"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 425 di 1186

Tirate storiche, voci alzate e un pranzo annullato: la ricostruzione dell’incontro Trump-Putin, in Alaska

di Viviana Mazza – Corriere della  Sera – 7 Ottobre 25

La ricostruzione del vertice di Ferragosto tra Trump e Putin: mentre il leader Usa era certo di avere tra le mani un’ottima offerta, il presidente russo si è lanciato in una disamina storica tesa a dimostrare come l’Ucraina sia territorio russo. Trump, alzando la voce, ha minacciato di andarsene: e ha poi annullato il pranzo in programma

WASHINGTON – Quando il presidente Trump è arrivato in Alaska lo scorso ferragosto, si aspettava che ci fosse davvero la possibilità di un accordo con Putin per porre fine alla guerra in Ucraina. Ma una volta atterrato ad Anchorage, il leader russo ha respinto la sua proposta e ha iniziato di fargli «una lezione di Storia». 

Lo racconta il Financial Times, e il tema è più che mai rilevante in vista del prossimo incontro Trump-Putin tra «un paio di settimane» a Budapest. Ad Anchorage, Putin era stato accolto con un tappeto rosso, aveva sorriso molto tra strette di mano e pacche sulle spalle con Trump. Ma una volta chiuse le porte, l’atteggiamento caloroso era sparito. 

Secondo le fonti del quotidiano, Putin avrebbe subito rifiutato l’offerta di una rimozione delle sanzioni in cambio di un cessate il fuoco, insistendo che la guerra finirà solo quando l’Ucraina si arrenderà e cederà i territori nel Donbass. Il presidente russo ha poi iniziato a parlare di principi medievali come Rurik di Novgorov e Jaroslav detto il Saggio, di leader cosacchi come Bohdan Khmelnytsky, personaggi spesso da lui citati per sostenere l’idea che Ucraina e Russia siano una sola nazione. 

Trump, sorpreso, avrebbe alzato la voce più volte e ad un certo punto avrebbe minacciato di andarsene, ma alla fine ha accorciato l’incontro cancellando il pranzo dove le delegazioni allargate avrebbero dovuto discutere di rapporti e cooperazione economica tra i due Paesi. I giornalisti si precipitarono prima del tempo alla conferenza stampa che era stata prevista più tardi. L’unico problema per Putin è che quell’incontro ha portato Trump ad essere maggiormente predisposto a fare concessioni a Kiev, cercando puti di pressione su Putin. 

Ma comunque il presidente americano, oltre a vendere armi agli alleati della Nato e applicare il 25% di dazi aggiuntivi sui prodotti indiani in risposta al continuo acquisto di petrolio russo, non ha ancora approvato i missili a lungo raggio Tomahawk, né le sanzioni secondarie più dure contro la Russia per cui spingono anche molti repubblicani al Congresso Usa. Molti credono che la ragione è che Trump vuole ancora spingere per l’accordo con Putin, perché – come ha spiegato la sua portavoce Karoline Leavitt giovedì – il presidente americano crede ancora che sia possibile porre fine con la diplomazia a questa guerra. 

Il presidente americano rifiuta di definire il summit in Alaska un fallimento, e ha detto ai giornalisti che è un evento che ha «preparato la scena». Ma già prima del summit c’erano state subito critiche da parte di alcuni funzionari europei nei confronti di Steve Witkoff, per aver frainteso le reali possibilità di un accordo di pace con Putin quando lo ha incontrato nel suo viaggio ai primi di agosto a Mosca che ha aperto la strada al summit in Alaska. Dopo quell’incontro di tre ore tra l’inviato speciale di Trump e il leader russo, gli americani avevano detto agli alleati che un accordo era all’improvviso possibile, che Putin era sembrato più flessibile sui territori rispetto a precedenti incontri con Witkoff. 

Ma benché in Alaska Trump fosse pronto a riconoscere l’annessione russa della Crimea e a spingere l’Ucraina a ritirarsi da alcune zone sul fronte nel Donbass e nell’est del Paese se la Russia avesse posto fine ai combattimenti, Mosca si è rivelata solo disposta a «congelare» la linea del fronte in zone che comunque non era riuscita a conquistare. Putin chiedeva che Zelensky rinunciasse a tutto il Donbass. Non ci sono indicazioni al momento che, in vista dell’incontro a Budapest, Putin sia pronto a fare concessioni. 

🔴LIVE🔴🙏⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: VOI SIETE LA MIA SPERANZA – Puntata 7🙏

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IL PENSIERO QUOTIDIANO

Perché Satana odia la Confessione

Satana odia la Confessione perché è il Sacramento col quale viene sloggiato dall’anima nella quale si è sistemato, trasformandola a immagine della sua degradazione.

Questo avviene col peccato mortale che, per la sua gravità, colpisce a morte l’anima, staccandola da Dio, che è la fonte della vita e della grazia.

Il cumulo dei peccati gravi permette a Satana di incatenare l’anima in una morsa dalla quale è incapace di liberarsi, se non intervenisse la grazia di Dio a risvegliare la voce della coscienza.

Il risveglio interiore dell’anima prigioniera del male è un dono della Divina Misericordia, sollecitata dalla preghiera dei giusti che pregano e offrono sacrifici per i peccatori.

È nel Sacramento della Confessione che avviene questo passaggio mirabile dalla morte alla Vita, dalle tenebre alla Luce, dalla schiavitù alla Libertà dei figli di Dio.

La serpe infernale è costretta, suo malgrado, ad uscire dall’anima, che aveva scelto come sua tana, e in essa prende dimora Dio con il suo amore e la sua pace.

La Confessione è un miracolo inestimabile dell’onnipotenza e della misericordia divine, più grande della resurrezione di un cadavere, che avviene quando un cuore si pente dei suoi peccati e si impegna a vivere la vita nuova del Vangelo.

Vivere e morire in grazia di Dio deve essere l’impegno di tutta la vita. Chi muore abitato da Dio vivrà con Dio eternamente nella gioia del Paradiso. Chi muore indurito nel cuore e schiavo del peccato, dopo aver rifiutato tutti i richiami del Cielo, resterà per sua scelta eternamente schiavo del male.

🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio Puntata 57 – La conoscenza di sè nello Spirito Santo genera fiducia

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🔴LIVE🔴 Incontro di Padre Livio con la veggente Vicka di Medjugorje – Dicembre 2000 – Quarta Parte

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🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Radio Maria è un dono di Maria per questo tempo

Grazie caro padre Livio.

Con Radio Maria hai portato una luce di pace e di speranza in ogni casa e anche nella mia.

Che Dio ti benedica sempre.

Chiara


Cara Chiara,

le tue parole mi fanno molto felice perché è mia ferma convinzione che Radio Maria sia un dono di Maria per questi tempi di “Satana sciolto dalle catene”, come ci ha rivelato la Madonna.

Lei scende ogni giorno dal Cielo sulla terra per portare in mezzo a noi la luce e l’amore di suo Figlio Gesù.

Lo fa con la sua presenza, con le sue preghiere, con i suoi messaggi, ma anche con la sua Radio, che Lei sta diffondendo in tutto il mondo, col solo aiuto di chi ha accolto la sua chiamata.

Lavorare con Maria, al servizio del suo piano di salvezza, è un motivo di gioia immensa ed è una opportunità che dobbiamo afferrare, perché in Cielo ci renderemo conto della straordinaria impresa alla quale stiamo collaborando.

Ave Maria

Padre Livio

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

🔴LIVE🔴 IL CORAGGIO DEL PERDONO – Catechesi di P. Livio – Puntata 6

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L’ideologo di Putin: «Noi russi in guerra con l’Europa. A Trump fermarci non conviene: si arricchisce, prosciugando voi»

di Marco Imarisio – Corriere della Sera – 17 Ottobre 2025

Sergey Karaganov, ideologo del capo del Cremlino: «Deve tornare la paura. Gli Usa non rappresentano il peggio della civilità occidentale: sono molto più razionali di voi europei, è più facile trattare con loro»

MOSCA – «Un grande Paese ha bisogno di una ideologia di Stato. Altrimenti non è niente. E quando la perde evapora la nazione stessa. L’antica Roma ce l’aveva, l’Italia di oggi no. Forse è per questo che da molti secoli non siete un grande Paese». 

Non devono ingannare Le quattro stagioni in sottofondo, «Vivaldi è il mio compositore preferito, quindi io amo l’Italia», il gatto che ronfa sugli scaffali della libreria, il tè offerto dalla segretaria e l’aria affabile del padrone di casa, che ci riceve nel suo ufficio alla Hse, la facoltà di Economia e Affari internazionali che molti considerano come l’incubatrice della nuova classe dirigente russa. 

Sergey Karaganov è capace di dire cose tremende sempre con il sorriso sulle labbra, un sorriso che non si capisce bene se frutto di una naturale gentilezza o del compatimento verso l’interlocutore, un altro europeo incapace di comprendere il nuovo mondo. «A prescindere da quello che legge, invece Vladimir Vladimirovich capisce quello che dico, e io capisco quello che lui pensa». 

Al Forum economico di San Pietroburgo dello scorso giugno non era sfuggito a nessuno l’elogio del professor Karaganov fatto da Putin in persona, accompagnato persino da una pacca sulla spalla. «Mi ha fatto piacere. Credo che lui sia d’accordo con la mia visione del mondo». 

Le coordinate di Karaganov, politologo, uno dei fondatori del Valdai Club alle cui riunioni Putin prende parte regolarmente, sono contenute in un testo di pochi mesi fa, Il sogno della Russia nel XXI secolo, dove propone l’adozione di una ideologia statale nel suo Paese, una sorta di nuovo collettivismo spirituale nel cui nome devono essere sacrificate le libertà individuali. Non si conosce l’opinione di Putin sul saggio di Karaganov. Ma il fatto che sia stato pubblicato sul sito del ministero degli Esteri e in quello del Consiglio di sicurezza è già un indizio. 

«Gli Usa non rappresentano il peggio della civiltà occidentale. Sono molto più razionali di voi europei — nel nominarci, il sorriso di Karaganov diventa una smorfia di disgusto — e quindi diventa più facile trattare con loro. Ma Donald Trump non ha interesse nel fermare la guerra in Ucraina, se non quello della vanagloria personale, a meno che non vi sia una escalation verso un disastro totale, un fiasco come quello dell’Afghanistan, oppure un incidente nucleare. Lui e l’America ne stanno traendo beneficio, prosciugando l’Europa, spogliandola delle sue risorse, facendosi pagare per tenere in vita Kiev. Perché mai dovrebbe fermare tutto?». 

L’idea di Karaganov per concludere il conflitto ucraino è quasi irriferibile. Nell’estate 2023 sostenne la necessità di lanciare una testata nucleare sulla Polonia. «Era un paradosso. Io dicevo solo che bisogna reinstallare il sentimento della paura nel genere umano, che ha completamente perso il timore di Dio e della guerra. Per questo dico che se voi ci attaccaste, dovremmo rispondere con l’atomica. Io spero nella pace, e sono grato a Putin e Trump per i loro sforzi. Ma i vertici e le strette di mano non bastano. A cominciare dagli Usa, tutti devono capire che noi non stiamo combattendo contro l’Ucraina. La nostra è una guerra contro l’Europa unita. Contro l’Europa di Napoleone e Hitler. Le vostre élite hanno perso ogni forma di credibilità e di autorità, e per questo cercano una guerra contro di noi. Per fermarle, potrebbe essere necessario uno choc». L’osservazione sul piccolo dettaglio che la Russia ha invaso uno Stato sovrano si perde nell’esposizione della sua ideologia statale, che sembra piacere anche a Putin e sembra pensata in contrasto alla discutibile idea del nostro continente, condivisa da entrambi. 

A settant’anni suonati, dopo aver scritto discorsi per Breznev e per ogni altro presidente russo, «tranne Gorbaciov, del quale non condividevo nulla», dopo aver teorizzato la «Siberizzazione» della Russia, intesa come sguardo e portafoglio rivolto a Oriente, Karaganov si gode un riconoscimento tardivo derivante dall’adesione alle sue tesi da parte dell’ala più nazionalista del potere e dell’opinione pubblica russe. «Tengo a precisare che io e l’attuale presidente siamo due entità separate. Non sempre siamo d’accordo. Lui pensa che la fine dell’Urss sia stata la più grande tragedia del ventesimo secolo, io credo invece che le due Guerre mondiali siano state molto peggio. E sono entrambe cominciate in quell’Europa che oggi è la culla dell’individualismo più sfrenato, di un consumismo contro natura che ha generato un neofemminismo nichilista, la negazione della Storia e una inaccettabile libertà dei costumi. Quello che io propongo è una idea basata sul ritorno a valori comuni, antichi e condivisi. Io ho creato una ideologia per leader veri. E se vuoi esserlo davvero, sei obbligato a limitare le libertà individuali e civili. La missione della Russia è quella di fermare il degrado dell’uomo e di liberare il mondo dalle egemonie globali. E siamo finalmente sulla strada giusta. Forse per questo Trump è affascinato da Putin. Il presidente americano sa che siamo obbligati a vincere questa guerra. Ma il tempo delle sue scelte si sta avvicinando. O sta con noi, oppure sta con l’Europa». 

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – venerdì 17 ottobre 2025

h. 9.00: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

EDITORIALE

“La Gospa vincerà la terza guerra mondiale”


Segue Catechesi: Il coraggio del perdono

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