"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 598 di 1194

Il cardinale Pizzaballa: «Leone XIV è un missionario libero e di governo. Così lo abbiamo scelto: i veleni sono rimasti fuori dal Conclave»

di Gian Guido Vecchi- Corriere della Sera – 11 Maggio 2025

Il cardinale Pizzaballa: divisioni e veleni rimasti fuori dal Conclave

CITTÀ DEL VATICANO –  «Sono state giornate molto intense, molto impegnative ma soprattutto molto belle». Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, è appena uscito dall’udienza riservata dei cardinali con Leone XIV, «uno scambio di opinioni, abbiamo fatto il punto della situazione», e sta tornando a casa, nella Città Santa. Sarebbe sereno, non fosse per la realtà che lo attende.

Eminenza, stavate per entrare in Conclave quando Netanyahu ha detto d’essere pronto a occupare Gaza, com’è la situazione?
«In questi giorni non ho potuto seguire molto gli sviluppi generali, sono riuscito più che altro a interessarmi alle vicende interne della parrocchia di Gaza. Non so se si può fare qualcosa, cercherò almeno di vedere bene cosa sta succedendo. So che Trump ha in programma una visita in Medio Oriente, e sarà importante per capire come stanno le cose. Ho sentito che il governo di Israele ha richiamato diecimila riservisti, e questo è un segnale».

Che cosa si rischierebbe, con una occupazione?
«Proprio questo è difficile da comprendere, anche perché Gaza è tutta distrutta, non è rimasto più nulla da annientare. L’emergenza nella Striscia è umanitaria, più che militare. Bisogna capire che senso abbia tutto questo, considerato che a Gaza nessuno può entrare né uscire ed è già sotto occupazione, di fatto. È molto difficile esprimere qualcosa di chiaro perché non c’è nulla di chiaro».

Oggi avete incontrato Leone XIV. Che cosa ha influito nella scelta di Robert Francis Prevost?
«La sua storia personale, anzitutto. È un missionario che ha esperienza dell’annuncio, esperienza di servizio in chiese povere di mezzi. E insieme ha esperienza di governo, sia nell’ordine agostiniano sia nella Chiesa, come vescovo e poi prefetto del Dicastero per i vescovi. Sono elementi importanti. Oltre alla persona, naturalmente».

In che senso?
«È una persona che ispira subito molta fiducia, un uomo mite che sa ascoltare e allo stesso tempo mi sembra molto chiaro nei suoi interventi, nei primi gesti. Una persona chiara e libera. Siamo all’inizio del suo pontificato, ma già i primi passi ci danno grande coraggio e conforto. Anche la reazione della gente, così bella ed entusiasta, dice tanto. È un patrimonio di affetto da accompagnare e far crescere».

Eravate 133 elettori da 70 Paesi diversi. Molti di voi non si conoscevano prima delle congregazioni generali che hanno preceduto il Conclave. Come avete fatto a eleggere il Papa così presto, al quarto scrutinio?
«Con buona pace di quello che dicevano molti media, era chiaro fin dal principio. L’atmosfera nelle congregazioni generali dei cardinali era molto bella, positiva. Si è visto subito un clima di comunione e di condivisione. Che si sia concluso in così poco tempo — in sostanza, il Papa è stato eletto in un giorno — ne è la dimostrazione lampante. Si parlava di divisioni e abbiamo visto l’unità del collegio cardinalizio».

Il Conclave è stato preceduto da qualche veleno diretto contro alcuni candidati considerati favoriti. Avete avvertito interferenze, mentre eravate riuniti nelle congregazioni?
«Dentro non è arrivato nulla. Magari qualcuno leggeva i giornali e ci rideva su. Ma, per quello che ho visto, il mondo esterno non ha influito minimamente sul Conclave».

Nella sua prima omelia, il Papa ha parlato di chi ha autorità nella Chiesa, riferendosi anzitutto a se stesso: bisogna «sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato»…
«Ho pensato a quel passo del Vangelo di Giovanni nel quale il Battista dice di Gesù: bisogna che lui cresca e io invece diminuisca. Così dev’essere la missione della Chiesa: evitare l’autoreferenzialità e dare spazio all’evangelizzazione, all’annuncio di qualcosa che abbiamo ricevuto e non è nostro».

C’è qualcosa che l’ha colpita, in particolare, nei suoi primi interventi?
«Ha parlato della pace, della centralità di Cristo. Le due cose che mi stanno più a cuore e sono parte della mia vita».

Ha parlato anche di un «ateismo di fatto» diffuso pure tra molti battezzati…
«Se ne parla molto, nella Chiesa, della crisi di fede. Siamo nell’anniversario del concilio di Nicea, è necessario ritrovarsi e riflettere non solo e non tanto per definire la fede in maniera teologica o dogmatica, cosa che è già stata fatta, ma per comprendere come comunicarla oggi in un contesto plurale quale il mondo è diventato».

A Nicea, nel 325, venne riaffermata la piena divinità di Cristo contro gli ariani che la negavano…
«Si tratta proprio di questo. Su Gesù che è nostro compagno di viaggio e la bellezza del suo messaggio e così via siamo tutti d’accordo, lo abbiamo detto tante volte. Ma Gesù è molto di più, e bisogna trovare il modo di dirlo al nostro tempo. Questo è il compito della Chiesa».

Quand’era in coda per il giuramento assieme agli altri cardinali, nella Sistina, lei è rimasto tutto il tempo con lo sguardo alzato, fisso al Giudizio universale di Michelangelo. Cosa stava pensando?
«Con tutto il rispetto, non capita tutti i giorni di essere lì e avere tempo a disposizione. Me lo sono goduto. Ho pensato a tutta la letteratura che ha parlato delle immagini che avevo di fronte a me. Pensi che il mio posto era proprio sotto la creazione di Adamo. È un luogo che crea un’atmosfera unica, difficile da dire. Era bellissimo».

Papa Leone XIV a Genazzano: «Avete un dono così grande qui»

Papa Leone XIV ha salutato la folla radunata all’esterno del santuario della Madre del Buon Consiglio dove si è recato a sorpresa

Andrea Arzilli e Giuliano Benvegnù / Corriere TV – 10 Maggio 2025

Al termine della visita al Santuario a Genazzano, Papa Leone XIV ha salutato i fedeli esprimendo la gioia di aver potuto pregare la Madre del Buon Consiglio, «un dono così grande» per il popolo di Genazzano, da cui deriva anche una grande responsabilità: «Come la madre mai abbandona i suoi figli, voi dovete essere anche fedeli alla madre». Il Papa ha salutato i giovani, e i giovani di cuore – «Siamo tutti!», ha detto – e ha evocato lo spirito di entusiasmo con cui seguire Gesù, secondo l’esempio di Maria. Infine, prima di lasciare il Santuario, ha benedetto i presenti.

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Papa Leone XIV a Santa Maria Maggiore: la preghiera sulla tomba di Francesco

di Redazione Roma

Dopo la visita (a sorpresa anch’essa) a Genazzano il Pontefice è arrivato nella Basilica dell’Esquilino, a Roma, e ha pregato davanti alla tomba di Bergoglio. Il Papa è stato nella Basilica per oltre mezz’ora

Papa Leone XIV, a sorpresa, dopo la visita a Genazzano, è andato nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Prevost si è fermato nella Basilica, dopo essere rientrato dal Santuario della Madonna del Buon Consiglio, per una preghiera in forma privata sulla tomba del suo predecessore, Francesco.

Il convoglio di auto che ha accompagnato il Pontefice è entrato nella Basilica
usando una entrata laterale, protetta da un cancello. Sul sagrato una banda
musicale ha intonato l’inno pontificio. Dopo più di una mezz’ora Leone XIV ha lasciato la Basilica, dopo aver pregato davanti
 alla tomba del
Pontefice argentino. All’uscita dalla Basilica ha salutato la folla che già dal mattino era in fila per entrare nella Basilica e che che subito si è radunata
intorno. Il Papa ha abbassato il finestrino del van e con la mano ha salutato i fedeli.

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 332 – LA CHIESA E’ CATTOLICA

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Papa Leone è il Vescovo vestito di bianco?

Padre Livio,

lei ha scritto negli scorsi giorni che il nuovo Papa deve sapere cosa lo attende ovvero il martirio, essere ucciso. Come ha predetto la Madonna del terzo segreto di Fatima. 

Le prime parole del Papa sono profetiche e fanno venire i brividi:

“La pace sia con tutti voi!”. Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio.

Patrick


Caro Patrick,

i brividi sono venuti anche a me che a questa possibilità ho dedicato diverse trasmissioni in questi ultimi giorni.

Sono stupito che quasi tutti i resoconti, anche cattolici, non abbiano riportato queste parole, che pure sono state chiaramente pronunciate dal Papa quando è apparso sulla Loggia. Queste sviste accadono quando non si ascolta Radio Maria.

Teniamo sempre  presente il saluto che ci ha dato Papa Leone e preghiamo ogni giorno per Lui perché abbia sempre il coraggio e la serenità necessari nel pascere il gregge.

Ave Maria

Padre Livio

Pensieri sui Vangeli Festivi: IV Domenica di Pasqua di Padre Livio

PAPA LEONE DONO DI MARIA

La Chiesa delle Americhe con Parolin (e la Curia). Quell’alleanza nella Sistina

di Massimo Franco – Corriere della Sera- 10 Maggio 2025

Gli italiani in ordine sparso. E il segretario di Stato potrebbe restare

È stata la vittoria di un’alleanza tra i cardinali delle Americhe e i sostenitori di Pietro Parolin, con la Curia. Apparentemente, il segretario di Stato vaticano è il grande sconfitto del Conclave. In realtà, è stato decisivo nell’elezione del primo Papa statunitense. Quando ha visto che i consensi tra lui e Francis Prevost si contrapponevano, e che una parte degli italiani gli remava contro, ha preferito non forzare la situazione. E per non dividere ulteriormente una Chiesa segnata dai contrasti, ha dirottato tutti i consensi che aveva sul futuro Leone XIV. D’altronde, i rapporti tra i due sono ottimi: tanto che qualcuno non esclude la conferma di Parolin alla Segreteria di Stato, e con un ruolo più incisivo di quello assegnatogli da Francesco. Si vedrà. Ma è certo che ci sarebbe stato un contatto poco prima del quarto scrutinio, che ha sbloccato la situazione.

A questo punto conta poco il ridimensionamento dell’Europa e dell’Italia come «fabbriche dei Pontefici». In alcuni la delusione è palpabile, nonostante la corsa un po’ goffa ad appropriarsi di Leone XIV. D’altronde, stavolta la situazione non era quella del 2013. Nelle Congregazioni non si è respirato il pregiudizio antitaliano e anticuriale, in parte giustificato, che dodici anni fa aveva portato all’elezione di Jorge Mario Bergoglio dopo la rinuncia di Benedetto XVI. Le tensioni che hanno attraversato la Chiesa durante il papato argentino sono state messe da parte, cercando di sfruttare l’eterogeneità dei 133 elettori della Cappella Sistina per creare un fronte massiccio e il più possibile compatto. Si è parlato di un compromesso, ma è stato qualcosa di più: uno sforzo di unità e di pacificazione che, novità spiazzante, ha preso corpo con una candidatura «yankee».

Avere scelto un americano del Nord che porta con sé vent’anni da missionario in Perù e i valori di una famiglia di immigrati europei, segna un salto in avanti e una sfida insidiosa per Donald Trump. Ormai il presidente Usa non è solo il secondo americano più famoso nel mondo. Dovrà fare i conti con l’«altra America» incarnata da Leone XIV: inclusiva all’opposto di quella trumpiana che deporta gli immigrati; solidale e fraterna con l’America latina, rispetto alla colonizzazione economica e perfino religiosa attuata dalla destra che finanzia le sette evangeliche protestanti in funzione anticattolica. A Roma non c’è più un argentino del quale, in modo strumentale fino al ridicolo, gli estremisti del trumpismo potevano dire che era «marxista». Nel cuore della più grande potenza economica e militare è spuntato un Papa moderato, tradizionalista sulla dottrina, che offre dell’America il volto migliore: quello oscurato da un capitalismo e una politica aggressivi e regressivi.

Negli ultimi anni, parlando con i vertici vaticani si registrava sempre una preoccupazione: i rapporti con l’episcopato degli Stati uniti. Non dipendeva solo dalla vittoria, per ben due volte, di Trump, ma dalla cultura che esprime; e che a novembre gli ha dato il 56 per cento dei voti cattolici americani. Con Francesco, nel tempo le relazioni con l’episcopato degli Stati uniti erano peggiorate, nonostante i cardinali Usa lo avessero appoggiato al Conclave. Per reazione, Bergoglio aveva sfidato il mondo ecclesiastico di Oltre Atlantico designando vescovi «liberal» in grandi città come Chicago e Washington; o non promuovendo cardinali arcivescovi ritenuti non abbastanza in linea, come quello di Los Angeles: la principale diocesi con i suoi «latinos». Il risultato è stato di polarizzare le posizioni e le tensioni, già latenti durante la presidenza del cattolico Joe Biden.

«Anche l’Amministrazione Biden, per quanto meno muscolare di quella trumpiana», si osservava qualche mese fa alla Segreteria di Stato, «è stata molto dura sugli immigrati. Si lamentano con noi sia i vescovi Usa che quelli latino-americani. A volte è meglio un presidente non cattolico alla Casa Bianca». Col protestante Trump l’imbarazzo è minore. Ma l’arrivo di Leone XIV cambia qualità e livello del confronto. C’è chi, con una punta di esagerazione, paragona l’elezione di Prevost a quella con la quale nel 1978 la Chiesa cattolica scelse il polacco Karol Wojtyla come un cuneo nel sistema sovietico. Stavolta, il cuneo di questo ex missionario agostiniano dall’aria tranquilla e dai convincimenti dottrinali ferrei riflette la strategia di una Chiesa decisa a contrastare modelli di vita che sembrano non avere bisogno della fede religiosa.

Leone XIV riflette un potere morale che sottolinea una curvatura religiosa e pacificatrice: al proprio interno, prima di tutto; e un globalismo che con i «ponti» scomunica la cultura dei «muri». Il messaggio va oltre i confini delle Americhe. E sembra destinato a ricalibrare le relazioni controverse tra Santa Sede e Cina, con le sue provocazioni continue sui vescovi, e a proiettarsi sui conflitti in Medio Oriente e Ucraina. Esiste poi un ultimo capitolo, affiorato nelle Congregazioni. Il cattolicesimo ricco e generoso dell’America è stato per decenni il polmone finanziario della Chiesa cattolica, insieme con quello tedesco. Ultimamente, questa fonte si è inaridita. C’è da chiedersi se il Papa statunitense, oltre a una ricucitura obbligata con i vescovi del proprio Paese, riuscirà a riaprire quel canale, senza deflettere di un millimetro dal mandato che il Conclave gli ha affidato.

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: IL SEGNO DI MEDJUGORJE SCUOTERA’ IL MONDO – Puntata 2🙏

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I PAPI COL NOME DI LEONE

ANGELA PELLICCIARI – storica ed esperta di Massoneria. Conduce da anni una trasmissione a Radio Maria

🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 331 – LA CHIESA E’ CATTOLICA

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