"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2025 Pagina 71 di 367

🔴LIVE🔴COMMENTO AL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 25 OTTOBRE 2025 – a cura di Padre Livio

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Lunedì 27 ottobre 2025

h. 9.00: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

 h. 8.50 – 9.25: ATTUALITA’ MONDO – CHIESA

+La guerra in Ucraina è un ammonimento per l’Europa

+Papa Leone: La preghiera incessante per la pace


h. 9.25 – h. 9.35: VIATICO QUOTIDIANO

Pensieri sulla Fede (28)


h. 9.35 – 9.55: MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO

Commento al Messaggio della Regina della Pace


h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

BLOG: blogdipadrelivio.it

Il pensiero quotidiano: Senza Dio si apre un vuoto incolmabile


h. 10.05: IL CORAGGIO DEL PERDONO (12)


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INTERVISTA ESCLUSIVA

“Qui si fa l’Ucraina o si muore”, ci dice Kyrylo Budanov, il direttore dell’intelligence ucraina

Paola Peduzzi e Kristina Berdynskykh – 25 ottobre 2025 – IL FOGLIO

Nel suo ufficio buio a Kyiv, Budanov ci dice che la strategia russa di “blackout totale” e di droni nei cieli europei ha l’obiettivo di spezzare l’unità per l’Ucraina e degli ucraini

L’ufficio di Kyrylo Budanov, il direttore dell’intelligence ucraina, è buio: luce spenta, tapparelle giù, l’unica illuminazione – fioca – viene da uno schermo acceso sul muro di fronte alla sua scrivania ricoperta di libri e fascicoli. Nonostante i russi abbiano tentato di ucciderlo molte volte, Budanov continua a lavorare qui, nella sede dei servizi segreti, sulla penisola che si trova nel mezzo di Kyiv e nel mezzo del Dnipro, il fiume che attraversa la capitale ucraina: l’unico tributo alla segretezza è l’oscurità in cui si immerge questo tenente generale di 39 anni che lavora nell’intelligence dal 2007, è stato ferito tre volte in combattimento dopo il 2014 e, di tanto in tanto, partecipa personalmente alle operazioni militari. Budanov non ama i convenevoli né i fronzoli, ha fama di essere laconico e distaccato, i suoi collaboratori ci dicono: domande brevi e precise, lui va sempre dritto al punto. Cominciamo subito dalla strategia di Vladimir Putin per l’inverno, il quarto dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina: nella notte prima del nostro incontro, la sirena che segnala i missili e i droni russi in arrivo è suonata tre volte a Kyiv, le esplosioni si sono sentite anche nel centro della città, è stata attaccata una centrale elettrica che ha lasciato parti della capitale senza luce per tutto il giorno successivo, e in un villaggio della regione è stata colpita la casa in cui abitava una mamma di 38 anni: è rimasta uccisa assieme a sua figlia di sei mesi e a sua nipote di 12 anni. Poco prima del nostro incontro, a Kharkiv i russi hanno colpito in pieno giorno un asilo in cui c’erano 48 bambini: le maestre sono riuscite a portare di corsa i bambini nel rifugio e li hanno salvati. “Non è un segreto che i russi vogliono causare un blackout totale in Ucraina – dice Budanov – Per la seguente ragione: secondo la loro idea, questi attacchi hanno un impatto sugli strati socialmente non protetti della popolazione ucraina”.

“Le persone con reddito medio e alto – continua Budanov – hanno ormai a disposizione tutti i tipi di dispositivi utili per sostenere un blackout, gli inverter e le batterie, e alcuni hanno persino dei generatori privati con cui riscaldare e illuminare la propria casa. Anche le strutture militari e governative sono dotate da parecchio tempo di generatori, ma le persone colpite dagli attacchi russi appartengono agli strati socialmente non protetti, che hanno un reddito più basso. La leadership russa vuole ottenere un blackout totale perché crede in questo modo di creare un malcontento sociale dentro al paese”. Questo è il tema dominante della nostra conversazione: Putin vuole distruggere non soltanto l’Ucraina, ma l’intero sostegno all’Ucraina, quello degli ucraini e quello dei suoi alleati. Molte volte Budanov ci dirà che la cosa più importante, la preoccupazione e allo stesso tempo la forza più grande dell’Ucraina, è l’unità: senza, la guerra non si vince. 


“La leadership russa vuole ottenere un blackout totale perché crede in questo modo di creare un malcontento sociale dentro al paese”


Kyiv ha cambiato il modo di fare la guerra, ingegno, innovazione e strategia hanno permesso all’Ucraina di tenere la linea del fronte e di colpire obiettivi militari e strategici nel territorio russo con i deep strikes. Negli ultimi giorni, le forze di difesa ucraine sono riuscite a colpire lo stabilimento chimico di Brjansk, che produce polvere da sparo, esplosivi e componenti per carburante missilistico, e una raffineria di petrolio in Daghestan. Budanov ci dice che “gli attacchi in profondità si concentrano in due direzioni: la prima è paralizzare significativamente la produzione di petrolio russo e la raffinazione, che sono una delle principali fonti di reddito del bilancio russo. La seconda linea di intervento è, naturalmente, prendere di mira e colpire l’industria della difesa russa e le imprese che producono armi ed equipaggiamento per l’esercito russo”. La differenza tra gli attacchi ucraini e quelli russi è evidente: “Noi non combattiamo in modo mirato contro la società della Federazione russa”. I deep strikes ucraini stanno già dando risultati, lo confermano i dati sulle esportazioni russe di idrocarburi e prodotti petroliferi. “Dal settore delle esportazioni di benzina li abbiamo quasi eliminati”, dice il capo della direzione dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino. Il successo è determinato dal fatto che la difesa antiaerea russa è concentrata lungo il confine, nei territori ucraini occupati e in difesa di Mosca e di San Pietroburgo: “Quando si supera il sistema dislocato lungo il nostro confine, il volo dei nostri droni attraverso la Federazione russa è sempre senza problemi”, dice Budanov. La difesa antiaerea successiva si incontra a protezione di un oggetto specifico: “Ora la Federazione russa sta cercando di aumentarne il numero, ma i volumi sono troppo grandi per proteggere tutto”. Budanov dice di guardare i grafici, i russi stanno cercando di compensare i danni “esportando più greggio e gas liquefatto per bilanciare le entrate del loro bilancio”. Per quanto riguarda gli attacchi all’industria della difesa russa, “ci sono degli effetti, ma sono meno tangibili – dice – Si tratta di effetti più difficili da decifrare, perché stiamo creando problemi al ritmo della produzione militare russa”.
La scorsa settimana, in un incontro pubblico, Budanov ha detto che gli attacchi nel territorio russo funzionano come delle sanzioni alla Russia, ribadendo ciò che ha dichiarato anche il presidente Volodmyr Zelensky: il sottotesto è che le sanzioni occidentali non sono state finora sufficienti e che l’economia russa è ancora solida. “La Federazione russa è un nemico molto potente, indipendentemente da ciò che alcuni dicono e pensano. Ricordo molto bene le opinioni che influenti figure militari russe avevano nel febbraio 2023”, dice Budanov, citandole: “Credevamo di avere un esercito molto potente e un’economia debole – dicevano – Ma abbiamo scoperto che è vero il contrario”. L’economia russa è ancora abbastanza solida da continuare la guerra: “Non mi riferisco soltanto al petrolio, parlo dell’intero settore delle risorse energetiche. Ora tutti discutono di ridurre la dipendenza dal gas russo, ma allo stesso tempo i volumi di esportazione di gas liquefatto russo stanno crescendo al punto da compensare la riduzione nel consumo del gas”. Sono proprio i proventi dell’industria energetica a permettere alla Russia di continuare la guerra, “conta anche l’aiuto di altri paesi, alleati, certamente, ma senza i proventi dall’energia, la Russia non sarebbe stata in grado di continuare a combattere questa guerra. Quindi parlando solo in termini di ipotesi, se ci fosse stato un vero embargo imposto sugli idrocarburi russi e sui prodotti derivati dagli idrocarburi, il quadro generale sarebbe completamente diverso”. In questi giorni sono stati fatti passi avanti da parte degli alleati dell’Ucraina: il 22 ottobre il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato l’introduzione di sanzioni contro i colossi petroliferi russi Rosneft e Lukoil, e le loro società controllate, e il giorno successivo l’Unione europea ha approvato il diciannovesimo pacchetto di sanzioni, che include anche un “blocco energetico”. Prima di passare all’unità del sostegno degli alleati, poniamo a Budanov una domanda specifica, come piace a lui: l’intelligence americana aiuta le forze ucraine nei deep strikes? Eccolo, il Budanov laconico: “Siamo tutti parte di questo processo”, risponde. 

Durante l’estate alcune fonti del Foglio dicevano che il cessate il fuoco fosse vicino: non si trattava di una speranza, gli ucraini hanno imparato a non costruire la loro strategia sulla speranza ma sulle informazioni, i calcoli, il realismo. Ma il cessate il fuoco non c’è stato. Budanov conferma che ci sono delle possibilità, ma spiega che si devono incastrare molti fattori – in Ucraina, in Russia, nei paesi alleati – e tutti insieme: soltanto la combinazione esatta di questi elementi in un momento pianificato darà dei risultati, altrimenti “la guerra continuerà”. Come tutti i leader ucraini, Budanov non critica Donald Trump nemmeno quando questi continua ad alimentare l’illusione di un negoziato possibile con Vladimir Putin: questa compostezza, ancora una volta, fa parte di un approccio che non si fonda sulle speranze né sulle lamentele, ma sul realismo. “Che ci piaccia o no, per gli Stati Uniti la Russia e la Cina sono delle potenze mondiali. La Russia non è nulla dal punto di vista economico, ma ha la potenza militare; la Cina è entrambe le cose, una potenza economica e militare. E l’America non vuole peggiorare la propria posizione in nessun senso, si preoccupa principalmente del proprio interesse, America first, e noi dobbiamo tenere conto di questa priorità. Se mi state chiedendo: ci piace?, la risposta è ovvia. Ma per loro è America first e noi non possiamo non farci i conti. Però non dobbiamo nemmeno dimenticare un’altra cosa: senza il sostegno degli Stati Uniti, chissà cosa sarebbe già accaduto qui da noi”. Nel frattempo lo slancio di Trump nei confronti di Putin, dalla telefonata del 16 ottobre alla preparazione del vertice tra i due a Budapest, è già evaporato: “Ogni volta che parlo con Vladimir, abbiamo buone conversazioni, ma non portano da nessuna parte”, ha detto il presidente americano in uno dei suoi (frequentissimi) incontri con i giornalisti alla Casa Bianca. 


L’intelligence americana  collabora agli attacchi in territorio russo? Eccolo, il Budanov laconico: “Siamo tutti parte di questo processo”


La proposta di Trump coincide con quella di molti leader europei: fermare il conflitto lungo la linea del fronte di oggi. Sarebbe un buon risultato per l’Ucraina? Nella penombra non è facile riconoscere come e quanto cambia l’espressione di Budanov, ma mentre parla scende un velo cupo nel suo sguardo: “E’ difficile rispondere a questa domanda perché il suo senso rientra quasi nel campo della filosofia. Per me, perdere un millimetro quadrato della nostra terra è un brutto risultato. Ma se adotti anche altri punti di vista, allora certamente risparmiarci migliaia e migliaia di morti è una cosa buona”. Sappiamo che cosa fanno i russi nei territori occupati, sappiamo delle torture, dell’indottrinamento, del soffocamento di ogni libertà, ed è per questo che per gli ucraini è doloroso, insopportabile, dover condannare altri ucraini a vivere sotto il regime russo. Ma poi ci sono le vite da salvare.

Ci mettiamo a parlare dell’Europa, degli attacchi russi contro i nostri paesi, la cosiddetta “guerra ibrida” che comprende sabotaggi, attacchi cibernetici, droni e aerei militari nei nostri cieli: cosa vuole ottenere Putin? “Questa risposta è facile – dice Budanov, il velo cupo è scomparso – nella scienza militare questa tipologia di attacco si chiama ‘ricognizione attraverso il combattimento’” e gli obiettivi sono due, anzi tre, anche se uno è più psicologico, ed è a uso interno: “Putin sta preparando i russi, vuole distruggere, nella loro testa, l’idea che l’Europa valga qualcosa, che l’Europa sia forte”. I droni nei nostri cieli hanno un obiettivo pratico, che riguarda gli europei: “I russi stanno testando la vostra reazione, la vostra capacità di prendere decisioni, la vostra volontà di usare la forza. Intanto fanno ricognizione, rilevano i vostri sistemi, capiscono come funzionano e dove sono posizionati”. E’ un doppio test insomma, politico e militare. “Ma se prendiamo tutto insieme, i droni, i sabotaggi nelle fabbriche e nelle ferrovie, gli attacchi informatici, vediamo che l’obiettivo dei russi è scatenare un sentimento contro la guerra nei paesi europei e nelle vostre opinioni pubbliche. Per loro il vantaggio è doppio: se voi europei non ne potete più della guerra, si riducono gli aiuti che arrivano a noi, all’Ucraina. E intanto i russi seminano l’idea nei popoli europei che non ci si dovrebbe proprio mettere a combattere contro la Russia. Non sono io che lo dico, è l’opinione russa al riguardo”. E come sta rispondendo l’Europa a questo doppio test, come giudica la reazione? La risposta di Budanov è una risata. Piena, spontanea. Passiamo alla prossima domanda, dice, il freddo agente ucraino scostante e taciturno continua a sorridere. Gli chiediamo allora come l’Ucraina può aiutare gli europei a difendersi, visto che da soli fanno, facciamo ridere: “Teoricamente, possiamo aiutarvi, ma finché la guerra continua, la nostra capacità è piuttosto limitata. Questa domanda riguarda il futuro e riguarda il cambiamento dell’architettura di sicurezza in Europa. Dal punto di vista geografico, la risposta è ovvia: è vantaggioso per tutti rendere l’Ucraina il più forte possibile, in modo che faccia da cuscinetto o da scudo o come volete chiamarlo. Così, l’Europa si salverebbe, altrimenti, avete sentito prima la risata. Al momento stiamo dando un aiuto condividendo la nostra esperienza di difesa”, ma se la Russia dovesse diventare più attiva – e si sta preparando – allora ci vorrebbe tutta un’altra risposta da parte degli europei. 


“Se c’è unità, anche gli ucraini lo sentono e si cementa l’unità nella nostra società. E siamo onesti: in queste condizioni, nessuno può sconfiggerci”


Dovrebbe essere chiaro a questo punto che è nell’interesse degli alleati il rafforzamento della difesa ucraina e secondo Budanov questa è direttamente dipendente dal mantenimento dell’unità, dal sostegno collettivo e duraturo degli alleati dell’Ucraina. “La prima cosa di cui abbiamo bisogno è preservare l’unità del mondo nel sostenerci, e questa è, tra l’altro, la cosa più complicata. Se c’è unità, allora le questioni riguardo al sostegno finanziario, al sostegno materiale come l’equipaggiamento, e forse anche al sostegno militare diretto sono negoziabili e possono essere risolte, semplicemente si trasformeranno nel tempo”, ma se l’unità non c’è, si spezza tutto, perché “l’unità esterna si riflette sull’unità interna qui in Ucraina, nella nostra società. Quindi se il sostegno è potente e unito, anche gli ucraini lo sentono e si cementa l’unità che ancora c’è nella nostra società. E siamo onesti: in queste condizioni, nessuno può sconfiggerci”. 


“I russi stanno testando la vostra capacità di prendere decisioni e di usare la forza. Intanto rilevano i vostri sistemi, capiscono come funzionano e dove sono posizionati”


Finiamo la nostra conversazione parlando dell’Italia, Budanov dice che l’Ucraina continua ad aver bisogno soprattutto dei sistemi di difesa antiaerea Samp/T, “abbiamo a disposizione una quantità bassa, a un livello critico, di questi missili”. Serve tutto, serve tanto, gli italiani dovrebbero capirlo, saperlo, sentirlo. “Vi cito un vostro eroe nazionale – dice Budanov – Giuseppe Garibaldi, che disse: ‘Qui si fa l’Italia o si muore’”, citando le parole che Garibaldi disse a Calatafimi nel 1860, per dare coraggio e forza ai suoi uomini in un momento critico della battaglia contro i borbonici. “Ecco, questo vale anche da noi, ‘qui si fa l’Ucraina o si muore’”, dice Budanov, che è un eroe dell’Ucraina, gli è stata conferita la Stella d’oro nel 2024 da Zelensky per il suo coraggio personale e per il suo eroismo nella difesa dell’Ucraina. 
Il direttore dell’intelligence si alza, ora i quadri, le fotografie, le statuette, i diplomi, i libri e il suo volto diventano visibili: ha acceso la luce. 

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🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio Puntata 65 – Desolazione e consolazione dell’esperienza di S. Ignazio di Loyola

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PENSIERO QUOTIDIANO

28. L’umanità al bivio della vita e della morte

“L’umanità è al bivio” è un ammonimento che la Regina della pace ha ripetuto tre volte dal 25 febbraio 2022, nel momento in cui la Russia ha invaso l’Ucraina.

Questa coincidenza aiuta a comprendere il significato di questo evento che, pur essendo localizzato in Europa, ha in realtà un significato universale.

Infatti si tratta dell’inizio di una guerra mondiale, attraverso la quale Satana vuole distruggere il mondo e impadronirsi delle anime mediante l’incredulità, l’odio e la guerra.

Con queste parole la Madonna non si limita a dire che l’umanità si trova di fronte a un bivio, ma che, in realtà, ha già fatto una scelta che la porta alla perdizione e alla morte.

Da allora infatti la guerra si è intensificata e sta mobilitando il mondo, che scivola sempre più velocemente verso un conflitto mondiale, il cui esito non può che essere una catastrofe.

La causa di tutto ciò è l’abbandono di Dio e la sostituzione della fede con le ideologie di vario genere “che distruggono voi e la vostra vita” ha ammonito la Madonna.

L’unica possibilità di limitare la catastrofe incombente è il ritorno al Dio della pace e dell’amore, al quale la Madre chiama i suoi figli, ma senza ottenere una risposta adeguata alla gravità della situazione.

E’ perciò necessario che coloro che hanno riposto alla chiamata di Maria in tutti questi anni della sua presenza, si raccolgano attorno a Lei, elevando una barriera di fede e di preghiera capace di contrastare il dilagare dell’iniquità.

I credenti sono chiamati a schierarsi con convinzione con Maria, la Chiesa e il Papa, vigilando su sé stessi perché le ideologie e le passioni politiche non catturino le loro menti e i loro cuori.

Leone XIV al Messico alluvionato: vi sono vicino, prego per famiglie e defunti

Il Pontefice esprime la sua solidarietà alle popolazioni del centro America colpite da violente piogge che hanno portato al disastro umanitario: 65 morti, decine di dispersi, migliaia di abitazioni e di infrastrutture distrutte. Poi l’incoraggiamento a pregare senza stancarsi per la pace nel mondo. Infine, il saluto alle Suore Riparatrici del Sacro Cuore di Gesù, che in questi giorni celebrano 150 anni dalla fondazione

Daniele Piccini – Città del Vaticano

Sono vicino, con affetto, alle popolazioni del Messico orientale colpite nei giorni scorsi dall’alluvione. Prego per le famiglie e per tutti coloro che soffrono a causa di questa calamità e affido al Signore, per intercessione della Vergine Santa, le anime dei defunti.

Leone XIV esprime la sua solidarietà ai messicani che stanno vivendo momenti difficili per le conseguenze di ingenti precipitazioni, dopo la preghiera dell’Angelus recitata dalla finestra del suo studio, nel Palazzo Apostolico. A tutto il Paese americano, che si trova adesso ad affrontare un enorme disastro umanitario: 65 persone morte, decine disperse e ingenti danni alle abitazioni e alle infrastrutture, il Pontefice manifesta la sua prossimità, assicurando la sua preghiera.

26/10/2025

Il Messico in ginocchio

Piogge eccezionalmente abbondanti hanno sferzato per una settimana la Nazione. Veracruz, Querétaro, San Luis Potosí e Hidalgo gli Stati più danneggiati. Interi villaggi sono stati sommersi da fango e detriti, migliaia di messicani sono rimasti senza acqua ed elettricità. L’eccezionale evento meteorologico sarebbe scaturito dalla sovrapposizione di due sistemi tropicali formatisi al largo della costa occidentale del Paese: l’uragano Priscilla e la tempesta tropicale Raymond.

I fedeli in piazza mostrano un’immagine mariana.  

(@VATICAN MEDIA)

Contribuire alla pace pregando

Nelle parole del Papa al termine della preghiera mariana con i fedeli radunati in piazza San Pietro, anche un pensiero per quanti soffrono a causa di conflitti e ostilità. 

Prosegue incessante la nostra preghiera per la pace, particolarmente mediante la recita comunitaria del Santo Rosario. Contemplando i misteri di Cristo insieme con la Vergine Maria, facciamo nostra la sofferenza e la speranza dei bambini, delle madri, dei padri, degli anziani vittime della guerra. E da questa intercessione del cuore nascono tanti gesti di carità evangelica, di vicinanza concreta, di solidarietà.

Il Pontefice, come già in tante occasioni pubbliche, invita a pregare ancora, assiduamente, per la pace nel mondo. E rivolge “a tutti coloro che, ogni giorno, con fiduciosa perseveranza” si impegnano per l’armonia tra i popoli, l’esclamazione usata da Gesù nel Discorso della Montagna. “A voi ripeto – ha detto il Vescovo di Roma – ‘Beati gli operatori di pace!’”.

Il Papa ripreso dal maxi schermo in piazza San Pietro durante l’Angelus.   (@VATICAN MEDIA)

Un importante anniversario

Infine, tra i pellegrini presenti all’Angelus, il Papa saluta con particolare affetto le Suore Riparatrici del Sacro Cuore di Gesù, che proprio in questi giorni celebrano l’anniversario dei 150 anni dalla fondazione. Nata a Napoli, con l’incoraggiamento e l’approvazione dell’allora arcivescovo, cardinale Sisto Riario Sforza, la famiglia religiosa si deve all’iniziativa di Isabella de Rosis, originaria di Cosenza, il 24 ottobre 1875. Nel nome della congregazione risiede tutto il senso della sua missione: riparare, con l’offerta di vita, preghiera, azione e sacrificio, gli oltraggi e le ferite arrecate al Cuore di Gesù.

Leone XIV: con umiltà e coraggio affidiamo i nostri errori alla misericordia di Dio

All’Angelus il Pontefice si sofferma sul Vangelo del giorno, che narra la parabola del fariseo e del pubblicano in preghiera nel Tempio. Il primo esalta i suoi meriti, ma nasconde i suoi veri peccati, il secondo, invece, si presenta con coraggio al Signore per com’è. “Se facciamo anche noi come il pubblicano, il Regno crescerà, in noi e attorno a noi”

Daniele Piccini – Città del Vaticano

Non è ostentando i propri meriti che ci si salva, né nascondendo i propri errori, ma presentandosi onestamente, così come siamo, davanti a Dio, a sé stessi e agli altri, chiedendo perdono e affidandosi alla grazia del Signore.

In questo modo Papa Leone XIV, durante la preghiera dell’Angelus, dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano, sintetizza il messaggio contenuto nella parabola del fariseo e del pubblicano che pregano nel Tempio. Gesù la racconta in un brano del Vangelo secondo Luca, letto durante la liturgia di oggi, domenica 26 ottobre.

L’arroganza del fariseo

Il fariseo, spiega il Pontefice, fa “un lungo elenco di meriti”, di tutte le “opere buone che compie”. “Si sente migliore degli altri, che giudica in modo sprezzante. Il suo atteggiamento è chiaramente presuntuoso”. La sua è “un’osservanza della Legge esatta, sì, ma povera d’amore, priva di misericordia”, aggiunge il Papa.

I fedeli in piazza San Pietro per ascoltare la preghiera dell’Angelus del Papa.   (@VATICAN MEDIA)

Il pubblicano “giustificato”

Anche il pubblicano, “esattore al soldo dell’Impero romano”, sta pregando, ma in modo completamente diverso. “Ha tanto da farsi perdonare”, argomenta Leone XIV. Il suo lavoro, infatti, “gli permette di speculare sui proventi” delle imposte, “a scapito dei suoi stessi connazionali”. Eppure, spiega il Vescovo di Roma ripetendo le parole di Gesù, torna a casa “giustificato” dopo aver pregato, ossia “perdonato e rinnovato dall’incontro con Dio”. Questo accade perché “il pubblicano ha il coraggio e l’umiltà di presentarsi davanti a Dio, non si rassegna al male che ha fatto”.

Mostrare le ferite al “medico”

Il Pontefice cita, poi, sant’Agostino che, nel Discorso 351, ha approfondito il significato della parabola paragonando “il fariseo a un malato che, per vergogna e orgoglio, nasconde al medico le sue piaghe”. Il pubblicano invece, “con umiltà e saggezza, mette a nudo davanti al dottore le proprie ferite, per quanto brutte a vedersi, chiedendo aiuto”. “Facciamo così anche noi”, esorta il Papa.

Non abbiamo paura di riconoscere i nostri errori, di metterli a nudo assumendocene la responsabilità e affidandoli alla misericordia di Dio.

In questo modo, il Regno di Dio, “che non appartiene ai superbi, ma agli umili”, potrà “crescere in noi e intorno a noi”, conclude il Pontefice, che infine invita a invocare l’aiuto di Maria, “modello di santità”, che può aiutarci a “crescere in queste virtù”.

I fedeli con gli striscioni delle loro diocesi o associazioni.  

(@VATICAN MEDIA)

🌾🍇LIVE: SANTA MESSA DOMENICALE DIP.LIVIO- Benedizione🌾🍇30ma Domenica del tempo ordinario

PELLEGRINAGGIO A MEDJUGORJE

✨Più di 50 pellegrini italiani hanno visitato il nostro studio di Radio Maria a Medjugorje🙏
È ottobre, eppure tanti cuori continuano ad arrivare qui, guidati dalla mano della nostra Madre Celeste 💙
Grazie di cuore per questa giornata piena di gioia, fede e comunione🌿

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