"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2025 Pagina 70 di 367

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio – Martedì 28 ottobre 2025

h. 9.00: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)

 h. 8.50 – 9.25: ATTUALITA’ MONDO – CHIESA

+Quanto può resistere Kiev?

+Cosa pensano (davvero i cinesi degli americani)


h. 9.25 – h. 9.35: VIATICO QUOTIDIANO

Pensieri sulla Fede (29)


h. 9.35 – 9.55: MEDJUGORJE: LE MIE PAROLE VENGONO DAL CIELO

“Io vi guido a mio Figlio, alla salvezza” (a Mirjana 18 Marzo)

Maria ha cooperato in modo straordinario all’opera della redenzione

Maria continua fino alla fine del mondo a condure l’umanità a Cristo

Maria indica in Gesù l’unico Salvatore del mondo

Maria è qui da così tanto tempo perché abbiamo rifiutato la fede e la Croce

Il trionfo del Cuore Immacolato di Maria è il ritorno dell’umanità a Cristo


h. 10.00: TELEFONATA A PADRE LIVIO

BLOG: blogdipadrelivio.it

Il pensiero quotidiano: Perché i Segreti di Medjugorje sono dieci?


h. 10.05: IL CORAGGIO DEL PERDONO (13)


DAI UNA MANO ALLA EVANGELIZZAZIONE DI RADIO MARIA IN ITALIA E NEL MONDO

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Economia dipendente dagli aiuti, crepe nella politica, stanchezza: quanto può resistere Kiev?

di Marta Serafini – Corriere della Sera – 28 ottobre 2025

Secondo il presidente Zelensky l’Ucraina potrebbe continuare la guerra per due o tre anni. Ma la società civile è allo stremo. Ecco i tre fattori chiave

L’Ucraina è pronta a combattere la Russia ancora per due o tre anni. Parola del premier polacco Donald Tusk che, in un’intervista al Sunday Times, ha riferito la stima fatta da Volodymyr Zelensky. Il Paese però sta pagando su tre fronti — economico, politico e militare — un prezzo davvero enorme.

Il sogno Ue

Rispetto a due anni fa la war fatigue è sempre più palpabile nella società. La guerra ha eroso la fiducia nel futuro: l’Onu stima che oltre 5 milioni di persone siano fuggite dall’Ucraina. Le attività economiche, già paralizzate dai blackout e dai missili russi, soffrono per la carenza di manodopera mentre le scuole si svuotano. In questo contesto, una crescita economica del 2 per cento è vista come un successo.

 Un terzo proviene da difesa e tecnologia. L’ingresso nell’Unione europea è ancora il Santo Graal per buona parte degli ucraini fin dalle proteste di Euromaidan. Ma è osteggiato dal premier ungherese Viktor Orbán e dagli interessi agricoli polacchi. E non solo. Il bilancio pubblico è sostenuto quasi solo da aiuti esteri.

L’Ucraina ha ricevuto la maggior parte dei 15,6 miliardi di dollari Usa previsti dal programma del Fondo monetario internazionale concordato nel 2023 e le due parti stanno ora negoziando un nuovo pacchetto del valore di 8 miliardi di dollari. Le tasse interne coprono appena le spese militari. Per il 2025 è previsto un buco di 45 miliardi di dollari, mentre le promesse occidentali arrivano solo a 27 miliardi. «Non ci sono più soldi», ha ammesso un funzionario ucraino parlando con l’Economist. Il Fmi sta facendo pressioni su Kiev affinché svaluti la grivna.

Linee del fronte

Sul fronte militare, dopo tre anni e mezzo, la Russia non ha ottenuto obiettivi decisivi: non ha preso Kharkiv né Kiev. I porti ucraini lavorano di più rispetto a prima della guerra e la flotta russa si è ritirata a Novorossijsk. Le linee del fronte sono quasi ferme dal 2022. Le innovazioni ucraine e l’uso dei droni hanno reso ogni movimento estremamente rischioso. Si stima oltre un milione tra morti e feriti russi. In questo quadro, fin dall’inizio dell’invasione, l’Ucraina resiste soprattutto grazie alla società civile: reti di imprese e volontari suppliscono alle lacune dello Stato e del «ministero del Caos», come viene chiamato dagli ucraini il Dicastero della Difesa.

Molte innovazioni militari sono nate nei garage di Kiev e delle principali città ucraine ma la Russia è brava a copiarle e a produrle più rapidamente. La coscrizione è sempre più dura; la fanteria è a corto di uomini. All’inizio i volontari facevano la fila per andare al fronte, ora molti scappano. Senza una leva più ampia, è difficile immaginare una vittoria. 

Alcuni ipotizzano un compromesso imposto da Trump: concessioni diplomatiche a Mosca di cui era impensabile sentire parlare anche solo un anno fa, tra cui il riconoscimento dell’annessione della Crimea e il congelamento del fronte ora sono considerate accettabili. Ed è ormai chiaro a quasi tutti che, per il momento, molti dei territori persi non potranno essere riconquistati. I negoziatori ucraini però non vedono reali spiragli e ripetono: «La Russia vende aria».

Accuse alla presidenza

Oltre agli uomini, l’Ucraina rischia di esaurire la propria legittimità democratica. Il patto tra governo e società si è incrinato. A luglio le prime proteste anti governative dall’inizio della guerra hanno denunciato corruzione e abuso di potere. Zelensky, eletto nel 2019 con il pieno controllo del parlamento, ha accentrato ulteriormente il potere per via della guerra.

Secondo gli oppositori, la sua immagine di eroe occidentale lo ha reso arrogante. Ora decide con una cerchia ristretta, dominata dal capo di gabinetto Andriy Yermak. La presidenza è accusata di intimidire media e oppositori, intentare cause politiche e tollerare estorsioni dei servizi di sicurezza.

Le proteste non hanno frenato questa deriva. Il futuro appare incerto: né una tregua né una guerra lunga offrono soluzioni facili. La pace richiederebbe ricostruzione, cure ai veterani, gestire il risentimento e meno aiuti esteri. Il governo valuta il voto nel 2026 se le condizioni lo permetteranno. 

Sondaggi indicano che Zelensky potrebbe vincere il primo turno, ma potrebbe perdere al ballottaggio contro l’ex capo di stato maggiore, il generale Valery Zaluzhny. Molti cittadini però non si riconoscono in nessuno dei due.

Nonostante tutto, esistono motivi di speranza: la società civile, il settore privato, l’esercito, l’economia digitale e la difesa mostrano progressi significativi. Ma Zelensky, che ha salvato l’Ucraina all’inizio della guerra, ora sembra aver smarrito la rotta. Resta da capire se saprà trovarne una nuova.

🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio Puntata 66 – Desolazione e consolazione dell’esperienza di S. Ignazio di Loyola

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🔴LIVE🔴Incontro di Padre Livio con la veggente Vicka di Medjugorje – Agosto 2001 – Terza Parte

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PENSIERO QUOTIDIANO

29. Perché i Segreti di Medjugorje sono Dieci?

La Regina della pace ha tenuto a precisare che gli eventi, ora sigillati, che verranno rivelati tre giorni prima, sono Dieci, non uno in più, non uno in meno. Al compimento del decimo suoneranno le trombe angeliche della vittoria.

Il riferimento alla dieci piaghe d’Egitto è evidente, data lo sfondo biblico che caratterizza l’agire e il parlare della Gospa. Non si tratta solo di numeri, ma anche e soprattutto di finalità, cioè di obbiettivi da raggiungere.

Le piaghe avevano lo scopo di mostrare al Faraone l’unicità del Dio che aveva inviato Mosè, infinitamente superiore agli idoli degli egiziani, e di costringerlo a liberare il popolo eletto dalla schiavitù.

Allo stesso modo gli eventi dei Segreti, rivelati tre giorni prima, hanno lo scopo di manifestare al mondo la presenza di Maria e la sua opera di salvezza in nome di suo Figlio.

Inoltre, come i figli d’Israele hanno raggiunto la terra promessa attraverso innumerevoli prove, così i figli di Maria giungeranno, attraverso le prove dei Dieci Segreti, al tempo della pace su tutta la terra.

Per completare questo suggestivo scenario, dobbiamo fare riferimento anche agli sconfitti in questo grande combattimento spirituale fra Cielo e terra, verso il qual stiamo velocemente camminando.

Il Faraone, accecato dalla sua potenza, ha preteso di resistere a Dio e di imporre la sua volontà, ma è miseramente perito nelle acque del mar Rosso col suo esercito.

 Allo stesso modo “il mondo senza Dio”, come la Madonna chiama “il regno dell’anticristo”, verrà distrutto e di esso non rimarrà traccia.

La Regina della pace in tutti questi anni ci ha rivelato quello che accadrà e ci sta preparato ad affrontarlo. Pochi però la ascoltano, mentre le moltitudini vagano qua e là dietro gli inganni del Falsario.

Quando cadranno le squame dagli occhi, per molti sarà troppo tardi, perché non hanno risposto quando era il momento opportuno. Dispiace, ma “chi è causa del suo mal pianga sé stesso” (Dante A. – Inferno XXIX).

COMMENTO DI PADRE LIVIO AL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE – 25-10-2025

TESTO A CURA DI RADIO MARIA

Messaggio della Regina della pace – 25 ottobre 2025

«Cari figli! L’Altissimo, nella Sua bontà, vi ha dato me per guidarvi sulla via della pace. Molti hanno risposto e pregano ma ci sono molte creature che non hanno la pace e non hanno conosciuto il Dio d’amore. Perciò, figlioli, pregate e amate, formate i gruppi di preghiera per esortare al bene. Io sono con voi e prego per la vostra conversione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata». (Con approvazione ecclesiastica)

 La preghiera è senza dubbio lo strumento più importante per la pace nel mondo. I contendenti non si vedono, da una parte c’è Cristo con sua Madre e con la Chiesa, dall’altra c’è il principe di questo mondo che è il re della guerra e dell’odio. Al di là della cose che si vedono c’è la lotta fra il Cielo e le tenebre. È prima di tutto ricorrendo alle armi spirituali che si vince la battaglia che si combatte nei cuori, che hanno a che fare con la grazia di Dio che si ottiene con la preghiera. La grazia di Dio può volgere verso la pace il cuore di una persona che sullo scacchiere internazionale ha un ruolo di rilievo e quindi può ottenere risultati straordinari. La Regina della pace ha anche invitato a pregare per i nostri nemici, per i capi dei popoli, per coloro che fanno la guerra, affinché i loro cuori si orientino alla pace. 

Già nel Messaggio del 25 settembre 2025 la Madonna ha pregato per la pace e ha ottenuto che si avviasse la pace in Medio Oriente. Questa esortazione è proprio il segno che la Madonna sta lavorando nei cuori per avere almeno una tregua anche nella guerra iniziata in Ucraina a causa dell’aggressione da parte della Russia e che dura ormai da quattro anni. Interpretando questo conflitto la Madonna ha chiamato in campo anche satana menzionandolo proprio nel Messaggio che ha dato a pochi giorni dall’attacco da parte della Russia: «Figlioli, aiutatemi con la preghiera affinché satana non prevalga. Il suo potere di morte, odio e paura ha visitato la Terra» (Messaggio del 25 febbraio 2022).

La pace è il tema principale degli ultimi Messaggio della Regina della pace. Con la pace tutto è salvo, con la guerra tutto è perduto. Il problema che oggi bisogna risolvere urgentemente e con tutte le nostre forze è proprio quello della pace e questo riguarda sia il mondo che la Chiesa. La Chiesa è mobilitata dai Papi ormai dai tempi del dopoguerra fino ad oggi; il Magistero della Chiesa si è speso instancabilmente perché i popoli imparassero a vivere in pace. Papa Francesco ha consacrato al Cuore Immacolato di Maria la Russia e l’Ucraina, con una preghiera solenne in un clima di raccoglimento molto intenso, proprio nel giorno dell’Annunciazione (25 marzo 2023). Proprio durante quella Consacrazione la Madonna stava apparendo a Medjugorje e disse: «Ascolto il vostro grido» (25 marzo 2023).

Con il Messaggio del 25 settembre 2025 e con questo Messaggio la Regina della pace ha voluto dirci che questo è il momento in cui vuole mettere fine alla guerra, sia in Medio Oriente che in Europa. In Medio Oriente la Madonna ha dato la spinta decisiva, in Europa è tutto più difficile per motivi vari, forse anche perché gli animi sono più induriti. Da molti anni sono numerosi i pellegrini ucraini che vanno a Medjugorje, salgono sul Podbrdo scalzi proprio per chiedere la pace nel loro Paese. È impossibile che la Madonna non ascolti le loro preghiere. Al di là di quello che comunicano i vari mass-media, c’è la possibilità che anche in Ucraina finalmente si arrivi a un cessate il fuoco, a una tregua.

Dobbiamo essere sensibili ai segni dei tempi. Tutti i popoli vogliono la pace, se c’è la buona volontà da parte dei potenti, Dio la mette a frutto per ottenere dei risultati. Se si continua così andiamo verso la fine del mondo, verso la distruzione generale. Già adesso abbiamo toccato abissi di iniquità insopportabili. Stiamo sviluppando una sorta di abitudine alle violenze più disparate, alle macellazioni sistematiche, per non parlare della minaccia di uso di armi innominabili. Satana vuole veramente trasformare il mondo in un inferno.

La Madonna è qui e ci mobilita perché satana non prevalga, perché gli uomini si risveglino dal sonno stanco delle loro anime. Quando la Madonna parla di pace si riferisce anzitutto alla pace con Dio. Il mondo è in guerra con Dio. Il mondo ha rifiutato la fede e la Croce. L’umanità ha scelto per la morte. L’uomo moderno non vuole Dio e va verso la perdizione. Satana regna. Sono tutte espressioni caustiche della Madonna, come quando ha detto: «satana è forte e ogni giorno la sua forza è sempre più forte attraverso coloro che hanno scelto la morte e l’odio» (25 aprile 2024). Questa è la realtà del mondo contemporaneo che è molto più grave di quella che ci descrivono i giornali, che vorrebbero convincerci che le conseguenze di una terza guerra mondiale non sarebbero poi così disastrose. Ma non è così. Se dovesse scoppiare una terza guerra mondiale la Terra verrebbe distrutta così come l’intera umanità.

La Regina della pace è qui per sminare questo mondo che è seduto sulla bomba atomica dell’odio soprattutto contro Dio. Non si sopporta Dio, né il Cristianesimo, né la Croce, né la Madonna. La gente prova fastidio per Cristo, per il Sacro, per il soprannaturale. Questo fastidio è quel veleno che la serpe infernale sta seminando da tutte le parti. In questo Messaggio la Madonna dice che prega anche per la nostra conversione. Questo è il punto di partenza: il ritorno dell’umanità a Dio, il pentimento per i peccati, lo spirito penitenziale, l’osservanza dei Comandamenti, il ritorno al Cristianesimo. 

Il Padre Celeste, nella sua infinità bontà, ci ha inviato Maria per guidarci sulla via della pace, che è la via verso Cristo; è la via della conversione, del cambiamento di vita, è la via che ci fa uscire dal peccato che è una tignola che ci distrugge. È un invito a liberarci dalle ideologie che passano, che sono ideologie di morte e non di vita. Nel Messaggio del 25 giugno 2025 la Regina della pace ha detto espressamente di liberarci dalle ideologie che ci distruggono e che sono passeggere.

La Madonna è qui per scuotere il mondo e riportarlo a Dio perché adesso è sotto il potere di satana. Del diavolo, omicida e menzognero fin dal principio, non se ne parla. Di satana come angelo ribelle che porta l’uomo a commettere il male e che lo inganna per portarlo alla perdizione, non se parla. Il vero inganno satanico è proprio questo: del diavolo non se ne parla come se non esistesse. Invece oggi: «satana regna» (25 marzo 2020) ed è più che mai urgente consacrarci al Cuore Immacolato di Maria e a quello di suo Figlio Gesù.

La Madonna vuole chiamarci anzitutto a regolare i nostri rapporti con Dio. Sappiamo che siamo in pace se ascoltiamo la voce della coscienza, se ci specchiamo nei Comandamenti di Dio, se ci dedichiamo a Dio, alla preghiera, all’amore per il prossimo. Prima ancora di pregare per la pace dobbiamo diventare uomini di pace, riappacificarci con Dio in modo che la sua pace entri nei nostri cuori e si diffonda come una luce che si effonde, che illumina e che guida.

Con la preghiera possono cambiare anche i cuori più efferati. Molte volte Dio tocca il cuore di una persona che ha una grande responsabilità a livello mondiale e da questa grazia dipendono delle scelte fondamentali. Noi non abbiamo l’idea della forza e della potenza della preghiera che è la stessa Onnipotenza di Dio che tocca i cuori e li cambia. Dio ha inviato Maria proprio perché il mondo ha preso la via della morte, la via della guerra a Dio che genera la guerra fra gli uomini. L’umanità ha preso la strada che porta verso l’autodistruzione. 

La grande Misericordia di Dio concede alla Madonna di apparire tutti i giorni da oltre quarant’anni. Non c’è mai stato un fenomeno di questo genere, così verificabile. Eppure, dopo tutto questo tempo, possiamo affermare che solamente una piccola parte crede e opera, ed è diventata membro degli Apostoli di Maria. In tanti Messaggi la Madonna ha l’occhio sul numero di persone che le segue, che la ascolta. Ogni persona è un’anima, ogni persona è importante. La Regina della pace guarda il numero delle anime: «Molti hanno risposto ma è enorme il numero di coloro che non vogliono sentire ne accettare il mio invito» (25 agosto 2011); «La maggior parte degli uomini, quando muore, va in purgatorio. Un numero pure molto grande va all’inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in paradiso al momento della vostra morte» (2 novembre 1983).

Anche in questo Messaggio la Madonna guarda al numero: «Molti hanno risposto e pregano» perché in questo mese si è pregato molto per la pace, molti hanno risposto all’invito della Regina della pace del 25 settembre: «Questo tempo sia per voi tempo di preghiera per la pace». Radio Maria si è messa in prima linea e ogni sera prega il Santo Rosario per la pace nei cuori, nelle famiglie, nel mondo, in unione di preghiera con tutti gli ascoltatori; continueremo a pregare il Santo Rosario con questa intenzione fino a quando non entreremo nel tempo della pace. 

La Madonna ha detto che molti hanno risposto e pregano, non ha detto “hanno pregato”, questo vuol dire che vuole che si continui. Ha aggiunto, poi: «ma ci sono molte creature che non hanno la pace e non hanno conosciuto il Dio d’amore». La Madonna non parla mai con disprezzo delle persone che sono lontane da Dio e che molte volte sono soggiogate dalle ideologie del male; ne parla con empietà e chiede di pregare per loro. In questo Messaggio, nello specifico, non usa il termine “persone” ma dice creature. Il linguaggio della Madonna è molto fine, corretto, elevatissimo. Utilizzando la parola “creature” la Regina della pace fa un riferimento immediato a Dio, per puntualizzare che anche quelli che non credono sono suoi figli. Si tratta di figli di Dio irretiti dall’errore, accecati, ma sono creature per le quali dobbiamo pregare perché non hanno la pace e non hanno conosciuto il Dio d’amore. La Madonna ci invita a guardare alla fragilità di queste creature che non hanno la pace perché sono sottomessi al principe di questo mondo. Chi non ha la pace nel cuore diventa immagine del maligno e pratica l’odio, la guerra, la violenza.

La Regina della pace usa ancora una volta l’espressione “non hanno conosciuto il Dio d’amore” che aveva già utilizzato in diversi altri Messaggi. Oggi Dio viene nominato molte volte invano e molti chiamano “Dio” quella che invece è una loro rappresentazione ideologica e cioè quello che promuove la guerra, quello che protegge una determinata etnia, quello che guida le vittorie con i carri armati. Non è certamente il Dio d’amore. 

La Madonna ci invita a sminare il terreno su cui il mondo è poggiato proprio pregando per queste persone. Oltre alla preghiera dobbiamo dare testimonianza della pace che abbiamo nel cuore, essere mani tese, avere parole buone per il prossimo. Dobbiamo riversare sugli altri il calore dell’amore di Dio che abbiamo nei nostri cuori. Questo è il metodo di Dio che non combatte l’odio con l’odio, la vendetta con la vendetta, la menzogna con la menzogna, il male con il male. Dio vince l’odio con l’amore, la vendetta con il perdono, la menzogna con la verità, il male con il bene

La Regina della pace ci invita a fare la nostra parte, ha bisogno che tutta la Chiesa sia impegnata su questo fronte. La Madonna è la Madre della Chiesa che è la nostra famiglia, la nostra casa. Il compito è ben delineato: se la Chiesa non prega per la pace e non la testimonia, se la Chiesa non invita al perdono e alla compassione, chi lo può fare? La Chiesa che vive la pace, che è ricolma dell’amore di Dio, diventa uno strumento con cui la Madonna fa i miracoli e riconcilia i popoli. Nel tempo dei Segreti, infatti, la Chiesa Cattolica sarà lo strumento con cui la Madonna riconcilierà i popoli ai quali cadranno le squame dagli occhi. Come satana ha scardinato i cuori con l’odio, la Madonna li scalderà con l’amore. In questo modo e con questo metodo la Madonna ci porterà al tempo della pace.

Nel concreto, la strada da fare è chiara. Cerchiamo di avere la pace nei nostri cuori, riconciliamoci con Dio con la Confessione, con l’osservanza dei Comandamenti, con la preghiera. Alimentiamo l’amore di Dio dentro di noi e diciamo parole di pace, parole di perdono, parole di riconciliazione e necessariamente anche parole che sveglino le anime intorpidite che dormono il sonno della morte. La Madonna ci dice, poi, di formare gruppi di preghiera; non è una novità, è una raccomandazione presente già nei primi Messaggi di Medjugorje, ma adesso è diventata un’urgenza. Man mano che ci avviciniamo al tempo dei Segreti i gruppi di preghiera sono fondamentali, sono persone che pregano insieme nelle case, meditano il Vangelo e magari anche i Messaggi della Regina della pace e si propongono di incoraggiarsi a vicenda. Insieme ci si può aiutare e ci si può esortare al bene. Guai a chi è solo nei momenti del pericolo, è necessario essere Chiesa domestica. È fondamentale formare gruppi affiatati perché da soli rischiamo di perire, corriamo il pericolo di venire catturati nelle reti di satana. Ascoltiamo la Madonna che ci invita a formare gruppi di preghiera, la ascoltino soprattutto i giovani che insieme possono formare quei gruppi di testimoni di cui la Madonna ha tanto bisogno per polarizzare verso il bene tutta quella fascia di gioventù che oggi sta crescendo senza la fede.

La Regina della pace ci rassicura che è con noi. Per quanto il mondo ci faccia paura ricordiamoci che la Madonna c’è, ogni giorno scende dal Cielo sulla Terra, ogni 25 del mese (e ogni volta che ce n’è bisogno) ci dà i Messaggi, ci guiderà per tutto il tempo dei Segreti. Se la Madonna è con noi, di cosa abbiamo paura? La Madonna può ottenere tutte le grazie e sotto il suo manto c’è posto per tutti quelli che vogliono salvarsi. «Io sono con voi» è una rassicurazione che deve renderci contenti, che fuga le nostre ansietà. Di chi ci possiamo fidare se non della Madonna? Fidiamoci di lei, mettiamoci sotto il suo manto, prendiamo in mano il Rosario, andiamo a Messa alla domenica, osserviamo i Comandamenti, ritorniamo a Dio. Dove siamo andati a finire? Dove stiamo andando a sbattere? Svegliamoci dal sonno stanco delle nostre anime, prendiamo in mano il Rosario, preghiamo di più. Cerchiamo e gustiamo la bellezza, la dolcezza e la bontà della preghiera. Com’è bello mettersi in contatto con Maria, con Gesù e pregare! Pregando entrano in noi una pace e una gioia che diventano contagiose, diventano una forza per tutti gli altri. La Madonna conta su di noi, sulla nostra presenza, sulla nostra risposta.

🔴LIVE🔴LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA – di P. Livio 27/10/2025

IL FOGLIO INTERNZIONALE

Israele ha vinto la sua guerra

IL FOGLIO INTERNAZIONALE – 27 ottobre 2025

“Sinwar aveva scommesso sulla debolezza della democrazia ebraica. Ha fatto male i calcoli”, scrive Bret Stephens sul New York Times

“Benché oggi possa sembrare assurdo, molti tra i dirigenti di Hamas erano convinti che il massacro del 7 ottobre 2023 non solo avrebbe ferito Israele, ma l’avrebbe distrutto” scrive Bret Stephens sul New York Times. “Lo credevano per fervore religioso. Lo credevano perché speravano di ispirare Hezbollah e l’Iran a unirsi alla battaglia con attacchi su vasta scala. E lo credevano perché pensavano che Israele, nonostante la sua sofisticata tecnologia, fosse debole.

i sbagliavano – e quell’errore è stato fatale. Ma non del tutto infondato. ‘Fra vent’anni diventerete deboli, e allora vi attaccherò’, avrebbe detto Yahya Sinwar, la mente del 7 ottobre, al suo dentista del carcere israeliano circa vent’anni fa, secondo un’inchiesta di David Remnick per il New Yorker. 

Sinwar e altri dirigenti di Hamas vedevano in Israele un paese disposto a liberare più di mille prigionieri palestinesi – tra cui lo stesso Sinwar – per un solo ostaggio. Un paese i cui leader parlavano con durezza ma tendevano a evitare i rischi, temendo di turbare la sete di prosperità e tranquillità dell’opinione pubblica. 

Un paese attraversato da profonde fratture interne – religiosi contro laici, ebrei contro non ebrei, fautori e oppositori della riforma giudiziaria. Un paese ansioso del giudizio del mondo. Tutto questo Sinwar lo aveva dedotto leggendo con attenzione i giornali in ebraico, un’abitudine maturata nei lunghi anni trascorsi nelle prigioni israeliane. 

Ma proprio questo è stato forse il suo errore più grande. Il giornalismo in una democrazia – e in Israele in particolare – tende a trascurare ciò che funziona in una società, ossessionandosi per ciò che non funziona (mentre nelle autocrazie avviene l’opposto). Il risultato è che Sinwar conosceva bene i difetti auto-denunciati di Israele, ma non la sua forza profonda.

Probabilmente non sapremo mai se Sinwar  sia mai arrivato a comprendere la portata del suo errore.  Gli israeliani non si sono affatto sgretolati di fronte alla  carneficina, che egli avrebbe ordinato esplicitamente contro soldati e comunità civili ‘per suscitare terrore e destabilizzare il paese’, secondo un  rapporto del Times.

Non si sono limitati a poche settimane di combattimenti, come in guerre precedenti; non hanno ceduto alle pressioni internazionali; né hanno sacrificato i principali obiettivi bellici pur di ottenere la liberazione degli ostaggi. Al contrario, gli israeliani si sono compattati – e hanno vinto.

Per quanto una ‘vittoria duratura’ sia mai possibile in medio oriente. Hanno cambiato gli equilibri con Libano e Siria. Hanno umiliato e indebolito l’Iran, il cui regime  è ormai vacillante. Hanno recuperato i loro ultimi ostaggi vivi senza rinunciare al principale strumento di pressione su Gaza: il controllo del suo perimetro interno.

Hanno ottenuto l’impegno di diversi paesi musulmani a garantire una Gaza libera dal dominio di Hamas; e se ciò dovesse fallire, almeno hanno la ragionevole certezza che molti gazawi resisteranno a futuri tentativi di Hamas di trascinarli in un’altra guerra disastrosa. Hanno mantenuto relazioni diplomatiche con gli stati arabi amici. E, nonostante le proteste di piazza nel mondo, gli editoriali ostili e gli irrilevanti embarghi sulle armi, hanno conservato il pieno appoggio dell’unico governo straniero che davvero conta: quello degli Stati Uniti.

Tutto ciò, però, ha avuto un prezzo altissimo: una Gaza devastata, con decine di migliaia di vittime civili e sofferenze indicibili per chi è rimasto intrappolato nei combattimenti; un antisemitismo in crescita; e una generazione di progressisti occidentali – cui si aggiungono settori della destra estrema – che considera lo stato ebraico come l’incarnazione stessa del male. 

Forse tutto questo si sarebbe potuto evitare, anche se è difficile crederlo: Israele era già stato giudicato colpevole di ‘crimini di guerra’ dai suoi critici fin dai primi giorni del conflitto.  Secoli di persecuzioni e discriminazioni, intervallati da brevi periodi di pietà e tolleranza, sono ciò che spinse gli ebrei a fondare lo stato di Israele. Ed è anche ciò che li ha spinti, in questa guerra, a vincere.

 Gran parte delle analisi sulla strategia militare israeliana si è concentrata sul ‘come’: come Israele ha portato a termine l’operazione dei cercapersone contro Hezbollah? Come il Mossad ha fatto entrare una bomba nella casa sicura di Teheran dove alloggiava il leader di Hamas Ismail Haniyeh? Come Benjamin Netanyahu ha convinto Donald Trump a unirsi all’attacco contro l’Iran?  

Ma le domande sul ‘come’ rivelano meno di quelle sul ‘perché’. Perché, al contrario di quanto credeva Sinwar, Israele non è crollato il 7 ottobre? Perché gli israeliani hanno resistito a massacri, sfollamenti interni, attacchi missilistici e isolamento internazionale? Perché Israele ha voluto vincere, invece di accontentarsi di una fine prematura della guerra che avrebbe lasciato intatti i suoi principali nemici?

La risposta mi è apparsa in una base militare israeliana vicino a Gaza, dove ho incontrato un sergente soprannominato Cholo. Prima del 7 ottobre, Cholo faceva il dj ai concerti rave in Brasile; ma era tornato immediatamente in Israele per arruolarsi. “Non sostengo questo governo”, mi ha detto. ‘Ma andrò nell’esercito’.

La parola giusta per questo è patriottismo – o, come scrisse Mark Twain, ‘sostenere il proprio paese sempre, il proprio governo solo quando lo merita’. Molti dei soldati israeliani che hanno combattuto e sono caduti a Gaza e sugli altri fronti avevano probabilmente manifestato contro Netanyahu durante le proteste sulla riforma giudiziaria. Venivano da ogni orientamento politico. Hanno combattuto non per ideologia o appartenenza di partito, ma perché gli obiettivi e i metodi di Sinwar, il 7 ottobre, avevano reso chiaro che la posta in gioco era esistenziale.

 E il sostegno entusiastico che quegli obiettivi e metodi hanno suscitato nel mondo intero ha reso evidente un’altra verità: ancora oggi, non esiste un asilo sicuro per gli ebrei. Non in Australia. Non in Canada. Non in Gran Bretagna, Francia o Germania. Forse nemmeno in America. I progressisti sinceri credono davvero che, se lo stato ebraico scomparisse domani  le furie antiebraiche in medio oriente, in Europa o in Nord America si placherebbero? O piuttosto troverebbero bersagli ancora più facili?

Gli israeliani non hanno combattuto soltanto perché minacciati da un pericolo esistenziale. Hanno combattuto anche contro una menzogna esistenziale: la menzogna secondo cui Israele sarebbe uno stato colonialista, una razza invasiva priva di radici in quella terra. E’ una menzogna ormai diffusa ovunque, nonostante tremila anni di storia la smentiscano.

 Ed è una menzogna che, man mano che si rafforza, attacca le radici stesse dell’identità ebraica. ‘Se ti dimentico, Gerusalemme’, non era solo una metafora letteraria. Per dimostrarlo, Israele doveva combattere e vincere questa guerra. L’attuale cessate il fuoco apre interrogativi difficili su ciò che verrà dopo – per israeliani, palestinesi e per tutti coloro che hanno a cuore il loro futuro.

Ma dovrebbe chiudere, una volta per tutte, alcune questioni fondamentali. Gli israeliani sono deboli? Il loro stato poggia su fondamenta di sabbia? Il loro attaccamento alle proprie convinzioni è superficiale?  Sinwar e chi lo seguiva pensavano di sì. La tomba che si è scavato da solo dovrebbe averli smentiti per sempre”.

(Traduzione di Giulio Meotti)

🔴LIVE🔴 Il Viatico quotidiano – di P. Livio – Puntata 28


🔴LIVE🔴IL CORAGGIO DEL PERDONO – Catechesi di P. Livio – Puntata 12

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