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19 Febbraio 2025 di Roberto de Mattei CR 1886
Ottanta anni fa, dal 4 all’11 febbraio 1945 i capi delle tre potenze alleate contro il nazismo, Franklin D. Roosevelt, Winston Churchill, e Iosif Stalin, si ritrovarono a Yalta, in Crimea, per discutere il futuro post-bellico. I tre uomini politici si erano già incontrati a Teheran nel novembre 1943, ma allora l’Armata Rossa era ancora lontana dal suolo tedesco, le forze inglesi ed americane non erano sbarcate in Francia e si erano arenate in Italia. Ora le grandi potenze che essi rappresentavano, Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica, si avviavano alla vittoria e a Yalta si parlò della pace che avrebbe dovuto seguire alla conclusione della guerra.
Yalta era una zona balneare sul Mar Nero, uno dei pochi posti risparmiati dalla furia della guerra, dove tutto era stato organizzato per impressionare i tre grandi. Roosevelt era alloggiato a Livada, una costruzione marmorea dell’epoca zarista, Curchill al palazzo Vorontzov, e Stalin a Koreis Villa, un tempo appartenuta al principe Yussupof. I tre leaders si incontravano solo nelle riunioni e nei banchetti ufficiali, senza avere la possibilità di colloqui privati tra di loro.
Dopo il patto Molotv-Ribentropp dell’agosto 1939 e l’invasione tedesca della Russia, nel 1941, le alleanze internazionali erano cambiate, ma le pretese di Stalin erano immutate. Nel 1939 e nel 1940 il capo del Cremlino aveva ottenuto da Hitler un vasto insieme di territori in Europa orientale. Al vertice di Teheran del 28 novembre-1° dicembre 1943, sia Churchill che Roosevelt avevano accettato come frontiera orientale della Polonia la cosiddetta linea Curzon, un ipotetico confine, favorevole alla Russia, tracciato nel 1920 da Lord Curzon per porre fine alla guerra polacco -sovietica. In un successivo incontro a Mosca, il 9 ottobre 1944, Churchill aveva passato al dittatore sovietico un foglietto di carta con le percentuali delle rispettive zone di influenza nel centro-Europa.
A Yalta, nel 1945, il capo del Cremlino manifestò l’intenzione, non solo di conservare i territori ottenuti dal Terzo Reich, ma di allargare le sue frontiere ad Ovest. Inoltre i governi polacchi e jugoslavi in esilio a Londra, fino ad allora riconosciuti come legittimi dagli Alleati, avrebbero dovuto essere sostituiti da governi comunisti. A Yalta fu anche segnata la sorte dei russi che avevano osato ribellarsi a Stalin. La loro storia è stata documentata da molti libri, tra i quali il fondamentale testo del conte Nikolai Tolstoy Victims of Yalta (Hodder and Stoughton, London 1977), che denuncia il ruolo della Gran Bretagna e degli Alleati nella consegna forzata dei prigionieri di guerra e dei rifugiati sovietici all’URSS. Secondo l’accordo segreto di Mosca del 1944, confermato a Yalta nel 1945, tutti i cittadini dell’Unione Sovietica, tra cui cosacchi, ucraini e cittadini delle Repubbliche baltiche, che avevano appoggiato la Wehrmacht, dovevano essere rimpatriati senza possibilità di scelta. Li attendeva la morte o il Gulag.
Roosevelt si batté anche per la costituzione di un’organizzazione internazionale destinata ad assicurare la pace perpetua al mondo, la futura ONU, che nacque il 24 ottobre dello stesso anno, sotto il controllo di “quattro poliziotti” a cui era assicurato il diritto di “veto” nelle decisioni: Stati Uniti, Regno Unito, Unione Sovietica e Repubblica di Cina. A Yalta non era stato invitato il “quinto poliziotto”, la Francia, suscitando l’ira del suo nuovo leader il generale Charles De Gaulle.
Come osserva François Furet, Stalin nelle sue richieste incontrò meno difficoltà con i responsabili delle democrazie di quante non ne avesse avute con il dittatore nazista (Il passato di un’illusione, tr. it.,Mondadori, Milano 1995, p. 392). Eppure nel 1943 erano state scoperte le fosse di Katyn, presso Smolensk, dove i tedeschi avevano ritrovato i corpi di circa 22.000 tra ufficiali e civili polacchi, fatti massacrare da Stalin nella primavera del 1940. Inoltre, quando a Yalta Churchill propose uno sbarco alleato nei Balcani tentando di contenervi l’influenza sovietica, Stalin si oppose decisamente e bloccò il piano. «Qui veniamo all’ interrogativo cruciale», ha scritto lo storico tedesco Joachim Fest: «perché quel no di Stalin non chiarì agli occhi delle potenze occidentali i piani egemonici del dittatore sovietico? I leader occidentali furono ciechi» (“La Repubblica”, 28 gennaio 2005).
Se Churchill era consapevole della volontà di espansione della Russia comunista, Roosevelt era gonfio di illusioni. A Yalta, l’8 febbraio 1945, brindando alla salute dell’alleanza tripartita, Stalin disse: «In un’alleanza gli alleati non dovrebbero mai ingannarsi a vicenda. Forse questo è ingenuo? I diplomatici esperti potranno dire: “E perché non ingannare il mio alleato?”. Ma io, da uomo ingenuo, penso che sia bene non ingannare il mio alleato anche se è uno sciocco» (Winston Churchill, La II Guerra mondiale,vol. VI. Trionfo e tragedia, tr. it., Mondadori, Milano 1953, p. 47). Stalin si limitò a concedere ai suoi alleati una dichiarazione congiunta sull’Europa liberata che prometteva libere elezioni e l’istituzione della democrazia nell’Europa orientale, ovviamente secondo il concetto che egli aveva della democrazia. Di ritorno negli Stati Uniti, Roosevelt espresse al Congresso la sua convinzione che fossero state poste le basi di un’era di “pace permanente” che avrebbe superato definitivamente il classico concetto diplomatico dell’equilibrio delle forze. Il presidente americano espresse un giudizio benevolo su Stalin, attribuendo le sue qualità all’educazione che egli aveva ricevuto in seminario: «Credo gli sia stato instillato come deve comportarsi un gentiluomo cristiano» (Henry Kissinger, L’arte della diplomazia, tr. it. Sperling, Milano 2004, pp. 319-320).
Fin dall’aprile del 1945, due mesi dopo Yalta le violazioni della Dichiarazione divennero flagranti soprattutto nei confronti della Polonia. Dopo la guerra gli americani ammisero di essere stati ingannati a Yalta, ma essi erano disposti ad essere ingannati e i russi non potevano fare altro che ingannarli. Eppure, come osserva Joachim Fest, Washington e Londra non erano obbligate dalla situazione a cedere al Cremlino l’intera Europa orientale. A guerra in corso, esse avevano ancora in pugno un formidabile strumento di pressione: le forniture militari soprattutto americane, senza cui l’Armata rossa non avrebbe potuto combattere e avanzare. Se solo avessero minacciato il blocco di quelle forniture, la storia forse avrebbe preso un corso diverso. Fest ricorda quanto diceva Pietro il Grande quando mandava la sua élite a studiare a Potsdam, a Stoccolma o a Londra: la Russia doveva imparare dall’Occidente per poi voltare le spalle ai suoi valori. Questo insegnamento dovrebbe essere sempre tenuto presente da chi si lascia sedurre troppo facilmente dagli Zar del Cremlino.
La Seconda guerra mondiale era scoppiata per difendere la libertà e l’indipendenza della Polonia, ma a Yalta i leader alleati sacrificarono i confini della Polonia, il suo governo legittimo e le elezioni libere per garantire una illusoria pace con l’Unione Sovietica. L’incontro in Crimea, che avrebbe dovuto assicurare un futuro di pace all’umanità, gettò invece le fondamenta di quella cortina di ferro che avrebbe diviso l’Europa fino al crollo del Muro di Berlino nel 1989.
Gli accordi di Yalta consacrarono l’espansione imperialista della Russia e divennero, come la pace di Monaco del 1938, il simbolo di quella politica della resa che gli europei centro-orientali definiscono il «Western betrayal», il tradimento occidentale. Questa disponibilità ad essere ingannati, che combina un ottimismo fuori misura con un cinico realismo, è un rischio che ancora incombe e che va ricordato nel momento in cui il presidente americano Donald Trump annuncia di essere in grado di imporre all’Ucraina la pace con il suo aggressore russo. Quali saranno le condizioni di un accordo, che non vede i più diretti interessati, gli ucraini, al tavolo delle trattative? La pace è un bene, ma la storia dimostra che perdere la pace è peggio che perdere una guerra.
ESCLUSIVO DA RADIO MARIA UCRAINA SEDE DI KIEV: “dalle nostre finestre la notte appena trascorsa sotto le esplosioni”.
Il giorno dopo….
🙏🙏🙏🙏ADESSO DA RADIO MARIA UCRAINA SEDE DI KIEV: La piazza centrale di Kyiv. Ogni bandiera è la memoria di un soldato che ha dato la vita per la propria terra: l’Ucraina. Un iniziativa spontanea della gente comune🙏🙏🙏
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I “potentati” umani sono inaffidabili: Noi, cattolici mariani, stiamo con la Regina della pace, la Chiesa e il Papa
Carino Padre Livio spero che stiate in gran ripresa sia per voi ed anche per noi vostri fedeli figli spirituali in attesa delle vostre letture della cronaca e della storia….ma secondo voi Trump se la sta bevendo veramente la propaganda russa? Ma cosa sta succedendo secondo voi?
Mi mancate tanto con la vostra lettura quotidiana facendo luce sull’evoluzione della nostra storia tanto minacciata dal menzoniero ….tra i putiniani che conosco e che mi fanno una gran suggestione (in quanto persone praticanti mariani e quanto…doc) e ora Trump putiniano non ci capisco più niente….Penso che i segreti siano dietro la porta….mi può dare una sua breve delucidazione illuminata?!…
Grazie Padre …Lolita da Taranto…
Cara Lolita,
aspettavo giusto una lettera come la tua per fare una riflessione su quello che sta accadendo, alla luce della fede e delle rivelazioni mariane.
Che cosa ci dice la profezia mariana da Fatima a Medjugorje? In un modo molto chiaro rivela il ruolo anticristico della Russia svolto in due fasi successive: quella del comunismo sovietico (crollata nel 1991) e quella del messianismo russo- ortodosso, in pieno svolgimento, che vedrà alla fine il trionfo di Maria e la conversione del popolo russo.
Quello che sta accadendo ormai da tempo e che è confermato dalla riabiliazione di Putin da parte di Trump, è il dilatarsi dell’imperialismo russo che ha come mira L’Europa, ma in particolare l’Italia e Roma per sancire, con la conquista del Papato, il primato universale del popolo russo.
Questo per me è chiaro e per i cattolici mariani significa una presa di distanza dai “potentati” (Insieme a Russia e Usa, mettiamoci anche la Cina) che mirano a spartirsi il mondo.
Guardiamoci dal cercare la salvezza in questi personaggi che hanno nessun rispetto per i piccoli, i poveri e i deboli, e che hanno come unico criterio di azione la forza e il profitto, l’ingordigia e la violenza.
Non possiamo escludere, come ho già accennato recentemente, che questi personaggi riescano a stipulare una pace provvisoria, mediante una concordata spartizione del mondo, con la quale inganneranno persino i credenti, che applaudiranno alle nuove “deità”.
Questa infatti sarebbe la profezia rivelata da Gesù Maria Valtorta nel 1943 e riferita proprio al tempo nel quale viviamo, cioè una “Pax anticristica” che finirebbe per sedurre anche una parte della Chiesa cattolica.
Non possiamo escludere che, proprio in questo periodo di euforia anticristica, incomincino i Segreti di Medjugorje fino al terzo, che metterà il mondo, ma soprattutto la Chiesa, dinanzi a una scelta dirimente che riguarda il Segno sulla collina e quindi il riconoscimento fin’ ora non dato alle apparizioni della Regina della pace.
Man mano che andiamo avanti, le cose ci saranno più chiare e la Madonna stessa non mancherà di illuminarci con i suoi messaggi.
Noi cattolici mariani, che abbiamo risposto alla chiamata della Gospa, non lasciamoci sedurre dai miraggi anticristici, con i quali “satana ci svia e ci mette sulla sua via” che porta alla perdizione.
Noi stiamo con la Regina della pace, la Chiesa e il Papa, nella consapevolezza che ci attende la persecuzione, ma anche la vittoria finale con l’Immacolata.
Ave Maria
Padre Livio

di Marco Imarisio – Corriere della sera – 20 Febbraio 2025
Sui giornali della capitale si celebrano le «ginocchiate» inferte all’Europa sbalordita
La parola «svet» in russo significa al tempo stesso luce e mondo. Come è facile immaginare, in questi giorni abbondano i titoli di giornale e le facezie sul fatto che l’Europa, intesa come vecchio mondo, sia rimasta al buio. Dal canale di Stato Rossiya-1 al quotidiano Izvestia, è tutto un infierire sul corpo di quello che visto da Mosca appare come un continente morto, o quasi. Rossiskaya Gazeta, il giornale che esprime la posizione ufficiale del governo, esulta per questa settimana che viene definita come «la più grande doccia fredda possibile per le élite europee». Il Moskovsky Komsomolets, giornale di riferimento della capitale e del potere, racconta di una «Europa sbalordita», che continua a ricevere «ginocchiate sotto la cintura dall’America, senza avere neppure il tempo di respirare».
Stanno vincendo, e lo sanno. All’improvviso, il Grande Satana americano, corruttore dei costumi e avanguardia del degrado dei valori del vivere civile, frasi ripescate da rassegne stampa neppure troppo lontane degli organi di informazione già menzionati, non è più tale. Evaporato, in una nuvola di esaltazione verso il nuovo corso di Donald Trump.
Il nuovo presidente americano è anzi la persona che ha riconosciuto una semplice verità: «Non si può discutere dell’ordine mondiale senza di noi, cercando in ogni modo di isolarci, e fallendo nell’impresa a causa dell’intelligenza e della pazienza di Vladimir Putin», come ha appena affermato Dmitry Kiselyov, il decano dei propagandisti russi.
Sembra quasi che tutte le teorie sul mondo multipolare e sulla fine dell’impero americano siano state riposte nel cassetto con una certa velocità. Rimane un unico nemico, fragile e indebolito come non mai, agli occhi della nomenklatura russa. «Non siamo abituati a speculare sulle relazioni euro-atlantiche, ma è l’Europa che porta la colpa di quanto sta avvenendo. I suoi leader hanno interferito direttamente nelle elezioni americane, arrivando a insultare un candidato, e accusandolo di avere legami con la Russia». Anche ieri, nella solita intervista fintamente casuale per la televisione di Stato, Putin ha ribadito quella che sembra essere una nuova linea. Cauta e vigile amicizia con il nuovo inquilino della Casa Bianca, e comune ostilità verso il vecchio continente e le sue vecchie regole.
Gli eventi dell’ultima settimana hanno davvero segnato uno spartiacque anche nella politica russa, che ha operato una specie di inversione a centottanta gradi. Al punto da autorizzare negli spiriti più entusiasti il desiderio di spartirsi le spoglie europee con il nuovo amico americano, auspicando in maniera esplicita la rinascita delle vecchie zone di influenza, tanto care all’Urss che fu. Nello scrivere del «tremendo colpo psicologico inferto alla parte europea dell’Occidente collettivo», operando quindi per la prima volta una netta distinzione, l’editoriale odierno della Nezavisimaya Gazeta racconta di una Europa «andata a lungo in giro con il naso in su pensando di essere l’unico mondo civilizzato» che ora rischia di fare una brutta fine. «Alla fine dei conti, anche l’Operazione speciale cominciò perché non si voleva né ascoltare né sentire la Russia. E se con l’Ucraina ormai dopo i colloqui con Lavrov tutto è chiaro, l’Europa che a sua volta sta diventando rapidamente Ucraina, dovrebbe drizzare le orecchie».
L’altra sera, il celebre Vladimir Solovyov si è lanciato in un volo pindarico. «Perché non creare una coalizione militare tra Usa e Russia e dividere l’Europa?» si è chiesto rivolgendosi ai suoi ospiti abituali, personcine a modo che fino a poco tempo fa discettavano su quale città americana colpire per prima con un missile nucleare. «Avremo le nostre basi come nel 1814 a Berlino e Parigi. L’Europa risparmierà denaro sul complesso militare-industriale e non dovrà preoccuparsi di nulla». Le solite esagerazioni del più tonitruante dei conduttori televisivi, si dirà. Ma questa volta, che sia desiderio di rivincita o altro, il libro dei sogni lo stanno leggendo in molti. Pochi giorni fa, il Moskovskij Komsomolets ha pubblicato un resoconto immaginario della recente conversazione telefonica tra Trump e Putin. «Ciao Vladimir! Tu hai un Paese fantastico, io ho un Paese fantastico! Cosa ne dici di dividerci il mondo?». «Caro Donald, cosa ho sempre detto io? Facciamolo!».
DALLA SEDE DI RADIO MARIA UNA BUONA GIORNATA

Segno della Croce
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen
Ti adoro
Ti adoro, mio Dio e ti amo con tutto il cuore.
Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte.
Ti offro le azioni della giornata, fa che siano tutte secondo la Tua santa volontà e per la maggior Tua gloria.
Preservami dal peccato e da ogni male.
La Tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari.
Amen
Padre Nostro
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il Tuo nome,
venga il Tuo regno,
sia fatta la Tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Amen
Gloria
Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre
nei secoli dei secoli.
Amen
Ave Maria
Ave Maria, Piena di Grazia,
il Signore è con te,
tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno: Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen
Credo
Io credo in Dio,
Padre Onnipotente,
creatore del cielo e della terra;
e in Gesù Cristo, suo unico Figlio,
nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra di Dio
Padre onnipotente;
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa Cattolica,
la comunione dei Santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.
Amen
