La preparazione alla Confessione Pasquale naturalmente riguarda tutti; riguarda quelli che si confessano abitualmente ma anche riguarda quelli che si confessano saltuariamente e, siccome la nostra radio è seguita da persone di vario genere, vorrei anche in qualche modo includere quelli che sono da tempo lontani dal Sacramento della Confessione e sono forse lontani anche da Dio. Vorrei iniziare questa preparazione alla Confessione meditando sul significato della vita su questa Terra che è una vita breve. Il tempo passa rapidamente, la morte si avvicina, l’eternità ci aspetta.

Nessuno si faccia illusioni che con la vita finisce tutto, questo è un grande sbaglio. Al termine della vita c’è il Giudizio. Nel momento stesso della morte saremo giudicati da Dio e saremo immediatamente inviati alla beatitudine eterna, o al purgatorio che è attesa dalla beatitudine eterna, oppure saremo inviati alla perdizione eterna.

Questo è lo sbocco della vita. Lo sbocco della vita è o la beatitudine eterna o la perdizione eterna. Lo sbocco della vita è un’esistenza felice con Dio oppure un’esistenza di eterna infelicità senza Dio.

Allora questo sbocco della vita è costruito qui nel tempo, qui su questa Terra. Una vita nella quale Dio è assente, una vita senza Dio, una vita che ci vede nel momento della morte separati da Dio, ebbene una vita così costruita nel tempo continuerà anche nell’eternità. Cioè saremo eternamente senza Dio, saremo nel deserto dell’amore, saremo nella tenebra, nella disperazione, nella morte spirituale.

Una vita che qui su questa terra è un impegno, un impegno per il bene, è un impegno per la verità, è un impegno per la bontà e quindi un’apertura a Dio perché Dio è il bene, Dio è la verità, Dio è la bontà, Dio è l’amore. Una vita che qui su questa Terra è una seminagione di bene, una vita che qui su questa Terra è una ricerca di Dio, una vita che qui su questa Terra è un’apertura del cuore a Dio ed è la vita dei figli che vivono davanti al Padre Celeste, è la vita dei figli che si affidano al Padre, ebbene la morte non può che accogliere, che prendere questa esistenza che è con Dio e portarla nella pienezza stessa di Dio nell’eternità. Allora noi dobbiamo un po’ interrogarci sulla nostra vita, cioè su quale strada è posta. Sono sulla via del bene o sono sulla via del male? Oppure sono su una via dove tengo i piedi un po’ da una parte e un po’ dall’altra?

Dobbiamo fare il punto della nostra situazione. Tutti abbiamo bisogno di convertirci. Abbiamo bisogno di convertirci noi che crediamo, noi che speriamo di essere vicino a Dio, perché la tiepidezza ci assedia, perché la tiepidezza, l’abitudine e l’amore mercenario, come si dice, può albergare nel nostro cuore.

Per chi già crede, convertirsi vuol dire un passo avanti nel cammino di santità. Per chi già crede, convertirsi vuol dire staccarsi da tante mediocrità. Per chi già crede, convertirsi vuol dire crescere nell’amore di Dio, crescere nello zelo per Dio, crescere nell’amore per il prossimo.

Per chi già crede, convertirsi vuol dire fare un passo avanti nell’amore di Dio, passare dall’amore mercenario all’amore di amicizia, passare ad una vita comoda, una vita di testimonianza. Santa Catrina da Siena, parlando del Crocifisso, si chiedeva chi è quello stolto bestiale che vedendosi così amato non ami. Questo vale per noi cristiani, per noi credenti che siamo vicini a Dio, che pensiamo di essere vicini a Dio, che siamo incamminati sul cammino di perfezione, ma che forse siamo entrati in un clima di tiepidezza.

Ci crediamo giusti, ma se paragonassimo le esigenze della santità che Dio vuole da noi, certamente sentiremmo quanto è importante la conversione. Tutti dobbiamo convertirci, anche quelli che sono sul cammino di conversione devono convertirsi, cioè devono imprimere alla loro vita un’accelerazione, una crescita nell’amore, una dose più grande di fervore. Oggi con la secolarizzazione il mondo è entrato nella Chiesa, è entrato nelle famiglie, tant’è vero che non si riesce più a distinguere una famiglia cristiana da una famiglia non cristiana.

Nelle famiglie non si prega, nelle famiglie non c’è il fervore, nelle famiglie non c’è neppure la regola di vita del Vangelo. Il mondo è entrato nelle famiglie, è entrato nelle parrocchie, è entrato nelle comunità religiose, è entrato anche fra i sacerdoti. Ragioniamo come il mondo, pensiamo come il mondo, ci comportiamo come il mondo.

Sotto il profilo anche morale molte volte giustifichiamo il peccato. Siamo diventati sale scipito. Il mondo è lontano da Dio perché quel sale con cui il mondo dovrebbe essere salato non ha molto sapore, perché quella luce che dovrebbe illuminare il mondo non illumina abbastanza, ma è diventato un lucignolo fumigante.

Se noi cristiani fossimo più fervorosi, più impegnati nel cammino di santità, il mondo non sarebbe così corrotto. Se nel mondo domina il peccato è perché noi, noi in noi stessi, non facciamo la lotta al peccato. Allora la prima esortazione che vorrei fare è proprio questa e cioè un passo avanti nel cammino di santità di chi è comunque sulla via del bene, un rinnovamento del fervore, un decidersi totalmente per Dio e quindi una vita cristiana dove Dio sia al primo posto, una vita dove la preghiera sia al primo posto.

Quando la preghiera è al primo posto anche l’amore è al primo posto, anche la legge di Dio è al primo posto. Dobbiamo riscoprirlo tutti questo, sia i laici, sia noi sacerdoti, sia i religiosi, le religiose, i ragazzi, i giovani, capire che Dio ci vuole santi, che la santità è il cammino della vita, è ciò che rende la vita grande, la vita bella, è ciò che rende il cammino della vita un cammino di gioia, anche se è un cammino di impegno.

Promettere davanti al Crocifisso di essere suoi, di essere di Cristo. Promettere davanti al Crocifisso di uscire dalla palude della mediocrità, dai piccoli compromessi con il mondo e con la nostra carne, con il nostro egoismo. Diventare sale, lievito, luce.

Questa è la prima conversione che dobbiamo chiedere al Signore, la conversione di chi già crede, di chi già pensa di essere convertito, la conversione di chi stagna nel peccato veniale, la conversione di chi è tiepido. La nostra Confessione deve essere una decisione per un Cristianesimo coerente, perché a Dio si dà tutto, con Dio non si può barare, cioè o si dà tutto o si dà niente insomma.
Vorrei rivolgere un pensiero a chi si è lasciato prendere, sviare dalla carne, dal mondo, dal maligno e sulla via del male e si trova nel peccato, nel peccato mortale, lontano da Dio.

Ebbene, io vorrei con questi fratelli fare questa riflessione. Chiedetevi, si sta bene nel peccato? Si è felici nel peccato? Si è contenti nel peccato? Che vita avrà, che sbocco avrà una vita nel peccato? Nel peccato si è infelici, nel peccato si è scontenti, nel peccato si è tormentati dalla coscienza, nel peccato non si ha pace, nel peccato non si è felici, nel peccato non si è liberi. Una vita di peccato non ha prospettive, è una vita piena di rimorsi e di buio. Non è un cammino la vita nel peccato, è uno sprofondare. La via del male è la via dell’infelicità. Santa Caterina da Siena diceva che anche l’inferno ha i suoi martiri e sono quelli che percorrono la via del male, essendosi lasciati ingannare dalle false luci del male, dalle false felicità del male, in realtà poi hanno fatto l’esperienza più amara, quella di perdere Dio e, perdendo Dio, hanno perso la pace, la luce e la gioia.

Allora prendiamo consapevolezza di quello che è la nostra vita nel peccato. O se ne esce oppure si sprofonda sempre più fino a perdersi eternamente. Non ci sono alternative, o se ne esce o ci si perde.

È inutile dire che per il momento non ce la facciamo e che ne usciremo dopo. Queste sono le tattiche sataniche della dilazione, del dilazionare.

Dobbiamo prendere coscienza che il male fa male, che la vita di peccato non ha sbocchi, che la vita di peccato è uno sprofondamento nell’inferno già in questa vita, che la vita di peccato è la morte spirituale, è una vita senza amore, senza luce, senza pace, senza gioia, senza felicità, senza dignità anche. La vita di peccato è una vita senza dignità in cui abbiamo perso perfino la stima di noi stessi. È una vita nella quale noi stessi ci facciamo schifo.

Prendere coscienza di questa situazione esistenziale è già una grande grazia. È una grande grazia perché molte volte il peccato acceca e chi vi giace non prende neanche consapevolezza della tremenda situazione in cui si trova, del pericolo eterno e del pericolo tremendo di perdizione eterna che incombe su di lui. Dunque, è già una grande grazia se in noi c’è il risveglio della coscienza.

Questa è una grazia che Dio ha fatto anche a Giuda, il risveglio della coscienza. Dio ti ha fatto questa grazia del risveglio della coscienza. Non respingiamola, non rimandiamo perché il demonio ci farà sempre più schiavi.

Da una situazione di perdizione bisogna uscire subito. Ora Dio ci fa la grazia di capire in che situazione ci troviamo. Dio ci ha fatto la grazia del risveglio della coscienza.

Mettiamoci davanti al Crocifisso. Consideriamo il male della nostra vita e presentiamolo a lui. Non lasciamoci prendere dalla disperazione, dallo scoraggiamento.

Giuda si è disperato. Dio gli ha concesso la grazia di vedere il suo male e lui non ha avuto fiducia nella Misericordia. La Misericordia di Dio è più grande di qualsiasi nostro peccato.

Non c’è peccato che Dio non perdoni. Non c’è uomo di cui abbia schifo. Dio non ha schifo dei peccatori. Dio ha schifo del peccato, non dei peccatori. È per quello che ci vuol liberare dal peccato. È per quello che ha espiato il peccato, per liberarci dalla schiavitù del peccato.

Dio vuole che usciamo dalla tomba, dal sepolcro di infelicità dove ci siamo rinchiusi. Dio non ci rimprovera, ma ci invita a dare a lui tutto il nostro male. Dio ci rinvita a casa sua.

Dio ci rinvita nella casa del Padre e quindi ci riabilita nella dignità di figli. Questo è il grande mistero dell’amore di Dio che si manifesta attraverso la Croce, cioè che i peccati ci vengono perdonati gratuitamente. Dio ci dà la possibilità di rinascere.

Il mondo, la società, non ci danno mai la possibilità di ricominciare una vita nuova. Restiamo marchiati, ma con Dio non è così. Con Dio i più grandi peccatori possono diventare i più grandi santi.

Dio dà veramente la possibilità alle persone di rinascere, anche a chi è lontano, chi è nel male. Se abbiamo il coraggio di pentirci, Dio dà la possibilità di rinascere, di ricostruire la vita.

Chi è sulla via del bene, ma lo è nella tiepidezza, si converta, anzi convertiamoci, decidendo una vita cristiana nel fervore dell’amore per essere apostoli di Cristo in un mondo che è nelle tenebre e nell’ombra di morte. Chi è in una vita di peccato, dico che è una vita senza sbocco, una vita senza futuro, è uno sprofondare nell’abisso, è una vita senza prospettive.

C’è una sola cosa da fare, tornare indietro. Prendiamo il coraggio di tornare indietro, prendiamo il coraggio di tagliare i legami con il male, chiediamo a Gesù la forza di farlo. Dio ci ha dato la grazia del risveglio della coscienza, corrispondiamo, dobbiamo corrispondere a questa grazia, inginocchiandoci davanti a Dio e diciamo: Dal profondo grido a te o Signore. Signore, ascolta la mia voce.
Nella preghiera, nella considerazione della nostra vita che non ha sbocchi, che è infelice, decidiamo una vita nuova. Dio ce ne dà la possibilità.