Cari amici, in questi giorni la Santa Sede ha pubblicato un Documento del Sommo Pontefice, “Fiducia Supplians”  che ha un grado magisteriale paragonabile al celebre “Dominus Jesus”, col quale la Chiesa poneva una netta distinzione fra “La Divina Rivelazione” e le “Credenze religiose” delle altre religioni. Si tratta di insegnamenti importanti e vincolanti che impegnano il Carisma di Pietro e che non possono essere degradati a opinioni da discutere. Questo avviene perché nella nostra società mass-mediatica, dove domina la dittatura del relativismo, non esiste più la Verità e l’ Autorità che la custodisce. Tuttavia la Chiesa di Gesù Cristo è tutt’altra cosa ed è bene che ce ne rendiamo conto.

Vostro Padre Livio


Il Collegio episcopale e  il suo Capo, il Papa

La struttura gerarchica della Chiesa è ben visibile nei Vangeli, laddove appare con chiarezza che Gesù Cristo ha scelto i “Dodici” “sotto forma di un collegio  o di un gruppo stabile, del quale mise ha capo Pietro, scelto di mezzo a loro….Come San Pietro e gli altri Apostoli costituirono, per istituzione del Signore, un unico collegio apostolico, similmente il Romano Pontefice, Successore di Pietro, e i Vescovi, successori degli Apostoli, sono fra loro uniti” (Lumen Gentium, 19; 22).

A questo riguardo è fondamentale il passo del Vangelo nel quale appare evidente la volontà di Cristo di fare di Simone, al quale diede il nome di Pietro, la pietra su cui costruire la sua Chiesa ( Matteo, 16,18). A lui ne ha affidato le chiavi (Matteo, 16,19). Lui ha costituito pastore di tutto il gregge (Giovanni, 21,15-17). Tuttavia l’incarico di legare e sciogliere, che è stato dato al solo Pietro, è stato pure concesso al collegio apostolico, unito al suo capo (Matteo, 18,18).

Da questa precisa volontà di Cristo la Chiesa ha tratto la consapevolezza della sua costituzione gerarchica, comprendendo sempre più profondamente, lungo il corso dei secoli, il ministero petrino proprio del sommo Pontefice, e quello del Collegio dei Vescovi con il loro capo, il Papa.

Il Papa, Vescovo di Roma e Successore di San Pietro, “ è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli” (Lumen gentium ,23).  Infatti “ il Romano Pontefice, in virtù del suo ufficio di Vicario di Cristo e di Pastore di tutta la Chiesa, ha sulla Chiesa la potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente” (Lumen gentium, 22).

Il Collegio o Corpo dei Vescovi “non ha autorità, se non lo si concepisce  insieme con il Romano Pontefice…quale suo capo. Come tale questo Collegio è pure soggetto di suprema e piena potestà su tutta la Chiesa: potestà che non può essere esercitata se non con il consenso del Romano Pontefice” (Lumen gentium, 22). Tale potestà è esercitata in modo solenne sulla Chiesa universale nel Concilio Ecumenico. Tuttavia bisogna sottolineare che “mai si ha Concilio Ecumenico che come tale non sia confermato o almeno accettato dal Successore di Pietro” (Lumen gentium, 22).

I Vescovi presi singolarmente sono il principio visibile e il fondamento dell’unità nelle loro Chiese particolari. Nel medesimo tempo , in quanto membri del Collegio episcopale, “ognuno di loro è partecipe della sollecitudine per tutte le Chiese” (Christus Dominus, 3) e la esercita innanzi tutto reggendo bene la propria Chiesa come porzione della Chiesa universale “ (Lumen gentium, 23).

“Ma i Vescovi non devono essere considerati come i vicari del Papa, la cui autorità ordinaria e immediata su tutta la Chiesa non annulla quella dei Vescovi, ma anzi la conferma e la difende.  Tale autorità deve esercitarsi in comunione con tutta la Chiesa sotto la guida del Papa” (Catechismo C. C. 895).

Il carisma dell’infallibilità dato da Gesù Cristo alla Chiesa

Il Collegio episcopale con il suo Capo, il Papa, svolge il triplice ufficio di insegnare, di santificare e di governare la Chiesa.  In questo modo adempie al compito  affidatogli  da Cristo Buon Pastore.

Al dovere di annunziare il Vangelo in tutto il mondo, secondo il comando del Signore (Marco 16,11), si connette il tema di grande importanza che riguarda l’infallibilità del Magistero ecclesiastico. L’infallibilità è propria di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, la Verità e la Luce del mondo. Egli ha voluto rendere partecipe la Chiesa della sua infallibilità. L’intero Popolo di Dio infatti ne partecipa  in quanto,  mediante il senso soprannaturale della fede , aderisce indefettibilmente alle verità rivelate, sotto la guida del Magistero vivente della Chiesa, (cfr Lumen gentium, 25).

Gesù Cristo però, al fine di salvaguardare dalle deviazioni e dai tradimenti della verità e per garantire la possibilità oggettiva di professare senza errore l’autentica fede, “ha dotato i Pastori del carisma dell’infallibilità in materia di fede e di costumi” (Catechismo C. C. 890).  Si tratta di un dono e nel medesimo tempo di un compito pastorale del Magistero affinché il Popolo di Dio rimanga nella verità e cammini in essa.

 “L’esercizio di questo carisma può avere parecchie modalità” (Catechismo C. C. 890):

 Essa riguarda in primo luogo il Romano Pontefice, il quale è infallibile quando “quale supremo Pastore e Dottore di tutti i fedeli, proclama con un atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale”  (Lumen gentium, 25).

 L’infallibilità “risiede pure nel Corpo episcopale quando questi esercita il supremo Magistero col Successore di Pietro, soprattutto in un Concilio Ecumenico” (Lumen gentium, 25).

Anche il Magistero ordinario della Chiesa tuttavia gode di una speciale assistenza divina, in particolare il Vescovo di Roma, Pastore di tutta la Chiesa, quando “ pur senza arrivare ad una definizione infallibile e senza pronunciarsi in maniera definitiva, propone, nell’esercizio del Magistero ordinario, un insegnamento che porta a una migliore intelligenza della Rivelazione in materia di fede e di costumi”  (Catechismo C,. C. 892). 

Quando il Magistero della Chiesa si esprime in modo infallibile, è necessaria in tutti i fedeli “l’obbedienza della fede”.  Tuttavia anche al Magistero ordinario si deve “aderire col religioso ossequio dello Spirito” ( Lumen gentium 26). E’ agli Apostoli e ai loro successori infatti che Cristo ha detto: “ Chi ascolta voi, ascolta me, chi disprezza voi, disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato” ( Luca, 10,16).

(P. Livio – Il Credo – Edizioni Sugarco)