Autore: Padre Livio Fanzaga Pagina 3 di 1161

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La distanza fra Lisieux e Alençon è meno di 100 Km e vale la pena spendere mezza giornata per andare a visitare la casa natale da Santa Teresa, dove la piccola ha vissuto i suoi primi quattro anni di vita e dove si può cogliere il profumo di santità dei suoi genitori, la mamma Zelia Guérin e il papà Luigi Martin, dei quali è in corso la causa di beatificazione. I processi canonici che li riguardano non sono ancora terminati, ma già è stato riconosciuta la cosa più importante: il fatto che abbiano vissuto eroicamente la fede, in modo tale da essere proposti come esempio a tutti i cristiani.
Raggiungo velocemente la cittadina, poco più grande di Lisieux, ma non meno accogliente e gradevole in questa luminosa mattinata di primavera. Raggiungo senza difficoltà la via Saint-Blaise, una laterale della Grand-Rue, che attraversa la città sfociando davanti alla Cattedrale di Notre Dame. Al n. 50, proprio di fronte all’armonioso Castello di Guise, s’innalza una piccola costruzione in mattoni rossi e pietre bianche. Sulla sinistra è affiancata da una graziosa cappella costruita nel 1925, nell’anno della canonizzazione, mentre sulla destra si apre un porticato che porta nel giardino, testimone dei primi giochi della piccola Teresa con le sorelle e le sue compagne.
Dopo una visita alla cappella, dove degli affreschi raccontano alcuni episodi dell’infanzia della santa, entro nel vestibolo della casa e qui scopro che la proprietà era della Sig.ra Guèrin, la quale nella grande sala a sinistra aveva installato, già alcuni anni prima del matrimonio, il suo laboratorio di pizzi e di merletti per i quali Alençon andava fiera. Qui anche da sposata trascorre gli ultimi sei anni della sua vita. Osservo con curiosità foto e quadri della piccola Teresa, mobili e oggetti della sua famiglia, in particolare alcuni pregevoli lavori del Sig. Luigi Martin, affermato gioielliere e orologiaio. Il quadro d’insieme è quello di una famiglia agiata, dove però il benessere è frutto di un lavoro tenace e appassionato. Si respira un’aria di pace e di serenità fra queste pareti, dove la luce della fede e il fervore della preghiera hanno plasmato la vita domestica.
Mi interrogo sul segreto di questa straordinaria famiglia nella quale sono venuti alla luce ben nove figli, due maschietti e sette femminucce. Di esse le cinque sopravissute, nell’età in cui una giovane si apre all’amore, hanno deciso di scegliere come sposo Gesù nella vita consacrata, dando tutte una chiara testimonianza di santità. Come ha potuto avvenire questo miracolo? La risposta l’ho trovata successivamente andando a scandagliare la vita dei genitori di Teresa, i quali già da fidanzati si sono impegnati a percorrere insieme un cammino di perfezione e di realizzarlo nella vita di ogni giorno, impegnandosi a realizzare l’amore coniugale, paterno e materno e aprendosi nel medesimo tempo alla carità verso il prossimo.
Questo ideale, che essi hanno vissuto nelle vicende quotidiane della famiglia, l’hanno trasmesso alle loro figlie, le quali sono state avviate sulla via della santità dagli insegnamenti e dall’esempio dei loro genitori. In una sua lettera Zelia così scrive alle figlie in collegio: “ Bisogna servire bene il buon Dio, mie care figliolette, e procurare di essere un bel giorno nel numero dei santi di cui oggi celebriamo la festa”. In un’altra lettera scrive: “ Spero bene che Maria (la primogenita) sarà una buona ragazza, ma vorrei che fosse una santa, e vorrei santa anche te, Paolina mia. Anch’io vorrei farmi santa, ma non so da che parte incominciare; c’è così tanto da fare che mi limito al desiderio. Dico spesso durante la giornata: Mio Dio, come vorrei essere santa!”. C’è forse da meravigliarsi se i desideri della madre si sono poi accesi nel cuore delle figlie, in particolare in quello sensibilissimo della piccola Teresa? Così sensibile che, quando era ancora nel grembo, si metteva a cantare quando la madre cantava.
A sua volta Luigi Martin ebbe un influsso straordinario sulla formazione spirituale delle figlie, riuscendo davanti ai loro occhi a incarnare la paternità di Dio nella sua quotidiana e dolce paternità umana. In questo modo egli visse la sua vocazione alla santità e spronava le sue amatissime figlie sulla stessa via. Commentando la preghiera serale in famiglia, dove aveva per diritto il posto vicino al papà, Teresa così scrive: “ Mi bastava guardarlo per sapere come pregano i santi!” . Eppure l’ambiente familiare era ben lontano dall’essere permissivo. Dolcezza e autorità andavano insieme, come osserva la santa: “ Non so come sia stato possibile educarmi con tanto amore e delicatezza, senza mai viziarmi…Non mi condonava nemmeno una sola imperfezione: mai mi rimproverava senza ragione, ma altresì mai tornava su una cosa decisa”.

Lascio la grande sala a pianterreno e salgo al piano superiore, dove c’è la camera dove Teresa è nata il 2 Gennaio 1873 alle 11 e mezza. I mobili sono autentici e non posso che ammirare come i francesi sappiano valorizzare tutto ciò che riguarda i loro santi. Vi è un letto con le tende, un’acquasantiera, due inginocchiatoi, dei vestiti che la fanciulla indossava e persino la sua seggiolina. In questa stanza morì il 28 Agosto 1977 la mamma Zelia. Questo doloroso evento costrinse la famiglia a emigrare a Lisieux, dove una sorella del Sig. Martin poteva arrecare aiuto alla famiglia, mentre successivamente la casa fu venduta. E’ qui – mi dico- che si trovano le radici della più grande santa dei tempi moderni, come è stata definita Teresa di Gesù Bambino. Se lei “ è la bambina più amata della storia” (Pio XII), molto lo si deve al nido familiare che ha plasmato i suoi primi anni di vita.
E’ con un po’ di nostalgia nel cuore che lascio via Saint-Blaise per dirigermi a piedi verso la Cattedrale, lungo la pittoresca Grande-Rue. Ogni mattina di buon’ora i due santi genitori percorrevano questa strada, anche durante il gelido inverno, per partecipare alla prima Messa. Eppure anche loro lavorano come noi e forse più di noi, con una numerosa famiglia sulle spalle. Come dunque trovavano il tempo per la frequenza quotidiana alla messa e poi per le preghiere con le loro figlie? La risposta è in fondo molto semplice: in quella famiglia Dio era al primo posto.
Giungo davanti alla Cattedrale di Notre-Dame in stile tardo gotico, preceduta da un portico fiammeggiante a tre arcate, mentre all’interno si fanno ammirare le splendide vetrate multicolori. Mi dirigo subito a sinistra, nella prima cappella laterale, dove si trova il Battistero. Qui la piccola Teresa è stata battezzata il 4 Gennaio 1873, due giorni dopo la sua nascita. Qui, nel coro della chiesa fu celebrato a mezzanotte, il 12 Luglio 1858, il matrimonio di Luigi Martin e Zelia Guèrin, secondo l’uso di coloro che desiderano una cerimonia improntata all’intimità e alla preghiera e lontano dal fasto secolare. Mi chiedo che cosa sarebbero cittadine come Alençon e Lisieux senza la luce immortale di Teresa. Tutto passa, mi dico, solo la santità resta. Val davvero la pena diventare santi.
( Padre Livio -Pellegrino a quattro ruote- Cap 7- Sugarco Edizioni)

Novena delle rose
Il 3 dicembre 1925, il gesuita Padre Putigan cominciò una novena chiedendo una grazia importante. Desiderava ricevere una rosa in dono quale garanzia di aver ottenuto la grazia. Non fece parola con nessuno della novena che stava facendo. Al terzo giorno, ricevette la rosa richiesta ed attenne la grazia.
Cominciò un’altra novena. Ricevette un’altra rosa e un’altra grazia. Allora prese la decisione di diffondere la novena “miracolosa” detta delle rose.
Oggi in tutto il mondo si pratica questa novena. Si può incominciare in qualsiasi giorno del mese. Di solito, devoti ed amici di Teresa la fanno dal 9 al 17 di ogni mese.
NOVENA DELLE ROSE
In onore di santa Teresa di Gesù Bambino Dottore della Chiesa
Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io Vi ringrazio per tutti i favori e le grazie di cui avete arricchito l’anima della Vostra serva Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, Dottore della chiesa, durante i suoi ventiquattro anni trascorsi su questa terra. Per i suoi meriti concedetemi la grazia che ardentemente desidero (qui si formula la grazia che si vuol ricevere), se è conforme alla Vostra santa volontà e per il bene della mia anima.
Aiuta la mia fede e la mia speranza, o Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Realizza ancora una volta la tua promessa di passare il tuo cielo “a fare del bene sulla terra”, permettendo che io riceva una rosa come segno della grazia che desidero ottenere.
Si recitano 24 Gloria,
in ringraziamento a Dio per i doni concessi a Teresa nei ventiquattro anni della sua vita terrena.
Ad ogni Gloria segue l’invocazione:
Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, prega per noi.
Santa Teresa di Gesù Bambino, che durante la tua esistenza terrena hai amato Dio sopra ogni cosa e ti sei offerta vittima al Suo amore misericordioso, aiutami a rendere preziosi tutti gli istanti della mia vita, trasformandoli in atti di vero amore.
Concedimi di seguire la tua piccola via, di vivere cioè nello spirito di evangelica semplicità e umiltà, in un totale abbandono ai voleri del Signore.
Insegnami ad accettare ogni sofferenza come dono prezioso fatto a chi più ama.
Possa anch’io chiudere la mia vita terrena ripetendo le tue ultime parole: Dio mio, ti amo.
«Cari figli, vi invito nella mia missione, accompagnatemi a cuore aperto con totale fiducia. La mia via nella quale vi guido a Dio è difficile, ma perseverate e alla fine gioiremo tutti in Dio. Perciò, cari figli, non cessate di pregare per il dono della fede. Solo attraverso la fede la Parola di Dio sarà luce in questa tenebra che vi vuole avvolgere. Non temete, io sono con voi. Vi ringrazio!» (Messaggio del 2 ottobre 2007)
La Madonna è inviata da Dio, ha ricevuto una missione. Di fronte al grande attacco di satana di appropriarsi dell’Opera della Creazione e della Redenzione, la Madonna ha ricevuto la missione di salvare la Chiesa e il mondo e di portare l’umanità a un tempo di pace che sarà il trionfo del Suo Cuore Immacolato. Questa è la missione di Maria: salvare il mondo dal più grande attacco che satana abbia mai sferrato nella Storia della Chiesa dopo il momento della Redenzione. La Madonna è qui per salvare il mondo e la Chiesa da questo attacco satanico delle porte dell’inferno. Noi siamo chiamati a partecipare alla missione della Regina della pace, è per questo che ci ringrazia per aver risposto alla sua chiamata.
La Madonna ci chiede di accompagnarla nel modo che le è caro, cioè umilmente, a cuore aperto, seguendola volentieri e facendo tutto quello che ci dice di fare. È un accompagnamento nel cammino della nostra vita verso l’eternità. La Madonna ci chiede di accompagnarla a cuore aperto, senza resistenze, senza esitazioni, senza dubbi, senza condizioni. Dobbiamo rispondere incondizionatamente, dire il nostro sì totale avendo fiducia che la Madonna non ci tradirà, avrà cura di noi, ci porterà sempre con sé, non ci abbandonerà, ci curerà, ci rimetterà in pista se deviamo e ci rialzerà se cadremo. Dobbiamo avere una fiducia totale nell’aiuto di Maria e una disponibilità totale nell’aiutarla.
La via sulla quale la Madonna ci conduce a Dio è difficile perché implica il rinnegamento di se stessi proprio come ha detto Gesù: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Proprio come ha fatto Maria che ha seguito Gesù nel tempo della sua vita, così dobbiamo fare anche noi. Dobbiamo seguire Gesù con Maria perché la via che la Madonna percorre è quella di Suo Figlio; è la via che porta, attraverso il Calvario, alla gloria della Resurrezione.
La Madonna non ci promette gloria, ricchezza, considerazione del mondo; anzi, ci assicura le persecuzioni, le nostre difficoltà e i tentennamenti, ci assicura una dose di croci quotidiane. Chissà che alcuni, nel tempo dei Segreti, non saranno chiamati al martirio, a dare la propria vita in testimonianza della fede in Cristo. Non dobbiamo desiderare il martirio, ma dobbiamo avere una disponibilità totale a seguire Gesù, se necessario fino al martirio che è una grazia che Dio dà a chi vuole. Non facciamoci illusioni e non seguiamo la Madonna per avere vantaggi, altrimenti la tradiamo. Se invece riceviamo bastonate, croci e tutto quello che ha ricevuto Cristo, vuol dire che siamo in buona compagnia con Lui.
La Regina della pace dice poi che, siccome la retta via è difficile da percorrere siamo tentati di prendere scorciatoie meno impegnative, dobbiamo guardare bene a dove porta invece la via che Lei ci indica e cioè alla gioia del Paradiso, alla vita che non avrà mai fine. Come dice San Paolo, le difficoltà del momento presente sono poca cosa rispetto alla gloria futura che ci aspetta. Quanti hanno risposto alla chiamata? Quanti hanno perseverato? La Madonna ha già risposto: «È piccolo il numero di coloro che mi capiscono e mi seguono» (Messaggio del 2 maggio 2014). Essere in questo piccolo numero dipende da noi, dobbiamo perseverare fino alla fine così giremo tutti in Dio. La Madonna ci associa alla sua gioia in Dio. Questo è il Paradiso, è la gioia in Dio che non ha fine, non ha termine, non ha incrinature; il Paradiso è una pienezza totale nell’istante eterno.
La Madonna ci invita a pregare incessantemente per il dono della fede; per avere questa visione della vita perseverando lungo la via della Croce insieme a Cristo e a Maria fino alla gioia del Cielo, per avere visione radicata in noi abbiamo bisogno di smondanizzarci, di uscire dalle prospettive che noi abbiamo. Guardiamo alle nostre prospettive: per che cosa fatichiamo nella vita? Che cosa desideriamo nella vita, le cose mondane o le cose divine? Desideriamo le cose che passano o le cose eterne? Desideriamo Dio o le creature? Sono domande importanti. Non dobbiamo cessare di pregare per la fede perché essa ci fa vedere il traguardo finale. Quando incontriamo veramente Gesù e Maria non li abbandoniamo più perché sono parte di noi stessi, sono stabilmente stabili nei nostri cuori, sono i compagni delle nostre vite, sono con noi giorno e notte.
Se noi, attraverso la fede attingiamo alla Parola di Dio, che si è manifestata in Gesù Cristo e quindi seguiamo la sua vita e le sue parole, essa diventa una luce che ci illumina in un mondo che è in una tenebra profonda dove le anime vagano qua e là senza meta, senza sapere quale abisso le attende. Dio vuole che tutte le anime si salvino e che giungano alla conoscenza della Verità. La Madonna vuole che tutti siano salvi, ma non tutti si salveranno perché molti si chiuderanno. La libertà diventa allora una forma di suicidio perché con la nostra libertà ci annientiamo e ci consegniamo al diavolo.
Non dobbiamo avere paura perché la Madonna è con noi. Perché la Madonna sia con noi dobbiamo pregare, entrare in contatto continuamente con Lei.
