disponibile su tutti gli store online e
-messaggi WhatsApp 031 610610
-segreteria 031 610600
[email protected]
Mese: Giugno 2026 Pagina 33 di 38

Il 25 dicembre 1982 la Madonna ha consegnato alla veggente Mirjana un rotolo di pergamena su cui sono scritti i dieci Segreti. Nella sua autobiografia Mirjana racconta proprio la vicenda di questo rotolo; durante la guerra di Bosnia i serbi hanno assediato la città di Sarajevo e l’hanno bombardata, per questo motivo Mirjana e la sua famiglia si sono rifugiati a Medjugorje. Il rotolo era rimasto in un armadio, nella casa di Sarajevo; a Medjugorje c’era un accampamento delle forze ONU formato da soldati spagnoli. Un gruppo di questi soldati doveva andare a Sarajevo, Mirjana allora chiese a uno di loro di andare a recuperarle il rotolo. Qualche settimana dopo il soldato spagnolo tornò a Medjugorje e consegnò il rotolo a Mirjana.
Nella sua autobiografia Mirjana racconta di aver fatto esaminare il rotolo da un suo parente esperto in questo campo per capire di che materiale fosse fatto; sembra una pergamena ma non lo è, si tratta di un materiale sconosciuto. Anche la Sacra Scrittura dagli ebrei veniva scritta sui rotoli. Il rotolo che la Madonna ha consegnato a Mirjana è da accostare ai rotoli su cui veniva scritta la Parola di Dio. Sul rotolo di Mirjana sono state scritte le profezie divine, soltanto Dio può prevedere il futuro. I dieci Segreti sono scritti in rodine cronologico e di ciascuno è riportato che cosa accade, dove accade, il momento in cui accade, la durata dell’evento. Questo è quanto testimonia Padre Petar Lubicic nella sua intervista trasmessa proprio a Radio Maria quando era stato scelto da Mirjana per rivelare i Segreti; ora le cose sono cambiate, la veggente ha detto che ci penserà la Madonna a scegliere il sacerdote che rivelerà i Segreti di Medjugorje.
Mirjana ha detto che a lei non servirebbe il rotolo perché ha tutti i Segreti impressi nella mente, tuttavia, è importante per il sacerdote e per l’esattezza della rivelazione. Il sacerdote incaricato dovrà ogni volta leggere esattamente quello che c’è scritto sul rotolo, senza aggiungere né togliere nulla. Il rotolo che ha Mirjana è sacro perché ha profezie divine. La Storia della Salvezza (cioè i Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere, l’Apocalisse e l’Antico Testamento) preannuncia il tempo che stiamo vivendo. Il rotolo, allora, è apocalittico e vi sono impresse profezie divine. Di qui l’importanza di questo rotolo. Come Gesù ha srotolato il rotolo nella Sinagoga, così il rotolo dei Segreti è sacro e deve essere srotolato in chiesa.
Ovviamente quella impressa nel rotolo di Mirjana non è Parola di Dio, è una rivelazione privata data per tutta l’umanità ed è collegata con le profezie bibliche, ne è l’attuazione. Il fatto che la Madonna abbia dato un rotolo richiama proprio i rotoli della Bibbia. La Madonna ha voluto dare valore sacro alle profezie dei dieci Segreti. Si tratta, allora, di rivelazioni divine. I dieci Segreti sono da collocare nella Storia della Salvezza nell’ambito in cui ci sono le predizioni apocalittiche. Questo è il grande significato del rotolo dato dalla Madonna alla veggente Mirjana.
A mio parere, allora, la lettura di questo rotolo deve essere contestualizzato in quella solennità in cui vengono lette le profezie divine e, quindi, ogni Segreto deve essere preannunciato in chiesa. Dobbiamo riacquistare la grandiosità della Storia della Salvezza, degli eventi che accadono nel mondo e del protagonismo di Dio in questa fase della Storia che è qui per rovesciare i potenti dai troni e innalzare gli umili, per dare all’umanità un tempo di pace. Non ci rendiamo conto dell’evento che stiamo vivendo dopo tutti questi anni di apparizioni quotidiane a Medjugorje, con migliaia di Messaggi che formano un corpus di spiritualità inarrivabile, con una scia di conversioni e di bene inestimabile. Dobbiamo capire la sacralità di questo evento, la sacralità del rotolo e della sua lettura nella comunità ecclesiastica. Può anche darsi che dal quarto al decimo Segreto queste profezie siano lette dal Sommo Pontefice perché tutta la Chiesa le accolga e perché attraverso di essa giungano in tutto il mondo. La Madonna dà i segni, tocca a noi interpretarli.
La legge che domina nel mondo è quella della finitezza secondo la quale tutto ha un inizio e una fine; la vita umana su questa Terra ha una fine. Per i credenti, cattolici e di altre religioni, la vita umana continua anche dopo la morte. L’istante in cui finisce la vita sulla Terra è particolare, è decisivo, è il più importante perché è quello che determina la sorte dell’anima. Se nell’ultimo istante si è chiusi nei confronti di Dio, si rimane eternamente lontani da lui. Nell’istante della morte l’anima viene immediatamente giudicata e inviata in Paradiso, o in purgatorio, o all’inferno.
Dobbiamo, allora, tenere presente la realtà della vita che scorre veloce come le acque di un fiume. Non sappiamo qual è il nostro ultimo istante, infatti una delle invocazioni della nostra tradizione spirituale è proprio: “Dalla morte improvvisa, liberaci, o Signore”. Proprio per fuggire alla morte improvvisa e quindi alla possibilità che nell’ultimo istante siamo impreparati, dobbiamo impostare la nostra vita santificandone ogni istante. Ogni momento della nostra vita deve essere orientato a Dio, in ogni istante dobbiamo chiedere perdono a Dio dei nostri peccati e aprirci al suo amore. Dobbiamo offrire ogni istante della nostra vita a Dio come un dono di amore, così che l’ultimo sia un istante di gloria.
Quando arriverà il momento in cui avremo intessuto la nostra vita di tempo irrorato dall’eternità, l’ultimo sarà l’istante della gloria perché il Signore giudica, apre le braccia e fa entrare in Paradiso, nella comunione eterna della Santissima Trinità. Di qui l’importanza di essere sempre preparati perché la morte non ci colga all’improvviso e per non cadere nella sciagura per eccellenza che è la morte lontani da Dio e la conseguente eternità all’inferno, dobbiamo temere di essere in quella situazione quando non ci sarà più tempo.
Ci sarà un momento in cui non ci sarà più tempo, dobbiamo allora tesaurizzare il tempo della vita. Il tempo della vita deve essere impiegato bene, deve essere impiegato per Dio, il tempo della vita deve essere santificato vivendo in grazia di Dio, facendo la sua volontà. Vivere la vita nell’amore per Dio e per il prossimo per noi cristiani è il Comandamento fondamentale. Esercitiamoci in questa visione della vita in cui il tempo scorre via, ma ogni giorno è un dono di Dio. Ogni giorno dobbiamo realizzare il piano che Dio ci ha affidato; santifichiamo ogni giorno con la preghiera, con le opere buone; non buttiamo via il tempo nelle mondanità, nelle cose che non servono a niente e che svaniscono nel nulla. Non sprechiamo il tempo della vita vivendo in uno stato di peccato mortale. Chi vive nel peccato mortale butta via il tempo della vita; il tempo che è un dono di Dio per fare il bene diventa una forma di schiavitù nelle grinfie di satana.
Dobbiamo riscoprire l’importanza di vivere il tempo della vita come un compito che ci viene affidato proprio come ci ricorda la Parabola dei talenti; i talenti sono il tempo della vita che ci viene donato da Dio e che dobbiamo impiegare bene, altrimenti buttiamo via noi stessi. Di qui, allora, l’importanza di fare un esame di coscienza su come stiamo vivendo la vita, se la viviamo davanti a Dio come creature che santificano ogni giornata come un suo dono oppure se la buttiamo rincorrendo le cose effimere.
Chi investe il tempo nel bene, nelle cose di Dio, lo investe nell’eternità beata. Chi butta via il tempo butta la possibilità di vivere eternamente con Dio e quindi si perde. Dobbiamo riflettere e darci da fare affinché la nostra vita sia un cammino verso quel momento particolare e decisivo in cui l’anima si stacca dal corpo e viene immediatamente giudicata da Dio. Dobbiamo tenere orientata la nostra vita proprio verso questo momento affinché dopo l’ultimo istante Gesù ci accolga in Paradiso, proprio come il buon ladrone che si è pentito e ha chiesto perdono a Cristo Crocifisso. L’altro ladrone ha perso l’occasione, è rimasto indurito nel suo cuore, non ha voluto entrare nel Regno di Dio e si è perso eternamente. Dobbiamo prepararci perché, quando arriverà quel momento, non dobbiamo farci prendere dalla paura ma affidarci ancora una volta a Dio e alla sua infinita Misericordia. Che il cammino della nostra vita sia un tragitto verso la porta del Cielo vissuto ogni giorno nella pace con Dio.

Programma di Padre Livio – Giovedì 4 Giugno 2026
h. 8.50: Diretta su Radio Maria – Diretta video su blogdipadrelivio.it – su Facebook – su Digitale terrestre can 789 delle Tv Smart – su YouTube (in differita)
h. 8.50: PENSIERO SPIRITUALE
I cinque minuti dello Spirito Santo
h. 8.55 – 9.15: ALMANACCO DELLA FEDE
L’ultimo istante della vita umana
Ogni uomo che viene al mondo sperimenta la morte
La morte consiste nell’istante della separazione dell’anima dal corpo
La morte di Gesù e la dormizione di Maria nel progetto divino
La situazione dell’anima verso Dio nell’ultimo istante è quella decisiva
Nessuno può sapere quando è il momento dell’ultimo istante
Dobbiamo esercitarci a vivere ogni istante orientati verso Dio
E pentirci ogni giorno dei nostri peccati affidandoci alla Divina Misericordia
h. 9.15: LA CITAZIONE DEL GIORNO (36)
Tratta dal Libro: Senza Dio non c’è futuro
h. 9.15: ATTUALITA‘
San Pietroburgo colpita dai droni ucraini
Fatima: timore dell’inferno e desiderio di Cielo
h. 9.35 – 9.45: VIATICO QUOTIDIANO
Pensiero sulla grandezza dell’umiltà
h. 9.40 – 10.00: I SEGRETI DI MEDJUGORJE
56. Perché il rotolo di pergamena di Mirjana è importante per la Chiesa
+Mirjana ha detto che a Lei non servirebbe il rotolo perché ha tutti i Segreti impressi nella mente.
+Tuttavia il rotolo è importante per il Sacerdote e per l’esattezza della rivelazione.
+Il rotolo è importante perché viene dalla Madonna e non è un manufatto. E’ un prova che i Segreti vengono dal Cielo.
+ Il rotolo potrebbe essere usato dalla Chiesa stessa, in modo particolare per rivelare i Segreti dal quarto al decimo.
+La Madonna lasciando il rotolo nelle mani di Mirjana ha offerto un segno di credibilità per noi.
h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO
h. 10.05: CATEHESI DI PADRE LIVIO
Scrivo a voi giovani perché siete forti
BLOG: blogdipadrelivio.it
4,5 milioni utenti attivi nel 2025
2,3 milioni dal 1° gennaio 2026 ad oggi
DAI UNA MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO
+Bonifico Bancario Intestato a: Radio Maria ETS, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
Banca Intesa Sanpaolo filiale di Milano – IBAN: IT26 H030 6909 6061 0000 0126 574
+Conto corrente postale – N. 1 4 5 2 2 2 2 1
Intestato a: Associazione Radio Maria, Via Milano 12 – 22036 Erba (CO)
+Con la Carta di credito puoi fare la tua offerta anche mediante i social di Radio Maria:
blogdipadrelivio.it- radiomaria.it – Facebook – Telegram – Instagram – YouTube
+5×1000per i progetti di Radio Maria: C. F. 94023530150

3 Giugno 2026 ore 09:36
di Cristina Siccardi – Chiesa cattolica | CR 1953
L’Unione Europea e i media “griffati” invitano spesso e volentieri ad essere solleciti nel verificare le notizie per non cadere nella trappola delle fake news, quando poi sono loro stessi a propinarle in gran quantità. L’ultima, in ordine di tempo, è quella lanciata dall’Agenzia Stampa AGI con l’articolo del 28 maggio u.s. con l’articolo intitolato Giovanna d’Arco, la prima femminista della Storia.
Sia ben chiaro e scritto a chiare lettere: non solo nessuna santa della Chiesa Cattolica può essere etichettata come femminista, ma neppure nessuna donna, che si professa cattolica, può essere una femminista. Il modello per ogni donna credente nella Santissima Trinità ha come modello e stella polare Maria Santissima, che non può avere nulla a che vedere con una ideologia che non solo va contro le leggi di Dio, ma anche contro le leggi di natura. Il femminismo è una patologia politica e cultura iniziata sì in Francia, ma tre secoli dopo Jeanne d’Arc, sotto la Rivoluzione francese.
Di fronte a queste menzogne paganeggianti che strumentalizzano, per scopi ideologici, figure come quelle dei santi, non si può far altro che, con fonti storiche alla mano, ricordare chi sono state realmente. Nessuna interpretazione, ma solo fatti e date.
La memoria liturgica della cosiddetta Pulzella d’Orléans cade il 30 di maggio, giorno del suo dies natalis. Fin da quando aveva tredici anni fu eletta ed investita da Dio per una missione religiosa e politica di altissima responsabilità: liberare la Francia dalla prepotenza inglese in nome di Dio.
La Chiesa, in quel periodo, viveva la profonda crisi del grande scisma d’Occidente, durato quasi 40 anni. Quando Caterina da Siena (1347-1380) morì c’erano un Papa e un antipapa; quando Giovanna nacque, nel gennaio del 1412 (si dice il giorno dell’Epifania, ma la cronologia è incerta), c’erano un Papa e due antipapi. Insieme a questa lacerazione all’interno della Chiesa, vi erano continue lotte fratricide fra i popoli europei, la più drammatica delle quali fu la «Guerra dei cent’anni» tra Francia e Inghilterra, iniziata nel 1337 e conclusasi, con pause intermedie, nel 1453.
Guerre, carestie, pestilenze, eresie prostrarono l’Europa. Era il tempo degli incubi, dove nell’immaginario collettivo le autentiche manifestazioni mistiche si intrecciavano con le magie e le stregonerie, il mondo reale della sofferenza e della morte cruenta si sovrapponeva alle fantasie demoniache popolate di mostri e di balli macabri. In questo clima di sopraffazione, di congiure e di usurpatori, di confusione nella Chiesa e nelle nazioni, l’analfabeta Jeanne, nata a Domrémy (oggi Domrémy-la-Pucelle), nei Vosgi, nella regione della Lorena, scrive una lettera di fuoco e di grazia il 22 marzo 1429, martedì della Settimana Santa:
«Gesù, Maria! Re d’Inghilterra e voi duca di Bedford che vi dite reggente del regno di Francia, voi Guglielmo di La Poule, conte di Suffolk, Giovanni sire di Talbot, e voi Tommaso sire di Scales, che vi dite luogotenenti del duca di Bedford, rendete giustizia al Re del cielo. Restituite alla Pulzella che qui è stata inviata da Dio, il Re del cielo, le chiavi di tutte le buone città da voi prese e violate in Francia. Ella è venuta qui da parte di Dio per implorare il sangue reale. Ella è pronta a far pace, se volete renderle giustizia, a patto che le restituiate la Francia e paghiate per averla tenuta. E fra voi, arcieri compagni di guerra e voi altri che siete sotto la città di Orléans, andatevene nel vostro paese in nome di Dio; e se non lo fate attendete notizie della Pulzella che ben presto vi vedrà in grandissime disgrazie. Re d’Inghilterra, se così non fate, io sono condottiero e in qualunque luogo attenderò in Francia le vostre genti, volenti o nolenti le caccerò via. E se non vogliono obbedire, tutte le farò uccidere; sono qui inviata da parte di Dio, Re del cielo, corpo a corpo, per espellervi da tutta quanta Francia. E se vogliono obbedire saranno nelle mie grazie. E non pensate altrimenti, perché non otterrete il regno di Francia da Dio, il Re del cielo, figlio di Santa Maria, ma l’avrà re Carlo, il vero erede, perché Dio, il Re del cielo, lo vuole […]» (AA.VV., Storia dei Santi e della santità cristiana, a cura di André Vauchez, Università di Parigi X – Nanterre, vol. VII, p. 145).
Jeanne, la cui vita, consumatasi in 19 anni, fu un mistero di ineffabile gioia e di inesplicabile dolore, era la minore dei cinque figli di Jacques d’Arc e di Isabelle Romée, agiati contadini. Nell’estate del 1425, all’età di 13 anni, nel giardino di casa, sente una voce… è quella di san Michele Arcangelo, che le dice di far sua la causa della Francia. Udrà la voce ancora molte volte e ad essa si uniranno quelle delle vergini e martiri santa Margherita D’Antiochia (275- 290) e di santa Caterina d’Alessandria (287-305). L’incalzante invito era accompagnato a quello di far consacrare Carlo di Valois (1403-1461) quale re di Francia. Ma come era possibile? Giovanna fece resistenza: era una semplice ragazza adolescente, come avrebbe potuto ottemperare a quella richiesta? Ma il Signore rende possibile l’umanamente impossibile.
Domrémy si trovava ai confini del regno, nella valle della Mosa che divideva la Francia dall’Impero Romano-Germanico. Gli Anglo-Borgognoni nel 1428 si impadronirono di tutte le piazze della Mosa rimaste fedeli al Delfino di Francia: Domrémy fu devastata; ciò decise il capitano di Vaucouleurs, Robert de Baudricourt (ca. 1400-1454), che in un primo tempo aveva considerato Jeanne d’Arc una pazza, di inviarla alla missione da lei richiesta: salvare Orléans; far consacrare il Re; cacciare gli Inglesi dalla Francia; liberare il duca d’Orléans.
Jeanne, che aveva fatto voto di verginità per amore di Gesù Cristo, indossati abiti maschili e tagliati i capelli, non per farsi maschio e rivaleggiare con i maschi, ma per nascondere prudenzialmente il più possibile la sua identità femminile per non essere oggetto di interesse in mezzo a tutti quegli uomini, venne armata di tutto punto e sul suo stendardo venne dipinto Cristo Re, affiancato da due angeli, con le parole «Jesus-Maria». Nessuna spada in mano, dunque (come invece certe letture femministe farneticano), ma sempre e solo il vessillo di Fede.
Il nome di Gesù comparirà sempre nell’intestazione delle sue lettere, sul suo anello e morirà pronunciandolo più volte a gran voce. La Pulzella si unì ad un esercito d’appoggio che proteggeva un convoglio di approvvigionamento e riuscì ad arrivare ad Orléans dalla riva sinistra. L’8 maggio 1429 gli inglesi assedianti furono sconfitti. Da qui si susseguirono una battaglia dopo l’altra e in queste circostanze il coraggio soprannaturale della giovane santa ricorda la tempra dei condottieri dell’antico Testamento, garantiti dal Dominus Deus sabaoth (Signore Dio degli eserciti).
Il 17 luglio dello stesso anno, Carlo VII venne incoronato a Reims alla sua presenza. Il successo la consacrò eroina inviata dal Cielo: la gente voleva toccare i suoi abiti, il suo cavallo, l’avvicinavano per conoscere il futuro, per richiedere grazie e guarigioni…
Jeanne d’Arc vinse il dominio straniero per volontà di Dio e riuscì ad infondere audacia e speranza nell’esercito regio; ma gli storici oggettivi concordano anche nel riconoscerle il merito di aver allontanato con il nemico anche il Protestantesimo, che altrimenti si sarebbe innestato in Francia. Tuttavia le truppe inglesi la fecero prigioniera a Compiègne il 23 maggio 1430. Dopo due giorni dalla cattura, l’Università di Parigi chiese che l’Inquisizione la giudicasse come una strega. Questa soluzione piacque molto al duca di Bedford in quanto gli consentiva di screditare Carlo VII, che sarebbe apparso come colui che doveva la conquista del trono alle potenze infernali.
Il 9 gennaio 1431 il vescovo Pierre Cauchon (1371-1442) aprì il processo presso Rouen nel castello di Le Bouvreuil, fortezza di Richard Beauchamp (1382-1439) che, conte di Warwich e governatore della città dal 1427, aveva precise consegne dal sovrano Enrico VI (1421-1471). Fra gli assessori convocati, sei provenivano dall’Università di Parigi, inoltre erano presenti circa sessanta prelati ed avvocati ecclesiastici, fra cui il Vescovo di Norwich e, al di sopra del Collegio Giudicante, il Cardinale di Winchester, Henry Beaufort (ca. 1374-1447), prozio e cancelliere di Enrico VI.
L’iniquo processo durò dal 20 febbraio al 24 marzo 1431. L’imputata era accusata di idolatria, scisma e apostasia. Durante il processo le venne chiesto se era in grazia di Dio ed ella rispose: «Se non ci sono, voglia Dio mettermici, e se ci sono voglia Dio tenermici». I suoi interrogatori furono un capolavoro di determinazione e perseveranza nella sola fede cattolica. Fu abbandonata al braccio secolare. Il 30 maggio 1431 Giovanna venne arsa viva sulla piazza del Vieux-Marché di Rouen. Morì contemplando una grande croce astile che frate Isembard de la Pierre aveva portato per lei.
Nel 1456 fu solennemente proclamata la sua riabilitazione; sarà beatificata da san Pio X (1835-1914) nel 1910 e canonizzata nel 1920 da Benedetto XV (1854-1922). Una sua statua è stata posta nella cattedrale di Winchester, dinnanzi alla tomba del Cardinale Beaufort, colui che ebbe un ruolo decisivo nel tragico e infausto processo.
La martire francese resta personalità unica e straordinaria e rivela tangibilmente la potente presenza di Dio nella Storia; così come la sua limpida testimonianza dimostra gli errori che gli uomini di Chiesa possono commettere, ma come la verità della Sposa di Cristo emerga comunque e sempre.
Jeanne d’Arc tese all’Imitatio Christi attraverso la fede salda, la carità immensa, la volontà indefettibile, l’umiltà, la purezza, l’oblio di sé, accettando la sofferenza e la morte come sacrificio supremo per amore. Da bambina saliva al romitorio di Notre-Dame di Bermont e nel mese mariano offriva dolcemente alla Vergine Santissima corone di fiori. Nel maggio del 1431 donò la palma del martirio a «Jesus-Maria»: come per la clarissa santa Colette di Corbie (1381-1447), che probabilmente aveva incontrato a Moulins nel 1430, anche per Jeannette, così allora amabilmente chiamata, il Redentore e la Corredentrice sono eternamente inscindibili.
