"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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BUONA DOMENICA

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

Benedetto XVI

Omelia del 2 febbraio 2011 – Festa della Presentazione del Signore

 GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA

Cari fratelli e sorelle!

Nella Festa odierna contempliamo il Signore Gesù che Maria e Giuseppe presentano al tempio “per offrirlo al Signore”. In questa scena evangelica si rivela il mistero del Figlio della Vergine, il consacrato del Padre, venuto nel mondo per compiere fedelmente la sua volontà.

Simeone lo addita come “luce per illuminare le genti” e annuncia con parola profetica la sua offerta suprema a Dio e la sua vittoria finale. È l’incontro dei due Testamenti, Antico e Nuovo. Gesù entra nell’antico tempio, Lui che è il nuovo Tempio di Dio: viene a visitare il suo popolo, portando a compimento l’obbedienza alla Legge ed inaugurando i tempi ultimi della salvezza.

E’ interessante osservare da vicino questo ingresso del Bambino Gesù nella solennità del tempio, in un grande “via vai” di tante persone, prese dai loro impegni: i sacerdoti e i leviti con i loro turni di servizio, i numerosi devoti e pellegrini, desiderosi di incontrarsi con il Dio santo di Israele. Nessuno di questi però si accorge di nulla. Gesù è un bambino come gli altri, figlio primogenito di due genitori molto semplici. Anche i sacerdoti risultano incapaci di cogliere i segni della nuova e particolare presenza del Messia e Salvatore.

Solo due anziani, Simeone ed Anna, scoprono la grande novità. Condotti dallo Spirito Santo, essi trovano in quel Bambino il compimento della loro lunga attesa e vigilanza. Entrambi contemplano la luce di Dio, che viene ad illuminare il mondo, ed il loro sguardo profetico si apre al futuro, come annuncio del Messia: “Lumen ad revelationem gentium!”.
Nell’atteggiamento profetico dei due vegliardi è tutta l’Antica Alleanza che esprime la gioia dell’incontro con il Redentore. Alla vista del Bambino, Simeone e Anna intuiscono che è proprio Lui l’Atteso.
La Presentazione di Gesù al tempio costituisce un’eloquente icona della totale donazione della propria vita per quanti, uomini e donne, sono chiamati a riprodurre nella Chiesa e nel mondo, mediante i consigli evangelici, “i tratti caratteristici di Gesù – vergine, povero ed obbediente”. Perciò la Festa odierna è stata scelta dal Venerabile Giovanni Paolo II per celebrare l’annuale Giornata della Vita Consacrata.
Vorrei proporre tre brevi pensieri per la riflessione in questa Festa.
Il primo: l’icona evangelica della Presentazione di Gesù al tempio contiene il simbolo fondamentale della luce; la luce che, partendo da Cristo, si irradia su Maria e Giuseppe, su Simeone ed Anna e, attraverso di loro, su tutti. I Padri della Chiesa hanno collegato questa irradiazione al cammino spirituale.

La vita consacrata esprime tale cammino, in modo speciale, come “filocalia”, amore per la bellezza divina, riflesso della bontà di Dio. Sul volto di Cristo risplende la luce di tale bellezza. “La Chiesa contempla il volto trasfigurato di Cristo, per confermarsi nella fede e non rischiare lo smarrimento davanti al suo volto sfigurato sulla Croce … essa è la Sposa davanti allo Sposo, partecipe del suo mistero, avvolta dalla sua luce, [dalla quale] sono raggiunti tutti i suoi figli …

Ma un’esperienza singolare della luce che promana dal Verbo incarnato fanno certamente i chiamati alla vita consacrata. La professione dei consigli evangelici, infatti, li pone quale segno e profezia per la comunità dei fratelli e per il mondo”.
In secondo luogo, l’icona evangelica manifesta la profezia, dono dello Spirito Santo. Simeone ed Anna, contemplando il Bambino Gesù, intravvedono il suo destino di morte e di risurrezione per la salvezza di tutte le genti e annunciano tale mistero come salvezza universale. La vita consacrata è chiamata a tale testimonianza profetica, legata alla sua duplice attitudine contemplativa e attiva. Ai consacrati e alle consacrate è dato infatti di manifestare il primato di Dio, la passione per il Vangelo praticato come forma di vita e annunciato ai poveri e agli ultimi della terra. “In forza di tale primato nulla può essere anteposto all’amore personale per Cristo e per i poveri in cui Egli vive. .

La vera profezia nasce da Dio, dall’amicizia con Lui, dall’ascolto attento della sua Parola nelle diverse circostanze della storia”. In questo modo la vita consacrata, nel suo vissuto quotidiano sulle strade dell’umanità, manifesta il Vangelo e il Regno già presente e operante.
In terzo luogo, l’icona evangelica della Presentazione di Gesù al tempio manifesta la sapienza di Simeone ed Anna, la sapienza di una vita dedicata totalmente alla ricerca del volto di Dio, dei suoi segni, della sua volontà; una vita dedicata all’ascolto e all’annuncio della sua Parola. “«Faciem tuam, Domine, requiram»: il tuo volto, Signore, io cerco…

La vita consacrata è nel mondo e nella Chiesa segno visibile di questa ricerca del volto del Signore e delle vie che conducono a Lui… La persona consacrata testimonia dunque l’impegno, gioioso e insieme laborioso, della ricerca assidua e sapiente della volontà divina”.
Cari fratelli e sorelle, siate ascoltatori assidui della Parola, perché ogni sapienza di vita nasce dalla Parola del Signore! Siate scrutatori della Parola, attraverso la lectio divina, poiché la vita consacrata “nasce dall’ascolto della Parola di Dio ed accoglie il Vangelo come sua norma di vita. Vivere nella sequela di Cristo casto, povero ed obbediente è in tal modo una «esegesi» vivente della Parola di Dio.

Lo Spirito Santo, in forza del quale è stata scritta la Bibbia, è il medesimo che illumina di luce nuova la Parola di Dio ai fondatori e alle fondatrici. Da essa è sgorgato ogni carisma e di essa ogni regola vuole essere espressione, dando origine ad itinerari di vita cristiana segnati dalla radicalità evangelica”.
Viviamo oggi, soprattutto nelle società più sviluppate, una condizione segnata spesso da una radicale pluralità, da una progressiva emarginazione della religione dalla sfera pubblica, da un relativismo che tocca i valori fondamentali. Ciò esige che la nostra testimonianza cristiana sia luminosa e coerente e che il nostro sforzo educativo sia sempre più attento e generoso.

La vostra azione apostolica, in particolare, cari fratelli e sorelle, diventi impegno di vita, che accede, con perseverante passione, alla Sapienza come verità e come bellezza, “splendore della verità”. Sappiate orientare con la sapienza della vostra vita, e con la fiducia nelle possibilità inesauste della vera educazione, l’intelligenza e il cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo verso la “vita buona del Vangelo”.

In questo momento, il mio pensiero va con speciale affetto a tutti i consacrati e le consacrate, in ogni parte della terra, e li affido alla Beata Vergine Maria:

O Maria, Madre della Chiesa, affido a te tutta la vita consacrata,
affinché tu le ottenga la pienezza della luce divina:
viva nell’ascolto della Parola di Dio,
nell’umiltà della sequela di Gesù tuo Figlio e nostro Signore,
nell’accoglienza della visita dello Spirito Santo,
nella gioia quotidiana del magnificat,
perché la Chiesa sia edificata dalla santità di vita
di questi tuoi figli e figlie, nel comandamento dell’amore. Amen.

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Vangelo

I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,22-40


Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore –  come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo 
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

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SIANO LODATI GESU’ E MARIA

DALLA SEDE DI RADIO MARIA UNA BUONA GIORNATA

PREGHIERE DEL MATTINO

Segno della Croce

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen

Ti adoro

Ti adoro, mio Dio e ti amo con tutto il cuore.
Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte.
Ti offro le azioni della giornata, fa che siano tutte secondo la Tua santa volontà e per la maggior Tua gloria.
Preservami dal peccato e da ogni male.
La Tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari.
Amen

Padre Nostro

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il Tuo nome,
venga il Tuo regno,
sia fatta la Tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Amen

Gloria

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre
nei secoli dei secoli.
Amen

Ave Maria

Ave Maria, Piena di Grazia,
il Signore è con te,
tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno: Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen

Credo

Io credo in Dio,
Padre Onnipotente,
creatore del cielo e della terra;
e in Gesù Cristo, suo unico Figlio,
nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra di Dio
Padre onnipotente;
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa Cattolica,
la comunione dei Santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.
Amen

Gli oratori di don Bosco e quelli di oggi

 29 Gennaio 2025 – di Cristina Siccardi – Corrispondenza Romana 1883

«L’Hamburger dove non te lo aspetti» è lo slogan che il parroco di Trissino, nel Veneto, don Domenico Pegoraro, ha stampato sulle locandine per attirare i giovani attraverso gli hamburger gratis da distribuire e mangiare sul tavolo in chiesa, la sera di venerdì 31 gennaio. Molteplici critiche sono arrivate dai fedeli ma anche dalla stampa cattolica, tuttavia il vescovo di Vicenza, Giuliano Brugnotto, è dalla parte del parroco e ha dichiarato al “Corriere Veneto”: «Comprendo che ci possa essere una certa reazione da chi pensa che il sacro non debba essere toccato per definizione. Riconducendomi a ciò che dice il Vangelo, dal punto di vista ecclesiale ritengo importante coinvolgere e porre attenzione a tutti, e tra questi non sono esclusi i giovani, al contrario, una delle categorie che fa sicuramente parte delle odierne fragilità, per cui credo sia doveroso dare loro spazio, con le dovute attenzioni, anche nei luoghi sacri. Gesù è stato etichettato con un mangione e un beone – conclude con un sorriso il vescovo –, ma se oggi fosse qui oggi, credo accoglierebbe e approverebbe iniziative come questa».

La data non è a caso, il 31 gennaio si festeggia san Giovanni Bosco (1815-1888), Padre e Maestro dei giovani, che raccolse migliaia e migliaia di giovani nel suo oratorio ispirandosi a quello fondato nella Roma del Cinquecento dal controriformista san Filippo Neri (1515-1595). 

La Casa di Dio, quale è una chiesa, non può essere profanata. Don Bosco non faceva né mangiare, né giocare, né divertire in chiesa. Ogni spazio ha una sua specifica funzione, sia essa profana o religiosa: una palestra è palestra e non un’officina meccanica; un Luna park è un Luna park e non un tempio. Sarebbe sufficiente ragionare per comprendere lo squilibrio mentale oltre che religioso che ha colto molti pastori del nostro tempo. Don Bosco andava a prendere i ragazzi “fragili”, ovvero anche i delinquenti, con la sua simpatia all’esterno della chiesa e poi li portava in essa per andare solo ed esclusivamente a pregare e farli assistere alla Santa Messa, un rito, quello in Vetus Ordo, che catapulta immediatamente le anime nella dimensione sacrale. 

Il suo sogno-visione dei 9 anni, quando vide belve feroci trasformarsi in agnelli alla presenza di Maria Santissima e di Gesù Cristo, lo realizzò tenendo fermamente e tenacemente ben chiaro la divisione che c’è fra lo spazio del mondo e quello soprannaturale, se tale consapevolezza non esiste, allora tutto è inutile: le anime non si avvicinano, men che meno se si mangia in chiesa, ledendo il principio stesso di sacralità. Le baby gang esistevano anche nell’Ottocento, non è un’invenzione dei nostri giorni; il fatto è che don Bosco le convertiva, adesso i sacerdoti non vogliono convertire perché loro stessi hanno idee avvelenate dal pensiero mondano.

La profonda crisi e confusione che la Chiesa umana di oggi attraversa è dovuta alla sua sudditanza rispetto al “sentire” del mondo, non prendendo coscienza che Santa Romana Chiesa non poggia sul mondo sensibile, seppure istituzione che vive nel mondo, ma sul Regno di Dio, che «non è di questo mondo» (Gv. 18, 36) come disse Cristo a Pilato: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

I giovani non trovano più nulla in parrocchia perché l’hamburger è già da McDonald’s e, sensibilmente parlando, discoteche e movide hanno ben altro da offrire: le tentazioni qui presenti sono decisamente più allettanti… catturare le anime significa proporre la tradizione della Chiesa, come dimostrano quelle realtà ecclesiali che con il Catechismo di sempre e la Santa Messa di sempre, bambini e giovani vanno volentieri in chiesa in quanto sentono curato il proprio spirito e, nei momenti di sano divertimento, gioiscono nella modalità proposta del fondatore dei Salesiani: la spensieratezza innocente del gioco, che viene solo da una vita genuinamente cristiana.

Molte parrocchie di oggi hanno più a cuore di inseguire ciò che aggrada i giovani, piuttosto che proporre ciò che li può cambiare nell’anima, obiettivo che aveva ben presente don Bosco, il grande artefice degli oratori e il termine oratorio deriva dal latino «orare», ossia pregare. 

Don Bosco ha riproposto il luogo di preghiera, l’oratorio appunto, con annesso il gioco, cosa che aveva fatto anche san Filippo Neri, ed entrambi, con i loro seguaci, hanno liberato molta gioventù dal male e dalla strada. Tutto ebbe inizio l’8 dicembre, festività dell’Immacolata, del 1841, quando il sacerdote astigiano conobbe a Torino, nella sacrestia della chiesa di San Francesco d’Assisi, Bartolomeo Garelli, muratorino di Asti, il primo ambasciatore di don Bosco fra i ragazzini, ai quali raccontò l’incontro con il prete paterno e simpatico, «che sapeva fischiare anche lui». Quattro giorni dopo, la domenica, nella sacrestia della stessa chiesa, entrarono in nove. I giovani man mano si moltiplicarono a dismisura. Gli oratori di don Bosco, che ebbero uno straordinario sviluppo e successo, sono stati concepiti per formare cristianamente le giovani anime  nella Verità dottrinale, nella vita dei sacramenti e nella gioia del sano divertimento nei cortili e nelle passeggiate (celeberrime le “passeggiate” di don Bosco: ebbe persino l’autorizzazione di fare questa esperienza con i reclusi minorenni del riformatorio di Torino), assolutamente fuori dalle chiese, luoghi dove si vive esclusivamente il contatto con la Santissima Trinità, la Madre di Dio, gli Angeli e i Santi. 

I parroci e gli oratori dell’età contemporanea, monopolizzata dall’immanentismo, dovrebbero recuperare il metodo pedagogico di don Bosco, il cosiddetto “Sistema preventivo”, basato su tre pilatri: Ragione-Religione-Amorevolezza. E prevenire è assolutamente più efficace che curare.

La prima scuola che don Bosco aprì fu proprio l’Oratorio di San Francesco di Sales a Valdocco. Così egli stesso spiega: «Sono questi oratori certe radunanze in cui si trattiene la gioventù in piacevole ed onesta ricreazione, dopo di aver assistito alle sacre funzioni di chiesa» (Introduzione al Piano di regolamento per l’Oratorio maschile di S. Francesco di Sales in Torino nella regione Valdocco, 1854); inoltre, «si possono definire luoghi destinati a trattenere ne giorni festivi i giovanetti pericolanti con piacevole ed onesta ricreazione dopo di aver assistito alle sacre funzioni di chiesa» (Cenni storici intorno all’Oratorio di S. Francesco di Sales, 1861). 

Don Bosco lanciò la crociata contro il peccato, l’ozio e il vizio. Siamo espliciti: le tentazioni non sono indizio di fragilità, ma trappole con le quali il demonio ruba anime. Ricordate la figura di Lucignolo in Pinocchio e il Paese dei balocchi? È sempre la stessa, identica storia, che rientra nella Storia della Salvezza o della perdizione. L’uso sfrenato dei social non è forse un’attività oziosa e viziosa, come pure il bere e l’uso delle “canne”? L’atteggiamento femminile sconveniente di molte ragazze non è forse inciampare e cadere nel vizio?

L’incuria degli educatori, siano essi genitori e insegnanti e parroci, è lasciare che i propri giovani inciampino e cadano in queste trappole, innescate dal grande Tentatore. Non rendersi conto di questo è come un padre o una madre che guardano, senza muoversi, il proprio bambino salire sul davanzale di una finestra aperta e sporgersi pericolosamente in avanti… fino a cadere giù.

Lascia scritto don Bosco nelle Memorie dell’Oratorio, raccontando i tempi in cui la grande povertà regnava sovrana in quell’avventuroso progetto cristiano: «Una sera mia madre, che era sempre di buon umore, mi cantava ridendo: Guai al mondo se ci sente. Forestieri senza niente». Con Dio si ha tutto e i santi questo lo sanno bene, possono anche l’impossibile, perché la grazia divina agisce laddove c’è la vera Fede.

Invidie, attentati alla vita, ostacoli, fatiche, sacrifici immensi, umiliazioni, dileggiamenti… tutto affrontò don Bosco. Scriveva Lorenzo Gastaldi (1815-1883), all’epoca arcivescovo di Torino, sul “Conciliatore torinese”: «La vista di tanti garzoncelli, che … crescevano nella più crassa ignoranza … esposti a tutte le corruttele che nascono dall’ozio e da pessime compagnie … il punse così vivamente nel cuore, che deliberò di porvi quel rimedio ch’ei sapesse migliore … Consigliatosi col suo zelo, armatosi d’una pazienza a tutte prove, vestitosi di tutta la dolcezza e umiltà, che ben conosceva richiedersi all’alta sua impresa, diedesi a girare ne dì festivi pei dintorni di Torino, e quanti vedesse crocchi di giovani intenti a’ trastulli, avvicinarli… È facile il pensare con quanti scherni sarà stato assai delle volte ricevuto il suo invito, e quante ripulse avrà dovuto soffrire: ma la sua costanza e la sua dolcezza a poco a poco trionfarono in un modo prodigioso: ed i fanciulli più riottosi, i giovanetti più scapestrati, vinti da tanta umiltà e da tanta mitezza di modi, si lasciarono condurre all’umile recinto» dell’oratorio.

Con il suo fare squisitamente paterno, con la luce divina che irradiava dai suoi amabili occhi, nel «solitario recinto» dell’oratorio della prima ora teneva già a bada dai 500 ai 600 ragazzi sopra gli otto anni, allontanandoli dai pericoli del mondo e istruendoli alla conoscenza delle realtà soprannaturali oltre che a quelle terrene. Il santo sacerdote dava il senso alla vita, offrendo gli strumenti per affrontarla e guadagnarla, e dava il senso della morte. Infondeva sicurezza e gioia di vivere alla luce della Verità rivelata da Cristo Nostro Signore e il suo mistico e mariano vivere produceva frutti copiosi, alimentati da grazie e miracoli. 

Senza sacerdoti capaci di mettere al centro di tutto Cristo e la Croce non ci potrà mai essere un buon evangelizzatore e un buon padre, figura oggi molto carente, inibito com’è da una cultura femminista che ha stravolto l’identità femminile e, quindi, anche quella maschile

L’UMANITA’ STA PER ESSERE CHIAMATA A GIUDIZIO

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 233 – CRISTO HA OFFERTO SE’ STESSO

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DEUS NON IRRIDETUR

“Non fatevi illusioni: Dio non si lascia ingannare. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato”. – Galati, 6,

 Carissimo Padre Livio,

sono felice di aver letto sul Blog che la sua voce si sta fortificando. Non vedo l’ora di sentire le sue dirette che per me sono come l’aria che respiro. Spero che non dobbiamo attendere molto.

Per noi Lei i è un punto di riferimento irrinunciabile nel caos attuale e, soprattutto per quanto riguarda Medjugorje, le sue parole sono un faro di luce che illumina il presente e il futuro.

La mia impressione è che , nonostante il Nulla Osta, Medjugorje si stia marginalizzando, ridotta com’è a un luogo ove la gente prega, si confessa e fa l’adorazione, come se tutto ciò non ci fosse in tante altre parrocchie.  Purtroppo  è assente quella prospettiva profetica che apre il cuore alla speranza e che noi avvertiamo quando lei ne parla.

Come ha detto la Madonna, stiamo vagando qua e là senza una direzione, ignari del futuro che ci aspetta  e sono pochi i Sacerdoti che  ci richiamano alla grazia immensa di Maria che è presente con le sue apparizioni e i suoi messaggi che danno forza e luce al cammino quotidiano.

Non voglio farle fretta, ma prego perché possa venire presto ai microfoni per la nostra gioia quotidiana.

Con affetto

Adelaide di Cremona


Cara Adelaide,

purtroppo c’è stato un ritardo di qualche settimana per fare l’operazione a causa dell’affollamento negli ospedali in questo periodo, diversamente a quest’ora sarei già ai microfoni.

Fra una settimana avrò la visita di controllo e spero che i medici mi diano la possibilità di incominciare a parlare in Radio, sia pure a piccoli sorsi.

Detto questo, proprio in questo periodo di pausa mi rende conto sempre di più  che la grazia immensa della presenza di Maria, in questo passaggio storico dagli esiti inimmaginabili, è accolta relativamente da poche persone, per cui il grosso della gente cammina al buio e cerca salvezze ingannatrici.

In questi giorni mi sto chiedendo come possa accadere che la Madonna sia presente da oltre quarant’ anni, con apparizioni quotidiane di cui si sono resi conto milioni di persone, con il dono di inestimabile di messaggi che la stessa Chiesa ritiene inattaccabili, e che alla fine di tutto questo il risultato sia piuttosto modesto, come la Madonna stessa ha riconosciuto.

In ogni caso c’è una incredulità diffusa e, peggio ancora, un disinteresse sprezzante, che riguarda soprattutto i Segreti che sono il cuore del piano di Salvezza della Gospa.

La mia impressione è che la Madonna dia fastidio con la sua presenza, con i suoi messaggi e, ancora di più, con i suoi Segreti. Questa è il virus malefico del modernismo che ormai ha attaccato tutti e che pretende che sia l’uomo ad avere tutto in mano, senza interferenze dall’Alto, come se fossero una ingerenza indebita.

Questa supponenza è una sfida che ferisce il Cuore di Maria e presto ne pagheremo le conseguenze, visto che oltre quattro decenni di apparizioni quotidiane vengono disinvoltamente ignorati o addirittura cancellati.

Questo è il motivo per cui, dopo l’ammorbidimento del settimo Segreto, tutti gli altri dovranno accadere così come sono scritti nel Rotolo, perché gli uomini si convertano e il mondo possa finalmente cambiare.

Prima di tutto dovrà essere Medjugorje a ravvedersi, visto che i primi due Segreti la riguardano direttamente, e non saranno una bazzecola se Mirjana, a cui la Madonna ha mostrato la scena, ha parlato di “disastro” che provoca “sofferenza”, ma che, nel medesimo tempo, affinerà lo sguardo interiore.

Dopo il segno sulla collina delle apparizioni, “bellissimo, indistruttibile, durevole, che viene dal Signore” la gente si convertirà e tornerà a Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo?

Se lo facesse, non ci sarebbe la sequenza dei sette flagelli, come è ovvio. Invece non si convertirà come ha già anticipa la Madonna: “Anche quando sulla collina lascerò il segno che vi ho promesso, molti non crederanno. Verranno sulla collina, si inginocchieranno, ma non crederanno. È ora il tempo di convertirsi e di fare penitenza” (19 Luglio 1981).

In altre parole se la gente si convertisse, come ha fatto Ninive alla predicazione di Giona, gli eventi dei Segreti sarebbero cancellati. Ma siccome, dopo oltre quarant’ anni di appelli  alla conversione, i cuori sono rimasti induriti, ecco che, per salvare il mondo Dio dovrà lasciare che gli uomini tocchino con mano la loro miseria.

Siamo alla vigilia di eventi inimmaginabili che sconvolgeranno e cambieranno il mondo perché le moltitudini si convertiranno, ma chi ha lasciato indurire il suo cuore in questo tempo di grazia si renderà conto che “Deus non irridetur” (Non fatevi illusioni: Dio non si lascia ingannare. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. – Galati, 6,7)

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