"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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Sacro Cuore di Gesù

Attraverso le straordinarie rivelazioni a santa Margherita Maria Alacoque, il Signore stabilì le devozioni dell’Ora Santa e della Comunione riparatrice nei primi venerdì del mese. Quest’ultima pratica è legata alla “Grande Promessa” sulla salvezza eterna.

Santo del giorno 12_06_2026 – Ermes Dovico – la Nuova Bussola

Il 27 dicembre del 1673, nel giorno della festa di san Giovanni Evangelista (l’apostolo che nell’Ultima Cena aveva reclinato il capo sul petto di Nostro Signore per sapere chi lo tradiva), santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690) ebbe la prima grande rivelazione sui segreti del Sacro Cuore di Gesù, che la riempì della sua divina presenza mentre la monaca visitandina era raccolta in adorazione eucaristica. Dopo averla fatta riposare sul suo petto, Gesù le disse: “Il mio Cuore divino è tanto appassionato d’amore per gli uomini e per te in particolare, che non potendo più contenere in sé stesso le fiamme del suo ardente Amore sente il bisogno di diffonderle per mezzo tuo e di manifestarsi agli uomini per arricchirli dei preziosi tesori che ti scoprirò e che contengono le grazie in ordine alla santità e alla salvezza, necessarie per ritirarli dal precipizio della perdizione”.

Il Sacro Cuore le apparve come una fornace incandescente, in cui il cuore di Margherita venne immerso e fatto divampare da Gesù. Il Signore le lasciò un dolore nel costato come segno tangibile che tutto quanto aveva vissuto era reale. In una seconda grande rivelazione le si presentò risplendente di gloria “con le sue cinque piaghe sfolgoranti come cinque soli”, le rivelò fino a quale eccesso era arrivato il suo Amore per gli uomini e il suo dolore nel vedersi ricambiato con ingratitudini e indifferenze. In riparazione alle offese e ai peccati, Gesù domandò a Margherita di comunicarsi ogni volta che il sacerdote glielo avesse consentito e in particolare il primo venerdì di ogni mese; le chiese inoltre di pregare, prostrandosi con la faccia a terra, tutti i giovedì sera dalle undici a mezzanotte, dicendole che a quell’ora le avrebbe partecipato la tristezza mortale provata nel Getsemani.

Attraverso la mistica francese, il Signore stabilì dunque le devozioni dell’Ora Santa e della Comunione riparatrice nei primi venerdì del mese. Quest’ultima pratica è legata alla “Grande Promessa” sulla salvezza eterna: il fedele che per nove mesi consecutivi, ogni primo venerdì, si comunicherà in stato di grazia morirà certamente in grazia di Dio perché, come ha promesso Gesù, “il mio Cuore si renderà asilo sicuro in quel supremo momento”. In un’altra rivelazione Gesù disse a Margherita che tra i tanti sacrilegi e freddezze “ciò che più mi amareggia è che ci siano dei cuori a me consacrati che mi trattano così” e le comunicò il desiderio di una nuova festa: “Ti chiedo che il primo venerdì dopo l’ottava del Santo Sacramento [il Corpus Domini] sia dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore, ricevendo in quel giorno la santa Comunione e facendo un’ammenda d’onore per riparare tutti gli oltraggi ricevuti durante il periodo in cui è stato esposto sugli altari. Io ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per effondere con abbondanza le ricchezze del suo divino Amore su coloro che gli renderanno questo onore e procureranno che gli sia reso da altri”.

Margherita, che da molti non era creduta, riuscì poi a diffondere la devozione al Sacro Cuore grazie all’aiuto del gesuita san Claudio de la Colombière, che divenne la sua guida spirituale. Gesù affidò a santa Margherita anche la missione di chiedere a Luigi XIV di consacrare la Francia al suo Sacro Cuore e di rappresentarlo sugli stendardi del regno: ma il re non assecondò la richiesta, ricevuta nel 1689, esattamente cento anni prima dell’inizio della Rivoluzione francese. Il culto del Sacro Cuore – che rivela il vero volto dell’Amore, pronto al sacrificio e alla morte in croce – incontrò inoltre la forte avversione degli eretici giansenisti, ma nonostante ciò si diffuse da un luogo all’altro della cristianità. Nel 1794, con la bolla Auctorem Fidei, Pio VI confutò una volta per tutte gli oppositori del Sacro Cuore, ribadendo che ad esso si deve il culto di latria (cioè di adorazione, dovuta solo a Dio) perché nell’adorare il Cuore di Gesù, segno della sua sacra umanità, i fedeli adorano “il Verbo Incarnato con la propria Carne di Lui”, nella sua unione perfetta di vero Dio e vero uomo.

Fu infine il beato Pio IX, nel 1856, a estendere la solennità liturgica a tutta la Chiesa. Negli anni seguenti si diffusero gli atti di consacrazione al Sacro Cuore di Gesù per le famiglie e le nazioni. Il primo Paese a essere consacrato fu nel 1874 l’Ecuador, grazie al suo presidente Gabriel Garcia Moreno, poi ucciso dalla massoneria. Gli atti di consacrazione ci ricordano la necessità di riconoscere Cristo sia nei nostri cuori sia nella vita pubblica nostra e degli Stati.

Va fatto almeno un cenno ai principali precursori del culto al Sacro Cuore, come le tre sante e mistiche tedesche che vissero nel XIII secolo nel monastero di Helfta – cioè Matilde di Magdeburgo, Matilde di Hackeborn e Gertrude la Grande – e come san Giovanni Eudes (1601-1680), che potrebbe essere proclamato Dottore della Chiesa per i suoi insegnamenti sull’unità mistica tra il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria: “Non devi mai separare ciò che Dio ha così perfettamente unito. Gesù e Maria sono così intimamente legati l’uno con l’altro che chi vede Gesù guarda Maria; chi ama Gesù, ama Maria; chi ha la devozione per Gesù, ha la devozione per Maria”.

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Leone e lo storico discorso sui migranti dal «porto della vergogna»: «Mi inchino alla vostra dignità. Non possiamo abituarci a che il Mediterraneo sia un cimitero»

di Gian Guido Vecchi – Corriere della Sera – 11 Giugno 2026

Nel corso della sua visita in Spagna, papa Leone ha fatto tappa a Las Palmas de Gran Canaria, dove ha tenuto un discorso sui migranti – sulla falsariga di quello che Francesco tenne a Lampedusa. «Ogni vita umana è una benedizione. Nessuno può comprarla, venderla, usarla o scartarla»

DAL NOSTRO INVIATO

LAS PALMAS DE GRAN CANARIA (SPAGNA) «Cristo cammina sulle acque e, di fronte alla tempesta, pronuncia una parola sovrana: “Taci, calmati!” Quella voce continua a risuonare contro le forze che divorano, schiavizzano e scartano tanti nostri fratelli e sorelle. Lì dove Cristo ordina al mare di tacere, la Chiesa non può rimanere muta di fronte a coloro che sono abbandonati alle sue acque». Leone XIV parla al porto di Arguineguín, nella costa meridionale di Gran Canaria.

 «Oggi, in riva al mare, il Vangelo ci strappa dal posto comodo dello spettatore e ci pone di fronte al fratello che arriva. Ci chiede se abbiamo saputo riconoscere Cristo in coloro che sbarcano segnati dalla paura, dalla fame e dalla violenza, dopo il deserto, la notte e il mare».

Sole, vento, il Papa getta una corona di fiori in mare e benedice una Croce intagliata nel legno d’un relitto, tutt’intorno ci sono gli operatori del Salvamento Marítimo, gli operatori della Caritas, i tanti migranti aiutati in questi anni, nonostante tutto. E davanti a loro il Papa scandisce un discorso ancora più duro di quello ormai storico di Francesco nel 2013, la «globalizzazione dell’indifferenza» denunciata a Lampedusa, dove Leone tornerà il 4 luglio. 

«Come potete vedere, porto alla mano l’anello del Pescatore. Il suo stesso nome ci conduce al lago di Galilea, dove Cristo chiamò Pietro e gli disse: “D’ora in poi sarai pescatore di uomini”». Ecco, alza lo sguardo Prevost: «Vi sono persone soccorse in mare e corpi senza vita recuperati dalle acque. Per questo il Successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi. La Chiesa non può ignorare queste acque, né alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignità umana. I discepoli di Gesù non possono considerare estraneo il clamore di chi grida dalla notte».

La dignità umana

Giusto domani entra in vigore Patto sulla migrazione e l’asilo della Ue che introduce restrizioni sull’immigrazione irregolare e apre agli hub per le espulsioni. Il Papa si rivolge anzitutto al Vecchio Continente, guarda il migranti radunati nel porto e dice:

 «Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante».

Perché «non possiamo abituarci a contare i morti: la dignità umana non ha passaporto né perde valore quando attraversa una frontiera». Così «da quest’isola, vorrei che la voce di coloro che hanno parlato oggi raggiungesse chi ha in mano responsabilità decisive – autorità civili, parlamenti, governi e organizzazioni internazionali – e anche le comunità cristiane, le altre tradizioni religiose e tutti gli uomini e le donne di buona volontà», sillaba Prevost:

«Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute. Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?».

I migranti

Ora il punto di arrivo principale è La Restinga, sull’isola di El Hierro, ma Arguineguín a Gran Canaria resta un luogo simbolico, il «molo della vergogna» sul quale nel 2020 tremila persone rimasero ammassate per mesi in uno spazio di duecento metri. Dalla costa occidentale dell’Africa avevano attraversato una sessantina di miglia nautiche a bordo di cayucos, le canoe in legno usate dai pescatori in Senegal. 

Ma era appena scoppiata la pandemia e rimasero isolati, solo la Caritas si organizzò per portare cibo e medicine. In trent’anni si calcola che più di duecentomila migranti abbiano preso il mare dalle coste nordoccidentali dell’Africa per raggiungere l’arcipelago spagnolo e quindi l’Europa. I primi si chiamavano Baijea e Bachir, due giovani di 24 e 22 anni del Sahara Occidentale. Il 28 agosto 1994, sbarcarono da un vecchio peschereccio a Las Salinas del Carmen, nell’isola di Fuerteventura. Arrivavano della costa del Marocco, una cinquantina di miglia marine attraversate in un giorno di navigazione.

 Las Salinas era allora un villaggio di pescatori con le saline più antiche delle Canarie, nessuno aveva mai visto nulla di simile, le rotte dei migranti dall’Africa verso la Spagna passavano dallo Stretto di Gibilterra. I due ragazzi avevano l’aria sfinita e spaventata, due agenti della Guardia civil li portarono a mangiare in una trattoria. Furono loro ad aprire la nuova rotta.

Nel 2025, lungo la rotta delle Canarie sono morte 1.172 persone, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni; la ong «Caminando Fronteras» calcola 1.317 persone nei primi cinque mesi nel 2026, 3090 l’anno scorso: tra cayucos e pateras, dei barconi a fondo piatto, decine di imbarcazioni non hanno lasciato traccia di sé nell’oceano, le stime degli annegati variano.

Le testimonianze

Sul molo si alternano la testimonianze e tra queste c’è quella di una donna nigeriana, Blessing, vittima della tratta, è un’altra donna che per sicurezza legge il suo racconto: «Ho aspettato sei mesi per poter partire. Sei mesi senza quasi mangiare, senza potermi lavare per settimane, vivendo in condizioni che non auguro a nessuno. 

E quando è arrivato il momento di attraversare il mare, ho visto morire annegate le persone che erano partite prima di noi quello stesso giorno». Arrivata in Spagna, le hanno portato «mi hanno portato via il bambino per costringermi a prostituirmi. Mi hanno trattato molto male. Mi hanno separata da mio figlio. Aveva 11 mesi quando la polizia ha arrestato le persone che mi tenevano prigioniera, e finalmente ho potuto riaverlo con me».

Leone XIV le assicura che «Dio non ha mai smesso di guardarti come una persona di valore inestimabile», e aggiunge: «La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra».

Del resto, «se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini». Di certo «non possiamo abituarci a contare i morti: la dignità umana non ha passaporto né perde valore quando attraversa una frontiera».

Citazioni bibliche

Il tono del pontefice è solenne, intessuto di citazioni bibliche. Nella Bibbia il mare evoca oscurità e caos, vi compaiono Leviatano e Rahab, «nome che evoca la superbia dei poteri che si levano contro Dio e la vita», spiega Leone: «Anche oggi esistono mostri che si aggirano in questi mari: mafie che trafficano nella disperazione, trafficanti che riducono in schiavitù donne e bambini e l’indifferenza di molti che permette i poveri siano inghiottiti dallo sfruttamento o dall’oblio».

Eppure «la fede non rimane paralizzata di fronte alla potenza del mare. Crediamo in un Dio che soggioga il caos, pone un limite al male e apre una via quando sembra prevalere la morte».

Alla fine, il Papa cita San Giovanni della Croce, mistico spagnolo del Cinquecento: «Il Dio che “al tramonto della vita ci giudicherà sull’amore” ci conceda di riconoscerlo oggi nei poveri e negli stranieri, e ci liberi dal guardare il dolore altrui come se non ci appartenesse».

E conclude: «Che la storia non debba accusarci di aver trasformato il dolore di chi soffre in un paesaggio abituale delle nostre coste…Oggi, qui in riva al mare, ogni vita che arriva ci chiede che cosa resta della nostra umanità. Prima o poi, si saprà se questa umanità abbiamo saputo custodirla o se abbiamo lasciato che l’indifferenza parlasse per noi».

🟢P. LIVIO🟢 PERCHE’ CREDO A MEDJUGORJE – Catechesi di P. Livio – Puntata 5 ~ IN RADIOVISIONE SU DIGITALE TERRESTRE al CANALE 789

60. Il significato teologico del tempo dei Segreti

Il problema delle apparizioni di Medjugorje è la comprensione del loro valore teologico. Quando il primo Segreto accadrà dopo essere stato preannunciato tre giorni, molte false convinzioni cadranno perché sarà evidente che Medjugorje è nel piano di Dio. La Madonna stessa, apparendo come la Donna dell’Apocalisse già il 24 giugno 1981 e fino ad oggi, è sempre apparsa con una corona di dodici stelle sul capo e con i piedi poggiati su una nuvola. I Messaggi della Regina della pace sono scenari apocalittici, cioè interventi di Dio per salvare il mondo in un momento di attacco straordinario delle potenze del male. L’Apocalisse è un momento in cui il male cerca di prevalere ma Dio interviene per fermarlo.

Le apparizioni di Medjugorje devono essere collocate proprio in questa prospettiva, sono le ultima perché appartengono al tempo dell’Apocalisse. Questa è, a mio parere, la chiave che ci permetterà di capire i Segreti, di essere protagonisti e soprattutto essere i portatori della speranza che è intrinseca al messaggio apocalittico che prevede un traboccare delle potenze del male e l’intervento liberatore di Dio. Le potenze del male faranno di tutto per distruggere l’Opera della Creazione e della Redenzione ma Dio interverrà con i Segreti rivelati tre giorni prima e quelli che crederanno si salveranno. Questa è, a mio avviso, la chiave teologica che ci aiuta a capire il grande valore delle apparizioni di Medjugorje. Quando si capisce che si tratta di un evento apocalittico, di conseguenza ci si prepara. L’umanità sta entrando nel tempo dell’Apocalisse in cui vedremo cose terribili, come quando Dio è intervenuto per salvare il popolo ebraico con le piaghe d’Egitto e poi con il passaggio nel Mar Rosso.

Le cose terribili sono interventi salvifici di Dio. Sperimenteremo tutto questo fin dal primo Segreto. Il 24 giugno 1981 la Madonna ha inaugurato il tempo dell’Apocalisse e in tutto questo tempo ci stiamo preparando con Lei agli eventi dei dieci Segreti. Entrando in questa prospettiva, comprendiamo la grandezza del tempo che stiamo vivendo, ci sintonizziamo con il momento di Dio. L’Apocalisse è il tempo in cui Dio interviene per salvarci ed è il tempo della nostra militanza personale. Ci prepariamo, lasciamo la fiera delle vanità che è diventato questo mondo pieno di iniquità e tenuto in piedi dalla pazienza dei fedeli a Dio. Se capiamo questo possiamo prepararci adeguatamente e diventiamo veramente apostoli di Maria.

Capire il valore del tempo che stiamo vivendo e che ci prepara ad eventi straordinari per i quali ci vogliono la fede, la speranza, la carità, la fortezza e tutte le virtù cristiane, è importante affinché ci disponiamo alla battaglia che si prospetta all’orizzonte. La Madonna ci sollecita a uscire fuori dalle false speranze, dalle false felicità, dai falsi splendori nei quali siamo immersi proprio per entrare nella santa militanza di Cristo Crocifisso. È su questa lunghezza d’onda che dobbiamo camminare ed è anche bello e corroborante farlo.

Il male è una grande banalità che illude e delude. Dobbiamo uscire fuori dal mondo per rientrarci cambiati, come luce e come sale. Con la prima apparizione della Regina della pace, il 24 giugno 1981, siamo entrati nel tempo dell’Apocalisse. La Madonna è qui per formare i suoi Apostoli e noi dobbiamo entrare in questa schiera. Entriamo in questa prospettiva perché i Segreti si realizzeranno, la Regina della pace cambierà il mondo e lo introdurrà nel tempo di pace prima del combattimento escatologico finale e la venuta di Cristo.

I segreti di Medjugorje – di P. Livio – Puntata 60 – Il significato teologico del tempo dei Segreti di Medjugorje

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