"VI SUPPLICO: CONVERTITEVI!" (REGINA DELLA PACE-MEDJUGORJE)

Mese: Ottobre 2025 Pagina 7 di 36

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🔴LIVE🔴 IL DISCERNIMENTO SPIRITUALE – di Padre Livio Puntata 65 – Desolazione e consolazione dell’esperienza di S. Ignazio di Loyola

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PENSIERO QUOTIDIANO

28. L’umanità al bivio della vita e della morte

“L’umanità è al bivio” è un ammonimento che la Regina della pace ha ripetuto tre volte dal 25 febbraio 2022, nel momento in cui la Russia ha invaso l’Ucraina.

Questa coincidenza aiuta a comprendere il significato di questo evento che, pur essendo localizzato in Europa, ha in realtà un significato universale.

Infatti si tratta dell’inizio di una guerra mondiale, attraverso la quale Satana vuole distruggere il mondo e impadronirsi delle anime mediante l’incredulità, l’odio e la guerra.

Con queste parole la Madonna non si limita a dire che l’umanità si trova di fronte a un bivio, ma che, in realtà, ha già fatto una scelta che la porta alla perdizione e alla morte.

Da allora infatti la guerra si è intensificata e sta mobilitando il mondo, che scivola sempre più velocemente verso un conflitto mondiale, il cui esito non può che essere una catastrofe.

La causa di tutto ciò è l’abbandono di Dio e la sostituzione della fede con le ideologie di vario genere “che distruggono voi e la vostra vita” ha ammonito la Madonna.

L’unica possibilità di limitare la catastrofe incombente è il ritorno al Dio della pace e dell’amore, al quale la Madre chiama i suoi figli, ma senza ottenere una risposta adeguata alla gravità della situazione.

E’ perciò necessario che coloro che hanno riposto alla chiamata di Maria in tutti questi anni della sua presenza, si raccolgano attorno a Lei, elevando una barriera di fede e di preghiera capace di contrastare il dilagare dell’iniquità.

I credenti sono chiamati a schierarsi con convinzione con Maria, la Chiesa e il Papa, vigilando su sé stessi perché le ideologie e le passioni politiche non catturino le loro menti e i loro cuori.

Leone XIV al Messico alluvionato: vi sono vicino, prego per famiglie e defunti

Il Pontefice esprime la sua solidarietà alle popolazioni del centro America colpite da violente piogge che hanno portato al disastro umanitario: 65 morti, decine di dispersi, migliaia di abitazioni e di infrastrutture distrutte. Poi l’incoraggiamento a pregare senza stancarsi per la pace nel mondo. Infine, il saluto alle Suore Riparatrici del Sacro Cuore di Gesù, che in questi giorni celebrano 150 anni dalla fondazione

Daniele Piccini – Città del Vaticano

Sono vicino, con affetto, alle popolazioni del Messico orientale colpite nei giorni scorsi dall’alluvione. Prego per le famiglie e per tutti coloro che soffrono a causa di questa calamità e affido al Signore, per intercessione della Vergine Santa, le anime dei defunti.

Leone XIV esprime la sua solidarietà ai messicani che stanno vivendo momenti difficili per le conseguenze di ingenti precipitazioni, dopo la preghiera dell’Angelus recitata dalla finestra del suo studio, nel Palazzo Apostolico. A tutto il Paese americano, che si trova adesso ad affrontare un enorme disastro umanitario: 65 persone morte, decine disperse e ingenti danni alle abitazioni e alle infrastrutture, il Pontefice manifesta la sua prossimità, assicurando la sua preghiera.

26/10/2025

Il Messico in ginocchio

Piogge eccezionalmente abbondanti hanno sferzato per una settimana la Nazione. Veracruz, Querétaro, San Luis Potosí e Hidalgo gli Stati più danneggiati. Interi villaggi sono stati sommersi da fango e detriti, migliaia di messicani sono rimasti senza acqua ed elettricità. L’eccezionale evento meteorologico sarebbe scaturito dalla sovrapposizione di due sistemi tropicali formatisi al largo della costa occidentale del Paese: l’uragano Priscilla e la tempesta tropicale Raymond.

I fedeli in piazza mostrano un’immagine mariana.  

(@VATICAN MEDIA)

Contribuire alla pace pregando

Nelle parole del Papa al termine della preghiera mariana con i fedeli radunati in piazza San Pietro, anche un pensiero per quanti soffrono a causa di conflitti e ostilità. 

Prosegue incessante la nostra preghiera per la pace, particolarmente mediante la recita comunitaria del Santo Rosario. Contemplando i misteri di Cristo insieme con la Vergine Maria, facciamo nostra la sofferenza e la speranza dei bambini, delle madri, dei padri, degli anziani vittime della guerra. E da questa intercessione del cuore nascono tanti gesti di carità evangelica, di vicinanza concreta, di solidarietà.

Il Pontefice, come già in tante occasioni pubbliche, invita a pregare ancora, assiduamente, per la pace nel mondo. E rivolge “a tutti coloro che, ogni giorno, con fiduciosa perseveranza” si impegnano per l’armonia tra i popoli, l’esclamazione usata da Gesù nel Discorso della Montagna. “A voi ripeto – ha detto il Vescovo di Roma – ‘Beati gli operatori di pace!’”.

Il Papa ripreso dal maxi schermo in piazza San Pietro durante l’Angelus.   (@VATICAN MEDIA)

Un importante anniversario

Infine, tra i pellegrini presenti all’Angelus, il Papa saluta con particolare affetto le Suore Riparatrici del Sacro Cuore di Gesù, che proprio in questi giorni celebrano l’anniversario dei 150 anni dalla fondazione. Nata a Napoli, con l’incoraggiamento e l’approvazione dell’allora arcivescovo, cardinale Sisto Riario Sforza, la famiglia religiosa si deve all’iniziativa di Isabella de Rosis, originaria di Cosenza, il 24 ottobre 1875. Nel nome della congregazione risiede tutto il senso della sua missione: riparare, con l’offerta di vita, preghiera, azione e sacrificio, gli oltraggi e le ferite arrecate al Cuore di Gesù.

Leone XIV: con umiltà e coraggio affidiamo i nostri errori alla misericordia di Dio

All’Angelus il Pontefice si sofferma sul Vangelo del giorno, che narra la parabola del fariseo e del pubblicano in preghiera nel Tempio. Il primo esalta i suoi meriti, ma nasconde i suoi veri peccati, il secondo, invece, si presenta con coraggio al Signore per com’è. “Se facciamo anche noi come il pubblicano, il Regno crescerà, in noi e attorno a noi”

Daniele Piccini – Città del Vaticano

Non è ostentando i propri meriti che ci si salva, né nascondendo i propri errori, ma presentandosi onestamente, così come siamo, davanti a Dio, a sé stessi e agli altri, chiedendo perdono e affidandosi alla grazia del Signore.

In questo modo Papa Leone XIV, durante la preghiera dell’Angelus, dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano, sintetizza il messaggio contenuto nella parabola del fariseo e del pubblicano che pregano nel Tempio. Gesù la racconta in un brano del Vangelo secondo Luca, letto durante la liturgia di oggi, domenica 26 ottobre.

L’arroganza del fariseo

Il fariseo, spiega il Pontefice, fa “un lungo elenco di meriti”, di tutte le “opere buone che compie”. “Si sente migliore degli altri, che giudica in modo sprezzante. Il suo atteggiamento è chiaramente presuntuoso”. La sua è “un’osservanza della Legge esatta, sì, ma povera d’amore, priva di misericordia”, aggiunge il Papa.

I fedeli in piazza San Pietro per ascoltare la preghiera dell’Angelus del Papa.   (@VATICAN MEDIA)

Il pubblicano “giustificato”

Anche il pubblicano, “esattore al soldo dell’Impero romano”, sta pregando, ma in modo completamente diverso. “Ha tanto da farsi perdonare”, argomenta Leone XIV. Il suo lavoro, infatti, “gli permette di speculare sui proventi” delle imposte, “a scapito dei suoi stessi connazionali”. Eppure, spiega il Vescovo di Roma ripetendo le parole di Gesù, torna a casa “giustificato” dopo aver pregato, ossia “perdonato e rinnovato dall’incontro con Dio”. Questo accade perché “il pubblicano ha il coraggio e l’umiltà di presentarsi davanti a Dio, non si rassegna al male che ha fatto”.

Mostrare le ferite al “medico”

Il Pontefice cita, poi, sant’Agostino che, nel Discorso 351, ha approfondito il significato della parabola paragonando “il fariseo a un malato che, per vergogna e orgoglio, nasconde al medico le sue piaghe”. Il pubblicano invece, “con umiltà e saggezza, mette a nudo davanti al dottore le proprie ferite, per quanto brutte a vedersi, chiedendo aiuto”. “Facciamo così anche noi”, esorta il Papa.

Non abbiamo paura di riconoscere i nostri errori, di metterli a nudo assumendocene la responsabilità e affidandoli alla misericordia di Dio.

In questo modo, il Regno di Dio, “che non appartiene ai superbi, ma agli umili”, potrà “crescere in noi e intorno a noi”, conclude il Pontefice, che infine invita a invocare l’aiuto di Maria, “modello di santità”, che può aiutarci a “crescere in queste virtù”.

I fedeli con gli striscioni delle loro diocesi o associazioni.  

(@VATICAN MEDIA)

🌾🍇LIVE: SANTA MESSA DOMENICALE DIP.LIVIO- Benedizione🌾🍇30ma Domenica del tempo ordinario

PELLEGRINAGGIO A MEDJUGORJE

✨Più di 50 pellegrini italiani hanno visitato il nostro studio di Radio Maria a Medjugorje🙏
È ottobre, eppure tanti cuori continuano ad arrivare qui, guidati dalla mano della nostra Madre Celeste 💙
Grazie di cuore per questa giornata piena di gioia, fede e comunione🌿

Il “miraggio della vittoria” nella lunga campagna di guerra russa in Ucraina

di Stefano Caprio – Asia News – 26 Ottobre 2025

Si avvia alla conclusione la campagna militare 2025 prima del gelo invernale, la più violenta e sistematica. Per gli esperti “il contesto strategico della guerra sta cambiando”, mentre l’economia scivola verso la stagnazione. La tentazione di Trump di concludere con Putin un “affare reciproco”.  Né la Russia, né l’Ucraina sono veramente in grado di modificare il corso e il carattere della guerra. 

L’illusione di una nuova trattativa di pace tra Donald Trump e Vladimir Putin, con scenario ancora più gradito ai russi rispetto all’Alaska come l’Ungheria dell’amico di Mosca Viktor Orban, si è dissolta dopo la mossa di Volodymyr Zelenskyj, che si è detto disponibile a unirsi ai due imperatori, e lo scarso gradimento degli altri Paesi europei. È stato il ministro degli Esteri Sergej Lavrov a chiudere la questione, non vedendo la necessità di sospendere le operazioni militari senza la garanzia della vittoria per la Russia.

E in effetti il miraggio della grande vittoria sembra allontanarsi sempre di più, mentre ci si avvia alla conclusione della campagna militare del 2025 prima del gelo invernale, la più violenta e sistematica dei quattro anni di guerra, senza aver ottenuto risultati concreti. Con piogge continue di missili e droni, ricambiati dagli ucraini con la sistematica distruzione dei siti energetici russi, e numeri sempre più impressionanti di caduti militari e civili innocenti, l’avanzata russa ha guadagnato secondo i calcoli più verosimili non oltre tremila chilometri quadrati, lo 0,4% del territorio ucraino. Per The Economist servono almeno altri cinque anni a questo ritmo per conquistare l’intero territorio delle quattro regioni occupate del Donbass di Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporižja, e se Mosca volesse occupare l’intera Ucraina bisognerà aspettare oltre un secolo, una prospettiva a cui il Cremlino non si sottrarrebbe comunque.

Secondo Nigel Gould-Davies, esperto dell’Istituto internazionale di ricerche strategiche, “il contesto strategico della guerra sta cambiando”. La campagna estiva della Russia è fallita con enormi perdite di forze in campo, superando ormai i 300mila tra morti e feriti gravi in tutto, e la strategia di accordo con gli americani non sta dando alcun risultato, anzi ha provocato ulteriori danni con la recente sanzione sul petrolio russo. I finanziamenti europei all’Ucraina, pur nella lentezza con cui vengono decisi e realizzati, “si stanno trasformando in uno tsunami” per i russi, e crescono i problemi interni per un’economia che scivola sempre più verso la stagnazione. La Cina offre qualche sponda con le consegne di tecnologia per gli armamenti, ma il vero sostegno sarebbe l’acquisto di gas con le nuove infrastrutture da costruire, ciò che non potrà dare un reale sostegno alle risorse finanziarie della Russia prima del 2030.

D’altra parte, gli alleati occidentali degli ucraini non sembrano in grado di insistere a sufficienza su questi fattori critici, per costringere la Russia al cessate il fuoco a condizioni accettabili per Kiev. A Washington non sembra superata la tentazione di concludere con Putin un “affare reciproco” a svantaggio dell’Ucraina, nonostante i tentennamenti dei colloqui tra Trump e Putin, e queste incertezze incoraggiano la Russia nel proseguire la guerra a oltranza, variando i tempi e le modalità delle operazioni militari. L’avanzata russa dipende dal rilievo geografico delle zone, dal livello di urbanizzazione e concentrazione di industrie e strutture produttive, ciascuna delle quali secondo le necessità può trasformarsi in bastione difensivo a lungo termine.

L’esercito russo può muoversi con tempi relativamente rapidi nella direzione settentrionale della regione di Zaporižja, la parte ancora non occupata e controllata dagli ucraini, qualche centinaio di chilometri quadrati poco abitati e con pochi confini naturali per la difesa come fiumi e alture, ma anche poco significativi dal punto di vista strategico. Nella regione di Donetsk, molto più urbanizzata e industriale, l’avanzata dei russi è molto lenta e senza grandi possibilità di mantenere i chilometri già raggiunti, come del resto avviene da queste parti da ben prima del 2022, con gli scontri “ibridi” e variabili iniziati nel 2014.

Negli ultimi mesi gli sforzi principali dei soldati russi si concentrano su due snodi fondamentali dei trasporti per tutto il Donbass, quelli di Kupjansk e Pokrovsk, da cui si apre l’accesso a Liman e la possibilità di avanzare a nord di Zaporižja e a sud-est di Dnepropetrovsk. Secondo gli esperti, questo indica la volontà dello Stato maggiore russo di creare le condizioni per una campagna di primavera-estate dell’anno prossimo verso Zaporižja, con un aggiramento per attaccare quindi la “linea delle fortezze” della regione di Donetsk, dove sono schierati i distaccamenti più robusti delle forze armate ucraine sulla linea Slavjansk-Kramatorsk-Konstaninovka. Senza la conquista di queste roccaforti risulta impossibile l’occupazione definitiva della zona, ma l’operazione richiede colossali spiegamenti di forze e mezzi, con perdite umane certamente molto numerose.

Gli scarsi risultati delle azioni militari dell’anno in corso, soprattutto a fronte delle grandi ambizioni di Mosca, insieme al peggioramento delle condizioni economiche, stanno suscitando ai vertici della Russia un’evidente incertezza, anche se ovviamente non si traduce in pubblici dibattiti se continuare la guerra senza fermarsi o accettare le proposte di Trump, cercando di trasformare il conflitto in “guerra ibrida” permanente. Nell’incontro con i generali dello Stato maggiore dei giorni scorsi, Putin ha ribadito che “dobbiamo garantire di raggiungere senza condizioni tutti gli scopi che stanno davanti all’esercito, nel corso dell’operazione militare speciale”, frase riportata con grande enfasi dalla Tass e da tutti i media statali. Questo presuppone il rifiuto di qualunque accordo, poiché in esso le parti in causa devono comunque rinunciare a qualche obiettivo, ma la Russia potrebbe non essere in grado di portare avanti la guerra molto a lungo.

Non sono soltanto gli economisti all’estero e gli oppositori del regime putiniano ad affermare che l’economia russa è sempre più in crisi, ma la stessa presidente della Banca centrale Elvira Nabiullina ha riconosciuto che le riserve che hanno permesso di resistere nei primi anni di guerra sono ormai esaurite. Il capo del comitato della Duma per il bilancio statale, Andrej Makarov, ha dichiarato esplicitamente che “possono finire i soldi dello Stato”, ciò che porterebbe alla ripetizione di quanto avvenuto alla fine dell’Unione Sovietica. Uno dei fattori che colpisce più direttamente l’economia russa è la sempre più limitata capacità di esportare il petrolio attraverso le rotte marittime.

L’esportazione di petrolio grezzo e derivati costituisce infatti a tutt’oggi il 75% delle entrate sull’export di idrocarburi, e l’80% di essi viene trasportato via mare. Se questa direttiva venisse ridotta della metà, la Russia perderebbe circa 50 miliardi di dollari, o 4 mila miliardi di rubli, e teoricamente l’Ucraina ha la possibilità di raggiungere questo risultato. I trasporti di petrolio si svolgono principalmente attraverso un numero limitato di porti che si affacciano sul mar Baltico e sul mar Nero, in cui il ruolo fondamentale è ristretto a 6-7 terminali, tra cui i principali sono quelli di Primorsk e Ust-Luga sul Baltico, e quello di Šeskharis sulle rive del mar Nero, da ciascuno dei quali passano circa 75 milioni di tonnellate di petrolio all’anno. I porti di carico del petrolio sono strutture molto complesse tecnicamente, e obiettivi sensibili dal punto di vista militare, e per annientarli basterebbe una decina di missili Tomahawk, che finora Kiev non ha ottenuto dagli Usa, ma se saltassero tutte le trattative potrebbero tornare in gioco.

Certamente le forze armate ucraine, al di là delle consegne di armamenti da parte degli occidentali, si trovano in condizioni estremamente critiche, soprattutto per la carenza di personale per la mobilitazione alla guerra difensiva. Secondo le valutazioni ufficiali i soldati ucraini al fronte sono meno di centomila, a fronte di oltre mezzo milione di russi, a cui si aggiungono continuamente nuovi effettivi. Questo finora non ha condotto a una completa catastrofe, considerando che per l’attacco servono molte più forze che per la difesa, e che gran parte dei combattimenti oggi si svolge con l’invio dei droni d’assalto in grado di garantire le cosiddette “zone della morte”, spazi da circa 15 chilometri lungo le linee del fronte che impediscono al nemico di avanzare senza grandi perdite. Tuttavia, la difesa ucraina viene descritta come una “fascia porosa” con gravi lacune e aperture in mezzo alle zone di maggiore controllo, attraverso le quali riescono a penetrare gruppi limitati di assalitori russi.

Queste carenze nel sistema ucraino di difesa dipendono da diversi fattori sociali e politici interni al Paese, considerando i tanti giovani di classe medio-alta che fuggono dal servizio militare, appoggiandosi anche alle fasce più corrotte delle amministrazioni. L’ingiustizia sociale in Ucraina demoralizza la massa dei cittadini di livello inferiore che si assumono tutto il peso della guerra difensiva, e la classe politica non riesce a trovare soluzioni a questi squilibri. Il presidente Zelenskyj e i suoi più stretti collaboratori non vogliono cambiare il personale ai vertici dello Stato maggiore, temendo che l’ascesa di personaggi più efficaci, al posto degli attuali comandanti assai poco popolari ed evidentemente scarsamente competenti, possa generare ambizioni politiche difficili da arginare. La questione del futuro dell’Ucraina, anche oltre gli esiti della guerra, dipende molto da questi fattori.

In definitiva, né la Russia, né l’Ucraina sono veramente in grado di modificare il corso e il carattere della guerra, e per il prossimo anno lo scenario difficilmente presenterà altre soluzioni, oltre ai combattimenti a oltranza. La guerra rimane immutabile dal punto di vista militare, economico e politico, senza più comprendere i veri scopi del conflitto da una parte e dall’altra e lasciando prevalere le astrazioni mistico-ideologiche della “guerra dei mondi” tanto cara allo zar del Cremlino, o le operazioni demagogiche e finanziarie del grande immobiliarista della Casa Bianca.

Ucraina – Russia, le notizie sul conflitto in diretta | Putin, testato nuovo missile a propulsione nucleare «invincibile». Mosca: «Kupyansk circondata»

di Redazione Online – Corriere della Sera – 26 Ottobre 2025

Le notizie di domenica 26 ottobre sul conflitto in Ucraina, in diretta

  • È il 1.341° giorno di guerra in Ucraina
  • Gli Usa hanno introdotto nuove, pesanti sanzioni contro le big russe del petrolio, i colossi Rosneft e Lukoil. Approvato dall’Ue il 19esimo pacchetto di sanzioni con nuove misure energetiche, finanziarie e commerciali. Secondo Reuters, la Cina sospende gli acquisti di petrolio russo e l’India è pronta a ridurre «drasticamente» le quantità importate
  • Trump: «Nessun incontro con Putin se non c’è la certezza di un accordo, non perderò tempo»

Putin: non esiste al mondo missile analogo al Burevestinik

Il missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik «non ha eguali al mondo». Lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin, durante una visita al posto di comando del gruppo di forze congiunte, come riferisce la Tass. «Ho un rapporto dell’industria e le valutazioni del Ministero della Difesa sono generalmente note. Dopotutto, si tratta di un prodotto unico, diverso da qualsiasi altro al mondo», ha affermato Putin. «Ricordo vividamente quando annunciammo che stavamo sviluppando un’arma del genere. Persino specialisti altamente qualificati mi dissero che, sì, era un obiettivo valido e meritevole, ma irrealizzabile nel prossimo futuro. Questa era l’opinione di specialisti altamente qualificati, lo ripeto», ha aggiunto.

Putin: «Un missile invincibile»

Putin ha affermato che il 9M730 Burevestnik (Storm Petrel) – soprannominato SSC-X-9 Skyfall dalla NATO – è «invincibile» rispetto alle attuali e future difese missilistiche, con una gittata quasi illimitata e una traiettoria di volo imprevedibile. I test cruciali sul Burevestnik sono ora stati completati e che si dovrebbe iniziare a lavorare alla fase finale prima di schierare i missili. 

La Russia ha testato un nuovo missile da crociera a propulsione nucleare

La Russia ha testato un nuovo missile da crociera a propulsione nucleare con capacità nucleare denominato Burevestnik il 21 ottobre, ha riferito il generale russo al presidente Vladimir Putin in alcune dichiarazioni rese pubbliche domenica. Il missile ha percorso 14.000 km (8.700 miglia) ed è rimasto in volata per circa 15 ore, ha riferito a Putin il generale Valery Gerasimov, capo di stato maggiore delle forze armate russe. 


Non bisogna avere paura di questo ridicolo personaggio. Nel tempo dei dieci Segreti farà la fine del Faraone che credeva di essere invincibile (P. Livio)

COMMENTO DI PADRE LIVIO AL MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE

25 OTTOBRE 2025

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