La distanza fra Lisieux e Alençon è meno di 100 Km e vale la pena spendere mezza giornata per andare a visitare la casa natale da Santa Teresa, dove la piccola ha vissuto i suoi primi quattro anni di vita e dove si può cogliere il profumo di santità dei suoi genitori, la mamma Zelia Guérin e il papà Luigi Martin, dei quali è in corso la causa di beatificazione. I processi canonici che li riguardano non sono ancora terminati, ma già è stato riconosciuta la cosa più importante: il fatto che abbiano vissuto eroicamente la fede, in modo tale da essere proposti come esempio a tutti i cristiani.  

Raggiungo velocemente la cittadina, poco più grande di Lisieux, ma non meno accogliente e gradevole in questa luminosa mattinata di primavera. Raggiungo senza difficoltà la via Saint-Blaise, una laterale della Grand-Rue, che attraversa la città sfociando davanti alla Cattedrale di Notre Dame. Al n. 50, proprio di fronte all’armonioso Castello di Guise, s’innalza una piccola costruzione in mattoni rossi e pietre bianche. Sulla sinistra è affiancata da una graziosa cappella costruita nel 1925, nell’anno della canonizzazione, mentre sulla destra si apre un porticato che porta nel giardino, testimone dei primi giochi della piccola Teresa con le sorelle e le sue compagne.

            Dopo una visita alla cappella, dove degli affreschi raccontano alcuni episodi dell’infanzia della santa, entro nel vestibolo della casa e qui scopro che la proprietà era della Sig.ra Guèrin, la quale nella grande sala a sinistra aveva installato, già alcuni anni prima del matrimonio, il suo laboratorio di pizzi e di merletti per i quali Alençon andava fiera. Qui anche da sposata trascorre gli ultimi sei anni della sua vita. Osservo con curiosità foto e quadri della piccola Teresa, mobili e oggetti della sua famiglia, in particolare alcuni pregevoli lavori del Sig. Luigi Martin, affermato gioielliere e orologiaio. Il quadro d’insieme è quello di una famiglia agiata, dove però il benessere è frutto di un lavoro tenace e appassionato. Si respira un’aria di pace e di serenità fra queste pareti, dove la luce della fede e il fervore della preghiera hanno plasmato la vita domestica.

            Mi interrogo sul segreto di questa straordinaria famiglia nella quale sono venuti alla luce ben nove figli, due maschietti e sette femminucce. Di esse le cinque sopravissute, nell’età in cui una giovane si apre all’amore, hanno deciso di scegliere come sposo Gesù nella vita consacrata, dando tutte una chiara testimonianza di santità. Come ha potuto avvenire questo miracolo? La risposta l’ho trovata successivamente andando a scandagliare la vita dei genitori di Teresa, i quali già da fidanzati si sono impegnati a percorrere insieme un cammino di perfezione e di realizzarlo  nella vita di ogni giorno, impegnandosi a realizzare l’amore coniugale, paterno e materno e aprendosi nel medesimo tempo alla carità verso il prossimo.

Questo ideale, che essi hanno vissuto nelle vicende quotidiane della famiglia, l’hanno trasmesso alle loro figlie, le quali sono state avviate sulla via della santità dagli insegnamenti e dall’esempio dei loro genitori. In una sua lettera Zelia così scrive alle figlie in collegio: “ Bisogna servire bene il buon Dio, mie care figliolette, e procurare di essere un bel giorno nel numero dei santi di cui oggi celebriamo la festa”. In un’altra lettera scrive: “ Spero bene che Maria (la primogenita) sarà una buona ragazza, ma vorrei che fosse una santa, e vorrei santa anche te, Paolina mia. Anch’io vorrei farmi santa, ma non so da che parte incominciare; c’è così tanto da fare che mi limito al desiderio. Dico spesso durante la giornata: Mio Dio, come vorrei essere santa!”. C’è forse da meravigliarsi se i desideri della madre si sono poi accesi nel cuore delle figlie, in particolare in quello sensibilissimo della piccola Teresa? Così sensibile che, quando era ancora nel grembo, si metteva a cantare quando la madre cantava.

A sua volta Luigi Martin ebbe un influsso straordinario sulla formazione spirituale delle figlie, riuscendo davanti ai loro occhi a incarnare la paternità di Dio nella sua quotidiana e dolce paternità umana. In questo modo egli visse la sua vocazione alla santità e spronava le sue amatissime figlie sulla stessa via. Commentando la preghiera serale in famiglia, dove aveva per diritto il posto vicino al papà, Teresa così scrive: “ Mi bastava guardarlo per sapere come pregano i santi!” . Eppure l’ambiente familiare era ben lontano dall’essere permissivo. Dolcezza e autorità andavano insieme, come osserva la santa: “ Non so come sia stato possibile educarmi con tanto amore  e delicatezza, senza mai viziarmi…Non mi condonava nemmeno una sola imperfezione: mai mi rimproverava senza ragione, ma altresì mai tornava su una cosa decisa”.

Lascio la grande sala a pianterreno e salgo al piano superiore, dove c’è la camera dove Teresa è nata il 2 Gennaio 1873 alle 11 e mezza. I mobili sono autentici e non posso che ammirare come  i francesi sappiano valorizzare tutto ciò che riguarda i loro santi. Vi è un letto con le tende, un’acquasantiera, due inginocchiatoi, dei vestiti che la fanciulla indossava e persino la sua seggiolina. In questa stanza morì il 28 Agosto 1977 la mamma Zelia. Questo doloroso evento costrinse la famiglia a emigrare a Lisieux, dove una sorella del Sig. Martin poteva arrecare aiuto alla famiglia, mentre successivamente la casa fu venduta. E’ qui – mi dico- che si trovano le radici della più grande santa dei tempi moderni, come è stata definita Teresa di Gesù Bambino. Se lei “ è la bambina più amata della storia” (Pio XII), molto lo si deve al nido familiare che ha plasmato i suoi primi anni di vita.

E’ con un po’ di nostalgia nel cuore che lascio via Saint-Blaise per dirigermi a piedi verso la Cattedrale, lungo la pittoresca Grande-Rue. Ogni mattina di buon’ora i due santi genitori percorrevano questa strada, anche durante il gelido inverno, per partecipare alla prima Messa. Eppure anche loro lavorano come noi e forse più di noi, con una numerosa famiglia sulle spalle. Come dunque trovavano il tempo per la frequenza quotidiana alla messa e poi per le preghiere con le loro figlie? La risposta è in fondo molto semplice: in quella famiglia Dio era al primo posto.

Giungo davanti alla Cattedrale di Notre-Dame in stile tardo gotico, preceduta da un portico fiammeggiante a tre arcate, mentre all’interno si fanno ammirare le splendide vetrate multicolori. Mi dirigo subito a sinistra, nella prima cappella laterale, dove si trova il Battistero. Qui la piccola Teresa è stata battezzata il 4 Gennaio 1873, due giorni dopo la sua nascita. Qui, nel coro della chiesa fu celebrato a mezzanotte, il 12 Luglio 1858, il matrimonio di Luigi Martin e Zelia Guèrin, secondo l’uso di coloro che desiderano una cerimonia improntata all’intimità e alla preghiera e lontano dal fasto secolare. Mi chiedo che cosa sarebbero cittadine come Alençon e Lisieux senza la luce immortale di Teresa. Tutto passa, mi dico, solo la santità resta. Val davvero la pena diventare santi.

( Padre Livio -Pellegrino a quattro ruote- Cap 7- Sugarco Edizioni)