La sorte eterna dei non credenti

Buongiorno padre Livio,

la seguo quotidianamente ma – per ragioni di tempo – le scrivo assai raramente; mi perdoni, quindi, se mi permetto di condensare in un unico scritto alcune riflessioni che ho maturato con assiduità negli ultimi anni e sulle quali chiedo un suo autorevole parere.

Non è un caso che la necessità di condividere con lei il mio pensiero sia maturata in questo giorno santo, nel quale la Chiesa commemora i fedeli defunti, poiché il tema che mi sta a cuore riguarda la progressiva e preoccupante trasformazione del rito funebre.

Solo quest’anno, nella mia cerchia di conoscenze, sono decedute tre persone; nessuna di esse frequentava la Chiesa ed attingeva alla grazia dei sacramenti. Erano benestanti, si definivano orgogliosamente atee ed autosufficienti. Due di loro sono morte per un malore improvviso, la terza era la più anziana ed ha fatto un certo percorso di sofferenza a causa di una malattia, ma, pur avendo avuto la consapevolezza della imminente dipartita, non ha dato disposizioni per un funerale e una sepoltura cristiani. In tutti e tre i casi le famiglie hanno fatto celebrare il rito funebre in chiesa – credo più per tradizione che per motivazioni profonde – ed in seguito hanno fatto cremare le salme. I loro poveri resti, purtroppo, non hanno trovato la pace del riposo in un camposanto: di una sono state disperse le ceneri nell’orto di casa, delle altre due le urne cinerarie sono state collocate in un mobile del soggiorno. Tutto questo squallore mi angoscia profondamente.

Ora, non sta a me giudicare le scelte personali di ciascuno, ma ho certamente la libertà di esprimere la mia inquietudine su questi fatti, oltre, naturalmente, a coltivare la speranza che tali azioni non siano state compiute in odio alla fede e in disprezzo alla dottrina della risurrezione dei corpi, in una parola alla promessa della vita eterna fattaci da Gesù Cristo. Ma con certezza non posso saperlo. Perciò prego ogni giorno per le povere anime e offro le mie sofferenze, ricordandomi soprattutto di coloro che si sono spenti dopo una vita di negazione della fede e di astio verso la Chiesa e i sacerdoti, di coloro che sono morti di morte violenta e inaspettata, di coloro che si sono tolti la vita per disperazione.

Ma c’è un’altra questione che mi genera amarezza. Il funerale, la cui liturgia è bellissima, consolante, intrisa di luce e di speranza nella vita eterna, soprattutto nelle grandi città viene sempre più spesso ridotto a una celebrazione mondana; ho l’audacia di dire che a volte si assiste ad un vero e proprio festival in cui la sobrietà, il silenzio e il raccoglimento che dovrebbero connotarlo cedono il passo ad elementi apertamente pagani.

La sacralità del rito viene frequentemente ferita: si assiste a scomposte performances emotive, a spettacoli celebrativi della persona defunta (ricordata attraverso gigantografie che occupano buona parte del presbiterio); vengono trasmessi a volume altissimo brani di musica “pop” dai testi squisitamente profani, spesso imbarazzanti, ai quali si somma il coro sguaiato dei presenti; sul sagrato, poi, si assiste al volo di enormi grappoli di palloncini librati in aria, accompagnato da applausi scroscianti che ricordano quelli dei concerti e dei set televisivi.

Forse esagero, padre Livio, ma a mio parere questi elementi – spesso giustificati “buonisticamente” come espressione di un omaggio d’amore autentico e innocuo – tradiscono in realtà un inquietante riflusso pagano, finalizzato ad allontanarci dal raccoglimento e dalla preghiera e svuotarci della dimensione verticale e trascendente dell’esistenza.

C’è un’incapacità tutta contemporanea di abitare il dolore e di accettare il mistero della morte; si teme il silenzio, si rifugge il pianto composto e si dimentica che il dolore ha bisogno di una forma alta e sacra per essere sublimato nella fede. In particolare, il funerale ha bisogno di tornare ad essere il luogo della vera speranza pasquale che da sola sa dare pace ai vivi e misericordia ai defunti.

Già la messa domenicale soffre da troppo tempo di cattive abitudini radicate nei partecipanti, sulle quali non sto a soffermarmi, ma che sono riconducibili – in ultima analisi – ad una sempre maggiore incapacità di percepire la sacralità del luogo nel quale ci si trova e la presenza reale di Gesù, il Dio umile che si è fatto uomo ed ha posto la sua tenda in mezzo a noi e di fronte al quale dovremmo provare un timore reverenziale e adorante.

Credo, pertanto, che sia urgente un sussulto di consapevolezza sia da parte dei fedeli sia dei pastori (i quali, comprensibilmente, non se la sentono di intervenire con severità in un frangente doloroso come la perdita di una persona cara), per recuperare la bellezza austera dei nostri riti cristiani e ricollocarli nella giusta prospettiva.

Scusi lo sfogo, caro padre, e mi perdoni la prolissità.

Prego per lei e per quella immensa opera di carità che è Radio Maria. Lei è senza dubbio un apostolo degli ultimi tempi, secondo la prospettiva monfortana, scelto dalla Madonna per il suo piano di salvezza, e sono convinta che la Santa Vergine ha già riempito e sempre più riempirà il suo cuore di celesti delizie. Se lo merita tanto, davvero tanto.

Un abbraccio fraterno in Gesù e Maria.

Laura

Cara Laura,

non posso che condividere la sua riflessione sulla situazione attuale della fede nei paesi di antica cristianità.

Non per nulla La Regina della pace, in un suo messaggio, ha detto che siamo  diventati pagani. Anzi, peggiori dei pagani perché abbiamo cestinato il Vangelo. 

Che fare?  Al piccolo gregge dei credenti non resta che dare testimonianza con fedeltà e coraggio, tendendo la mano a chi si ravvede. 

Per quanto riguarda “gli illuminati” che si gloriano della loro emancipazione, ricordo le parole che la Madonna ha voluto portarci dal Cielo sulla terra:

“Ogni persona adulta è in grado di conoscere Dio. Il peccato del mondo consiste in questo: che non cerca affatto Dio. Per coloro che adesso dicono di non credere in Dio, quanto sarà duro per loro allorché si avvicineranno al trono dell’Altissimo per sentirsi condannare all’inferno” ( Febbraio 1984)

Dio ti benedica e la Madonna ti protegga col suo amore

Padre Livio