"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Aprile 2026 Pagina 34 di 38

Pasqua al Santo Sepolcro, Pizzaballa: la Parola di Dio più forte di ogni silenzio

Nelle prime ore di sabato 4 aprile il patriarca ha presieduto la vigilia pasquale nella “chiesa della risurrezione”. Alla liturgia hanno partecipato solo pochi sacerdoti, così come previsto dalle restrizioni a causa della guerra. Il cardinale nel’omelia: “Gerusalemme, città segnata dalla memoria della morte e oggi da tante divisioni, diventa il luogo in cui si annuncia la vita”

Beatrice Guarrera – Città del Vaticano – Vatican news 4 Aprile 2026

“La Pasqua non inizia dalla proclamazione della vittoria, ma dall’ascolto di una storia: una storia che affronta la morte per giungere alla vita”. Con queste parole il il patriarca di Gerusalemme dei latini, cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha ricordato il necessario passaggio nelle tenebre, per giungere alla risurrezione, nell’omelia della celebrazione della veglia pasquale, che ha presieduto questa mattina nella basilica del Santo Sepolcro. Nel contesto della guerra in corso e delle limitazioni imposte per garantire la sicurezza, hanno partecipato alla liturgia solo poche persone, tra cui i frati francescani della Custodia di Terra Santa che vivono nel convento del Santo Sepolcro, chiamato dai cristiani locali “la chiesa della risurrezione”. 

Abitare nel profondo la condizione umana

“Le porte sono ancora chiuse. Il silenzio è quasi assoluto, rotto forse dal rumore lontano di ciò che la guerra continua a seminare in questa terra santa e lacerata. Tuttavia, proprio qui, –  ha detto Pizzaballa – in questo luogo dove la morte è stata abitata da Dio, la Parola di Dio risuona più forte di ogni silenzio”. Il cardinale ha spiegato che quella della comunità cristiana di Terra Santa è “una fede provata, fragile, forse stanca… eppure ancora in piedi. Non perché siamo forti, ma perché qui ci sostiene Qualcuno”.  Dio, infatti, “non ha scelto una via di fuga, ma ha deciso di entrare nella condizione umana nella sua realtà più profonda”, assumendo su di sé tutte le dimensioni dell’esistenza, compresa – ha aggiunto il porporato – “quella che oggi, purtroppo, sperimentiamo in maniera spesso violenta: il dolore e la morte. Non per ‘spiegarli da lontano, ma per abitarli da vicino”.

La vigilia pasquale davanti all'edicola del Santo Sepolcro

La vigilia pasquale davanti all’edicola del Santo Sepolcro

“Chi ci rotolerà via la pietra?”

Il patriarca ha osservato che la lunga liturgia della Parola ha condotto, passo dopo passo, i fedeli al Vangelo di Matteo: Venne un gran terremoto; infatti un angelo del Signore discese dal cielo, si avvicinò e rotolò via la pietra, e si pose seduto sopra di essa (Mt 28,2). Si tratta del “cuore di un passaggio che scuote il mondo”: una pietra rimossa non da forze umane, ma dalla potenza divina. “In questo momento – ha continuao Pizzaballa – sembra non ci sia nessuno che possa rotolare via le pietre delle tombe che la sofferenza per questa situazione di guerra continua a scavare. Ma proprio per questo ascoltiamo con più urgenza la domanda che le donne portavano nel cuore: chi ci rotolerà via la pietra?”.  Una domanda che è qeulla “di ogni ricerca di speranza quando sembra che non ci sia più nulla da fare”, quella di chi si avvicina al mistero con fiducia, anche quando il cammino appare oscurato. “Oggi quella domanda sale da tutta la Terra Santa, e da ogni luogo del mondo segnato dalla violenza – ha affermato il cardinale -. E la risposta non è un annuncio a vuoto, ma un evento: la pietra è stata rotolata via. Non dalla nostra forza, ma dalla potenza dell’amore di Dio che è più forte della morte”.

Dio non aspetta che le nostre guerre finiscano per far risorgere la vita

La stessa domanda è “il grido che sale dalle nostre case, perché intorno a noi pietre sono state rimesse al loro posto. Eppure, oggi siamo qui: in un sepolcro che è stato aperto una volta per sempre”.  La pietra è stata rimossa quando ancora era buio, quando ancora nessuno credeva possibile “e questo è il primo annuncio pasquale, qui e ora – ha detto Pizzaballa -: Dio non aspetta che le nostre guerre finiscano per cominciare a far risorgere la vita. Comincia nel buio. Comincia nel silenzio. Comincia nel sepolcro ancora chiuso”. La Pasqua, infatti,  “non è il risultato dei nostri sforzi di pace, per quanto necessari”: “È il fondamento che rende possibile ogni sforzo. Se il sepolcro è vuoto, allora nulla è veramente chiuso. Nessuna terra è per sempre contesa, nessuna ferita è per sempre insanabile, nessuna memoria è per sempre prigioniera dell’odio. Non perché sia facile – sappiamo quanto sia difficile – ma perché la direzione della storia è cambiata. Non camminiamo più verso la morte: da questo sepolcro, la morte è alle nostre spalle. E anche quando la guerra sembra dirci il contrario, noi siamo quelli che hanno visto la pietra rimossa”. 

Messori, appassionato indagatore delle ragioni della fede

È morto un grande scrittore cattolico autore di bestseller sulla fede

Andrea Tornielli -Vatican News – 4 Aprile 2026

Il suo cuore si è fermato ieri sera, nella sua casa di Desenzano del Garda, alle 21.45 del Venerdì Santo, dopo la memoria di quella Passione che lui aveva indagato con grande onestà intellettuale nel libro “Dicono che è risorto”. È morto Vittorio Messori, scrittore e autore di bestseller sulla fede che hanno venduto milioni di copie e hanno inciso nel panorama culturale italiano e internazionale: avrebbe compiuto 85 anni fra pochi giorni. Quattro anni fa aveva perso l’amatissima moglie Rosanna.

Emiliano di Sassuolo, era nato in una famiglia anticlericale, sfollata nel bresciano e quindi approdata a Torino nell’immediato dopoguerra. Vittorio all’università era stato allievo di Firpo e Bobbio e si era laureato in Scienze Politiche con Galante Garrone e una tesi sul Risorgimento.

Nel 1964 la sua vita, che fino a quel momento era stata lontana dalla fede, cambia radicalmente, complice una lettura dei Vangeli. Quei testi scarni ed essenziali, scritti quasi due millenni prima, lo colpiscono al cuore trasformandolo, da quel momento, in un instancabile indagatore delle ragioni del credere. Si iscrive all’Istituto di Cristologia della Pro Civitate Christiana di Assisi, dove trascorre un anno a studiare e dove incontra quella che sarebbe poi diventata sua moglie. Dopo aver fatto ritorno a Torino, inizia a lavorare alla Società Editrice Internazionale e collabora con diversi giornali e riviste. Nel 1970 entra a Stampa Sera e quindi diventerà redattore dell’inserto Tuttolibri della Stampa.

Nel 1976 esce il suo primo e fondamentale saggio, “Ipotesi su Gesù”, frutto di dodici anni di studio. Un libro che indaga sulla storicità del Nazareno rendendo accessibili a tutti contenuti solitamente confinati nella stretta cerchia degli esperti. È stato, senza volerlo né averlo pianificato, l’iniziatore di una nuova e moderna apologetica, condotta con estremo rigore. Nel 1978 si trasferisce a Milano, per far nascere Jesus il nuovo mensile dei Paolini, nella cui redazione lavorerà alcuni anni per poi continuare a collaborare ma da esterno. Nel 1982 pubblica “Scommessa sulla morte”, denunciando la crisi del marxismo. Ma è la storicità dei Vangeli ad attrarlo particolarmente: a quel primo fondamentale libro dedicato a Gesù ne seguono altri che sistematizzano le ricerche alle quali continuerà a dedicarsi con passione per tutta la vita: “Inchiesta sul cristianesimo” (1987), un viaggio in dialogo con cristiani, credenti di altre religioni, atei, agnostici; “Patì sotto Ponzio Pilato” (1992), “Dicono che è risorto” (2000), “Ipotesi su Maria” (2005).

Ma a essere ricordato in modo particolare, per l’eco straordinaria che ebbe al momento dell’uscita, è un altro libro, scritto da Messori nel 1984 dopo alcuni giorni di colloqui con il cardinale Joseph Ratzinger durante le sue vacanze al seminario di Bressanone: “Rapporto sulla fede”. È il libro che presenta al grande pubblico il pensiero del cardinale che da qualche anno Giovanni Paolo II aveva chiamato alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede, e che mette in guardia dalle derive ideologiche di certo progressismo. Autore stimato da Papi e futuri Papi, nel 1994 gli viene proposto di intervistare Giovanni Paolo II. Ne nasce il libro “Varcare le soglie della speranza”, nel quale il Pontefice risponde a 35 domande formulate da Messori. Diventa collaboratore del Corriere della Sera e viene scelto per essere lui a comunicare, attraverso un editoriale, la decisione presa da Karol Wojtyla nei primi anni Duemila: nonostante l’avanzare della malattia, non avrebbe rinunciato al pontificato.

Per tutta la sua vita, l’annuncio della fede e le ragioni per credere, gli argomenti in favore della storicità dei Vangeli, sono stati al centro del suo interesse. A motivo della sua vita precedente alla conversione e del suo dare priorità al kerygma, non è mai stato particolarmente interessato ai temi della morale. “Senza il chiodo della fede – amava ripetere – l’attaccapanni della morale non può star su”: intendeva in questo modo sottolineare che nel contesto secolarizzato di oggi era fondamentale annunciare innanzitutto la morte e resurrezione di Cristo testimoniando l’essenziale della fede.

Grande studioso delle apparizioni e dei miracoli di Lourdes, negli ultimi anni si era ulteriormente accentuata la sua devozione mariana e aveva profuso un notevole impegno investendo le sue personali risorse nel realizzare la cappella della Madonna dell’Ulivo nei giardini che circondano l’abbazia benedettina di Maguzzano, in prossimità del Lago di Garda, attualmente abitata dai Poveri Servi della Divina Provvidenza.

Colpisce che un autore che ha dedicato ogni sua energia a ricostruire la figura di Gesù abbia concluso la sua esistenza nel giorno in cui i fedeli del mondo fanno memoria della morte del Nazareno sul Calvario.

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

🟣VIA CRUCIS CON VICKA E PADRE LIVIO SUL KRIZEVAC

Questa via Crucis con la veggente Vicka di Medjugorje, realizzata nell’estate del 1988, è una testimonianza preziosa Questa via Crucis, animata da una giovane Vicka con al seguito Suor Elvira e una trentina di ragazzi drogati e’ un documento di profonda spiritualità che ancora oggi commuove e che certifica la presenza della Madonna a Medjugorje. Questa via Crucis è incominciata al mattino quando era ancora buio ed è terminata a mezzogiorno. Io ho inciso le parti più importanti con un piccolo registratore. Ora desidero diffondere questa via Crucis in tutto il mondo con Radio Maria

A Medjugorje ci sono due monti pieni di significato: il primo è il Podbrdo o collina delle prime apparizioni, il secondo è il Krizevac o monte della croce, così chiamato perché sulla cima si erge una grande croce di cemento, costruita lassù dagli abitanti del posto nel 1933, in occasione del diciannovesimo anniversario della redenzione. Riguardo a questa croce così la Madonna si è espressa in un messaggio molto significativo:  “Anche la croce faceva parte del disegno di Dio, quando voi l’avete costruita” (30.08.1984).

Il mistero della croce occupa a Medjugorje una posizione fondamentale. La Madonna lo richiama spesso, specie nel tempo di quaresima. Già nel secondo giorno delle apparizioni, il 26 Giugno 1981, la Regina della pace è apparsa in lacrime a Marija e, mentre invocava la riconciliazione con Dio e fra gli uomini, una croce scura, formata dai soli legni, si stagliava dietro le sue spalle. Sono le lacrime della Madre per le anime dei suoi figli che si perdono  sulla via del male.

Un richiamo ancora più coinvolgente la Madonna lo ha fatto quando in due occasioni diverse è apparsa con a fianco Gesù sofferente, incoronato di spine, flagellato e grondante sangue. In quell’occasione Gesù era rimasto muto e non aveva neppure alzato gli occhi.

Quanto sia incisivo il messaggio della croce che viene da Medjugorje l’ho compreso durante la Via Crucis più bella e più faticosa della mia vita. L’appuntamento era alle due di notte ai piedi del monte Krizevac. Mi trovai là con Vicka, Suor Elvira e un gruppo di una trentina di giovani ex tossicodipendenti del Campo della Vita, una delle numerose comunità che questa suora eccezionale ha realizzato nel mondo per strappare i giovani dagli artigli della droga e riconsegnarli a Dio e alla gioia della vita.

Eravamo, credo, nell’Estate del 1988. Incominciammo la salita sostando a lungo davanti ai bellissimi pannelli delle stazioni, opera di uno scultore italiano, catturato come tante altre persone dal fascino della Gospa.  Vicka si fermava davanti a ognuna di essi estraendo dal suo cuore pensieri fra i più profondi che abbia mai udito sulla sofferenza. I ragazzi assorti ascoltavano e cantavano. Ebbi la fortunata idea di registrare i passaggi più significativi di quella Via Crucis che terminò quando il sole era già alto nel cielo. Ne ritagliai una composizione di circa due ore che di tanto in tanto metto in onda a Radio Maria, con grande edificazione degli ascoltatori.

Vicka ci precedeva avanzando a piedi nudi sui sassi aguzzi del sentiero ritagliato fra le rocce. E’ una consuetudine del posto, che impressiona e spesso affascina i pellegrini. Una volta osservai un giovane che saliva a piedi nudi l’ultimo giorno dell’anno, incurante del gelo polare. Mi disse sorridendo che in questo modo desiderava esprimere il suo amore e il suo grazie alla Madonna.

 Notai che Vicka era molto presa dalle sofferenze di Gesù, fino quasi a immedesimarsi. Nelle sue preghiere spontanee davanti ai quadri della Passione sembrava rivivere in se stessa gli avvenimenti rappresentati. A volte chiamava il Krizevac col nome di Calvario. Compresi quanto la Madonna avesse introdotto i sei veggenti nel mistero della croce.

Nel lungo racconto fatto a Radio Maria sulle apparizioni di Medjugorje ,Marija Pavlovic afferma che anche i veggenti hanno fatto la loro Via Crucis, a causa soprattutto delle persecuzioni dei primi anni. Si tratta di una affermazione molto giusta. La Madonna ha protetto i suoi sei “angeli”, ma non ha risparmiato loro le  croci ordinarie della vita, anzi, ne ha aggiunto anche di straordinarie, aiutandoli a comprendere che la croce è un grande valore. Ivanka aveva perso la madre ancora in giovane età, due mesi prima dell’inizio delle apparizioni. Jakov, già orfano di padre, era stato privato dalla madre nei primi anni delle apparizioni. Marija, pur cagionevole di salute, non esitò a donare un rene al fratello che non aveva più speranze di vita.

 La grazia di vedere la Madonna e la missione di testimoniarla è fruttificata attraverso la croce. La Regina della pace ha insegnato prima ai veggenti e poi ai pellegrini che senza la croce non si matura nella fede.

Per quanto riguarda la comprensione del valore della sofferenza Vicka ha vissuto un’esperienza molto particolare che va messa nella giusta luce. Non è nelle intenzioni di quest’opera fare il racconto di tutti gli avvenimenti, neppure dei più significativi, di Medjugorje. C’è da augurarsi che qualche persona adatta si accinga al compito che si presenta immane. Qui ci limitiamo a segnalare quelle cose che aiutano alla comprensione del messaggio che la Madonna è venuta a portare. Mi pare che la Regina della pace abbia condotto Vicka in un modo tutto particolare nel mistero della sofferenza.

L’intensità spirituale con la quale per molte ore aveva guidato la Via Crucis mi aveva colpito. Compresi che quell’anima privilegiata stava vivendo un’autentica esperienza mistica in relazione alla Passione di Gesù. Me ne accorsi soprattutto da alcuni passaggi delle sue preghiere spontanee, quando con accenti di grande partecipazione esclamava: “Grazie Gesù, perché la tua croce è grazia! Grazie Gesù, perché la tua croce è gioia”. Lo diceva come se lo sperimentasse, come se lo vivesse sulla sua pelle.

In quegli anni Vicka era affetta da una malattia misteriosa. Si è scritto e detto un po’ di tutto al riguardo. Nel marzo del 1988 si tenne a Milano un convegno a porte chiuse, con la partecipazione di una quindicina di medici di varie specializzazioni, alcuni di fama internazionale. Era presente anche René Laurentin. Fui invitato anch’io per esporre, come persona informata sui fatti,  quella che poteva essere una chiave di interpretazione di una patologia che la medicina non riusciva a decifrare.

Vicka di tanto in tanto, forse mediamente una volta al mese, entrava in uno stato di apparente coma, durante il quale soffriva molto, non solo alla testa, ma in tutto il corpo. La vidi molte volte in quella situazione, alcune volte sveglia, altre volte assopita, mentre le sorelle o alcune amiche la assistevano. Di che cosa si trattava? Qualcuno in passato aveva azzardato l’ipotesi che ci si trovasse di fronte a una forma di isteria e che anche la supposta apparizione della Madonna fosse da attribuirsi alla medesima causa. I medici convegnisti, alcuni dei quali aveva studiato il fenomeno da vicino, esclusero in modo unanime una simile ipotesi. La medicina brancolava nel buio. Non riusciva a dare una spiegazione scientifica a un fenomeno che sfuggiva a valutazioni puramente umane.

L’interpretazione di quella patologia, spiegai a mia volta, andava ricercata in una esperienza mistica particolare, non ignota alla storia della spiritualità cristiana. Quello che volgarmente veniva chiamato lo stato di “coma” era in realtà un’esperienza di sofferenza molto intensa, durante la quale Vicka, anche se all’esterno sembrava perdere o realmente perdeva i sensi, interiormente era vigile e in questo stato di coscienza soffriva indicibilmente e pregava. Si può affermare al riguardo che riviveva in se stessa qualcosa della Passione di Gesù in favore del suo corpo mistico che è la Chiesa.

Questa situazione di sofferenza mistica che Vicka in genere viveva per alcuni giorni di seguito è durata per un periodo di quasi quattro anni. In tutto questo tempo la sua vita era completamente dedicata all’instancabile accoglienza dei pellegrini che accorrevano alla sua casa dalla mattina alla sera, salvo questi intervalli di tempo in cui era quasi rapita dal mondo e resa partecipe delle sofferenze di Gesù.

Chi può dire quali benefici ne derivarono per le anime che accorrevano bisognose di grazia? Questo mirabile fenomeno mistico avveniva nella più grande semplicità e nel più rigoroso riserbo, come se la protagonista, sempre sorridente, non ne fosse consapevole. La Madonna preannunciò alcuni mesi prima a Vicka che le avrebbe tolto questa sofferenza, cosa che si verificò puntualmente nella data che lei aveva stabilito.

Padre Livio

7. La Confessione Pasquale

La preparazione alla Confessione Pasquale naturalmente riguarda tutti; riguarda quelli che si confessano abitualmente ma anche riguarda quelli che si confessano saltuariamente e, siccome la nostra radio è seguita da persone di vario genere, vorrei anche in qualche modo includere quelli che sono da tempo lontani dal Sacramento della Confessione e sono forse lontani anche da Dio. Vorrei iniziare questa preparazione alla Confessione meditando sul significato della vita su questa Terra che è una vita breve. Il tempo passa rapidamente, la morte si avvicina, l’eternità ci aspetta.

Nessuno si faccia illusioni che con la vita finisce tutto, questo è un grande sbaglio. Al termine della vita c’è il Giudizio. Nel momento stesso della morte saremo giudicati da Dio e saremo immediatamente inviati alla beatitudine eterna, o al purgatorio che è attesa dalla beatitudine eterna, oppure saremo inviati alla perdizione eterna.

Questo è lo sbocco della vita. Lo sbocco della vita è o la beatitudine eterna o la perdizione eterna. Lo sbocco della vita è un’esistenza felice con Dio oppure un’esistenza di eterna infelicità senza Dio.

Allora questo sbocco della vita è costruito qui nel tempo, qui su questa Terra. Una vita nella quale Dio è assente, una vita senza Dio, una vita che ci vede nel momento della morte separati da Dio, ebbene una vita così costruita nel tempo continuerà anche nell’eternità. Cioè saremo eternamente senza Dio, saremo nel deserto dell’amore, saremo nella tenebra, nella disperazione, nella morte spirituale.

Una vita che qui su questa terra è un impegno, un impegno per il bene, è un impegno per la verità, è un impegno per la bontà e quindi un’apertura a Dio perché Dio è il bene, Dio è la verità, Dio è la bontà, Dio è l’amore. Una vita che qui su questa Terra è una seminagione di bene, una vita che qui su questa Terra è una ricerca di Dio, una vita che qui su questa Terra è un’apertura del cuore a Dio ed è la vita dei figli che vivono davanti al Padre Celeste, è la vita dei figli che si affidano al Padre, ebbene la morte non può che accogliere, che prendere questa esistenza che è con Dio e portarla nella pienezza stessa di Dio nell’eternità. Allora noi dobbiamo un po’ interrogarci sulla nostra vita, cioè su quale strada è posta. Sono sulla via del bene o sono sulla via del male? Oppure sono su una via dove tengo i piedi un po’ da una parte e un po’ dall’altra?

Dobbiamo fare il punto della nostra situazione. Tutti abbiamo bisogno di convertirci. Abbiamo bisogno di convertirci noi che crediamo, noi che speriamo di essere vicino a Dio, perché la tiepidezza ci assedia, perché la tiepidezza, l’abitudine e l’amore mercenario, come si dice, può albergare nel nostro cuore.

Per chi già crede, convertirsi vuol dire un passo avanti nel cammino di santità. Per chi già crede, convertirsi vuol dire staccarsi da tante mediocrità. Per chi già crede, convertirsi vuol dire crescere nell’amore di Dio, crescere nello zelo per Dio, crescere nell’amore per il prossimo.

Per chi già crede, convertirsi vuol dire fare un passo avanti nell’amore di Dio, passare dall’amore mercenario all’amore di amicizia, passare ad una vita comoda, una vita di testimonianza. Santa Catrina da Siena, parlando del Crocifisso, si chiedeva chi è quello stolto bestiale che vedendosi così amato non ami. Questo vale per noi cristiani, per noi credenti che siamo vicini a Dio, che pensiamo di essere vicini a Dio, che siamo incamminati sul cammino di perfezione, ma che forse siamo entrati in un clima di tiepidezza.

Ci crediamo giusti, ma se paragonassimo le esigenze della santità che Dio vuole da noi, certamente sentiremmo quanto è importante la conversione. Tutti dobbiamo convertirci, anche quelli che sono sul cammino di conversione devono convertirsi, cioè devono imprimere alla loro vita un’accelerazione, una crescita nell’amore, una dose più grande di fervore. Oggi con la secolarizzazione il mondo è entrato nella Chiesa, è entrato nelle famiglie, tant’è vero che non si riesce più a distinguere una famiglia cristiana da una famiglia non cristiana.

Nelle famiglie non si prega, nelle famiglie non c’è il fervore, nelle famiglie non c’è neppure la regola di vita del Vangelo. Il mondo è entrato nelle famiglie, è entrato nelle parrocchie, è entrato nelle comunità religiose, è entrato anche fra i sacerdoti. Ragioniamo come il mondo, pensiamo come il mondo, ci comportiamo come il mondo.

Sotto il profilo anche morale molte volte giustifichiamo il peccato. Siamo diventati sale scipito. Il mondo è lontano da Dio perché quel sale con cui il mondo dovrebbe essere salato non ha molto sapore, perché quella luce che dovrebbe illuminare il mondo non illumina abbastanza, ma è diventato un lucignolo fumigante.

Se noi cristiani fossimo più fervorosi, più impegnati nel cammino di santità, il mondo non sarebbe così corrotto. Se nel mondo domina il peccato è perché noi, noi in noi stessi, non facciamo la lotta al peccato. Allora la prima esortazione che vorrei fare è proprio questa e cioè un passo avanti nel cammino di santità di chi è comunque sulla via del bene, un rinnovamento del fervore, un decidersi totalmente per Dio e quindi una vita cristiana dove Dio sia al primo posto, una vita dove la preghiera sia al primo posto.

Quando la preghiera è al primo posto anche l’amore è al primo posto, anche la legge di Dio è al primo posto. Dobbiamo riscoprirlo tutti questo, sia i laici, sia noi sacerdoti, sia i religiosi, le religiose, i ragazzi, i giovani, capire che Dio ci vuole santi, che la santità è il cammino della vita, è ciò che rende la vita grande, la vita bella, è ciò che rende il cammino della vita un cammino di gioia, anche se è un cammino di impegno.

Promettere davanti al Crocifisso di essere suoi, di essere di Cristo. Promettere davanti al Crocifisso di uscire dalla palude della mediocrità, dai piccoli compromessi con il mondo e con la nostra carne, con il nostro egoismo. Diventare sale, lievito, luce.

Questa è la prima conversione che dobbiamo chiedere al Signore, la conversione di chi già crede, di chi già pensa di essere convertito, la conversione di chi stagna nel peccato veniale, la conversione di chi è tiepido. La nostra Confessione deve essere una decisione per un Cristianesimo coerente, perché a Dio si dà tutto, con Dio non si può barare, cioè o si dà tutto o si dà niente insomma.
Vorrei rivolgere un pensiero a chi si è lasciato prendere, sviare dalla carne, dal mondo, dal maligno e sulla via del male e si trova nel peccato, nel peccato mortale, lontano da Dio.

Ebbene, io vorrei con questi fratelli fare questa riflessione. Chiedetevi, si sta bene nel peccato? Si è felici nel peccato? Si è contenti nel peccato? Che vita avrà, che sbocco avrà una vita nel peccato? Nel peccato si è infelici, nel peccato si è scontenti, nel peccato si è tormentati dalla coscienza, nel peccato non si ha pace, nel peccato non si è felici, nel peccato non si è liberi. Una vita di peccato non ha prospettive, è una vita piena di rimorsi e di buio. Non è un cammino la vita nel peccato, è uno sprofondare. La via del male è la via dell’infelicità. Santa Caterina da Siena diceva che anche l’inferno ha i suoi martiri e sono quelli che percorrono la via del male, essendosi lasciati ingannare dalle false luci del male, dalle false felicità del male, in realtà poi hanno fatto l’esperienza più amara, quella di perdere Dio e, perdendo Dio, hanno perso la pace, la luce e la gioia.

Allora prendiamo consapevolezza di quello che è la nostra vita nel peccato. O se ne esce oppure si sprofonda sempre più fino a perdersi eternamente. Non ci sono alternative, o se ne esce o ci si perde.

È inutile dire che per il momento non ce la facciamo e che ne usciremo dopo. Queste sono le tattiche sataniche della dilazione, del dilazionare.

Dobbiamo prendere coscienza che il male fa male, che la vita di peccato non ha sbocchi, che la vita di peccato è uno sprofondamento nell’inferno già in questa vita, che la vita di peccato è la morte spirituale, è una vita senza amore, senza luce, senza pace, senza gioia, senza felicità, senza dignità anche. La vita di peccato è una vita senza dignità in cui abbiamo perso perfino la stima di noi stessi. È una vita nella quale noi stessi ci facciamo schifo.

Prendere coscienza di questa situazione esistenziale è già una grande grazia. È una grande grazia perché molte volte il peccato acceca e chi vi giace non prende neanche consapevolezza della tremenda situazione in cui si trova, del pericolo eterno e del pericolo tremendo di perdizione eterna che incombe su di lui. Dunque, è già una grande grazia se in noi c’è il risveglio della coscienza.

Questa è una grazia che Dio ha fatto anche a Giuda, il risveglio della coscienza. Dio ti ha fatto questa grazia del risveglio della coscienza. Non respingiamola, non rimandiamo perché il demonio ci farà sempre più schiavi.

Da una situazione di perdizione bisogna uscire subito. Ora Dio ci fa la grazia di capire in che situazione ci troviamo. Dio ci ha fatto la grazia del risveglio della coscienza.

Mettiamoci davanti al Crocifisso. Consideriamo il male della nostra vita e presentiamolo a lui. Non lasciamoci prendere dalla disperazione, dallo scoraggiamento.

Giuda si è disperato. Dio gli ha concesso la grazia di vedere il suo male e lui non ha avuto fiducia nella Misericordia. La Misericordia di Dio è più grande di qualsiasi nostro peccato.

Non c’è peccato che Dio non perdoni. Non c’è uomo di cui abbia schifo. Dio non ha schifo dei peccatori. Dio ha schifo del peccato, non dei peccatori. È per quello che ci vuol liberare dal peccato. È per quello che ha espiato il peccato, per liberarci dalla schiavitù del peccato.

Dio vuole che usciamo dalla tomba, dal sepolcro di infelicità dove ci siamo rinchiusi. Dio non ci rimprovera, ma ci invita a dare a lui tutto il nostro male. Dio ci rinvita a casa sua.

Dio ci rinvita nella casa del Padre e quindi ci riabilita nella dignità di figli. Questo è il grande mistero dell’amore di Dio che si manifesta attraverso la Croce, cioè che i peccati ci vengono perdonati gratuitamente. Dio ci dà la possibilità di rinascere.

Il mondo, la società, non ci danno mai la possibilità di ricominciare una vita nuova. Restiamo marchiati, ma con Dio non è così. Con Dio i più grandi peccatori possono diventare i più grandi santi.

Dio dà veramente la possibilità alle persone di rinascere, anche a chi è lontano, chi è nel male. Se abbiamo il coraggio di pentirci, Dio dà la possibilità di rinascere, di ricostruire la vita.

Chi è sulla via del bene, ma lo è nella tiepidezza, si converta, anzi convertiamoci, decidendo una vita cristiana nel fervore dell’amore per essere apostoli di Cristo in un mondo che è nelle tenebre e nell’ombra di morte. Chi è in una vita di peccato, dico che è una vita senza sbocco, una vita senza futuro, è uno sprofondare nell’abisso, è una vita senza prospettive.

C’è una sola cosa da fare, tornare indietro. Prendiamo il coraggio di tornare indietro, prendiamo il coraggio di tagliare i legami con il male, chiediamo a Gesù la forza di farlo. Dio ci ha dato la grazia del risveglio della coscienza, corrispondiamo, dobbiamo corrispondere a questa grazia, inginocchiandoci davanti a Dio e diciamo: Dal profondo grido a te o Signore. Signore, ascolta la mia voce.
Nella preghiera, nella considerazione della nostra vita che non ha sbocchi, che è infelice, decidiamo una vita nuova. Dio ce ne dà la possibilità.

Maria donna del Sabato santo

Santa Maria, donna del Sabato Santo, raccontaci come, sul crepuscolo di quel giorno, ti sei preparata all’incontro col tuo figlio Risorto. Madre dolcissima, prepara anche noi all’appuntamento con Lui. Destaci l’impazienza del suo domenicale ritorn

Pensieri sui Vangeli Festivi: Domenica di Pasqua – di Padre Livio

Vangelo

Egli doveva risuscitare dai morti.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Parola del Signore.

🔴LIVE🔴 NON PRAEVALEBUNT – PUNTATA 29: La Fede va testimoniata – Catechesi giovanile 2006-2007 di P. Livio


IL PAPA PORTA LA CROCE

Sabato Santo


autore: Domenico Beccafumi anno: 1530-1535 titolo: Discesa di Cristo al Limbo luogo: Pinacoteca nazionale, Siena

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Nome: Sabato Santo

Titolo: La discesa agli inferi

Ricorrenza: 4 aprile

Martirologio: edizione 2004

Tipologia: Solennità

Il terzo giorno del Triduo Pasquale è il Sabato santo, che commemora la discesa agli inferi di Nostro Signore Gesù. Gesù vi resta per un breve tempo, compiendo la sua vittoria sulla morte e sul diavolo, liberando le anime dei buoni e giusti morti prima di lui e aprendo loro le porte del Paradiso.

Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croceAdamo fu il primo ad incontrare Gesù e, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti:
«Sia con tutti il mio Signore».
E Cristo rispondendo disse ad Adamo:
«E con il tuo spirito».

E, presolo per mano, lo scosse dicendo:
«Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.
Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio;
che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo,
e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite!
A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati!
A coloro che erano morti: Risorgete!
A te comando: Svegliati, tu che dormi!
Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno.
Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti.
Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi, mia effige, fatta a mia immagine!
Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.
»

«Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio.
Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo.
Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra.
Per te, uomo, ho condiviso la debolezza umana,
ma poi son diventato libero tra i morti.
Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre,
sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei,
e in un giardino sono stato messo in croce.
Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te,
per poterti restituire a quel primo soffio vitale.
Guarda sulle mie guance gli schiaffi,
sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.
Guarda sul mio dorso la flagellazione subita
per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati.
Guarda le mie mani inchiodate al legno per te,
che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero.
Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato,
per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco.
Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco.
Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno.
La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.
»

«Sorgi, allontaniamoci di qui.
Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso.
Io invece non ti rimetto più in quel giardino,
ma ti colloco sul trono celeste.
Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita,
ma io, che sono la Vita, ti comunico quello che sono.
Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero.
Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio,
anche se non sei Dio.
»

«Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori,
la sala è allestita, la mensa apparecchiata,
l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti.
In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni
il regno dei cieli».

Compiuta tale missione, l’anima di Gesù si ricongiunge al corpo nel sepolcro: ciò costituisce il mistero della risurrezione, centro della fede di tutti i cristiani, che verrà celebrato nella seguente domenica di Pasqua.

Questo giorno è dunque incentrato sull’attesa dell’annuncio della risurrezione, che avverrà nella solenne Veglia Pasquale. Tale attesa viene professata da alcuni Simboli antichi e tuttora dalla preghiera eucaristica, quale annuncio di salvezza per ogni uomonessuno è escluso dalla salvezza che Dio ha preparato per gli uomini in Cristo, nessuno è smarritoDio si fa solidale anche nella morte.

Per quanto le tradizioni delle Chiese siano unanimi nel ritenere per fede questo aspetto della Pasqua, si tratta di un articolo del Simbolo sovente trascurato. Introducendo la celebrazione comunitaria dell’Ufficio delle Letture e delle Lodi del mattino, o come breve omelia, questo mistero può essere adeguatamente presentato quale tesoro di fede della Chiesa.

La Chiesa cattolica considera degno di lode protrarre il digiuno ecclesiastico e l’astinenza dalla carne anche per tutto il Sabato Santo; tuttavia non ne fa un obbligo per i fedeli.

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