autore: Bernhard Plockhorst anno: 1886 titolo: Angelo custode
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione
È certo che agli Angeli è affidata la custodia degli uomini. Ecco quanto si legge nell’Esodo: « Ecco io manderò il mio Angelo, il quale ti vada innanzi e ti custodisca nel viaggio, e ti introduca nel paese che ti ho preparato. Onoralo, ed ascolta la sua parola, guardati dal disprezzarlo; poiché egli non ti perdonerà se farai male, essendo in lui il mio nome. Che se tu ascolterai la sua voce e farai tutto quello che io ti dico, io sarò nemico dei tuoi nemici, perseguiterò quelli che ti perseguitano ».
Nel Vangelo: « Badate di non disprezzare uno di questi pargoli; perché io vi dico che gli Angeli loro, nei cieli, vedono continuamente il volto del Padre mio che è nei cieli ».
La Chiesa, fedele interprete della parola di Dio, istituì l’odierna festa in onore degli Angeli Custodi, per eccitare i fedeli ad onorarli in modo particolare. Ed ha ragione, perché essi sono le nostre guide invisibili, che ci stanno continuamente ai fianchi nel pericoloso viaggio della vita, per difenderci da tutti i pericoli dell’anima e del corpo. Che degnazione, e che amore! La Divina Maestà manda i suoi Angeli, cioè i suoi ministri, li manda a noi che siamo misere creature, affinché ci difendano dal male e ci conservino nel bene. E il nostro Angelo Custode ci libera dai pericoli e da ogni male; impedisce ai demoni di nuocerci e ci conserva nel bene; inoltre eccita in noi pensieri santi e sante ispirazioni, infine prende le nostre preghiere ed opere buone e le presenta a Dio.
A questo riguardo è commovente la storia di Tobia. L’Arcangelo Raffaele, in forma di uomo, accompagnò il giovane Tobia nel lungo e pericoloso viaggio che fece a Rages; gli fece evitare cattivi incontri, gli procurò una santa consorte ed infine salvo e ricco di beni lo ricondusse al suo amato padre, al quale inoltre restituì la vista.
Simili uffici di pietà e simile assistenza esercitano continuamente gli Angeli Custodi verso di noi. Conclude perciò S. Bernardo: « In qualunque circostanza, in qualunque luogo porta rispetto al tuo Angelo; non osare fare alla sua presenza ciò che non oseresti fare se io ti vedessi; poi in ogni tentazione, tribolazione, angustia, invoca l’Angelo tuo Custode, dicendogli: Salvami perché perisco ».
PRATICA Recitare ogni sera l’Angelo di Dio.
PREGHIERA. O Dio, che con ineffabile provvidenza ti degni di inviare i tuoi santi Angeli alla nostra custodia, fa che siamo sempre da loro protetti e possiamo un giorno vederli in cielo.
MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria dei santi Angeli Custodi, che, chiamati in primo luogo a contemplare il volto di Dio nel suo splendore, furono anche inviati agli uomini dal Signore, per accompagnarli e assisterli con la loro invisibile ma premurosa presenza.
Oggi la sua memoria liturgica. La vocazione, la contemplazione di Dio nelle piccole cose, il suo insegnamento per il nostro oggi
Di Antonio Tarallo
Roma, mercoledì 1 ottobre 2025, 14:00 (ACI Stampa).
Religiosa, mistica, drammaturga, dottore della Chiesa insieme a Caterina da Siena e Teresa d’Avila. Lei, patrona di Francia insieme a Giovanna d’Arco, protettrice dei malati di AIDS, di tubercolosi e di altre malattie infettive. Patrona delle missioni, lei che scelse la clausura per vivere la sua vocazione religiosa. La vicenda umana e spirituale di santa Teresa di Lisieux, più nota come santa Teresa del Bambin Gesù, affascina ancora oggi.
La biografia dell’autrice di “Storia di un’anima”, è una delle più affascinanti storie che la Chiesa conosca. La sua vita, dedicata interamente alla clausura, conosce l’incredibile che – con l’irragionevole razionale follia del Credo al Vangelo, a Cristo – diviene credibile. Anzi, diviene realtà, vera e umana.
Teresa Martin nasce ad Alençon in Francia il 2 gennaio 1873. È battezzata due giorni più tardi nella Chiesa di Notre-Dame, ricevendo i nomi di Maria Francesca Teresa. I suoi genitori, Louis Martin e Zélie Guérin. Dopo la morte della madre, avvenuta il 28 agosto 1877, Teresa si trasferisce con tutta la famiglia nella città di Lisieux.
Verso la fine del 1879 si accosta per la prima volta al sacramento della penitenza. Nel giorno di Pentecoste del 1883 guarisce miracolosamente da una grave malattia, per l’intercessione di nostra Signora delle Vittorie. Educata dalle Benedettine di Lisieux, riceve la prima comunione l’8 maggio 1884. Poche settimane più tardi, il 14 giugno dello stesso anno, riceve il sacramento della cresima.
Famosa rimane la sua udienza con papa Leone XIII: chiede al pontefice in persona di poter entrare nel Carmelo a soli 15 anni. Era il 20 novembre 1887. Entrerà nell’ordine l’anno dopo, il 9 aprile del 1888. Lisieux, questo il luogo che rimarrà impresso nella sua storia. Nella sua biografia. Per sempre.
Uno dei passaggi della sua “Storia di un’anima”, riesce – forse – a condensare l’intera sua esistenza: “Voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova. Siamo in un secolo d’invenzioni, non vale più la pena di salire gli scalini, nelle case dei ricchi un ascensore li sostituisce vantaggiosamente. Vorrei anch’io trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione”.
E’ la piccolezza la strada per arrivare a Dio. E’ la piccolezza dei bambini, come dice il Vangelo. Non grandi imprese, nulla di tutto ciò. Ma semplicemente vivere la propria esistenza, cercando di tendere al Paradiso.
L’insegnamento che Teresa ci offre è “schietto” e ancor di più vale nel mondo di oggi colmo di sovrastrutture: cercare Dio nella semplicità, termine tanto dimenticato in una società che, sempre di più, è come se volesse darci altro insegnamento. Più si è strutturati, più si è preparati, più si è vincenti. Per Teresa non è così. Il segreto, invece, è racchiuso in quel sentirsi “troppo piccoli per salire la dura scala della perfezione”.
Il 2 gennaio 1873, verso mezzanotte, la casa di Giuseppe Stanislao Martin e di Zelia Guerin fu rallegrata da un nuovo olezzante fiorellino: Maria Teresa, che univasi a completare il mazzo di fiori di quei fortunati genitori.
La bambina crebbe delicata, vispa e graziosa, bella agli occhi di Dio e degli uomini. Nei primi anni della sua esistenza rimase orfana della mamma, e fu educata dal padre e dalle sorelle.
Santa Teresa all’età di 8 anni Foto d’epoca
Nel 1887, a 14 anni, Teresa chiese di entrare nel monastero delle Carmelitane, ma non le fu concesso perché era ancora troppo giovane.
Non si scoraggiò e, nell’anno appresso, partì con suo padre per Roma, e là, inginocchiata ai piedi del Pontefice, gli disse:
«Santo Padre, per onorare il vostro giubileo, permettetemi di entrare nel Carmelo a 15 anni».
«Entrerete se il buon Dio vorrà», rispose il Papa.
Il 9 aprile 1888, dopo giorni di preghiere e di mortificazioni, le porte del Carmelo di Lisieux si aprirono a ricevere la giovanetta.
Il 10 giugno 1890 vestiva l’abito del Carmelo; e l’8 settembre del 1890 emetteva i santi voti, prendendo il nome di Suor Teresa del Bambin Gesù.
Entusiasta del bello, avrebbe voluto dipingere e comporre versi, essere la suora sagrestana per rimanere vicina a Gesù ed occuparsi dei sacri lini; invece l’ubbidienza la incaricò di lavare e rammendare gli abiti.
Il freddo era intenso, i cibi molto comuni. Teresa, di delicata costituzione, soffriva ma non si lamentava. Con la semplicità d’una bambina diceva di essere il giocattolo di Gesù.
Così trascorse nove anni in religione: ubbidienza, preghiera, sacrificio erano il suo programma.
Nell’aprile del 1895 ebbe come un presentimento della sua partenza:
«Io morrò presto», diceva. «Non ho offerto al buon Dio che l’amore, ed Egli mi restituirà l’amore. Dopo la mia morte farò cadere sul mondo una pioggia di rose. Voglio insegnare la mia piccola via agli uomini, voglio dir loro che vi è una piccola ma una gran cosa da fare quaggiù: gettare a Gesù i fiori dei piccoli sacrifici».
La giovane carmelitana, sul letto della sua ultima malattia, era affranta dal dolore: «Soffro», diceva semplicemente. «È l’agonia senza mescolanza di consolazioni. Mi manca l’aria della terra; quando respirerò l’aria del Paradiso? Madre mia, il calice è al colmo. Non avrei creduto poter soffrire tanto».
Era sera e la campana del Carmelo suonava l’Angelus: Suor Teresa fissò lo sguardo sull’Immacolata e sul Crocifisso, e dopo una breve pausa esclamò: «Oh! Dio, vi amo…», e le sue labbra tacquero per sempre.
Era il 30 settembre 1897.
Teresa di Lisieux fu inizialmente sepolta nel cimitero municipale di Lisieux, nella parte riservata al Carmelo, il 4 ottobre 1897. In seguito il suo corpo fu riesumato il 6 settembre 1910 per ragioni legate al processo di beatificazione, traslato in un loculo più adeguato nel medesimo cimitero. Infine nel 1923, poco prima della sua beatificazione, i suoi resti furono trasferiti definitivamente alla cappella del Carmelo a Lisieux, dove si trovano tuttora sotto una statua che la rappresenta “dormiente nella morte”.
PRATICA.S. Teresina ha scritto il libro della sua vita, «Storia di un’anima», ove insegna la sua «piccola via»: leggiamolo.
PREGHIERA.O Signore, che hai detto: Se non diverrete come fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli, concedi, te ne preghiamo, che seguendo le orme della vergine Teresa nell’umiltà e nella semplicità del cuore, possiamo conseguire i premi eterni.
Pechino rilancia il comunismo, le conversioni aumentano in Occidente
24 Settembre 2025 di Roberto de Mattei – Corrispondenza Romana – 1917
L’immagine che oggi presenta l’Occidente è quella di un mondo secolarizzato e decadente, privo di fede e di certezze. Sulla convinzione di questa debolezza, i nemici dell’Occidente fondano le loro ambizioni ideologiche ed espansionistiche.
Il vertice di Pechino del 2 settembre non è stato un semplice incontro diplomatico, ma un vero e proprio palcoscenico ideologico, in cui il dittatore cinese e i suoi vassalli, a cominciare da Vladimir Putin, hanno minacciato l’Occidente nel contesto di una gigantesca parata militare. Xi Jiping sfoggiava la stessa giacca grigia che Mao Zedong, considerata simbolo della Rivoluzione cinese, ei ritratti, gli slogan, i riferimenti al pensiero di Mao ricordano al mondo che la Cina non intende presentarsi solo come potenza economica, ma anche come modello politico alternativo all’Occidente.
Il comunismo, nella versione post-maoista di Xi Jiping e in quella post-stalinista di Putin, mostra di non essere un residuo del passato ma la bandiera di una nuova egemonia mondiale. Don Stefano Caprio, su “Asia News”, ha recentemente documentato che durante i venticinque anni al potere di Putin, sono stati eretti 213nuovi monumenti a Stalin, insieme a centinaia di iniziative commemorative. «Il futuro sarà come il passato, e il passato è stato meraviglioso», ha proclamato Putin.
È dunque il comunismo che risorge, mentre il Cristianesimo muore? Non è così.
I dati più recenti provenienti da paesi secolarizzati, come Stati Uniti, Francia e Regno Unito, mostrano un quadro sorprendentemente diverso: le conversioni al cattolicesimo stanno crescendo in modo significativo, tanto da segnare in alcuni casi una vera e propria inversione di tendenza storica.
Per la prima volta dal 2000, nella Chiesa cattolica americana entrano più persone di quante la lascino. Una ricerca condotta da Shane Schaetzel, incrociando dati del Pew Research Center, del CARA (Center for Applied Research in the Apostolate) e di statistiche vaticane, rivela che il numero di conversioni adulte, che era sceso a 70.000 nel 2020, è oggi in rapida ripresa: per il 2025 sono previsti quasi 160.000 nuovi cattolici adulti.
La svolta è ancora più significativa se si considera che non si tratta di immigrati già cattolici, ma di americani che scelgono liberamente di abbracciare la fede. Parallelamente, il numero di abbandoni è crollato dal 2020 a oggi, consentendo per la prima volta, dopo vent’anni, un saldo positivo. Resta in calo invece la natalità interna (i battesimi di neonati si sono dimezzati rispetto al 2000), ma la vitalità del cattolicesimo americano sembra trovare nuovo slancio dalle conversioni adulte.
Ma è soprattutto la situazione francese a colpire per la sua radicalità (https://www.catholicworldreport.com/2025/04/12/record-number-of-adult-baptisms-in-france-shows-surge-among-youth/). A Pasqua 2025, la Chiesa cattolica ha accolto 10.384 adulti catecumeni, un aumento del 45% rispetto al 2024, il dato più alto da quando la Conferenza episcopale francese ha iniziato a raccogliere statistiche. Ancora più impressionante è la dinamica generazionale: il gruppo più numeroso è quello dei giovani tra i 18 e i 25 anni (42%), che hanno superato per la prima volta i 26-40enni.
In parallelo, oltre 7.400 adolescenti (11-17 anni) si preparano al battesimo, con una crescita del 33% in un anno. Molte sono storie di adulti provenienti da famiglie non cristiane o senza alcuna tradizione religiosa, e sorprende il numero di convertiti dall’Islam. ogni anno tra 300 e 400 musulmani ricevono il battesimo cattolico, spesso a costo di grandi difficoltà personali.
Se nel 2015 i battezzati adulti erano circa 3.900, oggi sono quasi triplicati, segnalando una crescita del 160% in dieci anni. Per la Francia secolarizzata, è un dato che sorprende e interroga.
Anche nel Regno Unito si registra un incremento inatteso, con giovani uomini in prima fila. Nella sola diocesi di Westminster, nel 2025, sono stati accolti 500 adulti, metà dei quali catecumeni non battezzati: un aumento del 25% rispetto all’anno precedente. A Southwark, l’altra grande diocesi londinese, i numeri hanno raggiunto un record decennale con 450 adulti ricevuti a Pasqua. In tutto il Paese, le testimonianze raccolte indicano una presenza crescente di giovani attratti dalla fede cattolica (https://catholicvote.org/polls-suggest-uk-young-adults-belief-in-a-higher-power-is-rising/)
Un recente studio della Bible Society, intitolato The Quiet Revival, segnala che dal 2018 al 2024 la frequenza alla chiesa nel Regno Unito è aumentata del 55%. Tra i giovani di 18-24 anni che partecipano regolarmente al culto, il 41% si identifica come cattolico, superando ormai gli anglicani.
Le tre realtà, quella americana, quella francese e quella inglese, presentano tratti diversi ma convergono in un punto: dopo decenni di declino, il cattolicesimo torna a conquistare cuori e coscienze, soprattutto tra i giovani adulti. Nella fede cattolica essi cercano quella bellezza della liturgia e quella solidità della dottrina di cui è privo il nostro tempo.
In un’epoca di secolarizzazione e di calo della pratica religiosa, queste nuove conversioni non cambiano da sole il panorama numerico complessivo, ma offrono un segnale forte: il cattolicesimo continua a esercitare un’attrazione spirituale, culturale ed esistenziale, soprattutto quando è presentato nella sua forma tradizionale. L’era di Leone XIV si apre sotto questi auspici.
C’è da aggiungere che uno dei paesi che registra il minor tasso di conversioni è la Russia, dove i cattolici non superano l’uno per cento. Eppure nel 1917, a Fatima, la Madonna ha profetizzato proprio la conversione della Russia e il trionfo finale del suo Cuore Immacolato, che non sarà il trionfo della religione scismatica ortodossa, ma il ritorno a quella fede cattolica integrale, che la Russia conobbe all’epoca della sua conversione, tra il X e il XII secolo quando lo stato di Kyiv si estese dal Baltico al Mar Nero, fino ai Carpazi, rimanendo integrato nella Cristianità occidentale, sotto la suprema autorità del Romano pontefice.
La promessa della Madonna è una certezza che ci viene dal Cielo perché, se Dio annuncia, Dio realizza. Le conversioni dell’Occidente sembrano un’anticipazione di questa promessa. Il futuro non appartiene al comunismo, ma alla Chiesa di Cristo.
autore: Marco d’Oggiono anno: 1516 circa titolo: Pala dei tre Arcangeli luogo: Pinacoteca di Brera, Milano
Nome: Santi Michele, Gabriele e Raffaele
Titolo: Arcangeli
Ricorrenza: 29 settembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Festa
Gli Arcangeli, per Dionigi l’Areopagita, sono altissime gerarchie angeliche con specifici compiti, tra i quali: servire Dio, contemplare il suo volto, cantarne incessantemente le lodi, lottare contro Satana sino alla sua sconfitta finale e aiutare l’uomo portandogli i messaggi di Dio e sconfiggere le suggestioni del male, per ricondurlo dopo la morte terrena a Dio.
San Michele
Un tempo, al termine di ogni messa, il sacerdote pregava così: «San Michele arcangelo, difendici nella battaglia; sii il nostro aiuto contro la malvagità e l’insidia del diavolo…
San Gabriele
Gabriele, forza di Dio (questo significa il suo nome), è l’angelo messaggero per eccellenza. L’ambasciata più clamorosa l’ha fatta a Maria, la giovane fidanzata del falegname di Nazaret…
San Raffaele
Raffaele, che in ebraico significa «Dio guarisce», è l’arcangelo che, sotto forma di giovane bellissimo, accompagna Tobiolo, incaricato dal padre…
PRATICA: Affidiamo oggi alla Corte Celeste il nostro passato per essere perdonati; il nostro presente perché Dio conceda a tutti il dono della Pace, del lavoro, della dignità; il nostro futuro per accettarlo sotto la vostra guida col sorriso nel cuore e sulle labbra.
PREGHIERA: O gloriosi Arcangeli, proteggeteci da ogni attacco del maligno, preservateci da tutto ciò che ci distoglie dal bene, ed otteneteci da Dio le grazie che ci sono necessarie per vivere in terra senza mai allontanarci da Lui e in cielo per contemplarlo nella Sua gloria.
MARTIROLOGIO ROMANO. Festa dei santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli. Nel giorno della dedicazione della basilica intitolata a San Michele anticamente edificata a Roma al sesto miglio della via Salaria, si celebrano insieme i tre arcangeli, di cui la Sacra Scrittura rivela le particolari missioni: giorno e notte essi servono Dio e, contemplando il suo volto, lo glorificano incessantemente.
PROVERBIO. Se l’Arcangelo si bagna l’ale, piove fino a Natale
Il Pontefice: “Il Catechismo è lo strumento di viaggio che ci ripara dall’individualismo e dalle discordie, perché attesta la fede di tutta la Chiesa cattolica
Papa Leone XIV | | Vatican Media
Di Marco Mancini
Città del Vaticano, domenica 28 settembre 2025, 10:46 (ACI Stampa).
Proseguono le celebrazioni giubilari presiedute da Papa Leone XIV: stamane in Piazza San Pietro il Pontefice ha celebrato la Messa per il Giubileo dei Catechisti.
Commentando il Vangelo odierno Leone osserva: “Lazzaro viene dimenticato da chi gli sta di fronte, eppure Dio gli è vicino e ricorda il suo nome. L’uomo che vive nell’abbondanza, invece, è senza nome, perché perde sé stesso, dimenticandosi del prossimo. I suoi beni non lo rendono buono”.
Questa storia – denuncia il Papa – “è, purtroppo, molto attuale. Alle porte dell’opulenza sta oggi la miseria di interi popoli, piagati dalla guerra e dallo sfruttamento. Attraverso i secoli, nulla sembra essere cambiato: quanti Lazzaro muoiono davanti all’ingordigia che scorda la giustizia, al profitto che calpesta la carità, alla ricchezza cieca davanti al dolore dei miseri! Eppure il Vangelo assicura che le sofferenze di Lazzaro hanno un termine. Finiscono i suoi dolori come finiscono i bagordi del ricco, e Dio fa giustizia verso entrambi”.
Dopo aver ricordato il dialogo tra il ricco e Abramo, Leone XIV aggiunge: “Ascoltare Mosè e i Profeti significa fare memoria dei comandamenti e delle promesse di Dio, la cui provvidenza non abbandona mai nessuno.Il Vangelo ci annuncia che la vita di tutti può cambiare, perché Cristo è risorto dai morti. Questo evento è la verità che ci salva: perciò va conosciuta e annunciata, ma non basta. Va amata: è quest’amore che ci porta a comprendere il Vangelo, perché ci trasforma aprendo il cuore alla parola di Dio e al volto del prossimo”.
Rivolgendosi poi ai catechisti il Papa rileva: “voi siete quei discepoli di Gesù, che ne diventano testimoni: il nome del ministero che svolgete viene dal verbo greco katēchein, che significa istruire a viva voce, far risuonare. Ciò vuol dire che il catechista è persona di parola, una parola che pronuncia con la propria vita. Perciò i primi catechisti sono i nostri genitori, coloro che ci hanno parlato per primi e ci hanno insegnato a parlare. Come abbiamo imparato la nostra lingua madre, così l’annuncio della fede non può essere delegato ad altri, ma accade lì dove viviamo. Anzitutto nelle nostre case, attorno alla tavola: quando c’è una voce, un gesto, un volto che porta a Cristo, la famiglia sperimenta la bellezza del Vangelo”.
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“Tutti – prosegue Papa Leone – siamo stati educati a credere mediante la testimonianza di chi ha creduto prima di noi. I catechisti ci accompagnano nella fede condividendo un cammino costante, come avete fatto voi oggi, nel pellegrinaggio giubilare. Questa dinamica coinvolge tutta la Chiesa: il Catechismo è lo strumento di viaggio che ci ripara dall’individualismo e dalle discordie, perché attesta la fede di tutta la Chiesa cattolica. Ogni fedele collabora alla sua opera pastorale ascoltando le domande, condividendo le prove, servendo il desiderio di giustizia e di verità che abita la coscienza umana.
“Ricordiamoci – conclude Leone XIV – che nessuno dà quello che non ha. Se il ricco del Vangelo avesse avuto carità per Lazzaro, avrebbe fatto del bene, oltre che al povero, anche a sé stesso. Se quell’uomo senza nome avesse avuto fede, Dio lo avrebbe salvato da ogni tormento: è stato l’attaccamento alle ricchezze mondane a togliergli la speranza del bene vero ed eterno. Quando anche noi siamo tentati dall’ingordigia e dall’indifferenza, i molti Lazzaro di oggi ci ricordano la parola di Gesù, diventando per noi una catechesi ancora più efficace in questo Giubileo, che è per tutti tempo di conversione e di perdono, di impegno per la giustizia e di ricerca sincera della pace”.
Il Papa ha poi conferito il ministero di catechista ad alcuni uomini e donne provenienti da ogni angolo del pianeta.
Tra i tanti obiettivi della “guerra ibrida” di Mosca la Moldavia che va alle elezioni parlamentari il 28 settembre appare uno dei più prossimi. Mentre i velivoli anonimi svolazzanti sui cieli dell’Europa si ergono come totem minacciosi, evocando quello sciamanesimo dalle radici siberiane che oggi in Russia è una delle espressioni più radicali della “difesa dei valori tradizionali” contro la depravazione occidentale.
Appaiono sempre più spesso oggetti volanti non identificati sui cieli dei Paesi europei, dalla Polonia alla Danimarca e alla Norvegia, dall’Estonia alla Romania, bloccando gli aeroporti e incutendo oscuri timori sulla possibile e irrefrenabile escalation della guerra tra la Russia e l’Occidente. I comandanti della Nato cercano di mantenere il sangue freddo, e condannano queste incursioni come “dettagli di un quadro generale provocato dal comportamento irresponsabile di Mosca”.
Il 23 settembre il servizio di intelligence della Nato ha comunicato di aver disposto alcune divisioni in Romania, nei pressi della frontiera con la Moldavia, e anche dei gruppi di militari dalla Francia e dalla Gran Bretagna sono giunti in Ucraina a Odessa, per il “controllo della zona vicina alla Transnistria”. Tra i tanti obiettivi della “guerra ibrida” russa, in effetti, la Moldavia appare uno dei più prossimi e dei più simbolici insieme all’Estonia, dove i russi sentono di dover imporre la propria “missione di salvezza” per i popoli storicamente legati a Mosca. A Chişinău respingono gli allarmi sull’influenza russa, affermando che “la Ue si allarga per accogliere Paesi nello spazio della pace e del benessere”, ma l’interesse dei russi sul futuro della Moldavia è comunque evidente, nella prossimità delle elezioni parlamentari del 28 settembre.
Lo scopo del Cremlino, dopo aver imposto l’orrore della guerra, è quello di diffondere la paura per il futuro, creando ulteriori tensioni in tutta l’Europa a cominciare dai territori più vicini, e la partita in Moldavia appare particolarmente importante. La presidente Maia Sandu si è rivolta all’elettorato, chiedendo di sostenere le forze filo-europee, poiché “la Russia sta spendendo centinaia di milioni di dollari per comprare i voti dei cittadini moldavi” e sistemare al potere i suoi scagnozzi, mentre i servizi russi diffondono false informazioni sull’intenzione dell’Unione europea di “occupare la Moldavia”, pubblicando comunicati secondo cui “gli euroburocrati di Bruxelles hanno tutte le intenzioni di mantenere i moldavi nel corso della politica russofobica”.
Il propagandista più altisonante della Russia, il conduttore televisivo Vladimir Solov’ev, ha rovesciato sulla Sandu le accuse di acquisto dei voti degli elettori moldavi, affermando che “è riuscita a diventare presidente comprandosi 300mila preferenze, che su 3 milioni di persone che vivono in Moldavia non è male come percentuale”. Dalla Russia l’oligarca moldavo in esilio Ilan Šor continua a fomentare la campagna di opposizione alla presidente e al governo di Chişinău, con una rete di partiti che vengono regolarmente sciolti e poi riformati sotto altre spoglie, e le voci sulla “occupazione europea” della Moldavia spingono sempre più verso un conflitto generalizzato tra filorussi e russofobi in tutti i Paesi Ue. Putin accusa apertamente la Nato di “mettere a rischio la stabilità strategica”, e per questo a febbraio non sarà rinnovato il trattato con gli Usa sulle armi strategiche, assicurando che “la Russia è in grado di rispondere a qualunque minaccia presente e futura, e non a parole, ma utilizzando misure militari e tecnologiche”, come ha affermato durante la riunione del Consiglio di sicurezza del Cremlino.
Il professor Aleksandr Astrov, dell’università del Centro-Europa, sostiene che “secondo Putin l’Europa in realtà non esiste, divide il mondo tra Russia e America, secondo le potenzialità belliche e tecnologiche, il resto sono solo chiacchiere”, e quindi gli europei “possono andare a fumare in corridoio, mentre Vladimir e Donald si mettono d’accordo sulle cose importanti”. Non esiste più una vera “alleanza transatlantica”, anzi oggi questa linea di accordo non riguarda più l’Europa, ma si unisce direttamente tra Mosca e Washington, sia da occidente che da oriente, come ha dimostrato l’incontro in Alaska tra Putin e Trump.
Secondo la psicologa e pubblicista Kira Merkun, questa evoluzione delle “minacce celesti” sull’Europa è una dimostrazione ulteriore del contenuto profondo dell’ideologia putiniana, che ha un substrato religioso che non dipende tanto dall’ortodossia cristiana, quanto dal “paganesimo sciamanico”, dalla necessità di trovare elementi che incutano timore e affermino la prevalenza di forze oscure. Del resto, la Russia odierna è ben rappresentata da due figure simboliche: il cantante Šaman, autore dell’inno-rock nazionale Ja russkij!, “Io sono russo e vado fino in fondo”, e dallo sciamano oppositore della Jacuzia, Aleksandr Gabiščev, che da anni minaccia di andare a Mosca per gettare una maledizione su Putin, e per questo è detenuto in manicomio.
Lo sciamanesimo, che in Russia è ammesso come una delle “religioni tradizionali” minori dopo l’Ortodossia, e per cui lo stesso Putin ha mostrato più volte una certa simpatia, si basa sull’agitazione di totem minacciosi, che i droni anonimi svolazzanti rappresentano con notevole efficacia. Perfino nei nuovi manuali russi di aviazione e cosmonautica ci sono dei capitoli sullo sciamanesimo, poiché l’esperienza degli sciamani, evidentemente, aiuta a collegarsi con l’Universo, favorendo il successo dei nuovi progetti tecnologici. In fondo anche il marxismo-leninismo s’imponeva nelle avventure spaziali degli aeronauti sovietici, e a Mosca dominano figure totemiche assolute come il mausoleo di Lenin sulla piazza Rossa, e il vertiginoso monumento a Jurij Gagarin, il primo uomo nello spazio, che apre il grandioso Leninskij prospekt, il viale più lungo e solenne della capitale, che conduce verso l’Ucraina.
Esistono scuole di dottrina sciamanica in tutta la Siberia, nelle regioni mongoliche di Tuva e Buriazia, ma anche in Jacuzia e nella regione dell’Altaj, al confine con la Cina, a cui ci si può iscrivere sia per nascita che per “chiamata interiore”. Mentre a Mosca e San Pietroburgo si perfezionano i sistemi di difesa antiaerea contro i “droni maledetti” provenienti dall’Ucraina, in Siberia e nell’Estremo oriente russo si impegnano gli sciamani a respingere gli spiriti maligni, per proteggere i giacimenti di minerali e pietre preziose, fondamentali per la vacillante economia russa. L’esaltazione dello sciamanesimo è una delle espressioni più radicali della “difesa dei valori tradizionali” contro la depravazione occidentale, e si coniuga facilmente con i solenni rituali dell’ortodossia.
A fine estate si è tenuto un gigantesco festival dello sciamanesimo, detto Sajanskoe Koltso, “Anello di Sayan” nel villaggio di Šušenskoe, nel sud della regione siberiana di Krasnojarsk, alla confluenza dei fiumi Šuš e Enisej, dove Lenin trascorse un periodo al confino prima di diventare il capo della rivoluzione. Dopo la morte del leader mondiale del proletariato, qui venne fondato un museo memoriale, “Esilio siberiano di Lenin”, che occupa un territorio di ben 6,6 ettari di terreno ed è formato da 200 esposizioni di vario genere, per raccontare della vita, delle attività e perfino delle “credenze” di Vladimir Ilič, in sintonia con le popolazioni locali di fine Ottocento-inizio Novecento, essendo egli rimasto in quel luogo dal 1897 al 1900 e lì si era sposato con Natalia Krupskaja, non si sa bene con quale rito. Di fatto Lenin ha lodato in seguito la “semplicità, l’energia e la dedizione” degli uomini poveri della ricca Siberia, che divennero per lui un’ispirazione per la difesa delle classi oppresse dal capitalismo mondiale. In questo senso, lo sciamanesimo può ben rappresentare anche la continuità ideologica tra l’impero sovietico e la Russia putiniana, in forme arcaiche di religiosità naturale.
Non a caso il simbolo della “Russia Unita”, il partito di Putin, è l’orso siberiano, l’animale-totem degli abitanti della Russia asiatica, e il presidente del partito è il sovreccitato delfino di Putin, Dmitrij Medvedev, il cui cognome significa appunto “Dell’Orso” e che esegue regolarmente i rituali di maledizione verso il mondo intero, testimonianza vivente del proverbio russo secondo cui “da presidenti ci si dimette, da sacerdoti mai”, e come conferma la Merkun “si ubriaca e si scatena, fomentando l’aggressione della sua tribù”. Anche Lenin nel bosco del Šuš si dedicava ad attività selvatiche, appassionandosi alla caccia e ordinando con orgoglio non un qualsiasi fucile a doppia canna Tula, ma un’arma della ditta belga “Auguste Francotte” e fino alla fine dei suoi giorni abbatteva con grande piacere gli animali. Del resto anche Stalin, Khruščev, Brežnev, Černenko e Eltsin erano degli appassionati cacciatori, come il nuovo totem Vladimir Putin, che vaga per le steppe di Tuva con l’amico Sergej Šojgu in cerca di fiere, e ama lanciare ed abbattere i droni della nuova religione universale della Russia. Gli unici leader che non si facevano vedere con il fucile in mano erano Andropov e Gorbačev, entrambi nativi delle terre ucraine.
In russo esiste il verbo šamanit, “creare confusione” alla maniera degli sciamani, che pare sia stato coniato prima di tutti dagli sciamani dell’Alaska, terra particolarmente cara ai russi e soprattutto a Putin, visto il caos universale che sta suscitando dopo averla visitata.
Morte: 23 settembre 1968, San Giovanni Rotondo, Foggia
Ricorrenza: 23 settembre
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Memoria liturgica
Beatificazione: 2 maggio 1999, Roma, papa Giovanni Paolo II
Canonizzazione: 16 giugno 2002, Roma, papa Giovanni Paolo II
Luogo reliquie: Santa Maria delle Grazie
Pochi santi furono, come padre Pio, dotati di doni straordinari che hanno richiamato su di lui l’attenzione del mondo intero: le stimmate, il profumo misterioso che emanava dal suo corpo, i carismi di profezie e di scrutamento dei cuori, le guarigioni e le conversioni attribuite alla sua preghiera.
Nel convento del Gargano, nel quale l’umile frate cappuccino viveva, la ressa di devoti era quotidiana: tutti lo volevano vedere, toccare; tutti desideravano assistere alla sua messa – “un momento di rara intensità spirituale” – e soprattutto confessarsi, rimettersi in sintonia con Dio guidati da lui.
La confessione era un incontro che spesso sconvolgeva le persone mutando per sempre la loro vita, mentre il numero dei «convertiti» e dei devoti estimatori aumentava incessantemente.
Ma poi, in concreto, per lui la vita fu un lungo calvario che egli visse unendosi a Cristo per la salvezza delle anime, fedele a un programma di vita, che egli aveva così espresso nell’immagine ricordo della sua prima messa
«Gesù, mio sospiro e mia vita, oggi che trepidante ti elevo in un mistero d’amore, con te io sia per il mondo Via, Verità e Vita e per te sacerdote santo, vittima perfetta».
Francesco Forgione (così si chiamava padre Pio prima di indossare il saio francescano) nacque il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, piccolo paese di contadini e pastori della provincia di Benevento.
I genitori, ambedue analfabeti, pur sudando sui campi, non riuscivano a sfamare la copiosa nidiata che avevano messo al mondo (sette figli). Tanto che papà Orazio un giorno si imbarcò per l’America sperando in una sorte migliore. Gli andò bene: lavoratore instancabile e avveduto, riuscì a mettere insieme una discreta fortuna.
Alla famiglia intanto badò mamma Maria Giuseppa. Forte e ricca di fede, aveva una predilezione per il piccolo Francesco, perché era il più gracile, spesso in preda a misteriose e violente febbri, e dotato di una fine sensibilità religiosa che lo portava a ricercare luoghi solitari per dedicarsi alla preghiera.
E si chiedeva, mamma Maria, che cosa avrebbe potuto fare da grande quel suo figliolo così gracile. Risolse lui stesso il problema. Indicando con la mano il frate cappuccino venuto per la questua, disse: «Voglio farmi frate, come fra Camillo».
Nel 1903, indossando il saio francescano nel convento dei cappuccini di Morone, iniziava il cammino di preparazione alla vita religiosa e sacerdotale che si concluse il 10 agosto 1910.
E non fu un cammino facile: le misteriose malattie che lo avevano tormentato a casa, continuarono con assalti di una virulenza tale da far temere che non sarebbe mai giunto vivo all’ordinazione, tant’è vero che, non appena ebbe l’età minima richiesta dal diritto canonico, fu consacrato sacerdote.
Con gli sgargianti paramenti sacri addosso pareva ancora più debole ed emaciato, tanto che i superiori ebbero compassione di lui e, anziché inserirlo subito nell’attività pastorale, lo mandarono a Pietrelcina, sperando che l’aria di casa gli avrebbe fatto tornare un po’ di forze;
qui invece il giovane frate imboccava dritto la strada di quel calvario che percorrerà per tutta la vita.
Il 5 agosto 1918 gli apparve un misterioso personaggio che gli trafisse il cuore con un dardo infuocato, mentre il 20 settembre riceveva le stimmate, inizialmente invisibili.
«Ero in coro – ha raccontato lui stesso – dopo la celebrazione della santa messa, allorché venni sorpreso da un riposo simile a un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni nonché le stesse facoltà dell’anima si trovarono in una quiete indescrivibile. Vi subentrò subito una grande pace. E mentre tutto questo si andava operando, vidi innanzi un misterioso Personaggio, simile a quello visto il 5 agosto, che si differenziava solamente in questo: aveva le mani, i piedi e il costato che grondavano sangue. La sua vista mi atterrì. Mi sentii morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore che sentivo sbalzare dal petto. Il Personaggio si ritirò e io mi avvidi che mani, piedi e costato erano trasformati e grondavano sangue».
Un fatto mistico accompagnato da dolore fisico acuto e lacerante. Ma sopportabile.
Più profondo e più lacerante fu il dolore provocato invece dai giudizi, dai sospetti e dalle condanne che gli vennero da istituzioni ecclesiastiche, da confratelli e da ambienti scientifici, per i quali le ferite del frate del Gargano erano frutto di isterismo.
Scienziati di ogni tipo, inviati da organismi religiosi e dallo stesso Vaticano, si accanirono per dimostrare che i fenomeni attribuitigli non avevano alcuna origine soprannaturale.
E riuscirono a convincere il Sant’Uffizio, promotore di una delle inchieste più clamorose durante il pontificato di Pio XI, che si trattava di fenomeni isterici.
E gli arcigni monsignori del Vaticano, nel 1923, con un apposito decreto, vietavano al frate di Pietrelcina di dire la messa in pubblico e di confessare i fedeli.
Un’atroce tortura, durata una decina d’anni, che padre Pio visse in silenzio, senza protestare, rifugiandosi nella preghiera e nella penitenza.
La gente, che non aveva mai messo in dubbio l’origine soprannaturale di quelle misteriose piaghe, quando cessò l’ostracismo, riprese a salire la mulattiera che conduceva al convento per ascoltare la messa celebrata dal frate delle stimmate.
Padre Pio definiva la messa«il mistero tremendo».
Ed era per lui un momento di grande emozione spirituale: il volto trasfigurato, gli occhi luminosissimi, il corpo rapito oltre il tempo e lo spazio.
Ma anche per quanti la seguivano era un momento di rara tensione e, dopo la messa, facevano la coda davanti al suo confessionale per accedere al sacramento del perdono e per chiedergli di intercedere per loro presso Dio.
E c’era chi se ne andava deluso o irritato, e chi interiormente trasformato.
Molte le conversioni anche di personaggi notissimi al grande pubblico che verso il frate stigmatizzato nutrirono sempre profonda riconoscenza e devozione.
Padre Pio, uomo di grande carità e umiltà, aveva anche il dono di leggere nei cuori, «sentiva» se chi lo avvicinava era sincero o ambiguo; per questo con alcuni era buono e con altri spicciativo o addirittura burbero.
Invitava tutti comunque a pregare sempre, a essere in continuo contatto con il Signore.
Nel 1940, mentre il mondo era alle prese con il terribile dramma della guerra, nascevano su suo invito i «Gruppi di preghiera», un’istituzione che presto si diffuse proficuamente in tutto il mondo.
«La preghiera – aveva detto ai suoi confratelli – è la chiave dei tesori di Dio, è l’arma del combattimento e della vittoria in ogni lotta per il bene e contro il male».
Nel medesimo anno, spinto da un grande amore per il prossimo, soprattutto per quanti erano afflitti dalla malattia, metteva in moto un movimento di carità e di solidarietà per poter realizzare una struttura ospedaliera a servizio dei malati poveri.
L’idea si concretizzava nel 1956 con l’inaugurazione della Casa sollievo della sofferenza, destinata a diventare uno degli ospedali meglio attrezzati del Meridione, nel quale lavorano luminari della medicina e dove tutti sono invitati a vedere nel malato e nel povero il volto stesso di Gesù.
Tra i tanti doni di cui era dotato, padre Pio ebbe anche quello di prevedere il tempo della sua morte.
Un giorno – ed eravamo nel 1918, quando aveva appena ricevute le stimmate – disse a uno che frequentava il convento:«Coraggio: abbiamo ancora cinquant’anni davanti».
E cinquant’anni dopo, 1968, mentre con i devoti si accingeva a commemorare il mezzo secolo dall’evento, padre Pio avvicinò quel fedele e con un filo di voce gli sussurrò: «Cinquant’anni sono passati».
La domenica 20 settembre si fece gran festa, padre Pio celebrò messa e poi si affacciò a benedire i pellegrini che erano accorsi in gran numero.
Fu l’ultima volta che lo videro vivo, perché la notte del 23, dopo aver recitato per intero il rosario, moriva.
Dio vi benedica tutti per essere venuti qui da tutto il mondo, per onorare e celebrare il mio Charlie. A pochi chilometri da qui, due anni fa, all’America Fest 2023, Charlie ha tenuto un discorso sul palco per il nostro evento TP USA Faith. Charlie ama parlare a braccio. È molto bravo in questo, senza un copione. Quindi personalmente non sapevo cosa avrebbe detto. E ciò di cui ha scelto di parlare quel giorno è stata la sua sottomissione alla volontà di Dio. Ha citato uno dei suoi versetti biblici preferiti, Isaia 6:8. “Eccomi, Signore. Manda me”.
Dopo che Charlie ebbe finito, l’ho incontrato nel backstage e gli ho parlato, non lo dimenticherò mai. Gli ho detto: “Charlie, tesoro, per favore parlami la prossima volta prima di dire quella frase. Perché quando dici una cosa del genere, c’è così tanta potenza, quando dici: ‘Eccomi, Signore, usami’, che Dio ti prenderà in parola”. E lo ha fatto con Charlie.
Undici giorni fa Dio ha accettato quella totale resa di mio marito e lo ha chiamato al suo fianco. Più di ogni altra cosa, Charlie voleva fare non la sua volontà, ma quella di Dio. E in questi ultimi 11 giorni, nonostante tutto il dolore, mai prima d’ora ho trovato tanto conforto come ora nelle parole del Padre Nostro: “Sia fatta la tua volontà”. L’amore di Dio mi è stato rivelato proprio il giorno in cui mio marito è stato assassinato.
Nel pomeriggio del 10 settembre sono arrivata in un ospedale dello Utah per fare l’impensabile: vedere il corpo assassinato di mio marito. Ho visto la ferita che gli ha tolto la vita, ho provato tutto quello che ci si aspetterebbe di provare: h o provato shock, ho provato orrore e un dolore al cuore che non sapevo nemmeno esistesse, ma c’era anche qualcos’altro. Anche nella morte, potevo vedere l’uomo che amo. Ho visto l’unico capello grigio su un lato della sua testa, di cui non gli avevo mai parlato. Ora lo sa. Scusa, tesoro, te lo dico ora. Ma non gliel’ho mai detto. Non volevo. Ho visto anche questo. Ho visto anche sulle sue labbra un flebile sorriso. E questo mi ha detto qualcosa di importante. Mi ha rivelato una grande misericordia di Dio in questa tragedia. Quando l’ho visto, ho capito che Charlie non aveva sofferto. Persino il medico mi ha detto che la sua morte era stata qualcosa di così istantanea che, anche se Charlie fosse stato colpito dentro sala operatoria stessa, non si sarebbe potuto fare nulla. Non c’era dolore. Non c’è paura, non c’è agonia. Un attimo prima Charlie stava facendo ciò che amava: discuteva e dibatteva nel campus, lottava per il Vangelo e la verità di fronte a una grande folla e poi ha chiuso i suoi occhi e si è trovato di fronte al suo salvatore in Paradiso. E tutti i misteri celesti gli sono stati rivelati.
L’amore di Dio ha continuato a riversarsi su di me nei giorni successivi. Il giorno dopo, sulla pista dell’Air Force Two, mi sono confrontata con Usha Vance, una donna preziosa. Le tenevo la mano e le ho detto onestamente: “Non so come posso affrontare tutto questo”. Mi ha risposto così: “Sai, quando sei su un aereo con i tuoi figli e sono gli ultimi 15 minuti di volo e la situazione è caotica. I bambini non collaborano, i giocattoli volano ovunque e tutti urlano. E pensi: “Non vedo l’ora che questo volo atterri. E mancano 15 minuti al tuo arrivo”. E mi disse: “Supererai questi 15 minuti e anche i successivi 15 minuti”. Usha, non credo che tu te ne sia resa conto allora, ma quelle parole erano esattamente ciò che avevo bisogno di sentire. Ma soprattutto, la misericordia e l’amore di Dio mi sono stati rivelati in questi ultimi dieci giorni.
Dopo l’assassinio di Charlie, non abbiamo visto violenza. Non abbiamo visto rivolte. Non abbiamo visto la rivoluzione, invece, abbiamo visto ciò che mio marito ha sempre pregato di vedere in questo Paese: abbiamo visto un risveglio. La scorsa settimana, abbiamo visto persone aprire una Bibbia per la prima volta in un decennio, abbiamo visto persone pregare per la prima volta da quando erano bambini, abbiamo visto persone andare a una funzione religiosa per la prima volta in tutta la loro vita.
A Charlie piaceva tenere un diario, e lo dico perché lo faceva per ricordare momenti importanti e frasi che lo avevano segnato. E una delle cose che scrisse nel suo diario era questa: Ogni volta che prendi una decisione, questa lascia un segno nella tua anima. A quelli di voi là fuori che hanno appena preso quella decisione e hanno fatto il primo passo verso una vita spirituale, dico “grazie e benvenuti”. Un giorno, spero che guardiate indietro e vi rendiate conto che è stata la decisione più importante della vostra vita. Perché lo è. Per tutti voi. Lo è. Per tutti voi che siete già credenti. È vostro compito guidare queste persone. Non prendetelo alla leggera. Annaffiate il seme della loro fede. Proteggetelo e aiutatelo a crescere.
Ogni giorno, mentre Charlie entrava in ufficio, scorreva la sua lista dei contatti – e so che molti di voi erano tra questi – scorreva la sua lista dei contatti e inviava i versetti della Bibbia del giorno. Sapeva che la fede è un’abitudine, più la vivi, più cresce, ma sappi anche questo: il seme è stato appena piantato, il nemico ti tenterà di più in un momento come questo, Dio sarà sempre lì per te, ma tu devi scegliere di orientare la tua anima ogni giorno, ancora e ancora nella direzione di Cristo. Prega ancora, leggi di nuovo la Bibbia, vai in chiesa domenica, e la domenica successiva, e quella dopo ancora e liberati dalle tentazioni e dalle catene di questo mondo. Essere un seguace di Cristo non è facile. Non è previsto che lo fosse.
Gesù ha detto: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Ha detto che sarebbe stato perseguitato, ha detto che saremmo stati perseguitati. Charlie lo sapeva, e ha portato con letizia la sua croce fino alla fine. Voglio che tutti voi lo sappiate, certo Charlie è morto troppo presto, ma era anche pronto a morire. Non c’era niente, niente che stesse rimandando, che fosse troppo difficile o troppo faticoso o niente che semplicemente non volesse fare, ha lasciato questo mondo senza rimpianti. Ha fatto il 100% di quello che poteva ogni giorno. E vi dico un’altra cosa. Charlie è morto con un lavoro incompiuto, ma non con una missione in sospeso.
Mi mancherà. Mi mancherà tantissimo. Perché il nostro matrimonio e la nostra famiglia erano bellissimi. Lo sono ancora. La causa più importante nella vita di Charlie era cercare di far rivivere la famiglia americana. Quando parlava ai giovani, era sempre desideroso di raccontare loro la visione di Dio sul matrimonio e di come, se avessero avuto il coraggio di viverla, avrebbe arricchito ogni aspetto della loro vita, proprio come aveva arricchito la nostra. Una volta qualcuno mi è stato chiesto come facessimo io e Charlie a mantenere così forte il nostro matrimonio quando lui era impegnato in viaggio. Era il nostro piccolo segreto, lettere d’amore. Ogni sabato, Charlie me ne scriveva uno. Non ha mai saltato un sabato. E in ognuno di quei bigliettini, mi raccontava qual era stato il momento clou della settimana, quanto fosse grato per me e per i nostri bambini. E alla fine, concludeva sempre con la domanda più bella, concludeva sempre chiedendo: “Per favore, fammi sapere come posso servirti meglio come marito, dimmi come posso essere un marito migliore”.
Charlie aveva perfettamente compreso il ruolo di Dio per un marito cristiano: un uomo che guida per poter essere a servizio. A tutti gli uomini che guardano da tutto il mondo, accettate la sfida di Charlie e abbracciate la vera virilità: siate forti e coraggiosi per le vostre famiglie, amate le vostre mogli e guidatele, amate i vostri figli e proteggeteli, siate la guida della vostra casa anche nella fede. Ma per favore, siate una guida degna di essere seguita da vostra moglie. Vostra moglie non è la vostra serva, vostra moglie non è la vostra dipendente, non è la vostra schiava. È la vostra alleata, non siete rivali. Siete una sola carne. Lavorate insieme per la gloria di Dio.
Ero la confidente di Charlie. Ero la sua fortezza, la sua consigliera più vicina e fidata, la sua migliore amica. Mi sono riversata su di lui e l’ho amato profondamente. Gli ho dato forza perché il suo amore per me mi spingeva a essere una moglie migliore. Ogni giorno mi onorava. E pregavo di poter essere la moglie che Dio voleva che fossi per mio marito.
Donne, ho una sfida anche per voi: siate virtuose. La nostra forza risiede nel disegno di Dio per il nostro ruolo, siamo le custodi, siamo quelle che incoraggiano, siamo quelle che preservano. Custodite il vostro cuore. Tutto ciò che fate scaturisce da esso. E se siete madri, vi prego di riconoscere che questo è il compito più importante che avete. Noi cercavamo di accompagnarlo quando potevamo, ma mi assicuravo che, quando Charlie tornava dal lavoro, quello fosse il suo luogo sacro, lontano dalle preoccupazioni del mondo. Non lo facevo sentire in colpa per essere stato via troppo a lungo o troppo a lungo, o per essere tornato a casa troppo tardi, gli dicevo sempre che la casa era qui per lui, pronta ad accoglierlo. E l’ho trasformata nel posto in cui voleva tornare il prima possibile quando era in viaggio.
Non si tenevano i conti fra noi, eravamo una squadra che lavorava insieme per la stessa missione. Non ho mai voluto essere quella che si frapponeva tra Charlie e il compito che Dio aveva preparato per lui e gli aveva assegnato, e sapevo che Charlie avrebbe sempre fatto del suo meglio per esser mio alleato. Il mio matrimonio con Charlie è stata la cosa migliore che mi sia mai capitata, e so che è stata la cosa migliore che sia mai capitata anche a lui. Voleva che tutti provassero quella gioia.
Ed è questo che rende così bello il progetto di Dio per il matrimonio: che tutti possono. Potrei parlarne all’infinito. Negli anni a venire, lo farò. Ma la missione di Charlie, soprattutto, era rivolta direttamente a coloro che non sono sposati. Aveva scelto un nome appropriato per la sua organizzazione, sapeva che le cose non andavano bene in America, e soprattutto tra i giovani, e che avevano bisogno di una nuova direzione. Charlie desiderava ardentemente raggiungere e salvare i Ragazzi Perduti del West, i giovani che si sentono senza direzione, senza scopo, senza fede e senza motivo di vivere, uomini che sprecano la loro vita in distrazioni, consumati dal risentimento, dalla rabbia e dall’odio. Charlie voleva aiutarli. Voleva che trovassero una casa con Turning Point USA, e quando andava al campus, voleva mostrare loro un percorso migliore e una vita migliore, che era a portata di tutti, lui volava mostrarglielo.
Mio marito, Charlie. Voleva salvare giovani uomini, proprio come quello che gli ha tolto la vita, oh. quel giovane. Sulla croce il nostro Salvatore disse: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Quell’uomo, quel giovane, io lo perdono. Lo perdono perché è ciò che Cristo ha fatto nella sua vita. Ciò che Charlie avrebbe fatto. La risposta all’odio non è l’odio. La risposta che conosciamo dal Vangelo è l’amore, e sempre amore.
Amore per i nostri nemici e amore per coloro che ci perseguitano.
Il mondo ha bisogno di Turning Point USA. Ha bisogno di un gruppo che allontani i giovani dal sentiero della miseria e del peccato. Ha bisogno di qualcosa che allontani le persone dall’inferno in questo mondo e nell’altro. Ha bisogno di giovani indirizzati verso la verità e la bellezza. E quindi vi prometto, oggi, che ogni aspetto del nostro lavoro diventerà più grande.
Sono immensamente onorato di essere il nuovo CEO di Turning Point USA, non lo prendo alla leggera, Charlie ed io eravamo uniti nello stesso obiettivo, la sua passione era la mia passione. E ora la sua missione è la mia missione. Tutto ciò che Turning Point USA ha costruito grazie alla visione e al duro lavoro di Charlie, lo renderò dieci volte più grande grazie al potere della sua memoria. USA Faith aggiungerà migliaia di nuovi pastori e decine di membri della congregazione. E sì, gli eventi del campus continueranno e continueremo a tenere dibattiti e confronti.
Il Primo Emendamento della nostra Costituzione è l’emendamento più umano. Siamo esseri naturalmente parlanti, naturalmente credenti, e il Primo Emendamento protegge il nostro diritto a fare entrambe le cose. Nessun assassino ci impedirà mai di difendere questi diritti. Mai. Perché quando si mina il confronto, quando si spezza il dialogo, questo è ciò che accade. Quando perdiamo la capacità e la volontà di comunicare otteniamo violenza.
E mentre sono qui ora e guardo questa bellissima foto di mio marito davanti a me, appesa allo stadio, penso a mio marito 13 anni fa. Non l’avevo ancora incontrato. Aveva 18 anni. Un uomo. Appena uscito dal liceo, che correva per i corridoi della Camera dei Rappresentanti senza un dollaro in tasca e un solo contatto sul telefono. Chi lo vedeva diceva che non sapeva cosa stava facendo, ma lui lo sapeva. Sapeva cosa stava facendo. Sapeva esattamente cosa stava facendo. Avrebbe cambiato il mondo. E lo ha fatto.
La vita di Charlie è stata una svolta per questo Paese. È stato un miracolo. Lascia che quel miracolo della sua vita sia anche la tua svolta: scegli la preghiera, scegli il coraggio, scegli la bellezza, scegli l’avventura, scegli la famiglia, scegli una vita di fede, soprattutto, scegli Cristo. Ti amo, Charlie, tesoro. E ti renderò orgoglioso.
di Viviana Mazza, nostra inviata a Glendale (Arizona), Paolo Foschi e Redazione Online – Corriere della Sera – 22 Settembre 2025
Il funerale dell’attivista conservatore Charlie Kirk, assassinato il 10 settembre.
Il funerale dell’attivista conservatore Charlie Kirk si terrà a Glendale, in Arizona, a partire dalle 11 ora locale (le 20 in Italia).
Kirk è stato assassinato il 10 settembre in un college dello Utah. A sparare sarebbe stato Tyler Robinson, 22 anni: rischia la pena di morte. Le autorità non hanno rivelato un chiaro movente, ma secondo i procuratori Robinson avrebbe scritto che «ne aveva abbastanza» dell’odio a suo dire promosso da Kirk.
L’Arizona è lo Stato di adozione di Kirk: è lì che ha fondato l’influente gruppo conservatore Turning Point. Il vice presidente Usa Vance ha trasportato la bara di Kirk dallo Utah all’Arizona a bordo dell’Air Force Two il giorno dopo la sua morte.
Ai funerali parleranno la vedova di Kirk, Erika (nuova leader di Turning Point), il presidente Trump, il vice presidente JD Vance, il segretario di Stato Rubio; il ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr. e altre figure di spicco del movimento Maga (Make America Great Again).
GLENDALE, ARIZONA – SEPTEMBER 21: Mrs. Erika Kirk joins U.S. President Donald Trump onstage during the memorial service for political activist Charlie Kirk at State Farm Stadium on September 21, 2025 in Glendale, Arizona. Kirk, the CEO and co-founder of Turning Point USA, was shot and killed on September 10th while speaking at an event during his “American Comeback Tour” at Utah Valley University. Joe Raedle/Getty Images/AFP (Photo by JOE RAEDLE / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)
2:04 | 22 Settembre
Il mondo Maga riunito per il funerale di Kirk. Trump: «Un martire della libertà»
di Viviana Mazza, nostra inviata a Glendale (Arizona)
«E gli angeli piangono, santo. E la creazione piange, santo. Tu vieni sollevato in alto, santo. Santo per sempre». Con le braccia al cielo, settantamila persone cantano Holy Forever nello State Farm Stadium di Glendale, sobborgo di Phoenix in Arizona. Per tre ore, a partire dalle 8 del mattino, si alternano i più famosi cantanti pop cristiani d’America — da Chris Tomlin a Phil Wickham — mentre lo stadio si riempie di persone che aspettavano in fila da molte ore, alcuni dalla sera prima. Gli amici di Charlie Kirk, quelli con cui ha fondato a 18 anni l’organizzazione Turning Point Usa, e la sua vedova non vogliono che questo sia solo il funerale dell’attivista più influente tra i giovani conservatori americani: vogliono che sia un revival, una rinascita di fede. «Non abbiamo visto violenza. Non abbiamo visto rivoluzione (dopo l’omicidio ndr), abbiamo visto un revival, persone che hanno ricominciato a pregare per la prima volta da anni…», dice asciugandosi le lacrime Erika Kirk, che adesso guiderà l’organizzazione. Cerimonia blindata I giornalisti sono stati radunati di fronte a una vicina chiesa alle 5:45 del mattino e condotti all’interno dello stadio dopo un’ora di controlli accurati di borse e zaini, del tutto vietati invece al pubblico generale. Da Washington due aerei che hanno trasportato in Arizona il presidente e le figure più importanti del governo. Nella folla ci sono anche cappellini rossi Make America Great Again, ma sono tanti i berretti con la scritta CK (le iniziali di Charlie Kirk) ed è onnipresente il logo di Turning Point. Sulle sedie vicino al palco ci sono fazzoletti per asciugarsi le lacrime. Un grande applauso accoglie Trump quando appare in una delle tribune dove stringerà la mano persino a Elon Musk. «È un martire per la libertà dell’America», dice di Kirk, definendolo «eterno». «Charlie mi chiamava spesso e mi diceva: abbiamo un Paese da salvare — ha detto il presidente —. È stato lui per primo a parlarmi di un tizio dell’Ohio, dal nome di JD Vance… È stato lui a unire Maga (Make America Great Again) e Maha (Make America Healthy Again, il movimento di Robert F Kennedy jr)». Un applauso gigantesco dà il benvenuto a Vance, il «giovane» vicepresidente che ha dato a Kirk una buona parte del merito della vittoria dell’amministrazione Trump. «Charlie amava il dibattito perché voleva portare la verità il luoghi oscuri», dice Vance. «La verità è che matrimonio e famiglia sono più importanti dell’istruzione o della carriera… La verità è che Gesù Cristo è il re dei re».
Tra fede e politica Al centro dell’evento c’è la fede cristiana di Kirk: lui stesso aveva detto — come ricorda Don Trump jr — «Voglio essere ricordato per la mia fede». Sono pieni di riferimenti biblici i discorsi di podcaster come Benny Johnson, Jack Posobiec, Tucker Carlson, che conducono popolari programmi in streaming, come pure dei membri del governo. Pete Hegseth, il capo del Pentagono, spiega che Charlie gli ha insegnato a prestare attenzione «alla guerra spirituale». La fede è anche politica. «Il suo messaggio è chiaro», dice Don Trump Jr., il figlio del presidente. «Non arretreremo. Se credete in Dio, nella famiglia e nella libertà, siete con noi… non importa come avete votato. Se rigettate la propaganda delle fake news, siete i benvenuti». «Contesteremo quello che è accettato dalla cultura di questa società, per cercare ciò che è accettato da Dio — dice Michael McCoy, il giovane assistente di Kirk che a 18 anni ha rinunciato all’università per lavorare con lui (gli è toccato telefonare alla vedova dicendole: «Hanno sparato a Charlie»). «La vera libertà è seguire Cristo nel fare quello che è giusto: sposarsi, avere più figli di quanti puoi permetterti», continua McCoy — parole più tardi ripetute da Marco Rubio, il segretario di Stato, tra gli altri. «Siamo riuniti per piangere Charlie ma anche per dedicarci a portare a termine la sua missione e arrivare alla vittoria in suo nome — afferma Stephen Miller, stratega della politica interna di Trump e vicecapo dello staff della Casa Bianca —. Il giorno in cui è morto, gli angeli hanno pianto, ma quelle lacrime si sono trasformate in fuoco nel nostro cuore, un fuoco che il nostro nemico non comprende». Miller mette in scena una lotta del Bene contro il Male: «Erika è la tempesta, noi siamo la tempesta e i nostri nemici non comprendono la nostra forza, determinazione e passione… Pensate di aver ucciso Charlie Kirk? L’avete reso immortale… Sconfiggeremo le forze dell’oscurità e del male». Anche Vance avverte che non si può inseguire un falso «momento kumbaya» perché «il Male cammina ancora tra di noi». Il discorso di Trump, in chiusura, è simile a quello dei suoi comizi e qualcuno comincia ad andar via. Dice che oggi nello Studio Ovale farà «uno degli annunci più grandi nella storia del nostro Paese: abbiamo trovato una risposta all’autismo». Ha definito il killer di Kirk «un mostro a sangue freddo radicalizzato». Ha parlato dei dazi, della Guardia nazionale a Washington che manderà a Chicago «come chiedeva Kirk», dei rivali politici: «Su questo non sono d’accordo con Charlie: io odio i miei oppositori».
I giovani seguaci Kirk ha saputo parlare ad una parte della Generazione Z che si sente «affamata di fede», ci dice Gianna Lorenzi, 23 anni, che lavora come consulente nelle assicurazioni a Dallas e indossa un cappellino uguale all’amica Bella DiMatteo, pubblicitaria di New York: non c’è scritto «Make America Great Again» ma «It’s cool to love America» (è figo amare l’America). Lorenzi dice che seguiva Kirk sui social, sia per il suo messaggio di fede che per le sue idee politiche: «Mi ha incoraggiato a dire la verità in ogni situazione e mi ha mostrato che cosa significa vivere i valori della famiglia e i valori biblici, penso che sia qualcosa che la nostra generazione sta cercando davvero». Sam Carber, ventenne giunta con il fratello quindicenne, aggiunge: «I valori in cui crediamo non sono mai scomparsi, ma lui li ha offerti su piattaforme come TikTok». Susie Wiles, l’ex manager della campagna elettorale di Trump che ora è il capo dello staff della Casa Bianca, è molto restia a parlare in pubblico: rifiutò di farlo anche la notte della vittoria di Trump. Ma parla oggi per Kirk, ricordando che la vittoria di Trump è stata trainata negli Stati in bilico dai giovani che hanno scelto l’attuale presidente e non i suoi rivali del partito democratico: «Merito di Charlie». Wiles guarda al futuro: «Dobbiamo assicurarci che la prossima generazione sappia che questo movimento è la sua casa».
1:20 | 22 Settembre
Alla fine del funerale l’abbraccio fra Trump e Erika Kirk
Abbraccio sul palco fra Donald Trump e Erika Kirk alla fine della cerimonia allo State farm Stadium. La vedova Kirk non trattiene le lacrime e si appoggia al presidente.
1:19 | 22 Settembre
Trump: «Kirk ha cambiato la storia»
«Charlie ha iniziato solo con l’idea di far cambiare idea nel campus, invece ha ottenuto risultati ben maggiore: ha cambiato la storia». Lo ha detto Donald Trump.
1:14 | 22 Settembre
Trump: «L’omicidio di Kirk è stato un attacco a tutta l’America»
«Abbiamo un debito di gratitudine nei confronti di Charlie»: la sua uccisione «non è stato solo un attacco a un uomo o movimento, ma a tutta l’America». Lo ha detto Donald Trump., descrivendo l’attivista come «eterno» e ribadendo che gli consegnerà la Medal of Freedom, la maggiore onorificenza civile americana.
1:13 | 22 Settembre
Trump: «Charlie non odiava i suoi oppositori, io li odio»
Poco dopo il perdono annunciato dalla vedova di Charlie Kirk, Erika, Donald Trump interviene alla cerimonia funebre per l’attivista conservatore per dire che mentre «Charlie non odiava i suoi oppositori, io li odio e non gli auguro il meglio». Il presidente Usa, ha proseguito «magari Erika mi persuaderà». «Su questo non andavo d’accordo con Charlie, scusa Charlie… magari Erika mi persuaderà’»
0:50 | 22 Settembre
Trump: «Kirk mi parlò di Jd Vance»
Turning Point Usa sarà «ancora più grande e ancora migliore», ha detto Trump riferendosi al gruppo fondato da Charlie Kirk. «Ha lavorato nella mia campagna nel 2016 e viaggiato con i miei figli Donald Jr e Eric. È colui che ha aiutato a mettere insieme Maga e Maha», il Make America Healthy Again di Robert F. Kennedy Jr. Nelle prossime ore ci sarà un evento con «Kennedy e riguarderà l’autismo», ha aggiunto Trump. Kirk non solo ha aiutato a unire Maga e Maha ma «mi ha parlato anche di Jd Vance». Secondo quanto raccontato da Vance, Kirk ha convinto Trump a sceglierlo come vicepresidente.
0:42 | 22 Settembre
Trump: «Kirk mi chiese di rendere più sicura Chicago, noi lo faremo»
«Una delle ultime cose che Charlie mi ha detto è stata di rendere sicura Chicago» dal crimine e «noi salveremo Chicago». Lo ha detto Donald Trump che da settimane insinua la possibilità di inviare truppe federali nella città.
0:37 | 22 Settembre
Trump: «Kirk era un gigante ucciso da un mostro radicalizzato»
«L’America è un paese in shock: due settimane fa il paese è stato derubato di un gigante della sua generazione», ucciso da una «mostro radicalizzato». Lo ha detto Donald Trump dal palco dei funerali di Charlie Kirk, dove è salito fra gli applausi e sulle note di `God Bless The Usa´ eseguita da Lee Greenwood. Trump parla di una perdita «monumentale»
0:36 | 22 Settembre
Trump: «Kirk martire della libertà, la sua voce vivrà per sempre»
«Kirk martire della libertà, la sua voce vivrà per sempre»: lo ha detto il presidente Donald Trump parlando al funerale di Charlie Kirk.
0:30 | 22 Settembre
Erika Kirk: «La missione di Charlie è la mia missione»
«La missione di Charlie è la mia missione. Sono onorata di essere la nuova ceo di Turning Point Usa. Continueremo gli eventi nei college. Nessun assassino ci fermerà dal difendere» il primo emendamento. Lo ha detto Erika Kirk. «Ti renderò orgoglioso», ha aggiunto rivolgendosi al marito fra gli applausi scroscianti del pubblico.
0:24 | 22 Settembre
Erika Kirk: «Charlie era anche pronto a morire»
«Anche se Charlie è morto troppo presto, era anche pronto a morire. ha lasciato questo mondo senza rimpianti». Lo ha detto Erika Kirk asciugandosi le lacrime. «Eravamo una squadra che lavorava per la stessa missione. Il matrimonio con Charlie è stata la cosa più bella che mi sia capitata», ha raccontato. «Ogni sabato mi scriveva una lettera, e chiudeva con: per favore fammi sapere cosa posso fare di più come marito. A tutti gli uomini che ci stanno guardando: accettate la sfida di Charlei. Siate forti e coraggiose per le vostre famiglie, amate le vostre mogli e guidatele. Amate i vostri figli. Siate la guida spirituale a casa», ha affermato la vedova di Kirk. «Ho una sfida anche per le donne: siate virtuose. Noi siamo le guardiane».
0:23 | 22 Settembre
Erika Kirk: «Perdono il giovane che ha tolto la vita a mio marito»
«Mio marito Charlie voleva salvare i giovani, come colui che gli ha tolto la vita. Perdono quel giovane». Lo ha detto Erika Kirk perdonando il killer di suo marito fra le lacrime. «La risposta all’odio non è altro odio», ha aggiun
0:13 | 22 Settembre
Rubio: «L’omicidio di Kirk è stato un assassinio politico»
Il segretario di Stato Marco Rubio ha ricordato l’amicizia personale che lo legava a Charlie Kirk. L’omicidio dell’attivista è stato «un assassinio politico, ma anche una morte in famiglia», ha detto Rubio nel suo intervento allo stadio di Glendale, dove si stanno svolgendo i funerali di Kirk.
0:11 | 22 Settembre
Erika Kirg: «Dopo l’assassinio di Charlie, abbiamo visto la rinascita»
«Dopo l’assassinio di Charlie, non abbiamo visto violenza, rivolte o rivoluzione. Abbiamo visto quello che mio marito ha sempre pregato di vedere in questo paese. Abbiamo visto la rinascita». Lo ha detto Erika Kirk fra gli applausi del pubblico.
0:06 | 22 Settembre
Il riavvicinamento tra Trump e Musk
Donald Trump ed Elon Musk assistono alla cerimonia seduti uno accanto all’altro. Un segnale di riavvicinamento tra il presidente e l’ex capo del Doge che dopo l’uscita do quest’ultimo dal team della Casa Bianca si erano fatti burrascosi
0:01 | 21 Settembre
Standing ovation per Erika Kirk
Un boato ha accolto la comparsa sul palco di Erika Kirk, vedova di Charlie e ora Ceo di Turning Point. Tutta la folla è in piedi e applaude. Lei si commuove e dice: «Si è sottomesso alla volontà di Dio»
23:44 | 21 Settembre
JD Vance: «Charlie portava la verità»
«Hanno cercato di mettere a tacere Charlie ma noi oggi parleremo ancor più ad alta voce»: così ha esordito dal palco il vicepresidente JD Vance che di Kirk era amico personale. «Lui ha portato la verità e ha cambiato il corso della storia americana».
23:36 | 21 Settembre
Tulsi Gabbard: «Un guerriero della libertà di parola»
La direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha elogiato Charlie Kirk definendolo un «guerriero» che difende la libertà di parola, affermando che la sua voce è ora «più forte che mai» nonostante coloro che, a suo dire, hanno cercato di «metterlo a tacere».
23:25 | 21 Settembre
Robert Kennedy: «Kirk come Gesù Cristo»
Il segretario alla salute Roberet F. Kennedy avanza un paragonme ardito e accosta Kirk alla figura di Gesù: «Cristo è morto a 33 anni, ma ha cambiato la traiettoria della storia», ha detto il segretario. «Charlie è morto a 31 anni e anche lui ora ha cambiato la traiettoria della storia».
23:14 | 21 Settembre
Hegseth: provvedimenti contro chi critica Kirk
«La vita, l’esempio e persino la morte del seguace di Cristo e patriota americano Charlie Kirk mi danno speranza» con queste parole il capo del Pentagono Pete Hegseth ha tratteggiato la figura dell’ucciso. Il Segretario alla Difesa ha anche promesso di prendere provvedimenti contro i membri dell’esercito che pubblicano sui social media post sull’omicidio di Kirk che ritiene inappropriati.
23:01 | 21 Settembre
Rubio: «È stato un omicidio politico»
Tocca al segretario di Stato Marco Rubio: «Quello di Kirk è un assassinio politico, ma anche una morte in famiglia. Abbiamo negato i visti di ingresso negli Usa alle persone che hanno celebrato la morte di Charlie». Dello scomparso Rubio ha detto: «Lo ricorderemo per aver detto sempre che se si vuole vivere una vita produttive è necessario sposarsi, avere figli e amare il proprio paese».
22:39 | 21 Settembre
Miller: «Omicidio Kirk frutto di campagna organizzata»
Tocca a Stephen Miller, vice capo dello staff della Casa Bianca, il primo intervento prettamente politico. «Una campagna organizzata ha portato a questo assassinio.. Useremo la nostra rabbia per sradicare e smantellare queste reti terroristiche».
22:25 | 21 Settembre
Il mentore di Kirk rievoca gli istanti dell’omicidio
Frank Turek, mentore di Charlie Kirk, ha raccontato di aver assistito al momento in cui Kirk è stato colpito a morte. «Quando è risuonato lo sparo, ho fatto un passo verso di lui, ma la sua squadra di sicurezza gli è stata subito addosso. Charlie era come un figlio per me, sono corso verso la squadra di sicurezza e siamo corsi insieme al SUV» ha detto Turek, conduttore radiofonico e autore cristiano.
22:15 | 21 Settembre
Carson evoca il «complotto comunista» contro gli Usa
L’ex candidato presidenziale repubblicano Ben Carson ha evocato «un complotto comunista per sovvertire il Paese» dietro l’omicidio di Charlie Kirk. Lo ha proclamato dal palco dello stadio durante il funerale. «Da anni stanno tentando di cambiare la cultura dell’America».
22:04 | 21 Settembre
La deputata: «Lui come JFK e Marin Luther King»
La deputata della Florida Anna Paulina Luna ha parlato della capacità del suo amico Charlie Kirk di “risvegliare una generazione” e ha invitato i giovani a raccogliere la sua eredità. Luna ha paragonato Kirk all’innovazione ispirata dal presidente John F. Kennedy e al «coraggio morale» di Martin Luther King Jr., affermando che il fondatore di Turning Point USA «ha modificato la traiettoria della nostra moderna lotta contro il decadimento culturale e la tirannia ideologica».
21:52 | 21 Settembre
Più Bibbia che politica, fino a questo punto
I riferimenrti biblici e gli argomenti religiosi prevalgono nettamente – dopo circa due ore di cerimonia – su quelli di tipo politico. Anche il portavoce di Turning Point, Andrew Kolvet ha descritto Kirk come «un profeta in senso biblico, ha affrontato il male, proclamato la verità e ci ha chiamati a pentirci e a salvarci».
21:34 | 21 Settembre
Trump accolto con il coro «Usa! Usa!»
Donald Trump e il suo vice JD Vance sono arrivato allo stadio di Glendale. La folla li ha accolti tributando loro il coro «Usa! Usa!»
21:12 | 21 Settembre
Grande attesa per il discorso di Erika
Secondo la Cnn, proprio il discorso di Erika, che assunto la carica di Ceo di Turning Point è molto atteso dai partecipanti. «Anche più di quello di Trump» riferisce l’emittente, sottolineando come ogni citazione del nome della donna suscita l’immediata ovazione dello stadio.
21:07 | 21 Settembre
La vedova Kirk: «Charlie aveva il sorriso di Monna Lisa»
«Charlie aveva il volto di un morto felice»: ha quanto la vedova di Kirk, Erika, ha raccontato al New York Times. La donna ha detto di aver insistito per vedere il corpo del marito anche se lo sceriffo della contea glielo sconsigliava. «I suoi occhi erano semi aperti e aveva sul volto un mezzo sorriso alla Monna Lisa, come se Gesù lo avesse salvato».
21:00 | 21 Settembre
Anche Kierkegaard per ricordare Charlie
«Il tiranno muore e il suo dominio finisce; il martire muore e il suo dominio inizia»: Mickey McCoy, ex capo dello staff di Kirk fa ricorso a una citazione del filosofo Kierkegaard per ricordare il defunto. Dalla platea è partito un applauso molto caloroso, ha detto, tra le forti acclamazioni dello stadio.
20:40 | 21 Settembre
«Charlie non aveva paura»
«Charlie non ha mai avuto paura, perché sapeva che la sua vita era al sicuro nelle mani di Dio» ha affermato il reverendo McCoy, pastore evangelico e fervente sostenitore del presidente Donald Trump.
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Chi parlerà al funerale? L’elenco completo degli oratori (e l’incognita di Trump)
Ecco l’elenco completo degli oratori, annunciato sul sito web del memoriale di Kirk: – la vedova di Charlie Kirk, Erika; – il presidente Trump; – il vicepresidente JD Vance; – il capo dello staff della Casa Bianca Susie Wiles; – il segretario di Stato Marco Rubio; il ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr.; – il segretario alla Guerra Pete Hegseth; – la direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard; – l’ex conduttore di Fox News Tucker Carlson; – Stephen Miller, vice capo dello staff della Casa Bianca; – il direttore dell’ufficio del personale presidenziale della Casa Bianca Sergio Gor.
Oltre a quelli sopracitati, il sito web afferma che saranno annunciati anche altri nomi. Questo dovrebbe essere anche l’ordine di intervento alla cerimonia funebre, ma c’è un incognita sul discorso di Trump: pur essendo teoricamente previsto come secondo, dopo la vedova di Kirk, il pool di giornalisti al seguito del presidente (già partito dalla Casa Bianca per l’Arizona) riferiscono che parlerà per ultimo