Perché non si conosce Medjugorje nella sua reale importanza?
Caro Padre Livio,
mi ha molto colpito l’intervento del lettore Claudio, pubblicato il 15 agosto. In effetti, anch’io ho avuto modo di constatare che Medjugorje ha avuto un’accoglienza abbastanza tiepida in relazione alla portata enorme della sua missione.
Ma, proprio in questi giorni, mi sono accorto che sostanzialmente di Medjugorje si conosce veramente poco, tra i fedeli e tra i pastori. Un bravo sacerdote non italiano che da anni svolge il suo ministero nei Balcani, ad una mia domanda se fosse mai stato a Medjugorje, mi ha risposto con entusiasmo di avere organizzato ben tre pellegrinaggi, ma, quando gli ho chiesto cosa pensasse dei 10 Segreti, ho scoperto che non ne sapeva assolutamente nulla!
La cosa mi ha colpito molto e mi ha anche turbato. Si ha l’impressione di una sorta di cupa cintura di sicurezza creata quasi inconsapevolmente da una mentalità di stampo modernista ormai radicata, che finisce per idolatrare il razionalismo e a subordinare ad esso non solo i Messaggi che il Cielo si degna di continuare ad inviarci, ma, in definitiva, lo stesso Vangelo.
Sono assolutamente certo che la Regina della Pace, a tempo debito, spazzerà via questa pesante coltre di ignoranza, a cominciare dal momento in cui autorizzerà i veggenti a parlare gradualmente dei Segreti (v. sua intervista a Vicka del dicembre 2006).
Resta tuttavia il mio sbigottimento davanti a tale estesa inconsapevolezza dell’importanza di questo Evento unico nella storia del mondo.
Sono felice della sua vocalità felicemente ritrovata.
Grazie a Dio e alla Madonna!!!
Un caro saluto
Francesco
Roma
Caro Francesco,
la rimozione dei Segreti di Medjugorje è un fenomeno silenzioso che si è esteso sempre più col passare del tempo, tanto che anche i sei Veggenti non ne parlano se non ne sono esplicitamente interrogati.
Eppure le parole della Regina della pace al riguardo sono esplicite e numerose e il legame con Fatima, i cui Segreti sono stati svelati, viene del tutto ignorato.
Si dice che sono eventi già accaduti in passato, anche se Benedetto XVI ha detto solennemente proprio a Fatima, e davanti a mezzo milione di persone, che tali profezie riguardano in modo particolare il futuro.
Ancora prima Giovanni Paolo II, nel 1980 al monastero di Fulda, prima ancora delle apparizioni di Medjugorje ha fatto rivelazioni esplosive sul nostro futuro: Eventi catastrofici con milioni di morti e una persecuzione sanguinosa della Chiesa.
Il Cielo ha fatto di tutto per avvisarci in tempo, esortando il mondo alla conversione, ma il modernismo e il qualunquismo religioso hanno stravinto e con loro il demonio che fiuta mietiture mai viste di anime, come ci ha già ammonito la Gospa.
Tuttavia già al primo segreto ci sarà un risveglio che si estenderà man mano con l’evolversi degli eventi, perché la gloria di Dio invaderà la terra, i popoli, in cerca della salvezza, guarderanno a Maria e usciranno dalle caverne nelle quali sono stati rinchiusi.
Tutto questo è già in preparazione nei cuori delle persone e nella vita dei popoli e i prossimi anni saranno i più straordinari della storia bimillenaria della Chiesa.
di Virginia Piccolillo – Correre della Sera – 17 Agosto 2025
Il sottosegretario a Palazzo Chigi: «Trump ha fatto sua la proposta della premier»
Nessun cessate il fuoco, tappeto rosso e onori a Vladimir Putin. Sottosegretario Giovambattista Fazzolari, da dove nasce l’ottimismo del governo dopo il vertice in Alaska? «Non parlerei di ottimismo. La situazione è molto complicata, ma adesso almeno c’è uno spiraglio».
Che spiraglio? «Una strada da percorrere per giungere alla pace, partendo dalla necessità di garantire solide garanzie di sicurezza all’Ucraina. È la prima richiesta di Kiev, che giustamente non si fida della parola dei russi, visto che non hanno mai rispettato gli accordi sottoscritti, a partire dall’inviolabilità dei confini ucraini sancita nel 1992 in cambio della consegna a Mosca dell’arsenale nucleare ucraino. Per questo noi siamo orgogliosi».
Di cosa? «Che la principale ipotesi oggi sul tavolo, fatta propria anche da Donald Trump, sia la proposta avanzata tempo fa da Giorgia Meloni ».
A cosa si riferisce? «A garanzie di sicurezza basate su un accordo tra una serie di Stati occidentali che ricalchi l’articolo 5 della Nato, cioè l’intervento di tutti i sottoscrittori in caso di aggressione di uno dei membri, ma senza l’ingresso di Kiev nell’Alleanza atlantica. Sarebbe utile anche all’Ue, vista la forza dell’esercito ucraino. Ed è un modo per smascherare Putin».
Smascherare? «Se non intende invadere di nuovo l’Ucraina, perché dovrebbe opporsi a un accordo solo difensivo?».
E perché Putin rinuncerebbe al suo piano di «pace»? «Perché, a differenza di quanto racconta la sua propaganda, è in grande difficoltà».
Non sta vincendo la guerra? «No. A oggi il principale ostacolo a un accordo di pace sorge, per paradosso, dalla debolezza della Russia. A settembre 2022 Putin ha dichiarato l’annessione di quattro regioni ucraine arrivando persino a modificare la Costituzione per inserirle formalmente all’interno della Federazione Russa. Ma, a distanza di tre anni, non è riuscito a prenderne il controllo. È chiaro che a questo punto è in grande imbarazzo: come può spiegare che non solo non è riuscito a conquistare Kiev, ma non è in grado neppure di prendere il controllo dei territori annessi sulla carta? ».
Ma Mosca avanza. Non è solo questione di tempo? «Nell’ultimo anno ha conquistato l’1,9% del territorio ucraino nonostante altissime perdite di uomini e mezzi. Quanto può andare avanti?».
Lui dice fino alla vittoria. «Il popolo sembra assuefatto al regime putiniano, ma non so quanto persino la società russa possa resistere a una situazione in cui una corrotta oligarchia al potere prospera grazie al massacro insensato dei suoi uomini, mandati al macello contro le difese ucraine per rosicchiare pochi metri al giorno. Da qui la proposta surreale di Putin».
Surreale? «Vuole che l’Ucraina si ritiri dalle regioni rivendicate da Mosca perché l’ esercito non è in grado di conquistarle».
Allora perché Trump lo ha trattato con tanta deferenza? «Probabilmente perché, da uomo di affari, ha intuito una chiave per convincerlo».
Quale chiave? «Fargli salvare la faccia. Le lusinghe internazionali e la ribalta di immagine possono aiutarlo a rivendicare in patria una vittoria che sul campo non esiste. E se potesse aiutare la pace ben vengano uno, due, tre tappeti rossi».
Pace a quali condizioni? «Le condizioni le deve decidere Kiev. La premessa sono concrete garanzie di sicurezza, come quelle previste dalla proposta italiana. Un punto di caduta accettabile potrebbe essere che Kiev non riconosca la sovranità della Russia nei territori occupati, ma accetti di cessare le ostilità. Provando a riconquistarli solo per via diplomatica e non militare».
E Volodymyr Zelensky? «Già passerà alla storia per aver salvato la libertà e l’esistenza stessa dell’ Ucraina che Mosca voleva cancellare».
Si dice che il suo consenso interno sia un po’ in calo. «In guerra si devono prendere scelte difficili, basti pensare a Churchill che venne archiviato senza tanti complimenti dal Regno Unito, però di fatto resta l’uomo che ha vinto la Seconda guerra mondiale».
Che figura ha fatto l’Ue? «L’Ue è comunque compatta. Altro fallimento di Putin che sperava di dividerla, invece ha sempre dato pieno sostegno a Kiev. Malgrado alcune opinioni pubbliche un po’ freddine che non percepiscono quanto la guerra in Ucraina ci riguardi direttamente. Inclusa quella italiana. Del resto è già accaduto…».
Dopo la preghiera dell’Angelus, in piazza della Libertà a Castel Gandolfo, il Papa prega “perché vadano a buon fine gli sforzi per far cessare le guerre e promuovere la pace”. Ma anche per le vittime delle alluvioni in Pakistan, India e Nepal. E ringrazia le associazioni che promuovono, nei luoghi di vacanza, iniziative di animazione culturale e di evangelizzazione, come la Missione Giovani di Riccione
Alessandro Di Bussolo
Nel cuore di Papa Leone XIV il primo posto è riservato al “bene comune” di tutti i popoli, e lo sottolinea nelle parole pronunciate davanti al portone del palazzo pontificio di Castel Gandolfo, in Piazza della Libertà, dopo la recita dell’Angelus domenicale. Il riferimento è alle trattative in corso per arrivare ad un cessate il fuoco e ad una pace tra Ucraina e Russia, dopo il vertice tra il presidente degli Stati Uniti Trump e quello russo Putin, ma anche, nella Striscia di Gaza, tra Israele e i palestinesi di Hamas.
Preghiamo perché vadano a buon fine gli sforzi per far cessare le guerre e promuovere la pace; affinché, nelle trattative, si ponga sempre al primo posto il bene comune dei popoli
Mentre il Pontefice parla, le agenzie battono la notizia che all’incontro di domani, 18 agosto, a Washington fra Donald Trump e il presidente ucraino Volodymir Zelensky, annunciato ieri, parteciperanno anche il presidente francese Emmanuel Macron, quello della Finlandia, Alexander Stubb, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la premier italiana Giorgia Meloni, oltre alla presidente della Commissione dell’unione Europea, Ursula von der Leyen. Si attende che si aggiungano all’incontro altri leader europei.
16/08/2025
Il 18 agosto a Washington Trump incontra Zelensky
All’indomani del vertice in Alaska tra il presidente americano e quello russo Putin, il presidente ucraino si mostra grato per l’invito negli Stati Uniti e sui social scrive che è…
La preghiera per le vittime delle alluvioni in Asia
Leone XIV non dimentica però chi è stato colpito dalla devastante violenza della natura, espressa nei giorni scorsi con inondazioni violente in Asia, che hanno provocato centinaia di vittime.
Sono vicino alle popolazioni del Pakistan, dell’India e del Nepal colpite da violente alluvioni. Prego per le vittime e i loro familiari e per quanti soffrono a causa di questa calamità.
Prima della preghiera dell”Angelus a Castel Gandolfo, Leone XIV ricorda che “agire nella verità costa, perché nel mondo c’è chi sceglie la menzogna” e invita “a non rispondere alla prepotenza con la vendetta”. Gesù ci chiede di rimanere “fedeli alla verità nella carità”, come i martiri che possiamo imitare “in circostanze e con modalità diverse”
Tiziana Campisi – Città del Vaticano
Non sempre il bene trova, attorno a sé, una risposta positiva. Anzi a volte, proprio perché la sua bellezza infastidisce quelli che non lo accolgono, chi lo compie finisce coll’incontrare dure opposizioni, fino a subire prepotenze e soprusi.
Essere perseguitato: è ciò che accade, a volte, a chi sceglie di seguire Cristo, perché “è segno di contraddizione” la “missione” di Gesù, lo aveva detto Lui stesso, e “non è tutta “rose e fiori”, sottolinea il Papa all’Angelus, da piazza della Libertà, a Castel Gandolfo, dopo aver celebrato la Messa nel Santuario di Santa Maria della Rotonda di Albano. Ai 2500 pellegrini e fedeli radunati attorno a lui e a quanti lo ascoltano collegati attraverso radio, tv, web e social, Leone evidenzia che il messaggio di Cristo, “pur parlando d’amore e di giustizia”, viene “rifiutato”, e per questo Gesù sarà “osteggiato, arrestato, insultato, percosso, crocifisso”. La stessa esperienza la vivono le tante comunità cristiane dei primi secoli, “comunità pacifiche che, pur con i loro limiti, cercavano di vivere al meglio il messaggio di carità del Maestro. Eppure subivano persecuzioni”, aggiunge il Papa.
LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL’ANGELUS DI PAPA LEONE XIV
Agire nella verità costa, perché nel mondo c’è chi sceglie la menzogna, e perché il diavolo, approfittandone, spesso cerca di ostacolare l’agire dei buoni.
Fedeli in piazza della Libertà a Castel Gandolfo durante l’Angelus (@Vatican Media)
Perseverare nel bene
L’invito di Gesù è, però, “con il suo aiuto, a non arrenderci e a non omologarci a questa mentalità”, a perseverare nel fare il bene per “tutti”, anche per “chi ci fa soffrire”, dice il Pontefice “a non rispondere alla prepotenza con la vendetta” e “a rimanere” invece “fedeli alla verità nella carità”.
Leone XIV mentre legge la catechesi dell’Angelus (@VATICAN MEDIA)
Esercitare le proprie responsabilità secondo il Vangelo
Questa fedeltà alla verità è quella che testimoniano i martiri “spargendo il sangue per la fede”, spiega il Papa, aggiungendo che “anche noi, in circostanze e con modalità diverse, possiamo imitarli”.
Pensiamo, ad esempio, al prezzo che deve pagare un buon genitore, se vuole educare bene i suoi figli, secondo principi sani: prima o poi dovrà saper dire qualche “no”, fare qualche correzione, e questo gli costerà sofferenza.
È ciò che accade anche “un insegnante che desideri formare correttamente i suoi alunni”, o ancora a “un professionista, un religioso, un politico, che si propongano di svolgere onestamente la loro missione”, o a “chiunque si sforzi di esercitare con coerenza, secondo gli insegnamenti del Vangelo, le proprie responsabilità.
Un gruppo di fedeli (@VATICAN MEDIA)
Essere testimoni fedeli e coraggiosi di Cristo
Da qui l’incoraggiamento di Leone a pregare Maria, perché ci aiuti “ad essere, in ogni circostanza, testimoni fedeli e coraggiosi” di Cristo, e a “sostenere i fratelli e le sorelle che oggi soffrono per la fede”.
Nella Messa celebrata XIV al santuario di Santa Maria della Rotonda di Albano, dedicata ai bisognosi assistiti dalla Caritas diocesana, il Papa esorta ad essere “una Chiesa madre”, che rigenera “non in virtù di una potenza mondana”, ma con la carità e l’accoglienza. Una “Chiesa di poveri” che oppone “all’indifferenza la cura”. E incoraggia a non distinguere “tra chi appare povero e chi sente di offrire tempo, competenze, aiuto”, tutti siamo preziosi
Tiziana Campisi – Città del Vaticano
Arriva a piedi Leone XIV al santuario di Santa Maria della Rotonda di Albano, dove, insieme a sacerdoti, parrocchiani e operatori della Caritas, lo attendono per la celebrazione della Messa domenicale i poveri del territorio, gli utenti dei centri di ascolto, i senza fissa dimora e gli ospiti di strutture di accoglienza e di case famiglia della diocesi.
Leone XIV accolto dal vescovo di Albano monsignor Viva e dal sindaco Borelli (VATICAN MEDIA)
Per le strade di Albano
Pochi i chilometri percorsi dal Papa in automobile da Castel Gandolfo alla cittadina limitrofa. Accolto dal vescovo della diocesi di Albano, monsignor Vincenzo Viva, e dal sindaco, Massimiliano Borelli, il Pontefice, giunge all’antico luogo di culto percorrendo via della Rotonda, fra tanta gente assiepata ai bordi della strada.
Il Papa mentre saluta alcune persone durante il percorso a piedi verso il Santuario di Santa Maria della Rotonda (Vatican Media)
Sul sagrato del santuario, che consacrato nell’XI secolo custodisce un’icona mariana di epoca anteriore portata da alcune monache greche nel periodo delle persecuzioni iconoclaste, ad accogliere il Pontefice è il rettore, monsignor Adriano Gibellini. Con lui anche il direttore della Caritas della diocesi di Albano, Alessio Rossi, che guida il Papa sotto il portico per illustragli la mostra fotografica itinerante allestita dalla Caritas diocesana “Segni di speranza”, 13 pannelli che raccontano storie vere, emozioni, numeri, impegno quotidiano al fianco di ultimi e bisognosi, per far capire che ciascuno può offrire aiuto, attenzione e amore agli altri. Tra i pannelli anche uno dedicato al messaggio di Leone XIV per la Giornata Mondiale dei Poveri che si celebrerà il 16 novembre prossimo.
Il Papa mentre visita la mostra allestita dalla Caritas (Vatican Media)
Leone entra nel santuario poco dopo e, prima di prepararsi per la Messa, si raccoglie per un breve momento in adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Oltre un centinaio quanti siedono ai banchi, mentre fuori altri seguono la liturgia da un maxischermo.
12/08/2025
Caritas Albano: i nostri poveri, gli ultimi, a pranzo con il Papa saranno i primi
Domenica 17 agosto, dopo la Messa nel Santuario di Santa Maria della Rotonda, dove gli emarginati saranno protagonisti, e dopo la recita dell’Angelus a Castel Gandolfo, Leone XIV…
Nella Chiesa si è Corpo di Cristo
Nell’omelia sono un abbraccio aperto a tutti le parole del Pontefice. “È una gioia trovarci insieme – dice, riconoscendo, però, che ognuno va “in chiesa con qualche stanchezza e paura – a volte più piccole, a volte più grandi”, ma subito si è “meno soli” stando “insieme” agli altri e trovando “la Parola e il Corpo di Cristo”. Perché se “all’esterno la Chiesa, come ogni realtà umana, può apparirci spigolosa”, quando se ne varca “la soglia” e si riceve “accoglienza” emerge “la sua realtà divina”, spiega Leone. Le personali “povertà” e “vulnerabilità e soprattutto i fallimenti per cui possiamo venire disprezzati e giudicati” vengono “accolti nella dolce forza di Dio, un amore senza spigoli e incondizionato” e in Maria “diventiamo una Chiesa madre, che genera e rigenera”, ma “non in virtù di una potenza mondana”, bensì “con la virtù della carità”.
Leone XIV mentre pronuncia l’omelia (Vatican Media)
Il fuoco dell’amore si abbassa e serve
Commentando, poi, il Vangelo del giorno in cui Gesù avverte che la sua venuta porterà “divisione”, il Pontefice ricorda che nell’ultima cena Cristo dà ai suoi discepoli la sua “pace” ma “non come la dà il mondo” e chiarisce che se “il mondo ci abitua a scambiare la pace con la comodità, il bene con la tranquillità”, il Messia ci dice: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso”. E mentre qualcuno ci raccomanda “di non rischiare, di risparmiarci, perché importa stare tranquilli e gli altri non meritano di essere amati”, Gesù “si è immerso nella nostra umanità con coraggio” e ci parla del “battesimo della croce, un’immersione totale nei rischi che l’amore comporta”. Noi “ci alimentiamo di questo suo dono audace” nel momento in cui “facciamo la comunione”, evidenzia il Papa.
La Messa nutre questa decisione. È la decisione di non vivere più per noi stessi, di portare il fuoco nel mondo. Non il fuoco delle armi, e nemmeno quello delle parole che inceneriscono gli altri. Questo no. Ma il fuoco dell’amore, che si abbassa e serve, che oppone all’indifferenza la cura e alla prepotenza la mitezza; il fuoco della bontà, che non costa come gli armamenti, ma gratuitamente rinnova il mondo. Può costare incomprensione, scherno, persino persecuzione, ma non c’è pace più grande di avere in sé la sua fiamma.
16/08/2025
Santuario di Albano, il rettore: la Chiesa madre accogliente per invocare la pace
Da Santa Maria della Rotonda, dove il 17 agosto Leone XIV celebra la Messa con i poveri assistiti dalla Caritas, don Gibellini ricorda le radici di un luogo antico legato alla…
Abbattere muri ed essere dono per gli altri
E la fiamma di Cristo è nelle opere di carità della diocesi di Albano, fa notare il Papa, che ringrazia il vescovo Vincenzo Viva e quanti si impegnano nelle 78 parrocchie e negli 8 vicariati del territorio in svariate iniziative e sprona a coltivare la fraternità.
Vi incoraggio a non distinguere tra chi assiste e chi è assistito, tra chi sembra dare e chi sembra ricevere, tra chi appare povero e chi sente di offrire tempo, competenze, aiuto. Siamo la Chiesa del Signore, una Chiesa di poveri, tutti preziosi, tutti soggetti, ognuno portatore di una Parola singolare di Dio. Ognuno è un dono per gli altri. Abbattiamo i muri.
Un momento della Messa nel Santuario di Santa Maria della Rotonda ad Albano (ANSA)
Non lasciare Dio fuori dalla propria vita
Il grazie di Leone si estende, poi, anche a “chi opera in ogni comunità cristiana per facilitare l’incontro fra persone diverse per provenienza, per situazione economica, psichica, affettiva”. “Siamo il Corpo di Cristo, la Chiesa di Dio” soltanto insieme, spiega il Papa, “solo diventando un unico Corpo in cui anche il più fragile partecipa in piena dignità”, e ciò accade “quando il fuoco che Gesù è venuto a portare brucia i pregiudizi, le prudenze e le paure che emarginano ancora chi porta scritta la povertà di Cristo nella propria storia”.
Non lasciamo fuori il Signore dalle nostre chiese, dalle nostre case e dalla nostra vita. Nei poveri, invece, lasciamolo entrare e allora faremo pace anche con la nostra povertà, quella che temiamo e neghiamo quando cerchiamo a ogni costo tranquillità e sicurezza.
sono stato a Cortona e ad Assisi per il perdono… ed ho visitato la Tomba di Carlo Acutis il 31 luglio… volevo condividere questo toccante momento, soprattutto nel vedere tantissimi giovani in coda per visitarlo… una preghiera reciproca.
di Marco Imarisio-Corriere della Sera – 17 Agosto 2025
Sergei Markov: «Gli ultimatum sono inutili. Il presidente vuole un cambio cardinale del regime di Kiev»
Sergei Markov, è davvero un trionfo per Putin e per la Russia? «Queste sono frottole della stampa occidentale. Coloro che sostengono la tesi del trionfo di Putin vorrebbero che il nostro presidente fosse visto non come un capo di Stato, cosa che fa gran parte del mondo tranne la vostra, bensì come un criminale. Semplicemente, Trump lo ha accolto in modo normale. È senz’altro un successo, ma non un trionfo. Quello ci sarà quando verrà una pace a condizioni eque per la Russia».
L’obiettivo della Russia rimane quello di continuare la guerra? «No. Putin ambisce a un cambio cardinale del regime politico in Ucraina. Quando chiede “l’eliminazione delle cause principali della crisi” si riferisce a questo. Per noi, la neutralità ucraina dev’essere sancita dalla costituzione e in un trattato internazionale. Affinché queste rivendicazioni vengano attuate dall’Occidente, la Russia utilizza la pressione militare, soprattutto perché l’Europa rifiuta di parlare il linguaggio della diplomazia. Meloni sarebbe pronta a discutere con Putin la denazificazione ucraina? Certamente no».
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Quindi il povero Putin è obbligato dall’Europa cattiva a fare la guerra? «Non appena Meloni, Merz e Macron avranno detto di essere pronti a discutere tutti questi problemi sul piano pratico, secondo me Putin sarà disponibile a fermare immediatamente le ostilità».
Come giudica la richiesta di ritiro delle truppe ucraine dal Donbass? «Putin deve aver detto a Trump: senti, se continua così il Donbass lo liberiamo con la forza. Sarà un bagno di sangue per tutti, ci vorrà del tempo, perché è la parte più dura, ma non intendiamo rinunciarci. È la prospettiva che più spaventa il leader americano. Per cui, secondo il Cremlino, ogni armistizio deve prevedere la restituzione a priori del Donbass, che fin dal 2014 è il principale oggetto del contendere. Mi sembra molto semplice».
Come lei ci aveva detto nel nostro ultimo incontro, l’offensiva estiva rimane lo spartiacque dopo la quale si potrà davvero parlare di cessate il fuoco? «Ne sono convinto. Ci saranno altri tentativi di insistere sul cessate il fuoco. Ma falliranno, anche perché le condizioni accessorie poste da Putin oltre alla cessione del Donbass sono tante: non solo la denazificazione e la demilitarizzazione, ma anche la garanzia che nel territorio ucraino non saranno dislocate truppe straniere, l’impegno europeo a non fornire a Kiev armamenti pesanti durante l’armistizio, e lo stop alla mobilitazione in Ucraina. Mi sembra impossibile che questo pacchetto venga accolto».
Bontà sua, ha scordato la condizione delle elezioni in Ucraina? «Mi è sempre sembrata una richiesta demagogica e propagandistica. Credo anche che il voto non tornerebbe a vantaggio della Russia, perché l’eventuale vittoria di Zaluzhny o di una figura diversa da questo Zelensky così indebolito, sarebbe uno svantaggio per Mosca».
In termini pratici, cosa può ottenere in futuro Putin da Trump? «Il presidente americano ha capito che è meglio discutere una pace reale e le sue condizioni che non il cessate il fuoco. Meglio imbarcarsi in negoziati di pace pur lunghi che in ultimatum a proposito di una tregua. Come ha sempre detto Putin. Questo allineamento alle nostre tesi mi sembra un grande risultato. Trattative prolungate, l’esercito che avanza, e le sanzioni Usa che se ne vanno pian piano: avere di più mi sembra sinceramente difficile».
E lunedì, Zelensky riuscirà invece a strappare qualcosa da Trump? «Chi può dirlo. Il loro ultimo appuntamento a Roma è andato bene. Bisogna riconoscere che Zelensky è un abile negoziatore. Uno tra i più geniali, lo dice anche Trump».
Eventuali sanzioni tra due o tre settimane possono cambiare l’opinione di Putin? «Per niente. Nessun ultimatum funziona con la Russia. E sinceramente, alla promessa fatta da Trump di far scattare vere sanzioni secondarie contro India e Cina, non ci crede nessuno. Nemmeno voi europei».
Cosa accadrà secondo lei nei prossimi mesi? «Ci sarà senz’altro l’incontro a tre Trump-Putin-Zelensky. Tuttavia, l’Europa silurerà gli accordi. Perciò la guerra proseguirà».
Rischi di escalation tra Russia ed Europa? «Non ne vedo. L’Europa ha solo bisogno di “inventarsi” e simulare una guerra contro la Russia per tante ragioni diverse di sua politica interna. Per darsi uno scopo, per evitare di sentirsi inutile».
Vi furono dispute tra i francescani e gli agostiniani riguardo all’appartenenza di Chiara all’uno o all’altro ordine (un’importante riconoscimento per entrambi).Chiara in realtà apparteneva a tutti e due: infatti per quindici anni fu membro della comunità di pie giovani donne che conducevano una vita di penitenze in eremitaggi, come terziarie secolari di S. Francesco, sotto la direzione della sorella Giovanna, ma, quando decisero di intraprendere una vita conventuale, il vescovo di Spoleto diede loro la regola agostiniana.
Il monastero della Santa Croce fu costruito nel 1290. Nel 1291, quando la sorella morì, Chiara fu eletta badessa. Già da prima era nota per la sua austerità, portata a un livello inusuale anche per quell’epoca: per esempio, quando violava la regola del silenzio, stava a piedi nudi nella neve e recitava la preghiera del Signore centinaia di volte.
Le sorelle la tenevano in grandissimo rispetto come modello di vi-ta conventuale perfetta, di intensa meditazione è devozione alla passione di Cristo. Si dice che cadesse frequentemente in estasi ed era anche riconosciuta come operatrice di miracoli.Una volta disse alle sue sorelle: «Se cercate la croce di Cristo, prendete il mio cuore e vi troverete il Signore sofferente».
Queste parole vennero prese alla lettera: dopo la sua morte nel 1308 il suo cuore venne esaminato e vi si trovò impressa una immagine della croce. Il suo culto si era già diffuso quando papa Urbano VIII (1623-1644) approvò un Ufficio speciale e la Messa per la sua commemorazione.
Chiara ricevette tre divini favori: i suoi resti rimasero incorrotti, l’immagine della croce e altri strumenti della passione apparvero nel tessuto fibroso del suo cuore, il suo sangue si liquefaceva: tutti fenomeni che hanno suscitato l’usuale interesse e la produzione di letteratura pscudo-scientifica.
Venne canonizzata da papa Leone XIII nel 1881.Il 17 agosto con triduo e processione delle Lampade, si commemora la santa, mentre il 30 ottobre si celebra la festa “Impressio Crucifixi in corde s. Clarae”, si ricordano cioè i misteri della Passione nel cuore di Santa Chiara.
Nel Santuario si trova il corpo di Santa Chiara da Montefalco, il busto d’argento con il cuore di Santa Chiara, la Croce con i segni trovati nel cuore della Santa (miracolo mistico della sua partecipazione ai dolori di Gesù Cristo) e il pettorale con le reliquie. La costruzione del monastero iniziò nel 1281 per volontà della beata Giovanna.
MARTIROLOGIO ROMANO. A Montefalco in Umbria, santa Chiara della Croce, vergine dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, che resse il monastero di Santa Croce e fu ardente di amore per la passione di Cristo.