"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Anno: 2025 Pagina 43 di 367

Perché difendiamo Kyiv

Paola Peduzzi  22 nov 2025- Il  Foglio

Trump svilisce ogni lotta democratica, ma l’Ucraina libera è la garanzia di sicurezza per tutti  

Il catastrofismo attorno al piano americano per l’Ucraina e alla leadership di Volodymyr Zelensky, scossa da uno scandalo di corruzione che non coinvolge lui direttamente ma i suoi collaboratori sì, ha scandito la copertura mediatica di quest’ultima settimana di guerra (oggi sono 1.368 giorni di aggressione russa all’Ucraina).

Zelensky è all’angolo, Zelensky è furioso, Zelensky è un’anatra zoppa, Zelensky attraversa una crisi fatale, Zelensky deve dare un segnale: questo è il tenore delle analisi pubblicate sui media occidentali. Vladimir Putin se n’è subito approfittato, sprezzante: gli ucraini pensano ai loro water d’oro e non al popolo, ha detto dal pulpito del presidente di una Russia che non disdegna il lusso pacchiano e che ha fatto ammazzare in un gulag siberiano l’oppositore che ha denunciato la corruzione del regime.

Gli americani, in questo senso, sono stati più coerenti: Donald Trump ha accettato un Boeing 747 da un paese straniero in cerca di favori, ha preso un lingotto d’oro del valore di 130 mila dollari da un altro paese e ha i parenti che fanno affari in criptovalute con governi stranieri: diciamo che non è la corruzione ucraina il motivo per cui i trumpiani si accaniscono su Zelensky, semmai vogliono rientrare dell’investimento di una guerra che considerano evitabile (nel piano in 28 punti questo aspetto è piuttosto chiaro).

Gli europei invece sono andati nel panico, pressati come sono dai partiti sovranisti antiucraini – che sono quelli che si finanziano nei modi più creativi, nel migliore dei casi, e più illegali in tutti gli altri – che si sono avventati sullo scandalo di corruzione per dire: ecco, ci fate buttare via i nostri soldi. 

L’Economist, che non è mai  tenero con il sistema di potere del presidente ucraino, anzi, in un editoriale rimette in ordine le cose: “L’Ucraina non è, e non è mai stata, un modello limpido di governance. Non è per questo che l’occidente ha speso circa 400 miliardi di dollari  – e il numero continua a crescere –  per contribuire a difenderla. Se il sostegno occidentale dovesse vacillare, l’unico vincitore sarebbe  Putin”.

 Non difendiamo gli ucraini perché sono integerrimi o resistenti come l’acciaio, li difendiamo perché sono stati ingiustamente aggrediti, perché sono un paese indipendente, sovrano e libero che proprio per questa sua ambizione democratica è stato vessato da un vicino vorace e sanguinario.

Ieri, mentre contavano i morti quotidiani causati dai russi e partecipavano ai funerali dei morti dei giorni precedenti, gli ucraini celebravano il giorno della dignità e della libertà, in ricordo della rivoluzione del 2004 e di quella del 2013, quando migliaia di persone scesero nelle piazze per difendere il loro diritto di decidere autonomamente del loro futuro – un futuro europeo e libero (non perdere “la dignità” è anche l’espressione usata da Zelensky nel suo discorso di ieri, fierissimo, che è stato paragonato al “se necessario per anni, se necessario da soli” che disse Churchill per definire la battaglia contro i nazisti). 

In questi dieci mesi alla Casa Bianca, Trump è riuscito a svuotare la difesa dell’Ucraina del suo valore globale, ne ha fatto una questione geografica (se ne occupano gli europei che sono lì vicini), economica (non dando più le armi gratuitamente ma facendole pagare agli europei) e ideologico-personale (mettere fine alla guerra con qualsiasi pace trovabile, anche una miserabile, basta che passi alla storia come la pace di Trump).

Ma la difesa dell’Ucraina è tutt’altra cosa: è la difesa dell’integrità territoriale di un paese indipendente, è la difesa di un popolo europeo che vuole vivere con le regole e i diritti dell’occidente, è la difesa di un paese che sta facendo scudo contro la Russia per mettere in sicurezza tutti noi perché Putin è insaziabile. Non è un atto di generosità, la difesa dell’Ucraina, è la salvaguardia di un interesse europeo e americano, e costa molto meno di una capitolazione. 

Pensieri sui Vangeli Festivi: Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo – di Padre Livio

Vangelo

Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 23,35-43
 
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
 
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
 
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
 
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore

VIVA LA NEVE E CHI LA CREO’

DALLA SEDE DI RADIO MARIA LA PRIMA NEVICATA DELLA STAGIONE

BOLLETTONE E PALANZONE

LE GRIGNE

CORNIZZOLO

RESEGONE

🔴LIVE🔴⭐️CATECHESI GIOVANILE⭐️P.LIVIO: LE TROMBE DELL’APOCALISSE – Puntata 3🙏

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PENSIERO QUOTIDIANO

43. La preghiera personale

L’essenza della preghiera è la elevazione dell’anima a Dio. Detto in parole più semplici è un tu per tu con Dio. Questo avviene sia quando sei solo, sia quando preghi con altri.

Quando sei tu solo davanti a Dio la preghiera ha un valore particolare, perché Dio è tutto rivolto a te e tu sei tutto rivolto a Lui. Questa forma di preghiera è particolarmente impegnativa, perché in quei momenti non puoi distrarti, non puoi assentarti, non puoi fare altre cose.

Nella preghiera personale non ci sono altri che sono presenti, sui quali puoi deviare l’attenzione o che puoi chiamare al tuo fianco a condividere con te questo momento. Sei tu solo davanti a Dio che ti guarda e che ti ascolta.

Non sei davanti a un uomo che non ti conosce, che non vede i tuoi pensieri e i movimenti del tuo cuore. Non sei davanti a qualcuno al quale ti puoi nascondere e che potresti tentare di ingannare. Lui ti vede come sei e nulla di te gli è ignoto.

Davanti a Dio puoi tenere un solo atteggiamento conveniente, che è quello della sincerità assoluta. Aprigli il cuore con fiducia totale. Solo Lui ti può capire e Lui solo può guarirti.

Dio ti ascolta come nessuno ti potrebbe ascoltare. Non gli sfugge nessuna delle parole che gli rivolgi, ma le comprende tutte cogliendo i movimenti più intimi della tua anima.

Non dilungarti troppo quando sei davanti al tuo Creatore e Signore, perché c ‘è un momento in cui tu stesso devi ascoltare, come Lui ti ha ascoltato tendendo il suo orecchio alla porta del tuo cuore.

Afferra ogni parola che sussurra al tuo orecchio, ogni sguardo che accarezza la tua anima, ogni sorriso che illumina il suo volto che irradia bontà e misericordia.

Bastano alcuni instanti di preghiera personale quotidiana, per riempire il cuore di pace e di gioia, per rinfrancare l’anima indebolita dalle fatiche, per dissipare le nebbie del dubbio e dell’inquietudine, per ridarti la serenità e la determinazione nella santa battaglia.

🔴LIVE🔴Incontro di Padre Livio con la veggente Vicka di Medjugorje – Dicembre 2005 – Prima parte

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L’Ue contro il piano Witkoff: senza Kyiv e Bruxelles la trattativa non inizia

David Carretta – 20 novembre 2025 – IL FOGLIO

“L’Ue ha un piano molto chiaro in due punti: primo, indebolire la Russia, secondo, sostenere l’Ucraina”, dice l’Alto rappresentante Kallas, minimizzando l’importanza del piano dell’inviato speciale di Trump. L’idea è chiara, ma la sua esecuzione un po’ meno: i paesi europei non possono sostenere Zelensky da soli

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Bruxelles. I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno minimizzato l’importanza del piano che l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, ha preparato con il consigliere di Vladimir Putin, Kirill Dmitriev, per imporre all’Ucraina la capitolazione. “I ministri nella stanza sono stati solidi e abbastanza calmi. Lo abbiamo già visto prima: i piani di pace non possono funzionare senza gli ucraini e senza gli europei”, ha detto l’Alto rappresentante, Kaja Kallas.

 Prestito di riparazione da 140 miliardi, nuove sanzioni, caccia alla flotta di petroliere ombra: l’Ue deve “concentrarsi su quello che possiamo fare noi”, ha detto Kallas. Ma il senso d’urgenza manca, come dimostrano i ritardi sul prestito di riparazione. Il piano Witkoff-Dmitriev basterà a smuovere i leader dell’Ue?

Il piano in 28 punti per la capitolazione dell’Ucraina non è un accordo di pace, ma una replica delle richieste massimaliste di Putin per porre fine alla guerra. Secondo i media che lo hanno rivelato – Axios, Financial Times e New York Times – l’Ucraina dovrebbe cedere la parte del Donbas che la Russia non è riuscita a conquistare con le armi, i territori occupati dovrebbero essere riconosciuti come russi, l’esercito ucraino dovrebbe essere ridotto della metà. A Kyiv sarebbe vietato avere missili a lunga gittata, mentre i suoi alleati dovrebbero interrompere le forniture di armi. La presenza di una forza militare di dissuasione nell’ambito della coalizione dei volenterosi sarebbe esclusa. Le sanzioni contro la Russia dovrebbero essere cancellate. L’Ucraina dovrebbe abbandonare le inchieste per crimini di guerra contro i responsabili russi, riconoscere il russo come lingua di stato e reintrodurre lo status della Chiesa ortodossa russa.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha definito queste richieste inaccettabili ogni volta che Putin è riuscito a convincere Trump a inserirle nei suoi piani per l’Ucraina. Le condizioni sono inaccettabili anche per gli europei, la cui sicurezza dipende dall’Ucraina. “Gli ucraini, che da oltre tre anni resistono eroicamente all’aggressione incondizionata della Russia, rifiuteranno sempre qualsiasi forma di capitolazione”, ha detto il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot. “Non è la vittima che deve vedersi imporre delle restrizioni sulla sua capacità di difendersi, ma l’aggressore”, ha spiegato il suo omologo polacco, Radoslaw Sikorski. “Gli ucraini soffrono” per gli attacchi russi prima dell’inverno e vogliono la pace, ma “il prezzo non può essere cedere il paese”, ha aggiunto Kallas. Secondo l’italiano, Antonio Tajani, “la trattativa ancora non è iniziata” perché “non si può fare senza l’Ucraina e senza l’Europa”. E’ la linea ufficiale. E’ l’Ucraina che deve decidere quali sono le condizioni accettabili di una pace giusta e duratura.

L’Ue ha la sua parola da dire, perché gran parte delle sanzioni che colpiscono la Russia sono state decise dai ventisette e non possono essere revocate da un ordine esecutivo di Donald Trump. Kaja Kallas ha dato la sua interpretazione all’improvviso attivismo diplomatico di Witkoff e Dmitriev: le difficoltà sempre più serie in cui si trova la Russia sul piano economico. I russi “sono spaventati dal prestito di riparazione. Stanno arrivando al punto in cui stanno esaurendo i soldi. Vogliono mostrare che sono super forti, ma non è così”, ha detto l’Alto rappresentante.

Questo dovrebbe spingere gli europei a “essere forti e fare più pressioni sulla Russia”, ha spiegato Kallas: “L’Ue ha un piano molto chiaro in due punti: primo, indebolire la Russia, secondo, sostenere l’Ucraina”.

Il piano può essere chiaro, ma la sua esecuzione lascia a desiderare. Dalla fine dell’estate la priorità è il prestito di riparazione da 140 miliardi di euro per evitare che l’Ucraina rimanga senza fondi alla fine di febbraio. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, hanno proposto in settembre di usare gli attivi sovrani russi congelati.

Sono passati due mesi e mezzo e la proposta si è trasformata in una serie di opzioni alternative, allungando i tempi della discussione e dei negoziati tra i governi dell’Ue. Il lavoro sul ventesimo pacchetto di sanzioni non è ancora iniziato, malgrado la richiesta di diversi stati membri. Una maggioranza di paesi è pronta a modificare il regime sanzionatorio per colpire in modo più rapido le navi che fanno parte della flotta ombra russa, ma non c’è ancora l’unanimità necessaria a un accordo.

Sullo sfondo rimane il grande interrogativo a cui nessuno vuole rispondere pubblicamente: l’Ue è in grado di sostenere l’Ucraina da sola, se gli Stati Uniti taglieranno le armi e l’intelligence per il rifiuto di Zelensky di capitolare? La questione è posta dal primo incontro fra Trump e Zelensky alla Casa Bianca del 28 febbraio. Nove mesi dopo la risposta è sempre la stessa: no.

Preghiamo la Madonna per l’Ucraina e stiamo vicini a questo popolo valoroso che lotta per la sua libertà e la sua dignità. Un giorno non lontano potrebbe toccare a noi.

Corriere della Sera – 21 Novembre 2025

Zelensky: «Non tradirò l’Ucraina, la prossima settimana sarà molto difficile»

Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, e il vicepresidente degli Stati Uniti, James David Vance, hanno discusso al telefono oggi, 21 novembre, del piano di pace proposto da Washington per porre fine alla guerra nel Paese dell’est Europa. Lo riferisce il giornalista di Axios Barak Ravid sul proprio profilo X, citando una fonte a conoscenza del dossier. Come riferito dai media Usa, l’amministrazione del presidente Donald Trump sta esercitando «forti pressioni» sull’Ucraina affinché approvi entro il Giorno del Ringraziamento, il prossimo 27 novembre, il piano di pace negoziato con la Russia, che prevede concessioni significative a Mosca.

«Ora l’Ucraina potrebbe trovarsi davanti a una scelta molto difficile: o la perdita della dignità, o il rischio di perdere un partner chiave», ha annunciato pochi minuti fa sul proprio canale Telegram il presidente ucraino in un discorso alla nazione, sottolineando che lui non tradirà il suo Paese. «Ucraini, ucraine, nella vita di ogni nazione arriva un momento in cui tutti devono parlare onestamente, con calma, senza supposizioni, voci o pettegolezzi, senza tutto ciò che è superfluo, così come è, come io cerco sempre di parlare con voi. Ora siamo in uno dei momenti più difficili della nostra storia. Ora la pressione sull’Ucraina è tra le più forti. Ora l’Ucraina potrebbe trovarsi davanti a una scelta molto difficile: o la perdita della dignità, o il rischio di perdere un partner chiave», ha dichiarato Zelensky. «O 28 punti complessi, oppure un inverno estremamente duro. Il più difficile e con rischi ulteriori. Una vita senza libertà, senza dignità, senza giustizia. E dover credere a chi ha già attaccato due volte», ha proseguito il presidente ucraino.

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