
Santa Maria, donna del Sabato Santo, raccontaci come, sul crepuscolo di quel giorno, ti sei preparata all’incontro col tuo figlio Risorto. Madre dolcissima, prepara anche noi all’appuntamento con Lui. Destaci l’impazienza del suo domenicale ritorn

Santa Maria, donna del Sabato Santo, raccontaci come, sul crepuscolo di quel giorno, ti sei preparata all’incontro col tuo figlio Risorto. Madre dolcissima, prepara anche noi all’appuntamento con Lui. Destaci l’impazienza del suo domenicale ritorn
Egli doveva risuscitare dai morti.
Dal Vangelo secondo Giovanni
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Parola del Signore.

autore: Domenico Beccafumi anno: 1530-1535 titolo: Discesa di Cristo al Limbo luogo: Pinacoteca nazionale, Siena
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Nome: Sabato Santo
Titolo: La discesa agli inferi
Ricorrenza: 4 aprile
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Solennità
Il terzo giorno del Triduo Pasquale è il Sabato santo, che commemora la discesa agli inferi di Nostro Signore Gesù. Gesù vi resta per un breve tempo, compiendo la sua vittoria sulla morte e sul diavolo, liberando le anime dei buoni e giusti morti prima di lui e aprendo loro le porte del Paradiso.
Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Adamo fu il primo ad incontrare Gesù e, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti:
«Sia con tutti il mio Signore».
E Cristo rispondendo disse ad Adamo:
«E con il tuo spirito».
E, presolo per mano, lo scosse dicendo:
«Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.
Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio;
che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo,
e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite!
A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati!
A coloro che erano morti: Risorgete!
A te comando: Svegliati, tu che dormi!
Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno.
Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti.
Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi, mia effige, fatta a mia immagine!
Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.»
«Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio.
Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo.
Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra.
Per te, uomo, ho condiviso la debolezza umana,
ma poi son diventato libero tra i morti.
Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre,
sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei,
e in un giardino sono stato messo in croce.
Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te,
per poterti restituire a quel primo soffio vitale.
Guarda sulle mie guance gli schiaffi,
sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.
Guarda sul mio dorso la flagellazione subita
per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati.
Guarda le mie mani inchiodate al legno per te,
che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero.
Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato,
per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco.
Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco.
Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno.
La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.»
«Sorgi, allontaniamoci di qui.
Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso.
Io invece non ti rimetto più in quel giardino,
ma ti colloco sul trono celeste.
Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita,
ma io, che sono la Vita, ti comunico quello che sono.
Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero.
Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio,
anche se non sei Dio.»
«Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori,
la sala è allestita, la mensa apparecchiata,
l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti.
In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni
il regno dei cieli».
Compiuta tale missione, l’anima di Gesù si ricongiunge al corpo nel sepolcro: ciò costituisce il mistero della risurrezione, centro della fede di tutti i cristiani, che verrà celebrato nella seguente domenica di Pasqua.
Questo giorno è dunque incentrato sull’attesa dell’annuncio della risurrezione, che avverrà nella solenne Veglia Pasquale. Tale attesa viene professata da alcuni Simboli antichi e tuttora dalla preghiera eucaristica, quale annuncio di salvezza per ogni uomo: nessuno è escluso dalla salvezza che Dio ha preparato per gli uomini in Cristo, nessuno è smarrito, Dio si fa solidale anche nella morte.
Per quanto le tradizioni delle Chiese siano unanimi nel ritenere per fede questo aspetto della Pasqua, si tratta di un articolo del Simbolo sovente trascurato. Introducendo la celebrazione comunitaria dell’Ufficio delle Letture e delle Lodi del mattino, o come breve omelia, questo mistero può essere adeguatamente presentato quale tesoro di fede della Chiesa.
La Chiesa cattolica considera degno di lode protrarre il digiuno ecclesiastico e l’astinenza dalla carne anche per tutto il Sabato Santo; tuttavia non ne fa un obbligo per i fedeli.
La via Crucis sul monte Krizevac con Vicka, Padre Livio , Suor Elvira e i giovani della Comunità Cenacolo è incominciata al mattino presto quando era ancora buio ed è terminata a mezzogiorno. Qui potete sentire solo la parte ripresa con un piccolo magnetofono. Siamo verso la fine degli anni ottanta del secolo scorso. E’ un documento straordinario della profonda spiritualità di una giovane Vicka, che ha improvvisato le meditazioni davanti ai vari pannelli della Via Crucis.
di Gian Guido Vecchi- Corriere della Sera – 3 Aprile 2026
Per la prima volta dal 1964 un Papa porterà la croce, personalmente, in tutte le stazioni della Via Crucis al Colosseo: «Cristo ancora soffre e porto tutte queste sofferenze anche io nelle mie preghiere»

CITTÀ DEL VATICANO – Prima stazione, la condanna a morte, Gesù sta di fronte a Pilato. «Anche oggi c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento». Alle 21,15 di oggi, Venerdì Santo, Leone XIV porterà di persona la Croce durante la Via Crucis al Colosseo come un segnale al mondo e ai suoi leader, «per dire che Cristo ancora soffre, e porto tutte queste sofferenze anche io nelle mie preghiere», ha spiegato. Lo fecero anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, finché hanno potuto, ma solo alla prima e all’ultima stazione.
Quattordici stazioni
È la prima volta dal 1964, quando Paolo VI riprese una tradizione iniziata nel 1750 e conclusa con l’Unità d’Italia, che un pontefice percorre tutte le quattordici stazioni. E il testo che Papa Prevost ha affidato a padre Francesco Patton, dal 2016 al 2022 successore di Pierbattista Pizzaballa come Custode di Terrasanta, parla del dolore di tutte le guerre e in particolare da quella cominciata in Medio Oriente con l’attacco di Usa e Israele all’Iran: «Francesco d’Assisi, che ha semplicemente cercato di seguire le tue orme, ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla».
P
Dialogo diplomatico
Proprio al mattino del Venerdì Santo, Leone XIV ha parlato con il presidente israeliano Isaac Herzog e con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nella telefonata con Herzog «è stata ribadita la necessità di riaprire tutti i possibili canali di dialogo diplomatico, per porre fine al grave conflitto in corso, in vista di una pace giusta e duratura in tutto il Medio Oriente», ha informato la Santa Sede: «Ci si è soffermati sull’importanza di proteggere la popolazione civile e di promuovere il rispetto del diritto internazionale e umanitario».
Anche con Zelensky, dopo più di quattro anni dall’invasione russa, «è stato rinnovato l’auspicio che, con l’impegno e il concorso della comunità internazionale, si possa giungere quanto prima alla cessazione delle ostilità e a una pace giusta e duratura» e si è parlato della situazione umanitaria, da «l’urgenza di assicurare gli aiuti necessari alla popolazione provata dal conflitto» agli «sforzi per la liberazione dei prigionieri».
LA LITURGIA DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
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