"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Novembre 2025 Pagina 7 di 31

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio –  Martedì 25 novembre 2025

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


h. 8.50: ATTUALITA’ MONDO – CHIESA

+Il mondo si prepara alla guerra

+La presenza della Madonna è la nostra luce e la nostra forza


h. 9.30: EDITORIALE

Medjugorje: la sconfitta di satana nel tempo dei Segreti

RITAGLI DI PAGINE INEDITE

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🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio Puntata 76 – Il Discernimento di Gesù Cristo

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PADRE SLAVKO: 25.MO ANNIVERSARIO DELLA NASCITA AL CIELO

IL RICORDO NELLA SANTA MESSA DI STASERA 24 NOVEMBRE

PENSIERO QUOTIDIANO

45. “La mie parole siano preziose per voi, perché vengono dal Cielo”

Le parole che la Madonna ci ha rivolto fin dai primi giorni delle apparizioni sono un patrimonio straordinario di evangelizzazione e di spiritualità.

Se si considera il tempo in cui si rivolge al suo popolo. non si può certo dire che la Madonna parli troppo. Ci sono bel altri fiumi di parole inutili che inondano la Chiesa. La Madonna ha più volte ripetuto che il fatto che possa darci i messaggi è un dono che ha ottenuto dall’Onnipotente.

L’abitudine ai messaggi è un atteggiamento pericoloso. Non dobbiamo darli per scontati. Sono perle preziose che non possiamo riporre nel cassetto delle cose inutili o, peggio ancora, nel cestino della spazzatura.

I messaggi della Santa Vergine non sono “Parola di Dio” e non possono certo essere equiparati alla Sacra Scrittura. Sono però parole che vengono dal cielo e la Madonna ha voluto sottolinearlo: “Vivete i miei messaggi e mettete nella vita ogni parola che vi do. Siano preziose per voi perché vengono dal cielo” (25-06-2002).

È un fatto che sono parole che fanno breccia nei cuori. Nella loro semplicità sono piene di sapienza e di santità. Se possiamo cogliere la dimensione interiore di una persona dalle parole che pronuncia, allora dobbiamo dire che i messaggi della Madonna manifestano ciò che Lei è nella sua incommensurabile grandezza.

Ogni sua parola viene dal cuore ed esprime la sua pienezza di sapienza e di grazia. Ogni messaggio è completo in sé stesso, come un fiore di incomparabile bellezza. Basterebbe metterne in pratica uno solo per modellare la propria vita ad immagine della Madre.

Il Monfort afferma che Maria è lo stampo di Dio. Questo stampo brilla in ogni messaggio, che imprime il sigillo di Dio sul cuore che lo accoglie. I messaggi della Regina della pace sono un evento irripetibile ed unico nella vita della Chiesa.

Nella storia della spiritualità non vi è nulla che possa reggere il paragone per luminosità di dottrina. per pienezza di vita e per afflato di santità. Occorre evitare il pericolo che un dono così grande non sia valorizzato appieno

Incontro di Padre Livio con la veggente Vicka di Medjugorje – Dicembre 2005 – Seconda parte

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MARIA DOLCE MADRE

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12. MARIA MADRE ONNIPOTENTE

Che cosa non farebbero le madri per i propri figli? Tuttavia, per quanto siano combattive e non accettino mai di arrendersi, raramente possono aiutarli come vorrebbero. Quante madri soffrono per l’impossibilità di proteggere le loro creature in balia delle bufere della vita! Il loro amore disperato sarebbe un grido senza risposta se in Cielo non ci fosse una madre che, per i suoi figli, può fare tutto ciò che vuole. Maria è l’unica madre il cui amore è onnipotente. L’invocazione di aiuto che arriva fino a Lei non rimane mai inascoltata. La sua potenza di intercessione può ottenere dal Cuore del Figlio le più grandi grazie e persino i miracoli più straordinari. “Nulla è impossibile a Dio” aveva sentito l’Ancella del Signore dalla bocca dell’Arcangelo Gabriele. La Madonna lo sa e il suo Cuore materno è pronto a domandare tutto ciò di cui abbiamo bisogno. La Madonna chiede secondo la misura del suo amore. Ha forse esitato a domandare al Figlio che tramutasse l’acqua in vino per la gioia di un banchetto di nozze?

Maria è una madre onnipotente. La sua è una onnipotenza di amore e di intercessione. Tutto ciò che chiede, ottiene. Non solo Gesù non nega mai nulla a sua madre, ma prova la più grande gioia nell’ esaudirla. La Chiesa e ogni suo membro, come pure l’intera umanità, sono protetti da questa onnipotenza di amore, la quale non viene mai meno, nonostante le nostre infedeltà.  Non ci sarà mai una volta in cui la Madonna non interceda per i suoi figli per stanchezza, per negligenza, per insensibilità o perché non se lo meritano. Tutte le volte che noi la invochiamo, Lei bussa alla porta del Cuore del Figlio. Spesso precede la richiesta di grazie o le concede in misura più sovrabbondante di quanto noi potremmo sperare. La Madonna nelle sue apparizioni si lamenta non perché chiediamo troppe grazie, ma perché ne chiediamo troppo poche. La nostra mancanza di fede e di abbandono filiale è il motivo per cui spesso rimaniamo a mani vuote.

L’onnipotenza di amore di Maria si dispiega lungo tutto l’arco bimillenario della navigazione della Chiesa. Ogni volta che la barca di Pietro era in procinto di essere travolta dalle ondate dell’inferno, il Figlio ha inviato la Madre per soccorrerla. Quante volte una città, una nazione, o intero continente si sono trovati sull’orlo dell’abisso e Maria ha ottenuto ciò che era impossibile sperare. La storia cristiana è costellata di battaglie disperate e di vittorie impossibili, che l’amore della Madre ha ottenuto per i suoi figli. Molte di più sarebbero se si fosse ricorso al suo aiuto anziché a quello degli uomini. Il suo intervento trova le vie di uscita più incredibili e la sua parola abbatte gli ostacoli umanamente insuperabili.

A Fatima La Madonna non aveva forse offerto al mondo la possibilità di evitare l’immane strage della Seconda guerra mondiale? Se fosse stata ascoltata, l’umanità avrebbe evitato il più sanguinoso dei suoi conflitti. La consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato ha ottenuto il crollo improvviso dell’impero del male, che teneva sotto il giogo dell’ateismo la metà del genere umano.  Ciò che satana aveva lungamente perseguito e realizzato, si è dissolto come un pugno di polvere al soffio potente della preghiera. “Con la preghiera e il digiuno potrete fermare le guerre, per quanto violente esse siano” è la promessa della Regina della pace a una umanità che l’orgoglio e l’ingordigia spinge verso l’abisso dell’autodistruzione.

Confidando nell’amore della Madre, che tutto ottiene dal Cuore del Figlio, l’umanità può guardare con serenità al suo futuro. Nessuno dei suoi devoti deve cedere al demone dello scoraggiamento e della disperazione. Per la Madonna non ci sono situazioni senza speranza. Per ogni problema Lei trova una soluzione. Ha solo bisogno della nostra fiducia e della nostra fedeltà. L’amore onnipotente di Maria è la vera sicurezza nella pericolosa navigazione della vita e della storia.

Putin e la «strategia dell’anaconda»: per «strangolare» l’Europa copia le mosse della Cina contro Taiwan

di Federico Rampini| 24 novembre 2025 – Corriere della Sera

Che cosa ha in serbo Vladimir Putin per il resto dell’Europa nel caso in cui la sua invasione dell’Ucraina si concludesse con un sostanziale successo?

Cos’ha in serbo Putin per il resto dell’Europa, se la sua invasione dell’Ucraina si conclude con un successo? 

Un assaggio delle mire espansioniste e aggressive di Mosca è ormai cronaca quotidiana nei Paesi baltici e scandinavi, in Polonia, in Germania, Belgio, Olanda: queste sono le nazioni che subiscono di continuo sconfinamenti di droni, chiusure di aeroporti civili, e altre forme di sabotaggio perfino più dannose (vedi, di recente, un attentato ferroviario sul suolo polacco). 

Queste non sono soltanto delle provocazioni. Sono azioni che vanno viste come un anticipo e una possibile variante degli attacchi militari tradizionali: qualche esperto parla di una «guerra grigia» per indicare un’aggressione non dichiarata ma strisciante, in crescendo. 

Una brillante studiosa militare americana attira la nostra attenzione su questo: Putin copia in Europa occidentale quel che Xi Jinping sta facendo da anni contro Taiwan. I militari taiwanesi parlano di «strategia dell’anaconda», il serpente che non uccide col veleno bensì strangolando le sue prede fino a soffocarle. 

Putin, a differenza di Xi, non si propone necessariamente l’obiettivo di un’annessione territoriale per ciascuno dei Paesi europei che bersaglia con queste forme di «guerra grigia», e tuttavia i parallelismi Russia-Cina sono molto istruttivi. Vi propongo una sintesi dello studio che ha pubblicato la professoressa Ariane Tabatabai, oggi ricercatrice presso la società Lawfare, e che in passato ha ricoperto importanti incarichi ai Dipartimenti di Stato e della Difesa degli Stati Uniti. È lei ad aver messo in luce le analogie con lo stillicidio di aggressioni cinesi contro Taiwan.

«Nelle ultime settimane – scrive Ariane Tabatabai – la Russia ha messo in atto tattiche coercitive contro gli Stati membri della Nato, a livelli che funzionari europei hanno descritto come “senza precedenti” dalla fine della Guerra Fredda. Diversi Paesi europei — tra cui Polonia, Estonia, Danimarca e Norvegia — hanno subito incursioni nello loro spazio aereo da parte di velivoli russi con e senza pilota. Gli alleati Nato hanno risposto con misure difensive immediate, come l’abbattimento dei droni russi, e avrebbero anche avviato una revisione e un aggiornamento del proprio approccio e delle regole di ingaggio di fronte a tali incursioni.

 Lo stanno facendo per segnalare la loro determinazione e mostrare a Mosca le capacità combinate dell’Alleanza, di fronte a quella che il primo ministro polacco Donald Tusk ha definito “la fase più vicina a un conflitto aperto dalla Seconda guerra mondiale”. Sebbene la Russia abbia una lunga storia di azioni provocatorie, le sue recenti attività assomigliano alla strategia cinese degli ultimi anni nel progressivo aumento della pressione su Taiwan. 

Naturalmente, le due campagne presentano differenze significative (ad esempio, mentre le attività più recenti di Mosca si sono finora limitate allo spazio aereo, quelle di Pechino hanno riguardato anche il dominio marittimo). 

Le operazioni russe sono state inoltre più estemporanee e limitate per ampiezza e profondità, mentre quelle cinesi sono ormai continuative da diversi anni, e sono cresciute gradualmente in portata, intensità, frequenza e complessità. La campagna cinese ha l’obiettivo dichiarato di riunificarsi con Taiwan, mentre nulla di simile è in gioco per la Russia nei confronti della Nato. 

Ma i due approcci condividono numerose somiglianze e si stanno sviluppando sullo sfondo di una cooperazione crescente tra i due Paesi nelle rispettive “campagne nella zona grigia”, un termine utilizzato dalla comunità d’intelligence per descrivere l’”uso deliberato di strumenti coercitivi o sovversivi da parte di uno Stato al fine di raggiungere obiettivi politici o di sicurezza a scapito di altri, in modi che violano le leggi o sfruttano le lacune delle norme internazionali, ma restano al di sotto della soglia percepita di un conflitto armato diretto”. Una cooperazione che ha implicazioni per la Nato in Europa così come per gli alleati e partner degli Stati Uniti nella regione indo-pacifica».

Nella prosecuzione della sua analisi, questa studiosa di scienze militari spiega che la guerra del futuro ha già cambiato pelle. Non assomiglia alle grandi invasioni del Novecento, e nemmeno alla guerra ibrida che abbiamo imparato a conoscere in Ucraina. È una guerra grigia, fatta di pressioni incrementali che si fermano un passo prima del conflitto aperto. In questo terreno intermedio — la zona grigia, appunto — Russia e Cina stanno affinando tattiche sempre più simili, osservandosi e copiandosi l’una con l’altra, in una convergenza strategica che dovrebbe preoccupare sia la Nato in Europa sia gli Stati Uniti e i loro alleati nel Pacifico.

Mosca cerca contemporaneamente di logorare Kiev, intimidire gli europei, e verificare quanto la Nato sia realmente preparata a reagire. L’ombra dell’incertezza americana pesa: l’Amministrazione Trump ha mandato segnali contraddittori, oscillando tra frasi concilianti verso il Cremlino e dichiarazioni aggressive che non si accompagnano a una linea chiara. Rende più fragile la deterrenza occidentale.

Uno degli elementi sorprendenti di questa strategia russa è la scelta degli strumenti. I droni Shahed — copia iraniana prodotta ora in massa negli stabilimenti russi — costano poche decine di migliaia di dollari. Per abbatterli, i Paesi Nato devono spesso utilizzare missili intercettori che costano dieci, cento volte tanto. È la matematica dell’usura: si attacca con armi economiche per obbligare l’avversario a difendersi con armi costose. Una tattica antica, ma aggiornata alla tecnologia del XXI secolo.

La Russia non si muove nel vuoto. La Cina studia attentamente ciò che accade in Europa e, a sua volta, da anni porta avanti una propria strategia di pressione costante contro Taiwan. Dopo la visita di Nancy Pelosi a Taipei nel 2022, Pechino ha accelerato tutto: incursioni quotidiane nella zona d’identificazione aerea, manovre navali sempre più complesse, operazioni ibride come il taglio dei cavi sottomarini che garantiscono le comunicazioni dell’isola.

Il comandante della Marina taiwanese, l’ammiraglio Tang Hua, ha definito tutto questo «la strategia dell’anaconda»: si stringe lentamente la presa, si costringe l’avversario all’errore, si logora il suo sistema di difesa. La Cina non nasconde la propria ambizione: essere pronta a prendere Taiwan entro il 2027, preferibilmente senza sparare un colpo. Anche in questo caso, il confine tra pressione e conflitto è sfocato.

Molti elementi della strategia cinese coincidono con la logica russa: testare la determinazione degli alleati americani, sondare le vulnerabilità, normalizzare la presenza militare, cambiare lo status quo senza dichiararlo.

La Russia guarda alla Cina. La Cina guarda alla Russia. E non è un caso se entrambe stanno perfezionando le stesse tecniche: guerra dei droni low-cost, operazioni sotto soglia, manovre aeree e marittime sempre più frequenti, diplomazia intimidatoria, sfruttamento delle ambiguità del diritto internazionale.

La loro cooperazione non è un’alleanza formale, e certe diffidenze storiche restano profonde. Ma è una convergenza funzionale, pragmatica. Tutto ciò che indebolisce l’ordine liberale occidentale va bene per entrambe le capitali. E ogni volta che la Nato o Washington mostrano esitazioni, Mosca e Pechino traggono una lezione utile: fino a dove ci si può spingere senza conseguenze.

La Nato prova a serrare i ranghi. Sono state attivate consultazioni sotto l’Articolo 4 del Trattato di Washington. Sono state lanciate operazioni multidominio che combinano cyberspazio, difesa aerea, intelligence e presenza militare. Ma una strategia condivisa contro la «guerra grigia» non esiste ancora.

Le provocazioni russe nel Baltico e nel Mare del Nord non sono solo un problema europeo. Se questo tipo di pressione diventasse strutturale, come ormai è per la Cina nel Mar Cinese Meridionale, gli Stati Uniti dovrebbero impegnare più risorse in Europa, sottraendole al contenimento di Pechino. E per la Cina sarebbe un vantaggio netto. Non a caso Pechino osserva con cura come la Nato reagisce alle incursioni di Mosca: ogni divisione interna, ogni ritardo nella risposta, ogni messaggio ambiguo diventa un precedente. Quando Xi deciderà se e come alzare la pressione su Taiwan, la reazione occidentale all’aggressività russa sarà stata uno dei suoi punti di riferimento.

La conclusione dell’autrice di questo studio: l’Occidente non può più limitarsi alla deterrenza tradizionale, quella pensata per evitare lo scoppio di una guerra convenzionale. Deve dotarsi di una deterrenza per la «zona grigia»: una dottrina che metta insieme tecnologia anti-drone, resilienza delle infrastrutture critiche, una comunicazione politica coerente, e una collaborazione stretta tra Europa e alleati asiatici.

Russia e Cina hanno capito che il modo più efficace per cambiare l’ordine mondiale non è la guerra dichiarata, ma la pressione continua, lenta, studiata per sfruttare le esitazioni occidentali. La loro cooperazione nella «zona grigia» è già una realtà consolidata.

Per rispondere, Stati Uniti, Europa e Paesi del Pacifico devono riconoscere che la partita decisiva non si gioca più solo sul campo di battaglia, ma in tutto quello spazio ambiguo dove le potenze autoritarie stanno cercando di riscrivere le regole.

NEVICATA A MEDJUGORJE

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