"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

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🔴LIVE🔴Incontro di Padre Livio con la veggente Vicka di Medjugorje – Dicembre 1988

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UN TERZA GUERRA MONDIALE E’ EVITABILE? 11/07/2025

EDITORIALE DI PADRE LIVIO – 11 LUGLIO 2025

🔴LIVE🔴 LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

🔴LIVE🔴VOI SIETE LA MIA SPERANZA – Catechesi di P. Livio – Episodio 18

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LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Venerdì 11 Luglio 2025

h. 9: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


+h. 9.oo: ATTUALITA’ DEL MONDO E DELLA CHIESA

Una terza guerra mondiale è evitabile?


+h. 9.30: MEDJUGORJE: PERCHE’ NON HO DUBBI

16. I Veggenti hanno perseverato nella loro missione

La Madonna ha disposto dei Veggenti a suo piacimento

I Veggenti hanno sempre obbedito a ogni disposizione della Madonna

I veggenti non hanno mai mancato a un appuntamento con la Madonna.

La Madonna ha lasciato liberi i Veggenti nella scelta del loro stato di vita

I Veggenti nell’ambito delle possibilità hanno sempre dato testimonianza

Nel tempo dei Segreti tutti i Veggenti dovranno testimoniare

Il compito dei Veggenti terminerà con la loro vita


h. 10. VOI SIETE LA MIA SPERANZA (18)


BLOG – blogdipadrelivio.it

Il Papa torna a Castel Gandolfo (di Cristina Siccardi)


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San Benedetto da Norcia

autore: Hans Memling anno: 1487 titolo: Trittico di Benedetto Portinari luogo: Galleria degli Uffizi

Titolo: Abate, patrono d’Europa

Nascita: 480, Norcia

Morte: 21 marzo 547, Montecassino, Frosinone

Ricorrenza: 11 luglio

San Benedetto, padre del monachismo d’Occidente e restauratore dello spirito cristiano dei suoi tempi, nacque a Norcia, nell’Umbria, dalla nobile famiglia Anicia nel 480. Inviato a Roma per addottorarsi nelle discipline liberali, tosto si ritirò dal mondo. Prese dimora nello speco di Subiaco ove rimase per tre anni nascosto e ignoto a tutti, conducendo vita penitente e angelica.

Essendosi sparsa la fama della sua santità, alcuni monaci si posero sotto la sua guida sapiente ed illuminata. Ma la sua condotta era un continuo rimprovero e uno stridente contrasto con la loro vita rilassata. Non volendo essi sottomettersi ai suoi richiami, tentarono di avvelenarlo: però, fatto egli, come era suo costume, il segno della croce, il bicchiere che gli veniva presentato si spezzò.

Allora il nostro Santo si ritirò nuovamente nella solitudine, e accorrendo a lui gran numero di discepoli, dovette costruire dodici monasteri. Si trasferì poi a Montecassino, ove, abbattuta la statua di Apollo, fondò quel celebre monastero, meraviglia di bellezza e di arte, da cui partirono i primi apostoli benedettini.

Qui creò la sua nota regola nella quale si organizzava nei minimi particolari la vita dei monaci all’interno di una “corale”. Questa filosofia dava nuova ed autorevole sistemazione alla complessa, ma spesso vaga e imprecisa, precettistica monastica precedente. I concetti principali erano due: stabilitas loci (l’obbligo di risiedere per tutta la vita nello stesso monastero) e la conversatio (la buona condotta morale, la pietà reciproca e l’obbedienza all’abate).

Il “padre amoroso” (il nome deriva proprio dal siriaco abba, “padre”), mai chiamato superiore, era il cardine di una famiglia ben ordinata che scandisce il tempo nelle varie occupazioni della giornata, durante la quale la preghiera e il lavoro si alternano nel segno del motto « ora et labora » (“prega e lavora”).

San Benedetto fu dotato da Dio del dono della profezia: predisse, tra l’altro, le gesta e il tempo della morte a Totila, re dei Ostrogoti. Pochi mesi prima predisse la propria morte: sei giorni innanzi si fece aprire il sepolcro; il sesto giorno, portatosi in chiesa a ricevervi l’eucarestia, spirò tra le braccia dei suoi monaci.

Benedetto visse a Montecassino fino alla sua morte, ricevendo omaggi dai pellegrini e personalità come Totila che Benedetto ammonì. Secondo il racconto di san Gregorio Magno nei Dialoghi, Totila si recò a Montecassino per incontrare san Benedetto. Al suo arrivo, si presentò con abiti regali e un seguito imponente, ma Benedetto, senza esitazione, smascherò il suo travestimento, dicendo: « Togli questa veste, figlio mio, non è tua ». Totila, colpito dalla prontezza del santo, si avvicinò umilmente e si prostrò ai suoi piedi. Benedetto lo rimproverò per le sue azioni e gli predisse il futuro: « Tu entrerai in Roma, passerai il mare, regnerai nove anni, al decimo morirai ». Totila, profondamente turbato, chiese al santo di pregare per lui e, secondo la leggenda, da quel momento cambiò il suo comportamento, mostrando maggiore clemenza e moderazione nelle sue azioni.

San Benedetto morì il 21 marzo 547 dopo sei giorni di febbre, circa quaranta giorni dopo la morte della sorella Scolastica, con cui condivise la sepoltura.

Secondo la leggenda, spirò in piedi, sostenuto dai discepoli, dopo aver ricevuto la comunione, con le braccia sollevate in preghiera mentre li benediceva.

La sua anima fu vista salire al cielo su un fulgore di luci mentre un uomo diceva: « Questa è la via per cui Benedetto ascende al cielo ». Aveva oltre sessanta anni.

« San Benedetto, scrive D. Guéranger, è il padre dell’Europa perché egli per mezzo dei suoi figli numerosi come le stelle del cielo e l’arena del mare, ha rialzato gli avanzi della società romana, schiacciata sotto l’invasione dei barbari; ha presieduto allo stabilimento del diritto pubblico e privato delle nazioni, ha portato il Vangelo e la civiltà nell’Inghilterra, nella Germania, tra i popoli del Nord e perfino tra gli Slavi; ha distrutto la schiavitù, insegnata l’agricoltura e salvato infine il deposito delle lettere e delle arti dal naufragio che sembrava inghiottirle senza speranza di salvezza ».

Tanto fu grande il suo spirito di mortificazione ed estrema e delicata la sua purezza, che non esitò a ravvolgersi tra le spine per vincere una violenta tentazione.

Grandissima fu la sua prudenza di legislatore e di direttore di anime: egli è uno dei quattro grandi patriarchi d’Occidente e le sue regole sono tutt’ora adottate e seguite da molte famiglie religiose.

L’ordine religioso fondato da San Benedetto si estese in tutto il mondo, e diede un numero grandissimo di santi, papi, vescovi e personaggi illustri. Tra i santi benedettini più celebri si annoverano San Mauro Abate e San Placido Martire, San Willibrodo, San Vifrido, San Ruberto, San Bonifazio, San Gregorio Magno, San Agostino di Canterbury, per non dire di tanti altri.

Le comunità benedettine e il calendario della Forma straordinaria lo ricordano il 21 marzo, mentre la Chiesa cattolica invece lo celebra l’11 luglio, da quando Papa Paolo VI, il 24 ottobre 1964, con il breve Pacis nuntius, proclamò san Benedetto da Norcia patrono d’Europa in onore della consacrazione della Basilica di Montecassino.


LA REGOLA DI SAN BENEDETTO

San Benedetto compose la sua Regola a Montecassino intorno al 525, ispirandosi a regole precedenti di San Giovanni Cassiano, San Basilio, San Pacomio, San Cesario e l’Anonimo della Regula Magistri. Benedetto combinò disciplina e rispetto per le capacità individuali, con l’intento di fondare una “scuola del servizio del Signore” caratterizzata da una gestione non troppo rigida.

La Regola di San Benedetto organizzava nei minimi particolari la vita dei monaci, migliorando la vaghezza delle norme monastiche precedenti. Due principi fondamentali della vita comunitaria erano la stabilitas loci (l’obbligo di risiedere permanentemente nello stesso monastero, contrastando il vagabondaggio dei monaci) e la conversatio (buona condotta morale, pietà reciproca e obbedienza all’abate).

L’abate, considerato un “padre amoroso” (dal siriaco abba), era il centro di una comunità ben ordinata dove preghiera e lavoro si alternavano secondo il motto “ora et labora” (prega e lavora).

I monasteri seguendo la Regola di San Benedetto sono noti come benedettini. Ogni monastero è autonomo sotto l’autorità di un abate, ma spesso si organizzano in confederazioni monastiche, tra cui le più importanti sono la congregazione cassinense e quella sublacense, legate rispettivamente ai monasteri di Montecassino e Subiaco.

Le 5 regole di San Benedetto per una buona preghiera

La preghiera è il momento più bello e più alto per un cristiano che ha l’occasione di stare tu per tu con il Signore. Ecco le preziose indicazioni di San Benedetto da rispettare per una buona preghiera.

  1. Il dare appuntamento alla preghiera: fin quando possibile, sempre alla stessa ora del giorno. Scandiamo la nostra vita anche seguendo i ritmi che Dio stesso ci dà. Se pensiamo di rimandare il tempo della preghiera per lasciare spazio a cose più futili e meno importanti, questi, stiamo certi, non arriverà mai. E alla fine della giornata, ci ritroveremo senza aver pregato mai. Il tempo della preghiera va cercato, non è lui, di certo, che ci viene incontro.
  2. Il luogo per la preghiera: di certo, non sempre siamo nelle vicinanze di una chiesa o abbiamo a disposizione una cappella dove incontrare il Signore. Anche la nostra stanza può essere il luogo dove pregare. Ogni cristiano ha un’immagine sacra nella propria casa. Ecco: basta raccogliersi in preghiera davanti a lei, senza farsi distrarre da ciò che c’è intorno. Anche quello è un validissimo momento di preghiera.
  3. Dio deve essere sempre nella nostra vita: non siamo cristiani solo a parole, ma anche con i fatti. La preghiera è essenziale sì, ma a volte, bisogna arricchirla. Anche semplicemente portando un’immaginetta sacra nel nostro portafoglio, un piccolo rosario con noi (non come una catena inutile al collo… intendiamoci, ma come un oggetto che ci aiuti alla preghiera. Va sempre rispettato), che ci accompagni nella preghiera quotidiana.
  4. La preghiera sia semplice: Dio non ha bisogno di frasi ad effetto, di preghiere particolari o complesse. Lui legge nel nostro cuore, sa subito di cosa abbiamo bisogno. La preghiera umile, fatta con il cuore a lui aperto, è ciò che a Lui è più gradito.
  5. Semplice e pura: così sia la nostra preghiera. Nulla che ci distragga attorno, ma tutta la semplicità a Lui gradita. Che venga direttamente dal nostro cuore.

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🔴LIVE🔴 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA – Puntata 392 – LA PREGHIERA CRISTIANA

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🔴LIVE🔴Incontro di Padre Livio con la veggente Vicka di Medjugorje – Dicembre 1988

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Il Papa torna a Castel Gandolfo, luogo dal tocco agostiniano

 9 Luglio 2025 ore 11:27

di Cristina Siccardi – Corrispondenza Romana

«Che bello essere qui» ha subito affermato Leone XIV quando nel pomeriggio di domenica scorsa è arrivato a Castel Gandolfo, uno dei borghi più belli d’Italia, che si affaccia sul solare lago di Albano, soggiorno estivo tradizionale per i pontefici. La gente del luogo ha accolto il Vicario di Cristo con grande gioia, dopo dodici anni di assenza papale in questa terra. «La storia sta tornando sui binari giusti, i Papi hanno bisogno di Castel Gandolfo e Castel Gandolfo ha bisogno dei Papi», ha dichiarato il salesiano don Tadeusz Rozmus, parroco della Pontificia parrocchia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo, nonché direttore dell’opera e della comunità salesiana di Castel Gandolfo dal 2021, già consigliere per la Regione Europa Centro e Nord, nel sessennio 2014-2020. Il Palazzo Pontificio, divenuto Museo per volere di papa Francesco, venne acquisito dalla Camera apostolica nel luglio 1596 e incorporato come patrimonio inalienabile della Santa Sede il 27 maggio 1604. Il territorio di Castel Gandolfo è iniziato ad essere scelto come luogo di villeggiatura da Urbano VIII (1568-1644), che nel 1623 avviò la costruzione di un edificio sul sito della villa romana dell’imperatore Domiziano, probabilmente sorta a sua volta sull’acropoli dell’antica Alba Longa.

Il progetto del Palazzo Pontificio venne affidato all’architetto Carlo Maderno che lo realizzò insieme ai suoi assistenti, Bartolomeo Breccioli e Domenico Castelli. Tuttavia, Urbano VIII non vi abitò mai, preferendo risiedere nella vicina Villa Barberini. Il primo ad abitarlo fu, invece, Alessandro VII (1599-1667), che fece completare l’edificio con la facciata principale e l’ala occidentale, grazie all’apporto del celeberrimo Gian Lorenzo Bernini. Occupato e gravemente danneggiato dalle truppe napoleoniche, fu restaurato dai pontefici Pio VII (1742-1823) e Pio VIII (1761-1830). In seguito, il Palazzo fu utilizzato da Gregorio XVI (1765-1846) e poi, fino al 1870, dal beato Pio IX (1792-1878); dopodiché, con la feroce rivoluzione liberal-massonica, i pontefici rimasero rinchiusi in Vaticano fino alla nascita dello Stato della Città del Vaticano, nel 1929, quando furono firmati i Patti Lateranensi. 

Con l’acquisto di alcuni terreni verso Albano Laziale, venne installata una piccola azienda agricola nel complesso delle proprietà pontificie (collegate fra di loro), che sono tutte oggi comprese in un unico vasto parco, la cui estensione di circa 55 ettari è superiore a quella dello Stato Vaticano. Il complesso è formato da: Palazzo Pontificio, Villa Cybo, Villa Barberini, Specola vaticana, Collegio estivo di Propaganda Fide, Convento delle Clarisse di Albano.

Le Ville papali di Castel Gandolfo, pur rimanendo giuridicamente territorio italiano, furono dichiarate dominio extraterritoriale pontificio, e così, con Pio XI (1857-1939), il Palazzo Apostolico ritornò ad essere luogo di riposo estivo dei papi, due dei quali sono qui spirati: Pio XII, il 9 ottobre 1958, e Paolo VI, il 6 agosto 1978.

La Collegiata di San Tommaso da Villanova è la chiesa di riferimento principale di Castel Gandolfo, progettata da Lorenzo Bernini per volere di Alessandro VII, al fine di essere utilizzata come Cappella Palatina. Originariamente il luogo di culto doveva essere dedicato a san Nicola di Bari, ma poi venne intitolato a san Tommaso da Villanova, canonizzato il 1º novembre 1658 dallo stesso Alessandro VII. 

Nato verso la fine del 1486 a Fuenllana, vicino a Villeneuve, e morto a Valencia l’8 settembre 1555, lo spagnolo san Tomás García Martínez è spiritualmente vicino all’agostiniano e missionario Leone XIV, essendo stato membro anche lui dell’Ordine di Sant’Agostino (al suo tempo, detto Ordine degli eremitani di Sant’Agostino). Asceta e predicatore, nel 1516 scelse di entrare fra gli Agostiniani di Salamanca, dove prese i voti perpetui il 25 novembre 1517 e venne ordinato sacerdote un anno dopo a 32 anni. Studiò filosofia, logica e metafisica all’Università di Alcalá de Henares, nella quale divenne professore di filosofia. Fu superiore in diversi conventi, poi priore provinciale per l’Andalusia e la Castiglia e fu il primo ad inviare missionari Agostiniani nelle Americhe. L’imperatore Carlo V lo scelse come suo predicatore di corte e gli offrì il vescovato di Granada, ma senza successo a motivo della profonda umiltà del santo, che però, nonostante la riluttanza, divenne comunque arcivescovo di Valencia nel 1544. Quando fece ingresso nella sua diocesi, trovò una situazione drammatica a causa dell’assenza della nomina di un pastore residente in quel territorio per oltre un secolo; fu così che decise si rifondare un seminario per l’istruzione e la formazione del clero, divenendo sapiente e magnanimo padre dei sacerdoti e della gente.

Uomo di immensa carità, decise di impiegare gran parte del reddito vescovile in opere di misericordia, sostenendo che, come pastore, era diventato servo dei fedeli, tanto che venne definito «Elemosiniere di Dio». Votato alla preghiera, continuò ad indossare l’abito agostiniano, osservando rigidamente la Regola del suo Ordine, per il quale si adoperò per dare grande impulso allo studio e alla ricerca, ed è proprio per questa ragione che è stato dichiarato «Patrono degli studi». Previde il giorno della sua morte sei mesi prima e si preparò alla nuova vita privandosi assolutamente di tutto, persino del letto, che usò soltanto nelle ore del dies natalis. Ha lasciato alcuni manoscritti latini delle sue prediche e un commento al Cantico dei Cantici, interrotto al III capitolo. Tali opere vennero più volte stampate; l’edizione principale è rilegata in due volumi in-folio, editi a Milano nel 1760 dall’agostiniano padre Lorenzo da Santa Barbara, il quale vi premise una Synopsis vitae S. Thomae a Villanova, contenuta nell’opera Conciones di San Tommaso da Villanova, pubblicata a Roma nel 1659.

Le spoglie di Tomás García Martínez sono esposte alla venerazione nella cattedrale di Valencia, dedicata all’Assunzione di Maria Vergine e risalente al XIII secolo, mentre nella chiesa di Sant’Agostino a Campo Marzio in Roma, sacro luogo che papa Prevost ama e conosce profondamente, accanto al sepolcro di santa Monica, in fondo alla navata sinistra, si può ammirare la pala d’altare del vescovo spagnolo, degno figlio di sant’Agostino, raffigurato mentre elargisce amorevolmente monete ad un gruppo di persone. 

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