di Gian Guido Vecchi- Corriere della Sera – 3 Aprile 2026

Per la prima volta dal 1964 un Papa porterà la croce, personalmente, in tutte le stazioni della Via Crucis al Colosseo: «Cristo ancora soffre e porto tutte queste sofferenze anche io nelle mie preghiere»

CITTÀ DEL VATICANO – Prima stazione, la condanna a morte, Gesù sta di fronte a Pilato. «Anche oggi c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento». Alle 21,15 di oggi, Venerdì Santo, Leone XIV porterà di persona la Croce durante la Via Crucis al Colosseo come un segnale al mondo e ai suoi leader, «per dire che Cristo ancora soffre, e porto tutte queste sofferenze anche io nelle mie preghiere», ha spiegato. Lo fecero anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, finché hanno potuto, ma solo alla prima e all’ultima stazione. 

Quattordici stazioni

È la prima volta dal 1964, quando Paolo VI riprese una tradizione iniziata nel 1750 e conclusa con l’Unità d’Italia, che un pontefice percorre tutte le quattordici stazioni. E il testo che Papa Prevost ha affidato a padre Francesco Patton, dal 2016 al 2022 successore di Pierbattista Pizzaballa come Custode di Terrasanta, parla del dolore di tutte le guerre e in particolare da quella cominciata in Medio Oriente con l’attacco di Usa e Israele all’Iran: «Francesco d’Assisi, che ha semplicemente cercato di seguire le tue orme, ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla».

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Dialogo diplomatico

Proprio al mattino del Venerdì Santo, Leone XIV ha parlato con il presidente israeliano Isaac Herzog e con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nella telefonata con Herzog «è stata ribadita la necessità di riaprire tutti i possibili canali di dialogo diplomatico, per porre fine al grave conflitto in corso, in vista di una pace giusta e duratura in tutto il Medio Oriente», ha informato la Santa Sede: «Ci si è soffermati sull’importanza di proteggere la popolazione civile e di promuovere il rispetto del diritto internazionale e umanitario».

Anche con Zelensky, dopo più di quattro anni dall’invasione russa, «è stato rinnovato l’auspicio che, con l’impegno e il concorso della comunità internazionale, si possa giungere quanto prima alla cessazione delle ostilità e a una pace giusta e duratura» e si è parlato della situazione umanitaria, da «l’urgenza di assicurare gli aiuti necessari alla popolazione provata dal conflitto» agli «sforzi per la liberazione dei prigionieri».