"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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🔴LIVE🔴I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 33 – IL PRECETTO DOMENICALE

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Chiesa cattolica | CR 1931

Adeste Fideles e la conversione di Paul Claudel

 Chiesa cattolica | CR 1931

31 Dicembre 2025 ore 09:05

di Roberto de Mattei

Ci sono melodie che accompagnano un istante e poi svaniscono, come un’eco lontana. E ce ne sono altre che sembrano attraversare i secoli come un fiume sotterraneo, riaffiorando nei momenti decisivi della vita degli uomini. Adeste fideles appartiene a questa seconda categoria: un canto natalizio dalla storia affascinante, capace di unire popoli e lingue diverse attorno al mistero della Natività.

Per lungo tempo l’inno fu attribuito a san Bonaventura o al re Giovanni IV di Portogallo, ma oggi gli studiosi concordano nell’indicare come suo autore Sir John Francis Wade, musicista cattolico inglese vissuto nel XVIII secolo. Wade era uno degli esuli che avevano lasciato le isole britanniche a causa delle persecuzioni contro i cattolici e si era stabilito a Douai, nel nord della Francia. Questa cittadina era allora un importante centro del cattolicesimo europeo: vi sorgeva infatti un celebre collegio cattolico, fondato da Filippo II di Spagna, che accoglieva studenti e chierici inglesi costretti all’esilio.

Secondo una tradizione accreditata, Wade avrebbe rinvenuto il testo e la melodia di Adeste fideles in alcuni manoscritti conservati in archivio tra il 1743 e il 1744. Egli ne trascrisse lo spartito e lo utilizzò per l’esecuzione liturgica con un coro cattolico a Douai. Nel 1751 decise poi di raccogliere e pubblicare a stampa le sue copie manoscritte in un volume intitolato Cantus Diversi pro Dominicis et Festis per annum. In questa raccolta comparve anche Adeste fideles: si tratta della prima fonte stampata conosciuta che documenta ufficialmente il canto.

Nei manoscritti di Wade, accuratamente miniati, Adeste fideles appare come un inno destinato alla liturgia natalizia, costruito con una struttura semplice e solenne. È un invito pressante – “Venite, fedeli” – che si apre progressivamente alla contemplazione del Bambino nato a Betlemme. La forza del canto risiede nella chiarezza teologica e nella capacità di coinvolgere l’assemblea, quasi trascinandola fisicamente verso la mangiatoia.

L’originale latino è molto più bello delle traduzioni in lingua volgare, ma voglio ricordare le parole di questo canto in italiano: 

Venite, fedeli, l’angelo ci invita,
venite, venite a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.

Venite, adoriamo, venite, adoriamo,
venite, adoriamo il Signore Gesù!

La luce del mondo brilla in una grotta:
la fede ci guida a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.

La notte risplende, tutto il mondo attende:
seguiamo i pastori a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.

“Sia gloria nei cieli, pace sulla terra”,
un angelo annuncia a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.

Il Figlio di Dio, Re dell’universo,
si è fatto bambino a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.

Adeste fideles non è solo un canto da ascoltare: è una professione di fede che si ripete strofa dopo strofa. Nel corso del XVIII e XIX secolo questa melodia attraversò confini e culture. Dall’Inghilterra cattolica clandestina giunse in Francia, Germania, Italia. Con la diffusione della stampa musicale e dei nuovi repertori liturgici, Adeste fideles divenne uno dei canti natalizi più conosciuti dell’Occidente cristiano. Fu tradotto in numerose lingue: l’inglese O Come, All Ye Faithful, il francese Peuple fidèle, l’italiano Venite fedeli. Ogni traduzione conservava il nucleo originario: l’invito a lasciare tutto per andare incontro a Gesù Bambino nella capanna di Betlemme.

La sera di Natale del 1886, un giovane studente di diciotto anni che aveva abbandonato la pratica religiosa, di nome Paul Claudelmentre vagava inquieto nelle vie di Parigi, entrò quasi per caso nella cattedrale di Notre-Dame, inondata dal suono dell’organo e del canto Adeste fideles.

Claudel ricorderà così quell’istante decisivo: «Io ero in piedi tra la folla, vicino al secondo pilastro rispetto all’ingresso del Coro, a destra, dalla parte della Sacrestia. In quel momento capitò l’evento che dominò tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla. Improvvisamente ebbi il sentimento lacerante dell’innocenza, dell’eterna infanzia di Dio: una rivelazione ineffabile! Cercando – come ho spesso fatto – di ricostruire i momenti che seguirono quell’istante straordinario, ritrovo gli elementi seguenti che, tuttavia, formavano un solo lampo, un’arma sola di cui si serviva la Provvidenza divina per giungere finalmente ad aprire il cuore di un povero figlio disperato: ‘Come sono felici le persone che credono!’ Ma era vero? Era proprio vero! Dio esiste, è qui. È qualcuno, un essere personale come me. Mi ama, mi chiama. Le lacrime e i singulti erano spuntati, mentre l’emozione era accresciuta ancor più dalla tenera melodia dell’’Adeste, fideles’ […]».

Entrato incredulo, Paul Claudel uscì dalla cattedrale convertito. Il canto, con il suo invito diretto e universale, lo aveva posto di fronte a una scelta personale. Nelle parole “Venite” il giovane riconobbe qualcosa che lo toccava intimamente. La bellezza musicale e la solennità liturgica non furono un fatto estetico, ma il veicolo di una verità che si impose alla sua mente con evidenza.

Claudel abbracciò pienamente la fede cattolica, che divenne il centro della sua vita e della sua opera. Poeta, drammaturgo, diplomatico, non smise mai di interrogare il mistero cristiano attraverso la parola. Ma tutto ebbe origine da quella notte, da quel canto.

Adeste fideles continua a risuonare ogni Natale nelle chiese del mondo, spesso senza che se ne conosca la storia. Eppure, in quelle dolci note, resta inscritta la testimonianza di una forza discreta ma reale: la capacità della musica sacra di aprire varchi nell’anima, di raggiungere la mente e il cuore dove le parole da sole non bastano. Oggi come allora, questo canto accompagna la celebrazione della Natività. Cantato da cori imponenti o da piccole comunità di fedeli, conserva intatta la sua potenza originaria. La storia di Paul Claudel ci ricorda che la fede può nascere anche così: non da un trattato teologico, ma da una melodia; non da un discorso astratto, ma da un invito cantato. Le note di un canto, quando sono vere, possono toccare il cuore di un uomo e trasformarne la vita

RIENTRO DA MEDJUGORJE

QUI SIAMO IN CROAZIA

Il Papa: “Tutto ciò che siamo e possediamo chiede di essere offerto a Gesù”

L’Angelus dalla Loggia Centrale di Papa Leone XIV

Papa Leone, l'Angelus dalla Loggia |  | Vatican Media / EWTNPapa Leone, l’Angelus dalla Loggia | | Vatican Media / EWTN

Di Veronica Giacometti

Città del Vaticano, martedì 6 gennaio 2026, 12:12 (ACI Stampa).

Sotto una pioggia incessante Papa Leone XIV si affaccia dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro sia per la Chiusura della Porta Santa, sia per la Messa dell’Epifania. È il secondo di questo 2026.

“In questo periodo abbiamo vissuto diversi giorni festivi e la solennità dell’Epifania, già nel suo nome, ci suggerisce che cosa rende possibile la gioia anche in tempi difficili. Come sapete, infatti, la parola “epifania” significa “manifestazione”, e la nostra gioia nasce da un Mistero che non è più nascosto.

Si è svelata la vita di Dio: molte volte e in diversi modi, ma con definitiva chiarezza in Gesù, così che ora sappiamo, anche fra molte tribolazioni, di poter sperare. “Dio salva”: non ha altre intenzioni, non ha un altro nome. Viene da Dio ed è epifania di Dio solo ciò che libera e salva”, dice il Papa prima della recita dell’Angelus.

“Sì, la vita divina è alla nostra portata, si è manifestata, per coinvolgerci nel suo dinamismo liberante che scioglie le paure e ci fa incontrare nella pace. È una possibilità, un invito: la comunione non può essere una costrizione, ma che cosa si può desiderare di più?”, dice il Pontefice.

“Non sappiamo che cosa possedessero i Magi, venuti dall’oriente, ma il loro partire, il loro rischiare, i loro stessi doni ci suggeriscono che tutto, davvero tutto ciò che siamo e possediamo, chiede di essere offerto a Gesù, tesoro inestimabile. E il Giubileo ci ha richiamato a questa giustizia fondata sulla gratuità: esso ha originariamente in sé stesso l’appello a riorganizzare la convivenza, a ridistribuire la terra e le risorse, a restituire “ciò che si ha” e “ciò che si è” ai sogni di Dio, più grandi dei nostri. Carissimi, la speranza che annunciamo dev’essere coi piedi per terra: viene dal cielo, ma per generare, quaggiù, una storia nuova.

Nei doni dei Magi, allora, vediamo ciò che ognuno di noi può mettere in comune, può non tenere più per sé ma condividere, perché Gesù cresca in mezzo a noi. Cresca il suo Regno, si realizzino in noi le sue parole, gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci sia equità, invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace”, commenta il Papa prima della recita mariana.

TERMINATO IL GIUBILEO DELLA SPERANZA

⭐️TERMINATO IL GIUBILEO DELLA SPERANZA *Nel giorno dell’Epifania, e in occasione della chiusura del Giubileo 2025, Papa Leone XIV affida a tutti i fedeli il compito di incarnare la speranza nella vita ordinaria.

* #radiomaria #papa #giubileo #epifania

IL MISTERO DEL NATALE

I re Magi sono il modello dei cercatori di Dio

I re Magi sono i prototipi dei cercatori di Dio di tutti i tempi. Il termine “cercatori di Dio” in croato è stato usato dalla Regina della pace nel Messaggio del 25 settembre 2022: «siate gioiosi cercatori di Dio». Si tratta di una parole che ha sorpreso i croati stessi e che potrebbe aprirci a una prospettiva di speranza proprio perché è un’esortazione rispetto ad altre costatazioni piuttosto severe che la Madonna ha fatto sul rapporto dell’umanità con Dio. In tutti questi anni la Regina della pace instancabilmente ha richiamato l’umanità secolarizzata, atea e materialista; nei primi Messaggi di Medjugorje, infatti, la Madonna disse che il peccato più grave dell’uomo contemporaneo è proprio quello di non cercare Dio, di vivere come se Dio non ci fosse.

Invece del Dio vivo e vero, gli uomini hanno iniziato ad adorare gli idoli. Difatti, la Regina della pace disse che abbiamo rifiutato la fede e la Croce e siamo diventati pagani: «la croce e la fede sono rifiutate» (25 settembre 2020). Nei Messaggi di Medjugorje, la prima denuncia fatta dalla Regina della pace è proprio il fenomeno di un mondo che fa a meno di Dio, non lo cerca e vive come se non ci fosse. Questo, da fenomeno di nicchia è diventato di massa; il comunismo ha certamente imposto l’ateismo, ma in Occidente la gente ha lasciato che questa corrente di pensiero permeasse nella società in maniera quasi naturale e spontanea. L’uomo moderno occidentale veramente non cerca Dio, si affida alla pseudoscienza, non riceve più i Sacramenti, non osserva più i Comandamenti e vive come se Dio non ci fosse. Non c’è più la legge morale, basta guardarsi intorno.

Dopo aver descritto la secolarizzazione atea che si è imposta nel mondo, soprattutto in Occidente, la Regina della pace ha fatto analisi più profonde e più negative dicendo che l’uomo non solo non si interessa a Dio, ma non lo vuole. Nel Messaggio del 25 gennaio 2023 la Regina della pace ha detto: «Il futuro è al bivio perché l’uomo moderno non vuole Dio. Perciò l’umanità va verso la perdizione»; siamo passati da un atteggiamento di rimozione di Dio all’ostilità.

Nel Messaggio del 17 Settembre 2019 a Ivan, la Regina della pace ha costatato che satana sta realizzando il suo piano proprio perché l’uomo sta mettendo se stesso al posto di Dio: «Cari figli, vi invito in modo particolare a pregare per le mie intenzioni, in modo che fermiate, mediante le vostre preghiere, il piano di satana sull’umanità, che è ogni giorno più lontana da Dio, invece di Dio mette al primo posto se stessa e distrugge tutto ciò che è bello e buono nelle anime di ciascuno di voi. Perciò, figlioli, pregate, digiunate e fate la volontà di Dio, in modo da essere coscienti di quanto Dio vi ama. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». Di fatto è così ed è molto pericoloso che l’uomo si metta al posto di Dio perché in questo modo fa il gioco di satana.

In tutti questi anni la Madonna non ha mai smesso di metterci in guardia dal pericolo dell’allontanamento da Dio; i credenti oggi non mancano ma sono solamente delle minoranze sulle quali la Regina della pace sicuramente ripone molta speranza, però sono ininfluenti nella società di oggi. In un certo senso, la visione atea della vita ha vinto. Laddove si adora la proiezione di noi stessi, la natura, gli idoli, laddove la religione viene usata per giustificare la violenza e la guerra, non si può certamente parlare di fede, ma di idolatria.

I Messaggi della Regina della pace in tutti questi anni hanno proprio tracciato questo panorama di progressivo allontanamento dal Dio vivo e vero che è Gesù Cristo, l’affermazione di falsi teismi, la divulgazione di un falso umanesimo dove Dio non esiste. Tuttavia, in diversi Messaggi la Madonna ha riservato un’attenzione a quelli che Lei stessa ha chiamato “cercatori di Dio” che sono come i Magi perché non fanno parte della schiera dei credenti nel senso forte del termine, sono persone (o popoli) che non hanno avuto contatti con la Rivelazione divina ma hanno in sé l’apertura a Dio, per grazia dello Spirito Santo e perché si tratta di un desiderio insito nel cuore umano.

È accaduto spesso nella Storia che popoli interi si convertissero, basti pensare ai popoli germanici, a quelli africani o a quelli dell’America Latina. Erano popoli nelle tenebre ma aperti alla luce, erano veri cercatori di Dio che quando hanno toccato con mano la Rivelazione hanno creduto. Nel prossimo futuro, che è descritto dalle Sacre Scritture e che sarà il tempo dell’Apocalisse, si realizzeranno le rivelazioni mariane che ci profetizzano il trionfo del Cuore Immacolato di Maria e che allo stesso tempo prospettano una convergenza dell’umanità verso l’unico Dio vivo e vero che è Gesù Cristo. Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è anche il trionfo di Suo Figlio e non sarà solamente la conversione del popolo russo, altri popoli si convertiranno.

C’è una rivelazione convergente, molteplice e seria come quella di Fatima di cui Medjugorje è la continuazione, che ci indica il passaggio storico di un intervento straordinario di Dio attraverso il quale i popoli si convertiranno, entreranno nella Chiesa cattolica e il mondo avrà un tempo di pace. Questa prospettiva è possibile perché ci sono tante persone che, pur non credendo, non sono induriti nel cuore ma sono cercatori di Dio. Nel tempo dei Segreti di Medjugorje rimarremo sorpresi da quanti si professeranno credenti ma avranno il cuore indurito e, d’altro canto, ci saranno popoli lontani ma strutturalmente orientati a Dio che si convertiranno e crederanno, si apriranno alla speranza.

Fra coloro che si salveranno non ci sono solamente quelli che hanno consolidato la loro fede, ma ci sono tutti quelli che hanno il cuore aperto e sono cercatori di Dio. La chiamata della Regina della pace sarà accolta da tutti quei cercatori di Dio che ancora non lo hanno trovato; saranno imprevedibili i movimenti delle conversioni e i comportamenti di molti popoli. La Madonna ha rivelato la conversione del popolo russo, ma certamente anche altri cercatori di Dio lo troveranno. Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria non potrebbe realizzarsi se non abbattendo le barriere del paganesimo di massa, se non superando questa frattura che ha spezzettato l’umanità in tante religioni. L’unica religione vera, il Cattolicesimo, trionferà. La nostra testimonianza di fede sia fervorosa, radicata, vera, inestirpabile; sia una luce vera che illumina chi cerca Dio, sia un riflesso della luce di Cristo. Stiamo entrando in quelli che la Madonna chiama “i tempi nuovi” (25 giugno 2019, 38° Anniversario delle apparizioni), prepariamoci e cambiamo vita, deponiamo i fardelli del male e del peccato, prendiamo in mano la fiamma viva della fede, della speranza e della carità, afferriamo il Rosario e preghiamolo con ardore di figli di Maria e dell’unico Dio Creatore e Redentore.

Papa Leone XIV: “Il Bambino che i Magi adorano è un Bene senza prezzo. È l’Epifania della gratuità”

“Non ci attende nelle location prestigiose, ma nelle realtà umili”

Papa Leone, Omelia Epifania |  | Daniel Ibanez / EWTN

Papa Leone, Omelia Epifania | Daniel Ibanez / EWTN

Di Veronica Giacometti

Città del Vaticano , martedì 6 gennaio 2026, 10:35 (ACI Stampa).

“Celebriamo oggi l’Epifania del Signore, consapevoli che in sua presenza nulla rimane come prima. Questo è l’inizio della speranza. Dio si rivela e nulla può restare fermo”. Il Papa presiede il rito di Chiusura della Porta Santa e la Santa Messa nella Solennità dell’Epifania del Signore nella Basilica Vaticana.

“La Porta Santa di questa Basilica, che, ultima, oggi è stata chiusa, ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la Città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova. Chi erano e che cosa li muoveva? Ci interroga con particolare serietà, al termine dell’Anno giubilare, la ricerca spirituale dei nostri contemporanei, molto più ricca di quanto forse possiamo comprendere. Milioni di loro hanno varcato la soglia della Chiesa. Che cosa hanno trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza? Sì, i Magi esistono ancora. Sono persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare”, commenta il Pontefice nell’omelia.

“Homo viator, dicevano gli antichi. Siamo vite in cammino. Il Vangelo impegna la Chiesa a non temere tale dinamismo, ma ad apprezzarlo e a orientarlo verso il Dio che lo suscita. È un Dio che ci può turbare, perché non sta fermo nelle nostre mani come gli idoli d’argento e d’oro: è invece vivo e vivificante, come quel Bambino che Maria si trovò fra le braccia e i Magi adorarono. Luoghi santi come le Cattedrali, le Basiliche, i Santuari, divenuti meta di pellegrinaggio giubilare, devono diffondere il profumo della vita, l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato. Chiediamoci: c’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?”, queste le domande di Papa Leone XIV nell’omelia dell’Epifania.

“Il Giubileo è venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuol’essere il Dio-con-noi. Sì, Dio mette in questione l’ordine esistente: ha sogni che ispira anche oggi ai suoi profeti; è determinato a riscattarci da antiche e nuove schiavitù; coinvolge giovani e anziani, poveri e ricchi, uomini e donne, santi e peccatori nelle sue opere di misericordia, nelle meraviglie della sua giustizia. Non fa rumore, ma il suo Regno germoglia già ovunque nel mondo”, dice Leone XIV.

“Quante epifanie ci sono donate o stanno per esserci donate!”, ne è convinto il Papa che poi aggiunge: “Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino. Attorno a noi, un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto. Lo vediamo: il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare. Chiediamoci: ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore? Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?”, continua il Papa.

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“Il Bambino che i Magi adorano è un Bene senza prezzo e senza misura. È l’Epifania della gratuità. Non ci attende nelle “location” prestigiose, ma nelle realtà umili. Quante città, quante comunità hanno bisogno di sentirsi dire: “Non sei davvero l’ultima”. Sì, il Signore ci sorprende ancora! Si fa trovare. Le sue vie non sono le nostre vie, e i violenti non riescono a dominarle, né i poteri del mondo possono bloccarle. Di qui la gioia grandissima dei Magi che si lasciano alle spalle la reggia e il tempio ed escono verso Betlemme: è allora che rivedono la stella!”, conclude infine Papa Leone XIV.

Oggi è anche il giorno dell’annuncio del calendario liturgico. Il 18 febbraio sarà il giorno delle Ceneri. “Il 5 aprile celebrerete con gioia la Santa Pasqua del Nostro Signore. Il 14 maggio l’Ascensione del Signore. Il 24  maggio la Festa di Pentecoste. Il 4 giugno la Festa del Santissimo Corpo e Sangue di cristo, il 29 novembre sarà la prima Domenica dell’Avvento”.

L’inno, la preghiera, l’ultima Porta Santa: così il Papa chiude il Giubileo

di Giacomo Gambassi, Roma

Nel 2025 sono stati 33 milioni i pellegrini arrivati a Roma. «Un bilancio ben oltre le previsioni» ha spiegato la Sala Stampa vaticana. Stamattina il rito finale: ecco come si svolgerà

Avvenire – 6 gennaio 2026

Gli ultimi pellegrini passano la Porta Santa di San Pietro / Siciliani

«Basilica senza la coda…». Il ragazzo lo ripete a chiunque gli passi accanto lungo le Mura vaticane. E di fronte ai pellegrini in attesa dietro le transenne si presenta come il “salta-fila” per attraversare la Porta Santa. Nessuno sa bene come lui riesca ad aggirare i controlli di sicurezza intorno al Colonnato di Bernini e a tagliare i tempi per arrivare fin sul sagrato di San Pietro. Ma tant’è… Soprattutto se le ore finali di apertura del “simbolo” del Giubileo sono caratterizzate da una sorta di corsa dell’ultimo minuto con migliaia di persone dirette verso la Basilica Vaticana. In coda anche sotto la pioggia battente per l’epilogo dell’Anno Santo della speranza. Ombrelli aperti, assedio degli impermeabili, cappucci sulla testa. «E i piedi inzuppati d’acqua», confida un adolescente ai genitori scrutando le scarpe fra i sampietrini che si trasformano in ampie pozzanghere. «Dai, vedrai che ti ricorderai questo giorno. Saremo fra gli ultimi a passare la Porta Santa», lo rincuora la madre.

Scene da un Giubileo ormai agli sgoccioli che neppure i nubifragi rallentano. Anzi, l’ultimo tratto dell’Anno Santo diventa lo specchio di dodici mesi che sono stati tutti un crescendo di fedeli giunti a Roma, come mostra in un grafico l’arcivescovo Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione e delegato per l’organizzazione degli eventi giubilari. Oltre 90mila i pellegrini giornalieri. «E 33 milioni quelli complessivi, ben oltre le previsioni», spiega nel bilancio stilato ieri nella Sala Stampa vaticana. «Un popolo in cammino fra preghiera e desiderio di conversione», aggiunge.

Il “saluto” conclusivo alla Porta Santa viene dato dai volontari del Giubileo. Ultimo gruppo a varcarla ieri intorno alle 18, poco prima che la Basilica venga svuotata. Riaprirà questa mattina per la Messa dell’Epifania che sarà preceduta dal rito finale dell’Anno Santo: la chiusura dell’ultima Porta Santa, quella della Basilica di San Pietro. Atto che segue le chiusure delle altre Porte: nelle Basiliche papali di Santa Maria Maggiore, di San Giovanni in Laterano e di San Paolo fuori le Mura a cui si era aggiunta quella nel carcere di Rebibbia a Roma voluta da papa Francesco. A presiedere il rito di stamani Leone XIV, con quel passaggio di testimone fra papa Bergoglio e lui che è stato uno degli eventi «straordinari» del Giubileo del 2025, come lo definisce Fisichella: indetto e aperto da un Pontefice, è stato concluso dal suo successore. Non accadeva dal 1700 quando era stato Innocenzo XII a inaugurarlo e Clemente XI a terminarlo. Alle 9.30 papa Leone è davanti alla Porta Santa. Ad accompagnarlo l’inno dell’Anno Santo: “Pellegrini di speranza”. Poi la preghiera: «L’amore di Cristo ci ha spinti alla conversione, alla fraternità, alla ricerca della giustizia e della pace – dirà il Papa –. Con animo grato ci accingiamo a chiudere questa Porta Santa, varcata da una moltitudine di fedeli, sicuri che il buon Pastore tiene sempre aperta la porta del suo cuore per accoglierci tutte le volte che ci sentiamo stanchi e oppressi». Quindi la formula: «Si chiude questa Porta Santa, ma non si chiude la tua clemenza». E ancora: «Dio fedele, lascia aperti i tesori della tua grazia e donaci di perseverare nella vita nuova per essere nel mondo testimoni della speranza che non delude». Poi il Pontefice si inginocchia in preghiera sulla soglia e accosta le due ante. Giubileo concluso. E inizio della Messa. Presente anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Epilogo inconsueto della mattinata: la recita dell’Angelus a mezzogiorno dalla loggia centrale della Basilica Vaticana e non dalla consueta finestra del Palazzo Apostolico. Affaccio di Leone XIV che in sette mesi di pontificato è avvenuto solo altre tre volte: il giorno dell’elezione, l’8 maggio, poi l’11 maggio per il primo Regina Coeli e la mattina di Natale per la benedizione Urbi et Orbi.

«Il mondo intero è arrivato a Roma in questi dodici mesi», fa sapere Fisichella. Pellegrini da 185 Paesi. I più numerosi dall’Italia (36%), dagli Stati Uniti (13%), dalla Spagna (6%). E un’escalation di numeri da maggio: per la doppia “coincidenza” dell’arrivo della bella stagione e dell’elezione del nuovo Papa. A vigilare sui fedeli 5mila volontari e 2mila dell’Ordine di Malta che sono la risposta a «un periodo di facile individualismo». Il pro-prefetto parla di «presenze mai riscontrate in precedenza» nei luoghi di preghiera di Roma. Trentacinque i grandi appuntamenti che, sottolinea, «hanno mostrato una Chiesa dinamica che sa guardare alle sfide che ha di fronte» e che sono la riprova di come «il Giubileo abbia permesso uno slancio pastorale che porterà frutti in futuro». Icone dell’Anno Santo restano il milione di «giovani a Tor Vergata con il loro entusiasmo e la loro preghiera», «la processione delle Confraternite di tutto il mondo con le loro statue storiche attraverso il Foro romano», «la canonizzazione di due giovani come emblemi di speranza: Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis». Intanto già si guarda al 2033 quando verranno celebrati «i duemila anni della Redenzione di Cristo», afferma Fisichella. Nuovo Anno Santo e, quindi, Anno Santo della Redenzione? «Sarà il Papa a scegliere la forma e a indirlo», avverte il presule. Ma il Giubileo della speranza «ha orientato il cammino verso la prossima fondamentale ricorrenza per tutti i cristiani», sottolinea citando la bolla di indizione “Spes non confundit” firmata da Francesco. Come a dire che c’è già una continuità fra i due appuntamenti, benché a distanza di otto anni.

Bilancio dell’Anno Santo anche sul versante civile nella Sala Stampa vaticana. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, si dice pronto ad esportare “il metodo Giubileo”, ossia quel «gioco di squadra» fra «istituzioni anche di orientamento politico diverso». Un metodo che verrà utilizzato «a Caivano, nella Terra di fuochi, per l’edilizia penitenziaria, nel lavoro per contrastare le dipendenze», chiarisce Mantovano. E un metodo che non solo «accelera le procedure amministrative ma garantisce sintonia di lavoro» senza cedere alla logica della «competizione», osserva il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. È il sindaco di Roma e commissario straordinario del Giubileo, Roberto Gualtieri, a rassicurare che «su 332 interventi previsti, 204 si sono conclusi». E a ricordare che la città e i suoi abitanti «hanno espresso il loro volto accogliente». Un Anno che «si è svolto non solo in sicurezza, ma anche in serenità», fa sapere il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, evitando la «militarizzazione» della capitale ma con un capillare «lavoro di prevenzione» che ha portato anche alla «chiusura di B&b o luoghi di ricezione abusivi» e che ha consentito di avere «cantieri senza incidenti sul lavoro o infiltrazioni mafiose». Mantovano cita l’ottavo centenario della morte di Francesco di Assisi che cade nel 2026. «Il Comitato è già stato istituto dal governo e la vita del santo è una delle risposte più complete alle domande profonde e laceranti

IL MIRACOLO DELLA CONVERSIONE – Catechesi di P. Livio – Puntata 26

Preparazione alla Confessione nel Tempo di Natale

🔴LIVE🔴I DIECI COMANDAMENTI – di Padre Livio – Puntata 32 – LA DOMENICA. GIORNO DELL’EUCARESTIA

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