"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Novembre 2025 Pagina 6 di 31

🔴LIVE🔴 COMMENTO AL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE DEL 25 NOVEMBRE 2025 – a cura di Padre Livio

Dopo una pace ingiusta in Ucraina, avremo solo 5 anni prima della prossima guerra?

di Federico Rampini| 25 novembre 2025

Per gli analisti Florence Gaub e Andrew Monaghan, il Cremlino contempla la guerra come un’espressione del conflitto totale nel lungo periodo

Esistono sul terreno militare e su quello geopolitico-diplomatico le condizioni per una «buona» pace in Ucraina, cioè una pace giusta, che ristabilisca i principi del diritto internazionale? Probabilmente no. Donald Trump gestisce in modo pasticciato, ambiguo e inquietante, una situazione già tragica e disperata che molti altri avevano creato prima di lui: i governi europei dell’ultimo ventennio (Angela Merkel in testa) succubi di Putin, e tre presidenti americani incapaci di fermare l’aggressività russa (Bush, Obama, Biden).

Se partiamo da questa constatazione realistica – una tregua, una pace provvisoria, se mai vedrà la luce, sarà basata su concessioni sostanziali all’aggressore – allora dobbiamo prepararci al dopo: cioè ai piani futuri di Putin. Se otterrà anche solo la metà di quel che proclama di volere, sarà confortato nella certezza che «il crimine paga». L’espansionismo russo potrà rivolgersi altrove. E noi, cosa facciamo per difenderci?

Ecco tre temi. Il primo è lo scenario delle prossime aggressioni, come viene discusso sia dai russi sia da coloro che dovrebbero difendere l’Europa. Il secondo è una notizia riportata dal corrispondente del Corriere a Parigi, Stefano Montefiori: l’orrore suscitato dalle parole di un generale francese sui sacrifici di vite umane che potrebbero diventare necessari per difendersi. Il terzo è il modello russo di costruzione di un’efficiente industria dei droni in poco tempo: un caso da studiare, se la tecnologia è l’unica speranza per proteggere un’Europa pacifista…

Primo punto. Nel giugno 2025, il Segretario generale della NATO, Mark Rutte, intervenendo presso il think-tank Chatham House, ha lanciato questo monito: «La Russia potrebbe essere pronta a usare la forza militare contro di noi entro cinque anni». L’Occidente è costretto a confrontarsi con un «futuro noto», ossia con uno scenario di guerra che entra oggi nella sfera della pianificazione concreta. Mosca ci pensa, i suoi generali ne discutono apertamente, e si preparano.

 Partiamo da qui: quella che da alcuni viene liquidata come paranoia occidentale (o peggio, uno scenario alimentato da forze guerrafondaie di casa nostra) è in realtà una lettura che trova solide conferme. Gli analisti Florence Gaub e Andrew Monaghan, in un recente saggio dal titolo “How Russia sees the next war” (Engelsberg ideas), sottolineano che il Cremlino, lungi dal considerare la guerra un’eventualità estrema, la contempla come un’espressione del conflitto totale nel lungo periodo. Mosca sta ragionando non soltanto su operazioni limitate o “speciali”, ma su una possibile guerra continentale o su larga scala contro la coalizione occidentale, ossia contro la NATO stessa o i suoi alleati. Come scrivono Gaub e Monaghan, l’obiettivo russo può riguardare l’intero teatro europeo, con la dottrina che richiede «la mobilitazione di tutte le risorse fisiche e spirituali dello Stato».

La capacità occidentale di interpretare Putin e prevedere le sue mosse ha fallito sistematicamente in passato: Bush non capì la gravità della guerra contro la Georgia (2008), Obama rifece lo stesso errore con la Crimea (2014), Biden nel febbraio 2022 si preoccupò tanto di garantire «nessun coinvolgimento diretto Usa o Nato», che il suo messaggio fu inteso come un via libera.

Gli europei, tedeschi in testa, continuavano (in parte continuano tuttora) a fare affari con Putin e a finanziare le sue guerre. L’elenco delle incomprensioni occidentali deve includere la Siria (dove Putin beffò Obama); la capacità di Mosca resistere al regime delle sanzioni; o l’illusione che Xi Jinping volesse svolgere un ruolo di pacificazione.

Oggi, quando avranno di fronte una brutta pace in Ucraina, cosa faranno gli europei, oltre a protestare per le concessioni a Putin? Gaub e Monaghan vedono il rischio che l’Occidente si fissi sugli scenari più scontati — invasione russa dei Paesi baltici in 36-60 ore, attacchi di droni massicci — e finiscano per escludere alternative.

 «C’è un rischio reale che il rafforzarsi del consenso intorno al “futuro noto” di un’invasione russa dei Paesi baltici diventi un’ortodossia che ci fa trascurare tutte le altre possibilità», scrivono. Invece la dottrina militare di Mosca elabora apertamente scenari di guerre estese all’intero continente (ed eventuali allargamenti all’Indo-Pacifico, con Cina-Taiwan).

In Europa – anche in Paesi con una tradizione militare – il tema della difesa suscita rigetto, dubbi, panico. Pochi giorni fa il generale Fabien Mandon, Capo di Stato maggiore dell’Armée de Terre, ha dichiarato davanti a un congresso di sindaci: «La Francia deve essere pronta ad accettare la perdita dei propri figli, la sofferenza economica, perché la difesa implica questo».

Il comandante dell’esercito ha rimproverato la mancanza della «forza d’animo di essere pronti a sacrificarci per difendere ciò che siamo». Le sue parole hanno suscitato una tale rivolta politica e mediatica, che la portavoce del governo ha dovuto precisare: «Parlava dei soldati. E i nostri figli non andranno a combattere e morire in Ucraina». 

Forse non ci aspettavamo un simile psicodramma nella Quinta Repubblica fondata da un generale (Charles de Gaulle), fiera della sua force de frappe nucleare, e fino a tempi recentissimi determinata a fare il gendarme dell’Africa francofona. Invece anche in Francia – come in molti Stati europei – domina una cultura del disarmo, radicata negli anni successivi alla fine della guerra fredda, che ha trasformato il concetto di esercito da deterrente essenziale a «male necessario» da minimizzare.

Il generale Mandon ha semplicemente richiamato ciò che è ovvio per un paese esposto al rischio di un’aggressione: la difesa non è solo budget — è anche sacrificio umano, mobilitazione collettiva. Ma questo è tabù in Europa. Ne sa qualcosa, sulla riva opposta del Reno, il cancelliere Merz: affronta la rivolta dei suoi partner socialdemocratici, per aver osato proporre il ripristino della leva militare obbligatoria.

La vicenda francese mette in evidenza due problemi. La divaricazione fra élite militare e opinione pubblica: il generale sa che la guerra è una possibilità reale, basta leggere le dottrine esplicite della Russia e i discorsi di Putin; la società civile francese non ci crede e reagisce con sconcerto. Il ritardo nella ristrutturazione dell’industria della difesa e nella mobilitazione politica è l’altro problema.

È umano che i francesi non vogliano neanche prendere in considerazione la perdita dei propri figli – eventualità tragica, di fronte alla quale il rifiuto è comprensibile; ma sono anche pronti a scendere in piazza e paralizzare il proprio paese a oltranza pur di non andare in pensione qualche anno più tardi… (che c’entrano le pensioni? c’entrano, il Welfare sembra ormai l’unico valore sacro).

La vicenda francese è un avvertimento: l’Europa ha ragione a voler evitare la guerra, ma l’unico modo per fermare la Russia e potenziare la deterrenza. Questo implica preparazione, investimento, fatica.

L’industria dei droni russa offre una lezione praticabile per l’Occidente. Tutti ricordiamo che all’inizio dell’invasione nel febbraio 2022 l’armata russa venne umiliata dalla resistenza ucraina, i generali di Putin diedero una prova di inefficienza e incompetenza disastrosa. Ma dopo quasi quattro anni, e numerosi licenziamenti, hanno fatto progressi. Tim Lister e Kostya Gak della tv Cnn hanno realizzato di recente un reportage sul Rubicon Centre for Advanced Unmanned Technologies, nato nell’agosto 2024 su impulso del Ministro della Difesa russo Andrei Belousov.

Al tempo stesso un’unità combattente, una start-up, un centro di ricerca e sviluppo. Integra fanti che sono operatori di droni; supporto logistico; innovazione industriale. Cosa possiamo imparare da Rubicon? L’integrazione stretta fra ricerca, industria e truppa: la filiera è accorciata; ciò che viene pensato in laboratorio finisce presto sul campo. Il ruolo proattivo per accelerare l’automazione del conflitto: i russi scommettono che la “macchina” (i droni, i sistemi autonomi, la raccolta dati) riduca il peso dell’uomo ma aumenti il ritmo della guerra.

Per l’Occidente la via d’uscita è un riarmo «intelligente». Produzione tecnologica, robotizzazione, sistemi intelligenti, sensori, logistica 4.0. Visto che le risorse umane scarseggiano sia per motivi demografici che culturali, al fronte l’uomo dev’essere in secondo piano, la macchina in primo piano.

Le forze occidentali sono ancora troppo radicate in modelli della Guerra Fredda: troppo cari, troppo complessi, troppo lenti. Se la Russia è pronta a usare la forza entro cinque anni, come indicato dalle sue dottrine strategiche e dai suoi preparativi, la vera domanda non è se combatteremo – ma se sapremo farlo preparati, con mezzi adeguati, con strategie credibili, e con una volontà politica adeguata.

LETTURA CRISTIANA DELLA CRONACA E DELLA STORIA

Programma di Padre Livio –  Mercoledì 26 novembre 2025

h. 8.50: Diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook – YouTube (in differita)


h. 8.50: Commento al messaggio della Regina della pace

h. 9. 20: EDITORIALE: Medjugorje: Impossibile rimuovere i segreti

🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio Puntata 77 – La tentazione va scoperta

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE 25 NOVEMBRE 2025

MESSAGGIO DELLA MADONNA

25 novembre 2025

”Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito a seguirmi. Pregate per coloro che non pregano e non vogliono la pace e la gioia che solo l’Altissimo può donare. Le vostre anime siano unite nella gioia dell’attesa ed il vostro cuore sarà riempito di pace. Sarete convinti, figlioli, che tutto andrà bene e che Dio benedirà tutto perché il bene che fate ritornerà a voi ed il vostro cuore sarà avvolto dalla gioia perché siete con Dio ed in Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.’

(Con approvazione ecclesiastica)

+ h. 21.oo diretta su Radio Maria – blogdipadrelivio.it – Facebook

Padre Livio legge e commenta il Messaggio

Incontro di Padre Livio con la veggente Vicka di Medjugorje – Dicembre 2005 – Terza parte

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Dottrina della Fede: la monogamia non è un limite, sposarsi è promessa di infinito

Pubblicata la Nota dottrinale “Una caro. Elogio della monogamia”, che approfondisce il valore del matrimonio come “unione esclusiva e appartenenza reciproca”, una unione totalizzante, che nel completo dono di sé all’altro ne rispetta la dignità. L’importanza della carità coniugale e l’attenzione ai poveri. La condanna della violenza fisica e psicologica: “Il matrimonio non è possesso”. In un’epoca individualista e consumista, educare i giovani all’amore come responsabilità e speranza nell’altro

Isabella Piro – Città del Vaticano

“Indissolubile unità”: così la Nota dottrinale del Dicastero per la Dottrina della fede (Ddf) definisce il matrimonio, ovvero come una “unione esclusiva e appartenenza reciproca”. Non a caso, il documento – approvato da Leone XIV lo scorso 21 novembre, memoria liturgica della Presentazione della Beata Vergine Maria, e illustrato alla stampa oggi, 25 novembre – ha per titolo “Una caro (una sola carne). Elogio della monogamia”. Nel documento si spiega che coloro che donano sé stessi pienamente e completamente all’altro possono essere soltanto due, altrimenti sarebbe un dono parziale di sé che non rispetta la dignità del partner.

Le motivazioni del documento

Tre le motivazioni all’origine del testo: in primo luogo — scrive nell’introduzione il cardinale prefetto, Víctor Manuel Fernández — c’è l’attenzione all’attuale “contesto globale di sviluppo del potere tecnologico” che porta l’uomo a pensarsi come “una creatura senza limiti” e quindi lontano dal valore di un amore esclusivo e riservato a una sola persona. Si accenna anche alle discussioni con i vescovi africani sul tema della poligamia, ricordando che “studi approfonditi sulle culture africane” smentiscono “l’opinione comune” sulla eccezionalità del matrimonio monogamo. Infine, il documento constata, in Occidente, la crescita del “poliamore”, ovvero di forme pubbliche di unione non monogama.

L’unità coniugale e l’unione tra Cristo e la Chiesa

In tale contesto, il documento del Ddf vuole rimarcare la bellezza dell’unità coniugale che, “con l’aiuto della grazia”, rappresenta anche “l’unione tra Cristo e la sua sposa amata, la Chiesa”. Destinata anzitutto ai vescovi, la Nota — sottolinea il cardinale Fernández — vuole essere anche di aiuto ai giovani, ai fidanzati, agli sposi affinché colgano “la ricchezza” del matrimonio cristiano, così da stimolare “una serena riflessione e un prolungato approfondimento” sul tema.

L’appartenenza fondata sul consenso libero

Suddiviso in sette capitoli, più le Conclusioni, il testo ribadisce che la monogamia non è una limitazione, ma la possibilità di un amore che si apre all’eterno. Due elementi appaiono decisivi: l’appartenenza reciproca e la carità coniugale. La prima, “fondata sul consenso libero” dei due coniugi, è riflesso della comunione trinitaria e diventa “una forte motivazione per la stabilità dell’unione”. Si tratta della “appartenenza del cuore, là dove solo Dio vede” e dove solo Lui può entrare, “senza perturbare la libertà e l’identità della persona”.

Non profanare la libertà dell’altro

Così intesa, “la mutua appartenenza propria dell’amore reciproco esclusivo implica una cura delicata, un santo timore di profanare la libertà dell’altro, che ha la stessa dignità e pertanto gli stessi diritti”. Perché chi ama, sa che “l’altro non può essere un mezzo per risolvere le proprie insoddisfazioni” e sa che il proprio vuoto non deve mai essere colmato “attraverso il dominio dell’altro”. Al riguardo, la Nota deplora le “tante forme di desiderio malsano che sfociano in varie manifestazioni di violenza esplicita o sottile, di oppressione, di pressione psicologica, di controllo e infine di asfissia”. Si tratta di “mancanza di rispetto e riverenza di fronte alla dignità dell’altro”.

Il matrimonio non è possesso

Al contrario un “noi due” sano implica “la reciprocità di due libertà che non vengono mai violate, ma si scelgono a vicenda, lasciando sempre al sicuro un limite che non si può superare”. Ciò accade quando “la persona non si disperde nella relazione, non si fonde con la persona amata”, nel rispetto di ogni amore sano “che non intende mai assorbire l’altro”. In proposito, la Nota sottolinea che la coppia potrà “comprendere e accettare” un momento di riflessione o qualche spazio di solitudine o di autonomia chiesto da uno dei due coniugi, in quanto “il matrimonio non è possesso”, non è “pretesa di tranquillità assoluta”, né liberazione totale dalla solitudine (solo Dio, infatti, può colmare il vuoto che un essere umano prova), bensì fiducia e capacità di affrontare nuove sfide. Al contempo, si invitano i coniugi a non rifiutarsi l’un l’altro, perché “quando la distanza diventa troppo frequente, il ‘noi due’ si espone alla sua possibile eclissi”. Un dialogo sincero consentirà, invece, di sanare le cause dell’allontanamento reciproco e di trovare il giusto equilibrio.

La preghiera, mezzo prezioso per crescere nell’amore

L’appartenenza reciproca si esprime anche nell’aiuto vicendevole tra i coniugi per maturare come persone: in questo, la preghiera è “un mezzo prezioso” con il quale la coppia può santificarsi e crescere nell’amore. Così facendo, si realizza la carità coniugale, “potenza unitiva” “affettiva, fedele e totale”, “dono divino” chiesto nella preghiera e nutrito nella vita sacramentale e che, proprio nel matrimonio, diventa “la più grande amicizia” tra due cuori vicini, “prossimi”, che si amano e che si sentono “a casa” l’uno nell’altro.

Sessualità e fecondità

Grazie al potere trasfigurante della carità, sarà inoltre possibile intendere la sessualità “in corpo e anima”, ossia non come un impulso o uno sfogo, bensì come “un regalo meraviglioso di Dio” che orienta alla donazione di sé stessi e al bene dell’altro, assunto nella totalità della sua persona. La carità coniugale si riversa pure nella fecondità, “anche se ciò non significa che questo debba essere lo scopo esplicito di ogni atto sessuale”. Al contrario, il matrimonio conserva il suo carattere essenziale anche se è senza figli. Si ricorda, inoltre, la legittimità del rispetto dei tempi naturali di infertilità.

L’attenzione per i poveri, “antidoto” all’endogamia

La carità dell’unione coniugale si vede anche nelle coppie che non si chiudono nel proprio individualismo, ma si aprono a progetti condivisi per “fare qualcosa di bello per la comunità e per il mondo”, in quanto “l’uomo realizza sé stesso ponendosi in relazione con gli altri e con Dio”. Diversamente, è solo egoismo, autoreferenzialità, endogamia da contrastare, ad esempio, praticando “il senso sociale” della coppia che si impegna, insieme, nella ricerca del bene comune. Centrale, in tale ambito, è l’attenzione verso i poveri, i quali — come affermato da Leone XIV — sono “una questione familiare” del cristiano, non un mero “problema sociale”.

L’amore coniugale come promessa di infinito

In conclusione, la Nota ribadisce che “ogni matrimonio autentico è un’unità composta da due singoli, che richiede una relazione così intima e totalizzante da non poter essere condivisa con altri”. Pertanto, tra le due proprietà essenziali del vincolo matrimoniale — unità e indissolubilità — è la prima a fondare la seconda: la fedeltà è possibile solo a partire da una comunione scelta e rinnovata. Solo così l’amore coniugale sarà una realtà dinamica, chiamata a una crescita e uno sviluppo continui nel tempo, in una “promessa d’infinito”.  

Dal Libro della Genesi al magistero dei Papi

Da evidenziare che la Nota offre anche un ampio excursus teologico, filosofico e poetico sul tema della monogamia, a partire dal capitolo 2 della Genesi (“I due saranno un’unica carne”) e passando per i Padri della Chiesa, tra cui sant’Agostino che descrive la bellezza dell’unità coniugale come “un camminare insieme, fianco a fianco”. Non mancano, poi, i riferimenti ai principali interventi magisteriali in materia: da Leone XIII che lega la difesa della monogamia alla difesa della dignità della donna, a Pio XI, autore dell’enciclica Casti connubii. Numerose inoltre le citazioni del Concilio Vaticano II, nelle quali si evidenzia come l’amore monogamico sia specchio della “uguale dignità di ognuno dei due coniugi”.

Paolo VI e Giovanni Paolo II

Ulteriori spunti di riflessione scaturiscono da passi di san Paolo VI che, nell’enciclica Humanae vitae, sottolinea sì il significato procreativo del matrimonio ma, allo stesso tempo, ne mostra anche un altro, inseparabile dal primo, ovvero il significato unitivo. Di san Giovanni Paolo II viene ricordata, invece, “l’ermeneutica del dono”: l’essere umano, immagine di Dio, è stato creato per donarsi all’altro e solo in questo dono di sé porta a compimento il vero significato della sua esistenza. Inoltre, poiché Dio ha fatto l’uomo a sua somiglianza creandolo maschio e femmina, ne deriva che “l’umanità, per somigliare a Dio, deve essere una coppia”.

Il giovane Karol Wojtyła

Di Karol Wojtyła si riprende anche la riflessione filosofica svolta come giovane vescovo, in particolare il “principio personalistico” che esige di “trattare la persona in modo corrispondente al suo essere” e non come “un oggetto a servizio di un’altra persona”, come succede nella poligamia. Al contempo, il futuro Pontefice nega la tesi rigorista che guarda alla sessualità matrimoniale solo a scopo procreativo, sostenendo invece che “esiste una gioia conforme” sia all’unione fisica che alla dignità della persona. Perché l’altro può essere amato come persona e, “allo stesso tempo, desiderato”.

Benedetto XVI e Francesco

Ampie citazioni rimandano pure a Deus caritas est e Amoris laetitia: con la prima enciclica di Benedetto XVI si ricorda che il matrimonio raccoglie e porta a compimento “quella forza dirompente che è l’amore il quale, nella sua dinamica di esclusività e definitività, non vuole mortificare la libertà umana”, bensì “apre la vita a un orizzonte di eternità”. Dell’esortazione apostolica di Papa Francesco si riprende in particolare il capitolo IV, con una descrizione dettagliata dell’amore e della carità coniugale.

Leone XIV

Infine, di Leone XIV si cita soprattutto il messaggio per il decimo anniversario della canonizzazione di Louis e Zélie Martin, genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino. In esso, il Pontefice descrive i coniugi come “un modello di fedeltà e di attenzione all’altro; di fervore e di perseveranza nella fede; di educazione cristiana dei figli, di generosità nell’esercizio della carità e della giustizia sociale; un modello anche di fiducia nella prova”.

Alcuni filosofi del XX secolo

Il documento del Ddf ripercorre poi il pensiero di alcuni filosofi del XX secolo, come Emmanuel Lévinas, il quale vede nell’unione esclusiva del matrimonio “un faccia a faccia” che “rivendica per sé l’appartenenza reciproca esclusiva e non trasferibile al di fuori di quel ‘noi due’”. Ne consegue che “la poligamia, l’adulterio o il poliamore si fondano sull’illusione che l’intensità del rapporto possa trovarsi nella successione dei volti”. Del pensatore Jacques Maritain si ricorda, invece, la concezione dell’amore come “una completa e irrevocabile donazione dell’uno all’altro”, alla ricerca del bene dell’altro fino all’unione totale con Dio.

La parola poetica

Un capitolo a parte è dedicato alla “parola poetica”: i versi celebri di autori come Whitman, Neruda, Montale, Tagore, Dickinson approfondiscono il senso di appartenenza che si prova nel “noi due” e che arriva ad avvertirsi come totalizzante, indistruttibile e intrasferibile. Perché alla fine, come diceva sant’Agostino, “Dammi un cuore che ama e capirà ciò che dico”. 

Il mondo al bivio della vita e della morte – Editoriale di Padre Livio – 25 novembre 2025

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