Merita il Paradiso chi è buono, ovvero chi ama e serve fedelmente Dio e muore nella sua grazia. Meritare è un termine da pesare molto bene perché la salvezza non viene tanto per i nostri meriti, quanto per la Divina Misericordia. Noi nasciamo nel peccato e quindi con la grazia che ci viene data nel Battesimo diventiamo figli di Dio. Non abbiamo meriti particolari, ma è Cristo si è fatto uomo e ha portato la Croce e ha meritato per noi la salvezza eterna. La salvezza eterna è anzitutto un dono che viene dato a tutti coloro che lo accolgono nel pentimento dei peccati, nell’umiltà della propria condizione umana. La parola merito è la nostra corrispondenza alla grazia; è per grazia che siamo stati salvati, è grazie alla Croce di Cristo che riceviamo il perdono dei peccati. Cristo ha sofferto al nostro posto e per nostro amore. Le parole di Gesù sulla Croce “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno” sono rivolte a tutta l’umanità. Anche Maria Santissima è stata preservata per grazia dal peccato originale, non certo per merito visto che è stata concepita Immacolata.
Quando si parla di merito bisogna sempre tenere presente che esso è preceduto dalla Misericordia di Dio, dalla sua grazia. Il Paradiso ce lo ha meritato Gesù Cristo, espiando i peccati sulla Croce, al nostro posto e per nostro amore. Noi, per essere degni di entrare in Paradiso, dobbiamo essere degni di meritare questa grande grazia. Noi corrispondiamo con la fede e con l’osservanza dei Comandamenti, con il pentimento dei peccati e la richiesta del perdono, affidando noi stessi alla Divina Misericordia. Sono tutti atti che ci meritano il Paradiso.
Per quanto una persona sia santa, il Paradiso è un dono infinitamente più grande dei suoi meriti perché è la visione di Dio faccia a faccia grazie alla Croce di Cristo e alla sua gloriosa Resurrezione. Fatta questa premessa noi ci rendiamo conto che il Paradiso è impegnativo; la Regina della pace, infatti, ha detto che relativamente poche anime vanno direttamente in Paradiso, un numero molto più grande va in purgatorio. La Madonna ha anche sottolineato che bisogna fare di tutto per evitare il purgatorio perché la pena del purgatorio è grandissima perché commisurata al premio; in purgatorio siamo privati della visione di Dio. Attraverso questa pena, la privazione della visione di Dio, ci purifichiamo.
Pochi giorni prima dell’inizio delle apparizioni a Medjugorje è venuta a mancare la mamma della veggente Ivanka; la ragazza ha chiesto alla Madonna come stesse sua madre e la Madonna l’ha rassicurata; infatti, pochi giorni dopo è apparsa con accanto la donna, era quindi in Paradiso. Quando la gente del villaggio ha saputo questa cosa erano tutti felici perché la mamma di Ivanka era un donna semplice, come tante; la gente ha quindi concluso che andare in Paradiso non fosse così difficile.
In realtà, andare in Paradiso è facile e difficile nel medesimo tempo. È difficile perché comunque bisogna resistere alla nostra inclinazione umana verso il male e il peccato dovuta alla ferita originale; il mondo ci seduce con le sue false luci, il diavolo ci tenta in tanti modi e anche se non riesce a corromperci del tutto, ci fa deviare, ci sporca e quindi dobbiamo purificarci in purgatorio. La Madonna ha detto che un numero enorme di anime va in purgatorio, ma ha anche aggiunto che un numero ugualmente grande di anime va all’inferno: «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in paradiso al momento della vostra morte» (Messaggio 2 novembre 1983). In questo Messaggio la Madonna ha ribadito quello che aveva detto a Fatima, cioè che molti vanno all’inferno ed è un numero che contende il primato a quello del purgatorio. Se assommiamo le anime del purgatorio che si purificano a quelle del Paradiso che sono già purificate, possiamo dire che due terzi delle anime si salvano. Sono conti umani, ma corrispondono in qualche modo a quello che ci fa capire la Sacra Scrittura quando dice che con Lucifero cadde dal Cielo un terzo degli angeli. Potrebbe essere, allora, una triste verità che un terzo delle anime si perde per colpa propria, perché rifiuta la grazia della conversione fino all’ultimo istante, muore nell’impenitenza. Dio non forza nessuno ad andare in Paradiso.
Merita il Paradiso chi è buono ed è buono chi ha la grazia della fede, chi nella fede prega, chiede il perdono dei propri peccati, cerca di osservare i Comandamenti, attinge alla fonte di grazia dei Sacramenti, alimenta la sua vita cristiana con la preghiera e vive l’amore nei confronti di Dio e riversa al prossimo l’amore che riceve a sua volta da Dio. Questa è la strada che porta al Paradiso ma purtroppo sono pochi quelli che la percorrono. È buono chi ama e serve fedelmente Dio e muore nella sua grazia. L’orientamento di fondo del Cristianesimo è il rapporto con Dio, non è il rapporto col prossimo. Dio è al primo posto, è sommamente amato e conseguentemente all’amore di Dio c’è l’amore per il prossimo. Gesù Cristo ha dato due Comandamenti: amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stessi. Questi due Comandamenti che sono tra loro concomitanti sono racchiusi nel Decalogo i cui primi tre Comandamenti sono dedicati all’amore di Dio e gli altri sette specificano l’amore del prossimo.
Per andare in Paradiso, allora, non basta essere buoni in questa vita, davanti a Dio conta anzitutto il nostro rapporto con Lui, cioè come ci siamo rapportati con Lui, se lo abbiamo voluto o rifiutato, se lo abbiamo cacciato dal nostro cuore e dalla nostra vita o lo abbiamo accolto. Il rapporto con Di, la fede in Dio, l’invocazione di Dio almeno nell’ultimo istante della propria esistenza sono le cose che contano per il Paradiso. Se Dio è escluso non è così certa la salvezza del Paradiso perché il Comandamento principale è l’amore per Dio sopra ogni cosa.
Di coloro che hanno avuto dei buoni rapporti con il prossimo, hanno praticato la giustizia e la bontà e magari anche la carità, pur non credendo in Dio, possiamo dire che forse implicitamente credevano anche in Dio. Sarà Dio a giudicarlo. Non è sufficiente essere persone accettabili sul piano della relazione umana (non rubare, non uccidere, fare la carità) per salvarsi; Dio tiene sicuramente in considerazione queste buone azioni per dargli la grazia della fede. Senza la fede non si può piacere a Dio. Sul fatto che Dio deve essere amato sopra ogni cosa la Divina Rivelazione è chiarissima. Dobbiamo anche dire che è possibile che nell’anima dei buoni ma non credenti sia filtrato un bagliore, per queste persone è importante pregare. Nell’istante ultimo della vita molte persone hanno creduto in Dio, lo hanno invocato, dopo averlo negato per tutta la vita. È molto importante la grazie della fede per la salvezza. Morire in grazia di Dio significa vivere ogni giorno in grazia di Dio, chiedere ogni giorno il perdono dei peccati, confessarsi almeno una volta al mese e secondo le necessità.