Mese: Gennaio 2026 Pagina 5 di 36
Programma di Padre Livio – Mercoledì 28 Gennaio 2026
h. 8.50 : Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
h. 08.50: EDITORIALE
Medjugorje: La Madonna ha rivelato l’Apocalisse
h. 9.50: Credo in Gesù Cristo (9)
Cari amici,
in attesa che l’influenza faccia il suo percosso vi seguo col Blog. Lunedì prossimo, a Dio piacendo, riprendiamo la diretta radiofonica.
Padre Livio

“Diversi dagli altri e positivi”
Riflettiamo ancora un po’ su questa originale espressione contenuta nell’ultimo messaggio che suona come un’eco dell’esortazione di San Paolo:
“Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,2)
San Carlo Acutis ha mirabilmente sintetizzato la diffusa tendenza, anche dei cristiani, di conformarsi alla massa: “Tutti nasciamo come degli originali, ma molti di noi muoiono come fotocopie”.
Ogni persona è creata da Dio come unica e irripetibile, come ci ricorda la Gospa: “Figlioli, gioite nell’amore perché agli occhi di Dio siete irripetibili e insostituibili: voi siete la gioia di Dio in questo mondo!” (25 ottobre 2015)
Ma non possiamo prendere consapevolezza di questa unicità se non ci lasciamo illuminare dallo Spirito Santo: “Figli miei, non dimenticate: ognuno di voi dinanzi al Padre Celeste è un mondo unico! Perciò permettete che l’azione incessante dello Spirito Santo abbia effetto su di voi” (2 maggio 2016)
E se ci lasciamo “lavorare” da Maria, ogni passo della nostra conversione sarà come la tessera di un meraviglioso mosaico che, come un’immagine originale, un giorno lei potrà offrire a Dio:
“Figlioli, attraverso i messaggi che vi do, desidero creare un bellissimo mosaico nei vostri cuori affinché io possa offrire ognuno di voi come un’immagine originale a Dio” (25 novembre 1989)
Angelo da Foggia
Per il Giorno della memoria
Passeggiando nel Parco dei Giusti tra le Nazioni a Gerusalemme

26 gennaio 2026
di G. Claudio Bottini*
Da quando, più di quaranta anni fa (7 marzo 1982), sulla collina di Yad Vashem (Ente Nazionale d’Israele per l’Olocausto) a Gerusalemme, fu piantato l’albero di carrubo (7 marzo 1982) in memoria di don Gaetano Tantalo (1905-1947) riconosciuto «Giusto tra le Nazioni», non si contano le volte che vi sono tornato da solo o, il più delle volte, accompagnandovi altre persone. Lo scorso dicembre, anche in vista del Giorno della memoria 2026, ho avuto la gioia di andarvi nuovamente.
Naturalmente ho fatto sosta nelle varie parti del complesso, ma la mia speciale attenzione era per i ricordi di don Gaetano, riconosciuto dalla Chiesa Venerabile Servo di Dio nel 1995. Oltre all’albero, sotto il quale si trova la targa con il nome preceduto da «Av/Padre», nel Museo sono esposti immagini e scritti autografi di don Gaetano, a testimonianza di quanto egli fece per salvare due famiglie ebree, Orvieto e Pacifici, fuggite da Roma nel momento tragico dell’occupazione nazista (1943-1944).
Don Gaetano, grazie anche alla silenziosa complicità dei parrocchiani, nascose nella modesta canonica di S. Pietro a Tagliacozzo per sette mesi e provvide al sostentamento dei due nuclei familiari. Commuove vedere tra i ricordi esposti nel Museo il foglio di quaderno sul quale don Gaetano fece il calcolo per Pesach 5704, la Pasqua ebraica di quell’anno e che i Pacifici e Orvieto avevano conservato. Non meno toccante sapere che tra le poche cose lasciate da don Gaetano che viveva in povertà e austerità si trovò un frammento di «matzàh» (pane azzimo) per la cui cottura egli aveva provveduto perfino una piccola fornace ritualmente «pura».
Al nome di don Gaetano, come è noto, va associato quello di tanti altri prelati, sacerdoti e religiosi cattolici, senza dimenticare tanti laici, donne e uomini che hanno ricevuto da Israele il riconoscimento di «Giusto tra le Nazioni», l’unica onorificenza civile conferita dallo Stato.
Percorrendo il «Viale dei Giusti tra le Nazioni» e il parco punteggiato di alberi e inconfondibili targhe, si incontrano nomi ben noti, per fare qualche esempio tra gli italiani: padre Rufino Niccacci (1911-1976), francescano di Assisi che insieme al vescovo di allora monsignor Giuseppe Placido Nicolini (1877.1973) misero in piedi una rete segreta per procurare documenti e mettere in salvo ebrei perseguitati o ricercati, cui collaborò anche il popolare ciclista Gino Bartali anche lui tra gli onorati. La loro eroica impresa è stata rievocata da Alexander Ramati in un romanzo dal titolo The Assisi underground / Assisi clandestina, New York 1978/Porziuncola 1981, divenuto nel 1985 anche un film-documentario.
Non meno noti sono i nomi di Elia dalla Costa (1872-1961), cardinale arcivescovo di Firenze, Pietro Boetto (1071-1946), cardinale arcivescovo di Genova, don Pietro Pappagallo (1988-1944), sacerdote martire nell’eccidio delle Fosse Ardeatine e tanti, tanti altri, persone coerenti con la propria fede e coraggiose, che durante la persecuzione nazifascista soccorsero, spesso nascondendoli, e fornirono supporto di vario tipo a ebrei che soli o in gruppi cercavano scampo.
Esaurito lo spazio pur molto ampio offerto dal Parco, l’Istituto Yad Vashem ha provveduto a far incidere i nomi di numerosi altri «Giusti» in apposite steli numerate e disposte per Nazione nella zona denominata Valle delle Comunità Ebraiche scomparse. Tra le migliaia di nomi con don Nicola abbiamo individuato quello di un altro sacerdote marsicano al quale la decorazione fu concessa «in memoria» con la motivazione: «Don Gaetano Piccinini, religioso orionino della Piccola Opera della Divina Provvidenza che si adoperò a salvare molti ebrei a rischio della propria vita». Anche di don Piccinini che, rimasto orfano nel terribile terremoto di Avezzano (1915), fu raccolto dallo stesso beato Luigi Orione si conoscono bene vita e opere grazie al libro di A. Gemma, Il Camminatore di Dio. Profilo biografico di Don Gaetano Piccinini, Marna 2012.
In occasione dell’onorificenza a lui conferita l’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, Mordechay Lewy, il 23 giugno 2011 presso il Centro Don Orione a Monte Mario disse: «Sarebbe un errore dichiarare che il Vaticano e il Papa [=Pio XII] si opponevano alle azioni a favore degli ebrei; la Santa Sede si è adoperata. Non ha potuto evitare la partenza del treno per Auschwitz il 18 ottobre 1943, tre giorni dopo il rastrellamento nel ghetto…, ma è un fatto che quello è stato il solo convoglio partito alla volta di Auschwitz».
Merita ricordare nel giorno della memoria un’altra persona: Michael Tagliacozzo (1921-2011), autorevole storico dell’Olocausto, scomparso a Nir Etzion presso Haifa quindici anni fa. Amico sincero di tanti cattolici, a cominciare dai francescani di Terra Santa, fu presente alla piantumazione dell’albero in memoria di don Gaetano Tantalo. In numerose occasioni ha fatto sentire in Israele e in Italia la sua voce di testimone diretto in difesa dell’opera della Chiesa, del Vaticano e di Pio XII in particolare.
Di lui conservo amorevolmente alcune lettere di cui è bello far conoscere qualche tratto. «Debito di grande riconoscenza debbono gli Israeliti di Roma alla memoria di Papa Pacelli, perché — come ho ripetutamente affermato — più vicini alla sua Augusta Persona, furono oggetto di speciali sollecitudini e provvidenze» (18 aprile 1985). Qualche anno dopo scriveva: «La difesa della calunniata memoria dello scomparso Santo Padre costituisce ormai per me uno dei principali scopi che occupano l’ormai breve periodo di vita terrena che il Signore vorrà concedermi. I denigratori, coscienti, o incoscienti, della memoria di Pio XII, non sono pochi. Chi per ignoranza di cose e fatti; chi per innati pregiudizi e chi — e questi sono i meno scusabili — per ragioni di strumentalizzazione politica. Per tutti non ci resta che ricordare la divina invocazione (Lc 23,34: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”)».
*Decano emerito dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme
DAL NUOVO LIBRO DI PADRE LIVIO “TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO”

27. Il neoimperialismo russo-ortodosso punta al “Papato”
Che la Russia punti al Papato sembra un’affermazione estemporanea priva di riscontri storici. In realtà questa aspirazione fa parte della sua Storia fin dalle origini, quando nel 1453 cadde l’Impero Romano d’Oriente sotto l’assalto dei Turchi e un secolo dopo la Moscova attribuiva a se stessa la successione dell’impero, rivendicando il Patriarcato, estorcendolo con la forza in quanto, per tale titolo, era necessaria un’origine apostolica.
La Chiesa ortodossa russa non ha mai riconosciuto l’autorità del Papato romano come, d’altra parte, ora non riconosce quella del Patriarca di Costantinopoli. Afferma la sua supremazia nell’ambito delle Chiese cristiane rivendicando per se stessa la pienezza della fede rivelata e bollando come eretico tutto ciò che non è russo-ortodosso.
La Storia della Russia fino ad oggi ha sempre mostrato una malcelata ostilità verso cattolicesimo romano, visto come pericolo per lo Stato, che potrebbe essere la motivazione che spiega l’attentato a San Giovanni Paolo II.
Con la caduta del comunismo nel 1991, la riabilitazione della Chiesa ortodossa e l’ascesa al potere di Putin agli albori del terzo triennio, è stata innescata la fase attuale, che è quella di un imperialismo russo-ortodosso che, in ultima istanza, punta al dominio nel mondo, direttamente o indirettamente.
L’élite moscovita al potere ha tracciato il cammino da percorrere che prevede l’espansione reciproca dello Stato e della Chiesa ortodossa, attraverso la ricostruzione delle influenze dei tempi d’oro del comunismo nei vari continenti.
Tuttavia, il primo obbiettivo è quello che ricollocare entro i confini dell’impero i gruppi etnici russi ai margini. Nel medesimo tempo, l’attenzione è stata rivolta ai Paesi slavi che una volta facevano parte dell’impero sovietico, come la Bielorussia e l’Ucraina. L’obiettivo finale è quello della riconquista dei Paesi dell’Europa dell’est e arrivare almeno a un protettorato su quelli dell’Europa dell’ovest (Dugin).
In questa prospettiva il Paese più appetibile è l’Italia e in particolare la capitale Roma, in quanto sede del Papato romano, del quale la Chiesa ortodossa ha bisogno per convalidare il suo primato universale in appoggio dell’impero mondiale.
Questa è la vera posta in gioco nei prossimi anni e che riguarda i dieci Segreti rivelati dalla Madonna a Medjugorje. La Regina della pace non avrebbe preparato un piano così lungo e articolato da Fatima a Medjugorje se non ci fosse il gioco la stessa sopravvivenza della Chiesa Cattolica.
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