"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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🟢LIVE🟢 PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – itinerari con Padre Livio – puntata 13: Lourdes – III parte

Medjugorje: l’autore degli atti vandalici si dichiara colpevole

Pubblichiamo una notizia di agenzia inviataci da un nostro ascoltatore:

Bosnia: atti vandalici a Medjugorje, cittadino polacco si dichiara colpevole Sarajevo, 30 lug – (Agenzia_Nova)

Il cittadino polacco accusato di aver vandalizzato il santuario di Medjugorje, imbrattando la statua della Madonna e incendiando l’altare esterno della chiesa di San Giacomo, si è dichiarato colpevole.

“Volevo dimostrare che i veggenti sono degli impostori e che e’ tutto una montatura”, ha affermato durante l’udienza sulla richiesta di custodia cautelare.

L’accusa ha sostenuto che il sospettato potrebbe darsi alla fuga o reiterare il gesto, poiche’ nel corso della deposizione avrebbe dichiarato di non provare rimorso e di essere disposto a ripetere l’azione.

L’uomo e’ accusato di danneggiamento di un edificio religioso, incitamento all’odio etnico, razziale e religioso e creazione di un pericolo generale.

La procuratrice della Procura della Bosnia-Erzegovina, Nives Kanevcev, ha sottolineato che il cittadino polacco avrebbe pianificato meticolosamente i reati e sarebbe giunto a Medjugorje due mesi prima con l’intenzione di commetterli. (Seb) NNNN


DIVERSI ESPERIMENTI SCIENTIFICI CON PERSONALITA’ DI FAMA INTERNAZIONALE CERTIFICANO CHE I VEGGENTI NON MENTONO

Confesso di non aver mai dato particolare importanza agli esperimenti scientifici sui veggenti, anche se capisco che possano avere la loro utilità. Il discernimento degli spiriti è una scienza spirituale ben conosciuta dalla Chiesa ed è ad essa che fa riferimento quando si tratta di dare il suo autorevole giudizio sull’origine soprannaturale di un’apparizione.

La Chiesa guarda giustamente ai frutti spirituali, in primo luogo alle conversioni, perché sono esse il segno che commuove e apre i cuori. La diffusione delle apparizioni nel mondo è avvenuta sulle ali dell’entusiasmo di coloro che, toccati dalla grazia, ne hanno dato testimonianza col cambiamento della loro vita.

Gli abitanti di Medjugorje, che conoscevano bene i veggenti, non hanno certo atteso il parere dei medici del regime per credere che i ragazzi dicevano la verità. Quando tu condividi la vita con una persona e la conosci nella sua quotidianità, ti rendi subito conto se è sincera e credibile. D’altra parte fin dai primi giorni delle apparizioni i ragazzi sono stati visitati e dichiarati sani di corpo e di mente. Non c’era bisogno di tale responso per  saperlo. Nessuno di loro ha mai avuto patologie psichiche prima delle apparizioni, né le ha mai avute fino ad ora.

Per quanto interessante, il contributo degli esperimenti scientifici in questo ambito è piuttosto limitato. La Madonna ha lasciato fare quando i medici hanno elaborato le loro sperimentazioni prima, durante e dopo l’apparizione. Solo una volta, quando qualcuno voleva varcare il limite da Lei posto, se ne é andata dicendo: “Non è necessario”. Si era tentato infatti di verificare come mai durante l’apparizione i veggenti parlano, ma non si sente la voce, benché le corde vocali vibrino regolarmente.

La Madre sa che noi abbiamo bisogno di segni e Lei stessa ne ha concessi molti, ma non si fa illusioni. Se il cuore rimane indurito non servono a nulla. Riguardo al grandioso segno che lascerà sulla collina  ci ha ammonito dicendo: “ Anche quando sulla collina lascerò il segno che vi ho promesso, molti non crederanno. Verranno sulla collina, si inginocchieranno, ma non crederanno. E’ ora il tempo di convertirsi e di fare penitenza” ( 19.07-1981).

Sappiamo bene come i notabili di Gerusalemme hanno reagito al più grande miracolo di Gesù, la resurrezione di Lazzaro. Irritati dall’evento, hanno deciso si ucciderli ambedue. Bisogna essere consapevoli che la battaglia fra il bene e il male si svolge in primo luogo nell’intimo dei cuori. Il vero pericolo nel campo delle apparizioni non viene dalle patologie psichiche, ben note alla scienza, e facilmente accertabili.

Gli inganni più sottili vengono dal Principe delle tenebre, che si manifesta come angelo di luce. Satana infatti, come insegna S. Giovanni della Croce, è in grado di riprodurre la quasi totalità dei fenomeni soprannaturali, salvo i “tocchi” dello Spirito  nell’anima, che sono il vertice dell’esperienza mistica.  

L’ambito in cui si sono mossi gli esperimenti scientifici sui veggenti di Medjugorje è per sua natura limitato. Tuttavia vale la pena metterlo in luce, se non altro per tappare la bocca a chi, ancora oggi, cerca di liquidare lo straordinario evento, relegandolo nel campo delle allucinazioni.

La prima indagine scientifica, effettuata nel 1984 dalla dottoressa Federica Maria Magatti anestesista, era volta a valutare “la sensibilità dei veggenti e la loro reattività a stimoli sensori, tattili, luminosi, dolorifici”. La sperimentazione conferma ciò che era già noto fin dai primi giorni,  e cioè che prima e dopo le apparizioni  i veggenti rispondono agli stimoli di diversi tipo, ma durante l’apparizione non manifestano alcuna sensibilità agli stimoli anche di tipo doloroso, pur mantenendo un’assoluta normalità di atteggiamento.

E’ noto il caso di Vicka che, bucata da un tale,  per ben due volte, con uno spillone, non ha avvertito alcuno dolore né ha mostrato alcune reazione, rendendosi conto al termine dell’apparizione di una macchia di sangue apparsa sulla spalla.

Sono stati studiati, dal dottor Luciano Cappello, tre inspiegabili sincronismi provocati dall’apparizione. All’inizio tutti i veggenti cadono contemporaneamente in ginocchio. Durante l’apparizione la loro voce scompare, ma ricompare improvvisamente, e senza che nessun comando arrivi dall’esterno, con le parole. “Che sei nei cieli”, quando la Madonna inizia il Padre nostro. Alla fine dell’apparizione tutti i veggenti, con un assoluto parallelismo dello sguardo, innalzano contemporaneamente gli occhi al cielo, seguendo un punto solo a loro visibile.

Successivamente sono arrivate équipes attrezzate con macchinari sofisticati. Il professor Henry Joyeux, dell’Università di Montpellier, in tre spedizioni del 1984 applica ai veggenti degli apparecchi in grado di controllare i dati fisiologici durante l’apparizione. La conclusione è che non si tratta di sonno, di sogno, né di epilessia e non si tratta di allucinazioni nel senso patologico del termine. Non si tratta di isteria, di nevrosi o di estasi patologica, perché i veggenti non hanno alcun sintomo di queste affezioni. Non si tratta di catalessi, perché i muscoli della faccia funzionano normalmente. La conclusione è che “ a Medjugorje le estasi non sono patologiche e non c’è imbroglio….Il fenomeno delle apparizioni di Medjugorje  si rivela scientificamente inspiegabile”.

La èquipe del dottor Luigi Frigerio e del Dottor Giacomo Mattalia l’anno seguente ripete le sperimentazioni precedenti arrivando alle medesime conclusioni, con alcuni particolari riguardanti la pupilla del veggente che, durante l’apparizione, a condizioni immutate di luce,  si dilata straordinariamente, per poi ritornare come prima al termine.

Il professor Marco Margnelli neurofisiologo, ha utilizzato a Medjugorje il poligrafo psicofisiologico, una specie di macchina della verità, per stabilire se i veggenti mentivano. Dopo la sperimentazione il professore ha dichiarato che “posso concludere che non c’è frode o simulazione”. Che dire del contributo di questi esperimenti scientifici? Sono preziosi nella misura in cui escludono patologie e inganni, mettendo nel medesimo tempo a fuoco fenomeni a cui la scienza non sa rispondere. La strada è così stata sgombrata dai dubbi e dai pregiudizi ed è stata lasciata aperta la porta che introduce al mistero. Fare un passo oltre non appartiene più all’ambito della scienza.

Accertato che il fenomeno dell’estasi è scientificamente inspiegabile e che i veggenti sono sani e sinceri, il vero problema è quello di valutarne la credibilità nell’insieme dei loro comportamenti. Questo è stata fin dal principio l’ossessione del parroco, Fra Jozo, che li ha sottoposti a interrogatori estenuanti. 

La credibilità dei veggenti si è manifestata sempre più nel corso degli anni. Il tempo è un fattore straordinario di verità. Sono trascorsi i decenni e l’albero ha dato i suoi frutti, anche nella vita di quelli che allora erano solo dei ragazzi. La Gospa stessa ha indicato loro la strada dicendo: “Voi mi chiedete il segno perché si creda alla mia presenza. Il segno verrà, ma voi non ne avete bisogno: voi stessi dovete essere un segno per gli altri” (08-02-1982).

In effetti è quanto è avvenuto. Chi conosce i veggenti fin dal principio li ha visti crescere “in sapienza, età e grazia”, pur in un quadro di normalità che li rende ancora più credibili. Innanzi tutto, in un tempo in cui gioventù è esposta a sbandamenti, sono stati perseveranti nel loro cammino di fede, fino ad arrivare a diventare dei bravi e padri e madri di famiglia. Hanno anche loro i limiti e i difetti propri della natura umana, ma sono maturati progressivamente, dimostrando equilibrio, saggezza, fedeltà e bontà.

E’ straordinaria la loro umiltà, che si manifesta nella consapevolezza di avere avuto una grazia e un compito da loro non voluto e non meritato, ma di cui dovranno rendere conto. Non hanno mai cercato di diventare delle star, evitando i pericoli del mondo mass-mediatico.

Non si sono però mai sottratti alla testimonianza, incontrando i pellegrini a Medjugorje e accogliendo gli inviti a partecipare a incontri di preghiera, spesso promossi da sacerdoti nelle loro parrocchie. Per la conoscenza che ho di loro fin dai primi anni, devo dire che hanno adempiuto nel migliore dei modi all’invito della Gospa di essere loro stesso un segno per gli altri.

“Chi riceve un compito riceve anche le grazie necessarie per adempierlo. La Madonna vede i cuori e sa trarre il meglio da ognuno. Ai ragazzi di Medjugorje ha affidato una missione la cui ampiezza e importanza non si sono ancora pienamente manifestate.

Non è mai accaduto in apparizioni pubbliche che la Vergine abbia chiesto un impegno così intenso e prolungato, tale da assorbire l’intera vita di una persona. Si tratta di un compito che esige fedeltà, coraggio, spirito di sacrificio, costanza e perseveranza. Ci chiediamo se questa straordinaria missione affidata a dei giovanissimi venga adempiuta bene.

A questo riguardo la risposta è una sola: i ragazzi, ormai divenuti persone adulte, hanno risposto nel migliore dei modi. Dio non pretende da loro che pervengano a tappe forzate alle vette della santità. I due pastorelli di La Salette non saranno mai elevati agli onori degli altari. La loro vita è stata piuttosto travagliata. Essi però hanno perfettamente compiuto la loro missione nella più grande fedeltà, rimanendo leali fino alla fine alla loro testimonianza sul messaggio ricevuto.

Anche i santi hanno i loro difetti. Figuriamoci dei ragazzi ancora agli inizi del cammino spirituale. In questo tipo di missione contano due virtù fondamentali: l’umiltà e la fedeltà. La prima è la consapevolezza evangelica di essere dei servi inutili e difettosi. La seconda è il coraggio della testimonianza del dono ricevuto, senza mai rinnegarlo.

I veggenti di Medjugorje, come li conosco io, pur con i loro limiti e difetti, sono umili e fedeli. Lo sa soltanto Dio quanto siano santi. Questo d’altra parte è vero per tutti. La santità è un lungo cammino che siamo chiamati a percorrere fino all’ultimo istante della vita.” ( Padre Livio – Perché credo a Medjugorje – pag 19 – Sugarco edizioni).

Dal libro di P. Livio: Medjugorje: Il Cielo sulla terra – Piemme


Guardano tutti nel medesimo punto nello stesso istante.

POMERIGGIO INSIEME: SAN LEOPOLDO MANDIC – a cura di Roberta – 30/07/2026

NOVENA

O Dio, Padre onnipotente, tu hai arricchito san Leopoldo con l’abbondanza della tua grazia; concedi a noi, per sua intercessione, di vivere nell’abbandono alla tua volontà, nella speranza della tua promessa, nell’amore della tua presenza. – Gloria al Padre

O Dio, tu manifesti la tua onnipotenza soprattutto nella misericordia e nel perdono e hai voluto che san Leopoldo ne fosse tuo fedele testimone; per i suoi meriti, concedi a noi di celebrare, nel sacramento della Riconciliazione, la grandezza del tuo amore. – Gloria al Padre

O Dio nostro Padre, in Cristo tuo Figlio, morto e risorto, hai redento ogni nostro dolore e hai voluto san Leopoldo paterna presenza di consolazione; infondi nelle nostre anime la certezza della tua presenza e del tuo aiuto. – Gloria al Padre

O Dio, fonte di comunione per tutti i tuoi figli, tu hai voluto Cristo unico pastore della tua Chiesa; per l’intercessione di san Leopoldo, silenzioso profeta dell’ecumenismo spirituale, infondi in noi il tuo Spirito, perché sappiamo pregare e donare la vita per l’unità di tutti i credenti in te. – Gloria al Padre

O Dio, tu hai voluto Maria madre di Cristo e della Chiesa e hai allietato la vita di san Leopoldo con una tenera devozione alla Madonna; consola la nostra vita con la grazia della sua bontà materna. – Gloria al Padre

O Dio, Signore glorioso e Padre della vita, affidiamo al tuo amore le nostre speranze e le nostre preghiere; per l’intercessione di san Leopoldo guarda con benevolenza ai tuoi figli ed esaudisci le nostre umili domande. Per Cristo nostro Signore. Amen.

PREGHIERE PER I MALATI DI TUMORE

Preghiera del malato

O caro san Leopoldo, tu hai sempre aiutato e consolato quanti ricorrevano a te nelle loro necessità spirituali e materiali. Animato da grande confidenza, anch’io ricorro a te, così ricco di benevolenza e generosità. Nella tua vita hai provato il turbamento e la fatica di vivere con il tumore: stammi vicino. Tu conosci la mia angustia e trepidazione: vieni in mio aiuto. Sorreggi la mia fede, rafforza la mia speranza, ottienimi la grazia di affrontare la sofferenza e le cure del mio male, superando positivamente questa prova. Intercedi presso il Padre affinché il mio cuore trovi la pace e la serenità vera. Fa’ che io possa, con animo riconoscente, ringraziare quel Dio misericordioso che tu stesso proclamavi “medico e medicina”. – Gloria al Padre

Preghiera dei familiari

O Signore, nostro creatore e salvatore, nella tua vita terrena e in san Leopoldo ti sei fatto vicino ai malati e agli sfiduciati. Guarda con bontà gli uomini, le donne e i bambini di ogni lingua, popolo e nazione che soffrono a causa del tumore. Ascolta la nostra preghiera e la supplica dei loro cari: san Leopoldo e la Beata Vergine Maria li visitino spiritualmente e seggano accanto a loro nelle lunghe ore di ospedale e nelle notti insonni.
O san Leopoldo, rivolgiamo anche a te la nostra supplica con il cuore colmo di tristezza e trepidazione per il/la nostro/a caro/a (…). Tu che hai consolato i molti che si accostavano al tuo confessionale e li affidavi alla Vergine Maria, “Parona Benedeta”, fa’ che nella grande preoccupazione per questa malattia fiorisca la gratitudine per la vita e la speranza che la salute ritorni. – Gloria al Padre

Preghiera per gli operatori sanitari

Caro san Leopoldo, nel tuo servizio di sacerdote, confessore e consigliere spirituale, hai coltivato sincera stima e autentica amicizia con gli operatori sanitari: medici, chirurghi, specialisti clinici, docenti universitari, infermieri. Come buoni samaritani, assistevano e confortavano i malati nelle corsie ospedaliere.
Noi ti preghiamo perché quanti sono a servizio della salute e della vita umana sappiano coniugare sempre competenza professionale con premurosa disponibilità. Fa’ che il paziente sia sempre una persona da rispettare nelle sue sensibilità, nelle sue paure e attese.
Ti chiediamo di illuminare lo studioso nella ricerca di nuove cure, di guidare la mano del chirurgo, di assistere il medico nella lettura dei referti, nella giusta diagnosi e adeguata terapia.
O san Leopoldo, la presenza degli operatori sanitari e dei volontari ospedalieri sia simile alla tua: discreta, sempre serena e sorridente, come quando accoglievi chi era afflitto da sofferenze fisiche o angosciato nello spirito. Sappiano infondere le medicine spirituali del coraggio e della speranza. –

Gloria al Padre – Salve Regina

🟢P. LIVIO🟢 PERCHE’ CREDO A MEDJUGORJE – Catechesi di P. Livio – Puntata 29

Le donne d’Ucraina, Medjugorje e la forza della speranza.

Di Eusebio Ciccotti formiche.net

Vedere i gruppi delle diverse nazionalità a Medjugorje con le loro bandiere, pregare, ti tocca il cuore. Ma le donne ucraine in intensa preghiera e canti, vecchie madri o giovani mogli (quante vedove?), e fidanzate (rivedranno il loro amato? Se sì, quanto storpiato nel fisico e nella psiche?), con decine di bambini e ragazze (quanti già orfani?), ti sconvolge. Il reportage di Eusebio Ciccotti

29/07/2026

Medjugorje – Tutti ci ricordiamo dai libri delle elementari un disegno (io almeno non lo ho mai dimenticato) di un Papa che con la Croce fermava il capo degli Unni lanciato verso la distruzione di case e vite umane, cui sarebbe seguito il saccheggio e l’incendio di Roma: Leone I. Egli, con lo stendardo e un crocifisso, umilmente va incontro ad Attila, sulle sponde del fiume Mincio, nei pressi di Mantova. Siamo nella afosa estate del 452. Ha portato con sé, dei preti vestiti di bianco, e venti soldati tutti rigorosamente disarmati. Attila e i suoi generali sono meravigliati.

Papa Leone I, carattere sereno e buon conversatore, dai toni bassi (dicono le fonti), parla della bellezza dell’Asia, che conosce, da dove proviene Attila. Questi ne rimane incantato. Tra i due vi è un gran rispetto. Attila offre al Papa un regale pranzo e dopo due giorni il capo degli Unni è convinto che saccheggiare la città non sia una buona azione. Si ritira (altre fonti ci dicono che fosse superstizioso), accettando un cospicuo bottino. Sta di fatto che le preghiere di Papa Leone I, gran devoto dello Spirito Santo, salvarono Roma.

I due “Leoni”

Il caso (?) vuole che dopo secoli sul soglio pontificio sieda un altro Leone, Papa Prevost, agostiniano, uomo di intensa preghiera, poliglotta, ex missionario nelle periferie povere del mondo e buon comunicatore. Sappiamo che egli preghi ogni giorno, e chieda continuamente preghiere a tutti i cristiani affinché cessino le molte guerre che incendiano il nostro bello e unico pianeta.

La preghiera contro le guerre

In ogni comunità cristiana, in ogni chiesa cattolica, in milioni di famiglie, in questi ultimi anni la preghiera per la pace si è intensificata. Tutti i pontefici da decenni la raccomandano. È, la pace, in un certo senso, il nostro “pane quotidiano”, insieme all’Eucaristia: e i cristiani la chiedono tramite la preghiera, l’unica, che Gesù insegnò ai suoi apostoli.

Dove incontri centinaia, migliaia di persone, tutte raccolte in una grande “famiglia” di oranti, convinte che la preghiera possa, appunto, “far miracoli”, e tra questi anche quello di “fermare le guerre”, sono le chiese e i santuari cattolici. Uno tra i più frequentati negli ultimi trenta anni è la chiesa di san Giacomo a Medjugorje. Cui si aggiungono, come raccontato da Formiche.net, due colline: quella del Podbordo (chiamata dai fedeli, “Collina delle Apparizioni”) e il Križevac (“Monte della Croce”) anche esso testimone di fenomeni miracolosi.

Pellegrine ucraine sul Krizevac
Il restauro della statua della Madonna sul Podbrdo, dopo il danneggiamento del 28 luglio
L’Adorazione dopo la messa internazionale della sera
La messa internazionale
Pellegrini polacchi cantano davanti alla Madonna
Pellegrini ucraini pregano a Medjugorje sulla tomba di Padre Slavko Barbaric
“Pregate per la Pace”

Sin dalle prime apparizioni (giugno 1981) la Madonna chiese “di pregare per la pace”. Sembrava una richiesta fuori dalla Storia, perché in Europa non vi era alcuna guerra. Si vivevano, nell’Occidente, i roboanti anni Ottanta, valigetta 24 ore, primi cellulari, una economia che “tirava”. Le coste della Jugoslavia, Paese non allineato all’Urss,  era la meta turistica sia dei vacanzieri piccolo borghesi occidentali che di quelli meno “proletari” dell’Est.

Dieci anni dopo, luglio 1991, scoppiò una guerra all’interno di quella che subito divenne la “ex Jugoslavia”. Conflitto tra croati e serbi, tra serbi e bosniaci musulmani, con gli eccidi di Banja Luka e Srebrenica. In quei cinque anni di guerra, 1991-1995, con il terribile assedio di Sarajevo ad opera delle truppe serbe, e l’uccisione di inermi cittadini, il conflitto sfiorò l’Herzegovina e il villaggio di Medjugorje. I residenti raccontano che alcune bombe cadute nel territorio di Medjugorje non esplosero. Essi attribuiscono ciò alle preghiere che incessantemente, durante il conflitto, cittadini e pellegrini rivolsero a Gesù tramite la Madonna.

Come pregano i pellegrini

A tre giorni dall’inizio della 37° edizione del Mladifest (“Festival dei Giovani”, che raccoglierà circa 60.000 partecipanti), sono di diverse nazionalità i pellegrini che si possono incontrare nella spianata dietro la chiesa per la messa internazionale, o sulle due colline, anche queste, luogo di pellegrinaggio (Podbrdo e Križevac). I più numerosi sono gli ucraini e i polacchi, cui seguono spagnoli e latino-americani, slovacchi, italiani, sud-coreani, irlandesi. Poi piccoli gruppi e famiglie di tanti altri Paesi.

I coreani amano una preghiera concentrata e intensa, formando dei gruppi compatti. con accanto una loro piccola bandiera su un’asta. I polacchi, a fine giornata, verso le 21.30, non rientrano in albergo se non hanno fatto dei canti davanti alla statua della Madonna, nel piazzale antistante la chiesa di San Giacomo. Tra i loro canti della tradizione cattolica non può mancare “Czarna Madonna” (“Madonna Nera”).

Quelli che, indubbiamente, ti colpiscono per i loro lunghi canti e preghiere, sia sul Križevac o sul Podbrdo, ma anche presso la tomba del francescano fra Slavko Barbaric, morto in odore di santità (parroco di San Giacomo, colui che ha creato il Festival dei Giovani, ancora sotto il regime, scomparso improvvisamente all’età di 54 anni), sono i pellegrini ucraini.

Mentre le loro città sono bombardate ogni minuto dai missili russi e dai droni di fabbricazione iraniana, qui arrivano diversi numerosi gruppi, dopo un lungo estenuante viaggio in pullman (22-24 ore). La composizione dei loro gruppi è singolare. Tra di loro non vi sono uomini. Se non qualcuno oltre i 70 anni. Gli uomini sono al fronte, o nelle città e villaggi a mantenere attivi i luoghi di produzione di beni e merci, necessari per affrontare la vita di una popolazione sotto attacco.

Sono folti gruppi di donne mature, giovani mogli e fidanzate, adolescenti e bambini. Ogni gruppo è guidato da un sacerdote. Sono in maggioranza sacerdoti appartenenti al rito greco-cattolico.

Le loro preghiere durano a lungo nella serena notte della vallata, poi si alzano decise verso il cielo blu. Nel volto di queste donne leggi la serenità nonostante tu possa immaginare che alcune siano orfane di figlio, altre giovani vedove. Altre ancora non sanno se il loro caro, ora al fronte, tornerà a casa. E se tornerà in quali condizioni psico-fisiche lo riabbracceranno.

Questo popolo benedetto dal Signore doveva essere invaso e completamente sottomesso da Vladimir Putin in tre settimane, nel 2022; ma resiste da cinque anni. La fede del popolo ucraino è qualcosa che devi vedere. Osservare queste donne mentre pregano con dignità, con occhi dai quali, immaginiamo, sono scese infinite lacrime, insieme alle adolescenti e ai bambini mai stanchi, ti fa capire cosa sia una vita immersa nella preghiera, nella pazienza, nella speranza. Ne esci rafforzato

San Leopoldo Mandic

Nome: San Leopoldo Mandic

Titolo: Sacerdote cappuccino

Nascita: 12 maggio 1866, Castelnovo di Cattaro, Montenegro

Morte: 30 luglio 1942, Padova

Ricorrenza: 30 luglio e 12 maggio

Tipologia: Commemorazione

Protettore:
dei malati di tumore

Luogo reliquie: Santuario di San Leopoldo Mandic

Fa parte di: Santi del Veneto

Nacque il 12 maggio 1866 in Dalmazia, a sedici anni entrò tra i Cappuccini di Venezia e collaborò alla riunificazione con la Chiesa ortodossa. Questo suo desiderio però non si realizzò, perché gli furono affidati altri incarichi.

Dal 1906 a Padova si dedicò al ministero della Confessione. Le sue erano confessioni semplici: poche parole, anche a causa del suo parlare non fluido; l’esortazione ad avere fede; un fermo e chiaro richiamo quando proprio occorreva, e l’assoluzione…

Alle cinque del mattino del 30 luglio 1942, Padre Leopoldo Mandic, già debilitato da un tumore all’esofago, affrontò con grande fatica i pochi passi che separavano la sua cella dalla cappella dell’infermeria del convento a Padova. 

Per circa un’ora e mezza si preparò alla Messa con intensa preghiera: era pienamente lucido, sereno e raccolto nell’attesa di incontrare il Signore. Dopo aver chiamato il fratello infermiere per indossare i paramenti sacri, al momento di cominciare la celebrazione un collasso improvviso al cuore lo privò della coscienza, facendolo cadere a terra nella sacrestia.

Trasportato nella sua cella e adagiato sul letto, Padre Leopoldo riprese conoscenza. Con calma profonda e fiducia filiale, ripeté: «Signore, sia fatta la tua volontà. Solo, non guardare alle mie colpe, ma usami misericordia». Erano le sue ultime parole, pronunciate mentre i confratelli gli amministravano l’unzione degli infermi e recitavano la “Salve Regina”.

Spirò serenamente pochi attimi dopo, con le mani alzate verso il cielo, in un atteggiamento di supplica e fiducia nella madre celeste, mentre i frati cantavano l’antifona mariana.

titolo Transito di San Leopoldo Mandic
autore Ambito veneto anno sec. XX

La sua tomba, aperta dopo ventiquattro anni, rivelò il corpo completamente intatto. San Leopoldo era un disabile. Alto un metro e quaranta, artrite alle mani, difficoltà nel parlare, occhi arrossati: davvero un poveretto da compatire e martire della confessione. San Giovanni Paolo II lo ha canonizzato nel 1983.

Con decreto 6 gennaio 2020 della Congregazione per il Culto Dito e la Disciplina dei Sacramenti, San Leopoldo Mandic è stato dichiarato patrono dei malati di tumore. Normalmente un santo si ricorda nel giorno della morte, ma nel caso di san Leopoldo è stato chiesto, dopo la canonizzazione, la festa nel giorno non della morte ma della nascita, il 12 maggio.

Al suo santuario, a Padova, numerosi sono i pellegrini e tra essi tante persone con difficoltà della comunicazione. Ivi si radunano periodicamente i soci del Movimento Apostolico Sordi, per la preghiera del santo rosario.

I Messaggi della Madonna a Mirjana – di P. Livio – Puntata 7 – “Quante cose false nei vostri cuori” – Messaggio del 2 gennaio 2006

«Cari figli, il mio Figlio è nato, il vostro Salvatore è qui con voi. Che cosa ostacola nei vostri cuori il riceverlo? Quante cose false nei vostri cuori. Purificate i vostri cuori con il digiuno e la preghiera, riconoscete e accettate mio Figlio. Soltanto Lui può dare la vera pace e il vero amore. Soltanto Lui è la strada verso la vita eterna» (Messaggio del 2 gennaio 2006).

In questo Messaggio ci sono due realtà meravigliose. La prima è un invito a chiederci quante cose false ci sono nei nostri cuori. Delle “cose false” che ci allontanano da Suo Figlio la Madonna ha parlato in altre occasioni. La Madonna ci invita a fare una riflessione personale per capire quali sono le cose false che sono nei nostri cuori. Le cose false sono gli idoli ai quali il nostro cuore è attaccato, sono quelle cose mondane verso cui si prolunga il desiderio del nostro cuore. Sono quelli che San Paolo chiama “i desideri della carne”, spesso sono opposti ai Comandamenti di Dio. Sono le numerose forme di idolatria ai quali siamo attaccati come il denaro, la vana gloria, il nostro io.

La Madonna ci invita ad analizzare il nostro cuore. Sappiamo bene che non è facile farlo. Per analizzare il nostro cuore dovremmo avere la luce dello Spirito Santo; bisogna invocare Dio che ci illumini, risvegli la nostra coscienza, ci dia la capacità di renderci conto del male. In questo modo possiamo vedere le cose false che sono nei nostri cuori. È il discernimento spirituale che riguarda anzitutto noi stessi e poi le situazioni del mondo.

Il primo discernimento spirituale va rivolto verso se stessi. Solo con la luce dello Spirito Santo, nell’umiltà della preghiera, con una coscienza retta e sensibile che avverte il male, è possibile conoscere se stessi. Senza esagerare e diventare troppo scrupolosi bisogna in modo equilibrato, consapevoli delle nostre tendenze cattive e allo stesso tempo della grazia di Dio che ci dà la forza di migliorare, dobbiamo mettere nel mirino della buona volontà le cose più oscure che sono in noi e cioè le prepotenze, le ingiustizie, gli attaccamenti mondani, le forme di durezza.

Senza crogiolarsi, ma pregando con il Salmo “crea in me o Dio un cuore puro”. Questo è un lavorio da fare ogni giorno nella luce di Dio. Guardiamo a Cristo, al suo cuore mite umile e santo, facciamolo entrare nei nostri cuori perché ne diventi il padrone. Facciamo in modo che il nostro cuore sia una sola cosa con il cuore di Gesù. Questo è il lavorio spirituale al quale la Madonna ci chiama e per purificare i nostri cuori ci dà gli strumenti: il digiuno e la preghiera.

Il digiuno è la rinuncia e ha la funzione propedeutica che ci deve esercitare nella rinuncia a tutto ciò che è male. Ogni volta che satana ci propone una vanità tingendo il male di bene, dobbiamo avere il discernimento di scoprirlo e poi la forza di dire no. Il digiuno è la rinuncia a tutto ciò che satana ci offre in modo tale che il male non ci inquini.

La preghiera è necessaria. Abbiamo bisogno dell’amore di Dio che entri nei nostri cuori e li purifichi. Soltanto l’amore di Dio è in grado di purificare le radici del nostro cuore inquinate dal male. Questa è una lunga battaglia che dura tutta la vita. La rinuncia al mondo, alle sue vanità, ai suoi idoli, dev’essere la battaglia della vita. Questa battaglia ci fortifica, ci riempie di gioia. La vita spirituale è un continuo sradicare il male per far crescere il bene, è un lavoro continuo. Per tutto questo ci vogliono il digiuno e la preghiera ma prima di tutto, dice la Madonna, bisogna riconoscere e accettare Suo Figlio. Guardando a Gesù e chiedendogli la grazia della rinascita interiore possiamo gustare la vera pace e il vero amore che solo Lui può darci. La santità la si può raggiungere solamente seguendo con perseveranza e amore Cristo, umile, povero e crocifisso. Seguire Gesù è l’unica via che porta alla santità. Per arrivare alla santità della vita non ci sono altre vie da seguire se non quella della Croce di Cristo. Bisogna perseverare su questa strada e combattere spiritualmente ogni giorno; bisogna ricominciare ogni giorno; bisogna essere umili e accettare le proprie sconfitte e riprendere da capo.

Dobbiamo far sì che tutte le virtù di Gesù Cristo rivivano in noi. Questo è il compito della vita e se ci applichiamo perseverando andremo direttamente in Paradiso. È una via difficile, per questo pochi vanno direttamente in Paradiso.

L’ALMANACCO DELLA FEDE di P. Livio: La divinità di Gesù Cristo è il centro della fede – 30/07/2026

La divinità di Gesù Cristo è il centro della fede

Il nucleo centrale della fede cristiana è riconoscere in Gesù Cristo il Figlio di Dio, riconoscere in Lui Dio, il Figlio eternamente generato dal Padre che si è fatto uomo. Tutta la Sacra Scrittura afferma che Gesù Cristo è Dio. La Parola di Dio che illumina tutto il Vecchio Testamento è proprio un cammino orientato a indicare un Messia che trascende i limiti della natura umana e che è Dio. Nei Vangeli, quando Gesù annuncia il Regno di Dio indica se stesso.

Gesù ha proprio insegnato di essere Dio, il Figlio inviato dal Padre, seconda Persona della Santissima Trinità. Gesù ha indicato se stesso come Dio e ha dato come prova anzitutto i grandi miracoli che ha compiuto, come la resurrezione dei morti a nome proprio, non invocando Dio. Gesù fa risorgere i morti in comunione con il Padre ma indicando la sua uguaglianza con Dio. Gesù nel Vangelo ha predicato se stesso, il Regno di Dio. Gesù è Dio in mezzo a noi e questo distingue il Cristianesimo da tutte le altre Religioni. Rispetto ai fondatori delle altre Religioni o ai profeti, Gesù è Dio, è il Risorto, è vivo.

La Resurrezione di Cristo dai morti è il segno, il miracolo, che indica la sua identità divina, la sua divinità. Cristo risorto dai morti è la Via, la Verità e la Vita. Cristo glorioso è il Figlio di Dio che ha assunto la natura umana, l’ha sottratta al male e alla morte, l’ha resa gloriosa e chiama gli uomini a unirsi a Lui per condividere la sua gloria, la sua vita, la sua resurrezione, la sua immortalità, la sua infinita santità.

Dobbiamo avere ben chiaro quello che è il cuore della nostra Religione. Nel corso della sua vita terrena Gesù ha indicato se stesso come Dio ed è per questo che lo hanno ucciso. Davanti al Sommo sacerdote Gesù afferma di essere il Benedetto:

I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte, ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni». Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo» (Mt 26, 59-64).

Gesù è Dio. Questo è il cuore del Cristianesimo e questo dev’essere il cuore della nostra fede. Gesù è Dio e lo ha predicato nei tre anni di vita pubblica. Gesù è stato ucciso proprio per questo e la sua resurrezione è la firma della sua divinità. Gesù è presente realmente in questi duemila anni di Storia, da quando si è incarnato nel grembo di Maria. Cristo è presente nell’Eucarestia, è presente nella Chiesa di cui siamo le membra.

Nella Storia della Chiesa sono innumerevoli le apparizioni di Cristo e sono l’esercizio della sua regalità divina nel mondo e nella Storia stessa. Dal momento della sua Resurrezione Cristo è il cuore del mondo, il re del mondo, il padrone del mondo. Oggi una parte di umanità indica se stessa come Dio, ha rifiutato la fede e la Croce, ha rifiutato la salvezza che viene dalla sofferenza perché crede che la salvezza consiste nella potenza, nella gloria, nella ricchezza e nelle grandi imprese umane. Il fatto che gran parte della nostra generazione abbia perso la fede è la tragedia del nostro tempo.

Dio si è fatto uomo, il Salvatore ci ha redento, è venuto in mezzo a noi. Gesù è la Via, la Verità e la Vita. Cristo è la nostra pace, il nostro amore, la nostra gioia, la nostra immortalità. Avendo perso questo abbiamo perso tutto. Ci siamo tolti dalla sfera di luce, di pace e di gioia che Cristo assicura a tutti quelli che credono in Lui. Credere in Gesù Cristo Figlio di Dio e Redentore del mondo significa vivere nella grazia del Battesimo e nel pentimento dei peccati per diventare membra vive del suo corpo e partecipare della sua santità, della sua gloria, della sua immortalità, della sua gioia, della sua pace già su questa Terra. Anche la Regina della pace ha detto che già su questa Terra possiamo vivere un pezzetto di Paradiso.

Vale la pena oggi fare la fatica di vivere in Cristo perché si arriva alla resurrezione attraverso la via della Croce, il Calvario, la sofferenza, l’umiliazione, il sacrificio, la rinuncia alle vanità del mondo e alle seduzioni del diavolo, l’umiltà. Vivendo Gesù Cristo possiamo entrare già nella gioia eterna del Cielo in questa Terra, diventare portatori della speranza, della salvezza e della gioia per tutti quelli che portiamo. Dobbiamo vivere Gesù Cristo ed essere ogni giorno la sua luce, la sua pace, la sua gioia, il suo sorriso, la sua benedizione. Siamo in una società in cui la fede si è dissolta e il male rischia di prendere il sopravvento. La battaglia fra il bene e il male è sempre più difficile. Si salveranno tutti quelli che avranno perseverato fino alla fine.

Professiamo la nostra fede in Gesù Cristo unico e vero Salvatore e Redentore del mondo. Sarà questa fede a darci la forza di essere vittoriosi nel tempo dei Segreti.

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