Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 59 di 1164
di Paola Muller
Per papa Prevost, la pace non è anzitutto un obiettivo geopolitico ma una forma dell’anima che nasce dalla conversione interiore e solo da lì può irradiarsi nella storia. Una visione che rilancia la lezione del vescovo d’Ippona
18 agosto 2026 – Avvenire
Il pontificato di Leone XIV è segnato da un insistente richiamo alla pace. La pace di cui parla il Pontefice non è anzitutto un obiettivo geopolitico né un equilibrio tra interessi contrapposti: è una forma dell’anima, una disposizione del cuore, una realtà che nasce dalla conversione interiore e soltanto da lì può irradiarsi nella storia. È difficile non raccogliere, dietro questa impostazione, briciole del pensiero di Agostino.
Non è un caso che il primo saluto di Leone XIV sia stato proprio quello del Risorto: «La pace sia con tutti voi». Da allora quelle parole sono diventate il filo rosso del suo magistero, come richiama il recente volume della Libreria Editrice Vaticana, Disarmata e disarmante. La pace è un dono . Il Papa insiste che la pace cristiana non è semplice assenza di guerra, ma un dono che proviene da Cristo e trasforma chi lo accoglie. La sua origine non è politica, ma teologica.
Questa prospettiva è profondamente agostiniana. Per il vescovo d’Ippona la pace è tranquillitas ordinis : la tranquillità che scaturisce quando ogni realtà trova il proprio giusto posto nell’ordine dell’amore. Non si tratta di un ordine imposto dalla forza, ma della giusta armonia delle relazioni: dell’uomo con Dio, dell’uomo con se stesso, degli uomini tra loro. Finché il cuore rimane disordinato, anche la società produrrà inevitabilmente conflitti. La guerra nasce nell’interiorità dell’uomo.
In questa puntata di LeoPop raccontiamo cosa c’entrano Agostino, la ricerca della verità e la fraternità con lo stile di Papa Leone XIV
È significativo che Leone XIV torni più volte proprio su questo punto. «Il cuore è il campo di battaglia più importante». Lì si combatte la vera lotta contro l’orgoglio, l’avidità, la volontà di dominio; solo cuori riconciliati possono costruire un mondo riconciliato.
Ecco ancora Agostino: il male è un amore deviato, un desiderio che ha smarrito il suo vero oggetto. Il disordine del mondo riflette sempre un disordine del cuore. Per questo ogni autentica riforma della convivenza deve passare attraverso una riforma dell’interiorità. La pace politica, senza la pace dell’anima, rimane inevitabilmente fragile.
Anche nel rifiuto di considerare la pace un’utopia irraggiungibile, Leone XIV richiama direttamente Agostino: «Non è difficile possedere la pace… se la vogliamo avere, essa è lì, a nostra portata di mano» ( Discorso 357.1). Non è un ingenuo ottimismo. Agostino vuole dire che la pace è un bene già offerto da Dio, che attende di essere accolto.
Questa convinzione attraversa l’intero magistero di Leone XIV. La pace non è il risultato esclusivo delle strategie diplomatiche, pur necessarie; è anzitutto una grazia che domanda collaborazione. Per questo il Papa insiste tanto sulla preghiera. Agli occhi del mondo, essa può apparire impotente; nella prospettiva cristiana, invece, rappresenta la prima forma di disarmo. «Pregando, disarmiamo il nostro ego», scrive. È l’affermazione agostiniana secondo cui ogni trasformazione sociale prende avvio dalla conversione del desiderio.
Ma vi è un ulteriore elemento che rende riconoscibile l’impronta di Agostino. Leone XIV parla della pace sempre in relazione al bene comune. La denuncia del nazionalismo esasperato, della ricerca dell’interesse particolare, della logica della sopraffazione non nasce soltanto da considerazioni politiche. Essa poggia su una precisa antropologia: l’uomo realizza se stesso soltanto nella comunione.
Anche qui Agostino offre la chiave interpretativa. Nel De civitate Dei le due città sono due amori: l’amore di sé fino al disprezzo di Dio e l’amore di Dio fino al dono di sé. La storia è il luogo in cui questi due orientamenti del cuore si intrecciano continuamente. Per questo nessuna pace autentica può essere costruita sull’affermazione egoistica del proprio interesse. Ogni pace fondata sulla forza contiene già in sé il germe della propria dissoluzione.
Si comprende allora perché Leone XIV utilizzi spesso espressioni come “dialogo”, “riconciliazione”, “incontro”, “mediazione”. Non si tratta di categorie diplomatiche aggiunte successivamente alla fede, ma della traduzione storica di una visione teologica dell’uomo. L’altro non è un ostacolo da neutralizzare, ma qualcuno con cui ricostruire una comunione ferita.
In un’epoca che tende a cercare la pace esclusivamente nelle architetture istituzionali, Leone XIV ricorda che nessun equilibrio internazionale sarà stabile se il cuore umano rimarrà dominato dalla paura, dall’avidità e dalla volontà di potenza. Non sminuisce il valore della diplomazia; ne indica piuttosto il fondamento più profondo.
Agostino aveva scritto che la pace è «la tranquillità dell’ordine». Leone XIV sembra tradurre oggi quella formula nel linguaggio del XXI secolo. Una pace “disarmata e disarmante” è quella che nasce da uomini finalmente disarmati dentro di sé. Solo quando il cuore rinuncia a dominare può imparare a custodire. E solo allora la pace cessa di essere una parentesi tra due guerre per diventare, davvero, una forma della vita umana.

Programma di Padre Livio – Mercoledì 19 Agosto 2026
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre can 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)
h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE
I cinque minuti dello Spirito Santo
h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE
4. Il carattere permanente di alcuni Sacramenti
+ I Sacramenti si possono ricevere alcuni più volte, altri una volta sola.
+ Si ricevono una volta sola il Battesimo, la Cresima e l’Ordine (l’amministrazione del Sacramento può essere ripetuta solo nel caso in cui ci sia fondato dubbio che in precedenza non sia stato validamente amministrato).
+ Il Battesimo, la Cresima e l’Ordine si ricevono una volta sola perché imprimono nell’anima un carattere permanente.
+ Il carattere è un segno distintivo spirituale che non si cancella mai.
+ Il Battesimo imprime nell’anima il carattere di Cristiano, la Cresima quello di soldato di Gesù Cristo, l’Ordine quello di suo Ministro.
Il Carattere è un sigillo che indica la nostra appartenenza a Gesù Cristo della quale dobbiamo essere umilmente fieri.
h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO
Tratta dal Libro: Siate le mie mani di pace
h. 9.15: ATTUALITA’
+ La visita di Papa Leone a San Marino, al Meeting e alla Diocesi di Rimini
+ La preghiera è la pima forma di disarmo
h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO
Pensiero sulla grandezza dell’umiltà
h. 9.40 – 10.00: I MESSAGGI DELLA MADONNA A MIRJANA
“Solo attraverso l’amore di Dio si ottiene l’eternità” ( 2 Ottobre 2006)
“Cari figli, Vengo a voi in questo vostro tempo per rivolgervi la chiamata per l’eternità.
Questa è la chiamata dell’amore, Vi invito ad amare, perché solo attraverso l’amore conoscerete l’amore di Dio.
Molti di voi pensano che hanno fede in Dio e che conoscono le sue leggi. Si sforzano di vivere secondo esse, ma non fanno ciò che è più importante non Lo amano.
Figli miei pregate, digiunate. Questa è la strada che vi aiuterà ad aprirvi e ad amare.
Solo attraverso l’amore di Dio si ottiene l’eternità.
Io sono con voi, io vi guiderò con amore materno.
Grazie perché avete risposto”.
Poi la Gospa ha aggiunto: “Figli miei, i Sacerdoti hanno le mani benedette da mio Figlio. Rispettateli!”.
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.05: CATECHESI DI PADRE LIVIO
Scrivo a voi giovani perché siete forti
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I Papi a San Marino, al Meeting e alla diocesi di Rimini

Giovanni Paolo II al Meeting nel 1982
Di Angela Ambrogetti
Città del Vaticano , martedì, 18. agosto, 2026 16:00 (ACI Stampa).
Tutto pronto nella Rocca del Titano per ricevere Papa Leone XIV e sarà il terzo. Il 29 agosto del 1982 per la prima volta nella sua storia, la Repubblica di San Marino e la Chiesa di San Marino – Montefeltro accoglie un Successore di Pietro, Giovanni Paolo II. “Migliaia di fedeli si riuniscono allo Stadio di Serravalle per la celebrazione eucaristica presieduta da Giovanni Paolo II, in una giornata destinata a rimanere nella memoria della comunità. Nel cuore del suo messaggio, il Papa richiama il legame tra la libertà della Repubblica e le sue radici cristiane, invitando a custodire una tradizione capace di coniugare fede, responsabilità e bene comune: «Questa terra non ha mai rinunciato alla propria libertà ed alla propria identità nazionale e religiosa.»” ricorda il Sito diocesano.
Poi il 19 giugno 2011 “Benedetto XVI torna a San Marino e nel Montefeltro per incontrare la Chiesa diocesana e le istituzioni della Repubblica. La celebrazione allo Stadio di Serravalle, l’incontro con i Capitani Reggenti a Palazzo Pubblico, la preghiera davanti alle reliquie di San Marino ed infine l’abbraccio dei giovani a Pennabilli scandiscono una visita dal forte valore spirituale e civile. Nel suo discorso ai giovani, il Papa li invita a non smettere di cercare ciò che dà senso alla vita e li incoraggia a vivere la fede come un cammino autentico, capace di orientare le scelte e di aprire il cuore al futuro:
«Il vostro cuore è una finestra aperta sull’infinito.»”.
Il 22 agosto arriverà Leone XIV con diversi appuntamenti nella mattinata con la popolazione e i Capitani Reggenti.
Il Papa si reca poi al Meeting di Rimini e anche in questo caso non è la prima volta.
Emilia Guarnieri, per anni presidente del Meeting, ricorda l’estate del 1982 quando “Giovanni Paolo II doveva recarsi in Polonia, ma le condizioni politiche glielo impedirono. Così decise di venire al Meeting. A metà giugno la notizia, con una telefonata del Vaticano al Vescovo di Rimini. E il 29 agosto, alle 14, il Papa arriva in Fiera” e dice: “Costruite, senza stancarvi mai, la civiltà della verità e dell’amore”.
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Da allora ogni anno arrivava un messaggio per il Meeting e il rapporto si consolida nel tempo.
Ricorda ancora la Guarnieri: “Quando nell’aprile del 2005 divenne Papa il cardinale Ratzinger, Papa Benedetto XVI, il rapporto con lui era già storia più che decennale. Era stato relatore al Meeting del ’90 con un intervento sulla natura della Chiesa dal titolo “Una compagnia sempre riformanda”.” Nessuna visita da Papa ma sempre ogni anno un messaggio.
Poi l’incontro con Papa Francesco dei responsabili de Meeting: “ci trovammo di fronte a qualcuno che già ci conosceva, che ricordava gli inviti che gli avevamo rivolto quando era cardinale a Buenos Aires. Amici comuni ci legavano. Amici italiani che avevano conosciuto a Buenos Aires padre Pepe di Paola, il prete delle villas miserias, le favelas argentine. Lo invitammo al Meeting e lui ci raccontò della sua missione tra gli immigrati, i tossicodipendenti. Ci parlò di quanto l’arcivescovo Bergoglio condividesse il suo lavoro”.
E ora un Papa che torna al Meeting. “Il suo primo messaggio al Meeting, con il particolare apprezzamento per la mostra dedicata ai martiri d’Algeria, con la scelta di quel «disarmata e disarmante», espressione presto divenuta cifra del suo pontificato. E poi l’udienza concessa al presidente del Meeting, Bernhard Scholz, nel gennaio di quest’anno, la notizia della sua partecipazione, l’incontro con i curatori della mostra sui martiri d’Algeria. Il resto, ora, è attesa piena di grato stupore e di preghiera” conclude la Guarnieri.
La terza tappa della giornata del 22 agosto sarà un incontro con la diocesi di Rimini.
Non sono molte le visite dei Pontefici in questa diocesi. Ma il primo è stato nel 1857 Papa Pio IX. Era in visita alle Legazioni, attraversò la città lungo la via Emilia, diretto a Bologna.
Ma ancora una volta è stato Giovanni Paolo II a visitare Rimini sempre il 29 agosto 1982 con un programma quindi in tutto simile a quello di Papa Leone XIV con l’incontro in Cattedrale con ammalati e persone fragili, Santa Messa nell’area del porto.