"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Marzo 2026 Pagina 25 di 34

La mamma di Marco Gallo: «Nel suo intimo c’era la presenza di Maria»

Su «Maria con te» la testimonianza della madre del giovane Servo di Dio: «Il giorno in cui morì aveva con sé un’immagine della Madonna di Medjugorje e un foglio con la “promessa”»5 Marzo 2026

Marco Gallo impegnato in una scalata: la foto è tratta dalla copertina del volume «Anche i sassi si sarebbero messi a saltellare» (Itaca, 224 pagine, 14 euro)

Marco Gallo impegnato in una scalata: la foto è tratta dalla copertina del volume «Anche i sassi si sarebbero messi a saltellare» (Itaca, 224 pagine, 14 euro)

«Il giorno in cui morì, nel portafogli, Marco aveva un’immagine della Madonna di Medjugorje, una foto di se stesso piccolino che mangiava un panino alla Nutella, cinque euro e un biglietto con la “promessa” in cui c’è scritto: “Oggi prometto che, con un desiderio grandissimo, con una grande forza sempre, come se fosse l’ultimo mio giorno di vita, per scegliere a chi dare la mia giornata e vita, mi aprirò alla ricerca del Mistero, col giudizio e col rispetto di ciò che la realtà mi pone, anche se faticoso. Da solo il Mistero io dipendo”. Nel suo intimo c’era la presenza di Maria. Era un ragazzo che riempiva la vita, ma questo ogni madre lo direbbe del proprio figlio. Quando qualcuno era da solo, lui gli teneva compagnia e lo faceva sentire amato. Un suo compagno di classe ha dato forse la miglior definizione che si potesse trovare: “Era come se tu fossi l’unico al mondo per lui”».

Così Paola Cevasco, madre del servo di Dio Marco Gallo, il 17enne scomparso il 5 novembre 2011 in un incidente in motorino, nell’intervista sul numero in edicola di Maria con te, il settimanale mariano del Gruppo Editoriale San Paolo, ricorda il figlio alla vigilia dell’apertura del processo di canonizzazione, che avverrà il 7 marzo alle 9, nella Cappella arcivescovile di Milano, con una cerimonia presieduta dall’arcivescovo Mario Delpini.

Una memoria coltivata

La memoria di questo giovane «che amava la vita, che si poneva molte domande e soprattutto che aveva trovato nell’amore per Gesù e per il prossimo la fonte della vera gioia», come si legge nell’editto che annuncia la causa, è stata coltivata dai genitori, che hanno dato alle stampe il libro dedicato al figlio Anche i sassi si sarebbero messi a saltellare, e da tutte le persone, specie i giovani, che in questi anni, ogni 1° novembre, hanno partecipato al tradizionale pellegrinaggio al santuario di Nostra Signora di Montallegro nella diocesi di Chiavari, la città natale di Marco.

Sopravvissuti grazie alla forza di Dio

«Di fronte a una tragedia come quella che ci è capitata – prosegue mamma Paola – è difficile sopravvivere e in questo, assieme all’Eucaristia, Maria è diventata un aiuto reale. Avevamo bisogno di un sostegno e la cosa più naturale ci è sembrata andare dalla Madonna. Come famiglia siamo molto legati a questo luogo, dove portavamo i nostri figli da piccoli. Si parte dal livello del mare e si sale per 600 metri, tra gli ulivi. Il cammino aiuta la preghiera. La sera prima di morire, sulla parete della sua camera, accanto al crocifisso di San Damiano, Marco aveva scritto: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”. Quella frase è stata un aiuto per farci capire che mio figlio non è perso, non è in mezzo al nulla. Non saremmo sopravvissuti alla sua scomparsa se Dio non ci avesse dato la forza di capire che la morte non è la fine di tutto, che siamo in attesa della vita vera».

Tutti i segreti si realizzeranno

LA PROMESSA DELLA MADONNA A MEDJUGORJE

Sempre avanti la Madre della Chiesa che dal Cielo per noi è discesa

BENVENUTA PRIMAVERA

Papa Leone XIV: “Non c’è energia spesa meglio di quella che dedichiamo a liberare il cuore”

L’Angelus di oggi. L’appello per la pace e il ricordo della giornata della donna

Di Veronica Giacometti

Città del Vaticano, domenica 8 marzo 2026, 12:16 (ACI Stampa).

“Il dialogo fra Gesù e la donna samaritana, la guarigione del cieco nato e la risurrezione di Lazzaro, fin dai primi secoli della storia della Chiesa, illuminano il cammino di chi, a Pasqua, riceverà il Battesimo e inizierà una vita nuova. Queste grandi pagine evangeliche, che leggiamo a partire da questa domenica, sono donate ai catecumeni, ma nello stesso tempo vengono riascoltate da tutta la comunità, perché aiutano a diventare cristiani oppure, se lo si è già, a esserlo con più autenticità e più gioia”. Papa Leone XIV recita l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Prima della preghiera mariana commenta il Vangelo odierno. “Come Gesù suggerisce alla Samaritana, l’incontro con Lui attiva nel profondo di ciascuno «una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna. Quante persone, in tutto il mondo, cercano anche oggi questa sorgente spirituale! «A volte riesco a raggiungerla – scriveva la giovane Etty Hillesum nel suo diario –, più sovente essa è coperta da pietre e sabbia: allora Dio è sepolto. Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo. Carissimi, non c’è energia spesa meglio di quella che dedichiamo a liberare il cuore. Per questo, la Quaresima è un dono: entriamo nella terza settimana e possiamo ormai intensificare il cammino!”, dice il Papa.

Poi il Pontefice aggiunge: “Nei campi, quattro mesi prima della mietitura, non si vede quasi nulla. Ma là dove noi non vediamo nulla, la Grazia è già in azione e i frutti sono pronti da raccogliere. La messe è molta: forse gli operai sono pochi, perché distratti da altre attività. Gesù, invece, è attento. Quella donna samaritana, stando alle consuetudini, avrebbe dovuto semplicemente ignorarla; invece Gesù le parla, la ascolta, le dà credito senza secondi fini e senza disprezzo. Quante persone cercano nella Chiesa questa stessa delicatezza, questa disponibilità!”.

“E come è bello quando perdiamo il senso del tempo per dare attenzione a chi incontriamo, così com’è. Gesù dimenticava persino di mangiare, tanto lo nutriva la volontà di Dio di raggiungere tutti nel profondo. Così la Samaritana diventa la prima di tante evangelizzatrici. Dal suo villaggio di disprezzati e reietti, molti, per la sua testimonianza, vengono incontro a Gesù, e anche in loro la fede sgorga come acqua pura”, conclude infine il Pontefice.

Subito dopo la preghiera mariana il Papa passa ai consueti saluti e appelli. Il primo forte appello è per la pace. “Da Iran, da tutto il Medio Oriente continuano a giungere notizie che destano profonda costernazione, agli episodi di violenza e devastazione, il clima di odio e paura si aggiunge il timore che il conflitto si allarghi”. Il Papa ricorda “il caro Libano”, la paura che “possa sprofondare nuovamente nell’instabilità”, per questo “eleviamo la nostra umile preghiera al Signore, perché cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli. Affido questa supplica a Maria, Regina della Pace: interceda per coloro che soffrono a causa della guerra e accompagni i cuori lungo sentieri di riconciliazione e di speranza.”.

Poi il pensiero per oggi, 8  marzo, ricorre giornata della donna.  “Rinnoviamo l’impegno che per noi cristiani è fondato sul Vangelo per il riconoscimento della pari dignità tra uomo e donna, purtroppo molte donne fin dall’infanzia sono ancora discriminate , a loro va la mia solidarietà e preghiera”, dice infine il Papa.

🔴LIVE🔴 I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 94 – IL VIZIO CAPITALE DELL’AVARIZIA

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LIVE: BENEDIZIONE DI P.LIVIO-✝️Terza Domenica di Quaresima🕊️

🌼. “Donna” di Madre Teresa di Calcutta🌼

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi
i giorni si trasformano in anni…
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro
che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione
ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare
usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Una reazione per nulla irrilevante

di Ernesto Galli della Loggia| 7 marzo 2026 – Corriere della Sera – 8 Marzo 2026

Non siamo Londra o Parigi, sull’attacco all’Iran il nostro Paese ha fatto quello che potevaLa guerra è una cosa orribile ma sul piano della comprensione del mondo ha un merito indiscutibile: è una straordinaria lezione di realismo, mostra le cose come stanno. Con la guerra, buone intenzioni, illusioni ideologiche, ambizioni malriposte vengono brutalmente spazzate vie e la realtà si mostra per quella che è. Non subito talvolta, ma dopo un po’ di tempo sì, immancabilmente. Non basta: contrariamente a quanto si sente ripetere spesso — che «la guerra non serve a nulla, non risolve nessun problema» — è piuttosto vero il contrario: e cioè che in realtà poche cose come la guerra valgono a cambiare le cose, spesso a cambiare tutto. Basta pensare a quanto accaduto in Europa con due guerre mondiali.
Spero si capisca che dico tutto questo non per amore della violenza, perché mi piaccia veder scorrere il sangue e crollare i palazzi sotto le bombe. Dico tutto questo solo perché penso che la guerra è una cosa maledettamente seria, forse la cosa più seria che ci sia, e delle cose serie è necessario parlare seriamente.

Come spesso accade, la politica italiana, invece, mostra difficoltà a farlo. In questi giorni, ad esempio, si sente parlare di continuo da parte dell’opposizione di un’Italia governata dalla destra che nel reagire all’iniziativa bellica degli Stati Uniti e di Israele sarebbe «a rimorchio» di altri Paesi europei come la Spagna, la Francia, la Gran Bretagna: loro sì capaci di alzare la voce, di farsi sentire. 

È un’accusa che sa di un certo velleitarismo di sapore nazionalistico, di una sopravvalutazione del nostro peso, e quindi è singolare che venga proprio da sinistra. Potrà dispiacere, a me personalmente dispiace, ma agli occhi del mondo l’Italia non ha la medesima tradizione e la medesima statura militare della Gran Bretagna o della Francia, entrambi Paesi dotati dell’arma atomica. E come dimenticare che la Spagna quando parla, parla sempre anche a nome di qualcosa come un semicontinente — l’America centro-meridionale — abitato da oltre mezzo miliardo di persone? Può forse vantare qualcosa di simile l’Italia? E dice nulla, infine, che in questa accusa di timidezza l’Italia sia di fatto in compagnia della Germania: entrambi Paesi rovinosamente sconfitti nella Seconda g+uerra mondiale?

Se ne convinca anche la sinistra: la storia non è acqua e le guerre lasciano conseguenze. Possono cambiare forse per sempre il peso politico di una Nazione e non tenerne conto rischia di esporre al massimo rischio che si possa correre nelle circostanze attuali: il rischio del ridicolo.

E invece, tutto sommato, aver detto di dichiarare illegittimo dal punto di vista del diritto internazionale l’azione israelo-americana, aver fatto chiaramente capire che non saremmo per nulla entusiasti di una richiesta di Washington per l’uso delle sue basi militari sul nostro territorio, e infine aver inviato un’unità navale a difesa di Cipro non mi sembra da parte del nostro governo una reazione proprio irrilevante.

 Certo, se nel Mar Rosso avessimo una seconda portaerei che non abbiamo, se potessimo mandare a qualche Paese del Golfo una dotazione significativa di batterie antimissili, le cose sarebbero forse alquanto diverse. Ma non ricordo di aver mai sentito qualcuno a sinistra domandare la costruzione di una seconda portaerei o di accrescere la nostra produzione di armamenti. Bisogna pensarci prima, lo ripeto: quando ormai la parola è alle armi, sono le armi, non le parole, le sole cose che contano.

E poi c’è la politica, la politica e le incertezze della guerra. Oggi non possiamo saperlo, ma se l’azione di Israele e degli Stati Uniti si concludesse domani con una vittoria, con una vittoria vera, e cioè con un cambio di regime a Teheran — cosa che in questo momento appare difficile ma non impossibile — allora nel Medio Oriente tutto muterebbe, nulla sarebbe più come prima. Il radicalismo islamista con tutte le sue propaggini terroristiche incorrerebbe in una sconfitta che è difficile non immaginare definitiva. Si aprirebbe così, innanzi tutto, la via al ristabilimento di un Libano finalmente pacificato nonché a un cambio completo della situazione all’interno del fronte palestinese, con possibilità di soluzioni per ora imprevedibili del conflitto secolare che lo contrappone alla controparte ebrea. 

Ma a quel punto nulla impedirebbe che intorno al duo Usa-Israele si consolidasse quasi naturalmente una sorta di patto di Abramo allargato con dentro oltre ai Paesi del Golfo e l’Arabia anche la Siria, il suddetto Libano, l’Egitto e la Giordania. Insomma una vera rivoluzione geopolitica dalle molte ripercussioni possibili, destinata comunque a cambiare da subito la situazione del Mediterraneo e del Nord Africa, di tutta l’area dal Mar Nero a Gibilterra.

E allora, se mai dovesse verificarsi una situazione del genere, potrebbe rivelarsi certamente utile il fatto di non avere oggi rivolto parole di fuoco contro il despota di Washington, di non esserci, oggi, precipitati a condannare, a dissociarci troppo ad alta voce dalle sue imprudentissime imprese. Senz’altro le anime belle, ammesso che ce ne siano, se ne dispiacerebbero ma a quel punto l’Italia e il suo governo potrebbero averne un vantaggio di qualche tipo. E magari, chissà, anche importante: capita, in politica.

Il Papa e l’8 marzo: «No alle giustificazioni, fermiamo le violenze sulle donne formando i giovani»

di papa LEONE XIV- Corriere della Sera – 8 Marzo 2026

Il Pontefice risponde alla lettera di una fedele: «Io, amata e rispettata da mio marito: mi sembra quasi un privilegio. Ma come possiamo fermare i femminicidi?»

«Camminare insieme nel rispetto reciproco». Nel numero di marzo di «Piazza San Pietro», la rivista voluta da papa Francesco, portata avanti con Leone XIV e diretta da padre Enzo Fortunato, così risponde il Pontefice a una lettrice che si domanda come fermare la violenza sulle donne. Giovanna da Roma si definisce «fortunata» perché amata e rispettata dal marito, ma s’interroga sul perché questo sembri, oggi, quasi un privilegio davanti a ogni nuovo caso di femminicidio. E si appella al Santo Padre «perché solo lavorando dal basso sulla cultura e sull’educazione dei giovani credo si possa contribuire a creare il rispetto per l’altro sesso». Pubblichiamo la risposta di Leone XIV alla lettera di Giovanna. Come scrive padre Fortunato nell’editoriale, «tra queste due voci passa un filo sottile ma forte, quello della speranza. Perché ogni parola che difende la dignità della persona è già un passo verso una civiltà più umana».

Giovanna, Lei pone un grande problema che per me è sempre fonte di grande sofferenza: la violenza nelle relazioni, e in particolare la violenza contro le donne. In un mondo spesso dominato anche da un pensiero violento, bisognerebbe sostenere ancora di più il genio femminile, come affermava San Giovanni Paolo II, il «genio delle donne», protagoniste e creatrici di una cultura della cura e della fraternità indispensabile per dare futuro e dignità a tutta l’umanità.
Forse anche per questo le donne sono colpite e uccise, perché sono un segno di contraddizione in questa società confusa, incerta e violenta, perché ci indicano valori di fede, libertà, eguaglianza, generatività, speranza, solidarietà, giustizia. Sono grandi valori, che invece sono combattuti da una pericolosa mentalità che infesta le relazioni producendo solo egoismo, pregiudizi, discriminazioni e volontà di dominio.

Questo atteggiamento, come ho detto durante l’omelia della solennità di Pentecoste (8 giugno 2025) durante la Santa Messa del Giubileo dei movimenti, delle associazioni e delle nuove comunità, «spesso sfocia nella violenza, come purtroppo dimostrano i numerosi e recenti casi di femminicidio». La violenza, qualunque violenza, è la frontiera che divide la civiltà dalla barbarie. Non bisogna mai sottovalutare un atto di violenza e non abbiamo paura di denunciare la violenza, compreso quel clima giustificazionista oppure che attenua o nega le responsabilità. Camminare insieme nel rispetto reciproco della propria umanità non è un sogno, ma l’unica realtà possibile per costruire un mondo di luce per tutti.

Carissima Giovanna, La ringrazio per le Sue sollecitazioni sulla necessità di un’alleanza educativa sempre più forte. La Chiesa con le famiglie, la scuola, le parrocchie, i movimenti e le associazioni, le congregazioni religiose, le istituzioni pubbliche possono insieme condividere l’urgenza per realizzare progetti specifici per prevenire e fermare le violenze sulle donne. Come ho detto il 25 novembre scorso, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, «per fermare le violenze occorre cominciare con la formazione dei giovani, cominciare ad aprire tutti il cuore per dire che ogni persona è un essere umano che merita rispetto, quella dignità per uomo e donna, tutti». E poi ho aggiunto: «Bisogna togliere questa violenza e cercare la maniera per formare la mentalità, bisogna essere persone di pace, che vogliono bene a tutti».
Grazie Giovanna per la Sua lettera. Pregherò per Lei, per la Sua famiglia e i Suoi cari, e accompagno tutti con la mia benedizione.

🔴LIVE🔴 NON PRAEVALEBUNT – PUNTATA 2: Il mistero del male – Catechesi giovanile 2006-2007 di P. Livio


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