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44. Gesù Cristo unico Redentore e Mediatore
Essere cristiani significa credere che Gesù è il Figlio di Dio fatto uomo. Questo è il cuore della fede, senza il quale il cristianesimo sarebbe una variante dell’ebraismo e dell’Islam.
Proprio per questo motivo i cristiani professano che solo Gesù è il Redentore del genere umano e l’unico Mediatore di salvezza fra Dio e gli uomini.
Nessun cristiano oserebbe adorare la Madonna e attribuire a Lei ciò che è proprio di suo Figlio, cioè la divinità, che è solo di Colui che è il Verbo eternamente generato dal Padre.
Questa è la fede di ogni cristiano comune, che ha saputo proteggerla dal vento modernista, che nega la divinità di Gesù Cristo, facendo di Lui un profeta come ce ne sono nelle varie religioni.
La prima creatura a credere nella divinità di Gesù Cristo è stata la Vergine Maria, nello stesso momento dell’Incarnazione, quando il Verbo si è fatto carne nel suo grembo immacolato.
Maria è la Madre della fede perché ha creduto che il Bambino da Lei concepito per opera dello Spirito Santo è il Figlio di Dio.
Maria ha perseverato nella fede tutta la sua vita, in particolare ai piedi della Croce, quando ha detto ancora una volta il suo “sì” alla volontà del Padre.
In questo modo Maria ha cooperato in un modo unico e irripetibile all’opera della Redenzione, divenendo Mediatrice di grazia fra noi e suo Figlio.
Il cristiano è esortato dalla Chiesa a unirsi a Maria nella sua professione di fede, cooperando con Lei all’opera della Redenzione.
Seguendo Gesù con Maria il cristiano cammina sicuro, al riparo dagli sbandamenti dagli errori nei quali è facile cadere, quando la presunzione oscura la vista e permette al “nemico” di tendere le sue insidie.

BENEDETTO XVI AI GIOVANI DELLA DIOCESI DI ROMA E DEL LAZIO – PIAZZA SAN PIETRO, 6 APRILE 2000
“Dio o c’è o non c’è. Ci sono solo due opzioni. O si riconosce la priorità della ragione, della Ragione creatrice che sta all’inizio di tutto ed è il principio di tutto – la priorità della ragione è anche priorità della libertà – o si sostiene la priorità dell’irrazionale, per cui tutto quanto funziona sulla nostra terra e nella nostra vita sarebbe solo occasionale, marginale, un prodotto irrazionale – la ragione sarebbe un prodotto della irrazionalità.
Non si può ultimamente “provare” l’uno o l’altro progetto, ma la grande opzione del Cristianesimo è l’opzione per la razionalità e per la priorità della ragione. Questa mi sembra un’ottima opzione, che ci dimostra come dietro a tutto ci sia una grande Intelligenza, alla quale possiamo affidarci.
Ma il vero problema contro la fede oggi mi sembra essere il male nel mondo: ci si chiede come esso sia compatibile con questa razionalità del Creatore. E qui abbiamo bisogno realmente del Dio che si è fatto carne e che ci mostra come Egli non sia solo una ragione matematica, ma che questa ragione originaria è anche Amore.
Se guardiamo alle grandi opzioni, l’opzione cristiana è anche oggi quella più razionale e quella più umana. Per questo possiamo elaborare con fiducia una filosofia, una visione del mondo che sia basata su questa priorità della ragione, su questa fiducia che la Ragione creatrice è amore, e che questo amore è Dio”.

autore: Simon Vouet anno: 1626 titolo: Santa Cecilia luogo: Museo di Arte Blanton, Austin
Nome: Santa Cecilia
Titolo: Vergine e martire
Nascita: II Secolo, Roma
Morte: 22 novembre 230, Roma
Ricorrenza: 22 novembre
Luogo reliquie: Basilica di Santa Cecilia in Trastevere
Sotto l’impero di Alessandro Severo era stata proibita ogni persecuzione contro i cristiani e la Chiesa godette un periodo di tranquillità e di pace. Ma a turbare il mite gregge di Cristo sorse presto il tristo prefetto di Roma, Almachio.
Essendosi assentato l’imperatore dalla capitale, egli ne approfittò per sfogare il suo odio contro i cristiani scatenando contro di loro una terribile persecuzione.
Fra le sue vittime più illustri, va ricordata Santa Cecilia, nobilissima vergine romana. Nacque ella da ricchissima famiglia alle falde del Gianicolo, e quivi fra agi e comodità fu educata dai più rinomati maestri di Roma.
Fattasi segretamente cristiana, andava ogni giorno più distaccando il suo cuore dalle cose terrene.
Costretta a sposarsi, durante le feste del matrimonio, mentre tutti l’attorniavano per festeggiarla e cantavano inni pagani, essa in cuor suo cantava un cantico di amore al suo mistico e vero sposo, Gesù Cristo. Quando fu sola con Valeriano gli disse: «Sappi che io sono cristiana e già da molto tempo ho consacrato a Gesù tutto il mio cuore… Egli solo è il mio sposo, e tu devi rispettare il mio corpo, perché io ho sempre vicino a me un Angelo del Signore che mi custodisce e mi difende».
Valeriano rispose: «Io crederò a quanto mi dici e farò quello che tu desideri, se potrò vedere questo Angelo che ti custodisce». E Cecilia: «Nessuno può vedere l’Angelo del Signore, se non è battezzato. Va’ dunque dal santo vescovo Urbano, fatti istruire nella religione cristiana, fatti battezzare, e poi ritorna e vedrai quanto desideri».
Valeriano andò, si fece istruire ed il Vescovo Urbano, vedendo le sue buone disposizioni e la mirabile trasformazione che la grazia aveva operato in lui, lo battezzò.
Ritornato presso la sua santa sposa, entrando nella stanza, vide un Angelo di bellissimo aspetto, che teneva in mano due corone intrecciate di rose e di gigli. A tale vista Valeriano comprese che una di quelle corone era preparata per lui se fosse rimasto sempre fedele a Gesù Cristo.
Quindi non solo promise di custodire intatta la purezza della sua castissima sposa, ma si fece ferventissimo cristiano ed istruì e fece battezzare anche suo fratello Tiburzio. Continuava intanto la persecuzione: Valeriano ed il fratello Tiburzio furono decapitati, mentre Cecilia fu condannata a morire asfissiata nella sua stessa camera da bagno.
I soldati eseguirono l’ordine, ma aperta la camera dopo un giorno e una notte trovarono la Santa sana e salva come se avesse respirata aria purissima. Comandò allora Almachio che un littore le troncasse il capo. Andò il littore, vibrò ben tre colpi, ma non riuscì a staccare completamente la testa dal busto, per cui terrorizzato si allontanò lasciando la Santa in una pozza di sangue.
I fedeli accorsi, raccolsero con pannolini il sangue della Martire, come preziosa reliquia e soccorsero Cecilia che visse ancora tre giorni, pregando ed incoraggiando gli astanti ad essere forti nella fede.
Finalmente, consolata dal Papa Urbano a cui donò la propria casa affinchè fosse trasformata in chiesa, placidamente spirò, e andò a cantare eternamente le lodi al suo amato sposo Gesù.

10. MARIA MADRE PREMUROSA
In quale occasione una madre manifesta la sua premura per i propri figli? Senza dubbio quando cadono ammalati. Allora moltiplica le sue attenzioni e le sue tenerezze, per alleviare le sofferenze e per affrettarne la guarigione. E quando un figlio è in difficoltà, non solo lo tiene per mano, ma lo prende in braccio e se lo stringe al cuore. Non tralascia nulla finché non lo rivede sano e forte affrontare il duro cammino della vita. La strada che conduce all’eternità è aspra e stretta (Mt 7,14). Quando la fatica paralizza le gambe si è tentati di fermarsi e di guardare indietro. Gli assalti del male colpiscono e sfiancano. Le ferite sanguinano e indeboliscono. La tentazione di tornare indietro si fa sempre più forte. Sono molti quelli che la incominciano e pochi quelli che perseverano fino alla fine.
Gesù stesso ha avuto bisogno delle premure di sua Madre. Durante i tre anni della sua vita pubblica, quando l’ostilità e la persecuzione montavano e persino i suoi di famiglia lo osteggiavano (Mc 3,21) è Maria che, con la sua presenza silenziosa e fedele, addolcisce le asprezze dell’apostolato. (Mc 3,31-32). In modo particolare la Madre è vicina nell’ora delle tenebre, quando il mistero di iniquità vomita il suo odio e la sua violenza. Gesù deve bere il calice amarissimo che il Padre celeste gli porge. È il calice del peccato, dei tradimenti, delle indifferenze e del disamore degli uomini. Persino la paura e l’infedeltà degli apostoli contribuiscono a renderlo più insopportabile. La divina Sapienza dispone che la Madonna sia presente non solo come Corredentrice, ma anche come Consolatrice. È Lei che rende la Croce sopportabile e che versa gocce di dolcezza nell’oceano sconfinato dell’amarezza.
Gesù ci ha donato sua Madre perché col suo amore materno potesse versare olio sulle ferite che il male ci infligge e ci rendesse più leggere le croci che, a causa della nostra debolezza, ci schiacciano. Quando siamo nel peccato, Maria si china sul nostro male con infinita tenerezza e non prova ripugnanza per le nostre piaghe e le nostre deformità. Quando siamo convalescenti, non forza la mano e attende pazientemente che ritornino le forze. Quando si fanno sentire asprezze della vita, lei smussa gli spigoli taglienti perché non ci facciano troppo male. Quando le pene sono troppo pesanti, Lei le alleggerisce senza aspettare che glielo chiediamo. Quando, nei primi passi del cammino di conversione, le difficoltà spingono verso lo scoraggiamento, Lei sparge le sue piccole gioie per animarci a proseguire. Gesù sa che senza la dolcezza del Cuore materno di Maria molte anime si perderebbero.
Maria è l’esca divina con la quale l’Onnipotente attira a sé innumerevoli anime. È noto il proverbio secondo il quale si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto. Satana, che conosce a fondo la natura umana, attira nelle sue trappole con l’arma della seduzione. Presenta ciò che è “buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile” (Gn 3,6). La sua arte raffinata confeziona cibi attraenti, nei quali nasconde il veleno che porta alla morte. Dio sa bene che noi uomini preferiamo il miele all’aceto e che non abbiamo dubbi se dobbiamo scegliere fra lo zucchero e il sale. Maria è la dolcezza di Dio. Nel momento del dolore più lancinante, la recita di un’Ave Maria riesce a renderlo accettabile. Lo sanno bene le madri che, quando perdono un figlio, solo presso il Cuore materno di Maria trovano la forza di resistere e sperare.
La Madonna, nella maggioranza delle sue apparizioni, non ha pronunciato neppure una parola. Spesso la sua manifestazione avviene in momenti in cui si agitano le onde del dolore e incombono le nubi della minaccia. Il suo sorriso, come un lampo di luce nella notte, rischiara le tenebre e porta la pace.
Paola Peduzzi 22 nov 2025- Il Foglio
Trump svilisce ogni lotta democratica, ma l’Ucraina libera è la garanzia di sicurezza per tutti
Il catastrofismo attorno al piano americano per l’Ucraina e alla leadership di Volodymyr Zelensky, scossa da uno scandalo di corruzione che non coinvolge lui direttamente ma i suoi collaboratori sì, ha scandito la copertura mediatica di quest’ultima settimana di guerra (oggi sono 1.368 giorni di aggressione russa all’Ucraina).
Zelensky è all’angolo, Zelensky è furioso, Zelensky è un’anatra zoppa, Zelensky attraversa una crisi fatale, Zelensky deve dare un segnale: questo è il tenore delle analisi pubblicate sui media occidentali. Vladimir Putin se n’è subito approfittato, sprezzante: gli ucraini pensano ai loro water d’oro e non al popolo, ha detto dal pulpito del presidente di una Russia che non disdegna il lusso pacchiano e che ha fatto ammazzare in un gulag siberiano l’oppositore che ha denunciato la corruzione del regime.
Gli americani, in questo senso, sono stati più coerenti: Donald Trump ha accettato un Boeing 747 da un paese straniero in cerca di favori, ha preso un lingotto d’oro del valore di 130 mila dollari da un altro paese e ha i parenti che fanno affari in criptovalute con governi stranieri: diciamo che non è la corruzione ucraina il motivo per cui i trumpiani si accaniscono su Zelensky, semmai vogliono rientrare dell’investimento di una guerra che considerano evitabile (nel piano in 28 punti questo aspetto è piuttosto chiaro).
Gli europei invece sono andati nel panico, pressati come sono dai partiti sovranisti antiucraini – che sono quelli che si finanziano nei modi più creativi, nel migliore dei casi, e più illegali in tutti gli altri – che si sono avventati sullo scandalo di corruzione per dire: ecco, ci fate buttare via i nostri soldi.
L’Economist, che non è mai tenero con il sistema di potere del presidente ucraino, anzi, in un editoriale rimette in ordine le cose: “L’Ucraina non è, e non è mai stata, un modello limpido di governance. Non è per questo che l’occidente ha speso circa 400 miliardi di dollari – e il numero continua a crescere – per contribuire a difenderla. Se il sostegno occidentale dovesse vacillare, l’unico vincitore sarebbe Putin”.
Non difendiamo gli ucraini perché sono integerrimi o resistenti come l’acciaio, li difendiamo perché sono stati ingiustamente aggrediti, perché sono un paese indipendente, sovrano e libero che proprio per questa sua ambizione democratica è stato vessato da un vicino vorace e sanguinario.
Ieri, mentre contavano i morti quotidiani causati dai russi e partecipavano ai funerali dei morti dei giorni precedenti, gli ucraini celebravano il giorno della dignità e della libertà, in ricordo della rivoluzione del 2004 e di quella del 2013, quando migliaia di persone scesero nelle piazze per difendere il loro diritto di decidere autonomamente del loro futuro – un futuro europeo e libero (non perdere “la dignità” è anche l’espressione usata da Zelensky nel suo discorso di ieri, fierissimo, che è stato paragonato al “se necessario per anni, se necessario da soli” che disse Churchill per definire la battaglia contro i nazisti).
In questi dieci mesi alla Casa Bianca, Trump è riuscito a svuotare la difesa dell’Ucraina del suo valore globale, ne ha fatto una questione geografica (se ne occupano gli europei che sono lì vicini), economica (non dando più le armi gratuitamente ma facendole pagare agli europei) e ideologico-personale (mettere fine alla guerra con qualsiasi pace trovabile, anche una miserabile, basta che passi alla storia come la pace di Trump).
Ma la difesa dell’Ucraina è tutt’altra cosa: è la difesa dell’integrità territoriale di un paese indipendente, è la difesa di un popolo europeo che vuole vivere con le regole e i diritti dell’occidente, è la difesa di un paese che sta facendo scudo contro la Russia per mettere in sicurezza tutti noi perché Putin è insaziabile. Non è un atto di generosità, la difesa dell’Ucraina, è la salvaguardia di un interesse europeo e americano, e costa molto meno di una capitolazione.
Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 23,35-43
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Parola del Signore
DALLA SEDE DI RADIO MARIA LA PRIMA NEVICATA DELLA STAGIONE
BOLLETTONE E PALANZONE

LE GRIGNE

CORNIZZOLO

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