"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Gennaio 2026 Pagina 4 di 36

🔴LIVE🔴 🙏🚗⛪️🔔PELLEGRINO A QUATTRORUOTE – ITINERARI CON P.LIVIO– puntata 53~ #SPAGNA – TERRA DI MARIA

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Giovedì 29 Gennaio 2026

h. 8.50 : Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


h. 08.50: EDITORIALE

I Segreti di Medjugorje sono una cosa seria

h. 10.00: Credo in Gesù Cristo (10)


Cari amici,

in attesa che l’influenza faccia il suo percosso vi seguo col Blog. Lunedì prossimo, a Dio piacendo, riprendiamo la diretta radiofonica.

Padre Livio

🔴LIVE🔴 I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 55 – BEATI GLI OPERATORI DI PACE

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San Francesco di Sales e san Giovanni Bosco, patroni della “buona stampa” 

Mercoledì 28 Gennaio 2026 

di Roberto de Mattei CR 1935

Alla fine del mese di gennaio, la Chiesa cattolica ricorda, a pochi giorni di distanza, due grandi santi intimamente legati tra loro: san Francesco di Sales (1567-1623) e san Giovanni Bosco (1815-1888).

Questi due santi vissero in epoche diverse: san Francesco di Sales mori nel 1623 e san Giovanni Bosco nacque due secoli dopo, nel 1815, ma il loro apostolato si svolse in una medesima area geografica e culturale: il ducato, poi regno sabaudo, che comprendeva il Piemonte e la Savoia, con Torino come capitale. San Francesco di Sales, vescovo di Ginevra-Annecy, preservò questo territorio dal calvinismo e la sua eredità spirituale, anche attraverso le Amicizie Cattoliche di Pio Brunone Lanteri, arrivò a san Giovanni Bosco, che vide nel santo savoiardo il modello per la sua opera educativa e ne fece il punto di riferimento della congregazione da lui fondata, chiamandola salesiana. 

Uno dei più importanti punti che questi santi hanno in comune è anche uno dei meno conosciuti: il loro impegno nella battaglia delle idee, per difendere a viso aperto le verità della fede e della morale. Anche per questa ragione, il 26 gennaio 1923, nel terzo centenario della sua morte, san Francesco di Sales, fu proclamato da Pio XI, con l’enciclica Rerum omnium, patrono di «tutti quei cattolici, che con la pubblicazione o di giornali o di altri scritti illustrano, promuovono e difendono la cristiana dottrina».  «Ad essi – afferma Pio XI – è necessario, nelle discussioni, imitare e mantenere quel vigore, congiunto con moderazione e carità, tutto proprio di Francesco. Egli, infatti, con il suo esempio, insegna loro chiaramente la condotta da tenere. Innanzi tutto studino con somma diligenza e giungano, per quanto possono, a possedere la dottrina cattolica; si guardino dal venir meno alla verità, né, con il pretesto di evitare l’offesa degli avversari, la attenuino o la dissimulino; abbiano cura della stessa forma ed eleganza del dire, e si studino di esprimere i pensieri con la perspicuità e l’ornamento delle parole, in maniera che i lettori si dilettino della verità. Se si presenta il caso di combattere gli avversari, sappiano, sì, confutare gli errori e resistere alla improbità dei perversi, ma in modo da dare a conoscere di essere animati da rettitudine e soprattutto mossi dalla carità».

Sullo stesso fronte fu impegnato san Giovanni Bosco. Molti, quando parlano di lui, si riferiscono quasi esclusivamente alle sue grandi realizzazioni sociali e dimenticano la sua opera di apostolo della “buona stampa cattolica” contro i nefasti effetti di quella “cattiva”, veicolo di menzogne ed eresie. Nella lettera circolare ai Salesiani del 19 marzo 1885, don Bosco raccomanda caldamente la diffusione dei buoni libri come mezzo privilegiato per la gloria di Dio e la salvezza delle anime: «Io non esito a chiamare Divino questo mezzo, poiché Dio stesso se ne giovò a rigenerazione dell’uomo. Furono i libri da esso ispirati che portarono in tutto il mondo la retta dottrina».  I “buoni libri” sono «tanto più necessari in quanto che l’empietà e la immoralità oggigiorno si attiene a quest’arma, per fare strage nell’ovile di Gesù Cristo, per condurre e per trascinare in perdizione gli incauti e i disobbedienti. Quindi è necessario opporre arma ad arma. Aggiungete che il libro, se da un lato non ha quella forza intrinseca della quale è fornita la parola viva, da un altro lato presenta vantaggi in certe circostanze anche maggiori. Il buon libro entra persino nelle case ove non può entrare il sacerdote, è tollerato eziandio dai cattivi come memoria o come regalo. Presentandosi non arrossisce, trascurato non s’inquieta, letto insegna verità con calma, disprezzato non si lagna e lascia il rimorso che talora accende il desiderio di conoscere la verità; mentre esso è sempre pronto ad insegnarla» (Epistolario di San Giovanni Bosco, vol. IV, LAS, Roma 1996, pp. 357-360).  

La “buona stampa” non è un’attività secondaria dei Salesiani ma, scrive don Bosco, è «una fra le precipue imprese che mi affidò la Divina Provvidenza; e voi sapete come io dovetti occuparmene con instancabile lena, non ostante le mille altre mie occupazioni. L’odio rabbioso dei nemici del bene, le persecuzioni contro la mia persona dimostrarono, come l’errore vedesse in questi libri un formidabile avversario e per ragione contraria un’impresa benedetta da Dio.

Infatti la mirabile diffusione di questi libri è un argomento per provare l’assistenza speciale di Dio. In meno di trent’anni sommano circa a venti milioni i fascicoli o volumi da noi sparsi tra il popolo. Se qualche libro sarà rimasto trascurato, altri avranno avuto ciascuno un centinaio di lettori, e quindi il numero di coloro, ai quali i nostri libri fecero del bene, si può credere con certezza di, gran lunga maggiore del numero dei volumi. pubblicati.

Questa diffusione dei buoni libri è uno dei fini principali della nostra Congregazione. L’articolo 7 del paragrafo primo delle nostre Regole dice dei Salesiani: “Si adopereranno a diffondere buoni libri nel popolo, usando” tutti quei mezzi che la carità cristiana inspira. Colle parole e con gli scritti cercheranno di porre un argine all’empietà ed all’eresia, che in tante guise tenta insinuarsi fra i rozzi e gli ignoranti. A questo scopo devono indirizzarsi le prediche le quali di tratto in tratto si tengono al popolo, i tridui, le novene e la diffusione dei buoni libri».

Ai nostri giorni la “buona stampa” ha assunto un’importanza molto maggiore di quanto ne avesse ai tempi di san Francesco di Sales e di san Giovanni Bosco, a causa dello sviluppo degli strumenti di comunicazione, che spesso sono anche mezzi di disinformazione: giornali digitali, siti web, video, social media. Anche oggi, dunque, la Chiesa è chiamata a “opporre arma ad arma”, annunciando la verità senza attenuazioni, e combattendo inflessibilmente gli errori, ma con carità, senza quei sentimenti di rabbia, di amarezza e di sarcasmo, che sono estranei allo spirito cristiano. 

Ma l’insegnamento di don Bosco e di san Francesco di Sales ci deve soprattutto ricordare che ogni nostra battaglia deve avere come fine e come fondamento la gloria di Dio e la salvezza delle anime. 

⭐️“TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO ~ LA PROMESSA DELLA MADONNA A MEDJUGORJE ”⭐️

PESENTAZIONE DI ROBERTA – POMERIGGIO INSIEME

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L’INUTILE STRAGE

Csis, 1,2 mln soldati russi uccisi o feriti da invasione

Corriere della Sera – 28 Gennaio 2025

Circa 1,2 milioni di soldati russi sono stati uccisi, feriti o risultano dispersi dall’invasione dell’Ucraina avvenuta quasi quattro anni fa. È quanto emerge dal rapporto del think tank Center for Strategic and International Studies (CSIS) secondo cui si registra un tasso di vittime per una grande potenza militare mai visto dalla Seconda guerra mondiale.

Secondo il rapporto, «l’enorme tributo di vite umane ha garantito guadagni territoriali relativamente piccoli sul campo di battaglia, con la Russia che ha aumentato la quantità di territorio ucraino sotto il suo controllo solo del 12% dal 2022».

Il rapporto del CSIS afferma anche che l’Ucraina conserva un vantaggio significativo come schieramento difensivo sul campo di battaglia: la strategia di «difesa in profondità» di Kiev – che prevede l’uso di trincee, ostacoli anticarro, mine e altre barriere, insieme a droni e artiglieria – ha ostacolato il tentativo della Russia di ottenere guadagni significativi, afferma il rapporto.

Nel frattempo, le perdite sul campo di battaglia favoriscono l’Ucraina con un rapporto di 2,5 o 2 a 1. Russia e Ucraina non hanno mai pubblicato cifre dettagliate sulle loro vittime in combattimento, ma secondo il rapporto, il bilancio delle vittime ucraine è di circa 500.000-600.000 morti, rispetto agli 1,2 milioni di feriti e dispersi della Russia. Mosca ha avuto tra 275.000 e 325.000 morti sul campo di battaglia, rispetto ai 100.000-140.000 caduti in Ucraina.

Rispetto ai conflitti che hanno coinvolto le grandi potenze dopo la Seconda guerra mondiale, le perdite subite da Mosca sono impressionanti, sottolinea il rapporto. Gli Stati Uniti hanno perso circa 57.000 soldati nella guerra di Corea e 47.000 durante la guerra del Vietnam.

Le perdite della Russia in Ucraina sono cinque volte superiori alle perdite totali di tutte le guerre russe e sovietiche dalla Seconda guerra mondiale in poi, comprese la guerra in Afghanistan e le due guerre in Cecenia, afferma ancora il Csis. 

Un precedente biblico del segno di Medjugorje

DAL NUOVO LIBRO DI PADRE LIVIO “TUTTI I SEGRETI SI REALIZZERANNO”

53. Un precedente biblico del Segno di Medjugorje

Che cosa sia il Segno di Medjugorje rimane un mistero, nonostante che i 6 Veggenti ne abbiamo dato una descrizione molto precisa: Bellissimo, indistruttibile, durevole, che viene dal Signore”. Esercitare la fantasia per cercare di indovinare sarebbe velleitario e inutile.

Tuttavia noi sappiamo che la Madonna usa spesso linguaggio, immagini e riferimenti biblici nei suoi Messaggi, come si conviene alla Madre del Verbo. Questo basta per indirizzarci a cercare tracce del segno promesso nella Sacra Scrittura.

Tenendo conto che la Madonna ha voluto collegare i dieci Segreti di Medjugorje con le dieci piaghe d’Egitto, è nel libro dell’Esodo che bisogna cercare qualche traccia che ci porti al segno sul Podbrdo. Non dobbiamo al riguardo cercare una identità materiale fra i due segni, ma piuttosto una affinità spirituale, in quanto ambedue rivolti a fortificare la fede e a proteggere dai pericoli.

Questa appare chiaramente in Esodo 13, 21-22: Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte. Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte.

Ciò che è particolarmente significativo e che rimanda al Segno di Medjugorje è il fatto che la Colonna di nube di giorno e la Colonna di fuoco di notte sono strumenti con i quali il Signore guida il suo popolo e ne certifica la sua divina presenza senza mai abbandonarlo.

Che altro è il Segno di Medjugorje se non qualcosa che renda visibile al mondo la presenza del Signore e la sua Signoria sugli eventi che dovranno accadere?

Questo è manifesto nei versetti successivi, quando il Signore prende l’iniziativa per portare il popolo alla salvezza, lasciando che l’esercito del Faraone venga travolto dalle acque:

Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri». L’angelo di Dio, che precedeva l’accampamento d’Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro. Venne così a trovarsi tra l’accampamento degli Egiziani e quello d’Israele. Ora la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte (Es 13,18-20).

Il segno sulla collina di Medjugorje, come la colonna di fuoco dell’Esodo sarà tenebroso per non credenti e una luce che illumina le tenebre per i credenti in tutto il tempo dei Segreti successivi, i sette flagelli con i quali i novelli faraoni affogheranno nelle acque delle loro iniquità.

Non sappiamo ovviamente che cosa sia in realtà il Segno promesso dalla Madonna, ma sappiamo che avrà il significato  della colonna di nube e di fuoco, cioè di rendere sicuri della presenza del Signore e certi della sua protezione nell’infuriare delle potenze del male…

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San Tommaso d’Aquino


Nome: San Tommaso d’Aquino

Titolo: Sacerdote e dottore della Chiesa

Nascita: 1227, Aquino ( Frosinone)

Morte: 7 marzo 1274, Fossanova (Latina)

Ricorrenza: 28 gennaio

Tipologia: Commemorazione

Protettore:
degli accademici, librai, degli scolari, degli studenti, teologi

Canonizzazione:
18 luglio 1323, Roma , papa Giovanni XXII

Luogo reliquie: Chiesa dei Giacobini

Un astro di luce particolare e inestinguibile brilla nel cielo del secolo XIII; luce che attraversa i secoli, che illumina le menti: l’Angelico Dottore S. Tommaso. Nacque ad Aquino nell’anno 1227 dal conte Landolfo e dalla contessa Teodora, parente di Federico Barbarossa, signori fra i più illustri di quei tempi.


Educato cristianamente fin dalla più tenera età, diede molti segni della sua futura scienza e grandezza.

A cinque anni fu affidato per l’educazione ai monaci benedettini di Montecassino. Vi rimase fino ai quattordici anni, fino a quando cioè i torbidi politici non decisero i genitori a riprenderlo entro le mura del proprio castello. Più tardi fu mandato all’Università di Napoli, ove, sebbene assai giovane, manifestò il suo potente ingegno, acquistandosi fama presso i condiscepoli e stima presso i maestri. Già si concepivano su di lui le più lusinghiere speranze, già i conti d’Aquino ed altri vedevano in lui il futuro campione del foro napoletano o romano, quando egli di colpo fece crollare tutti questi sogni, annunciando la sua decisione di entrare nell’Ordine di S. Domenico.


Da Napoli, per timore della famiglia che gli si opponeva decisamente, fu mandato a Parigi, ma nel viaggio, raggiunto dai fratelli, venne arrestato e ricondotto nel castello paterno di S. Giovanni a Roccasecca. Rimase prigioniero per circa un anno, vincendo tutte le difficoltà e le lusinghe. Per il suo angelico candore ed in premio della sua fortezza contro una grave tentazione, meritò d’essere cinto del cingolo di purezza da due Angeli, così che dopo d’allora mai più ebbe a subire tentazioni contro la bella virtù. Aiutato dalle sorelle riuscì a fuggire, e tosto rientrò nel convento da cui era stato strappato.

 All’Università di Parigi studiò filosofia e teologia sotto il celeberrimo S. Alberto Magno e a 25 anni cominciò con somma lode a interpretare filosofi e teologi. Passò indi col suo maestro a Colonia, e qui ricevette la sacra ordinazione. Ritornato a Parigi come insegnante universitario sostenne lotte coi maestri secolari. Chiamato poi alla Corte Pontificia in qualità di teologo della curia romana vi rimase qualche anno, poi tornò a Parigi. È questo il tempo più fecondo del suo insegnamento. Da Parigi entrò in Italia e fu inviato da Gregorio X al Concilio di Lione. Ma nel viaggio mori a Fossanova, il 7 marzo 1274.


Raccolse, sistemò ed espose tutto lo scibile antico, e segnò le vie alle scienze nuove, tanto che non si esita a chiamarlo uno dei più grandi ingegni dell’umanità. Mirabili ed eccelse furono le sue virtù. Tale e tanta fu la sua umiltà che ricusò l’arcivescovado di Napoli ripetutamente offertogli dal Sommo Pontefice. Il suo confessore ebbe a dire: « Fra Tommaso a 50 anni aveva il candore e la semplicità di un bambino di cinque anni ».Il 18 luglio del 1323 Papa Giovanni XXII canonizzò Tommaso d’Aquino ad Avignone. La sua santità fu riconosciuta grazie ai numerosi miracoli attribuiti a lui.

La cerimonia di canonizzazione si concentrò più sui miracoli che sulla sua opera intellettuale, ma sottolineò anche la sua dedizione allo studio e alla preghiera. San Tommaso è ricordato per il suo equilibrio tra dottrina e carità, e per il suo ideale di unire la conoscenza di Dio con l’amore per Lui.

PRATICA. Impariamo da questo santo la fermezza nell’eseguire la volontà di Dio.


Chiesa dei Giacobini


RELIQUIE DI SAN TOMMASO D’AQUINO

Nome: Chiesa dei Giacobini

Titolo: Église des Jacobins

Indirizzo: Place des Jacobins, 31000 Toulouse – Francia

Dedicato a: San Tommaso d’Aquino

Reliquie di: San Tommaso d’Aquino

Un vero gioiello di arte medievale, esempio del gotico della Linguadoca, il convento dei Giacobini, come in Francia erano chiamati i domenicani, si trova a Tolosa nel centro della città ed è un enorme e sobrio edificio con una chiesa unica nel suo genere.

La costruzione del convento, iniziata nel 1230, durò quasi un secolo per via degli ampliamenti realizzati nel tempo con l’aumentare delle risorse e della folla da contenere; inoltre è stata restaurata nel XIX secolo dopo essere stata ceduta all’esercito da Napoleone, che ne modificò alcune parti.

La lunghezza della chiesa è di 80 metri e la larghezza di 20 metri, e la sua austerità esterna si riflette all’interno per la mancanza di arredi, rispecchiando l’ideale di povertà dell’Ordine.

L’ESTERNO

Il campanile

La prima cosa che colpisce è il grande campanile ottagonale, a quattro piani ed alto 44 metri, interamente in laterizio con inserti in pietra e marmo. Il resto della chiesa, in mattoni, rappresenta come detto la classica architettura gotica: forme allungate, contrafforti, finestre a ogiva. Senza fronzoli, l’unico ornamento sono alcuni doccioni, un portale in stile romanico e i rosoni.

La facciata

L’INTERNO

Varcato il portale d’ingresso ecco che la chiesa conferma lo stupore di chi la visita, illuminata dalle 20 sottili vetrate e dai due rosoni, nessun arredo aggiunto se non la sua stessa struttura.

L’interno

La luce che entra dalle finestre è spettacolare, e muta con la diversa posizione del sole giacché quelle che si trovano nella navata sud hanno colori caldi che riempiono l’interno della chiesa di rosso e arancione mentre quelle che circondano la navata nord hanno i toni freddi dell’azzurro.

Invece della solita pianta a croce, ne troveremo una rettangolare; davanti a noi si aprirà un ambiente perfettamente diviso in due da una fila di colonne, come se mancasse la navata centrale. Invece ce ne sono due orizzontali, quella destinata ai fedeli che assistevano alla messa, e di fronte quella per i religiosi, contenente l’altare; per mantenere il senso di austerità solo mezza navata contiene delle sedie per pregare e meditare.

Osservando pareti e colonne tutto è in pietre, ma avvicinandosi ci accorgiamo che in realtà è tutto a trompe-l’oeil, si tratta infatti di laterizio dipinto a sembrare pietra, una vera opera d’arte minuziosamente eseguita. E non troveremo nessun marmo o altro materiale nobile, ma tanti colori pastello, rosa, verde e giallo.

Il vero spettacolo è la cosiddetta palma: alziamo gli occhi al cielo, le colonne terminano con dei decori che formano le volte, e l’ultima, di ben 28 metri d’altezza, forma con le sue nervature 22 costole, una sorta di palma, un intreccio che offre uno spettacolo unico nel suo genere.

Sotto di essa, uno specchio circolare che ne riflette la magnificenza. Ai più attenti non possono sfuggire, ai piedi di alcune colonne, alcune piccole sculture nascoste che rappresentano piccole mani e piedini e piccoli animali come rane o topi.

Couvent des Jacobins de Toulouse – Autel de St Thomas d’Aquin

Tomba di San Tommaso D’Aquino

Infine, sotto l’altare si trovano le reliquie di San Tommaso D’Aquino, a cui la chiesa è dedicata, poste qui dal 1369. Un tempio magnifico nella sua semplicità che sembra voler richiamare all’essenza della fede, all’intimità con Dio senza bisogno di altro che il nostro cuore.Il chiostro è formato da quattro gallerie costruite tra il 1306 e il 1309. I colonnati sono in marmo grigio di Saint-Béat e i capitelli sono decorati con sculture floreali. Sostengono un tetto a falde poggiante su archi in mattoni, a loro volta appoggiati sui capitelli.

Il chiostro

☕IL CAFFEINO QUOTIDIANO DI P. LIVIO☕

🔴LIVE🔴 Medjugorje: La Madonna ha rivelato l’Apocalisse  – Editoriale di P. Livio – 07/07/2025

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