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Venerdì 20 giugno 2025
h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)
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Breve prospetto degli eventi più importanti
+h. 9.30: MEDJUGORJE: PERCHE’ NON HO DUBBI
6. La Madonna ci ha svelato l’azione nascosta di Satana
La straordinaria presenza di Satana nei messaggi della Gospa
E’ il tempo di Satana sciolto dalle catene
La deriva anticristica e il mondo senza Dio
Satana “miete le anime”
Satana vuole distruggere il mondo mediante l’odio e la guerra
Satana vuole prevalere sulla Chiesa con la seduzione e la persecuzione
La lotta contro Satana con la fede, la preghiera e il digiuno
+h. 10.00 VOI SIETE LA MIA SPERANZA (4)
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+Segue radio giornale vaticano
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Dopo la Messa tutti in processione




CARISSIMO PAPA LEONE LA GRANDE FAMIGLIA DI RADIO MARIA SI UNISCE A TUTTA LA CHIESA IN FESTA PER IL SUO 43.MO ANNIVERSARIO DI ORDINAZIONE SACERDOTALE.
LE VOGLIAMO BENE, LA SEGUIAMO E PREGHIAMO OGNI GIORNO PER LA SUA ALTISSIMA MISSIONE DI SUCCESSORE DI PIETRO
di Greta Privitera – Corriere della Sera – 19 Giugno 2025
La guerra ha visto crescere il potere della super milizia che costituisce l’ossatura degli apparati di sicurezza interna. L’esperto: «I più influenti sono 2.000, i veri capi 200»

Sulle buste con il logo dei Guardiani della Rivoluzione (Irgc), pilastri fondanti della Repubblica islamica, c’è scritto: «Preparategli contro tutto ciò che potete in termini di forza e di cavalli da guerra, per incutere timore al nemico di Allah». Si tratta del versetto 60, della Sura Al-Anfal, «Il bottino». In questi sette giorni di missili scambiati tra Benjamin Netanyahu e l’ayatollah Ali Khamenei, tra gli scenari messi sul tavolo del futuro del Medio Oriente — che rischiano di assomigliare di più a desideri —, spesso spunta anche il loro nome, quello dei pasdaran.
Gira la notizia che la Guida suprema abbia trasferito una parte significativa dei suoi poteri al Consiglio di comando dell’Irgc. L’avrebbe fatto come atto preventivo per assicurarsi che la gestione della guerra proceda anche se lui venisse ucciso.
Sono due le ipotesi che vedono le Guardie della Rivoluzione come protagoniste.
La prima li mantiene al potere: l’ayatollah viene costretto a fare un passo indietro, oppure viene eliminato, e un generale Irgc prende la guida del Paese, magari facendo un accordo con gli Stati Uniti in cui assicura la fine del programma nucleare e missilistico. Un risultato che potrebbe accontentare Netanyahu e l’amico The Donald che lo farebbe passare come una «mission accomplished» — una missione compiuta. Una soluzione che ricorda il destino dell’Egitto di Hosni Mubarak. Nel 2011, durante la «Primavera araba», dovette consegnare il potere al Consiglio Supremo delle Forze Armate, che assunse la gestione del Paese. Per molti iraniani, si tratta di uno degli scenari peggiori da immaginare, perché manterrebbe lo status quo, che significa: repressione, zero diritti, apartheid di genere.
La seconda ipotesi è l’eliminazione della Repubblica islamica. Quello che Saeid Golkar, politologo iraniano esperto di Irgc, definisce «un vero regime change». «Se tra gli obiettivi israeliani e — ormai — americani c’è un cambio di regime, devono eliminare tutto quello che è regime. Vuol dire rimuovere Khamenei e gli alti ranghi dei pasdaran: per ora ne hanno fatti fuori 25».
Le Guardie della Rivoluzione sono composte da circa 180 mila elementi. Duemila, spiega Golkar, sono quelli più influenti. Tra questi, duecento sono i veri vertici. «I duemila devono essere estirpati, gli altri si possono convincere a entrare nell’esercito regolare. Un’operazione che non si può fare con i missili dal cielo, ma che necessiterebbe di commando sul campo. Per ora non abbiamo nessun segnale che porti a pensare a qualcosa del genere, ma vista la velocità con cui cambiano gli assetti, tutto è possibile», continua il politologo che non crede invece reale l’ipotesi di un tradimento dei generali.
La fedeltà di questi uomini è cruciale per l’esistenza del regime: difficilmente lo abbandoneranno.
Sono un compromesso tra un esercito, un impero economico e un ordine religioso. Può entrare a farne parte solo chi proviene dai circoli sciiti e conservatori — tranne per qualche eccezione sunnita. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione nasce nell’aprile del 1979 per volontà di Khomeini, a pochi mesi dalla fondazione della Repubblica islamica. Non sono forze armate qualunque: sono fatte su misura per proteggere — quasi come body guard — i nuovi «padroni» del Paese: gli ayatollah. Spietati, hanno anche il compito di tenere sotto controllo l’esercito regolare ed eliminare chiunque sia fedele alla vecchia dittatura o si opponga alla Rivoluzione: incarcerano, torturano e impiccano gli uomini dei gruppi radicali di sinistra come il Mek e il Partito Tudeh.
Si trasformano in una forza militare più convenzionale nella guerra con l’Iraq, durata dal 1980 al 1988. Alla fine del conflitto, con l’ascesa di Khamenei a Guida suprema, l’Irgc si espande e acquisisce sempre più potere, incorporando i Basij, una milizia volontaria per la repressione interna, e la Forza Quds per operazioni all’estero. Negli anni ’90, l’influenza dell’Irgc si allunga sull’economia, sulla politica e anche sull’edilizia iraniana. Diventano un impero temuto e molto odiato dalla popolazione.
Spiega Golkar che per tenere salda la presa sui pasdaran, Khamenei ha costruito un sistema di controllo che non lascia scampo. Tre leve, spietate e precise, per garantire una lealtà senza compromessi.
Il controspionaggio: ogni soldato, ogni ufficiale, è sotto costante sorveglianza.
La supervisione ideologica.
I privilegi: stipendi più alti e soprattutto l’accesso ai contratti pubblici più lucrosi.
Una fonte interna all’Iran racconta al Corriere che Khamenei difficilmente cederà alle richieste americane e i pasdaran potrebbero sostenerlo. L’ayatollah potrebbe seguire l’esempio di Saddam Hussein e cambiare spesso nascondiglio. Secondo la fonte, se lo uccidessero, il regime rischierebbe di collassare, perché si tratta di un sistema ultra personalistico: tutto gira intorno alla sua figura.