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Sempre più navi attraversano lo Stretto sotto protezione americana, mentre le nuove sanzioni colpiscono un’economia iraniana già allo stremo. A fine ottobre, però, il regime potrebbe giocare la carta dell’attacco a Israele per destabilizzare Trump
di Giulio Meotti – 25 AGO 26 – il Foglio
Il Segretario americano all’Energia, Chris Wright, ha detto che “nove milioni di barili al giorno” escono via nave attraverso lo Stretto di Hormuz grazie a un servizio che opera sotto protezione militare statunitense. Aggiungendo altri “cinque-sette milioni di barili al giorno” che escono dagli stati del Golfo attraverso vie alternative, si arriva a “circa quindici milioni di barili al giorno”, secondo il Segretario Wright. Negli anni più lenti, quindici milioni di barili al giorno era la media giornaliera dallo Stretto di Hormuz. La presa iraniana su Hormuz sembra essersi dunque allentata, il denaro interno al regime inizia a scarseggiare e i massimi leader politici della Rivoluzione islamica sollecitano i falchi al potere a trovare una via d’uscita dal conflitto.
Dopo aver vìolato l’accordo firmato a Islamabad, ora Teheran sembra bramare un ritorno al memorandum di intesa. L’ultima fase del conflitto ha visto un numero sempre maggiore di navi passare silenziosamente attraverso Hormuz, con duecento imbarcazioni che hanno attraversato lo Stretto la scorsa settimana, secondo i dati del UK Maritime Trade Operations Center. Il flusso è un aumento del quattrocento per cento nelle ultime due settimane. Sempre più navi stanno spegnendo i loro trasponder attraversando furtivamente lo Stretto sotto la scorta della Marina americana.
Le esportazioni di petrolio dell’Iran sono invece scese quasi a zero, a causa del rinnovato blocco americano sui porti e le misure di “D-Day economico” di Donald Trump. C’è stata poca o nessuna attività osservata all’hub petrolifero iraniano dell’isola di Kharg, secondo le recenti immagini satellitari, lasciando all’Iran poche opzioni per compensare la sua economia già al collasso, colpita ulteriormente dal Segretario al Tesoro americano Scott Bessent che ieri ha annunciato nuove sanzioni su oro, trasporto marittimo e aviazione con l’obiettivo di isolare Teheran colpendo le sue entrate e chi le sostiene. Abdolnaser Hemmati, governatore della Banca Centrale dell’Iran, ha confermato il 19 agosto durante un’intervista televisiva in diretta che le esportazioni di petrolio iraniano si sono completamente interrotte. Ma l’economia iraniana sta collassando da quarantasette anni. Evidentemente funziona in un’altra dimensione ignota alle leggi economiche. I falchi come Rezaei e i Guardiani della Rivoluzione sostengono di poter resistere a qualsiasi pressione mentre infliggono danni agli Stati Uniti e ai loro alleati arabi nella regione. Nel frattempo, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ripetutamente avvertito che la pressione economica sta facendo sentire i suoi effetti.
Teheran potrebbe essere tentata da quella che gli analisti chiamano “la sorpresa di ottobre”. In Israele si vota il 27 ottobre, negli Stati Uniti il 3 novembre. Questo rende la fine di ottobre una finestra pericolosa per le manovre del regime. Teheran potrebbe attaccare direttamente Israele o provocare una grave escalation attraverso uno dei suoi proxy terroristici. Teheran conterebbe sulla risposta israeliana che potrebbe innescare una crisi regionale più ampia e creare serie complicazioni politiche ed economiche per Trump e i repubblicani che combattono per mantenere la Camera e il Senato.
Quarantasei anni fa, un ayatollah iraniano sfruttò un’elezione americana e contribuì a indebolire un presidente (Jimmy Carter) in carica con la presa degli ostaggi all’ambasciata.
di Marco Imarisio – Corriere della Sera – 30 Agosto 2026
Parla Sergey Markov, super falco ed ex primo consigliere Esteri di Putin: «Costretti a rispondere, perché di fatto già ci attaccate»
«Se va avanti di questo passo, una guerra tra noi e voi è assolutamente inevitabile». Allegria. Sempre un piacere conversare con Sergey Markov, falco di guerra che più falco non si può, ex primo consigliere Esteri di Vladimir Putin dal 2011 al 2019, pur sempre dotato di una cinica autonomia di pensiero e di movimento, che gli è valsa la scomunica con il timbro di agente straniero. Ma lui continua a insegnare geopolitica e a frequentare il sottomondo del Cremlino. A riprova del fatto che gli agenti stranieri non sono tutti uguali. «Stiamo camminando su un filo sottile», dice.
Dove porterà questa ostilità sempre più diffusa tra Russia ed Europa? «L’altro giorno, in una paradossale intervista, alla domanda sul perché la Russia viene sempre ingannata, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha risposto così: “Noi siamo sempre fiduciosi che i farabutti non possono essere del tutto farabutti”. Quando invece si deciderà che dall’altra parte sono tutti completamente mascalzoni, allora a mio parere non ci si fermerà più».
Sono solo parole o saranno anche fatti? «L’Europa pensa di muoversi seguendo la strategia cinese dei mille passi: non oltrepassare una sola linea rossa per la Russia, ma spezzettare le linee rosse russe in tanti fili per poi tagliarli piano piano. In altre parole, si dice cuocere la rana a fuoco lento. Una strategia fruttuosa fatta di accuse ingiustificate e di provocazioni, basata sul fatto che la Russia non risponderà in maniera concreta. Ma se l’Europa continua a seguire l’odierna strada di escalation, temo che una qualche forma di guerra sia ineluttabile».
Putin avrà il coraggio di attaccare uno Stato membro della Nato? «Sarà costretto a rispondere, perché di fatto l’Europa sta già attaccando la Russia. L’Occidente ha già preso di mira alcune navi russe che trasportavano materie prime e l’Unione europea ha ormai deliberato che è possibile sequestrare il petrolio russo. La Russia risponderà, e Putin ha detto che anche noi colpiremo navi avversarie in qualunque punto degli oceani. Lo scenario più realistico è quello del blocco da parte nostra degli stretti nel mar Baltico. Ce n’è un altro, più improbabile ma non impossibile: la Russia potrebbe colpire, sia nel territorio ucraino che altrove, le fabbriche che produrranno droni con i quali saranno uccisi centinaia di migliaia di russi. Come sa, questa possibilità è già stata prospettata nei confronti della Gran Bretagna».
Come valuta la nomina dell’ex ministro della Difesa ucraino Fedorov a consulente del ministero italiano? «Dal punto di vista italiano è una decisione ragionevole perché senza dubbio Fedorov è un super professionista, qualificato nell’organizzazione di guerra dei droni. Per Crosetto è un buon acquisto. Non è nei nostri interessi, ma negare che si tratti di una soluzione razionale è impossibile».
Come vivono questa ostilità tra Europa e Russia la gente comune, gli intellettuali e l’élite economica russa? «La gente comune, ovvero la maggioranza dei russi, la percepisce come una cosa normale. L’idea generale è che i tempi in cui facevamo amicizia con l’Europa sono stati una deviazione, perché l’Europa è un nemico che ha sempre in serbo i piani per distruggere la Russia. Gli intellettuali sono profondamente frustrati poiché vedono in Europa un certo modello di vita, e sperano che un giorno i buoni rapporti torneranno. Anche l’imprenditoria, gli oligarchi insomma, sono frustrati, ma a differenza degli intellettuali pensano che le relazioni di una volta non torneranno più. Non in questa vita, almeno. Per tutti, non esiste una spiegazione razionale al comportamento dell’Europa. Ho fatto questa domanda anche a Lavrov, il quale mi ha detto che non trova alcuna risposta».
Reggerà il sistema Russia alla guerra di logoramento in Ucraina? «Assolutamente sì. Se la situazione si deteriora, si stringeranno un po’ le viti. Si intensificheranno ancora di più le tendenze autoritarie, in politica come in economia. Pochi giorni fa, il presidente ha firmato un decreto che conferisce allo Stato il diritto non di nazionalizzare ma di instaurare una gestione provvisoria delle aziende che non si proteggono a dovere da droni e missili. È appunto uno degli elementi di cui sopra. Quanto alle code davanti ai distributori di benzina, la popolazione non protesta, e accusa di questi disagi l’Europa. Quel che voi non riuscite ad accettare è che la stragrande maggioranza della gente, pur non essendone estasiata, non reputa le autorità russe i principali colpevoli dell’attuale situazione».
Che cosa ha significato la visita a Mosca del direttore della Cia? «A mio parere, Donald Trump non si occuperà in tempi brevi della questione ucraina. C’era per lui il pericolo di lasciarsi coinvolgere in una guerra nucleare con la Russia e ha risolto il problema tramite una de-escalation. Inoltre, ha evitato di sostenere troppe spese del bilancio americano per la guerra ucraina. Quindi la visita del capo della Cia non riguardava, secondo me, l’Ucraina. Trump ormai non si occupa di problemi altrui, ne ha abbastanza di propri».
Cosa si aspetta Putin da queste elezioni? «Lo slogan informale è: tutti devono rimanere ai loro posti. I problemi in Russia sono molti e l’intesa con i partiti più o meno di opposizione consiste in questa tesi: voi non dovete approfittare del momento per criticarci sulle cose sensibili, come ad esempio il disastro della benzina, e noi vi garantiamo la vostra piccola fetta di potere».
L’Angelus di Papa Leone XIV | | Daniel Ibanez EWTN
Di Marco Mancini
Castel Gandolfo , domenica, 30. agosto, 2026 12:19 (ACI Stampa).
La reazione di Pietro alle parole di Gesù che svela ai discepoli il Mistero della sua Pasqua imminente “è un moto di zelo, certamente animato da amore sincero, e nondimeno ci fa riflettere. Anche per noi non è sempre facile capire e accettare le vie di Dio, specialmente quando sono molto lontane dalle nostre. Allora la tentazione è di pensare, contro ogni logica di fede, che sia il Signore a sbagliare, o peggio ancora a non ascoltarci o a non interessarsi di noi”. Lo ha detto stamane Papa Leone XIV introducendo l’Angelus all’esterno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
“Di fronte a questa incertezza Pietro, pur nella sua impulsività, ci insegna due cose importanti. La prima – ha spiegato il Papa – è di non interrompere mai, nemmeno in questi momenti, il dialogo con il Signore, anzi di manifestargli con fiducia anche la nostra difficoltà a comprendere ciò che ci chiede. La seconda, però, è di non giudicare mai l’operare di Dio, ma piuttosto di metterci in ascolto, con umiltà, nella preghiera, di ciò che ci sta rivelando attraverso il suo agire, anche quando non corrisponde alle nostre attese. E la grandezza del Primo degli Apostoli si manifesta anche in questo”.
“Chiediamo al Signore – ha concluso il Papa – di avere anche noi, nella nostra vita di fede e nella nostra preghiera, la stessa sincerità di Pietro, nel dirgli umilmente ciò che davvero sentiamo, anche quando il cuore è confuso, e al tempo stesso di saper coltivare la sua stessa docilità, nell’accettare ciò che ci chiede al di là delle nostre attese”.
Dopo l’Angelus Leone XIV ha parlato della grave situazione ad Haiti. “Giungono notizie drammatiche del grave massacro perpetrato a Kenscoff nel quale hanno perso la vita numerose persone, mentre altre sono sequestrate. Esprimo la mia vicinanza orante alle vittime e ai loro familiari. Chiedo che vengano rilasciati senza indugio tutti gli ostaggi. Rivolgo a un accorato appello a tutti i responsabili affinché si impegnino concretamente per garantire la sicurezza della popolazione e porre fine a ogni forma di violenza”.
Il Papa ha poi pregato per il Nepal. “Preghiamo per chi ha perso la vita, per i feriti, i dispersi e per le famiglie e per i soccorritori: possa la sollecitudine di tutti contribuire a alleviare le sofferenze e recare gli aiuti necessari alla popolazione. Continuiamo a pregare per la pace. Sant’Agostino, la cui memoria abbiamo celebrato in questi giorni, diceva che la pace è simile al pane del miracolo che cresceva nelle mani dei discepoli, mentre lo spezzavano e lo distribuivano. Possano aumentare nel mondo quanti con coraggio spezzano e distribuiscono il pane della pace, superando le divisioni promuovendo la giustizia e praticando il perdono per il bene di tutti.
Infine il Papa ha ricordato la ricorrenza del Tempo del Creato, invitando “tutti a unirsi nella preghiera e nell’azione, affinché possiamo diventare canali d’Acqua viva della pace di Dio, portando ristoro al nostro mondo ferito”.
Vergine Santa, che fosti Madre dell’Altissimo e ti dichiarasti sua serva, Tu che passasti la vita presso l’Eterno Sacerdote Cristo Gesù nell’umiltà, nel silenzio e nel nascondimento, volgi uno sguardo di speciale predilezione a noi chiamati al servizio dei sacerdoti del tuo Divin Figlio.
Rivestici del tuo spirito; fa’ che sentiamo il nostro servizio come una missione; suscita in noi le tue medesime disposizioni, così che ognuno di noi abbia per il sacerdote vigili cure, delicate attenzioni, prudente riserbo.
Adornaci delle tue virtù, della tua pietà e del tuo fervore, affinché siamo ai fedeli vivo esempio di vita cristiana. Fa’ che non ci arrestiamo davanti ad alcun sacrificio, ma anzi siamo risoluti nel seguire Te sulla via del Calvario. Ed, infine, imploriamo dal tuo amore misericordioso che questa nostra vocazione sia conosciuta e accolta.