"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2025 Pagina 72 di 367

Il “miraggio della vittoria” nella lunga campagna di guerra russa in Ucraina

di Stefano Caprio – Asia News – 26 Ottobre 2025

Si avvia alla conclusione la campagna militare 2025 prima del gelo invernale, la più violenta e sistematica. Per gli esperti “il contesto strategico della guerra sta cambiando”, mentre l’economia scivola verso la stagnazione. La tentazione di Trump di concludere con Putin un “affare reciproco”.  Né la Russia, né l’Ucraina sono veramente in grado di modificare il corso e il carattere della guerra. 

L’illusione di una nuova trattativa di pace tra Donald Trump e Vladimir Putin, con scenario ancora più gradito ai russi rispetto all’Alaska come l’Ungheria dell’amico di Mosca Viktor Orban, si è dissolta dopo la mossa di Volodymyr Zelenskyj, che si è detto disponibile a unirsi ai due imperatori, e lo scarso gradimento degli altri Paesi europei. È stato il ministro degli Esteri Sergej Lavrov a chiudere la questione, non vedendo la necessità di sospendere le operazioni militari senza la garanzia della vittoria per la Russia.

E in effetti il miraggio della grande vittoria sembra allontanarsi sempre di più, mentre ci si avvia alla conclusione della campagna militare del 2025 prima del gelo invernale, la più violenta e sistematica dei quattro anni di guerra, senza aver ottenuto risultati concreti. Con piogge continue di missili e droni, ricambiati dagli ucraini con la sistematica distruzione dei siti energetici russi, e numeri sempre più impressionanti di caduti militari e civili innocenti, l’avanzata russa ha guadagnato secondo i calcoli più verosimili non oltre tremila chilometri quadrati, lo 0,4% del territorio ucraino. Per The Economist servono almeno altri cinque anni a questo ritmo per conquistare l’intero territorio delle quattro regioni occupate del Donbass di Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporižja, e se Mosca volesse occupare l’intera Ucraina bisognerà aspettare oltre un secolo, una prospettiva a cui il Cremlino non si sottrarrebbe comunque.

Secondo Nigel Gould-Davies, esperto dell’Istituto internazionale di ricerche strategiche, “il contesto strategico della guerra sta cambiando”. La campagna estiva della Russia è fallita con enormi perdite di forze in campo, superando ormai i 300mila tra morti e feriti gravi in tutto, e la strategia di accordo con gli americani non sta dando alcun risultato, anzi ha provocato ulteriori danni con la recente sanzione sul petrolio russo. I finanziamenti europei all’Ucraina, pur nella lentezza con cui vengono decisi e realizzati, “si stanno trasformando in uno tsunami” per i russi, e crescono i problemi interni per un’economia che scivola sempre più verso la stagnazione. La Cina offre qualche sponda con le consegne di tecnologia per gli armamenti, ma il vero sostegno sarebbe l’acquisto di gas con le nuove infrastrutture da costruire, ciò che non potrà dare un reale sostegno alle risorse finanziarie della Russia prima del 2030.

D’altra parte, gli alleati occidentali degli ucraini non sembrano in grado di insistere a sufficienza su questi fattori critici, per costringere la Russia al cessate il fuoco a condizioni accettabili per Kiev. A Washington non sembra superata la tentazione di concludere con Putin un “affare reciproco” a svantaggio dell’Ucraina, nonostante i tentennamenti dei colloqui tra Trump e Putin, e queste incertezze incoraggiano la Russia nel proseguire la guerra a oltranza, variando i tempi e le modalità delle operazioni militari. L’avanzata russa dipende dal rilievo geografico delle zone, dal livello di urbanizzazione e concentrazione di industrie e strutture produttive, ciascuna delle quali secondo le necessità può trasformarsi in bastione difensivo a lungo termine.

L’esercito russo può muoversi con tempi relativamente rapidi nella direzione settentrionale della regione di Zaporižja, la parte ancora non occupata e controllata dagli ucraini, qualche centinaio di chilometri quadrati poco abitati e con pochi confini naturali per la difesa come fiumi e alture, ma anche poco significativi dal punto di vista strategico. Nella regione di Donetsk, molto più urbanizzata e industriale, l’avanzata dei russi è molto lenta e senza grandi possibilità di mantenere i chilometri già raggiunti, come del resto avviene da queste parti da ben prima del 2022, con gli scontri “ibridi” e variabili iniziati nel 2014.

Negli ultimi mesi gli sforzi principali dei soldati russi si concentrano su due snodi fondamentali dei trasporti per tutto il Donbass, quelli di Kupjansk e Pokrovsk, da cui si apre l’accesso a Liman e la possibilità di avanzare a nord di Zaporižja e a sud-est di Dnepropetrovsk. Secondo gli esperti, questo indica la volontà dello Stato maggiore russo di creare le condizioni per una campagna di primavera-estate dell’anno prossimo verso Zaporižja, con un aggiramento per attaccare quindi la “linea delle fortezze” della regione di Donetsk, dove sono schierati i distaccamenti più robusti delle forze armate ucraine sulla linea Slavjansk-Kramatorsk-Konstaninovka. Senza la conquista di queste roccaforti risulta impossibile l’occupazione definitiva della zona, ma l’operazione richiede colossali spiegamenti di forze e mezzi, con perdite umane certamente molto numerose.

Gli scarsi risultati delle azioni militari dell’anno in corso, soprattutto a fronte delle grandi ambizioni di Mosca, insieme al peggioramento delle condizioni economiche, stanno suscitando ai vertici della Russia un’evidente incertezza, anche se ovviamente non si traduce in pubblici dibattiti se continuare la guerra senza fermarsi o accettare le proposte di Trump, cercando di trasformare il conflitto in “guerra ibrida” permanente. Nell’incontro con i generali dello Stato maggiore dei giorni scorsi, Putin ha ribadito che “dobbiamo garantire di raggiungere senza condizioni tutti gli scopi che stanno davanti all’esercito, nel corso dell’operazione militare speciale”, frase riportata con grande enfasi dalla Tass e da tutti i media statali. Questo presuppone il rifiuto di qualunque accordo, poiché in esso le parti in causa devono comunque rinunciare a qualche obiettivo, ma la Russia potrebbe non essere in grado di portare avanti la guerra molto a lungo.

Non sono soltanto gli economisti all’estero e gli oppositori del regime putiniano ad affermare che l’economia russa è sempre più in crisi, ma la stessa presidente della Banca centrale Elvira Nabiullina ha riconosciuto che le riserve che hanno permesso di resistere nei primi anni di guerra sono ormai esaurite. Il capo del comitato della Duma per il bilancio statale, Andrej Makarov, ha dichiarato esplicitamente che “possono finire i soldi dello Stato”, ciò che porterebbe alla ripetizione di quanto avvenuto alla fine dell’Unione Sovietica. Uno dei fattori che colpisce più direttamente l’economia russa è la sempre più limitata capacità di esportare il petrolio attraverso le rotte marittime.

L’esportazione di petrolio grezzo e derivati costituisce infatti a tutt’oggi il 75% delle entrate sull’export di idrocarburi, e l’80% di essi viene trasportato via mare. Se questa direttiva venisse ridotta della metà, la Russia perderebbe circa 50 miliardi di dollari, o 4 mila miliardi di rubli, e teoricamente l’Ucraina ha la possibilità di raggiungere questo risultato. I trasporti di petrolio si svolgono principalmente attraverso un numero limitato di porti che si affacciano sul mar Baltico e sul mar Nero, in cui il ruolo fondamentale è ristretto a 6-7 terminali, tra cui i principali sono quelli di Primorsk e Ust-Luga sul Baltico, e quello di Šeskharis sulle rive del mar Nero, da ciascuno dei quali passano circa 75 milioni di tonnellate di petrolio all’anno. I porti di carico del petrolio sono strutture molto complesse tecnicamente, e obiettivi sensibili dal punto di vista militare, e per annientarli basterebbe una decina di missili Tomahawk, che finora Kiev non ha ottenuto dagli Usa, ma se saltassero tutte le trattative potrebbero tornare in gioco.

Certamente le forze armate ucraine, al di là delle consegne di armamenti da parte degli occidentali, si trovano in condizioni estremamente critiche, soprattutto per la carenza di personale per la mobilitazione alla guerra difensiva. Secondo le valutazioni ufficiali i soldati ucraini al fronte sono meno di centomila, a fronte di oltre mezzo milione di russi, a cui si aggiungono continuamente nuovi effettivi. Questo finora non ha condotto a una completa catastrofe, considerando che per l’attacco servono molte più forze che per la difesa, e che gran parte dei combattimenti oggi si svolge con l’invio dei droni d’assalto in grado di garantire le cosiddette “zone della morte”, spazi da circa 15 chilometri lungo le linee del fronte che impediscono al nemico di avanzare senza grandi perdite. Tuttavia, la difesa ucraina viene descritta come una “fascia porosa” con gravi lacune e aperture in mezzo alle zone di maggiore controllo, attraverso le quali riescono a penetrare gruppi limitati di assalitori russi.

Queste carenze nel sistema ucraino di difesa dipendono da diversi fattori sociali e politici interni al Paese, considerando i tanti giovani di classe medio-alta che fuggono dal servizio militare, appoggiandosi anche alle fasce più corrotte delle amministrazioni. L’ingiustizia sociale in Ucraina demoralizza la massa dei cittadini di livello inferiore che si assumono tutto il peso della guerra difensiva, e la classe politica non riesce a trovare soluzioni a questi squilibri. Il presidente Zelenskyj e i suoi più stretti collaboratori non vogliono cambiare il personale ai vertici dello Stato maggiore, temendo che l’ascesa di personaggi più efficaci, al posto degli attuali comandanti assai poco popolari ed evidentemente scarsamente competenti, possa generare ambizioni politiche difficili da arginare. La questione del futuro dell’Ucraina, anche oltre gli esiti della guerra, dipende molto da questi fattori.

In definitiva, né la Russia, né l’Ucraina sono veramente in grado di modificare il corso e il carattere della guerra, e per il prossimo anno lo scenario difficilmente presenterà altre soluzioni, oltre ai combattimenti a oltranza. La guerra rimane immutabile dal punto di vista militare, economico e politico, senza più comprendere i veri scopi del conflitto da una parte e dall’altra e lasciando prevalere le astrazioni mistico-ideologiche della “guerra dei mondi” tanto cara allo zar del Cremlino, o le operazioni demagogiche e finanziarie del grande immobiliarista della Casa Bianca.

Ucraina – Russia, le notizie sul conflitto in diretta | Putin, testato nuovo missile a propulsione nucleare «invincibile». Mosca: «Kupyansk circondata»

di Redazione Online – Corriere della Sera – 26 Ottobre 2025

Le notizie di domenica 26 ottobre sul conflitto in Ucraina, in diretta

  • È il 1.341° giorno di guerra in Ucraina
  • Gli Usa hanno introdotto nuove, pesanti sanzioni contro le big russe del petrolio, i colossi Rosneft e Lukoil. Approvato dall’Ue il 19esimo pacchetto di sanzioni con nuove misure energetiche, finanziarie e commerciali. Secondo Reuters, la Cina sospende gli acquisti di petrolio russo e l’India è pronta a ridurre «drasticamente» le quantità importate
  • Trump: «Nessun incontro con Putin se non c’è la certezza di un accordo, non perderò tempo»

Putin: non esiste al mondo missile analogo al Burevestinik

Il missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik «non ha eguali al mondo». Lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin, durante una visita al posto di comando del gruppo di forze congiunte, come riferisce la Tass. «Ho un rapporto dell’industria e le valutazioni del Ministero della Difesa sono generalmente note. Dopotutto, si tratta di un prodotto unico, diverso da qualsiasi altro al mondo», ha affermato Putin. «Ricordo vividamente quando annunciammo che stavamo sviluppando un’arma del genere. Persino specialisti altamente qualificati mi dissero che, sì, era un obiettivo valido e meritevole, ma irrealizzabile nel prossimo futuro. Questa era l’opinione di specialisti altamente qualificati, lo ripeto», ha aggiunto.

Putin: «Un missile invincibile»

Putin ha affermato che il 9M730 Burevestnik (Storm Petrel) – soprannominato SSC-X-9 Skyfall dalla NATO – è «invincibile» rispetto alle attuali e future difese missilistiche, con una gittata quasi illimitata e una traiettoria di volo imprevedibile. I test cruciali sul Burevestnik sono ora stati completati e che si dovrebbe iniziare a lavorare alla fase finale prima di schierare i missili. 

La Russia ha testato un nuovo missile da crociera a propulsione nucleare

La Russia ha testato un nuovo missile da crociera a propulsione nucleare con capacità nucleare denominato Burevestnik il 21 ottobre, ha riferito il generale russo al presidente Vladimir Putin in alcune dichiarazioni rese pubbliche domenica. Il missile ha percorso 14.000 km (8.700 miglia) ed è rimasto in volata per circa 15 ore, ha riferito a Putin il generale Valery Gerasimov, capo di stato maggiore delle forze armate russe. 


Non bisogna avere paura di questo ridicolo personaggio. Nel tempo dei dieci Segreti farà la fine del Faraone che credeva di essere invincibile (P. Livio)

COMMENTO DI PADRE LIVIO AL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE

25 OTTOBRE 2025

🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio Puntata 64 – La responsabilità del confessore e del direttore spirituale

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE

MEDJUGORJE 25 OTTOBE 2025

”Cari figli! L’Altissimo, nella Sua bontà, vi ha dato me per guidarvi sulla via della pace.

Molti hanno risposto e pregano ma ci sono molte creature che non hanno la pace e non hanno conosciuto il Dio d’amore.

Perciò, figlioli, pregate ed amate, formate i gruppi di preghiera per esortare al bene.

Io sono con voi e prego per la vostra conversione.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.” (Con approvazione ecclesiastica).


🌟🖋️CI SCRIVONO🖋️🌟

Aiutiamo la Madonna ad aiutarci

Carissimo Padre Livio,

grazie per il suo impegno quotidiano che cresce sempre più di intensità. Dopo la delicata operazione alle corde vocali è come se stesse vivendo una nuova giovinezza. Fra l’altro si è recato due volte a Medjugorje nell’arco di tre mesi. Come non ringraziare la Madonna?

Le scrivo per ringraziarla di aver messo mano a due iniziative che mi aiutano molto nella vita spirituale. Innanti tutto l’approfondimento dei messaggi della Regina della pace, che fa ogni mattina durante la sua trasmissione. In questo modo le parole più belle della Madonna rimangono impresse nella mente e nel cuore.

Mi piace molto anche “Il pensiero quotidiano” che pubblica ogni giorno sul suo Blog e che viene letto anche in Radio durante il radiogiornale delle 13.30.  Sono riflessioni brevi ma efficaci, che si ascoltano volentieri nel frastuono della vita quotidiana.

Grazie di cuore caro Padre e che la Madonna lo conservi fra noi ancora a lungo!

Ave Maria

Lucia da Milano


Cara Lucia,

grazie per l’incoraggiamento. Siamo nelle mani di Dio e quindi in ottime mani. Oggi dobbiamo pregare e lottare per restare saldi nella fede.

 Radio Maria è un grande aiuto che la Madonna ci ha donato e dobbiamo sfruttarlo al meglio. Proviamo a pensare che vuoto si aprirebbe se non ci fosse più Radio Maria a tenerci compagnia durante la giornata e la notte.

Un grazie immenso a tutti coloro che la fanno andare avanti con le loro preghiere e il loro sostegno. È proprio il caso di dire: “Aiutiamo la Madonna ad aiutarci”.

La Madonna sta preparando i tempi nuovi, ma prima dovremo lottare molto per arrivarci. Aiutiamoci a vicenda e perseveriamo con Maria nel cammino.

Ave Maria

Padre Livio

Pensieri sui Vangeli Festivi: XXX Domenica del Tempo Ordinario – di Padre Livio


Vangelo

Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,9-14
 
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
 
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
 
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
 
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
 
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore

LA BATTAGLIA CONTRO IL TERRORISMO RUSSO

I bambini di Kharkiv, i bambini di Melania, i bambini rieducati. La battaglia contro il terrorismo russo

Paola Peduzzi – 24 ottobre 2025 – Il Foglio

“Bring Kids Back” è l’iniziativa voluta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky: ci sono quasi 20mila minorenni deportati in Russia, ogni settimana ne tornano in media una decina. Basta ascoltare la commissaria russa per i Diritti dei bambini Maria Lvova-Belova per comprendere l’istinto genocidario che guida la Russia in Ucraina

Quando suona la sirena che segnala missili e droni russi in arrivo, i ragazzini ucraini a scuola si fermano: se sono già in classe, vanno nei rifugi, se non sono ancora arrivati, il ritardo è giustificato. Si impara a studiare a singhiozzo, a riprendere la concentrazione in fretta, a riaddormentarsi veloci di notte, ad arrangiarsi se i genitori non arrivano in tempo a scuola o a cena, e i telefoni sono scarichi perché non c’è l’elettricità per caricarli. Due giorni fa a Kharkiv, i russi hanno colpito vicino a un asilo, i primi ad arrivare sono stati i soccorritori che sono usciti dall’edificio mezzo a pezzi con i bambini piccoli in braccio che gridavano di paura per l’attacco ma anche perché erano addosso a sconosciuti, che erano arrivati correndo e li avevano portati fuori correndo, e i genitori sono arrivati molto dopo. 

La vita dei bambini ucraini è questa qui, piena di spaventi e di ritardi e di sonno – e non sai come prendere la piccola Olena che è stata via da Kyiv per un po’ di tempo e non riusciva a dormire di notte: c’era troppo silenzio, dice –  e questa è la vita migliore che si possa avere oggi: l’altra è essere deportati in Russia. Ci sono quasi 20 mila minorenni che sono stati presi dalle loro famiglie o dagli orfanotrofi, dove erano finiti perché i russi li hanno resi orfani, e portati via – bambini da crescere come russi.


Per chi ancora non vuole capire che l’obiettivo di Putin non è misurabile in chilometri quadrati perché lui vuole estirpare l’identità ucraina, basta ascoltare Maria Lvova-Belova, la commissaria russa per i Diritti dei bambini che ha ricevuto un mandato di arresto internazionale, mentre racconta come ha rieducato Filip, il ragazzino ucraino che ha adottato, dopo averlo “incontrato” in uno dei suoi “viaggi umanitari” a Mariupol, la città ucraina bombardata, affamata, soffocata fino alla capitolazione, dove a giudicare dai cimiteri che si vedono nelle immagini satellitari ci sono stati, secondo le ultime agghiaccianti stime, 100 mila morti. Belova chiama “evacuazione umanitaria” quel che è un rapimento, il suo: Filip non voleva andare in Russia, continuava ad ascoltare musica ucraina, a leggere siti ucraini, e Belova lo ha rieducato, liquidando il fatto che un ragazzino ucraino si sentisse ucraino come una “crisi adolescenziale”, confermando così non soltanto le accuse internazionali ma l’istinto genocidario che guida la Russia in Ucraina.

Ogni settimana di queste migliaia di bambini deportati ne tornano in media una decina. “Bring kids back”, l’iniziativa voluta dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, pubblica i numeri dei ritorni con un “+” davanti, un altro bambino ritrovato è un’aggiunta, una festa, una commozione, e un lavoro di recupero. Il “+” più celebre è quello gestito dalla first lady americana, Melania Trump, che si è mobilitata per riportare a casa i bambini ucraini deportati: aveva scritto una lettera che suo marito aveva consegnato personalmente a Vladimir Putin quando si erano incontrati in Alaska ad agosto e aveva aperto un canale diretto con il presidente russo che ha portato al rientro di 8 bambini (quando ha annunciato la notizia, Melania ha smesso di utilizzare il termine “deportati” preferendo un più cedevole “sfollati”, con grande plauso russo). Una goccia nel mare della deportazione, ma gli ucraini hanno festeggiato e ringraziato, pazienza se la prima dama d’America poteva forse ottenere di più, come ripetono sempre: ogni centimetro di terra ucraina risparmiata dall’occupazione conta, ogni vita salvata conta. E ieri il ringraziamento è andato a Lindsey Graham e Richard Blumenthal, i due senatori americani che hanno costruito una proposta di legge bipartisan che ha una parte famosissima, quella relativa alle sanzioni (che Trump ha bloccato per mesi), e una che mette la Russia nella lista degli stati sponsor del terrorismo visto che non restituisce i 20 mila minorenni che “ha rapito” nelle aree ucraine occupate. Ieri la commissione Relazioni internazionali del Senato ha approvato questa seconda parte, mentre si muove la macchina amministrativa americana sulle sanzioni: si dice che la questione ucraina spacchi la capricciosa America, ma l’unico barlume di umanitarismo bipartisan è per i bambini ucraini. 

🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio Puntata 63 – La notte dello Spirito

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PENSIERO QUOTIDIANO

27. Senza Dio si apre un vuoto incolmabile

La nostra generazione passerà alla storia per aver cercato di eliminare la presenza di Dio dalla vita degli uomini. Parliamo del Dio vivo e vero, che è amore, pace e verità

Questo cambiamento è stato presentato come un progresso fondamentale del cammino umano, come la liberazione da una superstizione oppressiva e come la piena realizzazione di se stessi e della propria esistenza sulla terra.

In realtà sta avvenendo l’opposto, sia al libello personale, come a quello sociale. Sul piano esistenziale la vita si è trasformata in un vagare qua e là senza un punto di riferimento e una meta, fino al momento in cui la clessidra avrà svuotato l’ultimo granello di sabbia.

Se sei solo non sai con chi parlare, se hai bisogno non sai a chi rivolgerti, se sei in pericolo non sai chi invocare, se sei disperato non sai a chi aggrapparti, se sei in pericolo di vita non sai da che parte cercare aiuto, per cui ti chiedi quale vantaggio avremmo conseguito.

Sul piano collettivo la rimozione di Dio è stata colmata dai potenti di questo mondo, nelle cui mani si trova il nostro destino. “Che fine faremo?”, ci chiediamo con crescente angoscia, sempre più convinti che saremo spazzati via da un Armageddon globale

Satana, il principe di questo mondo, si gode lo spettacolo e pensa già a come colmare questo vuoto, che diventa sempre più insopportabile perché, come è noto, l’uomo non basta a sé stesso.

Provvederà lui a colmarlo nel migliore dei modi, trasformando il mondo in un inferno, al quale abituarsi, e presentando sé stesso come il vero dio adorare e da servire.

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