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di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 16 Ottobre 2026
Telefonata tra il presidente russo Vladimir Putin e papa Leone XIV, che si trova ricoverato al Gemelli dopo l’operazione che ha consentito la rimozione di un tumore al polmone destro

Vladimir Putin ha chiamato papa Leone in ospedale. La chiamata è arrivata nel pomeriggio di oggi, venerdì 16 ottobre. Il pontefice ha chiesto al leader di Mosca una «tregua per consentire gli aiuti umanitari» e ha ricordato in particolare la gravissima situazione della città di Oleshky.
La richiesta del Papa sulla città martire di Oleshky
«Nella giornata odierna, il Santo Padre Leone XIV ha avuto un colloquio telefonico con il signor Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa», si legge nel bollettino della Santa Sede: «Nel corso della conversazione, il Santo Padre ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, chiedendo una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile. Il Santo Padre ha infine ribadito l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace».
La risposta di Putin al Papa
Putin – secondo quanto riportato dall’agenzia russa Interfax – avrebbe spiegato al Papa che «la responsabilità per la difficile situazione umanitaria» nella città è «del regime di Kiev», e avrebbe assicurato sostegno per «l’intenzione del Vaticano di aiutare a creare condizioni per assicurare la sicurezza della popolazione della città e organizzare le forniture vitali». Putin e il Papa hanno quindi «convenuto di interagire a questo riguardo».
La precedente telefonata tra Putin e papa Leone
È la seconda volta che il Papa americano e il presidente russo si parlano. Si erano sentiti al telefono già l’anno scorso, il 4 giugno, poco meno di un mese dopo l’elezione di Prevost, ed era stato un primo, importante passo avanti, visto che Francesco aveva parlato l’ultima volta con Putin il 17 dicembre 2021, nel giorno del suo compleanno, e dall’invasione russa dell’Ucraina e l’inizio della guerra, il 24 febbraio 2022, tutti i tentativi di Bergoglio di contattare direttamente il presidente russo erano stati inutili.
Subito dopo il conclave, Putin aveva mandato un messaggio di congratulazioni al nuovo Papa. Dopo la prima telefonata, il Cremlino aveva fatto sapere che «entrambe le parti hanno espresso l’intenzione di proseguire i contatti». Putin aveva espresso «apprezzamento» per la disponibilità del Papa ad aiutare a risolvere la «crisi» ucraina e «confermato l’interesse a raggiungere la pace attraverso mezzi politici e diplomatici», accusando peraltro Kiev di «scommettere» invece sulla «escalation». La Santa Sede aveva precisato che «il Papa ha fatto un appello affinché la Russia faccia un gesto che favorisca la pace».
La diplomazia del Vaticano in azione
In tutto questo, la diplomazia vaticana si muove su due piani. Il primo, più immediato, è quello umanitario: gli scambi di prigionieri, il ritorno a casa dei civili e dei bambini. Da ultimo, a fine settembre, Il cardinale Matteo Zuppi ha concluso un viaggio di tre giorni a Mosca, la terza missione come inviato del Papa dopo quelle che gli aveva affidato Francesco del 2023 e del 2024. Ed è stato significativo che il cardinale abbia potuto visitare un campo di detenzione e incontrare prigionieri di guerra ucraini. Su «richiesta del Vaticano», il Cremlino ha dato per la prima volta via libera: «Ho potuto parlare personalmente con alcuni prigionieri per verificarne le condizioni e portare loro il sostegno, la vicinanza e l’accompagnamento di Papa Leone, nella speranza che presto possano tornare nelle loro case», raccontava Zuppi. È stato durante questo viaggio che il cardinale ha parlato con la commissaria russa per i diritti umani, Yana Lantratova, del caso di Oleshky, al centro della telefonata tra Putin e il Papa. Oleshky è una cittadina della regione ucraina di Kherson occupata dalle forze russe e assediata da quelle di Kiev: i rifornimenti di cibo e medicinali sono bloccati, secondo i russi gli abitanti sono stati «presi in ostaggio di Kiev», per gli ucraini sono i russi a farlo. Zuppi ha chiesto un corridoio umanitario: «Sono state esaminate le soluzioni possibili per limitare le conseguenze terribili sulla popolazione e aiutare il più possibile a metterla in condizioni di sicurezza».
Favorire gli accordi umanitari può «svelenire il clima», si ripete in Vaticano, e preparare il terreno alla pace. L’azione più strettamente diplomatica prosegue in parallelo alla missione umanitaria di Zuppi. L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati e quindi «ministro degli Esteri» del Papa, è volato a Mosca a fine agosto per incontrare il suo omologo russo Sergei Lavrov, e in quell’occasione lo ha detto senza perifrasi: «La posizione della Santa Sede è chiara: il conflitto non può essere risolto con mezzi militari. Questa guerra deve finire. Quindi è essenziale creare le condizioni per un processo politico e diplomatico. È urgente e necessario terminare le ostilità e pianificare le relazioni future per non rimanere prigionieri dei torti del passato». Gallagher ha parlato di un dialogo «franco e costruttivo», Lavrov ha ringraziato per la «posizione equilibrata sulla situazione in Ucraina».
Leone XIV, del resto, ne aveva parlato ai giornalisti all’inizio di giugno, nel volo verso Madrid: «Sono preoccupato per l’Ucraina. Ogni volta la situazione peggiora. Sono già quattro anni e mezzo. Occorre trovare una soluzione, promuovere i negoziati che almeno si stavano facendo, spingere per arrivare a una conclusione della violenza e della guerra. Troppe vite stanno morendo».
L’offerta di ospitare colloqui di pace in Vaticano
Prevost chiede una pace «giusta e duratura» ed è disposto, come il predecessore, ad ospitare colloqui tra le parti in Vaticano. È già avvenuto, nella storia recente: quando il presidente americano Barack Obama e quello cubano Raúl Castro annunciarono il superamento dell’embargo, il 17 dicembre 2014, saltò fuori che le delegazioni dei due Paesi si erano incontrate in segreto tra la Mura vaticane. La Santa Sede è pronta a fare la sua parte e soprattutto, se avversa come «irrazionale» la corsa al riarmo, ritiene che il Vecchio Continente possa e debba avere un ruolo nella costruzione diplomatica della pace. Leone XIV si è presentato al mondo invocando «la pace disarmata e disarmante del Cristo risorto» e ha chiarito più volte la sua linea: «La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi. I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo! La guerra non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere».
“Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo,
per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità,
predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo,
secondo il beneplacito della sua volontà.
E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto;
nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue,
la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia.
Egli l’ha abbondantemente riversata su di noi
con ogni sapienza e intelligenza,
poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà,
secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito
per realizzarlo nella pienezza dei tempi:
il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose,
quelle del cielo come quelle della terra.
( Efesini. 1, 3-10)


Nuova sede di Radio Maria – Andhra Pradesh (India)
Santa Margherita Maria Alacoque,
Tu che fosti scelta da Dio per rivelare al mondo
la divina bellezza del Cuore di Gesù,
la sua bontà infinita, la sua misericordia senza limiti,
la sua luce radiosa; fa’ che anche noi, come te,
possiamo poggiare la nostra vita sul suo cuore.
Cuore di Gesù,
riversa l’abbondanza del tuo amore
sui peccatori perché tornino a te,
sui credenti perché vivano di te,
sui missionari perché testimonino te,
sui malati perché guariscano in te,
sui moribondi perché si abbandonino a te.
Dammi un cuore buono, sincero e disponibile,
capace di amare e di soffrire, di perdonare e di gioire,
di vivere ogni momento della vita
come un grandioso dono
del tuo amore infinito.
Cuore di Gesù,
sorgente di Carità, di Pace, di Verità, di Speranza,
confido in te, mi affido a te.
Santa Margherita Maria Alacoque,
prega per noi!
Il Papa ricoverato al “Gemelli” presiede la Messa. Le prime foto e le prime parole dopo l’operazione
di Giacomo Gambassi, Roma
La celebrazione di Leone XIV al decimo piano del policlinico. Nell’omelia il grazie a medici e infermieri che si prendono cura dei malati e della loro fragilità e, in modo particolare, per quanto hanno fatto per lui
Avvenire 16 ottobre 2026
La Messa presieduta da papa Leone XIV al policlinico Gemelli di Roma dove è ricoverato e dove è stato operato per il tumore / VATICAN MEDIA
Prime fotografie di Leone XIV al policlinico “Gemelli” di Roma al suo terzo giorno dopo l’intervento al polmone per rimuovergli il tumore. Sono quelle che raccontano la Messa da lui presieduta al decimo piano dell’ospedale, nella stanza appositamente allestita nell’ala dei Papi. Nei due giorni precedenti il Pontefice aveva concelebrato l’Eucarestia. Questa mattina a mezzogiorno è stato il primo “celebrante”. E ha anche parlato a chi ha partecipato alla liturgia: personale medico e infermieristico dell’ospedale, in quel momento libero dal servizio, e del corpo della Gendarmeria vaticana. Prima parole pubbliche anche del Pontefice. Nell’omelia ha ringraziato il personale tutto, medici, infermieri, inservienti, per il lavoro che svolge ogni giorno prendendosi cura dei malati e della loro fragilità e, in modo particolare, per quanto hanno fatto e fanno per lui, fa sapere la Sala Stampa della Santa Sede

«Cari figli, oggi tendo le mie braccia verso di voi. Non abbiate paura di accoglierle. Esse vi vogliono dare amore, pace e aiutarvi nella salvezza. E per questo, figli miei, accoglietele. Riempite il mio cuore di felicità e io vi guiderò verso la santità. La strada sulla quale io vi guido è difficile, piena di prove e di cadute. Io sarò con voi e le mie braccia vi sosterranno. Siate perseveranti affinché alla fine del cammino tutti insieme, nella gioia e nell’amore, potremo tenerci per le mani di mio Figlio. Venite con me, non abbiate paura. Vi ringrazio». (Messaggio del 18 marzo 2008)
Questo Messaggio è pieno di esortazioni con cui la Madonna ci invita a non avere paura, a lasciarci guidare da lei perché vuole portarci alla santità. La Regina della pace ci dice che la strada è difficile, è piena di prove e di cadute ma alla fine, tutti insieme, potremo gioire della gloria della resurrezione dal male e dal peccato che è anche l’ingresso nella vita eterna. La Madonna è nostra Madre, tende le sue braccia e ci invita ad affidarci a lei senza paura. Purtroppo, non è stato ancora assimilato dai fedeli il ruolo che Cristo le ha assegnato quando dalla croce ha detto a Maria «Donna ecco tuo figlio» indicando San Giovanni e poi «Figlio ecco tua madre» invitandolo a gettarsi tra le braccia della Madre.
La Madonna è Madre della Chiesa ed è Madre di ciascuno di noi quindi dobbiamo avere verso di Lei un atteggiamento di fiducia totale, accostarci a Lei, abbandonarci a Lei, farci guidare da Lei. Succede però che abbiamo un po’ di ritrosia, abbiamo una certa paura a lasciarci andare fra le sue braccia. In questo Messaggio la Madonna ci invita a non avere paura di camminare con Lei; la Madonna è tutta orientata a Cristo per cui, inevitabilmente, ci porta a Gesù se la seguiamo. La Madonna non può che portarci a Suo Figlio.
Come Gesù è la via che ci porta al Padre, nel medesimo tempo la Madonna ci porta a Gesù. Anche se siamo dei peccatori, se siamo nel male, la Madonna ci tende le mani per salvarci, per stringerci al suo cuore e farci sentire il suo affetto. La Madonna ci dice di non aver paura di accogliere le sua braccia, di affidarci a lei, di confidare in lei, di farci abbracciare da lei. Dio ci ha dato una Madre e non dobbiamo avere paura di farci abbracciare da Lei perché le sue braccia vogliono darci amore, pace e aiutarci nella via della salvezza.
La Madonna è giustamente chiamata “Mediatrice di tutte le grazie”; attraverso Maria, Gesù ci vuole dare amore, pace e aiutarci sulla via della salvezza. La Madonna sa benissimo qual è la sua posizione nell’Opera della Salvezza ed è una posizione molto importante, Lei è la mediatrice fra noi e Gesù Cristo. Questa mediazione materna fra noi e Gesù Cristo è una realtà che ha stabilito Dio stesso; se è vero che noi andiamo al Padre attraverso la mediazione di Gesù Cristo è vero anche che solo attraverso Maria andiamo verso Gesù e camminiamo con Lui. Dobbiamo, allora, accogliere Maria come Madre e realizzare con Lei quel rapporto che Dio stesso ha stabilito. Maria è nostra Madre e ci porta a Gesù, ci guida alla salvezza.
Gesù stesso chiamava la Madonna “Madre”. La Madonna è stata la Madre del Figlio di Dio e con il medesimo amore è Madre nostra. Pensiamo quale grazia abbiamo ad avere come Madre Maria, che ha cresciuto Gesù e lo ha preparato alla sua missione.
