di Viviana Mazza – Corriere della  Sera – 7 Ottobre 25

La ricostruzione del vertice di Ferragosto tra Trump e Putin: mentre il leader Usa era certo di avere tra le mani un’ottima offerta, il presidente russo si è lanciato in una disamina storica tesa a dimostrare come l’Ucraina sia territorio russo. Trump, alzando la voce, ha minacciato di andarsene: e ha poi annullato il pranzo in programma

WASHINGTON – Quando il presidente Trump è arrivato in Alaska lo scorso ferragosto, si aspettava che ci fosse davvero la possibilità di un accordo con Putin per porre fine alla guerra in Ucraina. Ma una volta atterrato ad Anchorage, il leader russo ha respinto la sua proposta e ha iniziato di fargli «una lezione di Storia»

Lo racconta il Financial Times, e il tema è più che mai rilevante in vista del prossimo incontro Trump-Putin tra «un paio di settimane» a Budapest. Ad Anchorage, Putin era stato accolto con un tappeto rosso, aveva sorriso molto tra strette di mano e pacche sulle spalle con Trump. Ma una volta chiuse le porte, l’atteggiamento caloroso era sparito

Secondo le fonti del quotidiano, Putin avrebbe subito rifiutato l’offerta di una rimozione delle sanzioni in cambio di un cessate il fuoco, insistendo che la guerra finirà solo quando l’Ucraina si arrenderà e cederà i territori nel Donbass. Il presidente russo ha poi iniziato a parlare di principi medievali come Rurik di Novgorov e Jaroslav detto il Saggio, di leader cosacchi come Bohdan Khmelnytsky, personaggi spesso da lui citati per sostenere l’idea che Ucraina e Russia siano una sola nazione

Trump, sorpreso, avrebbe alzato la voce più volte e ad un certo punto avrebbe minacciato di andarsene, ma alla fine ha accorciato l’incontro cancellando il pranzo dove le delegazioni allargate avrebbero dovuto discutere di rapporti e cooperazione economica tra i due Paesi. I giornalisti si precipitarono prima del tempo alla conferenza stampa che era stata prevista più tardi. L’unico problema per Putin è che quell’incontro ha portato Trump ad essere maggiormente predisposto a fare concessioni a Kiev, cercando puti di pressione su Putin. 

Ma comunque il presidente americano, oltre a vendere armi agli alleati della Nato e applicare il 25% di dazi aggiuntivi sui prodotti indiani in risposta al continuo acquisto di petrolio russo, non ha ancora approvato i missili a lungo raggio Tomahawk, né le sanzioni secondarie più dure contro la Russia per cui spingono anche molti repubblicani al Congresso Usa. Molti credono che la ragione è che Trump vuole ancora spingere per l’accordo con Putin, perché – come ha spiegato la sua portavoce Karoline Leavitt giovedì – il presidente americano crede ancora che sia possibile porre fine con la diplomazia a questa guerra. 

Il presidente americano rifiuta di definire il summit in Alaska un fallimento, e ha detto ai giornalisti che è un evento che ha «preparato la scena». Ma già prima del summit c’erano state subito critiche da parte di alcuni funzionari europei nei confronti di Steve Witkoff, per aver frainteso le reali possibilità di un accordo di pace con Putin quando lo ha incontrato nel suo viaggio ai primi di agosto a Mosca che ha aperto la strada al summit in Alaska. Dopo quell’incontro di tre ore tra l’inviato speciale di Trump e il leader russo, gli americani avevano detto agli alleati che un accordo era all’improvviso possibile, che Putin era sembrato più flessibile sui territori rispetto a precedenti incontri con Witkoff. 

Ma benché in Alaska Trump fosse pronto a riconoscere l’annessione russa della Crimea e a spingere l’Ucraina a ritirarsi da alcune zone sul fronte nel Donbass e nell’est del Paese se la Russia avesse posto fine ai combattimenti, Mosca si è rivelata solo disposta a «congelare» la linea del fronte in zone che comunque non era riuscita a conquistare. Putin chiedeva che Zelensky rinunciasse a tutto il Donbass. Non ci sono indicazioni al momento che, in vista dell’incontro a Budapest, Putin sia pronto a fare concessioni.