"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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🟢LIVE🟢PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 48 – LAUS – II parte

🟢P. LIVIO🟢 PERCHE’ CREDO A MEDJUGORJE – Catechesi di P. Livio – Puntata 49

Sant’Agostino, Bonifacio e gli ultimi giorni di Ippona

 2 Settembre 2026 Chiesa cattolica | CR 1966

– di Roberto de Mattei

Nella primavera dell’anno 430 le strade che conducevano a Ippona erano percorse da una folla di fuggiaschi. Giungevano dalla Mauritania e dalla Numidia, portando con sé ciò che erano riusciti a sottrarre alla devastazione. Alle loro spalle avanzavano i Vandali di Genserico, passati dalla Spagna in Africa l’anno precedente insieme con gruppi di Alani e di altri popoli germanici.

I villaggi erano incendiati, le campagne saccheggiate, le chiese profanate. Possidio, vescovo di Calama e futuro biografo di sant’Agostino, racconta che sacerdoti, monaci e vergini consacrate fuggivano in ogni direzione; alcuni venivano uccisi, altri condotti in schiavitù. Di tante città africane, solo Cartagine, Cirta e Ippona resistevano ancora (Possidio, Vita Augustini, capp. XXVIII-XXXI).

A Ippona aveva trovato rifugio anche il generale Bonifacio, comes Africae, al comando delle residue forze romane e di contingenti federati goti. Dopo essere stato coinvolto nelle lotte che dilaniavano la corte di Ravenna, si era riconciliato con Galla Placidia, reggente in nome del giovane Valentiniano III. Aveva affrontato i Vandali in campo aperto, ma era stato sconfitto e costretto a ripiegare entro le mura della città episcopale.

Ad attenderlo vi era Agostino, ormai settantacinquenne. Il vescovo aveva appena terminato la sua grande opera, la Città di Dio, prima che i Vandali attraversassero lo stretto di Gibilterra. Ma le idee di quel libro sembravano ora prendere corpo davanti ai suoi occhi. Dopo aver meditato sul sacco di Roma del 410, Agostino assisteva alla rovina dell’Africa romana, la terra nella quale era nato e alla quale aveva consacrato tutta la sua vita episcopale.

Sant’Agostino sapeva che la crisi dell’Impero Romano era dovuta alla sua corruzione religiosa e morale e che i barbari erano lo strumento del castigo di Dio. Ma questa consapevolezza non lo spingeva ad aprire ai barbari le porte di Ippona. Il dovere dei romani era quello di difendersi contro il nemico che li attaccava. Era questo che aveva detto alcuni anni prima a Bonifacio, per spiegargli che la professione militare non era incompatibile con la santità. Davide era stato un guerriero; il centurione del Vangelo e Cornelio avevano servito in armi. I monaci combattevano con la preghiera contro i nemici invisibili; il generale combatteva contro i barbari, nemici visibili del popolo cristiano. «La pace deve essere lo scopo della tua volontà», gli aveva scritto; «la guerra deve essere intrapresa soltanto per necessità, affinché Dio, per mezzo di essa, liberi gli uomini dalla necessità e li conservi nella pace» (Epistula 189 ad Bonifacium).

Il rapporto tra il vescovo e il generale non era stato privo di contrasti. Bonifacio, dopo la morte della prima moglie, aveva pensato di abbandonare il mondo e ritirarsi in monastero. Agostino e Alipio lo avevano dissuaso: la sua missione era rimanere nell’esercito per proteggere la Chiesa e permettere ai cristiani di condurre «una vita calma e tranquilla, con tutta pietà e dignità».

Ma il generale si era lasciato trascinare nelle contese per il potere. Nel 427 Agostino gli indirizzò una dura lettera. Gli ricordò le sue antiche promesse, lo rimproverò per le ambizioni mondane e gli domandò come fosse possibile che, mentre egli disponeva di tanta autorità e di un grande esercito, le popolazioni barbariche devastassero impunemente l’Africa. Agostino riconosceva che all’origine di quelle calamità vi erano i peccati degli uomini, ma ammoniva Bonifacio a non divenire egli stesso uno strumento iniquo del castigo divino (Epistula 220 ad Bonifacium).

Ora, davanti alle mura di Ippona, quelle parole dovevano tornare alla memoria del generale. Le lotte interne erano finite; non rimaneva che difendere la città. All’esterno, gli uomini di Genserico stringevano progressivamente l’assedio; all’interno, Bonifacio organizzava la resistenza, mentre Agostino sosteneva la popolazione con la preghiera e con la sua presenza.

Uno difendeva le mura; l’altro le anime. Erano due combattimenti diversi, ma orientati allo stesso fine. Il vescovo, infatti, aveva rifiutato di abbandonare il suo gregge. Interrogato dal vescovo Onorato sull’opportunità che i sacerdoti fuggissero davanti ai barbari, aveva risposto che, quando il pericolo era comune ai pastori e ai fedeli, coloro che avevano bisogno dell’assistenza spirituale non dovevano essere abbandonati: «O si ritirino tutti insieme in luoghi sicuri, oppure coloro che devono rimanere non siano lasciati da quelli che sono necessari al loro ministero, affinché vivano insieme o soffrano insieme ciò che il Padre vorrà» (Epistula 228, 2-6, ad Honoratum).

Durante il terzo mese dell’assedio Agostino fu colpito dalla febbre. Un giorno, mentre sedeva a tavola con Possidio e con gli altri vescovi rifugiati a Ippona, confidò la sua preghiera: chiedeva a Dio di liberare la città; oppure, se diversa fosse stata la volontà divina, di rendere forti i suoi servi; o almeno di prenderlo con sé.

Negli ultimi giorni volle che fossero trascritti i salmi penitenziali e che i fogli fossero appesi alle pareti della sua stanza. Li leggeva dal letto, piangendo continuamente. Dieci giorni prima della morte chiese di rimanere solo, salvo le visite dei medici e di chi gli portava il cibo. Morì il 28 agosto 430, mentre Ippona continuava a resistere.

L’assedio durò quasi quattordici mesi. I Vandali furono infine costretti a ritirarsi, ma la salvezza fu temporanea. Bonifacio lasciò la città per congiungersi con i rinforzi giunti dall’Oriente; Ippona, abbandonata dai suoi abitanti, cadde successivamente nelle mani dei nemici e fu incendiata. Cartagine sarebbe stata conquistata da Genserico nel 439. L’Africa romana era destinata a scomparire.

La lezione lasciata da Agostino, però, non era una lezione di rassegnazione. Roma non era la Città di Dio e nessun Impero possiede la promessa dell’eternità. Ma proprio perché la patria terrena è fragile, essa deve essere servita con maggiore purezza d’intenzione, senza trasformarla in un idolo e senza abbandonarla quando sembra perduta.

Sulle mura di Ippona, Bonifacio impugnava la spada e Agostino recitava i salmi. Entrambi continuavano a compiere il proprio dovere. L’Impero poteva essere travolto dai barbari; la fedeltà a Dio e alla missione ricevuta non poteva venir meno.

Russia-Ucraina: il dilemma dell’Occidente

Russia-Ucraina: il dilemma dell’Occidente

Corrispondenza romana 1996 -2 Settembre 2026 

di Roberto de Mattei

Fin dal 2022, su “Corrispondenza Romana”, confutavamo l’idea di chi era convinto che la guerra in corso tra Russia e Ucraina fosse una trappola ordita dalla Cia e dalla Nato ai danni di Vladimir Putin per destabilizzare la regione ed estendere il Nuovo Ordine Mondiale. Che le cose non fossero andate così lo documentava, sulla base dei fatti, uno dei maggiori esperti italiani di geopolitica, il prof. Aldo Giannuli, nel suo libro Spie in Ucraina. Gli errori dei servizi russi e occidentali, le cause e le dinamiche nascoste, della guerra (Ponte alla Grazie, Firenze 2022, cfr. https://www.corrispondenzaromana.it/la-disfatta-dellintelligence-in-ucraina/). A quattro anni di distanza la ricostruzione di Giannuli è confermata da un altro specialista internazionale, Shaun Walker, nel suo denso saggio: La guerra a cui nessuno credeva. Perché Kiev e i servizi segreti europei hanno ignorato gli allarmi sull’invasione dell’Ucraina (tr. it. Internazionale, Roma 2026).  

In un’inchiesta basata su più di cento interviste a funzionari, politici e diplomatici, Shaun Walker, dimostra come fino agli ultimi mesi del 2021, l’idea di una guerra su vasta scala fosse ritenuta inimmaginabile in Occidente. La Cia e l’M16 (i servizi segreti britannici) erano gli unici servizi di intelligence che avevano individuato il rischio di un’invasione, ma ne avevano sottovalutato gli effetti, ipotizzando una rapida vittoria russa. Nonostante gli avvertimenti provenienti dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, la maggior parte dei governi europei, le autorità ucraine e una parte dell’opinione pubblica non ritenevano credibile l’ipotesi di una guerra su vasta scala.

L’incredulità non derivava soltanto da errori di valutazione, ma anche da interessi politici, economici e psicologici. Per anni diversi Paesi europei avevano costruito con la Russia rapporti energetici e commerciali profondi. Accettare l’idea di un’invasione significava riconoscere il fallimento della politica di dialogo e interdipendenza perseguita dopo la fine della Guerra fredda. I leader di Francia e di Germania, Emmanuel Macron e Olaf Schulz. consideravano un “sciocchezza” l’ipotesi di un conflitto. I loro governi preferivano interpretare le minacce russe come uno strumento di pressione negoziale, perché questa lettura era più compatibile con le loro aspettative e con i loro interessi. Essi ragionavano secondo criteri di convenienza economica e strategica: un’invasione avrebbe danneggiato la Russia, provocato sanzioni devastanti e rafforzato la NATO. Il Cremlino, però, come sottolinea Walker, non agiva soltanto sulla base di un calcolo costi-benefici convenzionale. La leadership russa era influenzata da una visione storica e imperiale dell’Ucraina, che era considerata parte della Russia e fondamentale per il suo status di grande potenza.

Lo stesso Zelenskyi era convinto che l’allarme sulla guerra fosse una montatura degli Stati Uniti per fare pressione della Russia e temeva comunque che gli allarmi pubblici sull’imminenza dell’invasione potessero provocare panico, fuga dei capitali, crollo dell’economia e destabilizzazione politica. Per questo cercò di rassicurare la popolazione e di evitare dichiarazioni che potessero trasformare la previsione dell’attacco in una profezia capace di aggravare la crisi. Oleksij Reznikov, il ministro della difesa ucraino, era scettico sull’invasione, ma quando nel novembre 2021, in visita al Pentagono, chiese agli americani di inviare più armi e più efficaci, per aiutare il suo paese a difendersi, ricevette un netto rifiuto, con queste parole: «Immaginate di avere un vicino a cui hanno diagnosticato un cancro e che morirà fra tre giorni, vi limitate a offrirgli compassione, ma non le medicine più costose».  Gli americani e gli inglesi consideravano l’Ucraina come uno Stato fragile, e corrotto, incapace di resistere a un’offensiva russa e per questo offrirono la possibilità di espatriare e formare un governo in esilio a Zelensky, che rifiutò. 

 Giannuli lo ribadisce in un nuovo libro: non solo l’intelligence europea, ma anche i servizi segreti russi sbagliarono ogni previsione, sia sulla capacità di resistenza ucraina, sia sull’atteggiamento occidentale in materia di sanzioni e di fornitura di armi all’Ucraina e, cosa peggiore, dimostrarono di non avere alcuna realistica percezione del grado di efficienza delle proprie truppe (I servizi segreti e la guerra, Ponte alle Grazie, Firenze 2025). L’invasione russa non produsse il rapido collasso dell’Ucraina previsto da Mosca. Kiev resistette, il governo rimase operativo e la popolazione reagì alla guerra con una mobilitazione nazionale. Anche l’Occidente, inizialmente diviso e prudente, finì per adottare sanzioni e fornire un sostegno militare sempre più consistente all’Ucraina. La guerra modificò così gli equilibri europei: rafforzò la NATO, accelerò il riarmo dei Paesi europei e mise in discussione la dipendenza energetica dalla Russia.

Ora siamo arrivati a questo punto: la Russia non può permettersi di perdere la guerra; l’Occidente non può permettersi che la Russia la vinca; l’Ucraina, infine, non può accettare una pace senza vinti né vincitori che, sotto l’apparenza del compromesso, consacri la mutilazione della sua integrità territoriale e della sua identità storico-culturale.

Per la Russia, la sconfitta rappresenterebbe il fallimento dell’intero disegno strategico perseguito dal Cremlino: dimostrare che Mosca è ancora una grande potenza capace di modificare con la forza gli equilibri europei. Una sconfitta incrinerebbe il suo prestigio internazionale, ma avrebbe anche profonde ripercussioni sulla stabilità interna del regime. Per questo Mosca può accettare soltanto un accordo che le consenta di rivendicare almeno una parte degli obiettivi raggiunti come una vittoria.

L’Occidente, d’altra parte, non può permettere che la Russia vinca, se per vittoria si intende il riconoscimento delle conquiste territoriali ottenute con la forza e la trasformazione dell’Ucraina in uno Stato subordinato a Mosca. Una simile conclusione comprometterebbe la credibilità politica e militare dell’Alleanza atlantica e incoraggerebbe la Russia e altre potenze a perseguire i propri obiettivi, facendo dell’Ucraina il precedente di nuove aggressioni.   

L’Occidente si trova tuttavia davanti a un dilemma. Deve fornire all’Ucraina mezzi sufficienti per impedire la vittoria russa, ma teme che una sconfitta totale di Mosca possa provocare un’escalation incontrollabile, fino al ricorso alle armi nucleari o alla destabilizzazione della Federazione Russa. Da questa contraddizione deriva una strategia spesso esitante: sostenere Kiev quanto basta perché non soccomba, ma non quanto sarebbe necessario perché riconquisti tutti i territori occupati. Per l’Ucraina, infine, una pace che congelasse semplicemente la linea del fronte non sarebbe una soluzione neutrale. Essa trasformerebbe le conquiste militari russe in un fatto compiuto, lascerebbe milioni di ucraini sotto occupazione e offrirebbe a Mosca il tempo necessario per riorganizzare le proprie forze. 

Nasce così una tragica situazione di stallo: nessuno può accettare la sconfitta, ma nessuno sembra in grado di conseguire una vittoria completa senza rischiare di provocare un allargamento del conflitto. «Per ora, l’unica aspettativa concreta è che la guerra si concluda o per il crollo economico della Russia o per il collasso psicologico degli ucraini» (Giannuli, I servizi segreti e la guerra, cit., p. 123). Nel frattempo, prosegue una lenta ma inesorabile escalation bellica. Quale sarà il suo punto d’arrivo? Nella storia accade talvolta che gli eventi sfuggano al controllo dei loro protagonisti e, sospinti da una propria dinamica interna, finiscano per diventare ingovernabili.

In questo contesto, il 25 agosto, un aereo militare statunitense è atterrato all’aeroporto moscovita di Vnukovo. A bordo si trovava il direttore della Cia, John Ratcliffe, giunto nella capitale russa per una serie di colloqui riservati con i vertici dei servizi segreti russi, tra cui il direttore dell’FSB, Aleksandr V. Bortnikov.  

La misteriosa missione ricorda quella compiuta dal suo predecessore William Burns nel novembre del 2021, quando Joe Biden lo inviò al Cremlino per comunicare a Putin che Washington era a conoscenza dei preparativi dell’invasione dell’Ucraina e per ammonirlo sulle conseguenze che ne sarebbero derivate. Tre mesi dopo, il 24 febbraio 2022, le armate russe varcarono il confine ucraino. Che cosa teme Donald Trump e che cosa accadrà nei prossimi mesi? Il futuro ce lo svelerà.

Cara Vicka, buon compleanno con tanto amore da tutti noi

San Gregorio Magno


autore: Carlo Saraceni anno: 1600 circa titolo: San Gregorio Magno scrive ispirato dallo Spirito Santo

Nome: San Gregorio Magno

Titolo: Papa e dottore della Chiesa

Nascita: 540 circa, Roma

Morte: 12 marzo 604, Roma

Ricorrenza: 3 settembre

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Memoria liturgica

Luogo reliquie:Basilica di San Pietro in Vaticano

Fa parte di: Santi del Lazio

La Chiesa con molta ragione ha decorato questo santo Pontefice con il titolo di Grande, titolo che egli ha meritato con lo splendore delle sue azioni, con l’eccellenza delle sue virtù e dei suoi scritti. La sua vita segna una delle più belle pagine della storia sia ecclesiastica che civile. 

Nacque a Roma verso la metà del secolo sesto. Ebbe mente vasta e profonda, energia veramente romana, attività instancabile e grande amore per il vero e per il giusto: prerogative che egli affinò e soprannaturalizzò nella meditazione e nell’esercizio di una perfetta vita claustrale.

Nelle Gallie i nuovi stati dei Franchi si andavano formando; nella Spagna il regno dei Goti non era ancora ben fermo; in Italia i Longobardi erano nel pieno disordine della loro immigrazione; in Inghilterra i valorosi Anglosassoni non erano ancora guadagnati al Vangelo: insomma la Chiesa vedeva che la Divina Provvidenza affidava questi popoli perché li educasse alla verità del Vangelo e li avviasse sulla via della vera civiltà e del vero progresso.

S. Gregorio, uomo tutto di Dio, per mezzo dei suoi scritti e dei suoi apostoli conquistò alla fede e alla morale  cristiana questi nuovi popoli, mentre la sede di Roma era circondata dalle spade nemiche.

Le ordinazioni, le prescrizioni, i moniti e le sentenze in materia di diritto, e le sue innumerevoli lettere recarono vera luce nell’educazione dei popoli e furono guida sicura anche negli affari più complicati e difficili.

I suoi scritti andavano a ruba tra il popolo, sia per l’argomento sempre di attualità e magistralmente trattato, sia per l’unzione celeste che spirava da ogni pagina, sia per lo stile semplice e confidente, proprio di un padre che parla ai suoi figli ancora bambini.

Ma l’attività di S. Gregorio si estese anche largamente ai bisogni della Chiesa di Oriente. Prima di tutto combatté il bizantinismo del regime di Costantino Poli, poi ne rintuzzò la smoderata vanità dei suoi patriarchi. Con invitta pazienza ed umile carità, ma con pari forza, dileguò le tendenze di separazione dalla Chiesa di Roma e ritardò così per più secoli lo scisma greco.

Per opera di questo Pontefice scomparvero i funesti residui di superstizione e di culto idolatrico, si dileguarono le eresie che, sebbene più volte sconfitte, tentavano tuttavia di infiltrarsi nella nuova vita dei popoli.

Per le esperienze che S. Gregorio aveva delle cose di mondo, intervenne egli stesso alla difesa di Roma assalita dai nemici, protesse le regioni d’Italia minacciate dalla guerra e mandò istruzioni agli ufficiali sprovvisti di direttive e abbandonati a se stessi dal governo centrale. 

Cristianesimo

In questo modo S. Gregorio pose i primi fondamenti dell’autorità temporale dei Papi.

S. Gregorio si addormentò nel Signore, ricco di meriti, il 12 marzo dell’anno 604.

San Gregorio Magno (Gregorio I), deceduto nel 604, fu inizialmente sepolto nel portico della vecchia Basilica di San Pietro a Roma. Nel corso dei secoli, durante la demolizione della Basilica antica, le sue spoglie vennero traslate più volte: prima a Soissons, poi alla chiesa di Sant’Andrea della Valle, e infine nella Cappella Clementina, all’ingresso dell’attuale Basilica di San Pietro.

Oggi, il corpo di San Gregorio Magno riposa in un sarcofago di marmo bianco sotto l’altare a lui dedicato nella Basilica di San Pietro. Questo altare si trova nei pressi della navata sinistra, vicino all’ingresso della sacrestia, e le reliquie vi furono trasferite nel 1606.

PRATICA. Il Papa è il dolce  Cristo in terra: a lui dobbiamo amore, fedeltà, ubbidienza, preghiera.

I Messaggi della Madonna a Mirjana – di P. Livio – Puntata 19 – “Desidero che insieme, per mezzo dell’amore, i nostri cuori trionfino” – Messaggio del 18 marzo 2007

«Cari figli, vengo a voi come Madre con doni. Vengo con amore e misericordia. Cari figli, in me c’è un cuore grande. Desidero che in esso siano tutti i vostri cuori, purificati col digiuno e la preghiera. Desidero che insieme, per mezzo dell’amore, i nostri cuori trionfino. Desidero che attraverso questo trionfo vediate la vera verità, la vera via, la vera vita. Desidero che possiate vedere mio Figlio. Vi ringrazio» (Messaggio del 18 marzo 2007).

In questo Messaggio la Madonna dice per ben quattro volte la parola “desidero”. La Regina della pace ha espresso dei desideri che coinvolgono noi nel dare una risposta, ci impegnano nei suoi confronti. Prima di dirci i suoi desideri la Madonna ci dice che immenso dono Lei è per noi e quali doni ci porta e cioè l’amore e la Misericordia. Prima di enunciare i suoi desideri la Madonna vuole mettere in chiaro quello che Lei è per noi: un grandissimo dono che ci porta la Misericordia e l’amore di Dio. Anche noi dobbiamo contraccambiare questo suo grande cuore pieno delle Divina Misericordia e dell’amore di Dio che Lei ci porta in quanto è stata costituita da Suo Figlio stesso Madre della Chiesa dell’intera umanità. La Madonna è Madre di ciascuno di noi, è Madre della Chiesa e Madre dell’umanità; questo è un grande dono che Gesù stesso, nella sua umanità, ha ricevuto dal Padre e vuole che la Madonna sia a fianco a ciascuno di noi per tutta la vita e accompagni la Chiesa nel suo cammino nel tempo fino alla vita eterna.

La Madonna ha accolto questa maternità e quindi ha dilatato il suo cuore fino ad abbracciare tutto il mondo. La maternità di Maria ha tanti risvolti e ci dice fino a che punto Dio l’abbia arricchita; per quanto riguarda le creature è il cuore più grande che esista ed è talmente grande che racchiude tutti i nostri cuori. In un altro Messaggio la Regina della pace aveva detto: «Desidero che il mio Cuore e il Cuore di Gesù e il vostro cuore si fondano in un unico cuore di amore e di pace» (Messaggio del 25 luglio 1999). In Paradiso, i nostri cuori insieme al Cuore di Maria e al Cuore di Gesù saranno un solo cuore di amore e di pace. Ci auguriamo che il nostro cuore sia in questa comunione della quale Santissima Trinità rende partecipi anche noi, ovviamente dobbiamo pregare perché anche i cuori dei nostri cari facciano parte di questa grande unità e perché il maggior numero di persone possibili siano racchiuse nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Il primo desiderio espresso dalla Madonna in questo Messaggio è che nel suo cuore grande tutti i nostri cuori siano un solo cuore, ma perché questo avvenga bisogna che i nostri cuori vengano purificati con il digiuno e la preghiera. La parola digiuno ha un significato molto ampio, teologico, non indicativo materiale riguardo alla rinuncia di qualche cibo; il digiuno di cui parla la Regina della pace è la rinuncia al mondo, la rinuncia a satana, la rinuncia agli idoli di questo mondo, la rinuncia a ciò che satana ci offre per deviarci. Il digiuno, allora, è dire di no a satana, al mondo, ai nostri vizi, in modo tale che il cuore aperto, pulito, demondanizzato, purificato, possa accogliere tutto l’amore di Dio. Il digiuno svuota il cuore, la preghiera lo riempie dell’amore di Dio. La Madonna vuole che con il digiuno purifichiamo i nostri cuori e li sgombriamo per dare spazio a Dio, con la preghiera li riempiamo dell’amore di Dio   

Il secondo desiderio che la Madonna esprime in questo Messaggio è che insieme e per mezzo dell’amore i nostri cuori insieme al suo trionfino. La Madonna vuole che il Suo Cuore Immacolato trionfi, ma il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è il Suo trionfo nel nostro cuore. La Madonna vuole che in noi trionfi l’amore di Dio, la fede in Dio, l’obbedienza a Dio, l’abbraccio a Dio. Come Dio ha trionfato nel Suo Cuore, la Madonna vuole che l’amore di Dio trionfi anche nel nostro cuore. Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria include anche la Chiesa. Quando guardiamo al trionfo del Cuore Immacolato di Maria dobbiamo aggiungere anche il trionfo della Chiesa. La Madonna ci vuole associati al suo trionfo, vuole che Dio trionfi nei nostri cuori come ha trionfato nel suo.

La Madonna non ci trattiene nel suo Cuore perché è tutto rivolto a Suo Figlio e quindi, nella misura in cui noi abbiamo fatto trionfare in noi Maria, in questo trionfo noi contempliamo la vera Via, la vera Verità, la vera Vita che è Gesù Cristo. Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria in noi significa essere completamente orientati a Cristo come è orientato il Suo Cuore. La Madonna desidera che noi possiamo vedere Suo Figlio cioè che, avendo trionfato Cristo nel nostro cuore, un giorno possiamo contemplarlo in Cielo.

Con poche frasi la Madonna ha espresso costruzioni inimmaginabili dal punto di vista spirituale e mistico. Che il Cuore di Gesù, il Cuore di Maria e i nostri cuori siano un solo cuore di amore e di pace!

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

🟢LIVE P. LIVIO🟢 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – 03/09/2026

🟢P. LIVIO🟢 SCRIVO A VOI GIOVANI PERCHE’ SIETE FORTI – Catechesi di P. Livio – Puntata 35

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