveva un’adeguata assistenza dai paesi occidentali”, spiega Kyslytsya. “L’ultima  conversazione alla Casa Bianca è stata a volte difficile”, ammette. Gli americani hanno presentato la loro visione, la parte ucraina ha mostrato le sue argomentazioni. Gli ucraini si sono preparati con cura, nonostante il vertice sia stato organizzato rapidamente. Prima di recarsi alla Casa Bianca, Zelensky ha incontrato a Washington l’inviato speciale di Trump, Keith Kellogg. “Kellogg ha dato alcuni consigli, la maggior parte li abbiamo preso in considerazione”, racconta Kyslytsya. Il viceministro afferma che molti in Ucraina ora criticano Trump per l’incontro con Putin in Alaska. Ma ritiene che la questione debba essere affrontata in modo più pragmatico. “Se questo è il prezzo da pagare per porre fine a questa guerra, allora Trump è stato bravo per aver costretto Putin ad andare negli Stati Uniti e a parlargli”, osserva Kyslytsya. Secondo le sue osservazioni, Trump è una persona molto astuta, in senso positivo. Controlla abilmente il corso della conversazione, ascolta attentamente le argomentazioni e dice ciò che pensa. “Dopotutto, lo stile diplomatico americano è  fatto di un linguaggio diretto”, spiega il diplomatico.
   
Anche Zelensky è pronto a incontrare Putin, ma non c’è ancora una risposta chiara da Mosca. Ci sono solo dichiarazioni di Sergei Lavrov, il ministro degli Esteri russo, che in un’intervista alla Nbc ha affermato che l’Ucraina deve prima soddisfare tutte le richieste di Mosca. “È un disco rotto, sentiamo queste parole da molti anni”, afferma Kyslytsya, che racconta come “parte della conversazione con europei e americani alla Casa Bianca riguardava cosa sarebbe successo se Putin avesse rifiutato un incontro bilaterale con Zelensky o un incontro trilaterale tra Zelensky e Trump”. Kyiv spera che gli Stati Uniti aumentino la pressione delle sanzioni sulla Russia. Il diplomatico ha una certezza: indipendentemente da come si evolveranno gli eventi, il fatto che Washington abbia già accettato di partecipare alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina è un punto di svolta. L’elemento chiave resta l’esistenza di un esercito ucraino forte, e questo è un elemento su cui concordano sia gli americani sia gli europei. “La dimensione del nostro esercito e la qualità delle nostre armi non è una questione russa, è una questione che riguarda l’Ucraina e i suoi partner”, spiega il funzionario ucraino.

A suo dire, la presenza dei leader europei alla Casa Bianca, inclusa la presidente del Consiglio italiano, è stata molto importante per il sostegno all’Ucraina. “Meloni è una supereroina”, osserva Kyslytsya con emozione. “Dice cose molto sobrie. Sarò felice se la maggior parte di queste cose verrà attuata”, spera.

Ma nonostante i buoni risultati della visita negli Stati Uniti, Sergiy Kyslytsya è cauto nelle sue previsioni. In fin dei conti, l’esperto diplomatico ha visto tutto. Per esempio, quando la Russia ha iniziato la sua presidenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel luglio 2024, ha organizzato un pranzo di gala per l’occasione e il menù includeva la “cotoletta alla Kyiv”. Il pranzo ha avuto luogo il giorno dopo il lancio di missili da parte della Russia contro l’ospedale pediatrico Okhmatdit di Kyiv. “Alla riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di quel giorno, molti paesi hanno stigmatizzato la Russia, e poi hanno partecipato al pranzo”, ricorda il diplomatico. “Il mondo è molto crudele e molto cinico”, conclude pragmaticamente il diplomatico.

Kristina Berdynskykh – 28 ago 2025 – IL FOGLIO – 28.08.2025

Il primo viceministro degli Esteri, per cinque anni rappresentante permanente all’Onu, ci racconta i negoziati con Mosca, la mappa del Donbas di Trump e il sostegno europeo

Kyiv. Sergiy Kyslytsya, primo viceministro degli Esteri ucraino, vanta oltre trent’anni di esperienza diplomatica. “I negoziati non sono come il jazz, dove puoi improvvisare, sono una grande responsabilità”, afferma in un’intervista esclusiva al Foglio, concessa presso il palazzo del ministero in piazza Mykhailivska, nel centro di Kyiv. Per cinque anni, Kyslytsya è stato rappresentante permanente dell’Ucraina presso le Nazioni Unite. Durante le riunioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, si è spesso opposto duramente al rappresentante russo Vasily Nebenzya. Nel febbraio 2025, Kyslytsya è tornato a Kyiv, ricevendo un nuovo incarico al ministero degli Esteri. Quest’anno, come parte della delegazione ucraina, si è recato più volte a Istanbul per negoziati diretti con i russi. Durante uno di questi incontri, Vladimir Medinsky, a capo della squadra negoziale russa, ha dichiarato che la Russia era pronta a combattere a lungo, quindi gli ucraini “avrebbero perso altri familiari”.

È improbabile che la frase sia stata pronunciata per caso in presenza di Kyslytsya: il nipote del diplomatico ucraino è morto al fronte. Kyslytsya era presente anche all’incontro tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, svoltosi alla Casa Bianca il 18 agosto con la partecipazione dei leader europei. Non c’è stata alcuna pressione sulla parte ucraina riguardo allo “scambio di territori”, racconta il diplomatico. “Inoltre, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che si tratta di una questione che gli ucraini dovrebbero risolvere nei negoziati con la Federazione russa”. Di fronte a una mappa dell’Ucraina esposta alla Casa Bianca, Zelensky ha spiegato dettagliatamente a Trump come, quando e quali territori sono passati sotto il controllo russo. La mappa è stata preparata dagli americani, presentava alcune imprecisioni nella percentuale di territori occupati per ogni regione, “ma era molto dettagliata”, afferma Kyslytsya, secondo il quale è persino positivo che si trattasse di una versione americana della mappa: “Nessuno potrà più affermare che questa sia la visione della parte ucraina”, aggiunge. Zelensky ha detto a Trump che la stragrande maggioranza dei territori presi dai russi sono quelli occupati tra il 2014 e il 2022, e non tra il 2022 e il 2025. Durante questo incontro, Sergiy Kyslytsya ha infranto il protocollo e si è rivolto al presidente degli Stati Uniti, raccontando gli eventi di 11 anni prima. Il 12 marzo 2014, il diplomatico ucraino era seduto sullo stesso divano dello Studio Ovale di oggi. All’epoca, c’era Barack Obama e durante un incontro con gli ucraini si era espresso contro l’inizio di una guerra in Crimea. Questa conversazione ebbe luogo pochi giorni prima del referendum illegale sull’annessione della penisola, che alla fine fu occupata praticamente senza resistenza. L’Ucraina ha ricevuto le  prime armi letali dagli Stati Uniti solo quattro anni dopo l’inizio dell’aggressione russa, nel 2018, durante la prima presidenza di Trump. “La percentuale di territori conquistati dai russi tra il 2022 e il 2025 non è così elevata rispetto a quella relativa ai tempi in cui l’Ucraina non riceveva un’adeguata assistenza dai paesi occidentali”, spiega Kyslytsya. “L’ultima  conversazione alla Casa Bianca è stata a volte difficile”, ammette. Gli americani hanno presentato la loro visione, la parte ucraina ha mostrato le sue argomentazioni. Gli ucraini si sono preparati con cura, nonostante il vertice sia stato organizzato rapidamente. Prima di recarsi alla Casa Bianca, Zelensky ha incontrato a Washington l’inviato speciale di Trump, Keith Kellogg. “Kellogg ha dato alcuni consigli, la maggior parte li abbiamo preso in considerazione”, racconta Kyslytsya. Il viceministro afferma che molti in Ucraina ora criticano Trump per l’incontro con Putin in Alaska. Ma ritiene che la questione debba essere affrontata in modo più pragmatico. “Se questo è il prezzo da pagare per porre fine a questa guerra, allora Trump è stato bravo per aver costretto Putin ad andare negli Stati Uniti e a parlargli”, osserva Kyslytsya. Secondo le sue osservazioni, Trump è una persona molto astuta, in senso positivo. Controlla abilmente il corso della conversazione, ascolta attentamente le argomentazioni e dice ciò che pensa. “Dopotutto, lo stile diplomatico americano è  fatto di un linguaggio diretto”, spiega il diplomatico.

Anche Zelensky è pronto a incontrare Putin, ma non c’è ancora una risposta chiara da Mosca. Ci sono solo dichiarazioni di Sergei Lavrov, il ministro degli Esteri russo, che in un’intervista alla Nbc ha affermato che l’Ucraina deve prima soddisfare tutte le richieste di Mosca. “È un disco rotto, sentiamo queste parole da molti anni”, afferma Kyslytsya, che racconta come “parte della conversazione con europei e americani alla Casa Bianca riguardava cosa sarebbe successo se Putin avesse rifiutato un incontro bilaterale con Zelensky o un incontro trilaterale tra Zelensky e Trump”. Kyiv spera che gli Stati Uniti aumentino la pressione delle sanzioni sulla Russia. Il diplomatico ha una certezza: indipendentemente da come si evolveranno gli eventi, il fatto che Washington abbia già accettato di partecipare alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina è un punto di svolta. L’elemento chiave resta l’esistenza di un esercito ucraino forte, e questo è un elemento su cui concordano sia gli americani sia gli europei. “La dimensione del nostro esercito e la qualità delle nostre armi non è una questione russa, è una questione che riguarda l’Ucraina e i suoi partner”, spiega il funzionario ucraino.
 
A suo dire, la presenza dei leader europei alla Casa Bianca, inclusa la presidente del Consiglio italiano, è stata molto importante per il sostegno all’Ucraina. “Meloni è una supereroina”, osserva Kyslytsya con emozione. “Dice cose molto sobrie. Sarò felice se la maggior parte di queste cose verrà attuata”, spera.

Ma nonostante i buoni risultati della visita negli Stati Uniti, Sergiy Kyslytsya è cauto nelle sue previsioni. In fin dei conti, l’esperto diplomatico ha visto tutto. Per esempio, quando la Russia ha iniziato la sua presidenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel luglio 2024, ha organizzato un pranzo di gala per l’occasione e il menù includeva la “cotoletta alla Kyiv”. Il pranzo ha avuto luogo il giorno dopo il lancio di missili da parte della Russia contro l’ospedale pediatrico Okhmatdit di Kyiv. “Alla riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di quel giorno, molti paesi hanno stigmatizzato la Russia, e poi hanno partecipato al pranzo”, ricorda il diplomatico. “Il mondo è molto crudele e molto cinico”, conclude pragmaticamente il diplomatico.

Inferno di missili e droni russi su Kiev e su tutta l’Ucraina: almeno 10 morti. Kiev fatica a «tenere» sul fronte, ma a Mosca si aggrava la crisi

di Lorenzo Cremonesi – Corriere della Sera – 28 Agosto 2025

Nella notte Mosca spara colpendo abitazioni e palazzi residenziali: l’obiettivo erano i civili. Gli inviati Yermak e Umerov a New York da Witkoff. I militari di Kiev: «Dobbiamo combattere, lo zar mira a prendere tutto, non solo il Donbass». E il Cremlino dice no a qualunque presenza di truppe della Nato in Ucraina

KRAMATORSK (Donbass) – Quello che ieri sera era paventato dai militari è diventato tragica realtà nelle prime ore della mattina a Kiev: un massiccio attacco di missili russi anche sul centro della città

Missili lanciati per uccidere, massacrare civili e incutere terrore nella popolazione. Il bilancio è tragico. Almeno 10 morti, tra loro anche bambini, ma sembra destinato a crescere perché ci sono feriti gravi tra la cinquantina di feriti. Colpiti palazzi residenziali vicino allo stadio, danneggiate abitazioni non lontano da Maidan, presso le zone del parlamento, nei quartieri più noti. Dunque non solo fabbriche o aree militari. 

Zelensky accusa la Russia «di preferire i missili balistici, piuttosto che la diplomazia» per mettere fine alla guerra. «Ancora un attacco massiccio alle nostre città, ancora tanti morti. La Russia non ha alcun interesse nei negoziati, sceglie di continuare a uccidere piuttosto che mettere fine alla guerra», scrive il presidente sui social.

Un inferno di fuoco, con macerie incandescenti lanciate a decine di metri, auto in fiamme, sirene e orrore: le foto della mattina mostrano i volti dei civili disperati, gente in pigiama che chiede aiuto. In alcuni casi un secondo missile ha seguito il primo, uccidendo sopravvissuti e soccorritori

Erano alcune settimane che la capitale non veniva devastata in modo tanto grave. Gli ultimi bombardamenti massicci su Kiev erano avvenuti a luglio. Danneggiata anche la sede della delegazione europea, non lontana dall’ambasciata italiana

Raid anche in altre parti dell’Ucraina, specie a Vinnytsia e Zaporizhzhia. Secondo lo Stato maggiore ucraino, la Russia avrebbe tirato 536 droni e 26 missili sul Paese in poco tempo. Nel frattempo Mosca sostiene di avere abbattuto 102 droni ucraini. 

I raid ucraini delle ultime settimane hanno causato seri danni alle maggiori raffinerie russe. Tutto questo non può che tornare a mettere in dubbio il processo di diplomatico.

Anche nel Donbass ogni notte le esplosioni delle bombe russe fanno vibrare i vetri delle abitazioni affacciate alle strade deserte del coprifuoco. A Kramatorsk, che ormai è il capoluogo della parte del Donbass ancora controllata dagli ucraini, le sirene degli allarmi sono incessanti. Qui e nei villaggi vicini, a tutti gli effetti la linea di contenimento contro i tentativi di avanzata russi, è evidente che la massiccia presenza delle brigate di rinforzo dà vita e attività economiche a centri urbani ormai svuotati dei suoi abitanti giovani sfollati in massa verso l’Ucraina occidentale o nei Paesi europei.
 
Vista dal Donbass la sfida militare tra Mosca e Kiev resta più intensa e aggressiva che mai. E negli ultimi due giorni si è aggravata a causa di alcuni successi delle fanterie russe nella regione di Dnipro. Mosca sostiene di avere catturato i due piccoli villaggi di Zaporizke e Novohoriyivka, che assieme contano un paio di centinaia di abitanti. Già a fine giugno i russi avevano occupato il villaggio non molto distante di Dachne.

E già allora i dirigenti ucraini avevano presentato questo episodio bellico come l’ennesima dimostrazione per cui Putin non si limita a volere la completa occupazione delle regioni che le sue truppe già controllano in parte (Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia), ma in effetti si prende tutto ciò che può.

 «Dobbiamo combattere perché Putin mira a tutta l’Ucraina», continuano a ripeterci ufficiali e soldati. Il dato grave delle ultime ore resta che, sebbene Kiev neghi di avere perso i due villaggi, molti soldati ucraini confermano però che l’offensiva russa «è particolarmente massiccia e minacciosa». I blogger militari denunciano la perdita della foresta di Sebrianske. «I russi entrano nelle aree boscose con piccole pattuglie autosufficienti, che vengono poi rifornite dai loro droni nella notte. Operano nelle nostre retrovie e creano il caos», ci diceva due giorni fa un maggiore delle forze speciali a Sloviansk. Ancora più minacciosa appare nelle ultime ore l’avanzata russa nel settore di Zaporizhzhia, dove gli ucraini stanno difendendo il villaggio di Stepnohirsk.

Non incoraggiano i dati diffusi ieri dalla Procura generale dello Stato a Kiev, che riportano i numeri di soldati che hanno lasciato le loro unità senza autorizzazione e quelli dei disertori. Nel 2022 sono stati rispettivamente 6.900 e 3.500; nel 2023, 17.600 e 7.800; nel 2024, 67.800 e 23.300. Nei primi 7 mesi di quest’anno si sale a 110.500 e 15.300: una media complessiva di 15.700 al mese, ovvero circa il 50 per cento dei mobilitati nello stesso periodo, dato che spiega in sé la carenza delle fanterie ucraine.

Sul fronte diplomatico i riflettori si concentrano su New York, dove il capo dell’ufficio presidenziale di Kiev, Andryi Yermak, si è diretto assieme al ministro della Difesa, Rustem Umerov, per incontrare l’inviato di Trump incaricato di negoziare la questione russo-ucraina, Steve Witkoff. Ma gli attacchi su Kiev e i continui raid lanciano ombre scure su ogni possibilità di successo. 

Nonostante questo, si tratta di cercare di definire le garanzie di sicurezza per Kiev con la partecipazione degli alleati europei, che dovrebbero facilitare il negoziato coi russi in vista di un possibile summit tra Putin e Zelensky. Mosca comunque continua a puntare i piedi, negando vi siano le condizioni per l’incontro. Ieri il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, è tornato a ribadire l’opposizione del suo governo a truppe Nato in Ucraina, sottolineando che la maggioranza dei Paesi europei è nell’Alleanza. 

Ma, se Kiev piange, Mosca non ride. La posizione russa è minata dalla gravità della crisi economica, adesso incrementata dagli attacchi dei droni ucraini sulle raffinerie. Lo stesso ministro delle finanze, Anton Siluanov, ha dichiarato che il 2,5 per cento di crescita previsto a inizio anno scende di almeno un punto percentuale.

Santa Monica e “la scuola del cuore”

LA’ DOVE SEI TU SARA’ ANCHE LUI

Il 27 agosto la Chiesa ricorda la madre di Sant’Agostino, nel giorno che precede la memoria liturgica del figlio. È stata per il figlio la prima immagine della Chiesa, bisognosa di purificazione, fiduciosa nella preghiera, sempre in cammino

Rocco Ronzani*

Madre, maestra di fede e donna di pace. Sono questi i lineamenti essenziali del volto di santa Monica che tratteggia nelle sue opere il figlio Agostino, la cui riflessione teologica e spirituale risente in misura assai ampia delle esperienze vissute e, in particolare, dell’educazione cristiana che gli impartì sua madre fin dall’infanzia.

Negli scritti di Agostino, il primo riferimento a Monica si trova nel dialogo di Cassiciaco sulla felicità, De beata vita: Monica è immagine della vera sapienza e Agostino le attribuisce il merito di «tutto quello che sta vivendo» (I,6).

 Nella campagna dell’odierna Brianza, infatti, egli maturò la conversione che lo avrebbe condotto al battesimo, la vocazione alla vita ascetica e la decisione di tornare in Africa per vivere gli ideali evangelici e dedicarsi alla ricerca di Dio. Qui, poi, sarebbe diventato presbitero e vescovo.

Nel De ordine spiega il ruolo della madre nella conversione: «Io credo senza incertezze e affermo che per le tue preghiere, [madre], Dio mi ha concesso l’intenzione di non preporre, non volere, non pensare, non amare altro che il raggiungimento della verità» (II,20,52).

Agostino ne scriverà ancora nelle Confessioni e altrove, fino al termine della vita. Nel De dono perseverantiae precisa: «In quei libri [Confessioni] ho narrato della mia conversione … con il mio racconto mostrai che mi fu concesso di non perire grazie alle lacrime quotidiane e piene di fede di mia madre» (20,53).

Monica è modello di fede semplice e profonda, animata dall’amore, dall’ascolto delle sacre Scritture (De ordine I,11,32; II,17,46) e dalla preghiera della comunità: «Non lasciava passare giornata senza recare l’offerta all’altare»; «due volte al giorno, mattina e sera, visitava la chiesa … per udire la parola di Dio e far udire a Dio la propria parola» (Confessioni V,9,17).

Agostino ne esalta la virtù della speranza e ne elogia la fede (I,11,17). È la madre a instillare nel cuore del figlio l’amore al nome di Cristo: «Quel nome … nel latte stesso della madre, tenero ancora il mio cuore aveva devotamente succhiato e conservava nel suo profondo. Così qualsiasi opera ne mancasse, fosse pure dotta e forbita e veritiera, non poteva conquistarmi totalmente» (III,4,8).

La vita di Monica, segnata dall’iniziativa di Dio, è ripercorsa per tappe nel libro IX delle Confessioni, dall’infanzia fino alla morte. «Tu la creasti senza che neppure il padre e la madre sapessero quale figlia avrebbero avuto» (IX,8,17);

«Mia madre fu allevata nella modestia e nella sobrietà, sottomessa piuttosto da te ai genitori, che non dai genitori a te» (IX,9,19).

 Nel rapporto con il marito Patrizio, iracondo e adultero, Dio è presente e opera.  Lei: «Si adoperò per guadagnarlo a te [o Dio], parlandogli di te attraverso le virtù di cui tu la facevi bella e con cui le meritavi il suo affetto rispettoso e ammirato» (IX,9,19).

Agostino è grato a Dio anche per la capacità di Monica di portare pace nelle discordie: «Mia madre faceva proprio questo, istruita da te, il Maestro interiore, nella scuola del cuore» (IX,9,19).

Quanto riferisce della madre potrebbe a ragione affermarlo di sé che, nei lunghi anni di ministero, spese le migliori energie per comporre scismi e sanare i morsi delle eresie che laceravano il corpo ecclesiale, attribuendone il merito unicamente a Dio che illumina i discepoli “nella scuola del cuore” ed effonde, per mezzo dello Spirito Santo, la soave carità che genera l’unità.

Nel narrare gli ultimi giorni di vita di Monica, Agostino descrive l’ultimo colloquio con la madre. Come ogni genitore, anche Monica aveva avuto le sue aspirazioni: una brillante carriera per il figlio e vederlo sposato, un nugolo di nipoti, ma soprattutto saperlo cristiano cattolico prima di morire.

 Quando Agostino abbraccia totalmente la fede, Monica, ormai matura nel suo cammino spirituale, confessa: «Il mio Dio mi ha concesso più di quanto mai potessi sperare: di vederti addirittura disprezzare la felicità terrena per metterti al suo servizio» (IX,10,26). Non c’era davvero più motivo di indugiare in questa vita; era stata esaudita oltre ogni aspirazione.

 Per altro, lei che si era sempre preoccupata della sepoltura, preparata con cura accanto a quella del marito, ora raccomanda ai figli di tumulare: «questo corpo dove che sia, senza darvene pena», pregandoli di una sola cosa: «Ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all’altare del Signore» (IX,11,27).

È l’ultimo magistero di una donna semplice che aveva sperimentato la potenza della grazia e la forza della comunione dei santi.

Monica, i cui meriti sono splendido coronamento dei doni di Dio, è stata per il figlio la prima immagine della Chiesa, bisognosa di purificazione, fiduciosa nella preghiera, sempre in cammino. Il modello scritturistico dell’una e dell’altra, della madre Monica e della madre Chiesa, è la vedova di Nain e le sue lacrime, come ci aiuta a comprendere Agostino raccontando:

«[Mia madre] mi considerava come un morto, ma un morto da risuscitare con le sue lacrime versate innanzi a te e che ti presentava sopra il feretro del suo pensiero affinché tu dicessi a questo figlio della vedova: “Giovane, dico a te, alzati”, ed egli ritornasse a vivere e cominciasse a parlare e tu lo restituissi a sua madre» (Confessioni VI,1,1).

 E in riferimento alla fede della madre Chiesa, che con le preghiere e le lacrime è strumento di salvezza per l’umanità, riflette: «Cosa poteva giovare al figlio della vedova la propria fede che, essendo morto, certamente neanche aveva? Ma per risuscitare gli giovò la fede della madre» (De libero arbitrio III,23,67).

Facendo memoria della santa madre di Agostino, possiamo prendere in prestito queste sue: «Io, al pensiero dei doni che spargi, Dio invisibile, nei cuori dei tuoi fedeli, e che vi fanno nascere stupende messi, gioivo e a te rendevo grazie» (Confessioni IX,11,28). E anche noi, grati a Dio, gioiamo con lui.

*Prefetto dell’Archivio Apostolico Vaticano

Sant’ Agostino


autore: Philippe de Champaigne anno: 1645 – 1650 titolo: Sant’Agostino luogo: Museo d’Arte della Contea di Los Angeles

Nome: Sant’ Agostino

Titolo: Vescovo e dottore della Chiesa

Nascita: 13 novembre 354, Tagaste, Africa

Morte: 28 agosto 430, Ippona, Africa

Ricorrenza: 28 agosto

Tipologia: Memoria liturgica

Luogo reliquie: Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro

Sito ufficiale:www.augustinus.it

(LA) « Fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te.»
(IT) « Ci hai creati per Te, [Signore,] e inquieto è il nostro cuore fintantoché non trovi riposo in Te. »


Agostino nacque a Tagaste in Africa da famiglia benestante. Il padre, Patrizio, era pagano, ma sua madre Monica era un’ardente cristiana.

Verso la fine dell’anno 370 si portò a Cartagine per studiare retorica. Trovava nello studio un’attrattiva sì grande, che era costretto a farsi violenza per lasciarlo; ma le cognizioni che acquistava non gli servivano che a nutrire l’orgoglio. I manichei, conosciuta la sua bramosia per gli studi, solleticarono la sua vanità e l’indussero ad abbracciare la loro dottrina. Nauseato però dalle loro ciance, li abbandonò e si recò a Roma. Da Roma andò a Milano, per insegnare eloquenza.

Monica, addolorata della partenza del figlio, lo raggiunse. Una sera il giovane si sentiva afflitto nello spirito e provava un grande bisogno di spargere lacrime. Si ritirò nel giardino, sotto la chioma di un ombroso fico, e diede libero sfogo al pianto. Sentiva la sua anima coperta di peccati e se ne rammaricava. Ad un certo momento gli parve di sentire nel giardino una cantilena come di fanciullo che diceva: Prendi e leggi, prendi e leggi! Aprì il libro delle lettere di S. Paolo e lesse: Non nei conviti e nelle ubriachezze, non nelle morbidezze e nelle disonestà si trova la pace… Bastò questo perché scosso dalla grazia divina si risolvesse a darsi senza riserva al servizio di Dio.

Ritornato in Africa, ad Ippona, si diede a vita ascetica. Qualche tempo dopo fu consacrato prete e poi vescovo.

Allora ebbe inizio la sua grande attività contro gli eretici. Ario, Nestorio, Donato, Pelagio tentavano di sfaldare la chiesa. Contro di essi combatterono i grandi Padri della Chiesa: Atanasio, Gregorio Nazianzeno, Cirillo di Gerusalemme, Cirillo di Alessandria, Giovanni Crisostomo, Ambrogio, Gregorio Magno, ma sopra tutti il grande Agostino.

Ben duecentotrentadue sono le sue opere. Nell’anno 400 scrisse il De libero arbitrio per confutare le dottrine manichee. Nel 411 e 412 diresse un’epistola ai cattolici sull’Unità della Chiesa contro i Donatisti. Contro Pelagio scrisse il trattato Della natura e della grazia nel quale dimostra la necessità della grazia divina per sostenere la volontà indebolita dal peccato originale. A quest’opera si riannoda l’altra De gratia et libero arbitrio.

Quando poi finalmente il Pelagianesimo veniva condannato da Papa Zosimo, S. Girolamo ormai vecchio, entusiasta per la grande vittoria riportata dai cattolici, per merito specialmente di S. Agostino, non esitò a scrivergli: Salve! Ti onora l’universo! I cattolici ti venerano e ti ammirano come il nuovo fondatore dell’antica fede!

Non vanno poi dimenticate le opere colossali: La Città di Dio e l’altro libro De Trinitate contro Ario.

Nell’anno 430, allorché i Vandali invasa l’Africa assediavano Ippona, Agostino esalò l’ultimo respiro: era il 28 agosto. Fu pure il fondatore degli Agostiniani e la sua è una delle quattro regole fondamentali dello stato religioso.

PRATICA. Leggiamo un tratto delle Lettere di San Paolo.

PREGHIERA. Sii propizio, Dio onnipotente, alle nostre suppliche, e poiché ci infondi la speranza, concedici benigno per intercessione del tuo beato confessore e vescovo Agostino, l’abbondanza della tua misericordia.

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