di Giuseppe Sarcina – Corriere della Sera – 13 Ottobre -2026
«Trump? Sostiene l’articolo 5, non lo ha mai messo in dubbio»
VARSAVIA – Nessuno sul fianco Est dell’Europa intende fare a meno dell’alleanza atlantica, o meglio della leadership militare degli Stati Uniti. Ecco perché, ieri, l’intervento del generale americano Alexus Grynkewich è risultato tra i più attesi e tra i più applauditi, qui al «Forum sulla sicurezza di Varsavia».
Grynkewich è il comandante supremo delle forze europee della Nato, una carica da sempre riservata solo ai militari Usa. Il generale, per altro, guida anche il Comando europeo degli Stati Uniti. Un doppio rassicurante incarico per questa audience, visto che è stato indicato da Donald Trump.
Grynkewich è venuto a presentare la «Teoria della vittoria», in parte già anticipata dai media la scorsa settimana. Sale sul podio e inizia attribuendo a George Washington il motto assai più antico e forse anche un po’ logoro: «Se vuoi la pace, prepara la guerra». Poi una premessa di metodo: «Questo piano è condiviso da tutti i 32 partner dell’Alleanza. Ciò non significa che consideriamo imminente un conflitto: vogliamo essere pronti per ciò che è possibile, non solo per ciò che è probabile».
Quindi entra nel dettaglio: «La nostra Alleanza ha un vantaggio essenziale: noi sorvegliamo il territorio circostante con un sofisticato sistema di intelligence che ci consente di gestire un’enorme massa di dati con gli algoritmi. Difficilmente possiamo essere colti di sorpresa. Saremo, quindi, in grado di bloccare l’attacco iniziale. Se sarà necessario, distruggeremo lo schieramento nemico, mettendo in campo le nostre forze convenzionali: l’esercito, l’aviazione, la marina, ma anche i reparti cibernetici. In questo modo non consentiremo al nemico di occupare neanche una piccola porzione del nostro suolo».
Il generale prosegue aggiungendo particolari sempre più tecnici, insistendo su un aspetto: la Nato può già contare su una chiara superiorità tecnologica e su contingenti militari addestrati. «Ora si tratta di migliorare giorno dopo giorno la nostra preparazione per rendere sempre più efficace il nostro deterrente».
Ma anche una platea così disponibile non può evitare il tema di fondo. Fino a che punto Trump appoggia la «Teoria della vittoria»? Davvero il presidente americano è pronto a difendere «ogni porzione del territorio Nato?». Grynkewich giura di sì: «Lo scorso luglio c’ero anch’io nelle riunioni tra i leader al vertice Nato di Ankara. Il presidente Trump non ha mai messo in dubbio l’applicazione dell’articolo 5 (tutti corrono in aiuto di un partner aggredito ndr)».
Il problema è che a Washington convivono due visioni. Quella tradizionale, ripetuta dal generale Grynkewwich e dall’ambasciatore americano alla Nato, Matthew Whitaker, anche lui presente al «Forum». L’America resta al fianco degli europei nella Nato, ma chiede un contributo maggiore ai partner. Whitaker ha messo in fila «le quattro priorità» degli Usa: «Al primo posto c’è la nostra sicurezza nazionale; al secondo quella del nostro continente; al terzo l’Indopacifico; al quarto l’Europa». Nello stesso tempo, però, Trump si muove in altre direzioni: stringe il «patto del diesel» con Vladimir Putin; punta a un accordo triangolare con Xi Jinping e con lo stesso leader russo.